XV secolo
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Letteratura
XLIX. Sonetto fatto per un amico innamorato di nuovo, che lo mandò alla dama.
Intestazione
3 ottobre 2023
100%
Da definire
<dc:title> XLIX. Sonetto fatto per un amico innamorato di nuovo, che lo mandò alla dama. </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Lorenzo de' Medici</dc:creator><dc:date>XV secolo</dc:date><dc:subject></dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=S%C3%AD_presto_il_ciel_mai_vidi_alluminarsi&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20231017175153</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=S%C3%AD_presto_il_ciel_mai_vidi_alluminarsi&oldid=-20231017175153
XLIX. Sonetto fatto per un amico innamorato di nuovo, che lo mandò alla dama. Lorenzo de' MediciXV secoloLorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu
Sonetto fatto per uno amico innamorato di nuovo, che lo mandò alla dama.
Sí presto il ciel mai vidi alluminarsi,
quando Giove dimostra le sue armi,
né sí veloce un mutar d’occhio parmi,
come, veggendo voi, di subito arsi;
e, non sendo i be’ lumi a me piú scarsi
a darmi pace, che fussi a legarmi,
volendo quel che dimostroron farmi,
spero gli amari pianti dolci farsi.
E, benché spesso sia Amor fallace,
e vana la speranza, e pien d’inganni
a’ semplicetti amanti tal sentiero,
pur gli occhi suoi che mi promisson pace,
so non mi terran troppo in questi affanni,
e manterran quel ch’io sol bramo e spero.