Satire (Orazio)/Libro I/Satira VII

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Libro I

Satira VII

../Satira VI ../Satira VIII IncludiIntestazione 29 maggio 2011 100% Poesia satirica

Quinto Orazio Flacco - Satire (I secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Luca Antonio Pagnini (1814)
Libro I

Satira VII
Libro I - Satira VI Libro I - Satira VIII
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Qual pigliasse vendetta il Roman-greco
Persio di quel tutto veleno e rabbia
Rupilio Re proscritto, omai, cred’io,
Tutti gli orbi sel san, tutti i barbieri.
5Questo Persio uomo ricco immensi avea
Negozj in Clazomene, e con Rupilio
Fieri litigi. Era ostinato, ardito,
Prosontuoso, e di Rupilio stesso
Più petulante, e in aguzzar la lingua
10Vincea di lunga man Sisenni e Barri.
Non potendo tra loro questi accordarsi

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Due litiganti (perocchè i caparbj
Son come i prodi, che hanno guerra insieme.
Fra ’l teucro Ettore e l’animoso Achille
15Ira destossi capital, cui sola
Troncar poteo la Morte, e ciò perch’era
L’uno e l’altro di lor sommo in valore.
Se lite sopravvien tra due codardi,
O pur tra due di forze disuguali,
20Come tra Diomede e il Licio Glauco,
Cede il più vile, e doni all’altro invia).
Mentre Bruto pretor della feconda
Asia il governo avea, Rupilio e Persio
Tal prendono a pugnar, che non Bitone
25Poriasi meglio accapigliar con Bacchio.
Ambo feroci al tribunal dinante
Traggono a far di sè gran prova e mostra:
Persio incomincia a spor le sue ragioni.
Tutto ride il congresso. Ei loda Bruto
30E la sua corte: chiama quello il sole
Dell’Asia, e i suoi compagni astri salubri
A eccezion di Re, che veramente
È l’astro cane alle campagne infesto.
Precipitoso come alpin torrente
35Scorrea, cui raro avvien che scure appressi.

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Poscia quell’altro di Preneste eroe
Mille strapazzi in lui vomita sparsi
Di pizzicante sal, come un rubesto
Vendemmiatore indomito, a cui spesso
40Ceduto ha il viator dopo che invano
Sfiatossi a dargli di cuculio il nome.
Ma il Greco, poichè fu d’italo aceto
Solennemente concio; O Bruto, esclama,
Deh pe’ superni Dei tu che in costume
45I Re dal mondo hai di levar, che indugi
A scannar questo Re? Saria, me ’l credi,
Questa un’egregia e di te degna impresa.