Sonetti sulla pace e sulla guerra

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Franco Sacchetti

1397 S Indice:Le Rime di Cino da Pistoia.djvu sonetti Letteratura Sonetti sulla pace e sulla guerra Intestazione 30 ottobre 2016 75% Da definire

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta Rime scelte di poeti del secolo XIV/Franco Sacchetti


[p. 410 modifica]Sonetti, i quali raccontano quanto è buona la pace e contraria la guerra, riprendendo quelli che la creano; e furono fatti il 21 marzo 1397.


I

Come, veggendo quanti mali produce la guerra, chi ne guadagna non goderà quelle ricchezze.

     Là dove è pace, il ben sempre germoglia;
Matrimonii con feste e balli e canti;
Ridon le ville, e le donne e gli amanti;
4Ogni mente si adorna in vaga voglia.
     Là dove è guerra, non par che ben coglia;
Van tapinando vergini con pianti;
Morti, arsioni di case e luoghi santi;
8Presi innocenti con tormenti e doglia.
     Colui che ’ngrossa su questi lamenti
Non goderà già mai di tal’ablati,
11Aspetti pure il cavator de’ denti;
     Ch’e’ mal che seguon, da lui principiati,
Cento per un gli fian pene dolenti:
14E spesso fa il mondo tal mercati.



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II


Come per pace il mondo è...., e ’l contrario per guerra, nella quale si nutricano i pessimi.

     Tutti i sentieri in pace son sicuri,
Le terre usan iustizia e ragione:
In guerra surge ciaschedun ladrone,
4Rompon le strade malandrini e furi.
     Li mercatanti per li mari oscuri
Vanno per pace senza sospeccione:
Per la guerra i corsari hanno ’l timone,
8Predando con assalti aspri e duri.
     La pace i buoni mantiene e notrica:
La guerra gente d’ogni vizio pasce,
11Che nulla fede a lor fu mai amica:
     Nimici son d’ogni uom che al mondo nasce:
E chi con lor con più amor s’intrica
14Odïo acquista che sempre rinasce.




III

Come, per far guerra, i villani sono a cavallo, a in loro non è fede, e come il fine è doloroso.

     Non se n’avvede ognun che poco vede:
Barbero il bifolco già è fatto,
Facendo schiere a lance con tal patto
4Che va a cavallo chi andava a piede,
     E piglian soldi, e prometton la fede
La qual non l’hanno; e vivendo di ratto
Giuran che chi gli crede sia disfatto;
8Ed in tra loro usano ogni mercede.
     Quest’è l’acquisto che la guerra dona:
Quand’è disfatto l’una e l’altra parte,
11Per non poter, la forza l’abbandona;
     E spesso viene il tiranno da parte,
Che d’ogni male stato si corona,
14E de’ suoi doni a’ cittadin comparte.



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IV

Come chi è vago di guerra vuole tal’or pace e non la trova; e non si dee di leggieri cominciare.

     Chi puote aver la pace e non la vuole,
Tal’or la va cercando e non la trova;
E chi con guerra vuol usar sua prova,
4Rovina spesso ove ogni ben si tole.
     Chi crede vincer sempre, elle son fole;
Chè negli assalti la fortuna cova,
E per far nascer qualche cosa nova
8Strane vittorie spande sotto il sole.
     Combatter dee ciascun per sua difesa,
E sanza aver ragion non assalire,
11Che spesso chi no ’l fa perde l’impresa;
     E quattro colpi ancora sofferire
Prima ch’altri si mova a fare offesa,
14Che l’uom non sa che puote intervenire.


(La lezione di questo e dei tre superiori Sonetti è quella che ne die Ottavio Gigli: Sermoni e Lettere di F. Sacchetti; Firenze, Le Monnier, 1857.)