Statistica morale/Proemio

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[proemio]

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I

[p. 1 modifica]Michele Andrea Guerry appartiene a quella schiera illustre di scrittori, i quali con G. B. Fourier, Carlo Dupin, D’Ivernois, Villermé, Benoiston de Châteauneuf, Dufau ed altri, hanno recato nella statistica il gusto e la precisione dei metodi matematici, fondando una scuola che ha essa medesima incontrato un espositore originale, e direbbesi in gran parte il suo proprio legislatore, nell’insigne direttore dell’Osservatorio astronomico di Bruxelles, Adolfo Quetelet. È la scuola che altri si piacque chiamare degli [p. 2 modifica]statistici matematici, e alla quale il Guerry si ascrisse fino da’ suoi primi esordj, che ormai risalgono a trentasei anni. Egli vi si esercitò, in argomenti di statistica medica e di statistica morale, due ordini di ricerche fra loro in gran parte connessi per intima e naturale corrispondenza, e che tali si mostrano di frequente anche in quegli scrittori. La prima in ispecie, la statistica medica, gli deve alcuni curiosi studj sul rapporto dei fenomeni meteorologici colla mortalità per differenti malattie, inseriti negli Annales d’hygiène del 1831; altri sulla frequenza del polso negli alienati, considerata ne’ suoi rapporti colle stagioni, le fasi della luna, l’età, ecc., condotti in collaborazione coi signori Leuret e Mitivié, e pubblicati l’anno seguente 1832; e infine uno speciale lavoro sulle dimensioni del cranio dell’uomo sano, dell’alienato, e del delinquente, dietro le osservazioni fatte agli ospizj di Charenton, Bicêtre, la Salpétrière, edito nel 1845.

Ma egli è propriamente nel campo della statistica morale che il Guerry pose la principale sua opera. Primo in Francia, egli studiava fino dal 1829 la ripartizione territoriale della criminalità, in un suo lavoro intitolato: Statistica comparata sullo stato dell’istruzione e della criminalità, pubblicato in compagnia del nostro Adriano Balbi, e nel quale egli usufruttava le primizie di quella magnifica pubblicazione delle statistiche penali, colà iniziata per merito d’altro Guerry (Giacomo de Champneuf Guerry) nel 1826, e proseguita d’anno in anno dappoi: il modello a cui si vennero foggiando i simili documenti statistici anche negli altri paesi.

Quattro anni appresso, nel 1833, quelle belle e in allora nuove indagini prendevano maggior corpo ed ordine nel celebre Saggio sulla statistica morale della Francia, l’opera che fondò in principal modo la reputazione scientifica [p. 3 modifica]dell'autore, e valsegli con largo encomio il premio dell’Accademia delle scienze dell’Istituto di Francia (premio Montyon), alla quale è pur aggregato in qualità di socio corrispondente. ― Egli vi trattava dei crimini e dei loro motivi apparenti, delle nascite illegittime, delle fondazioni e dei legati pii, dell’istruzione elementare (avendo pure studiato a parte l’influenza dell’istruzione nella criminalità in apposita memoria inserita lo stesso anno nella Revue enciclopédique), e del suicidio, quali indizj di fatto dello stato morale; curando anche qui in particolar modo la ripartizione geografica di questi varj elementi, e figurandola in apposite carte, ad imitazione di quanto avea già praticato fino dal 1827 Carlo Dupin nella sua celebre carta dell’istruzione, che in Francia fu come il punto di partenza e l’esemplare, nonché in gran parte il movente, di tutti i lavori di questo genere.1

In quel libro altresì incontrasi distinto il principio fondamentale e il risultato massimo di tutte le indagini di questa natura, già avvertito e poi sì magistralmente svolto dal Quetelet; vale a dire della regolarità dei fatti d’ordine morale, ogni volta che si vengano considerando nelle grandi masse. ― «Una delle conseguenze le più generali, diceva il Guerry, che si possa dedurre da tali ricerche, è questa che la maggior parte dei fatti dell’ordine morale, considerati nelle masse e non negli individui, sono determinati da cause regolari, le cui variazioni stanno racchiuse fra [p. 4 modifica]angusti limiti, e che essi possono essere assoggettati, come quelli dell’ordine materiale, all’osservazione diretta e numerica.» ― Quetelet dal canto proprio aveva fatto la stessa avvertenza nelle sue Ricerche sulla propensione al crimine, pubblicate l’anno innanzi, e la veniva poscia formulando in modo il più preciso nella principale sua opera Sull’uomo e lo sviluppo delle sue facoltà, o Saggio di fisica sociale. «Tutte le osservazioni, scriveva egli, tendono a confermare la verità di questa proposizione che io ho enunciata già da lungo tempo, vale a dire, che ciò che si riferisce alla specie considerata in massa è nell’ordine dei fatti fisici; più il numero degli individui è grande, e più la volontà individuale cancellasi e lascia predominare la serie dei fatti generali, che dipendono dalle cause secondo cui esiste e si conserva la società.»2

Tal è il principio a cui sono essenzialmente raccomandate le ricerche di statistica morale; pel momento io mi limito semplicemente a constatarlo, usando le espressioni stesse di quelli che mostrano averlo per primi avvertito ed esposto.

Dallo studio della Francia il Guerry passava a quello dell’Inghilterra, la quale nel 1834 aveva riordinato sul modello francese le proprie statistiche penali, e poteva offrire per questo ed altri elementi morali il più largo o rigoglioso campo d’indagine, ed essere singolarmente feconda di comparazioni. Una statistica morale dell’Inghilterra comparata a quella della Francia, nella quale fossero ritratti e [p. 5 modifica]figurati graficamente gli elementi principali della moralità, ed in particolare quello capitalissimo della criminalità: tal è il lavoro al quale il Guerry intendeva con mirabile perseveranza da forse venticinque anni, e che apprestato man mano in alcune sue parti, rifuso a più riprese, fatto parzialmente conoscere dall’autore in Inghilterra ed in Francia, presentato (come già il primo Saggio) all’Accademia delle scienze, e da essa novellamente rimunerato col premio di statistica,3 ci sta ora innanzi, quantunque non per anco compiuto, in uno splendido volume, pubblicato nello scorso anno (1864) in Parigi; ed è di questo che parvemi espediente venir ad intrattenere con qualche particolarità l’Istituto.

L’acclamata importanza dell’opera e l’insigne attestazione di merito di cui fu l’oggetto, la qualità e le molteplici attinenze dell’argomento, che tocca a quanto v’ha di più intimo nell’uomo e nella società, e il modo speciale con cui si offre trattato, mi persuadono che sia per riguardarsi come non inutile, ed anzi come assai interessante nei riguardi scientifici, una relazione critica del medesimo; voglio dire una descrizione, alla quale venga poi a soggiungersi qualche cenno critico sui punti di maggior rilievo, e il riassunto di alcuno fra i principali suoi risultamenti: il tutto con quella maggiore rapidità che sarammi possibile, lusingandomi di aver in appresso altra occasione di entrare più di proposito, e per mio proprio conto, in codesto gravissimo tema delle statistiche morali, e delle criminali in ispecie.


Note

  1. Il Guerry sarebbe pure l’inventore di apposito strumento per abbreviare i calcoli, da lui chiamato l’ordinatore statistico; e ad alcuno può interessare di sapere che egli è l’autore anche di una memoria sui canti popolari del Poitou, colla relativa notazione musicale, uno de’ suoi primi lavori (nelle Memorie della Società degli antiquarj di Francia, 1830). ― Vapereau, Dict. des contemporains.
  2. Sur l’homme et le développement de ses facultés, ou Essai de Physique sociale. Parigi, 1835, Bruxelles, 1836. Lib. III, cap. III, 6. E così pure all’introduzione, dove l’autore cita a questo proposito altri suoi scritti di data anteriore, fra cui le sue Recherches statistiques, etc. del 1829. Dell’ordine dei fatti fisici: vuol dire per la regolarità.
  3. Di nuovo il premio Montyon (1860), destinato dal suo fondatore a rimunerare i lavori di statistica della Francia.