Storia del Collegio Cicognini di Prato/Sommario

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SOMMARIO


PROEMIO


      I. Pregi materiali del Collegio. — Nel suo luogo sorgeva da prima la Badia di Grigliano dei monaci Vallombrosani. — Agnolo Firenzuola soggiornò in quella Badia; e come la descrisse. — Ordine e fine di qucsle Memorie.


CAPITOLO PRIMO


Il Collegio fondato pei Gemiti.

(1655-1672)


      II. Il Concilio di Trento decreta la fondazione dei Seminari. — Dai Seminari istituiti pe’ Cherici traggono origine i Collegi istituiti pe’ Laici. — Luoghi d’educazione ai tempi antichi e nel medio evo. — Testimonianze di Quintiliano e dei Capitolari di Carlo Magno.

III. I Collegi laicali sono opera dei Gesuiti. — Questi entrano nelle scuole pubbliche, e s’impadroniscono dell’istruzione. [p. viii modifica]

IV. Il Consiglio generale di Prato nel 1633 delibera doversi introdurre in Prato la Compagnia. — Giuliano Fazzi nel 1639 lascia eredi de’ suoi beni i Gesuiti, con che Tondino in Prato una loro Casa. — Francesco Cicognini nel 1666 fa lo stesso; ma impone ai Gesuiti l’obbligo d’istruire. — Disposizioni più importanti nel Testamento Cicognini. — Lorenzo Niccolai nel 1697 dispone de’ suoi beni in aumento del lascito Cicognini.

V. Cenni sulla vita dei tre fondatori del Collegio .

VI. Difficoltà incontrate nel liquidare e valutare la sostanza Cicognini. — I Gesuiti non adiscono l’eredità, ma prendono ad amministrarla. — Necessità che nella fondazione degli Istituti i mezzi siano adeguati al fine.

VII. Il Gesuita Rimbaldcsi nominato amministratore dal Generale Oliva. — Amministra con zelo, ma vien tacciato d’inetto c di ladro. — Lettere anonime. — Proroghe all’acccttazione dell’eredità.

VIII. Supplica di cittadini Pratesi al Papa per fondare un Vescovado in Prato con porzione dei beni Cicognini. — Il Papa non risponde. — Quei di Prato non vogliono che i Gesuiti acquistino beni stabili nel loro territorio; c perchè. — Scaltra risposta del Generale dei Gesuiti per acquietarli. — Atto d’accettazione dell’eredità nel 1672.


CAPITOLO SECONDO


Il Collegio fabbricato dai Gesuiti.

(1692-1724)


IX. Quei di Prato pregano a venir presto i Gesuiti. — Questi non si muovono. — Il Padre Lorenzo Calvi. — Sue premure perchè s’incominci la fabbrica. — È tenuto a bada dai Gesuiti. — Cessione della Badia di Grignano per la fabbrica.

X. Si Tonno disegni e progetti, ma non si concliude nulla; e si affitta la Badia. — Muore il Padre Calvi.

XI. Rivelazioni sull’ammontare della sostanza, e dubbi sull’amministrazione gesuitica. — Lite dei Gesuiti coi Padri Somaschi.

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XII. I lavori della fabbrica incominciano nell’agosto 1602. — Seconda lite coi Somaschi, che perdono. — Si ripiglia la fabbrica secondo il disegno dell’architetto milanese G. B. Arrigoni. — Se l’Arrigoni debba dirsi il vero architetto della fabbrica. — Doni del Granduca; e spesa della fabbrica fino al 1724.

XIII. Alterazioni nel disegno primitivo; difetti e critiche . — Sul merito dell’amministrazione dei Gesuiti di Prato.


CAPITOLO TERZO


Governo del Collegio sotto i Gesuiti.

(1699-1773)


XIV. I Gesuiti ebbero i tempi propizi all’opera dell’educazione. — Primi Gesuiti in Prato nel 1692. — Nel febbraio 1099 s’inaugura l’apertura del Collegio nelle Case del Mercatalc. — Ne è propagala la notizia. — Non vengono accettati aluoni, i quali non siano nobili o di molto civile condizione. — Il governo toscano favorevole a questa massima. — Essa prevale anche sotto Pietro Leopoldo, e fino. al 1848.

XV. I Collegiali crescono rapidamente, e accorrono da ogni parte. — Sono male alloggiati. — Danni alla salute. — Indisciplina. — Metodo di vita e di studi nel Collegio del Mercatale.

XVI. Nel novembre 1715 si apre il nuovo Collegio, ma non è ancora finito. — Il numero degli alunni diminuisce. — Indisciplina, fuga ed espulsione di Collegiali. — Il Granduca si lamenta delle insubordinazioni; il Padre Tamburini della ignoranza dei giovani nella dottrina cristiana.

XVII. Vita interna degli alunni nel nuovo Collegio. — Vacanze frequentissime. — Soverchie pratiche religiose. — Divisione e qualità degli studi. — Dispute pubbliche ed Accademie. — Esame pubblico nel 1733. — Accademia io onore di S. Irene nel 1734. — Sulla bontà di quegli studi. — Abili maestri, c buoni allievi da essi preparati. — Accademia degli Ineguali. [p. x modifica]

XVIII. Divertimenti. — Vestizione di un Collegiale a Cavaliere di S. Stefano. — Venuta degli Spagnuoli io Prato. — Partenza di Collegiali per arruolarsi sotto il maresciallo di Villars. — Il Duca di Montemar, capitano degli Spagnuoli, visita il Collegio. — La Sacra Cintola mostrata agli Spagnuoli. — Cenni storici da Gian Gastone, ultimo dei Medici, al Granduca Pietro Leopoldo. — Giudizio sul governo dei Gesuiti nel Collegio.


CAPITOLO QUARTO


Cacciata dei Gesuiti; riforme di Pietro Leopoldo; e governo del Collegio lino alla dominazione francese .

(1773-1807)


XIX. Principii, incrementi e indole della Compagnia di Gesù. — I Gesuiti si inframmettono nelle cose politiche, e sono scacciati da molti paesi.

XX. Papa Ganganelli abolisce la Compagnia. — Il Padre Ricci, allievo del Collegio Cicognini e generale dei Gesuiti, muore prigione in Castel S. Angelo. — Ganganelli muore non senza sospetto di veleno.

XXI. Pietro Leopoldo sopprime la Compagnia in Toscana. — I Gesuiti rimandali dal Collegio Cicognini. — Il regio Fisco ne prende possesso.

XXII. Il Granduca pensa a conservare il Collegio. — Vantaggi dei Collegi toscani. — Riforme introdotte nel Collegio da Pietro Leopoldo. — Il nuovo Rettore Torracchi propone i nuovi funzionari. — Sulla preferenza alle persone del paese negl’Istituti d’educazione. — Lodi di Pietro Leopoldo. — Fa ragione alla Città di Prato nel diritto di partecipare all’amministrazione del Collegio. — Della ingerenza dei Comuni nelle amministrazioni di fondazione particolare .

XXIII. Pietro Leopoldo fa dono al Collegio delle Case e dei Beni degli Olivetani delle Sacco. — Notizie di quell’Abbazia . — Opere d’arte rimaste e disperse. [p. xi modifica]

XXIV. Il Torracchi compie qualche opera utile; ma sotto lui il Collegio decade. — Gli succede il Ferroni, che lo rimette in fiore; ma i tempi si fanno difficili. — Il Vescovo Scipione Ricci, e il Sinodo di Pistoia. — Il Ferroni gli ubbidisce a metà. — Tumulti in Prato contro il Vescovo; i contadini saccheggiano il palazzo vescovile — Fine di Monsignor Ricei.

XXV. Mutazioni di governo in Toscana. — Caduta dei Francesi, e armamenti in Prato. — Condotta del Ferroni fra le vicissitudini politiche. — Mantiene in onore gli studi, e forma alcuni buoni allievi. — Ricuperai beni sequestrati iu Roma, e fa eseguire dall’architetto Valeolini la uuova porta d’ingresso. — Non è sua colpa se negli ultimi suoi anni diminuisce il numero dei Collegiali. — Nel 1807 il Ferroni è nominalo Canonico di S. M. del Fiore.


CAPITOLO QUINTO


Il Collegio dalla dominazione francete fino al Rettore Giuseppe Silvestri.

(1807-1831)


XXVI. Vien Rettore Attilio Fiascaioi, Vescovo di Colle quindi d’Arezzo. — Sua avversione alle idee nuove. — Cessa il regno d’Etruria, e la Toscana diventa provincia francese. — Giuota di governo in Firenze, della quale fa parte il filosofo Degcrando, ed è segretario Cesare Balbo. — Meriti e torti del governo francese.

XXVII. Il Fiascaini si piega suo malgrado agli ordini del governo. — La lingua francese è fatta obbligatoria nei Collegi di Toscana, ma per grazia di Napoleone vi si continua ad insegnare anche l’italiana. — Il Degerando visita il Collegio, del quale si temeva la soppressione. — Vico nominato un maestro di lingua francese di sentimenti contrari al Fiascaini. — Dimostrazione degli scuolsri contro il maestro francese . — Lettera del Direttore generale di polizia al Fiascaini. — Il Rettore dell’Università di Pisa tenta la conciliazione. — Il Fiascaini è destituito. — Buoni allievi usciti dal Collegio solto il Fiascaini. [p. xii modifica]

XXVIII. Assume l’ufficio di Rettore Niccola Berlini, professore iu Pisa, nel momento dei rovesci dell’armata napoleonica. — Riforma gli sludi sul sistema imposto dall’Università di Parigi. — Divisione degli studi, programmi e orari nei Collegi secondo l’ordinamento francese.

XXIX. Alla caduta di Napoleone il partito vecchio rialza il capo in Toscana. — I Gesuiti si fanno rivedere in Prato. — Il Berlini è perseguitato, e muore di malattia sospetta.

XXX. Restaurazione del governo lorenese. — Merito del ministro Fossombroni. — Falso rapporto sulle condizioni del Collegio al Granduca.’— I funzionari nominati dal governo francese sono licenziati. — Vien eletto Rettore il professor Matani .

XXXI. Il Matani rimette in vigore i regolamenti amichi, ma il Collegio non prospera. — Il Municipio di Prato ordina una revisione dell’azienda del Collegio. — Difetti nelle revisioni. — Risposta del Matani. — Il Granduca toglie al Comune ogni ingerenza nell’amministrazione del Collegio, c compie alti arbitrari per sostentarlo.

XXXII. L’amministrazione è affidata a due Deputati Regi. — Gli Scolopi solleticati a prendere la direzione del Collegio. — Questo va di male io peggio. — Giudizi di Pietro Giordani sul Collegio Cicognini c sui Collegi d’Italia. — È vero che i governi dispotici guastavano I’ educazione dei giovani. — Eppure alcuue brave persone crebbero scilo il Matani. — Il Matani patisce ingiurie ed umiliazioni, c si ritira dal Collegio, dove ooo vi sono che otto alunni.


CAPITOLO SESTO


Il Collegio dal Silvestri fino alle ultime riforme sotto il nuovo regno d’Italia.

(1832-1862)


XXXIII. Ragguagli di Niccolò Tommaseo di una sua visita al Collegio di Prato nel gennaio 1832. — Carattere c studi di Giuseppe Silvestri nuovo Rettore. [p. xiii modifica]XXXIV. Del Silvestri, prima della sua venuta a Prato.

XXXV. Cerca attorniarsi di bravi maestri. — Giuseppe Arcangeli, Atto Vaunucci, Girolamo Buonazia. — Fortuna del Silvestri nel trovare maestri che al valore negli studi accoppiano bontà di sentimenti. — La vedova di Ciro Menotti gli affida l’educazione del suo figlio.

XXXVI. Il Collegio acquista fama. — Viene ristaurata la fabbrica del Collegio, e della Villa. — Il Granduca fa elargizioni per gli acconcimi della fabbrica.

XXXVII. Il Collegio si ripopola. — Si rialza l’istruzione. — Nei maestri non basta la scienza; ci vuol metodo e cuore. — Il Silvestri risuscita l’Accademia degli Ineguali, e riapre il Teatro. — Si fa promotore e direttore di una nuova edizione illustrala dei classici latini. — Il Collegio diventa luogo di dotto convegno. — Il Granduca riconosce pubblicamente i meriti del Silvestri.

XXXVIII. Il Silvestri comincia ad essere malmenato; e perché. — È messo in odio al Governo e alla Corte. — Si sfoga contro l’ingratitudine dei Pratesi, e manda la sua rinunzia al Granduca, che l’accetta. — Seguito della vita del Silvestri; sua morte e suoi meriti.

XXXIX. Buone qualità del Rettore Barciulli. — Ottiene un aumento delle rendite del Collegio; ma questo peggiora. — I Collegi vivono di fiducia. — Ritornano i Maestri Arcangeli, Vannucci e Buonazia, che erano a studiare in Parigi; ma l’istruzione non progredisce. — Rivoluzione del 1848. — Il Vannucci e il Buonazia partono per la guerra di Lombardia; quest’ultimo è fatto prigioniero dagli Austriaci. — L’Arcangeli scrive nei giornali; ed è minacciato dai repubblicani. — Progetto di trasformare il Collegio in un Politecnico.

XL. Il Vannucci va a far parte della Costituente io Roma. — L’Arcangeli ritorna a fare scuola. — Gli Austriaci in Toscana. — Il Vannucci viene destituito, e vive in esilio. — Il Buonazia nominato professore all’Accademia di Belle Arti in Firenze; l’Arcangeli a Socio residente della Crusea. — Il Collegio è in piena decadenza. — Il Barciulli, accusato dai Revisori del Comune, si giustifica, e dà le sue dimissioni. [p. xiv modifica]

XLI. Il Rettore Limberli ravvia il Collegio; ed ollienc che sia elevalo al grado di Liceo. — I tempi corrono Favorevoli agli studi, che Fioriscono in Toscana. — Il Limberli è promosso ad Arcivescovo di Firenze. — fili succede fiiovanoi Pierallini. — Mutamenti politici in Italia col 1859. — Lotta fra il Governo Italiano e la Corte Papale. — Il Pierallini è costretto a rinunziare al Rettorato. — Interinato del professor Girolamo Bobone .

XLII. Decreto improvviso che si sciolga c si riformi il Collegio. — Difficoltà e pericoli nell’applicarlo. — Si ampliano gli studi, c si va ristorando la disciplina. — Accorrono alunni da ogni parte d’Italia. — Censure contro il Collegio. — Chi si avesse ad incolpare dei difetti, che non poterono subito ripararsi.


CONCLUSIONE


XLIII. Sull’istruzione pubblica nei Collegi di Toscana fìao al nuovo Regno d’Italia. — Influenza della buona istruzione nei Collegi sulle famiglie e sulla società.

XLIV. Perchè non siansi toccate parecchie questioni affini. — Ragioni di prosperità e di pericoli per l’avvenire del Collegio. — Intorno al desiderio di veder trasformato il Collegio Cicognini in Istituto Municipale.