Storia della geografia e delle scoperte geografiche (parte seconda)/Appendice/Osservazioni meteorologiche e idrografiche

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Osservazioni meteorologiche e idrografiche

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[p. 266 modifica]78. Osservazioni meteorologiche e idrografiche. — I progressi della Geografia positiva nel Medio Evo, più che alla zona torrida, toccano alla zona temperata boreale, e per conseguenza ad uno spazio della superficie terrestre, nel quale non potevano manifestarsi che in piccola misura le correnti regolari dell’atmosfera, e le leggi de cui le correnti stesse sono regolate. Tuttavia i viaggiatori nelle contrade orientali del Mondo Antico ebbero conoscenza dei venti periodici che chiamansi volgarmente col nome di monsoni. Nella terza lettera di Giovanni da Montecorvino scritta dalla costa di Coromandel nell’anno 1310, e dal suo correligionario Fra Menentillo da Spoleto spedita a Fra Bartolomeo da San Concordio, si legge: «Non vi si può navigare (nel mare delle Indie) [p. 267 modifica]se non una volta Tanno perchè dall’intrata d’Aprile ìnfino alla fine di Ottobre li venti sono occidentali (meglio: di S. O.), sicché niuno potrebbe navigare inverso Occidente, e poi lo contrario, cioè dal mese di Ottobre infino al Marzo». E già avemmo occasione di ricordare le importanti osservazioni fatte, sul medesimo argomento, da Giordano de Séverac, nel 13281, e quelle anteriori, di Marco Polo intorno alla periodicità dei monsoni nei mari meridionali della Cina2.

I Missionari che, primi tra gli Europei, visitarono gli altipiani dell’Asia Centrale, non potevano a meno di essere colpiti dalla mancanza quasi assoluta di precipitazione atmosferica che ne forma la principale caratteristica meteorologica. A questo riguardo sono di grande interesse le osservazioni del Carpini, a loro luogo riportate3.

Le abbondanti piogge che cadono sul suolo irlandese sono giustamente attribuite da Giraldo de Barri o Cambrense (nato nel 1147) ai venti occidentali dominanti nella parte nord dell’Atlantico europeo: per la stessa ragione i tronchi degli alberi pendono tutti nella direzione opposta, cioè verso oriente. E come si producano le piogge è spiegato chiaramente da Vincenzo di Beauvais, il quale dice che l’aria calda delle pianure si condensa lungo i fianchi, più freddi, delle montagne, convertendosi dapprima in nebbia, e cadendo quindi sotto forma di pioggia4. Ed esattamente osserva il medesimo scrittore che il mare è continuamente impoverito dalla evaporazione, e che il vapore acqueo, condensandosi, cade sulla terraferma, vi forma le sorgenti, e queste alla loro volta, alimentando i fiumi, ritornano all’Oceano l’acqua perduta5.

Secondo altri, invece, il mare penetra, per mezzo di canali sotterranei, nei continenti, deposita, durante il cammino, le materie saline, e ritorna quindi alla superficie sotto forma di sorgenti d’acqua dolce. Strana teoria che si vede espressa dall’autore anonimo di un trattato del secolo 13° dal titolo Imago mundi, e dall’autore della Carta catalana del 13756.

Sulla circolazione delle acque e sulla idrografia fluviale si trovano nella citata opera di Ristoro d’Arezzo alcune osservazioni di grande interesse, le quali tendono a dimostrare primieramente che l’acqua deve continuamente entrare nel mare ed escirne continuamente, con che si spiega il detto volgare, che i fiumi escono dal mare ed entrano nel mare7; in secondo luogo, che «i fiumi non debbono tutti correre in [p. 268 modifica]una parte, ma debbono andare quasi a scontro per opposito; e s’egli si trova fiume che venga da oriente, per lo suo opposito è mestieri che si trovi fiume che venga a rincontro da occidente; e s’egli si trova fiume che venga dal mezzodì è mestieri ch’egli si trovi quello che venga da settentrione»8 in terzo luogo, che i fiumi «debbono radunarsi in un luogo più cupo di loro, e questo deve essere un braccio di mare il quale esce dal mare maggiore, il quale circonda tutto all’intorno la terra; e se questo braccio di mare non fosse potrebbonsi iscontrare i fiumi insieme, e allagherebbero, e farebbero un braccio di mare di lor medesimi, il quale per forza entrerebbe nel mare maggiore e allagherebbe la terra, che non si potrebbe abitare altrove che alla sommità dei monti»9, donde la necessità assoluta della esistenza del Mare Mediterraneo.

Alle osservazioni, più sopra esposte, che Alberto Magno fa intorno alle condizioni climatiche dei diversi paesi, si aggiungono queste altre non meno importanti. Non solamente le temperature variano col variare delle latitudini, ma sibbene si abbassano tanto più quanto più aumenta l’altitudine, così che nei bassopiani dei paesi meridionali o la neve è sconosciuta, o quella poca che cade si scioglie prestamente10. La spiegazione del fatto che sulle alte montagne la neve non si scioglie, e la temperatura si abbassa coll’aumentare dell’altezza, è data da Vincenzo di Beauvais nello Speculum naturale11. «Quanto più denso è il mezzo attraverso il quale passano i raggi solari, tanto più intenso è il riscaldamento; per questa ragione il freddo che regna sulle alte montagne è solamente prodotto dalla grande rarefazione degli strati atmosferici».

Era pure nota l’influenza prodotta sulla climatologia delle varie contrade dalle diverse direzioni delle catene montagnose. Dice Alberto Magno12 che un paese aperto liberamente verso il sud, e difeso a settentrione da un alto sollevamento, deve essere assai più caldo di un altro aperto liberamente nella direzione del nord; per contro, una contrada aperta verso oriente e coperta, nel lato opposto, da una catena di montagne, deve essere più asciutta di una contrada aperta verso occidente. Osservazione giustissima, e confermata da mille fatti tanto nel continente orientale quanto nell’occidentale.

Se in Aristotele troviamo cenni sulla profondità del Ponto e del Mediterraneo13; se ai Fenici e ai geografi greci e romani, a Plinio e a [p. 269 modifica]Strabone tra gli altri14), erano note le maree ed il loro accordo coi moti lunari; se agli Arabi siamo debitori di interessanti ricerche e su ciò che più tardi chiamossi stabilimento dei porti e sulla salsedine, nonché la divinazione che questa scenda al mare, rapita dai fiumi alle terre15; completa confusione, ignoranza ed errore avvolgono le astrologiche e paurose interpretazioni dei fenomeni oceanici durante il periodo del prevalente scolasticismo16. Roberto di Lincoln attribuiva i movimenti ascendente e discendente delle acque oceaniche a ringonfiamenti del mare simili a vapori, i quali si disperdono quando la luna passa allo zenit (al meridiano), e danno così occasione al riflusso. Ed altre false spiegazioni del fenomeno si trovano in Rogero Bacone ed in Onorio di Augsburg17.




Note

  1. V. pag. 133 e Peschel, Geschichte der Erdkunde, 1ª Edizione, pag. 203 e la nota 1ª.
  2. V. pag. 117.
  3. V. pag. 78.
  4. Speculum naturale, VII, 23.
  5. Speculum naturale, VI, 8.
  6. Peschel, Op. cit., pag. 204 e nota 2ª.
  7. Ristoro d’Arezzo, Op. cit., pag. 152 e 153.
  8. Ristoro d’Arezzo, Ibid., pag. 153.
  9. Ibid., pag. 154.
  10. Meteorum, Lib. II, 1, 17.
  11. Lib. VII, Cap. 23.
  12. De natura locorum, Cap. 13. In questo trattato del celebre filosofo trovasi, per la prima volta, la espressione di nevi perpetue (nives perpetuae).
  13. Aristot., Meteor. Lib. II, Cap. I, 12. V. Parte prima, pag. 35.
  14. Plin., Hist. Nat. Lib. II, Cap. 99; Strab., Lib. III, Cap. V, 8.
  15. Peschel, Geschichte der Erdkunde, pag. 139.
  16. Marinelli, Della Geografia scientifica e di alcuni suoi nessi, pag. 30.
  17. Peschel, Op. cit., pag. 202 e nota 2ª.