Storia della geografia e delle scoperte geografiche (parte seconda)/Capitolo X/Scoperta di Madeira e delle Azore

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Scoperta di Madeira e delle Azore

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[p. 175 modifica]55. Scoperta di Madeira e delle Azore. — Nei racconti arabi che si riferiscono alle isole Eterne, e nelle leggende cristiane, si ha forse qualche cenno lontano delle isole Azore. Ma è certo che la prima esplorazione di questo importante arcipelago debbesi, come quella delle Canarie, attribuire ai Genovesi, quantunque intorno a siffatte scoperte nessuna relazione ci sia stata tramandata dagli scrittori contemporanei. Basta, in appoggio a questa affermazione, osservare che le carte del XIV secolo, risalendo sino al Portolano mediceo dell’anno 1351, rappresentano con grande precisione tutto l’arcipelago delle Azore, astrazione fatta da un difetto generale di orientazione, il quale sta in ciò, che le isole di esso arcipelago si presentano allineate da settentrione a mezzodì, e non, come è realmente, dal nord-ovest al sud-est. Nella predetta Carta le isole non sono indicate, ciascuna, con nomi particolari, ma sibbene ogni gruppo porta la sua speciale denominazione. Così il nome di Insule de Cabrera è applicato al gruppo sud-est (isole di S. Michele e di Santa Maria), quello di Insule de Ventura sive de Columbis ad una parte del gruppo centrale (S. Giorgio, Fayal e Pico), quello di Insule de Corvis marinis al gruppo del nordovest (Flores e Corvo): Terceira sola, nel gruppo centrale, ha la sua denominazione propria di Insula de Brazi. E qui sta la prova più importante della priorità italiana in queste scoperte, giacchè tutti questi nomi, a guisa di quelli che la Carta dà delle Canarie, sono italiani o genovesi1.

Se le isole Eterne degli Arabi rispondono alle Azore; se le isole della Felicità rappresentano le antiche Fortunate e sono, alla loro volta, rappresentate dalle Canarie de’ nostri giorni, converrà ammettere eziandio che la Gezyret-el-Ghanam o isola del bestiame minuto risponda all’Isola dello Legname dei [p. 176 modifica]navigatori italiani (Ilha da Madeira dei Portoghesi), e che la loro Gezyret Raqa o isola degli uccelli sia identica a Porto Santo. Tra le leggende cristiane, quella di San Brandano pare che accenni pure a quelle due isole sotto nomi analoghi a quelli dei geografi arabi; ed anzi i cartografi dei secoli posteriori al secolo XI inscrivono nei loro portolani la denominazione generale di Insula fortunatae Sancti Brandani. Ma le carte del secolo XIV rappresentano queste isole in modo più certo e più preciso, senza tralasciare le piccole isole deserte e le isole selvaggie che fanno, con esse, parte dell’arcipelago o gruppo di Madeira; e a questo proposito accenniamo una circostanza analoga a quella che abbiamo detto per le Canarie e le Azore, che cioè le denominazioni appartengono senza eccezione alla lingua italiana, dal che è giuocoforza conchiudere che agli Italiani, e in particolare ai Genovesi, l’Europa neo-latina andò debitrice della effettiva rivelazione di questo arcipelago africano2. E qui non sarà inutile riportare i nomi coi quali quelle isole sono indicate nel Portolano mediceo (1351), nella carta dei fratelli Pizigani (1367), nella carta catalana del 1375, e nelle due carte, pure catalane, del 1384 e del 1413.

1) Portolano del 1351: Porto Santo (Porto Feno) — Madeira (Y. de Legname) — Deserte (Y. deserte).

2) Carta del 1367: Porto Santo (Ysole Brandany) — Madera (Ysola Canaria) — Deserte (Ysola Capirizia).

3) Carta del 1375: Porto Santo (Porto Sco.) — Madeira (Insula de legname) — Deserte (Insulta deste) — Selvaggie (Insula salvatge).

4) Carta del 1384: Porto Santo (Porto Santo) — Madeira (Y. de legname) — Deserte (Desertes) — Selvaggie (J. Salvaz).

5) Carta del 1413: Porto Santo (Porto Santo) — Madeira (Y. de Lenyame) — Deserte (Insula deserte) — Selvaggie (Insule selvages).

Note

  1. Ecco i nomi delle Canarie, quali si trovano nel detto Portolano: Lallegranza (probabilmente dalla nave Alegranza della spedizione Vivaldi?) — LanzarotoI. de’ vegi mariniI. de Forte VenturaCanariaL’Inferno (Tenerifa) — Cerri (Lobo) — Ins. senza venturaIns. de li parme.
  2. D’Avezac, op. cit., pag. 116.