Storia della geografia e delle scoperte geografiche (parte seconda)/Capitolo XI/Navigazioni dei Portoghesi dall'anno 1434 all'anno 1446

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Navigazioni dei Portoghesi dall'anno 1434 all'anno 1446

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[p. 194 modifica]64. Navigazioni dei Portoghesi dall’anno 1434 all’anno 1446. — In questi dodici anni ecco quali furono, cronologicamente, i principali viaggi eseguiti, per ordine di D. Enrico, al di là del capo Bojador.

1434. — Gil Eannes e Alfonso Gonçalves Baldaya, a capo di due navicelle, scoprono la costa occidentale d’Africa al sud del capo Bojador per un tratto di 30 leghe (secondo Giovanni Barros), di 50 (secondo il cronacista Zurara), e sino al Rio dos Ruivos, detto altrimenti Angra dos Ruivos.

1435. — I medesimi navigatori esplorano la costa africana sino a Pedra da Galé, al di là di un estuario detto, alcuni anni più tardi, Rio do Ouro: il punto estremo della loro navigazione sarebbe a porsi, secondo il Barros, a 50 leghe, e, secondo il Zurara, a 120 leghe dal capo Bojador.

1436. — Una caravella portoghese è costretta dal cattivo tempo a far ritorno in Portogallo senza aver potuto raggiungere la costa africana.

1437. — Un’altra caravella giunge all’estuario scoperto nel 1435, ove fa una buona incetta di pelli e di olio di lupi marini.

1440. — Due caravelle si recano pure al medesimo estuario, e fanno ritorno in Portogallo cariche degli stessi prodotti di cui nel viaggio precedente.

1441. — Antonio Gonçalvez, a capo di una caravella, recasi all’estuario del 1435, e vi è raggiunto da Nuno Tristam. I due capitani fanno un’escursione nel deserto saharico, sorprendono una carovana e si impadroniscono di alcuni Mori. Antonio Gonfalvez ritorna in Portogallo: Nuno Tristam continua la sua navigazione verso mezzodì, scopre il Capo Bianco e riconosce l’entrata settentrionale della Baia di Arguin.

1442. — Antonio Gonçalvez ritorna all’estuario già visitato [p. 195 modifica]nei viaggi precedenti. I Mori dell’interno, informati del suo arrivo, accorrono alla spiaggia. Il capitano portoghese riceve, in iscambio di un capo moro e di due altri prigionieri, uno scudo di cuoio di tapiro, delle uova di struzzo e dell’oro in polvere. L’estuario prende, per tale ragione, il nome di Rio do Ouro.

1443. — Nuno Tristam scopre parecchie isole della baia di Arguin, e cattura un gran numero di Mori che egli conduce in Portogallo.

1444. — Lanzarote1, a capo di sei caravelle, ed avente sotto i suoi ordini Gilianes, Estevam Affonso, Rodrigalvares, Giovanni Dias e Giovanni Bernaldes, si reca alle isole di Arguin, e ritorna in Portogallo con 235 prigionieri mori. Questa spedizione provoca un grande entusiasmo, non solo nella città di Lagos, porto di armamento e di partenza di quasi tutte le spedizioni organizzate da D. Enrico, ma eziandio in tutto il regno.

1445. — Dinis Dias (secondo il Barros), o Dinis Fernandes (secondo il Zurara) giunge al capo Verde.

1445. — Famosa spedizione di 14 navi sotto il comando di Lanzarote, la quale parte da Lagos il 10 agosto, ed è ben tosto seguita da altre 10 navi armate nei porti di Portogallo e nell’isola Madeira. Tra queste ultime si distingue quella comandata da Alvaro Fernandez nipote di Giovanni Gonçalvez Zarco.

Alvaro Fernandez, più desideroso di proseguire la esplorazione della regione costiera che di partecipare alla razzia contro gli indigeni, si rende al capo Verde toccato, sul principio dell’anno, da Dinis Fernandez: approda all’isola Palma, detta più tardi Gorea; incide sulla scorza degli alberi il motto dell’Infante «Talent de bien faire», e continua la sua navigazione [p. 196 modifica]sino ad un capo che egli chiama dos Mastos dalle numerose palme che rassomigliavano, da lungi, ad una foresta di alberi da nave. Questo promontorio pare corrispondere al moderno capo Gambaru, tra i capi Naze e Portudal.

1446. — Nuno Tristam oltrepassa il capo dos Mastos e muore in seguito alle ferite da lui toccate in un conflitto cogli indigeni dei dintorni di una bocca fluviale, detta, a ricordo dell’egregio navigatore, Rio de Nuno.

1446. — Alvaro Fernandez giunge, nella direzione del sud, ad una punta sabbiosa, la cui posizione non è esattamente indicata, nelle vicinanze di Sierra Leone.

Relativamente al tempo impiegato per giungere alla esplorazione delle coste dal capo Non a circa il 9 grado di latitudine boreale, i risultati ottenuti parranno ben poco considerabili. Ma, nel giudicare l’opera dei navigatori portoghesi della prima metà del secolo XV, è necessario tener conto della nautica in quei tempi, della costruzione affatto primitiva ed elementare delle navi, e dei pochi ed imperfetti strumenti atti ad agevolare l’opera dei naviganti. Si aggiungano i pregiudizi e le credenze fantastiche tanto comuni nel Medio Evo intorno ai mostri che popolavano l’Oceano, ai mari innavigabili, ai climi incompatibili colla esistenza dell’uomo, e molte altre opinioni singolari circa al Mare Tenebroso dell’occidente, e allora soltanto si potrà formulare un esatto giudizio di quelle prime navigazioni, le quali, oltre al distruggere molte opinioni erronee, tra cui, principalissima, quella che la zona torrida fosse, per sua natura, inabitabile, apersero più sicura la via alle spedizioni posteriori di Diego Cam e di Bartolomeo Diaz che dovevano condurre alla risoluzione del problema, da tanto tempo vagheggiato, della circumnavigazione del continente africano.


Note

  1. Pietro Amat di S. Filippo non è lontano dal ritenere che il Lanzarote, di cui è parola tanto nel viaggio del 1444, quanto in quello dell’anno seguente, fosse Lanzerotto Pessagno, discendente di Emanuele Pessagno, e, appunto nell’anno 1444, investito della carica di ammiraglio ereditaria nella sua famiglia. V. Bollettino della Società geografica italiana, 1880, pag. 143.