Storia delle arti del disegno presso gli antichi (vol. I)/Avviso degli Editori Milanesi

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Avviso degli Editori Milanesi

../Prefazione ../Prefazione degli Editori Viennesi IncludiIntestazione 10 novembre 2019 100% Storia dell'arte

Prefazione Prefazione degli Editori Viennesi

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AVVISO

DEI MONACI CISTERCENSI

di sant’ambrogio maggiore di milano.


Convenevol cosa non era che gl’Italiani fossero costretti a leggere in una lingua straniera quest’Opera dell’immortal Winkelmann, ideata da lui e scritta in Italia, ragionata su i vetusti monumenti che quì per la maggior parte conservansi, e tendente a far conoscere il pregio, e a svolgere, a così dire, la metafisica delle Arti del disegno presso gli antichi. Un vero servigio per tanto ci lusinghiamo d’aver loro prestato col solo pubblicarla, recata dalla tedesca in nostra favella. Ma ci siamo proposti eziandio di migliorarla; e ragion vuole che rendiamo conto dell’opera nostra, e insieme delle altrui beneficenze.

Poichè nel compendio della vita di Winkelmann inserito nella Prefazione degli Editori viennesi si legge che, essendo egli sul punto di far dal tedesco tradurre in francese la sua Opera per poi pubblicarla in amendue le lingue, fra le altre leggi da lui fissate in iscritto da osservarsi nell’edizione, una stabilita ne avea nella quale vietavasi di farvi alcun cangiamento o aggiunta; si potrebbe da ciò argomentare che la sua Storia delle Arti del disegno fosse già compiuta interamente, corretta, e ordinata, e che [p. xviii modifica]quindi farsele non potesse, senza ingiuria, alcuna alterazione. Così difatti conchiusero quegli Editori; e comechè alcuni abbagli dell’Autore pur conoscessero, ciò non ostante, per non contravvenire al suo divieto, vollero nella stessa Prefazione indicarli anzichè correggerli. Noi siamo stati meno scrupolosi: nè temiamo perciò che sia per isdegnarsene l’Ombra di Winkelmann, e molto meno per sapercene malgrado il nostro leggitore.

Non è sì facile l’indovinare come mai Winkelmann, il quale avea scritte su fogli volanti, e talora colla matita, varie aggiunte e note da fare all’Opera sua, abbia sì direttamente vietato di far cangiamenti nell’originale; come mai egli che a molte omissioni supplito avea nelle Annotazioni alla Storia dell’Arte, e ne’ Monumenti antichi inediti1, abbia potuto poi prescrivere che si lasciassero le primiere inesattezze nella nuova edizione; e come mai, se l’Opera era sì finita da non ammettere cambiamento alcuno, trovinsi nondimeno alcune differenze tra l’originale tedesco impresso a Vienna e la traduzione francese cominciata a Berlino dal sig. Toussains, che abbiamo fra le mani. Qualunque però siane la cagione, egli è certo che in molti luoghi erano assai utili, se pur non necessarie, le trasposizioni de’ periodi e de’ paragrafi interi per serbar l’ordine e per evitare delle ripetizioni, e che dicevol cosa era il rischiarare alcuni luoghi oscuri, il modificare certe espressioni troppo forti, in ispecie ove altri chiari uomini venivano ripresi, il rettificare testi e citazioni, il correggere alcuni sbagli, e l’emendare varie negligenze, comechè di lieve conseguenza fossero pel fondo dell’Opera.

Oltre di ciò abbiamo giudicato spediente di adottare un metodo alquanto diverso da quello tenuto dal nostro Autore. Egli divise la sua Storia in due parti, assegnando alla prima cinque capi, e questi dividendo or in due, or in più sezioni, paragrafi, [p. xix modifica]articoli ec. Tal metodo, sebbene nell’Indice rappresenti chiaramente all’occhio la classificazione degli oggetti de’ quali si tratta, oltrechè parveci troppo scolastico, ha l’inconveniente delle divisioni soverchiamente ineguali, che non lasciano al leggitore i necessarj riposi. Il capo IV della prima Parte occupa più della metà di tutta l’Opera, il V non è che di poche pagine; e la seconda Parte compresa in poco più di mezzo volume non ha capi nè sezioni. Non è questo certamente un gran difetto; tuttavia per rendere più regolare un’Opera sì interessante abbiam voluto darle quella forma che usar sogliono oggidì i migliori scrittori di storie. Quindi si è divisa l’Opera in XII Libri, ed ognuno di questi in varj Capi. Così la prima Parte è stata compresa ne’ primi otto Libri, e negli ultimi quattro la Seconda; e ripartendo sei Libri per ogni Tomo, abbiamo potuto serbarvi una maggior eguaglianza.

Il nostro Autore non solo vieta di far cangiamento nel testo, ma eziandio di aggiugnervi note: divieto giustissimo se l’edizione si fosse fatta lui vivente, e sotto la sua assistenza, com’egli senza dubbio credea ciò scrivendo; ma certamente non pensò a comandare al di là de’ giorni suoi, nè il suo spirito, amante dell’umanità come del vero, avrebbe potuto invidiare che altri dopo di lui migliorasse il suo lavoro. Così avessimo noi avuti i talenti, i comodi, e le cognizioni necessarie a perfezionarla! V’abbiamo per tanto aggiunte delle note; e queste o ricavate furono da quelle medesime fonti, a cui aveva egli attinto, o tratte dalle opere analoghe alla sua, o ragionate su recenti osservazioni e scoperte, o dirette ad ispiegare de’ monumenti antichi dell’Arte, che egli non avea veduti, o a rilevare degli abbagli da lui presi, e per lo più da altri scrittori già indicati. E poichè l’Opera era già fornita di note dell’Autor medesimo, abbiamo contrassegnate le sue cogli asterischi, e le nostre colle cifre numeriche2.

[p. xx modifica] V’abbiamo altresì premessa la traduzione dell’Elogio coronato dall’Accademia di Antichità d’Assia Cassel, che a Winkelmann ha tessuto il suo più severo critico, il sig. Heyne pubblico Professor di Gottinga.

Dicemmo che alcune note sono dirette ad illustrare degli antichi monumenti dell’arte, che Winkelmann non avea veduti. Non pochi son questi, de’ quali s’è fatta menzione ai proprj luoghi, e se ne sono per lo più date le figure disegnate sugli originali esistenti nelle collezioni di generosi amatori e conoscitori delle belle arti, i quali cortesemente a ciò condiscesero.

Merita tra questi a tutt’i titoli il primo luogo S. E. il sig. Conte di Firmian Ministro Plenipotenziario di S. M. I. R. A. presso il Serenissimo Governo della Lombardia Austriaca, il quale non solo permise che si disegnassero le due belle statue d’Andromeda3 e di Jole, che fra moltissime altre opere dell’arte antica e moderna ornano la sua abitazione, cara sempre ai genj ed alle muse, ma ci ha dati molti altri argomenti di suo patrocinio: e noi ben volentieri cogliamo questa occasione per professargliene pubblicamente la più viva riconoscenza.

Ma non abbiamo parlato ancora del pregio forse maggiore di questa nostra edizione, per cui diviene preferibile all’originale. Winkelmann immaginò, scrisse, e migliorò l’Opera sua in Roma presso s. Eminenza il sig. Card. Alessandro Albani, che ha raccolti nella rinomata sua Villa i più preziosi tesori dell’arte antica. Ivi aveva egli veduti que’ monumenti che, suggerendogli nuove idee sulle belle arti, o essendo sconosciuti ancora, o non ben intesi, meritavano d’essere pubblicati e ciò egli pensava di fare, inserendone alcuni nella presente Storia, ed altri nella terza Parte de’ Monumenti antichi inediti, che meditava d’aggiugnere alle [p. xxi modifica]prime due. Prevenuto dalla morte non potè ciò eseguire, nè fra gli scritti suoi trovaronsene i disegni, comechè egli già avesse determinati i luoghi, in cui doveano collocarsene le figure. Noi più fortunati degli Editori viennesi siamo ricorsi alla fonte, cioè all’Eminentiss. Possessore di que’ monumenti, il quale ci ha somministrati generosamente i disegni onde rendere più compiuta l’Opera.

Quindi è che, laddove nell’edizione di Vienna non vi sono che 21 figure, nella nostra ve ne ha 54.4; poichè oltre tutte quelle della prima edizione, una sola eccettuatane, per esser questa puramente ideale, v’abbiamo inserite le trasmesseci da Roma, le disegnate su diversi monumenti di Milano, ed alcune eziandio prese dalla grand’Opera de’ vasi Hamiltoniani, quelle cioè che l’Autore con somma erudizione ed ingegno ha interpretate, aggiugnendovi il disegno del sepolcro di Winkelmann, ideato dal sig. d’Hancarville5, e la Musa piagnente sulle ceneri del medesimo, disegnata su una bella pasta mandataci da Roma.

Non vuolsi qui da noi defraudare della dovuta gloria il sig. Abate Amoretti, soggetto noto nella repubblica delle lettere, il quale non solamente ha tradotta l’Opera dal tedesco; ma ha pur avuta non poca parte ne’ fattivi miglioramenti. [p. xxii modifica]

Per ciò finalmente che risguarda la finezza della carta, l’eleganza e la nitidezza della stampa, nulla per noi si è omesso che contribuir potesse al pregio di questa edizione. Non ostante la diligenza usata nel correggere le stampe, non osiamo lusingarci che trascorsi non sieno alcuni pochi errori tipografici. Questi però, per quanto abbiamo potuto scorgere, sono di leggiera o di nessuna conseguenza, e tali che agevolmente gli emenderà ogni leggitore.



Note

  1. E questi, nell’esemplare che usava, sono pieni di postille in margine, e principalmente di passi e citazioni di greci scrittori.
  2. Le mie note, e le citazioni, che aggiugnerò in qualche luogo per comprovare il detto dall’Autore, verranno accennate con lettera maiuscoletta; e le citazioni dell’Autore con lettera piccola. Alcune volte ho aggiunte le mie osservazioni alle citazioni e note dell’Autore, e a quelle dei Monaci; perchè mi pareva che così portasse l’unita del sentimento; e verranno separate con una parentesi [.
  3. Intorno a questa noi faremo qualche osservazione a suo luogo.
  4. In questa ce ne saranno in maggior numero.
  5. Non possiamo approvare in verun conto, che il signor d’Hancarville abbia applicato al monumento d’un Cristiano le idee, e i dommi dei Gentili, come il Palombajo, il Diis Manibus, che così deve spiegarsi il D. M. in coerenza del rimanente, e l’Orco peregrino; e siamo persuasi, che ciò avrebbe detestato lo stesso nostro Autore, cui si è voluto onorare con questa memoria, vedendo, che nel libro ultimo di quest’opera capo iiI. §. i. altamente riprova una sì fatta mescolanza di Cristiano, e di Gentilesco. Io ne ho ritenuto il rame in questa edizione, sì per non fare, il più che posso, cangiamenti nell’edizione Milanese; e si perchè dà un saggio degli antichi palombaj; intorno ai quali si potrà vedere il Bianchini, e Gori nella esposizione, e illustrazione del palombajo, o sepolcro dei liberti, e servi di Livia Augusta, e de’ Cesari. Debbo però avvertire, che questo rame, come si riporterà nella pagina seguente, copiato dalla suddetta edizione Milanese, in qualche piccola cosa è diverso dal disegno del signor d’Hancarville, e vi manca una figurina sedente per terra accanto all’urna dalla parte sinistra. Mi sono accorto di tali difetti, i quali per altro non alterano l’idea principale del monumento, col rincontrare, dopo molte ricerche, il secondo volume dei detti vasi Hamiltoniani ove si trova in principio; ma io non era più in tempo di correggerli.