Su e giù sulla piazza di Pescia

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Secondo Ricciarelli

1913 S Indice:Ricciarelli - Su e giù sulla piazza di Pescia, Cipriani, Pescia, 1913.djvu Pescia Su e giù sulla piazza di Pescia Intestazione 10 febbraio 2018 25% Da definire

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SECONDO RICCIARELLI


SU E GIÙ SULLA PIAZZA

DI PESCIA

PESCIA

tipografia e. cipriani


1918

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Un cenno di Prefazione


Miei cari amici e simpatici compaesani



Mi son proposto di farvi passare un quarto d’ora di lieta armonia, scrivendo questo scherzo del Su e Giù sulla Piazza di Pescia.

Se ci sarò riuscito, evviva l'allegria, se poi anzi che ridere avessi scritto una messa funebre, allora fiasco su tutta la linea!

Nei modi di dire mi sono espresso col frasario popolare, senza tener conto se sono gallicismi o fioretti di lingua non registrata al buratto dell'Accademia della Crusca.

In fine, farà seguito una conferenza popolare, ma non uno scherzo, proprio sul serio!

L’Autore

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Da Passerino

Fiaschi e Damigiane

— Come si fanno affari !

Eh! caro Signore, ogni casa ha il suo picchiotto all’uscio. Fiaschi e damigiane all’ordine del giorno.

Alle belle ragazze ci striscia il moscone, dalle finestre occhiate.... ma la pania ha tirato l’umido!

È più diffìcile fare un quindici di matrimonio che beccare tre numeri al lotto.

Chi si volesse levare il gusto di seguire, su e giù per la piazza, una coppiola di amabili fanciulline, v’ è per tutti i gusti colla tenue spesa di uno sguardo birichino!

— Gigina, mi sono ecclissate le vampate del matrimonio.

— Sicché non ti resta che cantare la romanza del Ballo in Maschera?

« Speranze perdute o memorie....»

— Ho tentato di tirarlo nella rete per tutti i versi e m’è sempre sgattaiolato di sotto!

Quel maledetto delfino, nel carnevale promette e a quaresima spromette.... per dir come si dice in [p. 6 modifica] quelle feste Baccanali, chi ha il damo lo perde e chi è senza lo acquista.

— Fagli una carezza di poca entità.

Per l’amor di Dio!

È un emulo da non fidarsi.... l'hai detta grossa... assai è come la civetta, piglierebbe tutto per sè!

— Provagli una pasticca di sale sciolto nell'acqua di zucchero di liquorizia.

Non si arrende tanto facilmente.

— È sviato male dai cattivi compagni!

0 è tristo lui, che avvezza male gli altri?

— Che diavol di eresie ti metti sulla coscienza!

Le conseguenze tocca a me a pagarle a caro prezzo, a digerirle!

Gli amici lo consigliano a non dare ascolto alla voce del cuore, ed io mi ci logoro e mando più accidenti ai suoi consiglieri, che di bugie un rivenduglioro ambulante, e toccò a me a susinarmelo.

Tristi per me le sue eccentricità!

— Per il prezzo di cinquanta centesimi lo spedirei franco a quel paese!

Tu dici santamente, ma quando siamo innamorate... la sua assenza, mi costerebbe una malattia, e sai?

Per il mal d’amore non c’è mignatta che ti possa guarire.

— Avresti torto a non sposare quel giovane signore propostoti da tuo padre.

Bellino! Con un ciuffo di capelli bianchi sulla testa e un occhio bilusco.

— Ma è ricco!

Sposalo tu, se hai tanto stomaco!

Ripensandoci bene ai ragione; sarebbe un impiastro per tutta la vita! [p. 7 modifica]

— Cosa vuoi che ti dica!

La nota ibrica della miseria mi fa spavento, ma quando siamo innamorati, meglio la povertà che trovarsi a fianco un lumaone di marito di quella valanga di consorte!

O il tuo cicisbeo, Gigina, t’è sempre fedele?

Così... così: brontola su capricci della moda e trova da ridire sull’aggetto delle grandi tese del cappello e la berretta tanto aderente al capo; le dice cuffia per nascondere la tigna.

Osserva le sottane troppo strette e corte, e quando cambierà la moda, troppo larghe e lunghe, gli estremi son sempre ridicoli in se stessi.

Insomma, tutto critica... tutto è esagerato... anche le mie carezze le dice arpioni per accalappiare un giovane e farne un marito.

L’altro giorno lo beccai a discorrere con quella civetta di Rosina; appena mi vide mi squadrò per interpretare i miei pensieri... (tristi, amica) e il suo volto si turbò, mangiai la foglia, ed egli con un complimento, secco secco se la svignò.

Brontolai fra i denti:

«A quattr’occhi ci rivedremo». Ed egli sfuggì sempre l’occasione: non ci fu caso di trovarmi con esso... scansò sempre il quattro rassegnandomi al sei cogli occhi della mamma. Se i dispiaceri arrivassero a quest’ ora sarei morta di crepacuore!

— I giovanotti, quante scappellature... tanto per metterci in ridicolo!

— Li ho uditi io sulla farmacia Palamidessi: «Saluto le belle ragazze!» e dietro alle spalle vanità e capriccio.

— Come i poveri... [p. 8 modifica]

«Uditeli benedirvi finchè sperano, maledirvi alle spalle se non ottengono!

In conclusione le mode sono uno scacciapensieri... un capriccio della civiltà e della civetteria: la nostra rovina matrimoniale... (tutti ci guardano e nessuno ci sposa). Quando uno ha da scegliere una consorte per tutta la vita ci pensa seriamente e preferisce una ragazza col cervello ordinato, e noi, colle nostre mode, si resta a ceccia!

Se la mamma alla prima pettinatura dei riccioli ci facessero pizzicare il culino a suon di santissimi sculaccioni, sarebbe una medicina opportuna per tutta la vita: ma, anzi che correggerci ci accomodano il capolino e aggiungano: «Come sei bellina».

— Passerino!

— Signore...

Dal momento che c’è una tale concorrenza, nel «nulla osta matrimonio, i fiaschi e le damigiane di vetro si venderanno sempre a caro prezzo!»

Da Luigi Giaccai

— Ma cos’è questo bordello indemoniato!

— Senta signor Luigi, se ho tutta l’acqua della ragione.

— Dia ascolto alla Fortunata, eppoi intenderà che sono dalla parte della verità o della giustizia.

— Il torto è mio di permettere alle contendenti di venire a bisticciare nella mia bottega per capricci amorosi!

— Dice la signora Carlotta (serva) che io Fortunata le ho ammaliato il suo cicisbeo (che sa di garofano lontano un miglio). [p. 9 modifica]

Si figuri se mi giovassi di quella porcheria di fior d’aliso, ce ne ho di meglio!

— Pagheresti un tarantano per un trottolino... o una torta con i becchi di Collodi se un bel biondino come Roberto ti facesse l'occhio di triglia1.

— Ma, insomma, uscite tre passi dal mio negozio e andate a terminare le vostre dispute sul pratino di San Giuseppe... o donnina, se durate ancora a far baccano vi aggiusto una pedata nel plenilunio e allora sentirete che zucchero di liquorizia!

— Ma senta Signor Luigi.

Sentite voi scandalose, che vi permettete di disturbare, colla rivoluzione sociale, la mia bottega... Chi vi insegna di venire al mio negozio a mettere al nudo i vostri pettegolezzi?

«Un Signore entra nel pastificio Giaccai».

— Sor Luigi, qua il cinquale!2 E affari se ne fanno?

— Magri, a certe annate è grassina se rientra l'arme nel fodero.

— Mai contenti!

Se c’è carestia, la gente stianta dalla fame, l’abbondanza leva l'appetito!

Vendete anche la pasta verde?

Speranza.

— E quei barattoli rossi?

Vittoria degli Italiani contro i Turchi3.

O fagiuoli di Sorana ne avete?

No, d’Aramo!4 [p. 10 modifica] — Non fanno per me!

Lei. signore crede che Sorana sia la Provincia di Firenze?

A Pietrabuona c’è la dogana e di vera nobiltà di fagiuoli di Sorana vi è carestia; ne passa pochi.

Se non ci lavorasse la bugia battezzando altre qualità di fagiuoli di Sorana, per quel paese i barattoli renderebbero una mignognora di nulla.

lo che dico la verità, si pone in dubbio il vangelo di Gigi!

Ragazzina, cosa desiderate?

— Una coppia d’uova.

Per bevere o per mangiare?

E che uova! Sembrano il Mappamondo di fra Marco5.

Volendo sapere i fatti vostri, sono per la padrona o per voi?

— Le succhia il padrone per paralizzare il troppo vino bevuto in gioventù!

Sulla Farmacia

6

I quadri plastici dei giovani disoccupati, aspiranti a crear l’uggia al povero Giulio Palamidessi.

— Mosconi che si posan qui a spipitare le bellezze floreali delle adorabili fanciulline e a me succhiare in pace la noia... che spedirei volentieri a quel paese!

Tutti giovani che non si ammalano mai di

___ [p. 11 modifica]petecchie, per cui, il povero farmacista non ci lecca il becco di un centesimo.

— Le fanciulle in ballottaggio di marito, appena giunte sulla piazza, sbirciano dagli spigoli delle cantonate il possibile personaggio che farebbe al caso loro, ma piglia Meo! Quelle ragazze hanno troppa pania d’intorno e i passerotti sentono l’odore della loro vanità e tiran di lungo.

— Signor Giulio, la Signorina Materassi desidera una medicina per il mal di cuore.

Senza ricetta del Dottore non posso rilasciargliela, è proibito come le pistole corte!

«Tengo qui una lettera del giovane medico».

— Cara ed amabile creatura, io per lei perdo la testa (o non l’ha mai avuta) ardo... (acqua, bruciano i cerotti!).

— Ho capito la storiella, cose vecchie, sempre nuove: ma allora non sono io il vostro curatore.

— Chi dunque?

Il sindaco e il proposto del paese.

Chi sale le scale comunali per il santo matrimonio, lascia alla porta le caldane amorose, e per alcuni giovani, il nodo nunziale è la granata che spazza ben tre giorni!

Alle carezze (povere spose) subentrano le petecchie7) della vita coniugale.

— Signor Giulio, un cerotto che bruci! Che bruci, questo è frasario e fra se (manca cerotto qui in bottega?).

Una calza espulsiva (questi polpacci tiran troppo a ingrassare; la gioventù ama il magro).

— L’ho tutte terminate! Rivolgetevi alle [p. 12 modifica]fanciulline, fate bene fratelli, che stanno attaccate alle mode per mostrare il nudo degli stinchi imbottiti e chi troppa cicciaccia.

— Signor Farmacista una Siringa.

Mignatta servetta, servilo tu quell’avventore.... (proprio mignatta).

Ah! se i barattoli delle Farmacie portassero scritto in fronte o avessero il dono della favella come Canente, che per essere troppo ciarliera gli Dei la convertirono in voce, ci sarebbe da sapere tutte le bugie contenute in quel vasellame.

E la colpa di chi è? Non dei Farmacisti, ma sibbene di chi desidera di essere canzonati dalla scienza medica.

Se un dottore vi dice: Bevete troppo vino! LT ha fatta pulita! È lo stesso che dare una pedata a tutte le prescrizioni mediche (asino di dottore). Notizia che fa il giro del paese e così la nostra abilità resta assottigliata e quel povero dottore si riduce (per aver detta la verità) alla miseria stecchita.

— Signor Giulio, una canna da serviziali... e un piffero per chiamare le pecore a raccolta!

Mi avete rotto i c.....!,

Negozio Niccolai


— Signora Caterina!

Oh! guarda chi vedo, il Professor Ricciarelli.

— Siamo qua per salutarla ed offrirle questo mazzolino di fiori.

Com’è gentile il Signore! Son primizie di sua figlia Sara e della servetta Maria? [p. 13 modifica]— Appunto, le uso questa garbatezza diavolo (a così bella sposina).

Ci si vede la gentilezza del Papà (rozzo tanghero!) e di Mammà (accidenti al meglio). Che bei garofani! E non è esclusa la simpatica rosa, il gelsomino, e le viole del pensiero.

— Scusi se salto a piè pari i complimenti, o come si dice di palo in frasca, e vengo agli affari di commercio. Vedo qui una bellezza di pellicce....

Se me lo permette faccio un velettino ancora io della frasca al palo e dico: di animali affricani: ma non si fa la prima (vento di maretta). Tutte le Signore son provviste.... qual’è quello sposo che non faccia un regalo alla consorte? son carezze che partono dal cuore.... (chi non l’ha verniciato). E qualche volta dalle mani!

— 0 suo cugino Roberto?

È soldato.

— Addio turchi!8.

Mi faccia il piacere, lasci stare la Turchia.... un popolo antipatico! Un negoziante falsario di quel paese, un oggetto che vale cinque lire, ne dimandano cinquanta e qualche volta il gonzo lo trovano.

— A tal proposito, a Montecatini un reverendo comprò da un turco un tappeto per il valore di quindici lire, lo stesso oggetto (da vero imbroglione) presente il prete, lo rilasciano per dieci franchi. Quel ministro di Dio gli sbacchiò l’involto sulla testa esclamando: Hai ragione che son prete! Con quel complimento il degno signore si fece giustizia sommaria, (sode).

____ [p. 14 modifica]— Signor Silvio Niccolai, comprerei una ciarpa di seta per il mio amoroso.

— Guardi che finezza e che bellezza di stoffa.

Con questo regaluccio si fa onore la Signora Caterina!

— Quanto lustro!

Voi uomini adoprate il turribolo quando ci avete il tornaconto, a cose ordinarie ... rospi maledetti!

— L’altra sera:

— Silvio, si va al teatro, recitano la Pianella.

Con una vocina accomodata e un bocchino accomodatissimo, rispose....

Produzione rancida e stantica quanto le carezze amorose di una sposa maritata tre volte quindicenne.

— Capite! che bella risposta!

Per voi uomini, le coscrizioni delle bellezze sono sotto quindici anni...

Ma se qualche volta vi guardaste allo specchio, le male fatte della luce, non sono nel cristallo, ma nello oggetto che ci si rispecchia!

— Signora Caterina, mi dà cinque metri di passamano per guarnire una sottana di una fanciulla promessa sposa?

— Di cotone o di seta?

— Cosa ne direbbe lei?

— Di seta. Chi sono i Promessi Sposi così fortunati .... (poi saprà il costo)

— La Signorina Soffiacidentro.

— E lo sposo?

— Simone Arrutfapopoli!

— Chi fu quel genio di Sacerdote che ebbe una sì felice idea di scegliere due nomi che sanno d’olio rifritto?

— Il Proposto del paese. [p. 15 modifica]— Dategli il mirallegro a quali’ asino. Buon’omo in fondo, ma non guarda tanto per la minuta.

Egli dice quando battezza....

— 0 Cecco, o Togno, o Gianni se ti fa è così, altrimenti riporta a casa la creatura!

Come si vede, non dà importanza a queste bagattelle ! È un Sacerdote un poco trascurato, così nel modo di vestire e nel fare...

Qualche volta fa schifo, si pone in dosso abiti da poneraglie!

— Anche sant’Antonio da Padova....

Corbezzoli! Qui siamo nella gerarchia dei Santi. Lo ricordate? Ezzelino da Romano si presentava a quel Taumaturgo col cordone al collo implorando misericordia dei suoi falli (undicimila padovani fatti sgozzare) fu una zizzola di nulla!

Quel santo avrà messo una pecetta, ma Iddio fece giustizia.

Appalto Calamandrei

La Panea dei riposati


Francesco colla punta della bacchetta traccia la carta della Turchia e ossserva: Tripoli è nostra.

Lorenzo esclama: Muraci una villa.

— Io no! Perchè sono agli sgoccioli della vita, ma mio nepote che ha nella zucca il bernoccolo delle grandi imprese, andrà in Tripolitania ....

— A covare i paperi!

Ecco un discorso minuscolo.

— Credi tu che manchino speculatori... basta [p. 16 modifica]che sentano l’odore del Dio oro, lo estraggono dalle viscere della terra come i polli il granturco.

Entriamo in bottega e salutiamo le due tortorelle di fanciulle.

Che bella collezione di cartoline!

— Con tanto sale, speriamo, che non vi siano caricature sciocche!

Un Signore: Una cambiale da cinquecento lire.

— Lo sa cosa vuol dire cambiale?

Cambia di posizione, se son debiti è un lumicino.... che vi perseguita sempre; ci sono però degli appetiti che s’infischiano di essere accompagnati colle torce purché legga la calaba dello scroccone!

Un vecchio avventore.

— Due soldi di trinciato e mi. serva bene.

Per due soldi! Quanta esigenza.

— Ma io ho diritto!

Ed io non ho il torto di spedirvi a quel paese.

Un contadino entra sgarbatamente nell’appalto e sorba un calcio al punto che non desiderava.

Una di quelle fanciulline.

— 0 villano, dove vai a conficcare i piedi?

— Mi sembra più logico osservare, la Signora, con quel mappamondo di sedere che disturba l’ingresso.

Non devesi fare la caricatura ad alcune brutte e vecchie abitanti in via vattelo a pesca con una lingua ... le forbici della maldicenza, ci si rimette dell’ onore.

Un altro avventore.

— Un Sigaro cotto bene.

Dal fornaio!

— Ho scherzato, che l’ha presa a traverso?

Niente affatto, è carnevale, ogni burla vale.

— Scusi, queste feste carnevalesche a che si [p. 17 modifica]appellano? Un signore qui che sa di latino potrebbe soddisfare ai vostri desideri.

— Feste baccanali in onore di Bacco, Bacco figlio di Giove e di Semele fu educato dalle Muse ed ebbe per balio il vecchio Sileno che lo istruì nella poesia, nell’astronomia, nella musica e nel ballo.

— Io la ringrazio, Signor polpettone, e faccia buon viaggio!

Dalla Beppina detta di Simone

Che emporio di belezza! Trine, nastri, guanti, flocchi d’ogni genere, quanti ne porta al collo e sulla testa la Signorina elegante il di dì festa!

Le ragazzine amano queste galanterie e si adornano per piacere ai giovanotti che sono sulle ali di spiccare i primi passi amorosi.

— Caterinella, vai questa sera al ballo alle stanzine?


— Ascolta Beppina, il ballo è f unica risorsa per trovar marito, spero questa sera che qualche gabbierotto scappato alle reti lo arrivi a impainare!

Una ragazina quindicenne.

— Beppina, mi dà due soldi di liscetto per lustrarmi le gote?

— Vanesia! alla tua età simili porcherie?

Lasciale fare a chi ha voglia di un terzo marito, a chi non crede al lunario e specula sulla freschezza della carne (il nodo viene al pettine) al primo capello bianco.

«O gesù mio!

Non c’è pietà nè misericordia, non resta altro che abbandonare il rosso e servirsi del cerone da scarpe. [p. 18 modifica]— Beppina ...

Donnina, che dite di hello.

— Suo tìglio vorrebbe discorrere con mia figlia Alice, cosa ne direbbe lei?

— Io! non dico proprio nulla. A me sembra un buon figliolo. Molto buono!

— E lei la sposa la ritirerebbe in casa?

Giusto! assai siamo ristretti, non ci mancherebbe altro che regalarmi una chiocciata di bambini.

Se prende moglie se la ritrova. Metta su casa da sè.

— Ma che posizione ha?

È pittore ...

— Pittore!!! Beppina non ci siamo visti!

— Signora, una dozzina di bottoni di frutto.

Di pesche o di susine?

— Ma lei mi pone sul tappeto del ridicolo!

Io? ma ti pare! Il tuo muso non si presta allo scherzo ... se mai mai, son le gambe ad arco a tutto sesto.

— È tutta rabbia perchè son bella ne avete voglia di sputare veleno! La gente guarda in me la venere dipinta dal Tiziano! Giriamo discorso. Quante galanterie avete qui in vetrina; una vecchia può ripicchiarsi a giovane e alle fedi di battesimo farci la gira a qualche zittellona stantia che abbia trascorsa la gioventù senza speranza di matrimonio.

— Signora Beppina, che bella collezione di guanti e che generi di lusso. Un guanto è la spada morale del duello, infatti, prima d’impegnare le armi il guanto dà il segnale della sfida!

— Ma in amore non è così; fa più piacere una mano nuda che rivestita di pelle d’animale! Però lodo quella nobil Signora che stiaffò il guanto in faccia [p. 19 modifica] a! Maramaldo pronunziando quelle nobili e austere parole ...

«Non ballerò mai col vile assassino del Fer¬ ruccio!»

— 1 guanti son le camicie di forza della mano : come farebbe un malandrino a scassinare una porta colle dita impigliate nei guanti? Le maledizioni ficcherebbero giù a tutto spiano. Ma i più furbi pregiudicati son quelle persone in guanti gialli ! E dire che 1’umanità gli fa tanto di cappello, mentre sarebbero degni di galera!

— Signora padrona, favorisca un nastro tricolore ! Cosa voi farne, un’altra Italia ?

— Domani torna Beppino dalla guerra ed è tutto fiamme per la patria; se mi vede sul petto questo fiammifero di coccarda, per me s’infiammerà sempre più d’ amore.

— Ma dunque gli voi proprio bene a quel tuo amoroso?

S’immagini, sull'animo mio non e’ è puzzare d’inganno. Il vostro emporio di bellezze novità della stagione, una figlia può scegliere e la mamma pagare. Non è così dell’avaro babbo, per risparmiare un centesimo farebbe uno stralcio al Monte di pietà, pietà, ma veramente sia tale o vizio? Tiriamo le somme. Questa sera ballano alla trucia, Giovanni manda per suo figlio a impegnare paiolo e brocca a quella pietà per andare a divertirsi; dimani avete la miseria che vi bussa alla porta! (il soccorso di Pisa!). La storia ci ammaestra9. I fiorentini, per la loro misericordia, fecero trucidare i Pistoiesi per non averli soccorsi in tempo. Valentino Borgia colla sua tirannia ridusse al buono le Bomagne. 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Qui doveva far seguito la conferenza tornando a parlare delle feste di Gavinana per l’inaugurazione del monumento a Francesco Ferrucci ma quella festa, essendo rimandata all’anno venturo la rimanderemo a quella epoca facendone una pubblicazione a parte. Chiedendo scusa ai lettori della loro buona accoglienza a questo scherzo e anche a far ridere non è cosa che si trovi nella cassetta della spazzatura!


  1. Significa, con occhio di un certo interessamento.
  2. La mano.
  3. Allora ferveva la guerra fra l’Italia e la Turchia.
  4. Aramo è un paese sopra a Pescia.
  5. Il Mappamondo di fra Marco si trova nelle gallerie di Venezia.
  6. Si capisce si tratta di uno scherzo.
  7. Freddura
  8. Mentre scriviamo questo scherzo fanno la guerra fra l’Italia e la Turchia, cioè nel 1912.
  9. Pensieri di Macchiavelli.