Trattato di archeologia (Gentile)/Arte italica/IX

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Arte italica - IX. Civiltà e arte etrusca alla Certosa e a Marzabotto

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IX. — Civiltà ed arte etrusca alla Certosa

e a Marzabotto.

(Ved. tav. 26-29).


La dominazione umbra, estesasi al di qua e al di là dell’Appennino, viene combattuta e cacciata dentro più brevi confini dagli Etruschi, che nella valle dell’Arno e in quella del Po posero le loro sedi: e la dominazione etrusca a sua volta poi viene nella valle Padana distrutta dall’invasione dei Celti, che, stendendosi più giù fra l’Appennino e l’Adriatico, restringono dentro termini ancor più brevi l’occupazione degli Umbri, già tanto oppressi dagli Etruschi.

Del passaggio d’una in altra e della successione di queste dominazioni, chiare ed abbondanti traccie si conservarono nel territorio felsineo, e particolarmente alla Certosa di Bologna e nel vicino borgo di Marzabotto.

1. Antichità della Certosa. — Nella Certosa, sontuoso cimitero monumentale di Bologna moderna, a datare dall’anno 1869, incominciò una serie di scavi e di scoperte importantissime, che, sotto il terreno delle tombe moderne, svelarono l’esistenza d’una vasta necropoli antica.

Gli scavi alla Certosa e in terreni contermini, sapientemente condotti sotto la direzione del ch. ing. A. Zannoni, e i numerosi oggetti raccolti e da lui stesso illustrati, hanno sparso nuova luce non solo sulla storia antichissima di questa regione, [p. 79 modifica]sul passaggio della dominazione umbra all’etrusca, quando la città di Felsina era a capo della federazione padana, ma ancòra nel successivo passaggio della dominazione etrusca alla celtica, e di questa alla romana.

Le tombe della necropoli etrusca della Certosa sommano a ben quattrocento, e si distinguono in quattro gruppi principali, che sembrano disposti intorno ad una via suburbana, che dipartivasi da una porta della città. Le tombe contengono o cadaveri umati, 0 resti di cadaveri combusti; sono di semplice fossa rettangolare, o di fosse rivestite di ciottoli a secco, od anche di pozzi circolari pur rivestiti di ciottoli, o infine di fosse, che dovevan contenere una cassa di legno, come sembra provato da chiodi di ferro rinvenutivi. Ammonticchiati sopra le fosse erano ciottoli a strati orizzontali; molte poi avevano per segno esterno o grandi ciottoli di forma ovoidale, ovvero stele di pietra calcare a forma ovoidale, od anche a ferro di cavallo, alcune liscie, ed altre ornate di figure a rilievo, con rappresentazioni funebri. Probabilmente queste stele portavano dipinto anche il nome del defunto. Predomina il rito dell’umazione, essendo le tombe di scheletri incombusti in numero assai maggiore di quelle con residui combusti. Gli scheletri giacevano supini, coi piedi a levante, avendo a sinistra la suppellettile funebre; i residui della cremazione, raccolti in ossuari fìttili, in ciste o in situle di bronzo, giacevano deposti dentro la fossa, o pozzo con altre stoviglie ed oggetti (ved. tav. 26, 2).

L’abbondantissima suppellettile funeraria della Certosa si rivela innanzitutto come prodotto d’una industria e d’un’arte locale o nazionale, poi vi si aggiungono prodotti importati da un’arte forestiera, e infine appaiono i prodotti d’una fusione delle due [p. 81 modifica]attività, nazionale ed estera. In questi prodotti è rappresentata l’attività dell’etrusca Felsina per lo spazio di un secolo e mezzo.

La plastica è ancor bambina, ma perciò non meno importante. Vi sono stele sormontanti molte tombe, o in forma di grossa sfera posante su base parallelepipeda, i cui angoli sono ornati di teste d’ariete (ved. tav. 26 e 28), o di grosse lastre di forma lenticulare o circolare, istoriate a bassorilievo con figure a zone sovrapposte, talora su una, talaltra su due faccie della lastra, offrendo rappresentazioni utili non solo per lo stile dell’arte, ma ancòra per il contenuto della rappresentazione stessa, che ci fa conoscere credenze e idee degli Etruschi sulle condizioni dei defunti nella vita futura. Mostrano queste stele uno stile arcaico, con figure di proporzioni tozze e con rigidi atteggiamenti. Fu raccolta in una di queste tombe la situla di bronzo istoriata, che, secondo il ch. prof. Brizio, si deve collocare tra gli oggetti metallotecnici degli Umbri1.

Fra i molti bronzi primeggiano una cista cilindrica con ornati di fogliami ed ovoli graffiti, posante su tre peducci di figure animalesche; alcuni candelabri d’alto fusto sormontati da figure o di donna, o d’arciero, o di discobolo; vari specchi a forma di disco, ma nessuno ornato di rappresentazioni figurate. Si aggiungano a completare la ricca suppellettile funebre molte fibule, orecchini, anelli d’oro; unguentari d'alabastro, di vetro smaltato, orientali; molti pezzi informi di bronzo (aes rude), o impressi con segni (aes signatum)2.

Nei fittili v’ha una copiosa serie di vasi di varie [p. 82 modifica]forme, senza ornamenti, d’argilla grigia o brunastra, raramente scritti, prodotti di fabbriche locali. Una serie pur abbondante v’ha di vasi greci dipinti a figure nere in campo rosso, a figure rosse in campo nero, con rappresentazioni mitiche, eroiche, familiari 3.

2. Antichità di Marzabotto. — Altri monumenti etruschi d’un periodo di tempo e di civiltà in parte prossimo a quello della Certosa sono a Marzabotto, borgata poco lungi da Bologna, presso il corso del Reno, sulla via che per gli Appennini conduce a Pistoia. Ivi, a cominciare dall’anno 1865, si scoprirono molte tombe, ricche di bella suppellettile, sebbene già anticamente frugate e manomesse 4.

Le tombe sono di varie forme:

1.° Pozzi sepolcrali, scavati perpendicolarmente, di varia profondità, rivestiti di ciottoli a secco, salvo il fondo, che è scavato nel terreno (ved. Atl. cit., tav. XV); sono analoghi, quantunque maggiori, ai pozzi sepolcrali di Villanova, con gli scheletri ritti o rattrappiti, sopra i quali stavano ammucchiati ciottoli, e, insieme a tutto questo, vasi d’argilla e di bronzo, grandi urne fittili , poste nel fondo, oggetti di bronzo, cocci di vasi e di tegole, quantità d’ossa di animali.

[p. 84 modifica]2.° Tombe a cassa quadrilunga di quattro o di sei lastre di tufo calcare, sormontate e chiuse da lastre piane, o a doppio piovente, come una casa, o con due massi sovrapposti e di grandezza decrescente, formanti base di due gradini ad un sasso sferico, ad un tronco di colonna, o ad una stele con membrature architettoniche e anche con rilievi, certamente appartenenti a persone ricche. Questi erano segni esteriori per indicazione della tomba; dentro erano scheletri, o doli fittili con ossa combuste.

A nessuno sarà sfuggito lo sviluppo architettonico e l’arte progredita di Marzabotto. I monumenti sepolcrali hanno basi, cimase, listelli, veri elementi architettonici; antefisse di terra cotta figurate, ed embrici dipinte a meandri, scacchi, palmette (ved. tav. 27).

Oltre le dette antefisse con volti umani, si ha una base di stele con testa di montone a ciascuno dei quattro angoli, ed un’intera stele con ornato di palmette e con bassorilievo di figura di donna veduta di profilo, vestita di lunga tunica, in atto di far libazione; forse il ritratto della defunta con tutti i caratteri dell’arte arcaica (ved. tav. 28).

Fra i prodotti dell’arte ceramica s’incontrano ancòra le fusaiole, o quei cilindretti a doppia testa ricordati nelle terramare e in Villanova; ma vengono a mancare i vasi rozzi ad ornamentazione geometrica, per essere sostituiti da vasi di tipo greco, figurati e dipinti. Singolarmente importante è un frammento di vaso con la scritta..... κρυλιον έποίες...., in caratteri arcaici; l’inscrizione fu dal Boeckh completata col nome di Kακρύλιον, figulinaio e pittore, ricordato in vasi etruschi, e vivente nella prima metà del V secolo av. C.5. [p. 86 modifica] Fra i bronzi abbondano le fibule, molte dei tipi medesimi di Villanova, molte altre di forme più eleganti. In buon numero vi sono aghi crinali, anelli, ciondoli, stili da scrivere, chiavi. S’incontrano pure specchi di bronzo a forma di disco manubriato, i quali però, come quelli già ricordati della Certosa, non hanno sulla lamina speculare nessuna figura incisa, ma sono lisci, con qualche fregio ornamentale solo nel contorno estremo. Notevoli alcune situle o secchielli, e alcune ciste a cordoni, del tipo già ricordato nelle tombe umbro-felsinee, cioè cofanetti o scatole cilindriche di lamina di bronzo col corpo segnato da più striscie o cordoni rilevati, oggetti che, dopo essere stati forse cofanetti di toletta, vennero usati per raccogliere le ceneri dei defunti.

Di tali ciste molti esemplari si trovarono nei dintorni di Felsina, in varie e opposte regioni d’Italia, presso il Lago Maggiore, a Belluno, ad Este, nel Modenese, nel Parmense, a Tolentino, a Cuma, a Nocera ed anche oltre le Alpi in Austria, Francia e Belgio. Da archeologi italiani, quali il Cavedoni, Conestabile, Gozzadini, le ciste a cordoni furono considerate come propri prodotti di fabbriche etrusche circumpadane. Archeologi stranieri, quali Genthe, Lindenschmit, Wirchow le fanno opere etrusche in genere. Alcuni altri le riconoscono come prodotti di origine e d’importazione celtica. Contro queste opinioni, lo Helbig suppone le ciste, e con esse anche altri bronzi arcaici, opera invece della metallotecnica greca, delle colonie calcidesi stanziate in Campania, opere che per il commercio si diffusero in Italia ed in Europa; fondandosi per questo sul ritrovamento di una cista e di altri bronzi arcaici in una tomba greca di Cuma. Da siffatte ciste primitive poi, secondo il [p. 87 modifica]Conze, sarebbesi sviluppato il tipo delle ben note ciste prenestine, di cui parleremo6.

Molte statuette di divinità, forse di Dei Lari, si rinvennero a Marzabotto fin dall’anno 1839, di stile arcaico, tanto negli occhi sporgenti, nel tipico sorriso delle labbra, nei piedi interi e rigidi al suolo, quanto nelle pieghe degli abiti diritte e parallele fra loro.

Ma non mancano oggetti artistici di stile non arcaico, come, p. es., una piccola testa di bue; un piccolo gruppo di guerriero con donna, vestita di lunga tunica e di peplo (forse Marte e Venere), bellissimo per la composizione, per l’atteggiamento, per la trattazione del nudo e per una certa dolce espressione dei volti. Imitazione dal vero appare in una figuretta ignuda d’un Etiope, che reca sulla spalla sinistra un’anfora (ved. tav. 29, 6-9); bella modellazione in una piccola gamba, forse un dono votivo, ben proporzionata e riuscita nelle sue parti.

Non parliamo poi di ornamenti di metallo prezioso, fibule d’oro e d’argento, oggetti d’oro laminato e lavorato a filigrana, fra cui una collana di sedici grani d’oro, e un paio di pendagli d’oro a fogliette e fiorellini, di finissima lavorazione; nonché molti anelli lisci o con pietre incastonate. Si aggiungano i soliti pezzi d’ambra lavorati a figurette, paste di vetro colorate, conterie, ecc.; segno del commercio attivo anche con l’estero.

Tavole

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Scavi della Certosa di Bologna.

(Periodo etrusco).


(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. B, 101).


Trattato generale di archeologia129.png


Tavola 26.


N. 1, parte della Certosa durante gli scavi. — 2, 4, 10, 11, tombe. - 3,

chiodo votivo di ferro. — 5-9, stele in pietra di varia forma e grandezza. [p. 83 modifica]

Scavi di Marzabotto (Provincia di Bologna)

(Periodo etrusco).


(Ved. MONTELIUS, Op. cit, Atl. B, tav. 107).


Trattato generale di archeologia132.png


Tavola 27.

1, parte della città antica, via principale e quattro vie secondarie con le fondamenta delle case adiacenti. — 2, 4-7, tegole e frammenti di tegole di varia forma in terra cotta. — 3, capitello di colonnetta in terra cotta, con ornamenti. — 8, tubo in terra cotta — 9-10, antefisse in terra cotta. — 11, forno da vasaio. — 12, spaccato di un muro con tubi d’argilla. — 13, pezzi di pietra calcare. 14-15, piano e spaccato del tempio dell’acropoli nella città, e ruderi del medesimo. — 16, Puteal ornato di terra cotta, che circonda l’apertura di un pozzo. [p. 85 modifica]

Scavi di Marzabotto (Provincia di Bologna).

(Periodo etrusco).


(Ved. MONTELIUS. Op. cit., Atl. B, n.108).


Trattato generale di archeologia134.png


N.1-2, spaccati di pozzi circolari, rivestiti di ciottoli a secco, con base conica nel tufo, senza rivestimento. — 3, sommità di una stele marmorea, in forma di pigna di marmo. — 4, id. con base quadrata ornata di bassirilievi figurati (teste di arieti). — 5, stele piatta in pietra con figura umana in bassorilievo. — 6, fascia ornamentale della pigna n. 3. — 7-10, tomba in pietra di varia forma e grandezza,

i nn. 7 e 9 in forma di casa. [p. 88 modifica]

Scavi di Marzabotto (Provincia di Bologna).

(Periodo etrusco).


(Ved. MONTELIUS, Op. cit.. Atl. B, 110).


Trattato generale di archeologia137.png


Tavola 29.


N. 1, statuetta virile in piombo. — 2, id. in bronzo. — 3, placchetta in bronzo a rilievo (Ercole che combatte Cycnos). — 4-5, statuette femminili in bronzo. — 6-7, gruppo di due statuette (verosimilmente Marte e Venere). — 8, particolare della testa galeata dei nn. 6 e 7. — 9, statuetta in bronzo rappresentante un etiope nudo, portatore d’anfora.

Note

  1. Cfr. pag. 40 e tav. 15.
  2. Cfr. Fr. Gnecchi. Monete romane, Milano. Hoepli, 1900, 2^ ediz., pag. 85-89.
  3. Per gli scavi della Certosa ved. specialmente l’opera dell’ing. A. Zannoni, Scavi della Certosa, descritti ed illustrati. Bologna, 1876; C. Conestabile, Compte rendu du Congrès, pag. 263; E. Brizio, Bollett. C. A., 1872, pag. 12 seg.; Monumenti archeologici della provincia di Bologna, 1881.
  4. Intorno a Marzabotto ved. C. Gozzadini, D'un'antica necropoli a Marzabotto, Bologna,. 1865; Nuove scoperte a Marzabotto, Bologna. 1870; C. Conestabile, Rapport sur la Necropole....in Compte rendu du Congrès...., pag. 242; cfr. G.Chierici, Antichità preromane della provincia di Reggio Emilia, in cui l'autore espone l'opinione, in parte dibattuta, che Marzabotto fosse un borgo abitato.
  5. Intorno a Cacrilio ved. Helbig, Die Italiker in der Poebene, pag. 125, con l’appendice del Löschcke su quel figulinaio.
  6. Ved. parte etrusca. Intorno alle ciste ved. Cavedoni, D’una cista di Castelvetro in Ann. Ist. Corr. Arch., 1842, p. 67 (cfr. 1847, pag. 71); Zannoni, in Memorie R. Accademia delle Scienze di Torino, 1876, vol. XXVIII, pag. 111; Helbig, Bronzi di Capua in Annali dell’Ist. di Corr. Arch., 1880, pag. 223, 240, ecc.; cfr. Annali Ist. Corr. Archeolog. 1881, pag. 214.