Trattato di architettura civile e militare I/Trattato/Libro 3/Capo 2

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Trattato - Libro 3 - Capo 2

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CAPO II.

Dei perimetri delle città, e della economia di esse

ragguagliata al suolo.

Ricerca l’ordine dato di sopra il considerare delle particolari e proprie condizioni non competenti a tutte le città o castella, ma conseguenti le condizioni dei luoghi particolari e siti: dove è da vedere che la terra può essere edificata in alcuno de’ seguenti modi, cioè: tutta [p. 196 modifica]in piano, senza fiume che per quella abbia transito, ovvero tutta in piano col fiume per mezzo, o veramente tutta in colle o tutta in poggio (1), o tutta in valle, ovvero parte in uno di questi membri e parte in altro, in due o più di due dei predetti; e secondo questi modi varii variamente si devono le vie ed i porti ordinare. Dico adunque che se la città fusse tutta in piano, e le mura di quella essendo di figura composta di più rette linee come triangolare, quadrangolare, pentagona e così delle altre, come nel suo luogo apparrà (2), in questo caso le strade principali devono essere per retta linea dal centro infino al mezzo delle dette linee rette delle mura: e nel termine di queste vie siano nelle mura locate le porte principali, della figura che nel libro delle fortezze sarà manifesta. E secondo questo moltiplicate altre linee dal centro alla circonferenza, secondo che la grandezza della terra ricerca. Le vie trasverse e le diritte rette intersecate possono dalla figura della piazza e dalla forma delle mura avere principio, quelle imitando se dalla piazza si spiccano, quelle aumentando (secondo la medesima figura) dalla piazza verso la circonferenza: e se dalle mura o circuito hanno principio, la larghezza diminuendo verso il centro. Ma questo secondo non è conveniente, non essendo la circonferenza delle mura tutta piena di case, la qual cosa per fortezza della terra molte volte si pospone.

Quando la città in piano fusse divisa da alcun fiume, appresso alle ripe, rive (3) o lido suo si devono far piazze ovvero ampie strade con portici continuati, e appresso alti e belli palazzi. Ed all’estremità delle rive i muri alti in modo che per le inondazioni del fiume crescente non patisca la città detrimento; oltre a questo si devono fare tre o quattro ponti corrispondenti alle principali strade. Alle dette rive in più luoghi si facciano scale per le quali sopra l’acqua discendere si possa. Dopo [p. 197 modifica]questo, all’entrata e uscita del fiume sia fatta una steccaia o chiusa di mura collegate di retti e traversi legni, sicchè l’acqua fra l’una e l’altra faccia pelago per tutta la lunghezza del fiume alla terra dentro, perchè oltre all’ornato e fortezza della terra, sopra quello si possono fare mulini e altri edifizi utili e necessarii al compimento della città (4). Quando la città non fusse libera saria conveniente fare nell’ingresso, esito, principio e fine del fiume una fortezza, acciocchè dai detti luoghi fusse la città sicura. Ultimatamente, se il fiume fusse tale che dal mare alla città si potesse navigare, facciasi appresso all’uscita (5) una lata e profonda fossa a similitudine di porto da una delle bande, nella quale per i tempi non tranquilli e mala tempesta si possano sicuramente ridurre i navigli senza patire percosse dalle onde del fiume.

Se la città fosse locata in un rotondo e connesso poggio, in colle, ovvero in valle, le vie trasverse possono in tre modi essere formate: cioè lumacate, obblique e graduate, avvengachè le vie che dal centro alla circonferenza procedono, debbano sempre esser rette e alle parti corrispondere, come di sopra è stato dichiarato: ma se più mescolatamente delle dette posizioni e siti partecipassero, le parti del piano, secondo le regole del piano, e quelle dell’altre per le altre corrispondenti già determinate devono essere ordinate. E per fuggire ogni superfluo parlare, è da ricorrere al disegno acciò che il senso parimente e l’intelletto comprenda (tav. III 11, 12, 14 (6)).

Nel fine del presente capitolo non è da tacere una conclusione che quando si avesse ad edificare la principale città, stabilito prima il suo distretto o territorio, in questo caso il luogo suo conveniente è il centro o appresso, salvi gli altri rispetti più principali, come cosa comune alle particolari, come il governatore debba essere indifferente ai governi (7), e conveniente ancora il detto loco per la giustizia da amministrarsi con quello per le mercanzie e vittuarie: perocchè il servo non [p. 198 modifica]può senza il signore, nè il signore senza il servo essere. E a questi fini devono le castella e città essere bene edificate in luoghi che siccome chiavi e legami di quello stato, sieno di tale fortezza che ad assedioni e macchine, possano resistere, massimamente verso i confini, dove con i vicini sono sempre naturali inimicizie.

  1. Il colle è più basso, il poggio più eminente e senza fimbrie.
  2. Cioè nel libro V, dove parlasi delle fortezze di pianta poligonale varia. Di città fatte triangolari di pianta è forse sola la Dardania del buon Malispini, che aveva per ogni faccia sessanta miglia.
  3. La riva d’un fiume è la sua sponda naturale: la ripa è quella riva fatta più agevole, dov’è lo scalo. Queste differenze i Romani le sentono con molta proprietà. Il lido è la sponda a pelo d’acqua.
  4. Ai fogli 8 e 9 del cod. membr. Saluzziano vedonsi parecchie figure di serrate ovvero chiuse, steccate o steccaie, e rostatoie ossiano pennelli o prismi.
  5. Cioè all’uscita del fiume dalla città.
  6. Le altre piante furono tralasciate perchè inutili o non abbastanza accurate.
  7. Imparziale coi governati.