Trattato di architettura civile e militare I/Trattato/Libro 5/Esempio 25

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Trattato - Libro 5 - Esempio 25

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ESEMPIO XXV.

Rocca di Cagli (Tav. XVII, 1).

Avendo il mio Illustrissimo Signore Duca Federigo nella mia esigua intelligenza fede più forse che quella non meritava, Gli piacque in più luoghi nel suo territorio facessi fondare rocche, le quali al presente non mi pare superfluo descrivere.

In prima alla città di Cagli (1), in un monte supereminente la città, propinquo a quella piedi 300, il quale da una sola parte può essere bombardato, ho ordinato, ed all’ordine imposto fine, una rocca in questa forma. In prima la torre principale è di figura triangolare, della quale un angolo è verso quella parte che può essere offesa, acciocchè il muro non riceva le percosse delle bombarde: nel quale angolo è grosso il muro piedi 35: e nelle altre due estremità degli angoli sono due torroni tutti saldi, eccetto le offese laterali, i quali ver la terra hanno tanto di sporto che fanno un ricetto lungo piedi 45, largo piedi 22 (2); tra questo ricetto e uno dei torroni è la prima porta la quale da molte [p. 289 modifica]offese è sicura: entrasi nel detto ricetto per tre porte e due ponti con muri dividenti; la torre principale è alta piedi 100, nella quale è in fondo una bella cisterna, un pristino, un forno, la canova, la prigione, la stufa e la munizione: di sopra a queste vi sono cinque belle stanze per la persona del castellano, alle quali per ponte levatoio si perviene. Nella grossezza delle mura verso la terra, dove non può il muro essere offeso, sono le scale intercluse con fortissime entrate, sicchè sino alla sommità d’esse possono essere difese; dipoi nel piano della sommità della torre è una stanza per la polvere ed altre salmerie (3): intorno alla estremità della torre sopra li piombatoi è un muretto alto piedi 1 1/2, distante dai merli e parapetto altrettanto, coperto con tavole in forma di casse, le quali di per sè a chiave si serrano, sicchè chiuse paiono una banca murata; il quale tegumento a quest’effetto ho ordinato: prima, per quello la torre è sicura di non potere essere scalata per la grandezza e larghezza dei beccatelli: secondariamente, i custodi della torre sono sicuri di non precipitare per quelli vacui (4): terzo, bisognando si possono aprire e quelli usare per piombatoi. Evvi ancora un altro ricetto per i fanti, fatto da due muri in forma di angolo acuto, congiunti verso la terra, appresso al quale sono due torricini per difesa delli due torroni, muri ed estremità dell’angolo, con offese laterali; e quelli che nel detto ricetto entrano, passano per quattro porte e tre ponti, non passando per luogo sospetto al castellano: e questo transito dal castellano per tutto è dominato in modo che passando i fanti e pervenuti ai ricetti, sempre sono come prigioni del castellano, e a suo beneplacito li può superare e nuovi custodi nella rocca mettere. Il primo ricetto di sopra dichiarato è per persone più fidate al castellano, ma pure subiette a lui. In uno dei due muri dell’ultimo ricetto è un soccorso coperto che perviene ad una grossa torre fondata nelle mura della terra di grossissime mura, per le quali il castellano può mettere e cavare gente dalla terra: e in questa torre sono stanze del castellano, [p. 290 modifica]munizioni, e tre gradi di offese dalle mura di fuori e di dentro, con cisterna, pristino, canova, fossi intorno e ponti, e molte altre divisioni, le quali sarebbe lungo di narrare descrivendo: e questa torre non può essere bombardata se non verso la terra, come la figura dimostra.

  1. Poichè era la rocca di Cagli tra le più importanti del ducato di Urbino, fu tra quelle insidiosamente chieste nel 1502 da Cesare Borgia al Duca Guidobaldo: se ne impadronì colla città proditoriamente il giorno 20 giugno. Reposati, vol. I, 328. Guicciardini, lib. V, cap. III.
  2. Il cod. Sanese (f.o 32 v.o) legge: lungo piedi 45, largo piedi 42, alto piedi 50, adequando l’altezza de li torroni. Notisi pur anche che in testa a questo capitolo i codici Sanese e Magliabechiano non segnano che le iniziali D. F.: il loro complemento è però evidente.
  3. Queste salmerie non sono bagagli, ma munizioni per combattimento. Se n’ha esempio nelle Cronache dell’Allegretti, Polvere da bombarda, Saettime et altre salmerie per trarre (R. Ital. Script, vol. XXIII, col. 793 all’a. 1478).
  4. Disastro non infrequente. Vedansi le Croniche di Lucca di Gio. di Ser Cambi all’a. 1405.