Trento e il suo circondario descritti al viaggiatore/Distretto di Pergine II. Castelli (Castello di Pergine, Cuco, Cavione e Roccabruna)

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Distretto di Pergine II. Castelli (Castello di Pergine, Cuco, Cavione e Roccabruna)

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Distretto di Pergine II. Castelli (Castello di Pergine, Cuco, Cavione e Roccabruna)
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II.


CASTELLI


(Castello di Pergine, Cuco, Cavione e Roccabruna.)


Il Castello di Pergine (676 m.) sorge ad oriente del borgo di Pergine al colle Tegazzo subito sopra i castagni che vi crescono rigogliosi. È uno dei più belli castelli del Trentino, improntato tuttora di una grande solidità, ristaurato e ridotto a meno severo aspetto nel secolo XVII dai Principi Vescovi di Trento, ai quali appartiene. — Vi si va per comoda via in venti minuti di cammino, e l’andarvi compensa il diletto di una vista che spazia liberamente pei monti di Lavarone e di Folgaria, su quelli di sinistra dell’Adige, sulle alture [p. 90 modifica]di Pinè e sulla valle del Fersina, la quale si presenta all'occhio in maniera di abbracciarla tutta.

Si vuole che questo castello fosse stato fabbricato dai Longobardi poi che disparve il forte di Tenna; fu tenuto da Signori, le cui memorie giungono al secolo undecimo; Signori poco graditi al popolo, perchè stranieri, prepotenti e tirannici. S’annovera tra questi certo Gundibaldo di Baviera, che spinse le cose agli estremi, e irritò i Perginesi da farli risolvere a liberarsene. Correva l’anno 1166 quando in un bel giorno, assente quel Signore, essi si radunarono, per rappresentanti, nel Convento di Valdo 1, e visto che a male sarebbero riusciti facendo da sè, pensando d’invitare i Vicentini ad aiutarli, presente l’Abbate (13 Maggio), estesero una scrittura, che spedirono a Vicenza, e non ebbe effetto. Però Gundibaldo, dopo l’avvenuto, non comparve più tra’ Perginesi, e venne in suo luogo Oderico; il quale si ricorda in una scrittura di donazione del [p. fig11 modifica] [p. - modifica] [p. 91 modifica]l’anno 1181 estesa in favore di Maria erede di Ottolino Signore di Predaglia, resa sposa a suo figlio Adalpreto.

Il Vescovo Egnone impegnò questo castello ad Alberto di Metz (Mezzacorona) per 1200 lire di piccoli; Arrigo ne lo ricuperò (1277), e poi lo diede in feudo (2 Aprile), ad eccezione della torre, ad Orlandino, Martino e Abriano di Pergine con tutti i diritti di Signoria. Ma invaso il Principato dalle armi di Mainardo, passò ai Conti del Tirolo, che vi misero un Capitano a modo loro, e più tardi ne confirmarono il possesso, poi che Siccone di Caldonazzo, combattendo pel Marchese di Brandeburgo, cacciò i Carraresi, che v’avea chiamati il Capitano Bonaventura Gardelli (1356). Lo tennero sino all'anno 1531, nel quale il Vescovo Cardinale Bernardo Clesio ne fece acquisto, cedendo all'Arciduca Ferdinando i diritti che godeva la Chiesa di Trento sulla città di Bolzano. E così i Vescovi si mantennero nella signoria con giurisdizione di Pergine sino alla secolarizzazione del loro Principato. Vi tenevano un Capitano, che avea sede nel Castello e giudicava nelle appellazioni in seguito alle sentenze pronunciate dal suo Vicario; giudizio che però non era inappellabile, e potevasi deviare, ricorrendo alla Camera del Principe, e da questa all'eccelso Consiglio Arciducale.

In passato quel castello offriva nel suo interno tante armature, tanti arnesi bellici, da formare un museo; ma ora non e più nulla di questo, ad eccezione delle colubrine abbandonate sullo spiazzo che meglio starebbero nel Museo di Trento. [p. 92 modifica]Degli altri castelli poco è a dire, atteso che tutti o quasi tutti furono adeguati al suolo dall'esercito di Eccellino, e non più si riedificarono. — Il Castel Cuco era ad un colle tra la palude di San Cristoforo, ora lago di Caldonazzo, e la valletta che scende dalla via de’ Masetti, chiamata valle d'Urbano. Non ne rimane vestigio; ma il colle ne conserva il nome. — Il Castel Cavione dovea stare alla sponda opposta di quel lago presso Canale, dove è ricordato nel nome di un prato e di una fontana. — Del Castello di Roccabruna rimane ancora una parte di muraglia. Dovea montare accavallato su due punte di colle tra il paesello di Nogarè e la Chiesa del Bus; e n’erano in possesso i Signori di Roccabruna. Si ricorda che Bonaventura Gardello, invitando Giacomo da Carrara a prendere possesso del Castello di Pergine, lo avvertì di non omettere di presidiare Roccabruna. In seguito quel castello o rocca, fu comperato dal Comune di Pine, che lo ebbe a demolire; e non pertanto i Nobili Roccabruna furono investiti del Casale che porta il loro nome, il quale tennero sino all'estinzione della loro famiglie, sino all'anno 1735, nel quale quel feudo passò ai Baroni Gaudenti di Trento, nella cui casa era entrata Anna Caterina Roccabruna sposa a Gaudenzio Antonio.



Note

  1. Il Monastero di Valdo era vicino alla Chiesa di Santa Margherita, dov’è l'attuale Convento de’ Minori Riformati, e prendeva il proprio nome dalla selva (Wald) che vi stava presso; la quale fu abbattuta nel 1752 allo scopo di rendere più salubre la borgata (Montebello, Notizie ecc. p. 143). Non si sa bene quando fosse stato fondato, ne in qual anno avesse cessato di esistere. Sappiamo soltanto, che la Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Bartolameo di Waldo cum ortis, hedificiis et quatuor bubulcis terrarum furono donati dal Vescovo di Feltre ai frati Agostiniani del Monastero di Santa Maria Coronata di Trento, e che tale donazione fu confermata ai medesimi da papa Innocenzo IV con bolla, Lugduni, 11 Martii 1245 (Grisar Hartm. Diplomata pontificia saec. XII et XIII. Oeniponte, 1880. Pars prior, p. 61).