Viaggio da Milano ai tre laghi Maggiore, di Lugano e di Como e ne' monti che li circondano/Capo III

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Capo III. Da Gallarate alle isole per Varese e Laveno

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CAPO III.

Da Gallarate alle Isole per Varese e Laveno.


Chi ama vedere Varese e i vaghi suoi contorni, va colà da Milano direttamente per la strada che indicheremo quando parlerassi del ritorno dalle Isole Borromee a Milano, o va da Gallarate a Varese per la valle d’Arno, e passa or dentro or presso i piccioli villaggi di Caiello, di Premezzo, della Cavaria, ove era un monistero di monache (da San Carlo, per la soverchia indisciplina, come molti altri, soppresso), di Jerago (Hieracium) ove vuolsi che gli antichi concorressero alle sacre funzioni; di Albizzate e di Albiciago, appartenenti un tempo alla famiglia degli Albucii, de’ quali trovansi varie romane iscrizioni in questi contorni disepolte, e riportate dal Castiglioni1. Poco lungi v’è Quinziano, ove avanzi d’antiche cose non di rado si disotterrano. Sale a Caidate, ov’è una villa dei Bigli, or Confalonieri, a Brunello e alla Cagiada, ove una bella casa hanno i Perabò, da cui amenissima vista si gode, e si domina il sottoposto lago di Varese, e gli altri minori laghi di Bilandrone, di Ternate e di Comabio adesso vicini. Vedrà il naturalista, cammin facendo, che tutti quei colli sono [p. 31 modifica]terre d’alluvione, e vi si osserverà grandi massi di graniti, di scisti, di porfidi e di serpentini. Dell’original loro posizione parlerassi altrove.

Il lago di Varese diversi nomi ebbe ed ha dai differenti paesi che gli stanno sulla sponda, e da’ varj seni che forma. Negli scorsi secoli dicevasi lago di Gavirate. L’emissario di questo lago è nel Verbano, presso la terra di Bardello, e tentossi un tempo di renderlo navigabile. Ora si è abbassato, per rendere coltivabile una estensione considerabile di terreno, che in parte è torboso.

Presto quindi si giugne a Varese, che città anzi che borgo deve chiamarsi, se l’ampiezza, la popolazione, la ricchezza e il lusso degli abitanti prendasi in considerazione. Ivi magnifiche ville hanno molti signori Milanesi; ma la principale è la villa Serbelloni Zinzerdorf che l’ebbe da sua zia la principessa Melzi, a cui fu lasciata dal marito suo Francesco III. duca di Modena. Magnifica è pur la villa Bossi. Nuova e comoda casa si fe’ costruire il sig. conte Dandolo, meritevol di lode perchè alle pecore di cattiva lana sostituisce merini di Spagna, giovando al paese tutto, mentre giova a sè stesso. Vicino alla sua, rimarchevole è la casa del sig. conte di Keuenhuller, dianzi de’ Bianchi. Presso Varese vaghe case e giardini hanno i Recalcati [p. 32 modifica]a Casbegno, i signori De-Cristoforis a San Pedrino, i De-Maestri a Rapaina, e Sanquirico al luogo de’ Cappuccini. Nella casa Litta-Modignani (dianzi Orrigoni) a Biumo di sotto v’ha dell’eccellenti pitture a fresco del Morazzoni, dello Storer, del Ghisolfi, e la casa stessa è ora grandiosamente rifabbricata e abbellita sul disegno del ch. architetto Cantoni. Vaga casa pur fabbricaronsi i De-Cristoforis al luogo che fu convento de’ Carmelitani scalzi, e miglior vista d’ogn’altra gode la casa Biumi a Biumo di sopra.

Il Santuario della Madonna del Monte deve essere visitato sì dal divoto, che dall’amatore delle belle arti, e da chi gode di vedere vaga estesissima scena. Il viaggio, benchè quasi per una continua salita, è assai comodo e divertente. Incontransi i villaggi di S. Ambrogio, Robarello (sin dove suole andarsi in carrozza) e Fogliano, e quindi quattordici cappelle rappresentanti misteri della religion nostra, con belle statue di plastica e dipinte di grandezza più che naturale, bassi rilievi e pitture d’illustri autori, contandosi fra i pittori il Morazzone (nella cappella vii), il cav. Bianchi, il Panfilo, il Pristinari, il Legnani (nella cappella xii) ed altri valenti artisti. La chiesa che vi è in cima è pur essa pregevole per l’architettura e per le pitture. Si domina di colassù [p. 33 modifica]grand’estensione di paese, cioè al sud-ovest i sottoposti laghi di Varese, di Comabbio, di Ternate, di Monate, e in due parti il Verbano; all’est il Lario, e al sud la pianura della Lombardia e Milano.

Antichissimo è quel Santuario. Vuolsi che Varese sia così detto quasi ad Vallis exitum, cioè all’uscire dalle valli delle Alpi; che colassù fosse un forte castello, a fine di difendere l’Insubria dai Reti: che ivi combattuto abbiano i Cattolici cogli Ariani, e abbiano avuto la peggio i secondi: che la statua della Madonna ivi esistente sia lavoro dello scarpello di San Luca, che potea ben esser medico e pittore e scultore; e che quel animale della cui spoglia or v’è appena un resto, e che fu certamente un cocodrillo, fosse un lucertone che vivesse in una valle presso il Lago Maggiore. Di questo però non v’è, per quanto io so, nessuna notizia contemporanea, se non che gli abitanti della valle di Dumenza fra ’l Cresio e ’l Lario, persuasi d’essere stati liberati per intercessione della B. V. dal danno che sì fatto animale recava alle loro mandre, offrono tuttavia annualmente de’ formaggi in dono a quel Santuario; e altronde non rare sono le favole inventate per accrescere il pregio delle cose col maraviglioso2. [p. 34 modifica]Certo è che alcuni preti vi facevano le sacre funzioni nel secolo xv; che due donne accese d’amor divino essendosi ritirate in que’ contorni a far vita romita e santa, cioè la B. Cattarina de’ Ruffini, che altri dice de’ Morigi, e la B. Giuliana de’ Cassini, indussero l’arciprete a ceder loro il luogo e le ricche entrate; il che fu fatto, e divenne quell’arcipretura un monistero di monache3. La santità delle fondatrici apportò al luogo sommo concorso ed infinite ricchezze. Fabbricaronsi quindi le cappelle e la chiesa con tutta magnificenza. Or il monistero è soppresso: parte serve a due alberghi, e il resto alle ex-monache, che non vietano di vedervi le reliquie delle Fondatrici.

Paese antico è pur Varese, sebben poco ne parlino le storie vetuste. Figurò nel tempo delle fazioni con quei di Castel Seprio, e fu distrutto dai Comaschi. Bella a vedersi è la torre di San Vittore, dalla quale si ha una magnifica vista. La Cavedra, monistero altre volte degli Umiliati, è il più vetusto edifizio che siavi dopo l’ottangolare chiesa del battistero, che vuolsi contemporanea ai [p. 35 modifica]Longobardi. Molte vetuste epigrafi e sculture ch’erano a Varese e nei dintorni furono raccolte da un Archinto, e portate in città, come s’è detto.

Il naturalista che sin colassù giunge, osserverà come la coperta del monte è di sasso calcare, talora con corpi marini, del quale son fatte molte colonne delle cappelle. Nel monte che sta rimpetto sopra Rasa, detto la Chiusarella, vedrà come il calcareo bianchissimo è stato posteriormente appoggiato al rosso granito porfido. Sotto il monticello di Pugazzano v’è una grotta, donde molto alabastro fu cavato. L’acqua, che serve al monistero e alla fonte nello stradone, vien dal vicin monte, risalendo dopo d’essersi abbassata.

Da Varese vassi a Laveno, paese posto rimpetto al seno della Tosa, in cui stanno le Isole Borromee. La strada non è che di quattordici miglia, che ora, per essere stata riattata, sembrano men lunghe. Si passa per vari paesi. A Masnago trovossi, alcuni anni fa, della buona argilla, e degli antichi vasi di essa fatti con bel disegno. Ottima è pure l’argilla del sottoposto Calcinate. Da Masnago sale a Robarello chi vuol vedere la Madonna del Monte prima di Varese, allorchè viene da Laveno. Si giunge a Colciago, ov’elegante casa e bei giardini si preparò il cel. nostro aereonauta sig. Paolo Andreani; ma ora [p. 36 modifica]ciò appartiene ai signori Balabi. Il tagliato colle fa ivi vedere di qual ammasso di ciottolini rotolati dai distrutti monti granitosi, scistosi e quarzosi esso sia stato formato. Viensi a Luinate, Barasso e Comero (paesi che stando sui ciglione del colle, hanno dinnanzi una vaghissima prospettiva), e poi a Gavirate (Glareatum), ove si passa sul marmo bianco-lattato a suture, detto maiolica; marmo che, come vedremo, stendesi in tutta Lombardia dall’O. all’E. Questo marmo è calcare, e sebbene si lavori agevolmente, pur è poco ricercato per la facilità con cui si spezza. Esso or è frammezzato a strati regolari di un calcidonio biancastro, or in sè contiene dei ciottoli di pietra focaia d’ogni grandezza, che hanno generalmente forma tondeggiante, ma romponsi ad angoli taglienti, come sogliono fare le focaie. Il naturalista che esamina questo sasso, vegga se i ciottoli selciosi d’ogni forma possano esservisi deposti a poco a poco in luogo di corpi organizzati ivi distruttisi. Così sospetta un valente naturalista. La strada riattata presso S. Andrea mostra nel tagliato monte gli strati regolari del sasso calcare. Si passa presso Coquio, Trevisago, Gemonio, indi Citiglio (che si accorcia in Sti), ove la strada diramasi, entrando quinci in Valcuvia lungo il torrente Boesio, e quindi proseguendo a Laveno [p. 37 modifica](Labiennum). In tutto questo tratto è da ammirarsi la ricchezza dei fondi, e la diligenza nella coltivazione, specialmente delle viti, che stendonsi sopra il campo, ma tengonsi tanto alte da terra da potervi seminar sotto e raccogliere i cereali e i legumi.

Sta sopra Laveno al nord il monte Beuscer, che somministra al paese un’acqua perenne con bella cascata; anzi per alcuni mesi dell’anno vedesi l’acqua uscire spumante da mezzo il monte, a somiglianza del fiume Latte del Lario, di cui parlerassi. Il nocciolo di que’ monti è un sasso calcare frammezzato di strati irregolari e vene selciose. I boschi poco lungi dal lago danno considerevol prodotto per la facilità del trasporto.

Siamo alla riva del lago Maggiore. Gli Antichi lo chiamavano Verbano; ma v’è chi pretende, e fra questi il Castiglioni e il Valerio, che si chiamasse anche Maggiore, anzi Massimo; e questi vogliono che Virgilio abbiane fatta sotto questo nome menzione in que’ versi ne’ quali rammenta i laghi della Gallia Cisalpina, onde debbano essi leggersi in questo modo:


Anne lacus tantos? te Lari? Maxime? teque Fluctibus assurgens fremitu Benace marino?


Trovasi a Laveno la barca per le Isole, distanti sole cinque miglia. Nello andarvi si [p. 38 modifica]oltrepassa il fondo maggiore del lago, ch’è di ben mille braccia. Indi si naviga sopra varie colline subacquee, dirette in varj sensi. Una di queste creste di colli vien dal continente all’Isola Bella verso N. Un’altra tende all’isola stessa dal S. E. e un’altra dal S. O., passando per l’Isola Superiore. Stendesi un altra cresta dall’Isola Madre a Pallanza, e un ramo pur forma dirimpetto a Suna. Ben lo sanno i pescatori, che, ove più bassa è l’acqua, più pesca fanno. Il seno della Tosa sin presso Beigirate ha la profondità massima di 600 braccia, indi cresce, come dicemmo, sino a 1000. Intanto cammin facendo il viandante, quando sereno è il cielo e sgombra l’aria, al sud vedrà alla distanza di ben dieci miglia il Colosso di san Carlo d’Àrona; verso il N. E. il promontorio di Caldiero che copre il borgo di Porto; Germinaga, Luino e i due Maccagni all’oriente; Intra, Ghifa, Ogebio, le Isole, o Castelli di Canero all’occidente. Avrà all’O. il Sempione, ed al N. il San Gottardo. Dell’arrivo alle Isole già parlammo.


Dalla Cassina delle Corde a Varese ||
 Poste 2.
Da Varese a Laveno ||
 ”  2.


Note

  1. Gallorum antiquae sedes.
  2. Forse un animale del genere delle lucerte, analogo all’Iguana, di cui parlerò al Capo xviii, recava il danno ai pastori, succhiando le vacche; e alla spoglia di quello che aver non si potè, fu sostituita quella del cocodrillo.
  3. Topografia della Pieve d’Arcisate di Nicolò Sormani. Milano, 1728.