Trento con il Sacro Concilio/Libro terzo

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Libro terzo

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Libro secondo Ristretto del Trentin Vescovato
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TRENTO

Descrittion’ Historica

LIBRO TERZO.


NArrate le cose del secondo Libro per lo più contenente formalità intrinsiche di Trento, occorre notar anco dall’esteriore la Città fuor delle Mura. Nel vero à quel che vedo, i Suburbij di Trento di quà, e di là dall’Adige, oltre le lor Villette in Colle, e Piano, sono tutti hormai così Popolati di Case, e Palazzine, che unendosi fariano, come un’altra Città, e venendo il Caso d’altro Sacro Concilio, haveriano campo i Trentini di ceder vie più luogo, e commodo alla confluenza, e soggiorno de’ Padri. Ma [p. 442]senza quì toccar per hora tutti li contorni di Trento, visitarò nel Borgo detto Piè di Castello l’Abbatial Parochia di Sant’Apollinare, assai notabile.

Chiesa di Sant’Apollinare di Trento, e suo essere. Questa è Chiesa così antica, che non se n’ha contezza precisamente: ma si tiene ò haver servito avanti la venuta di CHRISTO, per Tempio d’Apolline, ò essere una delle prime Chiese fabricate al tempo di Sant’Hermagora. In Sacristia v’è memoria d’un Imperator Carlo; e fuori del Choro si legge in Pietra quest’Inscrittione: Faustinae Augustae DD. essendo poi sù la Porta della Chiesa una parte d’Idolo. Altre Pietre vi stavano d’antichità anche più singolari: ma son’andate via, non è gran tempo, ne quì restano, che le Vestigia.

Prepositura del Duomo a Trento come venuta. Fa mentione dell’Abbatia di Sant’Apollinare di Trento Pace Giordano, che la registra con le altre. Vi fù altre volte un Convento di Monaci Benedittini, che vi dominavano con ample rendite, e tenevano trà l’altre Chiese le due vicine di S. Lorenzo, e di S. Nicolò. Partiti, per condegne Cause i Monaci, si ridusse in Prepositura con titolo di seconda Dignità della Catedrale; e ne hà il Ius praesentandi L’Arciduca d’Austria, e Conte del Tirolo. Serve Sant’Apollinare di Parochia, e Chiesa Matricola questo Borgo, e di lui pertinenze.

In entrando in Chiesa à destra della gran Porta, dove stà la Figura Gigantesca d’un S. Christoforo vedesi il Deposito d’uno de gli antichi Abbati, come appar dall’Effigie senz’altro nome. In Chiesa stà sepolto il Canonico Preposito Giovanni Cavaleri, già Pievano in Eppen. Huomo degno per [p. 443]Deposito notabile. scienza, & integrità. Fù confessore dell’Arciduca d’Austria Ferdinando, appresso il quale tenne anche posto di Consigliere, e fù in gran confidenza dell’Imperator Ferdinando I. Padre dello stesso Arciduca, à causa principalmente del Maritaggio di Filippina, negotio, che toccava la pupilla di Cesare, come viddi dalle Carte.

Del Ceppo Cavaleri si tien’ ancora un Gio: Giovanni Giovanni Battista, Huomo chiaro, per un’Opera, che hà in stampa della Cronologia, & Effigie de’ Sommi Pontefici, & un’altra delle Romane Fabriche, & Antichità. Degno perciò di passar trà gli Huomini segnalati della Trentina Patria, quando, come credo, ne sia oriondo.

Medaglie antiche trovate à Trento. Nel resto, oltre le Pietre, & altre antiche memorie di Sant’Apollinare, come toccai, si sono ancora trovate varie Marche, e Monete, che parlano d’antichità. Si come ne’ Campi à torno, e nella stessa Città di Trento si sono scoperte varie Medaglie, trà l’altre di Cesare Augusto, di Tiberio, di Domitiano, di Antonino, di Adriano, di Valeriano, di Gallieno, di Claudio, di Gordiano, d’Aureliano, d’Alessandro Severo, e di Giulia Mammea di lui Madre; di Marc’Antonio Filippo, di Volusiano, di Commodo, e di Constantino. Delle Imperatrici Faustina, Antonia, e Giulia, con alcuni impronti ancora di Donne Greche.

Antiquario in Trento notabile. Et queste Medaglie si trovano in mano di Gio: Giovanni Giovanni Battista Fiorese habitante in Trento, appresso il quale si conserva un Antiquario curioso con circa mille Pezzi trà Medaglie, e Monete grandi, e picciole, alcune d’Oro, molte d’Argento, il resto di [p. 444]Medaglie rare. Metallo Corintio, Rame, e Piombo, per lo più antiche, e originali. Essendovene, come viddi, di Giano Bifronte, tenuto per Noè; di Tascicolo, e di Marcello Romani Consoli; di Tolomeo Rè d’Egitto; di Giulio Cesare; di Nerone, di Galba; di Caligola; di Nerva; di Vitellio; di Domitiano; di Traiano, di Vespasiano; di Tito; di Lucio Vero; di Marc’Aurelio; e di tanti altri Imperatori, Prencipi, & Heroi, che hanno nome: Medaglia, ò Navetta di Davide. Oltre poi varie Medaglie, e Monete, che son’ incognite, e stravaganti, tutte antiche sì Latine, come Greche, & Hebraiche; e trà queste una creduta Navetta del Rè Davide, che hà gran Virtù. Ne ve ne mancano ancora di più moderne trà l’altre di Massimigliano I. di Carlo V. & un Medaglione à rilievo del Cardinal Bernardo Clesio, Vescovo di Trento.

Moneta onde detta. Moneta dicesi da ammonire, perche ci avverte co’l’impronto, co’l peso, co’l tempo, e co’l motto, come trà queste furon quelle d’Ottaviano Augusto che, per un Delfino ad un’Anchora, esprimevano: Festina lente. Si fabricavano anticamente danari di Cuoio, e di legno; come pur di ferro se ne vidde appresso quei di Bizantio, al dir di Celio Rodigino.

Danaro, e sua Etimologia. Danaro dicesi in latino Nummus così derivato da Numa; ò secondo altri da Numisma, che vuol dir cosa introdotta dalle Leggi in vece della permutatione, che regnò prima, si trovasse il Danaro, come scrive Enea Vico Parmegiano; qual di più soggiunge, che Nummus si denomina da Nimos in greco, che vuol dir Fluxit, perche veramente i Danari spendendosi corrono, anzi scampano.

I Danari di Cuoio hebbero per primo impronto [p. 445]Monete notabili. una Pecora, da cui venne il nome di Pecunia; e di questi uno ne viddi nel Castel sopra Bolgiano del Conte Gio: Giovanni Giovanni Domenico di Wolchenstein Capitan del Paese, appresso il quale viddi pure uno di quei 30. Danari d’Argento, per cui fù venduto da Giuda il Redentore. Moneta come dipinta. Moneta Dea appresso gl’Antichi si dipinse con in mano il Cornucopia, & la Bilancia. Al tempo d’hoggi anco senza Bilancia pur troppo si tien’ il Danaro il Dio di tanti, appresso quali non mai è satìa dell’Oro la Sacra Fame.

Termino con quest’Episodio il parlar della Chiesa di Sant’Apollinare in tempo, che vi si fà Festa, e concorso con Plenaria Indulgenza il 23. Luglio dedicato al Santo; nel qual dì scrissi à punto d’essa Chiesa l’anno 1672 sempre Deo Dante.

Dos Trento Colle descritto. E guardata la Chiesa Sant’Apollinare dal Colle, detto Dos Trent, luogo degno da osservarsi. Egli è come un Monte in Isola formato di Scogli, ò Dirupi à rotondo naturalmente: ma con tal ordine, che si fà creder’ un Edificio dell’Arte, e à primo occhio diresti di veder un Anfiteatro Romano, ò Colosseo; e gira un miglio. Nella sommità, ch’è piana di sito, e piena d’Alberi, stanno reliquie d’alcune Case, e Convento, di cui vedonsi anche i vestigi della Chiesa, & una Cisterna: ma dissipata; essendovi però una viva Fontana, che scaturisce in copia da un lato del Monte. Vi sono anche Forme d’un Castello, detto Verruca fabricatovi dal Rè Teodorico de gli Ostrogoti, e quindi venne nome al Borgo di Piè di Castello. Vi soggiornò per l’adietro buon numero di Cervi, che vi facevan razza, e [p. 446]pratticavano famigliarmente; hor si sono sbandati e in vece vi stà una Caccia di Roccolo per i Tordi. Serve Dos Trent, come di Promontorio, Serraglio, e Propugnacolo alla Città non meno, che di prospetto. A piè di questo Dosso in faccia d’Ostro come annidano Vignali, si potrian allevar Piante d’Arancij, ò almeno Ulivi, che, creddo, farian bene: quando lor non facesse male Filadonna con torvi nel Verno il Sole per diametro.

Etimologia di Dos Trent. Il nome di Dos Trent, ò Dorso Trento si tien venuto dalla Città stessa, che vi fosse da prima origine, come in fatti parlano Forme à torno il Dosso; essendovi trà una congerie di Sassi, e materiali il residuo ancor d’un Muro à levante, nell’Horto hora di Casa Manci, che servì, ò di recinto alla Città, ò di riparo all’Adice, che all’hora bagnava i piedi di Dos Trent, ma poi si ditornò per l’accennato Terremoto dell’anno di CHRISTO 369.

Cronica di Trento notabile. Hor questa tal Città, che fù à Dos Trent, qual Culla di Trento creduta coetanea co’l primo essere di Milano, si deduce fondata da un Pronipote di Noè doppo la confusione della lingue; così discorre probabilmente nelle sue manoscritte Trentine Croniche Innocenzo di Prato. Ma io senza entrar nell’Arca di Noè, rimetto la Cronologia della Città di Trento, dove hor si trova, alla fondatione di Reto; all’ampliatione di Brenno; & alla fortificatione di Teodorico, come da principio si notò. E solo aggiungo, che quando s’ampliasse la Città dalla banda dell’Adice, come dà il disegno, vorria Dos Trent essere compreso nel recinto, se non [p. 447]altro, acciò che Trento non venisse ad essere fuor di Trento.

Prato dell’Abbatia notabile. Da Dos Trent, oltre l’Adice s’apre il Prato dell’Abbatia, ò Prepositura, sito, che con essere di suolo il più pingue, è amenissimo sì per aria, e positura, come per prospettiva in tutto aggradevole, verso massime il Ponte S. Lorenzo; godendosi anche, oltre la vista, i riflessi d’un Echo, che risponde dall’altra parte per bocca di Dos Trent, & altri Cengij. Serve perciò un tal Prato di nobil Passeggio, e ritirata per i Studiosi à segno, ch’io lo direi un Campo Peripatetico.

Fiume Adice come detto ameno. Oltre l’amenità del sito si gode singolarmente quella dell’Adice, Fiume, che à punto da Virgilio vien detto ameno; e quì, già che fà certamente la più bella vista di corso, & amenità, doverei descriverlo à pieno, come una delle cose di Trento le più notabili: ma bastandomi haverlo toccato nella scaturiggine, navigatione, & altri effetti, mi riporto nel resto alla Descrittione poetica stampata del Dottor di Collegio Bernardin Bomporto nel suo Epitalamio intitolato: L’Adice Messaggier Gigante. Approdano à questo Prato le Rati, ò Zatte, che vengono da Brongiolo; così che, doppo haver rinfrescato à Trento i Zattieri, proseguono di dirittivo à Sacco; indi à Verona.

Lazzaretto publico. Servì il Prato dell’Abbatia di publico Lazaretto l’anno 1630. all’hor che in Trento, come nelle Città d’ltalia essercitò Libitina le sue furie di falce à punto come in un gran Prato d’herba, già che al dir d’Isaia: Omnis caro foenum et omnis gloria eius [p. 448]sicut Flos agri. O Pure come cantò un Poeta:

Se l’huomo è un fior, l’humana Vita è un Herba,
Che d’ogni tempo nasce,
E d’ogn’ora si coglie
Da la mano fatal di Morte acerba.

Crocifisso notabile, & Altare. Vi stava all’hor inalzato, qual novo Serpe di Bronzo il Crocifisso mirabile, che accennai con Altare per dirvi Messa, & amministrar i Sacramenti nel che trà gli altri Religiosi si segnalò il P. Stefano Trieghen della Compagnia di Giesu; si come per il Governo Economico politico in Città s’applicò notabilmente il Dottor di Collegio Andrea Pompeati, che all’hora Capo Console non cedè à timor, ò pericolo, per ben della Patria.

Palazzo già Madruzzo, e sua descrittione. Il Luogo detto per antonomasia il Palazzo fuori di Porta Santa Croce merita essere visitato. Vi si và per un amplo, e lungo spalleggio di densi Alberi, e grandi, à man destra de’ quali scorre mormorando un gentil’ Alveo. In arrivando s’apre davanti, come un Anfiteatro di pianura, ò Piazza distinta in Alberi, e passeggi, formando di se il Palaggio, quasi bel Teatro di prospettiva. Il Luogo è posto in Isola di forma quadrangolare à Torri con riparo nobile di Balustrata, e regolar recinto di Mura, e Fosse, & Ponte levatoio alle gran Porte. La struttura esteriore hà insieme del maestoso, e dell’aggradevole, e corrisponde anco nel di dentro. Ne1l’alto del Palazzo al di fuori regna d’ogn’intorno un Poggio, ò Belvedere tutto à pittura, che serve, per appagar l’occhio di lontananze.

Trà le Stanze di dentro, & habitationi è notabile [p. 449]Gran Sala del Palazzo e sua pittura la gran Sala posta in quadro, e tutta à pittura historiata dall’Imprese di Carlo V. e della di lui vita, come pur vi si vede espressa la di lui morte, seguita nell’Escuriale di Spagna, all’hor che, doppo rinunciato al Figlio Filippo il Regno, & al Fratello Ferdinando l’Imperio, si ridusse à finir’ i suoi giorni trà gli Heremiti di S. Girolamo. Riflesso notabile di due Statue. Il Camino di questa Sala, ch’è cospicuo, fù già armato da due alte Statue di Bronzo, gittate così al vivo, che han fatto i piedi; e si come stando quì parlavano à motto della caducità delle grandezze terrene: così partendo han’ insegnato in prattica la lor teorica.

Sito fuori del Palazzo quale. Il sito al di fuori contiguo al Palazzo non può essere più proprio in genere di delicia, e d’amenità, massime in Primavera, e prima Estate, che vi si gode con il corso del vicino Adige, il zampillar de’ ruscelli, il canto de gli Augeletti; la verdura de’ Prati; la coltura de gli Horti; la copia de’ Vignali; e trà una popolatione di Pioppe la solitudine. Cascata d’Acqua notabile. In faccia poi tenendosi di là dal Fiume una cascata d’Acqua, che si vede precipitar dal Dorso di Sardagna con piè d’argento. Acqua, che senza gran difficoltà si potria condur davanti al Palaggio, per ivi farla saltar à misura, che casca con diletto da Prencipe. Non lungi dal Luogo posta nel Campo vedesi una Casa in Isola, over Serraglio, che servi altre volte per i Lioni; e nel vicino Prato al favor d’un Alveo s’è di nuovo costrutto un Edificio di Polvere, che stà in moto.

Fù fabricato il Palazzo di prima pianta dal Baron Gio: Giovanni Giovanni Gaudentio Madruzzo Padre del [p. 450]Palazzo Madrutio da chi fabricato, e come, & à che. Cardinal Christoforo in pochi mesi, anzi settimane, onde si può chiamar fabrica veloce. E intesi, che si fecero fino asciugar’ i volti delle Stanze à forza di fuoco. Ciò fù, per ricevervi la Maestà dell’Imperator Carlo V. che s’attendeva di passaggio, come in fatti venne li 19. Aprile 1530. e oltre i trattamenti Regij fattigli dal Cardinal Bernardo Clesio in Castello, ricevè quì da Casa Madrutia grandi honori. In memoria di che stanno dipinte trà l’altre sù’l frontispicio del Palazzo l’Armi dello stesso Carlo V. & la di lui Effigie.

Come devoluto, & à che serva. Doppo la morte del Vescovo Prencipe Carlo Emmanuel, l’ultimo di Casa Madrutia, per vigilanza del Capitolo, che amministrava, s’è devoluto il Palazzo alla Mensa Episcopale, e serve di diporto al Prencipe; rendendosi poi il favorito de’ Cittadini, che d’ogni tempo vi si portano à divertimento. E l’anno 1649. che, come dissi, per cinque mesi continui soggiornorono in Trento due Teste Coronate con diversi altri Prencipi, oltre il Corso di Carrozze, che vi seguiva, vi si rappresentorono Opere Teatrali in Musica, Balletti, Tornei, & altri Regij Passatempi, che si descrissero.

Torricella, luogo notabile descritto Doppo il Palazzo si fà notar fuori di Città il Luogo denominato Torricella. E posto in eminenza d’un Colle, ò Promontorio bagnato a piedi dal Torrente Fersina. E di fabrica in quadro assai propria, e di vago prospetto con à torno Giardini, Horti, e Vignali fruttiferi; essendovi anche una fila di Cipressi, che lo corteggiano. Trà gli [p. 451]Alberi notabili. Arbori si vede per rarità una Pianta d’Agno Casto, & un’altra di Silique Giudaico, spetie di Carobola, qual produce più fiori, che frutti, & questi ne men giungono à maturanza, ostando il Clima over il sito. In quella guisa, che à Trento nell’Horto di Casa Melchiori vedesi un bellissimo Albero di legno santo piantato di mano del celebre Dottor Mattioli, che lo fè venir dall’Indie: ma non con tutta la sua virtù dal mutar Clima.

Torricella già tempo la Favorita de’ Madrutij. Qui alla Torricella stà una Fonte d’Acqua limpida, e fresca condotta di lungi, che sgorgando in copia davanti le Case, ne fà saltar’ un’altra per i Giardini. L’aria vi spira gentil, e salubre di bocca di Ponte Cornicchio à Sol levante, d’onde scorre la Fersina con grato susurro, & questo si concorda con quel de gli Augelletti, che vi annidano. Le Caccie di Lepri vi sono nobili, e se le Volpi non demoliscono, vi fabricano razza le Pernici. Li Vini vi vengono dolci di suo piede, maturandovi l’Uve à riflesso di Cengio, che in tempo di siccità serve, come di Craticola all’herbe, e fiori. Fù questo Luogo il Favorito al tempo de’ Prencipi Madrutij, che lo tenevano per lor deliciosa ritirata, e religiosa, essendovi anche la sua Chiesa, ò Sacello, per dirvi Messa. Hora è passato in mano del Cittadin Lodovico Ponte.

Acquedotto notabile. A piè del Colle sotto un Ponte altissimo di Pietra à un sol’ Arco scorre la Fersina, sboccando per un altro Ponte più basso, che serve di freno, dove di presente s’è costrutto dal Publico in miglior forma un Canale, per insieme dar l’acqua ad alcuni Edificij, e portarla vie più in Città, come [p. 452]Polvere da Schioppo quale. riesce. Trà gli Edificij poi si dà una Fucina di Polvere da Schioppo, che vi si fabrica con finezza, e con quell’Inventione, ch’è nota. Polvere, ch’essendo l’anima delle Bombarde fà vivere quest’Armi funeste, per tuor di vita, quasi che la Morte non fosse pur troppo da se armata di Falce; e pur troppo l’Huomo facile anche senza tal Polvere à ridursi in polvere.

Passeggio sù le Mura di Trento, notabile. Altri molti Luoghi sariano da descriver à torno la Città tutti nobili, godibili, & ameni: ma li tralascio per non perdermi nelle delicie. Si come tralascio i Passeggi varij, e commodi, che doppo quel del Palazzo si fan goder fuori delle quattro Porte, accennando quel solo, che andaria commodissimo in Città sopra le Mura, dove potendo, come dissi, caminar due dal pari, stante la lor grossezza, haveriano campo i Cittadini di divertirsi, non altrimente, che in quelle Città, dove regnano Bastioni, quando massime il sito venisse all’intorno coperto; che così meglio anche le Mura si manterriano. In tanto vi si tengon piantati Herbaggi, e Vignali à certi siti che mi farian ricordar de gli Horti Pensili di Semiramide.

Mura di Trento quali & come celebri. Delle Mura di Trento, come notai da principio, fatte à merli, e tramezzate da Torri, l’Itinerario d’Italia Parte I. fol. 14. nominando il Rè de’ Goti Teodorico, che fece tal recinto alla Città, parla in questo modo: Cinxit eam muro e lapide quadrato, ut etiam num licet videre non ineleganter circiter mille passus, forma prope modum arcuata. E soggiungendo di Castel Verruca, segue: [p. 453]Munijtque Castellum Verucae ex altera Fluminis parte Tridente imminens, &c. Come parimente ciò si cava da Gio: Giovanni Giovanni Cocleo nella Vita dello stesso Rè Teodorico, e ne parlano altri Historici.

Trento, e suoi recinti quali. Trovo però, che anco prima del Rè Teodorico Trento haveva recinto di Mura: ma più ristretto, e men regolare, come ancor se ne vede residuo nel Fralemanno, nell’Horto di Casa Bomporti, & altri siti, nominandosi tutt’hora per Porta di quel tal recinto la Portella. E di qui è, che la Contrada detta Borgo nuovo, come posto novamente fuor di quel primo antico recinto, doppo poi essersi compreso nell’ampliatione di Mura per il Rè Teodorico, hà sempre ritenuto il nome di Borgo nuovo, che tutt’hora porta. Così si verifica, che la Chiesa eretta da S. Vigilio, dove hora è il Duomo, fosse à Porta Veronese, prima cioè, s’ampliasse di recinto la Città.

Cosa notabile d’altro recinto di Trento. E mentre scrivo, scopro altro recinto di Trento nelle fabriche, e Cantina già Sinistrari, hora del Cittadin Gio: Giovanni Giovanni Maria Battaglia, dove certo residuo di grosso muro fortissimo fà credere non haver servito che à cingere la Città tirando da una parte verso la Piazzola trà Casa Ghelfa, & Gallitioli: e dall’altra verso il Fossato & il Macello, dove appare fosse già il Luogo di Giustitia, si come nella vicina Casa Covelati stanno sotterra reliquie d’antiche Prigioni. Hor chi fabricasse questo tal recinto, non si trova: se non ch’è probabile, fosse Reto primo Fondator di Trento; come di quell’altro sudetto recinto può essere stato Brenno; in prova di che nell’Horto [p. 454]Cosa notabile d’un Tesoro à Trento. hora del Dott. Fisico Pompeo Pompeati dentro à quel sito, si sono trovate antiche Monete Francesi, & altre; e poco lungi nella Casa è fama, si ten à un Tesoro devoluto in poter del Diavolo, che lo riserbi con tanti altri al suo Antichristo; & ancor vive il nome di certo Spettro ò Spirito, detto Barbone Custoditor di quel supposto Tesoro. Di che io lasciando parlare à chi sà, & vuole, dirò al mio proposito, che Trento per il meno habbia havuto tre diversi Recinti uno sempre più amplo dell’altro, e tutti tre forti. Ma si come dell’ultimo stò in chiaro per il Rè Teodorico: delli due primi vò al buio di notitie sotterranee; essendo vero, che Trento quasi tutto è posto sopra Trento, come si trova essere anco Roma, & altre antiche Città, che più patirono rovine.

Mura di Trento senza Fosse. Intesi, che già tempo le Mura di Trento havessero le loro Fosse: ma non si verifica; se non che à Porta Santa Croce appaiono i vestigi di Ponte levatoio. Per altro fuori del Recinto il tutto essendo spianato, stanno gran parte Giardini, e Roseti, che si coltivano; Fossa di Castello quale. ne à torno le Mura s’aprono altre Fosse, che trà Porta dell’Aquila, e di S. Martino dietro al Castello, dove per sopra và la Strada detta alla Cervara, Passeggio nobile, e d’aria gentile in bella vista; e la Fossa profonda, che sotto stà, chiamasi Cervara, perche habbia ricettato Cervi, & altre Fiere, come in Serraglio del Principe. Essendo notabile, che lo scavamento di tal Fossa fù l’erettione di Castel nuovo, à cui la più parte del dinaro [p. 455]venne per Condanna de’ Rustici tumultuarij, come si disse.

Disegno notabile. Si tiene, che tal Fossa di Castello fosse non meno scavata nel Sasso, per fortezza, e per introdurvi assieme un ramo d’Adige, qual bagnasse ancor le Mura di Città, che guardan’ ostro: come già tempo le bagnava il Torrente Fersina, che poi s’allontanò, come Nemico. Acqua di Fersina come introdotta à Trento. Quest’Acqua di Fersina si fece venir da Pergine, dove à gran spesa, e pena si diramò, perche servisse, come fà à i Molini di Trento, che prima stavano sù l’Adige nel modo, che si vedono à Verona, & anche altrove.

Danno, & utile della Fersina. Che se la Fersina, per essere Torrente un de’ più rapidi co’l servir à i Molini disserve à i Campi, & hà fatte rovine memorabili, e ben sovente, compensaria il tutto con impiegarsi in Edificij di Lana, e Seta, come si proggettò, e confaria molto per le Tinture come vale, per la tempra d’Armi: e riesce, Acqua pingue nutritiva per le Campagne, quando si facesse inondar con più di flemma.

Fabrica di Pont’Alto, quale. E quanto alle rovine di Fersina, queste non sono più quelle, che furon già; doppo che d’ordine publico l’anno 1651. si stabilirono in miglior forma gli Argini, ò Dighe reali di Pont’Alto, Mole di Fabrica massiccia, & che si potria comparar’ alle Romane in simil genere. Ne altro freno richiedeva un Torrente sì indomito, e sboccato. V’acudì co’l’lnvention’ e Direttione il Nob. di Trento Andrea Alessandrini di Neustain;

[p. 456] Antemurale di Trento quale. Nel resto, quanto alle Mura di Trento, da che vennero erette, come dissi, l’anno del Signore 515. non mai si viddero atterrate da altro hostile attacco, che del Tempo, qual diroccandone tal’hor alcuna parte, obliga, come segue, à rifarcimento. Conchiudendo, che con tutta la fortezza di tali Mura guardate anco la notte dalla Torre di Castello, e da quella di Città, l’Antemurale di Trento sono i Monti.

Unione fortezza delle Città. Se non volessimo dir, come di Sparta, che le Mura di Trento fosse il Petto de’ Cittadini con Virtù tanto più forte, quanto più andasse unita. Si come le Mura stesse popolate di tante Pietre, per rendersi valide, non vogliono, che unione. Ne per altro, crederci, che il Recinto di Trento fosse fatto à cuore: se non, perche à punto voglia essere Città d’un sol cuore. Così le Torri, e Balovardi, che guardano, come dissi, le quattro Porte di Trento, se unite con le Mura fanno regolar fortezza; accordate con l’unione concorde de gli Habitanti, van render la Città inespugnabile, contribuendovi sempre più il Recinto Antemurale de’ sette Monti, ò Gioghi, che fan Corona à Trento, e non meno il perenne Corso dell’Adige, di cui si può dir, com’è in fatti, che: Munit, Sanat, Ditat, et Ornat.

Quattro essentiali Beni, che suol recar’ il Fiume ad una Città; & il render munito è il primario: ma poi sopra tutte le difese, e Guardie: Nisi Dominus custodierit Civitatem, frustra vigilat qui custodit eam. Psal. 126.

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RESTA Hora notar’ i Siti, dove più risiede BACCO nel Suburbano con metter l’essere, quantità, & qualità de’ Vini di Trento, Vindemie, e Caccie, come promisi. Cose queste, che, se ben delle prime essentiali, lasciai in ultimo, acciò, doppo’ havere scorso per una ben lunga narrativa di Croniche, Successi, Stati, e Guerre sempre trà le fiacchezze del mio scrivere, havesse il Lettore, come da ristorarsi, e divertirsi; ò pur’ io, trattandosi di scriver Vini, potessi al Lettore far un Brindesi. Ne mancarò, visitando i Siti, d’osservar insieme le rimarcabili curiosità.

Siti di Vigne notabili appresso la Città. Per primi, come più prossimi, e famigliari di Città si presentano dietro Castello alla Spalliera varij Horti, ò Ronchi con Vignali quanto più fertili di Pietra, proprij di Vino; come sono parimente i Dossi delle Laste alle Predare, e quel sito, che sale à Ponte Cornichio, e scende à i Molini trà gli antichi Argini della Fersina, dove con altri Recinti si nomina il Paradiso; ne si fà tralasciar il tratto à torno S. Bernardino, e quel che spalleggia la via Mantovana. Luoghi tutti notabili in maggior Vicinanza con haver anche le lor Case, ò Torricelle.

Monte di Poho, e suo essere. Scostandosi poi dalla parte d’Oriente viene trà i Siti proprij, e principali il Monte di Poho, qual si suol chiamar la Cantina di Trento, e dalla copia, ò scarsezza, che vi regna d’Uve, si fà pronostico della Trentina Vindemia. Vi stanno con una Communità considerabile sei Villaggi, cioè Sprè, Panthè, Salè, Gabbiol, Villazzano, e Oltre [p. 458]Incendio notabile. Castello. Quest’ultimo, per altro de’ primi, s’è in parte desolato, per un Incendio, che arse più di 15. Case intiere la matina di 16. Giugno 1672. nel qual giorno, & hora medema s’eccitò à Trento il fuoco in due diverse parti di Città non senza gran pericolo; quasi che fosse in quel dì fatale una tal disgratia; e ciò sia qui detto, perche occorse.

Masi, onde detti. Si trovano poi à Poho quà, e là sparsi frequenti Masi, così detti, quasi Mansioni, perche, oltre i Poderi, ò sia Fondi di terra fertili, vi stanno Case, & Habitationi nobili di Villa; come si vede anche tutto all’intorno della Città. Chiesa di Poho quale La Chiesa, che serve di Parochiale, è Pieve di buona rendita, & hà con tre Altari assai proprij, la Pala del maggiore in titolo di S. Pietro, e Sant’Andrea, Pittura rara. Ogn’anno l’Ottava di S. Pietro Apostolo vi si fà festa con gran concorso di Città, come anco il giorno di Sant’Andrea.

Compagna notabile di Poho Sorge da Poho il Colle di Sant’Agata, di cui v’è la Chiesa, e da dove trà levante, & Ostro si scopre una Pianura, ò Campagna ampla, e fertile di grano, e Vino più di quello si potria credere in seno à un monte, & io posso dir d’havervi visto Selve di Vigne formali, tutte fruttifere. Colle di S. Agata descritto. Il Dosso di Sant’Agata è uno de’ tre Colli, che guardan Trento, & è il più cospicuo di tutti tre. Nella cima stà la Chiesa in honor della Santa, e ogn’anno in tal giorno vi si fà festa. Non vi stà Heremita; e pur, per esser, com’è, luogo sterile, e deserto, saria proprio: ma non è più il tempo d’Anacoreti, ò pur anche essi hormai seguono [p. 459]Monte Calvario come saria proprio e dove. insieme co’l Mondo l’Imperator Commodo, l’inco1nmodo del suo tempo. Dalla sua Calvitie questo Colle meriteria esser fatto Calvario, come s’usa in Italia, Germania, e Francia in honor del tanto celebre di Gerosolima. E qui, già che la Città di Trento porta, come dissi, divotione singolar’ alla Passion del Signore, haverebbe il Golgota in uno de’ tre Monti, che la denominano. Fù già tempo‘sù’l Dosso un antico Castello, di cui hora non resta, che il nome dato al Villaggio, predetto d’oltre Castello, che di quà oltre si trova.

Vini di Poho e lor qualità Li Vini, che à Poho si fanno in tutta quantità, riescono stimabili di qualità sì bianchi, che rossi con questo di proprio, che si mantengono in stato; e co’l non essere tutti de’ più grandi si godono in Estate vie più con un piccante, che hanno non mai peccante; venendo insieme dolci di suo piede à certi siti. L’Acque ancora vi nascono in copia, e qualità, quella in particolare, che si vede scorrere à lungo il Luogo. Fù altre volte Poho l’Arcadia di Trento, per i ridotti continui che Vi seguivano di Nobiltà, e Cittadini con i più honesti tripudij, e passatempi, massime in Autunno, che vi regna l’Uccellaggione. Hora quella commensale giovialità di cuore intermessa si và rimettere.

Sopra Villazzano di Poho trovasi il Luogo della Grotta, Colle, ò Promontorio così detto, per esser fatto buona parte à Grottesco dalla Natura. E sito notabile per se stesso, e più per la divotione, che vi stà della Madonna di Loreto [p. 460]con la sua Chiesa. Luogo della Grotta sopra Villazzano e suo essere. Vi si và in un’hora da Trento per via ne molto facile, ne troppo erta. In arrivando sù’l Dosso s’apre un Seno di pianura fertile, e coltivata, anco di Vigne. In disparte vedesi un bel Prato in triangolo, sopra di cui lungo le falde del vicino Monte scorre un rivolo, che si và congiungere con la Sorgente uscita da Val d’Agola, Acqua qualificata, e perenne, & serve al Luogo. Questo poi, à quel, che viddi, trà l’essere, che hà domestico, e silvestre, è un sito tutto proprio di Caccia, e di Solitudine con bontà d’aria in bella vista, e libera da tre parti; ostando da Oriente il Monte, che fà Teatro. Chiesa di Loreto alla Grotta, e sua erettione. Sù’l maggior prospetto del Colle stà la Chiesa, ò Sacello in forma Lauretana con Imagine à rilievo di Nostra Dama sopra l’Altare, ch’è ben tenuto, e provisto di Paramenti. Fù eretta questa Chiesa dal già mentovato Vescovo Bibliese Gio: Giovanni Giovanni Paolo Ciurletti l’anno 1623 come consta in Pietra con animo di piantarvi la celebre divotione delle sette Capelle, e farvi l’entrata per un Religioso: Disegno, che prevenuto dalla morte del pio Vescovo, merita proseguirsi da’ di lui Heredi.

Festa quale alla Grotta. Ogn’anno li 8. Settembre giorno Natalitio di Maria Vergine v’è Indulgenza Plenaria con notabil concorso, anche di Città; e quest’anno 1672. vi si son communicati da 500. Persone, così m’afferma D. Lorenzo Sinistrari Cittadin di Trento, che vi fè la funtione. Vi si dice anco buon numero di Messe, trattati li Sacerdoti, oltre doppia limosina, quel dì lautamente nella vicina [p. 461]Fontana notabile. Casa del Senior della Famiglia Ciurletti, à cui incombe il governo del Luogo, dove in tutto l’anno si tengono anche Bifolchi per il lavoro de’ Campi. In calando dal Colle à destra trovasi la Sorgente, detta le tre Fontane, perche à punto sgorga à tre bocche; Acqua, che come benedetta solennemente dal prefato Vescovo, bevuta con fede hà virtù mirabile contro la febre; essendo anche da se limpida, e fresca, si come tali sono tutte l’Acque, che abbondano in Villazzano, perche di Monte; servendo, come fanno, per uso de gli Habitanti, e de’ Molini: ma senza Pesce.

S. Bortolameo luogo notabile di Vini. A Poho succede il Distretto, ò Regola di S. Bartolomeo, dove nascono Vini in copia, e generosi con qualche fumo, li rossi in particolare, che riuscendo affatto maturi, si godono nel Verno propriamente; e li bianchi riescono per lo più dolci. Vi stanno sparsi varij Luoghi, e Masi di delicia, e Caccia commodi, e cospicui; e per uso de’ Contorni vi stà la Chiesa di S. Bartolomeo con l’esercitio della Cura d’Anime assai ben tenuta, & è Figliale della Parochia di Duomo.

Colle di S. Rocco di Trento, e suo essere. Sorge in capo à S. Bartolomeo il Colle di S. Rocco, uno de’ tre Dossi, che come dissi, guardano in triangolo la Città. E Luogo di buon’aria, e bella vista, & è molto proprio per la Caccia, stando la foresta, che hà intorno, dove in particolar fanno gran passata i Tordi. Nella Cima stà la Chiesa in honor di S. Rocco, dove si dice Messa, & il giorno della Festa Vi si trova con la Plenaria Indulgenza un gran Concorso, andandovisi [p. 462]processionalmente dal Clero, e Popolo, co’l intervento del Magistrato Consolare della Città, che vi fà cantar Messa; Come fà parimente infra l’anno la Casa di DIO. Oltre la Chiesa, vi stà l’Habitatione per l’Heremita, che vi soggiorna, e vi fà buona vita, godendo assai commodo trà quel Colle, che non è sterile, ne deserto, per la vicinanza di Città, e divotione de’ Contorni.

Anacoreti, e loro antichità. Veramente la vita Heremitica con essere la più dolce, riesce degna sì per la gran libertà, che seco porta; come per l’occasione prossima di servir DIO in sequestro del Mondo: quando però gli Heremiti non siano di que’ Sarabaiti, che incorrono la maledittione di S. Benedetto, e che convertendo la libertà in libertinaggio solo portano l’habito per coprire le lor passioni. L’Instituto Anacoretico è antichissimo venendo da S. Paolo Heremita primo; anzi da S. Gio: Giovanni Giovanni Battista il Prencipe de gli Anacoreti; non mancando chi lo deduce dal Profeta Helia. Cosa notabile di certi Heremiti nella China. Nel Regno della China trovo essere anche più antico, mentre leggo nell’Atlante del P. Martini, come sù’l Monte Quanlieù presso la Città di Nancang fin da’ primi tempi è in essere un tal nome. Che però al dir di quest’Autore, stanno sopra detto Monte tanti Heremiti, quanti sono giorni nell’anno, e tutti vivono appartati ciascuno nelle loro Celle. Fanno astinenze, e Macerationi di corpo incredibili, e per il vitto calano ciascuno dal Monte una Fune à Passeggieri, gridando Limosina. Sono però Schiavi, anzi Martiri del Diavolo Costoro, non [p. 463]havendo la vera Fede, altro non sperano da Vita così macera, e austera, che il Bene di poter doppo Morte entrar’ in altro Corpo, credendo in tal modo con Pitagora la Trasmigratione dell’Anime. Quanto perciò sono miserabili gli Heremiti falsi, tanto più felici di gran lunga sono i veri, à contemplatione de’ quali hò quì dovuto far quest’Episodio.

Promontorio notabile. Vicino al Colle di S. Rocco stà, come un Promontorio in Isola, formato, credesi, dall’Acque del Diluvio, essendo, com’è una congerie di rottami, e materiali trà se conglutinati, & impetriti; E nello scavare, che si fà, si son trovate Ossa pur impetrite, Conchiglie di mare, & altro. Gode questo sito una delle più belle viste, & signorili; vi nascono Vigne di conto, e con il Maso, vi stà una gentil Foresta di Roverelli, fatal per i Tordi. Sù’l Tener di S. Bartolomeo trovasi trà gli altri Luoghi Casteller già d’antico Castello, come fà creder il Nome stesso di Casteller, cioè Castello era.

Mesiano, e suoi Vini. Mesiano poi, dove si vede il Castel antico di Pietra piana, benche hormai diruto, è sito stimabile per Vini in quantità, tutti qualificati, e per rarità si dà la Goccia d’Oro: Goccia d’oro quale. Vino così detto dalla pretiosità del sapore, e dal color, che sembra un Or potabile con lega di dolce, ne senza fumo, per la copia de’ spiriti, che in se ritiene, rendendo dell’Aromatico; qualità commune de’ Vini Mesiani. Li Masi qui sono de’ più commodi godibili, e ben posti, quelli massime, che hà la prominenza del Colle. A torno Mesiano si fanno [p. 464]Castagne assai belle in quantità.

Grotta notabile. Sotto Mesiano stà di notabile una Grotta scavata molti piedi nel Cengio co’l favor di Natura à forza d’arte; qual, se non è l’Antro della Sibilla, è quel di Bacco, per il Mero, che vi si serba in tutto l’anno, & si beve naturalmente gelido ne’ maggiori bollori. Vicini nel Colle stanno Vignali di conto, & anche nel piano: ma questi minacciati dalla furia di Fersina, à cui confinano.

Il tratto di Salè Luogo non lungi manda Vini maturi, e molli con delicatezza massime verso il Colle, che li fà dolci notabilmente.

Cognola e suo sito; Vini, quali. Cognola passa trà i buoni siti di far Vini, che si stimano più in Està, maturando, come fanno, à perfettione. Ne vi mancano con sei compresi Villaggi di poche Case, molti Masi nobili all’intorno da goder frescura; con esservi nel mezzo, e sù’l gran Passo la sua Chiesa in titolo di S. Vito, Figliale della Parochia di S. Pietro di Trento.

Sotto Cognola si fanno tener’ per esquisiti li Vini di S. Donato; Tratto in pendice di Vignali, e Masi ben fabricati: ma di Chiesa diruta.

Piazina, e Muralta di quel sito, e Vino. Piazina, e Muralta sono Costiere piantate deliciosamente di Vignali, e Frutti. Le Vigne danno Vini grandi eccellenti: li neri però più, che i Bianchi, quali con l’amabile hanno del fumo. Notansi in questi due siti frequenti Masi posti in eminenza con aria, che godono la più gentile: ma Muralta con essere di primo aspetto, troppo è predominata da siccità, quando non sudino le Selci, che fan’ il fondo: si come Piazina l’ha di Creta la sua parte.

[p. 465] Martignano di qual Vino sia, e di qual sito. Ne si tralascia Martignano, Villaggio picciolo: ma fertile di Vini, amabili, e prestanti, con aria favorita di Sole, e in un di fresco. Sopra Martignano nel Monte detto Calisperg stà la Caccia de’ Cotorni, ch’è singolare.

Costiera di Montagna. Villa di Montagna, benche in altura di sito, per essere però in pendice difesa da tramontana, fà vini competenti vie più nel declivio; e molto buoni in quel tratto, che abbraccia il Tener di Moiago, e di Maderno Costiera aprica, & di Masi nobile, con sorgenti d’Acqua, & aria sanissima.

Qualità di Vini alla Scala, & S. Giorgio. E traggettando l’Adice à Ponente, la Scala dietro Dos Trent così detta, per esser’ à punto fatta come à gradini di Costiera è sito molto proprio per Vigne, & i Vini vi vengono di natura dolci, li neri più, che i bianchi come anco all’intorno di S. Giorgio, dove con essere affatto spiritosi son delicati. La Chiesa di S. Giorgio è antica; ogn’anno la Festa del santo vi si và processionalmente dalla Confreria Alemanna à cantar Messa, con Predicatione in Tedesco sopra un Sasso, che stà fuor di Chiesa, e vi si fà concorso di gente, e ricreatione. Nel declivio poi della Scala si vedono sorgere varij Masi di delicia, e Mirabelle.

I Dossi dietro al Maso dell’aria, così detto dall’esservi tutto esposto, portano Vini validi, e scielti: ma più il tratto di piè di Monte à S.Nicolò, chiesa che dipende da S.Apollinare, e che già fù de’ Monaci Benedittini.

Sopra il Maso dell’aria nel Dosso di Sardagna, [p. 466]Vini d’alto Sasso, luogo notabile. ò Alto Sasso si fanno Vini assai; ma poco notabili. Vi stà un Villaggio di conto con la sua Chiesa in titolo di S. Giacomo, e ogn’anno il dì della Festa vi si fà concorso. Cade d’Alto Sasso una ricca Sorgente d’Acqua, & è una delle più belle Cascate, che si diano naturalmente, servendo anche per un Molino. In Sardagna Vengono assai Cavoli detti Capussi, e Castagne in copia, del resto il Luogo si può dir, come un Paese di Fauni; mentre essendo gran parte boschivo, e tutto scoscese, non vi si può quasi ponere un piè destro, con esservi però da vicino li Campi reali Pianura nobile.

Uso notabile di maritar le Femine. Dal Dosso di Sardagna per cosa notabile ogn’anno la notte de’ primi giorni di Marzo si costuma dal Volgo publicar, ò pronosticar le Spose, che s’eleggono di capriccio, maritandole di nome à questo, & quello. E ciò segue trà gridori, e sbarri non senza tripudio, lo stesso facendosi anco nell’altre Ville per consuetudine antica immemorabile derivata, creddo, dalle prime Calende di Marzo, che i Romani dedicorono al natal di Venere. E quanto allo sbarro, questo segue di Salva in ogni, & qualunque rincontro di nove Nozze per tutto il Trentino.

In Sardagna si dà un Luogo topico di Neve perpetua. Non lungi da Sardagna per via invia stà Sovramonte, dove vengono Vini assai montani, che vuol dir poco buoni generalmente. Per altro il Luogo è di bel sito, buona terra, e Caccia nobile con Masi di delicia notabili, essendovi per [p. 467]uso del Villaggio la sua Chiesa in honor di S. Valentino: si come più alto stà la Chiesa di Sant’Anna, che altro più non risente, che vetustà.

E calando ne’ Colli à torno Trento, Bel Vedere con antico nome, Pissa Vacca fà Vini rossi per lo più con vena di dolce, ne senza polso; godendosi poi trà un picciol Villaggio con la sua Chiesa diversi Masi commodi in prospettiva.

Vini di Ravina quali. Ravina passa trà i Luoghi più notabili di sito e di Vignali, che d’ordinario portano Vini di stima con gagliardia, ne senza fumo sì li bianchi, come i rossi. Vi stà per il Villaggio l’antica Chiesa di Santa Marina fondata l’anno 1007. & è Figliale di Sant’Apollinare. Vi stanno pure diversi Masi, uno più dell’altro considerabili.

Palazzo notabile in Margon Sopra Ravina, ò Rovina dentro à certo seno di Monti, detto Margon, trovasi un Palaggio, ò sia Castello fabricato già dalla Famiglia Bassa, indi passato ne’ Conti Fuggeri, che lo ridussero in miglior forma, e à quel, che intendo, vi facevano l’Oro, ò disfacevano. Parlano perciò ancor i Volti sotterranei, dove si lambicava di fumo à forza d’Alchimia; ò si lavorava d’Alchimia à forza d’Oro.

E fabrica di gran spesa, e Architettura. Vi si vedono Pitture dilettevoli, e Fontane deliciose, condotta già l’Acqua di lontano in Canne di Piombo, hor convertito in legno. E’ sito tutto proprio di Caccia, e di solitudine, e dove ne’ tre mesi estivi soggiorna la frescura, e l’amenità.

[p. 468] In Margon si fanno Castagne grandi: ma Vini piccioli.

Vini di Romagnano quali. Romagnano poi tien luogo trà i migliori siti nella pendenza massime del Monte, dove nascono Vini, che con essere de’ più grandi han del grave, e se ne fanno di dolci. Vi stà con la sua Chiesa il Villaggio di civili habitationi, & hà il passo. La Chiesa in titolo di Santa Brigitta è Figliale di Sant’Apollinare.

Cosa notabile di certe Pietre dette Donne di Sasso. Da Romagnano poco lungi nel basso verso l’Adice occorre notar per rarità in mezzo ad un Campo due Pietre, che dicesi, essere state Donne convertite in Sasso, per haver trasgredito, e dispreggiato i primi Vespri di Domenica, antica Festa di Voto; mentre lavorando elleno queste terre, & essendo avvertite à dimetter l’Opera doppo il segno della Campana, dissero assolutamente di voler finire, se dovessero diventar di Sasso; così si narra. Ma non trovandosi registrato simil fatto da alcuno Scrittore, e non costando ne chi fossero quelle Donne, ne di che tempo, crederci, fosse cosa apocrifa derivata, non sò come, in bocca del Volgo, che di Padre in Figlio chiama cotali Pietre Donne di Sasso.

Diceria varia circa tali Pietre. Sia communque, io fui à vederle su’l Luogo Scarpioni, e intesi di più, essersi volute levar à ricordo de’ Vecchi tali Pietre, come ch’impedivano il Campo: ma à pena condotte fuori, e gettate nell’Adice, si trovorono la matina seguente nel primiero luogo, e la notte stessa morirono i Bovi con il Famiglio, che le condusse; il che ne [p. 469]Qualità d’esse Pietre. meno parmi haver del probabile. Sò ben questo, che per quanto impedimento ponno far’ al Campo, (come in fatti attraversano la Vigna, e ’l Solco) non si moveriano di luogo per ogni gran cosa; e che in passando gli esteri, Persone anche di qualità si movono à volerle vedere. Sono due Pietre come piramidali senza forma di statua: se non che hanno quasi l’altezza d’un huomo trà quello, che sta sotto il suolo, & sopravanza; poco lungi essendovi altro Sasso più picciolo, che dicesi, essere stata la Culla d’un Figliolino.

Prodigio della moglie di Lot, e suo proposito. Altri narrano, che tali Donne divenissero Pietra per haver giurato il falso; che se fosse vero, crederci questo per prodigio simil’ à quello della Moglie di Lot, qual, per curiosità di volgersi à dietro, si vidde convertita in Pietra Sale, come si cava dalla Sacra Scrittura, & Gioseffo Historico narra haver egli stesso veduta. Ma se al dì d’hoggi con tutte le Femine, ò spergiure, ò curiose dovessero seguir si fatte Metamorfosi, il Mondo hormai non saria quasi popolato, che di Statue.

Mattarello, e suo sito Chiesa, e Castello. A dirimpetto di Romagnano, oltre l’Adice stà Mattarello, sito anch’esso di buoni Vini se non verso l’Adice nel piano, dove han del morbido: verso Porto, che si dice, Mattarello di sopra, e verso ancora Novalline, siti proprij. A Mattarello, oltre il picciol Villaggio, che fà il gran Passo, stanno alcuni Masi di piacenza, e v’è un forte Castello in quadro con Balouardi, e Torri coperte di Rame, e per entro sono nobili commodità. [p. 470]Fù già di Casa Traumenstorf, e poi de’ Conti Galassi; hora si tiene da’ Conti di Thunn. La Chiesa Figliale di Santa Maria Maggiore è assai ben tenuta d’A1tari, e Paramenti; e trà le divotioni si singolariza quella di S. Leonardo, come parlano i Voti.

Cosa notabile di Mattarello. Il Luogo di Mattarello si rende celebre, per il Conflitto trà Veneti, e Trentini, che vi seguì l’anno 1487. come notai. E fama, che quì, ò poco lungi morisse l’Imperator Lotario II. nel rivenir d’Italia con il suo Essercito circa l’anno 1137. ma non si verifica di Mattarello; constando però, esser morto in una picciola Villa trà’ Monti di Trento, come trà gli altri Autori lo scrive Ottone, Vescovo di Frisinga.

Non lungi da Mattarello verso il Calliano stà di notabile la nobil Sorgente, ò Scaturiggine dell’Acqua viva. Luogo chiaro non men per la scritta Vittoria dell’Imperator Teodosio contro gli Alani.

Etimologia di Mattarello. L’Etimologia di Mattarello non saprei bene d’onde venga: se non fosse in riguardo à punto de’ suoi Vini, che per ordinario di gran forza, color, e fumo vanno al Capo. Serve con tutto ciò questo Vino matto, ò fà matto, per sanarne altri, che sono scemi, e scoloriti, ò han del crudo.

Ne si tralasciano per buoni li Vini di Man, quelli almeno, che non han del morbido, e cretoso; essendovi anche oltre i suoi Masi, una nobil Grotta, ò Antro, per Conservarli. In Man, come dissi, s’è scoperto una Casa, ò Tempio d’Idoli sotterraneo [p. 471]con Antichità di Marmi, memorie, e Statue, che meritariano dissotterrarsi del tutto, come s’è fatto in parte.

Vino de’ Muratelli quale Frà i Vignali presso la Città posti in pianura si nomina il sito de’ Muratelli, dove i Vini per lo più bianchi sono d’ottima gentil qualità.

Di Centa, e campo Trentino Centa (compresa la Chiusura dell’Abbatia, e la Penisola di S. Lorenzo) và del pari con Campo Trentino per Vini mediocri, & usuali, che con esser leggieri son passabili.

Vini di Vela. Doppo Centa vien’ il Luogo di Vela, sito notabile per fertilità di Vini molto buoni; li rossi in particolare, che nascono verso il Monte: gli altri verso il piano havendo del morbido.

Acqua di Vela notabile. Alla Vela stanno alcuni Masi commodi, che godono gentil’aria, massime d’Està, per un Zefiro quasi continuato, che vi spira. L’Acqua, che vi serve per un Edificio di Carta, e altri, Valeria non poco per le Tinture, credesi anche di Chermesino; si come per il color di Guado s’è fatta prova.

Cima di monte, e sorgente d’Acqua notabili. Sopra Vela vedesi la Cima d’un Monte scaduto, anni sono, con si rovinoso impeto, che quasi hebbe à gettar da letto il Fiume Adice. E proseguendo al Maso dell’Ischia dove si fan Vini mediocri, notasi una scaturiggine d’Acqua, che da Monte sgorga pienissima à tre bocche, con far credere di venir da tre Laghi di Terlago, che hà dietro il Monte à dirimpetto. Capitano in quest’Acqua buoni Cambari, e migliori Truttelle, che si lascian prendere.

[p. 472] Differenza notabile de’ Vini à torno Trento. Quanto poi à’ Colli, e Vignali à torno Trento si può conchiudere, che dalla parte di Levante hanno i Vini proprio il purgato co’l generoso: e da Ponente tengono anzi del pieno co’l loro grande; li Colli stessi, oltre, l’utile, recando diletto quasi Teatri variabili di prospettiva, secondo i siti.

Vini di Calavino quali. E per dilungarmi più alquanto fuor di Città dentro alla Podestaria, Vini confacevoli, e salubri notabilmente riescono i bianchi di Calavino: ma di Monte, che certo per lo stomaco fanno gran passata, e furono i favoriti del Vescovo Prencipe Carlo Emmanuel Madrutio, come lo sono più, che mai di chi li prattica. Calavino è Luogo di buona Terra, bella Chiesa, e grossa Pieve. Gode aria fresca in Està, e nel Verno risente di Primavera. Vi stà di notabile una Sorgente d’Acqua così copiosa, che serve per i Molini, e porta Truttelle.

Arciprete Stefano, e sue qualità. Nella Chiesa di Calavino stà sepolto l’Arciprete D. Stefano de Stephanis Lorenese, Huomo memorabile per Dottrina, valor, & integrità con benemerenza di sua Chiesa, alla quale, oltre altri miglioramenti, fece fabricare la Canonica, e non meno si rese benemerito de’ Prencipi Madrutij per la Chiesa di Trento. Nella Cura d’Anime fu Zelantissimo; e qual visse Padre de’ Poveri, morì ricco di meriti appresso DIO.

Il Monte poi di Calavino fatto, come à Promontorij è amenissimo, e riesce proprio di Caccia anco di Cervi, che vi fan razza; come non [p. 473]meno sù quel di Cavedine, dove son famigliari. E Cavedine Villaggio, da cui si denomina la Valle. Vi stà con la Popolatione de’ fuochi la sua Chiesa Parochiale di buona fabrica, e ben tenuta con rendita competente; havendo anche il Luogo campagna fertile di grano, e coltivata di Vigne: ma li Vini riescono tali, quali. In Cavedine si ritirò, morì, e giace il Vescovo Hieropolitano Pietro Belli, di cui facessimo già mentione.

Lago di Toblino notabile. Sotto Calavino stà il Lago di Toblino delicioso con à torno una, come Riviera d’Uliveti, dove vengono Vini rari, & che hanno dell’aromatico; massime da quella parte, dove fù già un picciol Bosco di Rosmarini. Su’l Lago di Toblino stà in Isola piantato un Palaggio, ò Castello, posseduto da’ Conti di Wolchenstain con vicina una Fonte, che riesce tepida nel Verno, e gelida in Estate. E in fine del Lago sta una sorgente, dove nello spatio di tre anni s’impetrisce il Legno e ne fù fatta esperienza, per quanto m’affermò il Dottor Francesco Scutellio, anni sono. Simile quest’Acqua à quella del Fiume Sele, ò Siler in Campania, dove, al dir di Strabone, e di Silio Italico, cadendo Rami, ò Foglie d’Alberi, diventano Pietre senza perder la propria loro forma, ò natio colore.

Vini di Padrignone quali. Per Vini amabili, e pettorali passano i neri di Padrignone, Luogo di bel sito con il suo Lago. Ne dissimili riescono i Vini di Maiano, ò Santa Massenza, che per in Luogo trà Monti han insieme del grande. Si denomina questo sito da Santa [p. 474]Massenza Madre di S. Vigilio, che, doppo la morte del Santo Vescovo, e Martire vi si ritirò, e finì santamente i suoi giorni. Vi si vede la Chiesa eretta in di lei titolo, come mostra la Pala, Pittura sù l’antico fatta al vivo.

Vini della Sarca quali. Alla Sarca, Luogo così detto dal Fiume si fànno Vini bianchi generosi con haver insieme del matto, e muto, ne amano esser bevuti soli per la troppo. grossezza. Vi stà di notabile un Hospitio, ò Convento di PP. Celestini fondato l’anno 1325. da Nicolò, e Girardo ambi Fratelli Conti d’Arco, de’ quali vedesi in Chiesa nobil Deposito à intaglio di Pietra, da cui risulta à rilievo fiera Battaglia contro il Turco sostenuta da medemi egregiamente. Fravezzo non manda Vini stimabili, che verso Santa Massenza.

Vezzano Borgo notabile. I Vini di Vezzano non hanno gran qualità ma son passabili. E Vezzano Luogo di buona Terra, e di gran passo; porta nome di Borgo, per Privileggio di Cesare Massimigliano I. che vi alloggiò. Vi stà di notabile parte del Corpo di S. Valentino Prete Martire, che opera meraviglie, e causa gran concorso di divotione, custodite le Sacre Reliquie nella Parochiale con molta cura.

Vini di Terlago quali. I Vini di Terlago, e contorni non hanno altra qualità, che esser piccioli; & in certi siti di Collina riescon buoni. E Terlago Villaggio assai notabile di Case, con Chiesa ben tenuta, e vi stà un’Effigie di Madonna miracolosa. Dicesi Terlago da tre Laghi, che hà intorno, uno cioè nel Piano, e due nel Monte, dove vengono Luzzi, Bulbari, e [p. 475]Tinche di straordinaria grandezza, e molto pingui.

Vini di Colle verso il Lavisio quali. Quì senza toccar’ i Vini di Covelo, Cadine, Vicolo, Baselga, & altri, che se ben nati nella Pretura non son’ autentici di qualità, rivenirò in Valle sopra Trento, dove per Vini validi, e risentiti con colore, calor, e fumo passano quei di Colle verso il Lavisio, & anco quei di Meano, e Gardolo: ma non tanto. E Gardolo Luogo di poche Case in bel sito con Passo Imperiale di via commoda.

Nel Colle di Meano, oltre i Masi son Caccie nobili; e vi stà con cinque Villaggi una Pieve di buona rendita. In Meano si fanno Castagne in copia, e li Vini vi abbondano con qualità d’esser propriamente essitabili, massime i neri.

Ponte al Lavisio notabile. Di quà dal Lavisio per termine di Terra Tedesca stà un Ponte di Legno benissimo costrutto, e coperto con un passo de’ più celebri, ogn’or frequente; e il Lavisio Torrente rapido, che vi scorre sotto, da i grossi ripari, che richiede, e abbatte di quando in quando, fà credere le sue furie compensate, se non altro da buone Truttelle; e più da’ tanti Legnami, che conduce di Val di Fiemme.

Vini di Metz Lombardo quali. Si fanno poi tener per gustosi, e gentili i Vini di Metz Lombardo, dove ne vengono anche di potenti più di quel si potria credere, rispetto al sito; Li bianchi sono i più rari, e più passabili. Il Villaggio è assai ben popolato con bella Chiesa, & hà vicino un Convento di Minori Osservanti della Riforma fabricato di nuovo. Il Nome di Metz [p. 476]Metz Lombardo onde detto. Lombardo s’interpreta Meta Lombarda, si come à dirimpetto stà Metz Tedesco, ò Meta Tedesca; essendo probabile, facessero anticamente questi due Luoghi il termine di Terra Tedesca, Fiume Nosio e Lombardia su’l tramezzo del Fiume Nosio, ò Nauno, che vi scorre da Val di Nonn, e sbocca nell’Adice portando come fà Temeli, e Truttelle pretiose, e certo più stimabili de’ Gambari, che si fan dir le pompe di Metz Lombardo.

Vini di Civezzano quali. E rivenendo più vicino à Trento sempre trà i Confini della Pretura, per Vini leggieri, e godibili nell’Està provansi communemente quei di Civizzano. Quì oltre il Villaggio commodo, e civile in bel sito, si fà notar la Chiesa Parochiale, Tempio magnifico, e sontuoso fatto ergere dal Vescovo Cardinal Bernardo Clesio in honore di Nostra Dama, che vi opera meraviglie, e vi causa concorso di Popolo, e d’Oblationi. Tempio di Civezzano descritto. Trà gli Altari, che sono splendidi, e di fina Pittura man del Bassano, il maggiore spicca di Tabernacolo à oro sostenuto in aria da quattro Angioli con à torno il Choro armato nuovamente di Sedili nobili à intaglio, e figure à rilievo, che van dorate come sono posti à oro i Parapetti di Ferro. L’Organo passa per uno de’ più sonori, e la Sacristia è ricca di Paramenti, e Argenterie fuori dell’ordinario. La struttura della Chiesa per di fuori è tutta incrostata di viva Pietra tendente al Marmo, & il Campanile corrisponde di fabrica, e Campane con Cuppola difesa nel piede all’intorno da Poggi, e Balaustri; e nel vertice da un [p. 477]Gallo dorato, che batte l’Ali.

Deposito notando. Trà i Depositi in Pietra, che stanno qui, parlano in Inscrittione quei di Casa Roccabruna, e Guarienta; e di questa si fà intendere la Statua à basso rilievo di Girolamo Guarienti Signor di Castel Malosco, Guerriero celebre.

Lago Santo dove posto, e onde detto. Sopra Civizzano in cima d’un Colle stà di notabile il Lago Santo così canonizato, non sò come: se non che dicesi vi fosse già tempo con la sua Chiesa un Villaggio, qual’ingoiato dalla Terra restò sepolto dall’Acqua, che vi sorse, e dall’esservisi sommersa la Chiesa, si chiamò Lago Santo. Altri lo tengono così detto dall’essersi essorcizato contro Spettri, ò mali Spiriti, che vi apparvero. Sia, com’è; questo è un Lago, che gira circa mezzo miglio, trà le Sponde, ò Argini del Monte. E delicioso d’aria non men che d’Acqua con buoni Pesci, Luzzi, e Bulbari in particolare: ma difficili tanto più da prendersi, quanto più vecchi, e pasciuti nell’alto. Vi regnano anche Anatre Selvaggie famigliarmente, e vi risponde l’Echo all’intorno.

Diceria del Lago Santo. E fama, che il Lago Santo habbia da inondar Trento: ma non saprei vedere da che banda; perche, à quel che viddi gli Argini sono d’alto Scoglio, e la distanza è tale, che, quando anco sboccasse la piena dell’Acque, queste s’assorbiriano gran parte dalla Terra prima di giungere. Credesi, che da tal Lago nasca la Saluga, Torrente, che suole per Porta dell’Aquila invader Trento; e ciò haverà dato ansa di discorrere: per altro [p. 478]crederei, questa esser favola del Volgo, com’è quella del Lago di Palù, dove si tien, che gettandosi un Sasso, si destino in aria temporali, e cadan fulmini; quasi havessero, che far con l’Acque, ò Cancri di tal Lago le Meteore ignite sotto la Luna.

Miniere quali fossero à Santa Colomba. Sù la sommità del Colle di Lago Santo domina un prospetto bellissimo di lontananza, e con i Paesi di Monte, si scoprono nello stesso tempo trè principali Valli, cioè Lagarina, Nonnia, e Fiemmana. Scendendo poi si trovano à torno l’antica Chiesa di Santa Colomba diverse Cave di Miniera d’Argento, che vi fù in voga: ma hora intermessa non mostra, che i vestigi, e ne parla, oltre il sito, la Campana stessa di Santa Colomba con voce argentina, come sentij. Vivendo anche Forme d’alcune Case, dove da’ Canopi si purgavano i Minerali, prima di condursi à i Forni di Pergine; così intesi da D. Pietro Tononi, che fù meco al Lago, & è oriondo del Luogo à Sant’Agnese Chiesa altre Volte Pieve, hora Figliale di Civizzano, com’è anco quella di Santa Colomba.

Siti varij di Vino. Sono poi anche godibili in Està i Vini di Serignano, Luogo delicioso, e d’aria fresca. E sono passabili in Costiera i Vini di Lasise, dove stà un picciol Lago di buoni Pesci, & si gode aria felice. I Vini di Fornace, e verso Pinè, come anco quei di Vicolo, e Vattaro per essere troppo montani in altezza di sito, sono di bassa Lega; ne riescon buoni, che co’l’Alleanza de’ migliori. In Vattaro Villaggio di buon sito stanno Edificij di Seta notabili.

[p. 479] Territorio Trentino come ferace di Vini. Del resto, oltre i Luoghi, e siti da me visitati nella Pretura di Trento senza partialità, tutto quasi il Territorio Trentino (toltene le Montagne, & alcune Valli, che non han Vigne) produce Vini stimabili, si li bianchi, come i rossi: con essere però costante, che il Contorno di Città è il favorito del Vino; e Vino, che venendo quasi tutto in pendici, fà credere veramente, che: Baccus amat Colles, e maturando per lo più à riverbero di Suolo non men, che di Sole hà qualità di non offendere, chi non l’abusa à forza di quantità, & essorbitanza; e sia lungi la Creta.

Esito notabile de’ Vini di Trento. Li Tedeschi à’ quali, oltre modo riescono li Vini di Trento, come lor confacevoli, Vengono levarli à gran viaggio, e à tutto prezzo, come fan fede li 650. primi Carri, che vanno fuori avanti la Festa di S. Giorgio per Compattata; e le tante Boti, e Carrette, che si conducono doppo tal Festa; che all’hora, aprendosi del tutto i Passi, si fà commercio libero di Condottieri per il Tirolo non solo: ma per la Svevia, Baviera, Austria, Paese di Salisburg, & altri Luoghi di Germania, e nella Polonia; andando poi sù le Speciali Patenti Vini de’ più prelibati alla Corte di Cesare. Spaccio straordinario de Vini di Trento. Questi due anni 1671. e 1672. per registro tenuto s’ha esser’ usciti Vini in straordinaria quantità, e ciò à causa, ch’essendosi per la presente Guerra sbanditi li Vini di Francia dalla Fiandra, & Hollanda, vi capitano in vece li Vini del Reno; e in conseguenza colà si spacciano tanto più quelli di queste Parti. Di notabile ancora posso dire, [p. 480]che l’anno 1669. un Colonello delle Militie di Baviera levò da Trento 50. Urne di Vino, per condurlo in Candia, dove trà que’ Greci Bromij sarà certo passato per Peregrino.

Vini mignoni à Trento. Oltre i Vini Usuali, e mercantili, si danno liquori di delicia, rari, Garganico cioè, Moscato, e Malvasia; come pur si fanno in copia tanto rosse, che bianche le Vernaccie anco durevoli: benche sforzate. Senza dir de’ Vini dolci, de’ Vini Teroldighi, & altre spetij qualificate; Acque Vite e loro spaccio. e senza nominar le tante Acque Vite, che si fabricano, e spacciano all’Ingrosso in tempo massime di Guerra, come al presente; essendo l’Acqua Vita, Medicina propria de’ Soldati non men, che il Tabacco. Li Vini Teroldighi, che nominai, così detti dall’Uva come Marzemina sono de’ più grossi, e neri; e se non rispondono di piccante, sono Vini muti, che fan parlare.

Vini di Trento quando dolci. Vengono tal hor quasi tutti dolci i Vini di Trento in quei anni cioè, che regnano gran calori d’Està con pioggia, che prevenga le Vindemie. Nel rimanente ogn’anno si fan Vini dolci di suo piede in varij siti, che han connaturale proprietà, e li 650. Carri, che, come dissi, si spacciano primi co’l’essere tutto cima di Vini, sono dolci. E i Vini Marzemini veri come à Vicenza non nascevan’ à Trento: ma si van’allevando d’aspettativa.

Non capitano à Trento Vini esteri, sì perche ciò faria come un portar Civette in Atene; sì perche è penale, e vi si tien mano con ogni [p. 481]rigore, massime per via d’Italia, da dove non s’ammettono Vini di sorte: per altro essendo libero à’ Trentini colà mandarli senza che si possano impedire. E in ciò trà gli altri Casi fà figura la lunga lite fatta, non è molto, con la Città di Rovereto, per sostentamento della quale s’impiegò con frutto il Nob. Lodovico Voltolini Commissario deputato dal Trentino Publico.

Vini Cretici e di Spagna à Trento. Giungono ben’ à Trento Vini Cretici del Zante, come privileggiati; E vi si tengono Vini di Spagna, e d’Alicante, che servono anzi per Medicina. La Birra, ò Cervosa, che vien à Trento, passa per rarità, e si conserva tanto più facilmente, quanto che per amor del Vino si lascia stare; non essendo ne meno della migliore, com’è quella, che si beve in Germania, Fiandra, Hollanda, & Inghilterra, dove è perfettissima.

Vini di Trento come si facciano. Lo Studio, e la maniera del far’ i Vini di Trento è, come dissi, il farli senza studio tali quali nascono, e senza adulterarsi con Concie, ò altro Ingrediente. Cosa notabile de’ Vini di Trento. E se tenendosi in Paese, si rendono stimabili per se medemi, andando fuori hanno proprietà d’acquistar nuova forza, e bontà co’l moto di Condotta, e co’l mutar Clima in modo, che bevuti altrove, che in Patria, di buoni, che prima erano, fan credere, convenirsi loro il motto: Vectur à meliora fiunt; come chiaro si comproba dall’esperienza. S’aggiunge la natural’ antipatia, che hanno con l’Acqua questi Vini; mentre tutti vogliono esser meri, così che in Trento, per quanto sia di ciò, non hà punto, [p. 482]che far Teti con Bacco. Cosa notabile de’ Vini di Trento. Hanno poi di proprio li Vini di Trento, che (a differenza di certi altri) sono trattabili, e si lascian dimovere d’un Vaso in altro, senza deteriorarsi di qualità in modo, che non cangiano Stato co’l mutar luogo; E ciò per osservatione de’ Tedeschi, che li maneggiano. Ma ne meno à Trento si dà preminenza di primo, secondo, ò terzo Vino, come altrove, perche ordinariamente si fà, si beve, & si spaccia primo: se non che per secondo, si dà il Torchiato, qual serve per gli Operarij.

Legno appresso i Chinesi come si stimi. In somma, per quanto veggo, questo è il Paese del Vino naturalmente, e se appresso i Chinesi per quinto Elemento si dà il Legno, attesane la tanta copia, & uso: appresso i Trentini direi, che il quinto Elemento fosse il Vino; Vini à Trento come abbondino. mentre, oltre la qualità propria, e consumo, se ne fà in tal quantità, che, come dissi, corre qui il Detto: Grano per tre mesi: Vino per tre anni. E tal’anno se ne farà per quattro, e cinque, secondo più abbondano le Vindemie.

Cosa notabile del Paese di Trento. L’Utile, che si cava de’ Vini di Trento, non è tanto facile da sapersi: basta dire, che una Città per altro in sito trà Monti, e destituta di traffico si provecchia di Vino con ogni commodo, per effetto anzi Divino di Providenza tanto più, che mediante il Vino si suol far commutatione di grano dall’Alemagna, com’è seguito quest’anno 1672. con esser vero, che quasi per ogni Capo la Città di Trento vive di Vino. Il dir poi, che tanto Vino si faccia ne’ Contorni di Trento, chi non [p. 483]vede i Seni di Campagna, che si nascondon’ à più ordini trà un sito, e l’altro, non lo può credere: mentre questo è un Paese, che posto naturalmente à falde di Dossi, e Valli, mirato à prima vista inganna l’occhio, come meglio se n’avvede il piè di chi lo và scorrere.

Vino Miniera di Trento e come. Che se i tanti Vignati Colli à torno Trento non hanno in se Miniera di Metallo, forsi perche la Natura Madre co’l fecondarli nel Dorso li sterilisce nell’utero; ò perche il Sole, altrove Padre de’ Metalli, quì và in amor con l’Uve, non è da stupire, se l’unica Miniera di Trento è la Vena del Vino.

Vini Retici quali & come stimati. Et se è vero, come notai da principio, che li Trentini Gioghi siano l’Alpi Retie, così denominate da Reto, che vi dominò, bisogna dir, che li Vini di Trento siano di que’ Vini Retici lodati da Cassiodoro, e posposti da Virgilio al sol Falerno; e de’ quali, à dir di Svetonio, si dilettò Cesare Ottaviano Augusto, in quella guisa, che l’Imperator Tiberio amò l’Uve Veronesi, ò sia Garganico, & i Vini di Cesena Mecenate; com’altri liquori s’amorono da altri Prencipi, seguaci del gusto.

Vini di Trento perche non invecchino. Ne altro, per mio credere, manca à i Vini di Trento, se non che, stando in Paese, ò per diffetto delle Cantine, ò per cagion dell’Aria, ò per natural complessione non invecchiano, come in altri luoghi si vedono fin’ à cinquanta, e cento anni campar’ i Vini sempre sani, e vegeti, senz’altro perdere, che il colore, e co’l solo [p. 484]Vini di cento e più anni dove siano. Recipe ogn’anno di rifonderli, ò rincapellarli. Di questi Balsami, oltre l’Italia, dove n’ho bevuto, se ne conserva anche in Val Venosta vicino à Nauders, e nel Castello Landegg, dove intesi, trovarsene fino di 200. anni. Ma quì à Trento ò non si vuol fare tal prova ò non riesce, ò s’ama meglio bever i Vini, come vengono maturi, e stagionati il primo anno, à differenza dell’Austria, e altri Luoghi settentrionali, dove per lo più non maturono, che il primo lustro. Trovo però, che à Trento si son conservati Vini, di cinque, e fin sette anni.

Vino com’essitato in Trento. Il Vino, che fra l’anno resta d’andar in fuori, si spaccia in Città, libero à chi si sia Cittadino, come di propria entrata farne essito. Quindi, oltre l’Insegne publiche, si vedrà tal’hor sù le Case particolari in diversi Luoghi esposta la Foglia con Ramo d’Hedera, Pianta d’indicio, come quella, che si tien dedicata à Bacco presso gli Antichi; Pianta non impropria forsi ancora, perche il più verdeggia, e non meno hà dell’attrahente: se bene in ciò la real’ attrattiva si fa essere del Vino la qualità.

Uso di bere in Trento quale. Quanto al bere, che s’usa in Trento non meno in privati, che in altri rincontri con esser libero vuol’ insieme essere liberale; facili essendo gl’inviti, reciprochi, & obliganti; ne quasi mai si fanno visite, ò conversationi à’ Labri asciutti. Anzi che li Contratti in voce, & i negotij stessi di Scrittura amano suggellarsi per lo più co’l baccio di Bacco, come viddi stilar’ anche in altri [p. 485]Paesi; e ciò segue frà termini d’honor, e di civiltà.

Bere fresco in Trento come in uso. Quanto poi al bere fresco, benche facciano in Trento calori grandi, e vi possa essere famigliar’ il giaccio: non s’ama gran fatto tal delicia rispettivamente. Se pur delicia devo dir quella, che togliendo al Vino il proprio natural gusto, reca à chi lo beve con crudezze di stomaco anco dissenterie, e flati, e dolori d’hipocondria, come purtroppo parlano gli effetti: e in ogni modo quest’uso, per pernicioso che sia, si accarezza. Tant’è vero, che l’Huomo da se stesso si stermina per diletto.

Ber in giaccio, e suoi effetti. Non è però, ch’io condanni il bere fresco, che anzi lodo grandemente, come proprio à concentrar il calor natio, resister alla putredine, e cacciar dal centro alla circonferenza i pravi humori, come dottamente scrive il Pisanelli. Ma vorria essere rinfrescato il Vino dall’aria fredda, e non dall’Acqua, molto meno dal giaccio, ch’è il più nocivo: quando non s’habbia per Correttivo necessario con il caldo di stagione, ò di Regione quello insieme di Complessione; e non solo di chi beve: ma del Vino stesso, qual, se non è valente, non vuol giaccio. Bere fresco lodato. La Neve, come che ritien assai dell’Aria, riesce meglio; quindi nella Sicilia, dove si fà particolar studio di bere fresco, non vi sarà Persona, per povera che sia, che non voglia per il meno ogni giorno Pane, Vino, e Neve. E da che s’è introdotto tal uso di bere fresco (che saranno circa 60. [p. 486]anni) s’è liberato in gran parte quel Regno dalle Febri maligne, che vi regnavano.

Asiani e lor inventione. Gli Asiani, per quanto leggo, furon quelli, che inventorono metter’ il Vino nella Neve, gli Aromati ne’ Cibi, e portar’ à dosso gli odori; Usi tutti tre, che han del lusso, e regnan’ in Europa notabilmente. Ma se li primi due son passabili, il terzo de gli odori sentì sempre poco di buono, perche troppo effeminato.

Condonimi chi legge quest’Episodio del bere fresco, perche lo scrissi li 5. Agosto giorno fervido; e se forsi troppo à lungo parlai de’ Vini di Trento, ciò fu, perche havendo trovata nel Vino la verità, e Bacco essendo Libero, non conveniva discorrere così ristretto. Ne intendo co’l haver detto bene de’ Vini di Trento, che trovai buoni di mai derogar à’ Vini d’altro Paese, dove si trovino migliori.

Vino da chi trovato, e quando. L’Uso del Vino hebbe origine circa l’anno della Creation del Mondo 1656. che, giusta Beroso, fù l’Universal Diluvio; doppo il quale Noè uscito dell’Arca, e datosi con i suoi à coltivar la Terra, piantò la Vite, da cui ben tosto raccolte l’Uve, & espressone i liquori, fù egli il primo à provarne in se medemo effetti d’ebrietà: non però condanabile, perche involontaria. I motivi, ch’ebbe Noè di propagar’ il Vino, furono probabilmente:

Motivi di Noè per usar’ il Vino 1 Per Correttiva de’ frutti della Terra depravati dalle diluviali Acque.

2 Per Vehicolo dell’humana procreatione.

[p. 487] 3 Per sostegno della sua propria all’hora cadente Età fatta, al dir della Sacra Genesi, di 600 anni.

Vino come stimato da’ Gentili. Co’l tempo poi crebbe, e s’accreditò il Vino à tal segno, che appresso gli Etnici fù adorato per Dio Bacco; e quindi vennero i di lui Sacricoli, e Baccanti; Come in particolare nella Bootia scrive Macrobio, s’offerirono Vittime al Padre Libero non men che ad Apollo. Vino Farmaco divino. In fatti il Vino sembra haver del divino, per i stupendi effetti, che produce; essendo, com’è un Alessifarmaco vitalissimo, giocondissimo, trovato, per mezzo di Noè dalla Divina Previdenza, che come dice il Morale, ama gli Huomini, Usque ad delicias.

Potenza del Vino quale. Ma perche la soave Potenza d’un Liquore, ch’è Sovrano, suol dominar co’ i sensi in un la mente, e ’l cuore di chi l’abusa; da qui sono venute varie Leggi, e regole, per ben usarlo, e in questo, non essendo mio cibo il discorrerne, rimetto chi legge alla Scola de’ Medici, e Filosofi: Si come qui non capiscono le tante, e tanto rare Virtù, che hà il Vino, vero Balsamo della Vita, Nettare de’ mortali; E di cui persino la Feccia opera effetti vitali nel Cremor Tartaro. E senza dir (che il Vino entri à far gli Alimenti dell’Anima nel Sacramento Eucaristico, com’è in fatti) dirò, che il Vino è il Bastone della cadente humana vita, e quindi fù detto in latino Baccus, quasi Baculus.

Acqua nel Vino da chi primo posta. Vi fù, chi per corregger la forza del Vino, vi mischiò l’Acqua, contemperando in tal modo l’uno con l’altro liquore; & il primo, che trovò quest’Inventione, fù Licurgo Rè de’ Traci, scrive [p. 488]Vino come vietato, e da chi. Lattantio. Altri vietorono il Vino con pena Capitale, come Zeleuco à’ Locresi, che al dir d’Eliano non lo permise, se non in caso d’infirmità: E Maometto a’ suoi Turchi lo vietò affatto, il che fè, credd’io, per politica, e da Tiranno, per impedir cioè nell’oppresso Suddito i Spiriti elevati, che ’l Vino desta.

Detto notabile. Li Romani prohibirono primamente il Vino a’ Servi, e poi à’ Fanciulli, ne lo permisero, che à gli Adulti di 30. anni; vietandolo parimente alle Donne, massime ammogliate, ne senza causa; perche, come nota Valerio Massimo: Da Bacco à Venere suol’ esser vicino il grado d’intemperanza; E quindi per conoscere del Vino il trasgresso, si trovò da’ Mariti il Bacio publico. Hoggi giorno tali Leggi sono del tutto abolite in Italia, e non men’ à Trento.

Uso notabile di gustar’ il Vino appresso i Romani. Quanto alla stagione di gustar il Vino, benche, questa sia d’ogni tempo, pare però in Aprile, & in Agosto la più propria. In Aprile, perche all’hora il Vino è nel suo primo essere purgato; in Agosto, perche tiene la maggior forza. Quindi anticamente i Romani osservavano tre volte l’anno i giorni detti Vinali. La prima era li 23. Aprile, nel qual giorno costumavasi novamente dalla Bote spinar il Vino, & assaggiarlo per primitia in honor di Giove. La seconda doppo mezzo Agosto, che all’hora prossimandosi il raccoglier l’Uve, si cercava bere alla gagliarda il Vino; Anzi che per buon’augurio del nuovo, si soleva versar dal Fano di Venere il Vino vecchio. [p. 489]La terza era presso gli Agricoltori nel fin d’Agosto; all’hor, che per attender alla prossima futura Vindemia condottosi fuori di Roma il Libero Padre Bacco, si trasferiva in Eleusine, Luogo di Villa. Così nota Francesco Serra ne’ suoi Sinonimi, inherendo à Varrone, Plinio, e Festo, da quali pur si raccoglie come i Romani nel giorno ultimo di Settembre bevevano il primo Mosto al Banchetto di Minerva in honor della Dea Metrina. A Trento par, che alludino li predetti Usi in Aprile con aprirsi, come dissi, al S. Giorgio i Passi al Vino, in Agosto co’l mettersi larga mano à’ migliori Vini, come si fà; & in Settembre per la Vindemia di cui si dirà.

Bacco, e suoi nomi varij. Hebbe il Vino, ò sia Bacco varie denominationi presso gli Antichi. Chiamossi Meonio, Lisio, Leneo, Bromio, Lieo, Niseo, Nittileo, Iacco, Bassareo, Babatto, Aonio, Emonio, Calidonio, Enorco, Figalio, & altri nomi, che tutti hanno il lor significato. Finalmente Bacco, che da Poeti si dice Figlio concetto da Semele, e partorito da Giove, chiamasi Padre Libero; Padre perche concorre all’humana Generatione: Libero, perch’è di natura libero, fà l’Huomo libero, e libera di cure l’animo. Bacco fù il primo domator delle Genti, & il primo, che trionfò sopra un Elefante, scrive Diodoro.

Si dipinge nudo, Giovane, robusto, cornuto coronato d’Hedera, e adorno di Pampini, e Corimbi, co’l Tirso in mano sopra aureo Cocchio tirato da Linci, Lioni, e Tigri. Dicesi che Bacco hà [p. 490]in odio la Civetta, per causa, che l’Ova di quest’Uccello mangiate fanno nausear’ il Vino.

Li Trionfi poi di Bacco, tanto celebri, à parlar misticamente, tutti si riportorono sù’l calor della Triplice Lega, cioè Cerere, Bacco, e Venere. Lega reciproca indissolubile così, che se Cerere, e Bacco puon far senza Venere: Sine Cerere, & Bacco friget Venus.

Norme d’usar’ il Vino Del resto, quanto all’Uso commune di pratticar il Vino, senza qui metter’ in disputa li Stoici con i Peripatetici, li Medici con i Moralisti, si può risolver: Il Vino, che si beve voler essere generoso, e mero: ma moderato, e preso à Dosa di bisogno: non di lusso, & à suo tempo: non senza misurar con la Complessione anca l’Età. Per altro, non osservandosi questa norma, e dandosi nell’eccesso, se il Vino infiamma le Viscere, manda humor soverchio à’ Piedi, ò fà far delle sue al Capo, bisogna dirla con Catone, che:

Nullum crimen Vini est: sed culpa bibentis.

Abuso del Vino, e suoi effetti. Che se nel Vino, al dir dell’Apostolo, stà la lussuria, questa vien pure dall’eccesso di chi beve, scrivendo perciò lo stesso Apostolo: Nolite inebriari Vino, in quo est luxuria. Detto notabile. Conchiuderò co’l detto del celebre Dottor Fisico Cavalier Benedetto Silvatico, che se in piè uniti due VV cioè Vino, e Venere, indican Vita, rivolti fanno ΛΛ che vuol dir Morte. Così s’avvera il Verso:

Pharmaca Vina, Venus: Toxica Vina, Venus.

E per passar da’ Vini alle Trentine Vindemie, dirò prima, che à Trento in Agosto, e Settembre, [p. 491]Cosa notabile de’ Botari in Trento. si vede la Città popolata di Cerchij, e Boti, che si vanno allestendo da’ Botari, particolarmente Tedeschi chiamati Binter, quali tre ordinariamente per ciascuna Bote battendo à misura di colpi in sesquialtera fanno tutto ’l dì una Musica di strepito, e stordimento. Che se Pitagora in Samio prese il tempo di Musica da’ Fabri, se fosse stato à Trento l’haveria potuto togliere da questi Binter. In Ottobre poi, e parte di Novembre, che durano le Vindemie si vede per Città una frequenza continua di Carri, che conducono Uve, ò Vino, & una folla d’Huomini Portatori, durando trà il far, e collocar i Vini tutto Decembre; e con i Torchij, & Acque Vite fin’ à Febraro.

Vindemie di Trento quando s’aprano, e come. Le Vindemie di Trento s’aprono per il più al Santo Michele differendosi tal’anno, ò anticipandosi, secondo l’opportunità, e maturanza; Sopra di che segue Publico Aggiunto Consiglio del Magistrato; essendo questo uno de’ primi affari publici d’Annona, & che fà il Nervo della Città.

Rigor inessorabile in custodir l’Uve dove si prattichi. Dura il cogliersi l’Uve più, ò meno, secondo i siti. E come à torno la Città tutti e Colli, e Costiere si vedono coperti di Vignali: così le Vindemie riescono d’ordinario ample, e son liberali; mentre non si guardan l’Uve con rigor, e Rusticità, che si fà in altri Luoghi dell’Alpi Retie, dove, oltre le Siepi, impenetrabili, stanno dì, e notte in aguato, ò dietro le Siepi, ò sopra Pinnacoli di Legno i Villani, e Saltari armati di Fusti, e Ferri, che ad un toccar di Corno sono di repente adosso [p. 492]li Passeggieri, ò altri, che ardiscano entrar nel Campo; facendosi pagar’ un Traiero, moneta di cinque soldi per ciascun Graspo senz’altra replica, ò remissione; uccidendo anche tal’hor le Persone, che doppo pasciute d’Uva, vogliano per avventura pagar di piede, ò far testa.

Uve come guardate nel Trentino, e in Val di Lagaro. Hor nel Trentino, rispettivamente parlando, non milita in ciò penalità: ma più tosto indulgenza; e li Saltari, ò Custodi (quando essi per se non habbiano troppo lunghe le mani) ben lungi con altri d’esser Arghi, serran’ un occhio; come si fà non meno in Val di Lagaro, dove, tutto che vengano Vignali di conto, tanto è lontano, che si Vieti al Passeggiere l’entrar ne’ Campi, che anzi colto sopra luoco à gustar’ Uve non ben buone, il Patrone stesso lo indrizza, dove siano le migliori. Nel vero, quando non sia più che indiscreta la mano Passeggiera in coglier Frutti, ella è una grande indiscretezza, anzi empietà di que’ Rustici Saltari, che osano abbreviar la mano dell’Universal Providenza, e non temono fino per un Graspo di Vite privar di Vita.

Segni quali di buona Vindemia. Quest’anno 1672. non ostante, che l’Uve fossero assalite nel principio da gran siccità, e sorprese in fine da gran pioggie, la Vindemia di Trento aperta li 5. Ottobre riuscì copiosa, e stagionata notabilmente. Segno commune di buona Vindemia è il non piovere nel mentre fioriscon l’Uve, e far bello in particolar’ il giorno di S. Vito 15. Giugno: il che per osservanza de’ Contadini. Gli Egitij per simbolo di buona Vindemia figuravano [p. 493]l’Uccello Upupa, che canti nelle Vigne prima di spuntar l’Uve; così scorgo da’ Geroglifici di Oro Apollo.

Caccie di Trento, e loro siti. Li Luoghi topici dell’Uve prenominati à torno la Città sono medemamente anco di Caccia in particolare d’Uccellaggione, della qual molto sono proprij i siti, e non poco si dilettano i Trentini usando perciò Arte, insidia, e stratagema di Reti, Pannie, Roccoli, Lacci & altro con far venir Uccellatori, massime dal Bresciano, dove son’ i veri: Oltre poi li predetti Luoghi, si stimano per volatili, e Quadrupedi ancora le Caccie di Lidorno, e di Sovramonte, che son belissime; senza dir tanti altri siti, che hanno nome, non solo per Domestici: ma per Selvaggi, e trà questi s’hanno frequenti le Coturnici, o Cotorni, li Francolini, & i Galli Montani, d’ambe le spetij. D’Uccelli di rapina si pigliano Sparvieri, Astorri, Falconi, e tal’hor Aquile.

Campo Trentino descrito e sue Caccie. Trà tutte le Caccie di Volatili Suburbane si dan quelle del Campo detto Trentino. Questo è un Luogo, che hà una Lega di lungo in larghezza d’un miglio. Il tutto è Pianura fertile trà Campi, Vignali, Prati, Fruttari, & altri Alberi. S’apre, come un Serraglio in Isola trà ’l Colle, e l’Adice, e per esser quasi contiguo alla Città, si rende il favorito in tutto l’anno, à riserva solita di Maggio, e Giugno.

Volatili di quali, e quante spetij in Campo Trentino. Vi sono Caccie d’ogni genere, e stagione; e oltre le Pernici, Starne, Tortore, Quaglie, Gardene, Tordi, Lodole, Calandre, Hortolani, Merli, Palombi & altri Uccelli noti, ve ne capitano di stranieri, come in particolare Oche marine, Gaze marine, e Pavoni Silvestri; Così intesi trà gli altri dal Cittadin [p. 494]Giulio Tedeschi Cacciator prattico. Sù’l vicino Fiume poi vengono frequenti le Anatre Selvaggie, & altri Acquatili, come pur le Pesche vi sono nobili di Barbi, Bulbari, Temeli, e Trutte con altre varij spetij di buon Pesce.

Caccie come abbondino in Campo Trentino. Li Quadrupedi in Campo Trentino non regnano di ferma, se non tanto, quanto vi trovan Pastura. E se non fosse, che questo Luogo è troppo libero, e frequentato, vi si trovariano più Selvaggi di Volo, & anche di Terra: ma in ogni modo con tutta la frequenza de’ Cacciatori (sotto qual titolo vi vanno anco i Scolari) quasi mai le Caccie restan vote, ne mai mancan le Prede, massime in Autunno, che vi son l’Uve.

Porto de’ Legnami notabile. In Campo Trentino habitano varij Masi di Caccia, e delicia commodi; e in capo sù l’Adice verso il Lavisio stà notabile il Porto de’ Legnami che Vengono da Val di Fiemme condotti sù’l Torrente Lavisio, da cui levandosi in alte Pile per mano d’Huomini, si caricano poscia nell’Adice à seconda per Italia sù le Rati. E ogn’anno in tal modo ne anderanno alcune decine di migliara, in ciò acudendo i Mercanti, e Appaltatori.

Uso di Schioppo in aria, quale à Trento. S’usa da’ Trentini tirar’ in aria studiosamente, e con tal prattica, che quasi è in disuso colpir di ferma; li Schioppi tenendosi il più allestiti, e in essercitio, come le Cacce sono Privileggiate; contribuendo à ciò la Polvere, che à Trento si fabrica assai fina.

Per Caccia di Quadrupedi, oltre anche i Volatili, servono, come dissi, tutti i Colli, e siti à torno la Città, dove son famigliari i Lepri, Tassi, e [p. 495]Volpi; si mantengono perciò Bracchi in quantità e se ne fa studio particolare. Caccia di Quadrupedi nel Trentino. Ne’ Monti, Valli, e Luoghi più remoti non mancano Daini, Camozzi, e Cervi: come ne meno Lupi, Orsi, e tal’hor Cignali; Per gli Aquatili poi, oltre il Pesce, servendo i molti Laghi sparsi nel Trentino. Trà i Quadrupedi per rarità si trovano Lepri bianche in que’ siti, e recessi, che più son nevosi; onde dalla neve si crede, traggano un tal colore, come pur avvien’ nell’Alpi di Savoia, e Retia, ò sia Tirolo dove presso il Verner ne’ Monti Glaciali vengono anche Martori bianchi, come Armellini, e certi Uccelli bianchissimi detti Pollastri della Neve.

Uccelaggione quando propria. Il tempo, che à Trento, come altrove, più milita l’Uccellaggione, suol essere la stagion Autunnale, che fan passata i Tordi, Franguelli, & altri Volatili, de’ quali si fà preda più, ò meno secondo i tempi, e qualità de’ siti. Di notabile dirò, che il passato anno 1671. si fè nel Trentino si gran presa di Tordi, & altri Uccelli, che à ricordo d’Huomo non vi fù la maggiore, anco in altre parti. Strano caso di Tempesta dove occorso Quest’anno 1672. non è seguita gran strage di Volatili sù’l Trentino: ben sì nel Bresciano, dove hà fatto strana Caccia la Grandine con haver, oltre Uccelli, e Quadrupedi uccisi, rovinato i campi di 70. e più Terre; e per tanti Tetti fraccassati, messo Carestia nelle Tegole. Disgratia causata, credesi, non da pure Meteore: ma da certi Balli, circoli, e tripudij, che su l’albasia del nuovo Raccolto regnano dissoluti. Tanto è vero, che il Cielo per chi abusa i favori, hà i suoi fulmini; Così sempre avverandosi il detto del Savio: Risus dolore miscebitur, & [p. 496]Tempo di Caccia, quale. extrema gaudij luctus occupat. Torniamo à Caccia: questa per Quadrupedi regna in particolare l’Aprile, & il Novembre, mesi trà tutti li più proprij & che perciò da gli Antichi vennero consecrati à Diana. La Caccia in aria di rapina con Sparvieri, Astorri, e Falconi non s’usa hoggi à Trento; e ne men con Cani Levrieri à Corsa, forsi perche il Paese non lo dà trà Monti, come in Pianura aperta, dove tanto d’aria, che di terra tali Caccie à chi piace, son le più belle. Trà tutte à mio giudicio, è nobile per terra la Caccia del Cervo, e per aria quella de gli Aeroni, come segue nell’inferior Austria, dove s’essercitano à gara i Prencipi, e le stesse Maestà Cesaree.

Uso della Caccia come antico, nobile, & utile. L’uso della Caccia è antichissimo, e si può dir coetaneo co’l Mondo stesso, venendo fin’al tempo di Cain ucciso da Lamech, che lo tolse per una Fiera, come si cava dalla Genesi. Egli è un Essercitio il più nobile, e proprio per Prencipi; mentre, oltre la Preda, & il Passatempo, acuisce loro con il vigor del Corpo quello dell’animo, e insegna colpi, e stratagemmi da usar’ in Guerra, come nota Senofonte. Hoggi giorno la Caccia è generale nel Mondo; avvenga che, doppo la Tirannide venuta del Meum, & Tuum, hormai in ogni tempo, Mestiero, e Stato si và in traccia, & si vive di Caccia; ogn’uno cercando farsi proprio quel, ch’è d’altrui.

E quì, finendo tutto il descritto di Città, principiarà il Ristretto del Vescovato di Trento.