Trento con il Sacro Concilio/Libro secondo

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TRENTO

DESCRITTION HISTORICA

LIBRO SECONDO.


DOPPO haver descritto l’essere geografico, e cronologico, Stato, Clima, Nome, Vivere, Costumi; Duomo, Capitolo, Concilio Ecumenico, Chiese, Chiostri, Castello, & altri Notabili della Città di Trento, Intention dell’Autore nel secondo Libro. resta accennare il Dominio antico, e moderno; il Consiglio di Stato; il Magistrato Consolare; il Collegio; l’Arma di Città, l’Origine della Trentina Chiesa; [p. 194]la Serie in generale de’ Vescovi; & in spetie la Vita di S.Vigilio: toccando poi altri racconti di pietà; alcuni successi di Guerra con altri eventi; gli Uomini segnalati della Patria; alcuni Passaggi de’ Prencipi; Archi Trionfali, Feste, e Giochi publici. Indi visitar’ alcuni Luoghi notabili à torno la Città; & i Siti, dove più risiede Bacco. Ponendo in fine l’essere, quantità, e qualità de’ Vini di Trento, Vindemie, e Caccie; il tutto con ordine possibile di brevità.

Primo Dominio di Trento quale. Il Dominio della Città di Trento à dedurlo da primaria, successiva origine si fà venir da Reto Capitan de’ Toscani, quel Reto, che, come si notò, in conquistando la Retia, fondò Trento. Sabellico come chiami gli Trentini. Nel che conviene trà gravi Scrittori il Sabellico, qual perciò chiama i Trentini con nome di Reti, come mette anco nel suo Manoscritto di Croniche Innocenzo di Prato.

Dominio in Trento de’ Galli Senoni. Doppo quel de’ Toscani provò questa Città il Dominio de’ Galli Sennoni sotto il Duce Brenno, qual com’è più probabile non edificò Trento: ma l’ampliò, e rese à stato considerabile: senza però ch’egli vi risiedesse gran fatto, perche scacciati à pena i Reti, vago di conquistar l’Italia si portò verso Roma, con lasciar’ à Trento qualche popolatione de’ suoi, e in nome suo chi governasse la Città, e tenesse in fede.

Scacciati poi da Roma i Galli, e come da principio [p. 195]Trento sotto gli Antichi Romani. si toccò, mandati tutti à fil di Spada dal Dittator Camillo (essendo però Brenno mancato in Grecia sotto il Tempio d’Apolline) venne Trento in poter della Romana Republica. Et essa come stilò d’altre Città lontane, resse questa per via di Proconsoli; tenendovi anche Presidij di Militie, in tempo massime, che doppo la sconfitta de’ Cimbri per Caio Mario, s’aprì il varco alle conquiste di Germania.

Trento sotto gl’Imperatori di Roma. Estinta la Romana Republica nel nome, & Imperio de’ Cesari, con la fortuna insieme d’altre Città, e Stati, sortì Trento il Dominio de gl’Imperatori; & questi vi mantennero Governo proprio con titolo, e Carico di Prefetti Augustali. Trà gli altri nelle Fosse del Palazzo già Madrutio consta memoria in Pietra di Marco Curione Sabino Soldato di vaglia, e di grande impiego per Cesare Ottaviano Augusto, come si legge dal Tarcagnotta. Prefetti ò Presidi, Romani à Trento. E si tiene, fosse Governator à Trento anche Nonio Sabino, di cui notassimo l’Inscrittione insieme con quella di Caio Valerio Mariano, Prefetto Augustale in Trento. Quali Inscrittioni da me poste, come stanno in Lapide per abbreviatura, così si spiegano:

Saturno
Aug.
Sacrum
L. Nonius
Sabinus
V. S. L. M.

[p. 196]Inscritioni spiegate.
Saturno Augusto, vel Augustale Sacrum, subintelligitur, celebratum est. Lucius Nonius Sabinus Vovit Sacrum Lapidem Memoriae.

Al medemo modo si spiega l’altra di Caio Valerio Papirio, &c. ch’io quì pure stenderei, se non temessi di pregiudicar’ al giudicio, e acume di chi intende i Sassi, che parlano alla breve in stil lapidario.

Anco Marco Cornelio, e Quinto Cornelio, che si toccorono in altra Inscrittione, è credibile, havessero carica, e governo in Trento; oltre altri Romani Presidi, de’ quali si sarà persa la notitia. Sotto il Dominio de’ Romani primi Imperatori nacque la felicità di Trento; perche all’hora la Città hebbe gratia d’accettar l’Evangelio, vedersi piantar la Chiesa, e dar il Vescovo, come si dirà.

Trento sotto il dominio de’ Goti. Invasa poi l’Italia da i Goti, e superato in Battaglia l’Imperator Decio, venne Trento sotto il giogo de’ Barbari, e vi domino trà gli altri il Re Teodorico. Quel, che al tempo dell’Imperator Zenone, di cui fù in stima, ruppe in Battaglia sotto Aquileia l’essercito d’Odoacre, indi, ucciso lo stesso con il Figlio, restò assoluto Signor d’Italia. Mossa poi Guerra al Rè Clodoveo, e rotti i Francesi, aggiunse al suo dominio trà gli altri stati la Gallia Narbonese, & la Borgogna. Rè Teodorico cinge Trento di Mura. Alla fine, per difender l’Italia dall’invasioni esterne, come nota il Pincio, risolse cinger di mura la Città di Trento.

L’Editto per questa causa fatto a’ Feltrini, quali, come finitimi volle concorressero à un tal lavoro, [p. 197]fà conoscere, che Teodorico non solo munì di Recinto la Città: ma insieme di fabriche, havendola anche retta con leggi, e valore, per quanto leggo. D’altri Goti, che governorono, non si registra memoria, perche tutti furono indegni di memoria.

Totila Rè de’ Goti estinto. Liberata dal furor Gotico l’Italia per l’Armi, e valor di Narsete Capitan dell’Imperator Giustiniano, con la morte di Totila Rè di que’ Barbari, restò tutto l’Essercito parte trucidato, parte disperso, così che con l’altre Città ritornò Trento in mano, e governo de gl’Imperatori. Trento sotto i Longobardi. Ma non andò molto, che, calati da Settentrione (doppo i Vandali disfatti in Africa da Belisario) anco li Longobardi, questi, occupata l’Ita1ia, e resi principalmente forti nel Paese d’Insubria, ò Gallia Cisalpina, da loro denominato Lombardia, s’impadronirono anche della Città, e Trentino Distretto.

Longobardi onde venuti e onde detti. Vennero prima, come scrive Sabellico, questi Barbari con il loro Rè Alboino dalla volta dell’Oceano Settentrionale, e si chiamorono in loro lingua Lang bard, Longobardi, quasi dalle lunghe Barbe, ò secondo altri, dalle lunghe Haste, che portavano, dette Alebarde. Costumi e parlar barbaro, come introdotto. Molte cose narransi di questi Longobardi, e della loro ferocia; e come sparsero la barbarie non solo de’ Costumi: ma dal parlare, che tutt’hora regna, massime in Lombardia; [p. 198]Reliquie di Goti, & altri Barbari, dove siano. havendo à ciò contribuito non meno gli Hunni Seguaci d’Atila, i Goti, Ostrogoti, e Visigoti, che furono avanti, le de’ quali Reliquie rimasero affatto sbandate da’ stessi Longobardi, che sopravennero. Et è notabile de’ Goti in particolare, che avanzorono alla strage di Narsete, e di quelli, che scamporono dall’Armi Lombarde, l’essersi ritirati parte nell’Appennino, parte trà i Monti della Retia, dove ancor vive razza, come parimente de’ Cimbri, e de gli Unni. Trà i luoghi vicino à Trento di questa fama si nomina Cimbra, Pergine, Pinè, Folgaria, Val Arsa & altri.

Italia afflitta. Per l’invasione poi, e tirannia di tanti Barbari, senza dir di Trento, mi figuro la povera Italia, già dominante ridotta stranamente in servitù, e qual sì bella, civile, e gentil Donzella deflorata in ogni luogo, dilapidata, dissipata.

Alboino primo Rè de’ Longobardi in Italia. Hor’ al proposito, il Rè de’ Longobardi Alboino circa l’anno del Signore 570. impadronitosi di Trento, lo costituì Ducea, e vi prepose al governo il Duca Como; per quanto scrive Paolo Diacono, e lo riferisce il Franco. Il Pincio scrivendo de’ Longobardi, comincia dalla morte del Rè Clefo, che rimase strozzato in Pavia da un Fanciullo; e parlando di que’ 30 Longobardi destinati al governo delle Città Ducee, per primo, che reggesse Trento, pone Evino, da altri chiamato, Ennio: ma per equivoco. Io però adherisco ad opinione [p. 199]Como primo Duca di Trento. più fondata, che il primo Governator di Trento per i Longobardi fosse il Duca Como; così portando l’Historia di Paolo Diacono.

Evino Duca di Trento, e suo valore. Vero è, che doppo Como, successe Evino, quello che resse Trento con gran valore, e che liberò la Città dall’invasione di Cranichio, Duce de’ Galli, e fece altre segnalate prove, per le quali fù eletto Capitan Generale dell’Essercito Longobardo nella speditione d’Istria, e per difender di nuovo Trento da’ Francesi, che l’assalirono.

Ennio al Ducato di Trento. Al Duca Evino successe Ennio, quel che dal Rè Agilulfo fu mandato Ambasciator in Francia al Rè Childiberto per trattar la Pace, come gli sortì felicemente, al dir di Biondo; anzi ottenne a favor de’ Longobardi più di quello dimandò, come narra Sabellico.

Guidoaldo Duca di Trento. Ad Ennio fù sostituito il Duca Guidoaldo, Huomo, che non hebbe altro di barbaro, che il nome; perche fù Christiano, religioso, e pio; odiato perciò da’ Longobardi à segno di farlo fino perdere la gratia del Rè Agilulfo, che poi riacquistò.

Duca Alachi, e sua qualità. Doppo Guidoaldo venne al Governo di Trento il Duca Alachi, Huomo così bellicoso, audace, e forte, che non solo attaccò in Battaglia i Bavari, e li vinse: ma fino mosse Guerra al proprio Rè Cuniperto; e, al dir di Sigonio, gli tolse il Regno: benche [p. 200]ciò non consti appresso altri Scrittori. E leggo dal Pincio, che anzi rotto Alachi dal Rè Cuniperto pagò il fio della propria perfidia, e temerità.

Altri Duci Trentini non nominati. In ducento, e circa 30 anni, che Trento fù in potere de’ Longobardi, vi si tennero al governo oltre i memorati, diversi altri Duchi, de’ quali non si hà il nome, ò per mancanza di notitie; ò per causa de’ Scrittori, che li tralasciano.

Rè Longobardi dove risiedessero. Quanto à i Rè Longobardi, che in tutto quel tempo furono varij, questi non si legge, che fossero à Trento, se non in occasione di Guerra, ò di passaggio: soliti per altro risieder’ in Milano, ò in Pavia, che come Città primarie dell’Insubria, loro servivano di Regia. Rè degno di memoria singolarmente fù Bertarito, qual si rese cospicuo per giustizia, pietà, e Catolica Religione, come scrive Pincio; e fù quel Bertarito, che dalla Regina Moglie Rodelinda hebbe Cuniperto, e si vidde astretto assediar Trento contro il Duca Alachi ribellato.

Qualità di Bertarito, e d’Autaro Rè Longobardi. E non men memorabile trà gli altri fù il Rè Autaro dotato di sublimi virtù d’animo, e di corpo, con un fine sempre intento à dilatar’ i confini. Lo fè conoscere trà gli altri rincontri, nella speditione d’Istria, che conquistò per via del Duca, General Evino prenominato. Se bene poi, incontrata la Guerra del Rè de’ Franchi [p. 201]Childiberto, che assalì Trento, Autaro hebbe la peggio con rotta de’ suoi, e guasto del Trentin Territorio.

Bontà de’ Rè Longobardi, notabile. Cercai trà Longobardi un Rè malvagio, per farlo servir d’opposito à i prenominati: ma non hebbi incontro: là dove anzi mi credei durar fatica in ritrovar trà Barbari un Rè non reo. Ma, ò li Scrittori, che lessi, non amano far nome à un Rè cativo; ò i Re, per obligo, almen d’essempio, vogliono essere tutti buoni.

Clefo però, come notai, fù strozzato in Pavia per la‘ sua asprezza, e crudeltà; e Rotario, per altro di qualità regie, christiane, talmente adherì all’Heresia d’Arrio, che non mai fù possibile di staccarlo, per quanto s’affaticassero i Sommi Pontefici.

Rè Desiderio fatto prigione, e da chi. L’ultimo de’ Rè Longobardi fù Desiderio sotto del quale si resse Trento al medemo modo per via di Duchi; fin che alla fine, assediato Desiderio in Pavia dall’Imperator Carlo Magno, e fatto anche prigione, restò l’Italia liberata da’ Barbari totalmente; e ciò circa l’anno del Signore 800.

Numero, e Nome de’ Rè Longobardi. Mi son dilungato alquanto nel toccare i Longobardi, sì perche questi furono gli ultimi Barbari, che ressero Trento; come perche il loro Dominio portò seco notabile curiosità. Constando, che tutti quei Rè fossero in numero 22. come novamente scorgo dal Donesmondi [p. 202]nella sua Historia Ecclesiastica, dove li mette per ordine di successione; cioè Alboino, Clefo, Autari, Agilulfo, Adoaldo, Arioaldo, Rotario, Rodoaldo, Aritperto, Godiperto, Grimoaldo, Bertarito, Cuniperto, Luitperto, Rangoberto, Aritperto 2, Asprando, Luitprando, Ildeprando, Rachisio, fù Santo, Astolfo, Desiderio.

Antico spiritual Governo di Trento quale Tale fù la serie d’antico Dominio di Trento in temporale, che quanto alla spiritualità e cose di Religione, se avanti la nascita di CHRISTO si diedero gli Auguri, e Flamini, ò Sacrificatori d’Idolatria, doppo l’accettatione dell’Evangelio si tenne à Trento per Successor Apostolico il Vescovo: qual però ne’ primi tempi hebbe non poco da sbattere co’l Paganesmo, che ancor durava; e per le tante Guerre sopragiunte, e arrivo de’ Barbari.

Vescovo Agnello e sue qualità. Trà i Vescovi, che vissero al tempo de’ Longobardi, si rende celebre Agnello, ò sia Genetio, Huomo sapientissimo. Fù quello, che al dir di Pincio, intervenne per ordine del Papa al Concilio di Mariano, ò sia Merano, dove per gli Ecclesiastici Instituti faticò vivamente, e con gran Zelo. Da i Galli invasori di Trento ottenne, che non fosse demolito Castel Verruca; e dal Rè di Francia, a cui andò Ambasciatore per il Rè de’ Longobardi Agilulfo, impetrò buon numero [p. 203]di Trentini colà fatti schiavi.

Per Carlo Magno Trent sotto l’Imperator. Finito dunque il Dominio Longobardico nel Rè Desiderio, soggiogato, come sopra, da Carlo Magno, Trento insieme con l’altre Città, e Stati si ridusse in poter dell’Imperatore, e senza più tener titolo di Ducea, tornò à reggersi per via di Prefetti, ò Vicarij Imperiali.

Pie liberalità di Carlol Magno. Carlo Magno poi, Rè e Imperator tanto segnalato nell’armi, e non meno nella pietà, e munificenza verso le Chiese, tale si fè conoscere con quella di Trento, ampliandola di Donationi, Stati, e Prerogative, in riguardo massime à i meriti di S.Vigilio; in ciò imitando l’Imperator Teodosio Seniore, il primo che fondò di rendite la Trentina Chiesa.

Durò Trento sotto un tal Dominio fin’ all’anno, del Signore 1027. che l’Imperator Conrado secondo di Sassonia per pia beneficenza verso i meriti in particolare di S.Vigilio, oltre altri assegnamenti fatti doppo, Temporal Dominio donato dalla Chiesa si Trento, e da chi. donò alla Trentina Chiesa il Temporal Dominio, investendo della Contea, Ducea, ò Principato di Trento il Vescovo d’all’hora, e suoi Successori, che da indi in poi si tennero Prencipi del Sacro Romano Imperio; riconoscendo da Cesare le Regalie, e Possesso del temporale: sì come, quanto alla Spiritualità i Vescovi di Trento sono Suffraganei del Patriarca d’Aquileia.

Sì fatta Donatione dell’lmperator Conrado [p. 204]è toccata dal Pincio nella vita de’ Trentini Vescovi, e si pone seguita Primo Vescovo chi fosse in temporale. in testa del Vescovo Uldarico secondo l’anno predetto. Il che conferma nel suo Libro Manoscritto di Trentina Historia Innocenzo di Prato, qual mette per espresso l’essemplare del Diploma Cesareo.

Protettione, ò Avvocatia della Chiesa di Trento, come venuta. Il trovarsi poi la Trentina Città, e Chiesa, per causa di sito, e di Confini, esposta troppo alle Guerre, e hostili attacchi, fù motivo, che si chiamasse l’Appoggio, e Patrocinio del Conte del Tirolo, come Prencipe più vicino, qual perciò venne investito dal Trentino Vescovo d’alcuni speciali Feudi, & Beneficij come leggo da Marco Heningo ne’ suoi Elogi Tirolesi, dove si mette Protettor della Chiesa di Trento (come anco di Bressianone, e d’Aquileia) Alberto, l’ultimo di stirpe Andeccia, il primo, che portasse titolo di Conte del Tirolo; e ciò circa l’anno 1214. Se bene scorgo dal medemo Heningo, come tal Protettione, ò Avvocatia fosse più antica, e vivesse fin sotto i Duchi di Merano, à’ quali son succeduti li Conti del Tirolo immediatamente: E trà gli altri Vescovi consta d’Egnone, che l’anno 1259. investì solennemente della Trentina Avvocatia il Conte del Tirolo Meinardo, come viddi dalle scritture.

Martin Magero come scriva de Advocatia Quanto poi sia dell’essere, formalità, e obligo reciproco di tal Protettione, rimetto chi legge à Martin Magero fù Consiglier del Serenissimo [p. 205]Leopoldo Arciduca d’Austria nel suo Trattato de Advocatia &c. dove parla à pieno di tal materia, e vien’ in particolare al Vescovato di Trento.

Trento in mano de’ Vescovi. Ridotto in tal guisa Trento in mano de’ Vescovi, cominciò provar un Dominio tanto più facile, e felice, quanto che vidde temprarsi il rigor della Spada con la clemenza del Pastorale; & se per il Governo di Pecorelle, queste havevano gratia d’udir la voce del loro Pastore: il Prencipe altre sì valeva regger di presenza i proprij Sudditi, senza che questi havessero difficoltà in abbordarlo.

Vescovi di Trento contrariati, e come. Ben’è vero, che, se i Vescovi di Trento come Pastori godevano per lo più calma in se stessi, e tranquillità: come Prencipi si viddero talmente esposti à turbini di Guerre, e turbolenze, che, per tenersi al Posto di loro Chiesa trà tanti anfratti, Causa potissima de’ travagli di Trento. urtorono in duri Scogli; ne valendo, per evitarli, gettar l’Anchore, star sù le volte, e studiar la Carta, dovettero fino secondar’ il Vento contrario, e tal’hora scaricar del bello, e ’l buono la Nave per non affondarla; e tal’hor anche per la prepotenza de’ flutti, salvandosi nello Scifo co’l ritirarsi, lasciar di risiedere al Timone. Essendo vero, che à causa di Temporalità tutti si concitavano i temporali.

Gli Annali di Trento in simil genere [p. 206]sariano troppo lunghi, & ardui da registrare; e, oltre che trà tante vicissitudini di borasche e contrarietà mi mancaria con la lena il tempo, non è questo il luogo. Riguardo notabile dell’Autore. Si come non men prolisso, e spinoso sarebbe il voler quì stendere le varie Conventioni, ò Concordate fatte co’l Conte del Tirolo da’ Trentini Vescovi, trà quali in particolar viddi à lungo del Vescovo Giorgio Hakum, e di Giovanni Hinderbach con altre Compattate seguite doppo; mentre il filo, che tengo di Descrittion Historica, non mi lascia entrar’ in materie di controversia, ò di cose, che puon movere gelosia di Stato. Trentino Capitolo successor del Vescovo Solo quì devo ridir circa il Dominio che, vacando per la morte del Vescovo, la Sede Episcopale di Trento, succede nel gemino Governo il Capitolo della Catedrale, come antico Elettor dello stesso Vescovo.

Error di Leandro Alberti circa il Temporal Dominio di Trento. Scrive Leandro Alberti, citando il Corio, che il Temporal Dominio di Trento fosse dato a’ Vescovi dell’Imperator Vencislao l’anno 1377. al tempo di Papa Gregorio XI. il che tanto più hà dell’erroneo, quanto che anzi all’hora la Trentina Chiesa si trovò invasa da Lodovico Bavaro, come si dirà. Questo sì, che l’anno 1389. il predetto Imperator Vencislao confermò alcune gratie, e concettioni fatte alla Chiesa di Trento dal Rè di Boemia Henrico, come trovo registrato.

Ne è vero, che Trento fosse mai in poter [p. 207]di Gio: Giovanni Giovanni Galeazzo Visconte Duca di Milano, come scrive nella di lui Vita Paolo Giovio; poiche trà le Città, e Stati tenuti da quel Prencipe non si novera Trento, come appare dal Tarcagnotta. E Scipion Soncino Giurisconsulto nel suo Sommario delle Vite de’ Duchi di Milano contando 35 Città occupate à punto dal Duca Gio: Giovanni Giovanni Galeazzo, non vi pone Trento. Duchi di Milano non possedettero Trento, come scrive il Giovio. Ne à Trento vive altra memoria di que’ Duchi, se non che Gio: Giovanni Giovanni Galeazzo medemo occupasse Riva; e Francesco 2 Sforza si ricovrasse per due anni nel Trentino contro le Guerre, come si cava dal Doglioni.

Dominij di Trento in Epilogo. Da quanto s’è detto nella seguita Induttione ripigliarò il Dominio di Trento succinto in otto Capi. Il primo fù quel de’ Toscani sotto Reto, e durò dall’origine della Città fin’ alla di lei ampliatione sotto Brenno. Il secondo de’ Galli Sennoni, che durò fin’ alla Romana Republica. Il terzo de’ Consoli, ò sia Proconsoli fin’ a’ Cesari. Il quarto de gl’Imperatori Romani fin’ à Decio. Il quinto de’ Goti fin’ al Rè Alboino. Il sesto de’ Longobardi fin’ à Carlo Magno. Il settimo de’ Vicarij Imperiali fin’ à Conrado secondo. L’ottavo de’ Vescovi fin’ al presente. Et queste sono le otto Età di Trento, ò sian mutationi, ò vicissitudini.

Così che finito il Dominio de’ Toscani, over Hetrusci, qual si tenne la prima Età di Trento, circa l’anno del Mondo 3568; il Dominio de’ Galli [p. 208]Otto Età di Trento quali. Sennoni, la seconda età, fù d’anni 174. Quel de’ Consoli, ò Proconsoli Romani, la terza Età, fù d’anni 172. Quel de’ primi Romani Cesari, la quarta Età, fù d’anni 450. Quel de’ Goti, la quinta Età, fù d’anni 143. Quel de’ Longobardi, la sesta Età, fu d’anni circa 230. Quel de gl’Imperatori doppo Carlo Magno, la settima Età, fù d’anni circa 250. Quel de’ Vescovi, l’ottava Età, dall’anno 1027 fin al 1671 si computa d’anni 645.

Il discorrer poi della guisa, e formalità di questi otto Dominij con le lor principali conseguenze di Leggi, Religione, Habito, e Linguaggio, porta, se non altro, curiosità, per esser’ un misto, com’è d’heterogenei.

Otto Dominij di Trento antichi, e lor qualità. Da Reto il primo Fondator di Trento, secondo il Sabellico, vennero Leggi imperiose, e rigide; non però barbare; mentre essendo Reto Capitan de’ Toscani, ò Hetrusci; e l’Hetruria tenendosi nell’Italia, questo si sa, esser’ il primo Paese d’Europa civilizato, e che co’l dar loro legge, tolse la Barbarie all’altre Nationi.

Da Brenno, come dissi, espulsor de’ Toscani si diedero à Trento le sùe Leggi; & queste più rozze, che rigorose: ne manco barbare; mentre egli, & i Galli, che conduceva, per anco non havevano cantato in Italia.

Dalla Romana Republica s’hebbero Leggi più civili, & ample; anzi libere: se Trento, come trovo scritto, fù Colonia de’ Romani compresa nell’Insubria, ò Lombardia; mentre si sà [p. 209]per Tito Livio, che le Romane Colonie mandate fuori si tenevano Popoli liberi, solo riconoscendo Roma, per l’alto Dominio.

Cosa notabile de’ Popoli Insubri, ò Cenomani. Che se Trento, secondo Tolomeo, è Città ne’ Cenomani (come si trova principalmente Brescia) tali Popoli si tennero Socij: non sudditi de’ Romani, come scrive Polibio, e l’approva Livio. Et è notabile, che de’ Popoli Insubri, ò Cenomani, al dir di Cornelio Tacito lib. II. si cavavano tal’hor Huomini scielti in evento di supplir’ al numero de’ Senatori di Roma; il che sia qui detto in passando.

Cosa notabile d’Ottaviano Augusto. Doppo l’Imperio stabilitosi da Giulio Cesare si diedero à Trento Leggi da gl’Imperatori in conformità di reggere, come facevano, i Popoli assolutamente con real Scettro, massime sotto Cesare Ottaviano Augusto, qual fù propenso al Trentino Paese, in riguardo del Passo, che stimò molto, e come dissi, lo fece ampliare; e de’ Vini Retici, ò Trentini, de’ quali si dilettò, come dirò altrove.

Governo de’ Goti a Trento Da i Goti si resse Trento con Leggi anzi barbare, e tiranniche; se non che il Dominio del Re Teodorico fù provido, e commendabile; poiche, oltre il recinto fatto della Città, & il Castel Verruca fabricato in Dos Trent, come signor d’Italia, ch’egli era, tenne con ogni buon ordine questa Città, come quella, che fà frontiera in Posto di gelosia.

[p. 210] E tanto più è probabile il buon Governo del Rè Teodorico, quanto che, come si cava da Sidonio, gli fù Consiglier, e Secretario Leone, che poi divenne Sommo Pontefice di tanta dottrina, e santità. Opinione notabile circa S. Leone. Ciò però non và senza implicanza; perche il Papa S. Leone primo fù quello, che in Pontifical maestà andato incontro ad Attila Re degli Hunni con eloquenza di Cielo dissuase quel Barbaro, per altro inessorabile, dal Sacco, e flagello di Roma; & il Rè Teodorico fù doppo Attila. Sia communque, questo si hà, che il Governo à Trento fosse degno del Re Teodorico: si come indegno quel de gli altri Goti. A riserva però di Rithimero Capitan Goto di gran valore, quale, avanti Teodorico, si tenne al governo di Trento, e difese bravamente lo stato da altri Barbari, come si dirà. Armi prohibite dal Rè Teodorico. Questo essendo anche notabile dello stesso Re Teodorico, che sotto di lui come nota il Biondo non potero li sudditi d’Italia portar Armi di sorte, tutte facendole egli levar dalle Case; e ciò à fine, quella Natione per altro agguerrita, e prode, resa del tutto inerme, divenisse anche imbelle, e per conseguenza inatta à sottrarsi dal Dominio Gotico. Quindi nel di lui Essercito non s’ammetteva alcun Soldato Italiano, ò altro Armigero. Politica di Stato questa assai buona, se non fosse tirannica in prohibir l’uso dell’Armi, ch’è tanto nobile (parlo del militare). Meno però barbara inventione di quella trovata doppo da Maometto in prohibir l’uso delle Lettere, ch’è tanto degno.

[p. 211] Rè Teodorico, e suo biasimo. Non è quì mio scopo il mettere la vita, e gesta del Ré Teodorico, rimettendomi à Gio: Giovanni Giovanni Cocleo che ne tuol’ assunto. Solo accenno, che le chiare Imprese, e glorie di quel Ré non poco s’oscurorono dall’essere Arianno, e dall’haver perciò fatto morir prigione in Ravenna il Sommo Pontefice Giovanni I. gran persecutor dell’Arianna Setta. Come non meno si macchiò la di lui vita, per la morte data ingiustamente à Simmaco, & à Boetio Romani Patricij, due gran lumi di Virtù, e di dottrina, e li più benemeriti dello stesso Ré Teodorico con il Consiglio. Morte del Rè Teodorico, causata come. S’uccisero sotto specie, che affettassero cose nuove: ma non andò molto, che, cenando Teodorico, & essendogli presentata in Tavola la Testa d’un gran Pesce, parvegli di veder’ il Capo di Simmaco in atto il più torvo, e minaccioso, onde per tale spettro il Rè assalito dalla febre, e tosto entrato in estremo cordoglio uscì di vita.

Governo de’ Longobardi. Da’ Longobardi hebbe Trento Leggi miste di barbarie: ma però giuste, & anco civili, massime ne gli ultimi tempi, che quei Rè havevano in Italia posto piede di lunga mano; e i Duchi di Trento reggevano con Leggi Regie. Constando, che tra’ Longobardi, remota ogni violenza, e ingiustitia si godeva piena sicurezza, e libertà; così riferisce Pietro Gregorio Tolosano.

De gl’Imperatori di Germania. Da gl’Imperatori di nuovo sortì Trento Leggi d’Imperial maestà con magnanimità propria delle loro Aquile sù Forme in particolare [p. 212]di Carlo Magno; benche però non reggessero da se i Cesari: ma per via di Vicarij.

Finalmente da’ Vescovi si resse Trento con Leggi non men religiose, che rigorose; stando nel loro essere di Pastori, e Prencipi, accrescendosi il buon Governo dalla Presenza.

Antica Religione in Trento quale. Quanto alla Religione, questa regnò in Trento di Gentilesmo le tre prime età con riti più, e men superstitiosi, secondo il genio de’ Dominatori, e de’ Vassalli, che tutti vivevano lontani tanto più dalla conoscenza del solo, e vero DIO, quanto che adoravano pluralità di falsi Numi ne’ Simolacri. Sin che nella quarta età accettandosi da Trentini, per gratia del Cielo, la luce dell’Evangelio, si sgombrarono le tenebre d’Idolatria, come in appresso si dirà.

Antichi Idoli di Trento, quali. Gl’Idoli, che à Trento hebbero colto, ritrovo, che fossero trà’ publici, Nettuno, Saturno, & Apolline, nominandosi anche Giove Capitolino: benche di quest’ultimo non resti memoria, come vive d’Apolline per il Tempio ridotto à S. Apollinare; di Saturno per l’Inscrittione, che si notò; e di Nettuno, oltre il Busto della statua in Castello, io stesso hò visto nella facciata di Duomo verso la Piazza, l’avanzo del Tridente, che accennai. De gl’Idoli privati non si fà nome, ò numero, constando, che ogni Casa havesse i suoi Lari, ò Penati, ò Dei famigliari, che si chiamorono da’ Gentili, acciecati, e delusi dal Padre di menzogne.

Il tempo poi, che à Trento più vigoreggiò l’Idolatria, fù senza difficoltà sotto i Toscani, over Hetrusci, [p. 213]Gente, al dir di Sabellico, più superstitiosa, che pugnace; Hetrusci, e lor Religione. e dalla quale se venne in Roma la Sella Curule, la Pretesta Veste, i Littori, i Fasci, l’eburneo Scettro, & altre regie Insegne: venne altresì lo Studio, e mirabil Arte de gli Auguri, e quel ludibrio de’ mali Demoni. Quindi s’ha da credere, non meno incalzasse à Trento l’Idolatria sotto la Romana Republica; qual come Arbitra Sovrana tirò nell’essempio di Religione gli altri Popoli. E trà l’Historie quella di Tito Livio fà conoscere, quanto fossero gli antichi Romani Religiosi bensì: ma superstitiosi. Roma, come religiosa. Essendo vero, che se Roma trionfò del Mondo; di Roma trionfò il Paganesmo. Tempij, Idoli, Oracoli, Riti, Sacrificij, Altari, Auguri, Flamini, Vestali, & altri ministri di falsa Religione riempivano quella gran Città, chiamata perciò da S. Leone Maestra d’errori. Ma, qual sorte di Roma! L’essere sempre stata dominante; e di Ministra d’errori, esser fatta Maestra di Verità, e Capo di Catolica Monarchia;

Antichi Habiti in Trento quali. L’Habito de’ Trentini Popoli è credibile, variasse al Variar de’ Dominij; e ciò maggiormente, che anco sotto un solo medemo Prencipe non è sempre lo stesso Vestir de’ sudditi, e procedere. Essendo vero, che sempre nel Mondo le mode piacquero, & le novità; com’è vero altresì, che nel Vestir, e procedere d’hoggi giorno altro più non è stabile, che l’incostanza.

Io quì non cercarò di far veder Trento in Habito Hetrusco, Gallico, Romano, Gotico, Lombardo, & altre guise, nelle quali comparve [p. 214]anticamente. Vestire, e sua diversità secondo i Dominij. E ne meno vuò decider, qual fosse di tali habiti il più proprio; se non che giudicarei à favore dell’Hetrusco, e del Romano, condannando trà tutti il Gotico per il più barbaro; il Longobardico per il più strano: Serioso però, e non meno dal contegno, che dal portarsi da que’ Barbari la Barba in foglio.

Vestire sotto i Vescovi qual fosse già. E se à Trento, sotto gl’Imperatori di Germania s’introdusse l’Habito Tedesco; sotto i Vescovi ritrovo, che un tempo militò il Vestir alla Svizzera, ò sia Helvetica, ovvero Retica, come in particolar sotto il Vescovo Alessandro Duca di Mazovia, già 250. anni.

Origine del vestire. L’uso del Vestire è antichissimo venendo dal primo Huomo, che fù Adamo: ma come provenne à causa della colpa, che risvegliò l’erubescenza con rivoltar la ragione: così non è da stupire, se tal’uso degenera facilmente in lusso, e desta vie più in fomite de gl’incentivi.

Dall’Habito esteriore si scopre l’Huomo interno il più delle volte: come la qualità de’ tagli, e de’ colori suol palesar’ il genio di chi li porta. Nero, Netto, Nuovo è Vestir proprio, dicono per Proverbio i Francesi: se bene però questi co’l’inventar nell’Habito tante mode, vivezze, e varietà, passano anzi hormai per Protei, che per Galli.

L’abuso dunque del Vestir’ è anch’egli antico in Asia massime, & Europa; e non solo appresso la Gentilità: ma anco nel Christianesmo, come n’essaggera trà gli altri S. Gio: Giovanni Giovanni Chrisostomo, e Tertulliano. Il Vestir vano d’hoggi di massime [p. 215]nelle Donne si condanna mirabilmente dal proprio Sesso in una lettera latina di Laura Cereta Gentildonna Bresciana, che ne hà stampato à lungo una solida solenne invettiva, come riferisce il P. Agostino Mazzini. Et il P. Alberto Alberti della Compagnia di Giesù, Patricio di Trento trà l’altre sue Opere hà fatto uscir quella de vano Mulierum cultu; Libro ripieno di più dotta Christiana Critica.

Antico parlar di Trento, quale sotto Reto. Quanto al Linguaggio, che regnò à Trento non saprei dirne al tempo di Reto le qualità; mentre non ne trovo le memorie. Per congettura si può credere, che il parlar d’all’hora non fosse barbaro, come che veniva dall’Italia: ma fosse Idioma latino, misto di Greco: lingua questa, che à quel tempo era assai diffusa: benche però dall’Alpi Retie, e Noriche vicine saran venute Voci di Tedesco antico lasciato in Germania da Tuiscone, e Compagni, che vi vennero. doppo la Confusione di Babel.

Sotto Brenno. Da Brenno senza dubbio venne à Trento il parlar Gallico antico, e rozzo, della fasson di quello, che adesso i Francesi chiamano Gaulois, e ancor più barbaro. Trà i Luoghi del Trentino vivono tutt’hora voci di tal Lingua in Val di Nonn sparsevi nel passaggio, che vi fece venendo dalla Gallia lo stesso Brenno, e doppo di lui l’Essercito del Duce Cranicchio, come si dirà.

Sotto i Romani Consoli. Dalla Romana Republica domatrice de’ Galli Sennoni, & altri Barbari si sparse à Trento’ l’Idioma latino buona parte: benche misto di Greco, & [p. 216]anco di Punico, per il transito in particolare de’ Cartaginesi in Italia sotto Annibale.

Sotto i Romani Cesari. Al tempo de’ Romani Imperatori, che regnava assolutamente in Roma il parlar latino, si sparse anco ne’ luoghi à quel Dominio soggetti; e ciò più, e meno, secondo che i Paesi s’avvicinavano al Latio, dove era il Cuore di tal Lingua. Sì che Trento, stando, com’è, su le Porte non men d’Italia, che di Germania, haverà ricevuto con il latino Scettro anche l’Idioma misto però di voci, e frasi antepassate, confuse vie più dal Passaggio de’ Cimbri, e de gli Halani.

Sotto i Goti. Da i Goti venne à Trento, come in altre Città oppresse da que’ Barbari un parlar Tedesco strano, e stolido; come ancor ne vivono assai dittioni nel Trentino, cioè sù i Monti in particolare di Pergine, e di Pinè, dove, à quel che intesi, si parla per non farsi intendere.

Sotto i Longobardi. Per il guasto poi di tanti Barbari in Italia corrottosi l’Idioma latino, si generò l’Italiano volgare qual s’introdusse anco à Trento, e continuò, fin che sopragiunti li Longobardi, da tal Gente si piantò, come una Selva di Voci barbare, massime nel Paese d’Insubria, dove in 200. e più anni studiorono sradicar l’antiche Romane memorie, & altre, che vi trovorono sì di fabriche, sì d’Inscrittioni. Longobardi corrompono il parlar Italiano. E non solo alterorono il parlar latino Italiano notabilmente con introdur il loro Lombardo: ma adulterorono fino i Caratteri, scrivendo con certe note, ò tessere à modo loro, come alcune restano à Trento, e molte in altri luoghi di Lombardia, che [p. 217]fanno pena, e nausea à chi vuol leggere. Finalmente scacciati come si disse i Longobardi dall’Italia per Carlo Magno, e da Bizantio trasferito il Romano lmperio in Germania, Trento con quel Dominio hebbe campo di partecipare l’Idioma Tedesco à piacimento, ritenendo però l’Italiano per principale; così che di due diverse Lingue, che al presente vi regnano ambe sono corrette, e proprie, respectivè.

Hor per venir al moderno Dominio, & in concreto, la Città e Chiesa di Trento sotto all’Imperiali Aquile, e nella Protettione del Conte del Tirolo si regge dal proprio Vescovo, che come insieme Prencipe tiene l’una & l’altra Potestà nel suo Distretto. Hà il Consiglio di Stato con titolo di Eccelsa superiorità, che si raduna ogni terzo giorno in Castello.

E’ composto di Consiglieri Ecclesiastici, e Laici in numero non definito, ad arbitrio cioè del Principe Soggetti sempre de più avvalorati come sono al presente, che certo potriano seder ad una Rota Romana. Gli Ecclesiastici sono:

Il Decano di Duomo, come Consiglier nato, hora il Canonico Giuseppe Vittorio Alberti, che è insieme vicario Generale, Figlio del fu Cancellier, e Consiglier Felice Alberti, di cui si farà mentione.

Et un altro Canonico della Catedrale, che hora è il Archidiacono, e Sommo Scolastico, Francesco Alberti.

Li Consiglieri Secolari sono hoggi quattro Giurisconsulti cioè:

Il Dottor Collegiato Giacomo Sizzo, qual’è insieme Cancellier di Stato.

[p. 218] Il Dottor Collegiato Carlo Geroasio Alberti, Fratello del sudetto Decano.

Il Dottor Collegiato Bernardo Pompeati, Figlio del Dottor Andrea.

Il Dottor Collegiato Antonio Sizzo, figlio del prefato Cancellier.

Con esservi poi due Secretarij di Stato, l’uno Italiano; l’altro Tedesco, & altri Ministri Subalterni.

Entra in Consiglio il Capitano di Città, che suol essere Cavaglier di nascita, salariato dal Vescovo e nominato dal Conte del Tirolo, per li patti e conventioni, che hà col’ Vescovato di Trento.

Il Consiglio d’Eccelsa Superiorità è il Foro supremo delle Cause temporali di tutto il Vescovato: se non che quelle, ch’eccedon la somma di mille fiorini, vanno per ultimo al Tribunal di Spira, ò al Consiglio Aulico Imperiale.

Consigl. Consiglio Consiglio di Tren. Trento Trento quale Chiamàsi questo di Trento per Antonomasia il Buon Consiglio; nella Data perciò delle Speditioni, e Decreti si pone: Dal Castel di Buon Consiglio. Nel vero à quel, che risulta, hebbe sempre buon nome non solamente in patria: ma fuori; e se ne valsero più d’una volta ne’ Consulti, e Decisioni li Prencipi Austriaci, & altri, fino l’istessi Cesari.

Officio Spirituale in Trento. Per il Governo, & Officio di Spiritualità si dà il Vicario Generale del Vescovo. Hà il suo Foro in Castello con un Assessore Giurisconsulto; Carica continuata dal Dottor Collegiato Ascensio Treangeli doppo il suo ritorno da Firenze, dove si tenne Inviato per la Serenissima Arciduchessa Anna d’Austria appresso il Gran Duca. Si da poi il Cancelier [p. 219]Episcopale, & altri Ministri.

Per la Giustitia Civil, e Criminale in Città e Luoghi aderenti si tien’ un Podestà, ò sia Pretore Giurisconsulto. E nominato dalla Città, e confirmato dal Prencipe, appresso il quale dando il Giuramento riceve i Scettri di Mero, Misto Impero. Porta titolo di Clarissimo; s’elegge di Natione Forastiere, il più d’Italia. Dura un anno la di lui Carica; e secondo si diporta nel Governo, vien prorogato: ne prima esce d’Officio, che entra in Sindicatura. L’Appellatione delle Cause pretorie in terza Instanza ordinariamente và in Consiglio.

Pretura di Tren. Trento Trento e di lei Soggetti Notabili La Pretura di Trento, essendo tenuta in stima hebbe di tempo in tempo Soggetti per Dottrina, e Virtù qualificati. Il primo che tenesse nome di Pretore fù Lanfranco Oriano Giurista celebre, per le varie Opere Legali, che hà dato in luce. Ogni nuovo Podestà di Trento nel suo primo ingresso vien’ incontrato fuor di Città publicamente à suon di Trombe e strepito di Cavalcata, che lo corteggia al Palazzo pretorio.

Solito il Precessore partir, Incognito senz’ altra solennità: se non che à misura del Carico ben amministrato, Astrea lo fà servir dal commune applauso.

Per il Governo Economico politico di Città si creano ogn’anno sette Consoli quali si radunano d’ordinario tre volte in settimana nel luogo di comunità, & sempre, che occorre, per il ben publico, son eletti ciascuno da’ suoi Predecessori con approbatione del Vescovo, in mano di cui prestano il giuramento. Durano tutti il primo anno, & alcuni tal’hor si confirma il secondo [p. 220] Rudolfo Imperatore come tratti i consoli di Tre Trento Trento . E Carica antica, & riguardevole si per ragion d’Origine, come di prerogativa, e Giurisditione. Da Diplomi Cesarei ritrovo chiamarsi li Consoli di Trento con nome di Senatori, come consta dell’Imperator Rudolfo II. all’hor che vertendo differenze in Italia trà il Marchese Gonzaga, e il Duca di Sabioneta, la Maestà di Cesare deputò suoi Commissarij sopra ciò li Consoli di Trento; e nella Delegatione, che hò visto, l’Imperatore stesso in Diploma dell’anno 1593. dà titolo di Senatori à questi Consoli, lodandoli d’integrità, prudenza equità, e studio; il che fà parimente con lettere il Consiglio Aulico Imperiale.

Oltre i sette Consoli si dà l’Aggiunta di 16. altri Cittadini, che s’eleggono 4. per ogni Quartiere di Città, & questi si radunano chiamati ogni qual volta si tratti affare di maggior peso; ò s’habbia da risolvere per mano del publico qualche somma di danaro straordinaria.

Dal Magistrato Consolare provengono diversi Officij publici, e Tribunali, come à dir, li Sindici di Città; li Giudici delle Appellationi; li Giudici delle Tutele; li Giudici delle Subastationi; li Giudici delle Concordie, & altri in questo reggendosi per ordine di Statuto Municipale.

Tribunale di Sanità Si da anche il tribunale della Sanità, con 5. Proveditori, quali ad ogni qualunque moto si riducono à parte nel Luogo di Communità dove hanno lor Foro e Sigilli. Invigilano con rigore per esser questa come si sa una delle cause più gravi, e di maggior gelosia in Città massime di passo, qual’è Trento, [p. 221]e per la vicinanza vie più delle 4. Fiere annue di Bolgiano, dove si desta tal’hor sospition di Contagio da tanta Varietà di Merci, e Negotiatori. Caso notabile di quarantena à Trento Come senza dir d’altre volte, l’Anno 1667. per il morbo sospetto in Basilea, Città de’ Svizzeri si sequestrorno dal Trentino Publico le Persone non solo: ma le robbe tutte, venute da Bolgiano, la Fiera in quell’anno di S.Andrea; essendosi deputato il Luogo espressamente, per far la quarantena, come seguì.

Fallimento Contagio pessimo. E però vero, che non di rado si fà correr voce di contagio da certi tali Mercanti, che sapendo essi, come stanno, temono, venendo la Fiera di fallimento; Contagio questo tanto più dannoso, e condannabile quanto che infettando irreparabilmente il secondo sangue de’ Creditori, dà lor morte Civile con notabile discapito dell’humana società, e sterminio tal’hor delle Famiglie. Parlano di ciò gli essempi, senz’altro dire.

Statuto municipale di Trento E poiche più volte s’è fatto mentione del municipale Statuto di questa Città devo dir à quel che viddi, essere non men amplo, che singolare, e così antico, che non sò il preciso della di lui prima Origine.

Se non che nella riforma compita sotto il Vesc. Vescovo Vescovo Alessandro Duca di Mazzovia l’anno 1425. si cita un’antica Consuetudine per avanti. Ne manca chi deduce il Trentino Statuto al tempo de’ Rè Longobardi; il che hà del probabile, almeno in parte; mentre tra l’altre Ordinationi per vigor di Statuto, si puniscono con ogni maggior rigore le delinquenze di Furto, nel che à punto erano rigorosissimi li Longobardi. Fa prova di ciò il veder, [p. 222]ch’il Statuto di Trento è assai conforme à quel della Città di Milano, dove risiedevano i Rè Longobardi si come à Trento si tenevano i loro Duci, che si notarono. Ultimamente il Trentino Statuto s’è illustrato sotto il Vescovo Cardinal Clesio, come se ne vede l’Impressione publica.

Collegio di Trento, e suo essee essere essere Al Magistrato Consolare soggiungerò il collegio Publico di Trento. Fiorì al tempo del Vescovo Pr. Uldarico da Frunsperg; se bene di pianta rendesi più antico, ne si sa di preciso l’Erettione; & la causa di ciò è l’essersi anni fa, incendiato l’Archivio delle Scritture. Si tiene nel Palazzo Pretorio in una Sala decrepita, che s’apre da basso in disparte verso il Duomo. In faccia resiede il Tribunale con le quattro Virtù Cardinali, & la Fede. A tergo stà il Giudicio di Salomone con à canto il Ritratto di S.Simonino; nel mezzo l’Armi del Vescovo Uldarico: E sotto il Ciel alcune Teste d’antichi Scrittori, e Giurisperiti, Pitture tutte, che non han altro di meglio, che il Simbolo.

Oltre i Dottori entrano in collegio li Notari, questi havendo il Rogito delle Scritture: quelli l’Avvocatia delle cause; così che gli uni non ponno ingerirsi nella Messe de gli altri. Al presente, compresi li Notari fiorisce questo collegio di 85. Soggetti, trà quali 50. e più Giurisconsulti. Hanno il loro Rettore che si fà per tempora con 4 consiglieri, e dura un anno: essendo poi deputato specialmente un Notaro alla cura del Luogo con 4. Bidelli perpetui secondo l’antianità.

L’apertura solenne di collegio segue ogni anno la Vigilia del corpo di christò, e all’hora si distribuiscono le cariche, e fan gl’ Uffici. S’apre poi [p. 223]il collegio sempre che così ordina il Rettore, & ogni qual volta è per entrarvi alcun Soggetto, ch’ in tal caso prima, e doppo l’Essame suol far una dotta Prefatione in Latino, e Ringratiamento.

Celebra il collegio la sua Festa particolare li 7. Xbre decembre decembre , in honor di S. Ambrogio nel qual giorno tutti i Giurisconsulti, e Notari assistono alla Messa solenne cantata in Musica nel tempio di S. Maria Maggiore al lor proprio Altare, ch’è quel de quattro Dottori di chiesa Santa; cantandosi poi un Officio funebre per l’Anime de collegiati Defonti.

Decreto notabile del Collegio di Trento Hà il collegio di Trento le sue Leggi, e fà li suoi Decreti particolari, trà quali è notabile ch’il più novello Dottor collegiato debba leggere publicamente l’Instituta; e trovo che l’ànno 1600. cominciò ad essequirsi un tal Decreto. Essercitio questo che come s’è intermesso cosi saria degno da rimettersi per utile, e decoro della città. Vi sono in fine Privilegi, e Prerogative per il ben’essere del Trentino collegio ch’a nome d’almo & haverà luogo più proprio hor che si ripara il Palazzo Episcopale in ampla forma.

Il collegio de Dott. Dottori Dottori Fisici in Tren. Trento Trento non è ancor in essere come anni sono, si progettò; e fù in procinto. In fatti oltre il decoro, che va nascere da tal Instituto, per lo Studio, che più s'accrescerebbe, e da i consulti anco esteri, che verriano, s’ovviarà insieme à gli abusi, e si provederà all’indemnità d’una causa, dove non si dà Appellatione; e nella qual si tratta l’individual conservatione del Microcosmo.

L’Arma, ò Impresa della città di Trento è una Aquila nera in campo d’argento con rostro, e artigli dorati & ale aperte, trà quali una striscia d’oro [p. 224]d’ambe le parti con nodo alla Coda; e tutto il Corpo dell’Aquila vedesi cosperso di fuoco, e stille di sangue, come trà gli altri Luoghi appare nel Cielo di Communità.

Arma di Tre Trento Trento da chi donata. Fù donata quest’Arma da Giovanni Rè di Boemia, Conte del Tirolo al Vescovo di Trento Nicolò, per Insegna di S. Venceslao l’anno 1339, e ne consta Diploma emanato li 9. Agosto in Vratislavia. Il simbolo di tal Arma non hà bisogno d’interpretatione; mentre da se parla una generosità d’Aquila guernita d’oro sù’l Candore del Campo. Le fiamme, ò stille di sangue denotano le Guerre, e stragi patite dalla Città, e Trentina Chiesa, esposta come dice il Diploma: Hostium incursibus velut signum ad sagittam. La porta il Prencipe nella sua Arma per Insegna del Principato. Avanti l’anno 1339. che Arma portasse la Città di Trento non mi consta: se non che è probabile, fosse la forma d’un Tridente di cui anche si valsero i Trentini come di simbolo.

Del resto il moderno dominio di Trento, come misto di Spada, e Pastorale si rende non men facile à chi regge, che à chi è suddito, per le conseguenze che seco porta un essere di stato ambidestro. Trà il Conte del Tirolo, e il Trentin Vescovo si da come dissi, titolo d’Avvocatia, e passano le Compattate che si fanno per la causa publica, à qual fine si contribuiscono le Steure, che occorrono. Concorrendosi anco nelle Diete Provinciali d’Insprugg, dove all’invito, che precede, si mandano Inviati publici. Come questo anno 1672. vi s’è portato per parte del Vescovo il Dottor e Consiglier Antonio Sizzo, e per il Capitolo il Canonico Giacomo Roveretti di Freiberg.

[p. 225] Origine della Chiesa di Trento piantata da Sant’Hermagora. La Chiesa di Trento fù piantata da Sant’Hermagora Discepolo dell’Evangelista S.Marco, e Patriarca d’Aquileia, qual venuto à Trento circa l’anno del Signore 73. e datosi à predicar la Fede di CHRISTO con zelo Apostolico convertì la Città all’accettatione dell’Evangelio.

Cosa notabile de’ Trentini nell’accetar l’Evangelio. E per cosa notabile ritrovo, come li Prefetti Augustali, Governatori di Trento in nome de’ Cesari non solo non diedero alcuna molestia al nuovo Predicatore, come s’udiva di tanti in altre Città, e Terre, dove se ne faceva strage: ma insieme con il Trentino Popolo abbracciorono prontamente la Christiana Fede. Così che Sant’Hermagora nel convertir una Città, per altro delle più dedite al Paganesimo, vedendosi secondato da celesti auspicij hebbe campo di vie più promovere, e stabilir l’Impresa.

Sant’Hermagora erge la prima Chiesa in Trento e instituisce il Vescovo. Il Tempio, che trovò, come dissi dedicato à falsi Numi, lo ridusse al colto di vero DIO in titolo del Salvatore. Poscia per la cura dell’Anime, e buon progresso della novella Chiesa, instituì il Vescovo. Morte di Sant’Hermagora. Indi ritornato verso Aquileia, doppo haver retto alcuni anni quella Chiesa in grado di Patriarca, chiaro di meriti, e di miracoli ottenne la Corona del Martirio circa l’anno del Signore 90.

Sant’Hermagora dunque fù quello, che fondò la Chiesa di Trento, come scrive Pincio, e l’afferma il Franco; havendosene anco la Traditione. [p. 226]Inscrittione notabile. In Choro di Duomo vive trà l’altre l’effigie d’esso Santo con sotto l’Inscrittione: Sanctus Hermacoras post Beatum Marcum Aquileiensis Patriarca effectus optimis operibus, et miraculis clarus martyrio coronatur.

Errore notabile circa il Vescovo di Trento. Di Sant’Hermagora, e S. Fortunato suo Discepolo, & eletto successore coronato anch’egli di Martirio fù già solito farsi commemoratione nell’officio dalla Chiesa di Trento. Essendo chiaro, che il Trentino Vescovo come dissi, quanto alla spiritualità, è suffraganeo del Patriarca d’Aquileia: e non dell’Arcivescovo di Salzburg, come vuol’ il Bucelino, & il Bretio.

Giovino il primo, che regge la Chiesa di Trento. Hor il primo, che venisse posto al governo della Trentina Chiesa fù Giovino, come nota anche il Pincio, qual però và discorrendo, come Giovino stesso, e 14. altri Successori fossero solamente Parochi, ò Abbati senza uso di Mitra con solo il Pastorale; come si vede dalle Pitture in Castel Vecchio, dove stanno effigiati tutti 15. per ordine, e quattro portano gloria di Beati.

Tempi contrarij alla Chiesa di Dio. Si che doppo Giovino il primo Pastor, ò Vescovo di Trento eletto da Sant’Hermagora, vennero 14. altri Successori, che non usorno Mitra: ma solo tennero il Pastorale; e così presidettero alla Cura Spirituale di Trento, e superorono il durissimo Scettro di quei Imperatori, che tanto afflissero con persecutioni la Chiesa di Dio, fin al tempo di S. Silvestro Papa, e del [p. 227]Religion Christiana e suo avanzamento notabile. magno Constantino, che all’hora alzando liberamente il Capo la Religion Christiana, cominciò stendere nell’universo co’l Braccio spirituale d’auttorità anche il Temporale. E quindi meglio si distinse la Dignità Episcopale, & si decorò.

Primi Vescovi, ò Pastori di Trento. Furono i primi Vescovi di Trento, ò sian Parochi, ò Pastori, over Abbati, come quì seguono: Giovino, Abondantio, Claudiano, Magoriano, ò Magorio, Aspidio, Sambacio, Valentino, Geniale, Fedele, Valerio, Guarino, Magoriano secondo, Teodoto, Probo, e Montano. Indi venne Ciriaco, e fù il primo, che usasse Mitra; detto perciò da alcuni primo Vescovo di Trento, à cui successe Asterio; e ad Asterio Vigilio.

Questi (per epilogarne la Vita) nacque in Roma di stirpe nobile sotto l’Imperio d’Honorio e di Teodosio; ò secondo altri, imperando Gratiano. Doppo haver fatti li suoi Studij in Atene, da Roma, per divin volere, si portò nelle Trentine Alpi. Con lui venne la Madre Massenza, e li due Fratelli Claudiano, & Magoriano; come pur vennero alcune nobili Romane Famiglie, che tutt’hora vivono. Vita in ristretto di S. Vigilio. VIGILIO in età di 20. anni per le sue ammirate Virtù fatto, contro sua voglia, Vescovo di Trento, doppo Asterio, vien consecrato co’l’intervento del Patriarca d’Aquileia. Indi postosi alla grand’ opra di Pastoral Ministerio, tosto si dà tutto à regger santamente la sua Chiesa, come fà con la Dottrina, con [p. 228]l’essempio, e con i sudori, ne’ quali si rende infaticabile. S. Vigilio coopera con S. Ambrogio. Da Trento passa à cooperar con l’Arcivescovo di Milano Sant’Ambrogio, per la gloria di DIO, & per la salute dell’Anime, come fà parimente nella Diocesi Veronese, & Bresciana, ne’ quali edifica più di 30. Chiese. S. Vigilio dedica un Tempio à Santi Gervasio, & Protasio. In Trento poi invigila Vigilio all’Ovile di CHRISTO, togliendo sempre più Anime alle fauci del Lupo Infernale, di cui per meglio abbattere il falso colto, estirpar l’Etnicismo, erge ampliando della propria Casa un Tempio al vero DIO in titolo de’ Santi Martiri Gervasio, & Protasio. Indi tutto zelo di vie più propagare la Santa Fede nella sua Diocesi, con occasione d’essere capitati da Milano tre zelantissimi Huomini di natione Cappadoci, per nome Sisinio, Martirio, & Alessandro, li spedisce Cooperatori in Val di Nonn; Tre Cappadoci martirizati in Val di Nonn. Et questi per la Predicatione della Divina Parola colà fatti Martiri in un Rogo di fiamme, Vigilio, che vidde in Spirito volar’ al Cielo le loro Anime, risolve portarsi egli stesso in persona ad espugnar’ il Cuore di quella Valle. Venne, vidde, vinse Vigilio, e ritornando tutto carico di spoglie Christiane, per la conquista di tante Anime, porta insieme à Trento, come in trionfo, le Ceneri gloriose de’ tre Santi Martiri, de’ quali una parte trasmette à Milano in dono à S.Simpliciano successor dell’Arcivescovo Sant’Ambrogio.

[p. 229] In Trento di nuovo non hà altro riposo Vigilio, che la fatica in estirpar Vitij, in piantar Virtù con mano avvalorata anche da prodigij; così che piantando egli, qual nuovo Apostolo, Dio dà mirabile l’Incremento.

Alle conquiste di Vigilio, oltre l’aiuto della Madre Massenza, e de’ due Fratelli, arride la cooperatione di Romedio Conte di Taur di lui coetaneo, il qual tornato da Roma, dove fù à venerare que’ santi luoghi, consignò al Trentino Pastore mille, e più Pecorelle ridotte alla sequela di CHRISTO. La gioia di Vigilio in veder Romedio, il Pellegrino, fatto Antesignano d’un tal’ essercito non fù maggiormente espressa, che con le lagrime offerte in tributo à DIO per tal Vittoria. Indi postosi sù le labra il cuore, bacia Romedio tenendosi buono spatio, com’è credibile, trà più devoti colloquii, & amplessi li due Santi.

Parte alla fine Romedio, per visitar la novamente convertita Valle di Nonn, e venerar insieme de’ tre Martiri il luogo santificato; e poco lungi s’elegge ritirata di solitudine sopra d’un Scoglio, dove à coperto del Mar del Mondo in Vita Anacoretica gode calme innocenti trà dolci horrori. Sin che domatore di Fiere, e più del senso passa qual vero Hercole di santità alla via lattea dell’Empireo.

Rimasto Vigilio in Città, quivi il confermar nella Fede i nuovi Christiani, il convertirne altri, l’instruir Catecumeni, & il battezarli è quasi [p. 230]Fatiche incessanti di S. Vigilio, e di lui gesti mirabili. nello stesso tempo senza intermissione. E dato sempre più ad una vita Santissima d’Orationi, astinenze, Vigilie, e predicationi, qual Medico di Cielo guarisce non meno i malori dell’Anima, che quei del Corpo, rendendo à’ ciechi il lume, à’ sordi l’udito, à’ zoppi & invalidi il moto, fatto insieme il commun Padre de’ Poveri, de’ Pupilli, de’ miserabili.

S. Vigilio scrive contro l’Heresia Non contento poi di batter’ à tutto posse l’Idolatria con atterrar’ Idoli, & ergere Sacri Altari, vuol’ anche debellare l’Heresia, che incontra del suo tempo; e trà gli altri Libri, che scrive à stil di Divino fuoco, cinque ne fulmina fatali contro di Nestorio, & Eutichio, doppo prima abbattuti con altro fulmine di penna i tre Giganti d’Heresia, Sabellio, Fotino & Arrio.

Andata di S. Vigilio in Val Rendena. Sola hormai in tutto il Trentino Distretto restava da conquistarsi à DIO la Val Rendena; e questa per il macigno de’ Cuori non meno, che de’ dirupi, riesce impenetrabile: non però à Vigilio, che sù’l Carro di Charità co’l seguito di Giuliano Prete, de’ due Fratelli Claudiano, e Magoriano, e alcuni de’ più fervidi Cittadini vi si conduce.

Andorono sotto la scorta del loro Campione questi Soldati risolti ò di vincere co’l Duce, ò di morire, e quindi per più allestirsi intrepidi à un tal cimento, s’armorono per di lui mano dell’Ancile fatale Eucharistico.

[p. 231] Idolo di Saturno atterato da S. Vigilio. Superate le balze, che fanno Scudo à Rendena, nel cuor della Valle, dove più vigoreggia l’Idolatria, fà alto Vigilio, e con mano armata di Santo Zelo, risolve atterrar la Statua di Saturno, colà piantata, per Idolo de’ Rendenesi. Cospirano i Compagni all’alta Impresa, e diroccando quella mole di Bronzo, la fan cadente, così che Vigilio la precipita infranta nel Fiume Sarca; indi da quella Base, come da Pergamo predica l’Evangelio.

S. Vigilio martirizato in Rendena per la Fede di Xpo Christo Christo . A tal fatto commossi stranamente li Rendenesi Popoli danno in furore, e quasi tanti Aspidi, otturando l’orecchio à gl’incanti del Cielo, vomitano tosco d’improperij contro il Santo Predicatore. Nello stesso tempo, avventatisigli tutti à dosso spietatamente con Colpi, Sassi, Rastri, & altro, che vien loro alle mani, gli dan la morte; avanzando al furor popolare i Compagni di Vigilio per voler del Cielo, che li riservò à laurea di Confessori; la Palma dandosi del Martirio in piena mano al Santo Vescovo, che di tutto cuore la ricercò. Tempo della morte di S. Vigilio. Seguì la morte di Vigilio nel quarantesimo anno della di lui Vita, nel giorno 26. del mese di Giugno, circa l’anno 410 della Natività del Signore; imperando Valentiniano, e essendo Console Stilicone: benche varijno gli Autori intorno à ciò.

Al rumor della Morte del Vescovo Vigilio commosso Trento, piansero tutti gli ordini di Città il loro Pastor’, e Padre: ma poi, intesosi [p. 232]Moto in Trento per la morte di S. Vigilio. come fù il successo, sù l’acquisto d’un Santo Martire tosto convertissi ogni lutto in gaudio; ogni fremito in applauso, e festività.

Bresciani tentano rubbar il Corpo di S. Vigilio. Nel portarsi da’ Compagni il Santo Corpo, la divotione de’ Bresciani, all’udirne i miracoli, accorre, tentando à viva forza di depredarlo. Sì che da prepotenza colti i Trentini, non valendo col’ ferro, risolvono redimerlo con Vaso d’argento à forza d’oro; Nel resto del Viaggio marciando schierate le Turbe in custodirlo.

Honori fatti al Corpo di S. Vigilio. A Trento doppo un Trionfo d’essequie solennissimo, si ripone quel sagrato Pegno nella Basilica da Vigilio eretta, che tosto da lingua di miracoli, e da Voce di Popoli resta dedicata in honor del Santo; alle cui Ossa, doppo la Città corre, per tributar’ homaggi di divotione l’intiera Diocesi, come ne meno tardano li Popoli esteri, e longinqui. Così tutti fan gloria del Divin Patrocinio di quel Pastore, che in 20. anni di governo della sua Chiesa più haveva cumulato meriti, che contato giorni; e sù l’orme di CHRISTO era morto, per salvare il suo Gregge.

Miracoli e preggio di S. Vigilio. Li Miracoli operati da S. Vigilio in vita, e in morte contro i malori del Corpo, e più dell’anima, specificandosi non capiscono quì in ristretto. Basta sol dire, che se per il merito di tante Virtù si rese più, che chiara di miracoli la Vita d’un tal Huomo di DIO, la Morte non andò meno illustrata. E quindi con ragione per [p. 233]Decreto del Papa, come nota il Pincio, si registrorono in Roma i fatti d’un sì gran Martire, che visse, e morì con zelo Apostolico, e cotanto operò per la Chiesa di Dio.

Dottrina varia di S. Vigilio. Quanto alla Dottrina di S.Vigilio, questa lo fà veder’ eloquente, facondo, & erudito; e versato non meno nella cognitione de’ Sacri Ecclesiastici Dogmi, che nell’auttorità de’ Profeti, Apostoli, Concilij, e Santi Padri, Latini, e Greci. Qualità prestanti della Dottrina di S. Vigilio. Illustrò mirabilmente la Dottrina della Santissima Triade. Scrisse altamente della Persona di Christo, e del libero Arbitrio. Trattò della Chiesa Catolica à distintione della falsa. Fece un Trattato de’ Martiri del suo tempo appresso i Barbari. Scrisse le glorie de’ Santi Martiri Sisinio, Martirio, & Alessandro. In tutto apparendo la di lui Dottrina solida, ferma, grave, vehemente, & senza Nei.

S. Vigilio confuta gli Heretici, e come. Nel confutar gli Heretici non tanto preme in addur validissime ragioni, & auttorità, quanto in ridurle in uno; così che non solo colpisce l’Avversario con acume, e fermezza d’argomenti: ma l’opprime co’l peso, e moltitudine. Dalla quinta Centuria dell’Historia Ecclesiastica si raccoglie à pieno ciò, che quì dissi.

Libri singolari di S. Vigilio. De’ Libri di S.Vigilio, che vanno in stampa, hò visto in Archivio di Castel di Trento due Essemplari contro di Nestorio, & Eutichio, Impressi in Vienna di Pannonia l’anno 1528. e vi lessi trà la sublimità [p. 234]de’ concetti profondità di sensi con energia di dire à stil mirabile. Conchiudendo, che celeste fosse di questo Santo Dottor, Martire, Pontefice la Dottrina, e facondia in scritto non men, che in Voce.

Luogo dove fù martirizato S. Vigilio. Il Luogo, dove fù martirizato S. Vigilio, vedesi convertito in sontuosa Chiesa à di lui honore, & è la Capitale della Valle; e la Villa più vicina al detto luogo chiamasi Mortaso da una tal Morte: se ben Vitaso più tosto doverebbe dirsi quel luogo da una morte, che ha recato la Vita a’ miscredenti. Rendenesi ridotti alla Santa Fede. Mentre anco li Rendenesi, benche più duri delle Pietre stesse, con quali lapidorono Vigilio, rimasero in ogni modo ammolliti à forza del Sangue d’un tanto Martire abbracciando la Fede. Che così dispose efficacemente la Divina gratia, per intercessione del loro Apostolo.

Sangue di S. Vigilio raccolto da Salodiani. Il Sangue del Santo Martire Vigilio raccolto in Rendena, e sparso accidentalmente in viaggio su’l luogo di Vela non lungi da Trento, fù con ogni riverenza di nuovo raccolto da’ Salodiani venuti ad incontrare il Santo Corpo, quali ritenuta per se una parte di detto Sangue, l’altra mandorono alla Città di Brescia, dove si tiene con gran veneratione, come pur’ à Salò, & opera meraviglie.

E poiche hò toccato il Luogo di Vela (ciò che altri dicano Vella) questo è un sito di Passo angusto, & horrido, chiamato volgarmente [p. 235]Luogo di Bus di Vela descritto. Bus di Vela. Sembra come un Monte, ò Dosso spaccato per mezzo a viva forza, vedendosi le connessure, ò fauci di Cengio, che s’incontrano. Et è fama, che S. Vigilio operasse per Divina Virtù un tal prodigio; all’hora quando inseguito à furor di Popoli Idolatri, de’ quali Egli era il terrore, si salvò, passando miracolosamente per questo luogo. Prodigio ascritto à S. Vigilio. In prova di che s’adducono li vestigi creduti di mano impressa del Santo nel far’ il colpo; essendovi anche per memoria posta una Croce. Questo però non trovandosi registrato fin’hora da alcuno Scrittore, io qui non lo metto, se non tal qual si tiene appresso i Popoli, quali in passando, venerano, e baciano quell’orma di mano nel Sasso, come io stesso hò veduto.

Corpo di S. Vigilio per ove portato à Trento. Altri tengono, che tal orma fosse impressa miracolosamente dal Santo Vescovo nel passar per là, senza ch’Egli habbia veramente aperto il Passo. Sia communque intorno à ciò, il Corpo di S. Vigilio, al dir di Pincio, fù portato più probabilmente per Bus di Vela, che per altra Parte, & è certo, ch’entrò in Trento per Porta Bresciana, detta di S. Lorenzo.

Senso dell’Autore circa il fatto di Bus di Vela. Nel resto, senza derogar alla devotione de’ Popoli, lascio piamente credere la traditione; non essendo per altro cosa nuova, che i Santi, co’l valor del Divino Braccio possano fino trasportar i Monti, come disse CHRISTO agli Apostoli, e come consta di S. Gregorio Taumaturgo [p. 236]Vescovo di Neocesarea in Ponto.

S. Vigilio come si dipinga, e perche. Si dipinge S. Vigilio con in mano, ò à piedi un Cospo, ch’è una Scarpa di legno, detta Galmara. L’usano le Persone agresti di Montagna, & essendo Scarpe ferrate, e forti, riescono à caminar trà Valli, e Dossi; e in marciando, fanno furioso strepito. Con tali Cospi si tien, fosse colpito à furia il Santo Vescovo in Val Rendena: se bene non sarà mancata una tempesta anco di Sassi, per opprimerlo di colpi, come seguì; ò, dirò meglio, essaltarlo con un Monte di Pietre per fin al Cielo.

Cosa notabile nel lapidar S. Vigilio. Vengo d’intendere, che anco le Donne di Rendena concorsero à lapidar S. Vigilio, gettandogli, se non altro l’indurito fermento, così tentando dar morte con instromento di vita. E che però in una di queste Ville per castigo non può levar’ il Pane fin’al dì d’hoggi. Così, se il fermento, al dir dell’Apostolo, è tipo di malitia, il fù e spietatamente questa volta.

Ciò tutta via non par, che si verifichi; anzi vengo accertato, che in tutti i Luoghi di Rendena riesce il Pane. In fatti, se il Diavolo tentò, che le Pietre si facesser Pane: chi nel lapidar S. Vigilio havesse voluto, che il Pane diventasse Pietre, meritaria per più degno castigo una tal gratia.

S. Vigilio al tempo di S. Ambrogio Fiorì S. Vigilio al tempo di Sant’Ambrogio, co’l qual cooperò, e s’intese molto, passando anche Lettere trà essi: Due gran Lumi di Dottrina, e santità che indoravano il Secolo; per terzo [p. 237]insieme risplendendo il gran Sant’Agostino.

La prima lettera scritta da Sant’Ambrogio al Vescovo S. Vigilio fù quella de Institutione Episcopi nella quale lo essorta à non permettere, che la Chiesa da lui sposata divenisse Corpo commune di Christiani, e Gentili; nel che S. Vigilio fù acerrimo oculatore, e zelantissimo.

Imperatore Teodosio al tempo di S. Vigilio. Fiorì poi al tempo di S. Vigilio l’Imperator Teodosio, da cui s’hebbe in gran veneratione esso Santo, à i meriti del quale s’ascrive quell’insigne Vittoria riportata dal medemo Teodosio all’Acqua viva presso Trento contro gl’Halani, come si dirà.

Error notabile circa il Martirio di S. Vigilio. Leggo stampato in certo Autor incerto, che S. Vigilio Vescovo di Trento fosse martirizato in Brescia vicino al Fiume Garzia, che scorre per quella Città. Il che hà tanto più dell’improbabile, quanto ch’io mi gloriarei, che quella Patria, come inaffiata da’ sudori, fosse anche stata arricchita del martirio d’un si gran Vescovo, e così benemerito.

Opinioni erronee circa il Corpo di S. Vigilio. Scrive altresì un Autor Anonimo, che il Corpo di S. Vigilio Vescovo di Trento si ritrova in Roma; e un altro Scrittor moderno asserisce, che il Corpo del medemo Santo riposa in Milano; il che se fosse vero, saria per miracolo, che un tal Corpo cioè havesse moltiplicato la presenza per Divina virtù. Se pur non equivocano questi Autori in suppor Vescovo di Trento altro Santo Vigilio, il che non è: si com’è vero, che Brescia hà il suo S. Vigilio Vescovo, qual non è Martire.

[p. 238] Vita in estratto di S. Vigilio. Questo constando per infallibile, che S. Vigilio, di cui favelliamo, nacque Patricio in Roma. Andò Scolaro in Atene. Venne da Roma à Trento, dove fù Cittadino, e poscia Vescovo. Cooperò alla Santa Fede in Milano, Verona, e Brescia. Combattè vittorioso non meno gl’Idolatri, che gli Heretici. Morì Martire in Val Rendena, sua Diocesi. Riposa con l’Ossa nella Basilica di Trento. E regna con l’Anima gloriosamente in Cielo.

Autori, che scrissero di S. Vigilio Vescovo di Trento. Fà mentione di S. Vigilio Vescovo di Trento Gennadio di Marsiglia ne gli Huomini illustri. Ne scrive Pietro de’ Natali, qual pone anco i miracoli d’esso Santo. Ne discorre Giorgio Cassandro nel suo libro di Liturgia. Ne tratta l’Autor di Centurie dell’Historia Ecclesiastica. Ne parla il Pincio nell’Historia Trentina. Lo commemora Usuardo, il Surio, & altri. Finalmente il Cardinal Baronio nel suo Martirologio Romano sotto li 26. Giugno così lo mentiona: Apud Tridentum, Sancti Vigilii Episcopi, qui, cum reliquias Idolatriae penitus extirpare conaretur, à feris, et barbaris Hominibus lapidum imbre percussus, martyrij Coronam implevit.

Nelle Annotationi poi lo stesso Baronio contradistingue S. Vigilio Vescovo di Trento, e Martire da S. Vigilio Confessore Vescovo in Africa di quel tempo: e da altro S. Vigilio Confessor Vescovo di Brescia, Successore di S. Filastrio, [p. 239]come appar ne’ Fasti della Bresciana Chiesa.

Madre e Fratelli di S. Vigilio. A Vigilio sopravisse Massenza Madre doppiamente felice dall’haver partorito sì degno Figlio alla Santità, & alla gloria. E li due Fratelli Claudiano, & Magoriano heredi della virtù, e gratia di Vigilio vissero insieme con la Genitrice in molto merito, & essempio appresso la Città, e Trentina Diocesi; fin che passata in Cielo la Santa Madre, Santi non meno questi due altri Figli andorono à i riposi d’eternità, e tutti, come dissi, stanno sepolti in Duomo li Santi Corpi.

Famiglia di S. Vigilio, e suo preggio. Sorte beata della Vigiliana Famiglia tutta di Santi; mentre anche il padre, di cui per mancanza di notitie non s’è fatto mentione, è credibile, che DIO l’habbia in Cielo, per i meriti, se non altro, d’un Figlio inclito Martire, e Pontefice; d’una moglie vissuta in Santità vedovile; e di due altri Figli con laurea di Confessori.

Cosa notabile in Trento per S. Vigilio. Quindi tre, e quattro volte felice Trento, che meritò accogliere una sì degna, & inclita Romana stirpe, e la Christiana Fede, che ricevè piantata da Sant’Hermagora, si vidde inaffiar da sudori, & dal Sangue d’univero Huomo Apostolico con tanta propagatione della gloria di DIO, e frutto dell’Anime. Et è notabile, che, doppo haver S. Vigilio stabilita in Città, e Trentino Distretto la Fede Ortodossa, [p. 240]in 12. Secoli hormai, che sono scorsi non vi s’è mai veduto pullular alcun Germe d’Heresia; e pur si sa, che Trento co’l’essere Città d’ogni gran Passo, e come un Ombilico di Confini, và insieme esposta à’ Paesi, dove regna il Contagio Hereticale.

Corpo di S. Vigilio sepolto dove. Il Corpo dunque del glorioso Vescovo, e Martire S. Vigilio portato da Rendena à Trento fù sepolto nella Basilica da lui dedicata à’ Santi Gervasio, & Protasio, Chiesa, che ridotta in honor di esso S. Vigilio, venne poi rinovata d’Altare dal Vescovo Hildegario; indi costrutta in miglior forma dal Vescovo Uldarico I. come nota Pincio. E finalmente riparata dal Vescovo Friderico Vanga, sotto di cui fabricandosi à S. Vigilio il nuovo Duomo restò quella prima Chiesa, almen di sito, contigua, ò continua à S. Biagio, come si vede al presente sotto la Sacristia. Hor in essa Chiesa si tenne il Corpo di S. Vigilio fin al tempo del Vescovo Altemanno, da cui circa l’anno 1130. si collocò più decentemente, sopra cioè la Capella fabricata dal Vescovo Uldarico II. hora detta di Santa Massenza.

Corpo di S. Vigilio scoperto, come, & quando Ivi stette fin l’anno 1629. che con occasione di trasferirsi l’Altare superior del Choro di Duomo si scoperse l’Arca marmorea del Sacro Deposito. E perche dalla lunghezza del tempo, hormai non constava preciso un tal Luogo, alla nuova del trovato Tesoro, che fù del sudetto anno 1629. il dì ___ [p. 241]Allegrezze in Trento per il Corpo di S. Vigilio. di Luglio, datone segno di Campane, il Clero, la Città, e Popolo tutto non potendo capir’ in se medesimo per la gioia, spalancato il cuore, corse à tributar de’ più devoti affetti il Sacro Avello; ogn’uno à gara prorompendo in preci, e Benedittioni, e, procurando haver qualche portione almen delle vesti Pontificali, che coprivano il Santo Corpo. Ne in tutto quel giorno solennizato con festa s’udì che rimbombo di Campane, d’applausi, e d’acclamationi.

Apertura solenne dell’Arca di S. Vigilio. Intervennero all’Apertura dell’Arca, oltre il Vescovo, Decano, e Capitolo alcuni Cavalieri, & altri Testimonij giurati, e fattasi inspettion’oculare delle Sagrate Ossa co’ l’assistenza del Chirurgo Pozzi, non si trovò mancare, che il Braccio destro, qual erasi già levato l’anno 1368. per riporlo, come hora stà in Ostensorio d’argento, e gemme. Di tutto seguendo Rogito solenne, & autentico, per mano di Notaro publico, e la Scrittura si ritrova nell’Urna, dove riposano le sagrate Ossa.

Nella Cassa intima, ch’era di Cipresso tenuta da un’altra di lamine si trovorono alcune Medaglie, ò Marche antiche di quel tempo con impronto invisibile, per quanto hò visto. E à torno l’Arca Marmorea, ch’è tutta d’un pezzo, e serve hora per l’Altar del Choro, si legge scolpito, come segue:

Epitafio in honore di S. Vigilio.

Suspicit ad lethas Animas Domino dare laetas;
In Virtute Crucis trit Idola Praeco salutis;
Pro Fidei zelo moriens fruitur modo Coelo.
Ad Patris exequias currunt Populi venerandas
Obsequio Turbae, propria sepelitur in Urbe.

La Cassa intima di legno, dove riposò S. Vigilio, [p. 242]fù distribuita gran parte per divotione, come si fece anche delle Vesti Pontificali, e delle Medaglie. La Cassa di Lamine si conserva nell’Archivio di Duomo; e l’Arca marmorea serve al presente, come dissi, per l’Altar del Choro.

Processione solenne in honore di S. Vigilio, e traslatione delle di lui Sacre Ossa. Furono poi esposte à publica adoratione l’Ossa Venerabili del Santo Vescovo; indi insieme con il Braccio, portate in solenne Processionale Trionfo per tutta la Città con pompa di lumi, seguito, e festività, quale mai si fosse veduta in Trento. Ciò fatto si trasferirono in Sacristia le Sagrate Reliquie in una monda Sindone; fin che poi si fabricò l’Urna d’argento, dove hor riposano.

Processioni, e Fuochi annui di gioia per S. Vigilio Ogn’anno si celebra tal Processione di portarsi il Corpo nella Festa del Santo, ch’è li 26. Giugno; del qual giorno in venendo la notte, resta illuminata da fanali sù la Torre di Piazza, con altri Fuochi, che s’allumano d’artificio sù la Torre, e Piazza medema per lungo spatio, facendosi giocar varie inventioni con grato spettacolo. Sin che seguita per tre diverse volte una salva di Sagri, e Mortari si conchiude tal Festa con cento Viva, che tramischiati da Rocchette, ò Razi volan’ al Cielo.

Cosa notabile di questi Fuochi. Et è notabile, qualmente hormai per mille, e trecenfanni, che si celebrano questi Fuochi, e sbarri, mai s’è veduto nascere alcun danno di Persona, ò incendio di Casa; il che, come hà del prodigioso, stando massime il gran concorso di [p. 243]Gente, e frequenza d’habitationi anche vicine, così si riconosce da’ Trentini per gratia speciale del loro propitio Tutelare S. Vigilio. Argo Celeste, che vigila incessantemente à pro della sua Chiesa, e qual Divino Pastore sà non meno protegger con Braccio favorevole le Pecorelle, che con Baston fatale schiantar’ i Lupi.

Processioni annue forensi à venerar S. Vigilio. Ogn’anno ancora capitano Processioni dalla Diocesi, per render’ homaggio al Santo Vescovo, quindi del Trentino vengono le Caterve, e di lungo l’Adice, fin da Bolgiano, viaggio di sette Leghe Tedesche si vedono i Popoli intieri con Clero, Stendardi, e Croce à due à due cantando Preci, proceder’ à questo tributo d’ossequio, e di divotione.

Gries luogo notabile. Capitano parimente quei di Gries, luogo sopra Bolgiano, che fù anticamente Città; hora è Luogo, e Convento di Canonici Regolari con Insulata Prepositura soggetta all’Ordinario di Trento. Li Bolgianesi è voce, che vengano anco per voto d’essere stati liberati dalle Locuste, che un anno de’ tempi andati infestavano à furia le loro Terre.

Modo di venir tali Processioni. Sogliono venir di Terra Tedesca à Trento tali Popoli il doppo Pasca, e nelle Feste di Pentecoste; sì che viaggiandoia piedi tutt’ il giorno fanno credere di se tanto maggior fervore. Per verità i Tedeschi, trattandosi di peregrinar per DIO, ò far’altra divotione corporale, sono indefessi: [p. 244]Tedeschi come devoti. là dove ne’ Digiuni, & Orationi di spirito perdon la lena. Sopra tutto nelle Processioni, ò rincontri di star’in Chiesa sono d’una riverenza essatta, d’una modestia solida, essemplare. E in fatti altrimente, in vece di placar DIO con Preci publiche, sarebbe anzi un irritarlo spaccatamente.

A S. Vigilio si ricorre vie più quando Che se mai incalzano à Trento le Processioni si estere, come del Paese, è all’hor, che regna ò Siccità, ò inondatione, ò prava influenza d’aria, ò moto di Guerra, ò altro Flagello. Così è, che à’ Santi si ricorre nelle pressure, e che S. Vigilio è uno de’ primi Numi, che ne sollevano. La Cessatione di Contagio in Trento l’anno 1630 si riconosce dall’intercessione del Santo Tutelare; e quindi ogn’anno li 19. Agosto si canta in Duomo Messa solenne con il Te Deum, per Voto publico di Città, che à tal oggetto offerì anche la Cassa, ò Urna d’argento, dove, come dissi, riposano le Sacre Ossa.

Varie Donationi fatte alla Chiesa di Trento, e da chi. Hor per i meriti del Sangue di S. Vigilio martirizato, come si disse, circa l’anno 410. la Chiesa di Trento crescendo sempre più di lustro, e prerogative spirituali, doppo prima haver provato la munificenza dell’Imperator Teodosio, qual donò Val di Lagaro, e Orsinigo, venne arricchita da Carlo Magno co’l donar Riva, Val Giodicaria, Val Rendena, & altre. Sin che l’Imperator Conrado II donò, oltre il Temporal Dominio, la Val Venosta, Riten, e Bolgiano, che s’è poi concambiato con Pergine. Henrico IV. Imperatore donò Castellano presso Capriana, di cui hora s’investisce in Feudo [p. 245]il Duca di Mantova. L’Imperator Friderico Barbarossa confermando le dette Donationi, aggiunse il Castel Garda. Anche l’Imperator Adolfo regalò la Chiesa di Trento, come pur Giovanni Rè di Boemia, & Henrico Rè di Boemia, Conte del Tirolo; senza dir d’altri Prencipi: E di queste Donattioni, e Regali parla il Pincio, il tutto riferendo Innocenzo di Prato.

Preggio di S. Vigilio. Si che l’Imperatori, & i Rè han gareggiato à prova di pia liberalità in arricchir, e decorar il Vescovato di Trento sù i meriti di S. Vigilio. Tanto può appresso anche i maggiori Prencipi del Mondo la santità d’un Huomo di Dio; tanto è vero, che se Sant’Hermagora diede l’essere alla Trentina Chiesa, S. Vigilio le vien’ haver conferto il ben’essere.

Memorie notabili in Castel di Trento In Castello di Buon Consiglio nella Loggia superiore vedesi memoria con l’Effigie dell’Imperator Teodosio, e singolarmente di Carlo Magno. Stanno poi per ordine effigiati li Trentini Vescovi con à canto di ciascuno l’Imperator del suo tempo fin’all’anno di CHRISTO il millesimo; continuando nella Sala contigua al medemo modo il rimanente in Pittura più ampla, e più cospicua.

E per quì proseguir la Serie in general de’ Vescovi di Trento, à S. Vigilio, che fù il decimo ottavo, successero:

Serie continuata de’ Trentini Vescovi.

19 Rugippo,
20 Quartino,
21 Peregrino,
22 Gratismo,
23 Teodoto II.
24 Agnello,
25 Verecondo,
26 Manasse,
27 Vitale,
28 Stabilisiano,
29 Dominico, ò secondo altri Dombruco.
[p. 246]
30 Rustico,
31 Romano,
32 Vital II.
33 Correntiano,
34 Siseditio,
35 Giovanni,
36 Massimino,
37 Mammone ò Mammo,
38 Mariano,
39 Dominatore,
40 Urso,
41 Clementiano,
42 Amatore,
43 Hildegario,
44 Daniele,
45 Hemperto,
46 Odescalco,
47 Adelgisio,
48 Trideberto,
49 Gisulfo,
50 Bertaldo,
51 Giacomo,
52 Conrado,
53 Giovanni II.
54 Bernardo,
55 Manasse II.
56 Lantrameno,
57 Arnoldo,
58 Rainoardo,
59 Udalrico,
60 Udalrico II.

Il primo, che reggesse anco in temporale, tenendosi Prencipe del Sacro Romano Imperio con i suoi Successori.

61 Hartone,
62 Henrico,
63 Bernardo II.
64 Adelperone,
65 Gebardo, tenuto in concetto di Santo;
66 Adalpreto,
67 Altemanno,
68 Arnoldo II.
69 Heberardo,
70 Adalpreto II. con titol

di Beato Martire;

71 Salomone,
72 Alberto,
73 Conrado II.
74 Federico,
75 Adalpreto III.
76 Gerardo,
77 Aldrighetto,
78 Egnomo ò Egnone,
[p. 247]
79 Henrico II.
80 Filippo,
81 Bartolomeo,
82 Henrico III.
83 Nicolò,
84 Gerardo II.
85 Giovanni III.
86 Meinardo,
87 Alberto II.
88 Giorgio,
Giovanni de Isnina eletto non confermato.
Ernesto eletto non confermato.
89 Alessandro Card. Cardinale Cardinale
Teobaldo,
Benedetto (questi due eletti per Scisma, ne confermati);
90 Giorgio II.
91 Giovanni IIII.
92 Uldarico III. creato per Postulationem;
93 Uldarico IIII.
94 Giorgio III.
95 Bernardo III Cardinale,
96 Christoforo Cardinale,
97 Lodovico Card. Cardinale Cardinale ,
98 Carlo Cardinale,
99 Carlo Emmanuel.
Sigismondo Francesco Arciduca d’Austria eletto, non confermato.
100 Ernesto Adalberto Card. Cardinale Cardinale
101 Sigismondo Alfonso regnante.

Moderno Vescovo, e sua Eletione Questi, ch’è della Famiglia preclarissima de’ Conti di Thunn, asceso ad esser creato nell’anno 1663. Vescovo, e Prencipe di Brescianone, l’anno poi 1668. li 9. Genaro, per Indulto Pontificio di Papa Clemente IX. in concorrenza del Cardinal Guid’Ubaldo di Thunn, Arcivescovo di [p. 248]Cosa notabile di tal elettione. di Salzburg, Vescovo di Ratisbona, fù eletto dal Capitolo Vescovo di Trento in un Conclave creduto sempre unanime à favore del Cardinale fin’ all’ultimo punto di Scrutinio, che mutò faccia con tali emergenti di novità, che non si potrian credere. Così che, doppo superati generosamente gli ostacoli, e contrarietà confermato finalmente dal Papa l’anno 1669. e venuto al gemino Possesso l’anno 1670. hora regge in Pace, e Pastoral sollecitudine la sua Chiesa.

Stemma, e Impresa del moderno Vescovo. Oltre l’Arma inquartata d’Aquile rosse gentilitie; d’Aquile nere per il Vescovato di Trento; e d’Agnello con Stendardo, e Croce per il Vescovato di Brescianone, porta per Emblema questo Principe una Piramide combattuta da quattro Venti co’l motto: Frustra conantur; alludendosi cioè à i colpi, e contrasti da lui à punto superati costantemente.

Chiesa di Trento, e suo preggio. Del resto la Chiesa di Trento è nobilissima d’origine, titolo, e Giurisdittione, quanto si può dire, e riportò sempre una stima tutta grande, e particolare appresso i Papi, Rè, & Imperatori. Dal Sommo Pontefice Paolo III. in Breve, che viddi, chiamasi la Trentina Chiesa: Insignis admodum, et ab Imperatoribus fundata. E certo (senza replicar del Sacro Collegio, ò Capitolo, ch’è decorosissimo) li Trentini Vescovi, per la Dignità del Braccio Spirituale, e per quella non meno del temporale si tennero in sommo honore [p. 249]Trentini Vescovi, e loro circostanze di contrasto. Benche per altro non habbiano potuto schivar gl’incontri di Guerra, e Prepotenza, che si mossero contra di quando, in quando à segno, che per difendersi convenne loro smembrar Feudi, sbandar Signorie, e ridursi nel modo possibile à coperto. Restando però loro il Titolo d’uno de’ più ampli Patrimonij, qual’è il Vigiliano; & il Ius di dar, come fanno l’Investitura à tanti Feudetarij, che molti nella Trentina Diocesi, & alcuni anche fuori riconoscono questo Vescovo.

Riserva dell’Autore. Ma il discorrer’ à lungo del Grado, Fatti, e Fasti della Trentina Chiesa; del merito, e valore di tanti Prelati, e Prencipi, che la governorono; e sopra tutto della Vita, & Imprese gloriose di S. Vigilio, che ne fù altro Apostolo, e la illustrò con la Dottrina non men che co’l Sangue, come s’è detto, richiede un Volume particolare; per poi inserirvi con la serie specifica di tutti i Vescovi la loro Effigie nel modo, che si stila d’altre Città.

Santi, e Tutelari di Trento, quali. Co’l Vescovo, e Martire S.Vigilio và per Tutelare della Chiesa di Trento il Santo Martire Innocente Trentino Simone, di cui il Corpo intiero, e incorrotto serbasi nella Parochiale di S.Pietro Apostolo come si disse. Oltre poi Santa Massenza Madre di S. Vigilio, li due Fratelli S. Claudiano, e S. Magoriano Confessori: li tre Martiri S. Sisinio, S. Martirio, e S. Alessandro di Natione Cappadoci; il B. Vescovo Martire Adalpreto di Patria incerto, de’ quali tutti riposan le Reliquie in Duomo, come notai, S. Secondo Trentino. si dà un altro Santo di Patria Trentino, di nome Secondo. [p. 250]Fiorì al tempo del Vescovo Agnello sotto il Dominio de’ Longobardi, e ne fà mentione Sigonio, e anche il Pincio.

Cosa notabile di S. Secondo Trentino. Non consta del Cognome: ma si tiene fosse di gran Schiatta; poiche levò al Sacro Fonte Adoloaldo, Figlio del Ré Agilulfo, per quanto scorgo. Seguì tal fatto nel sontuoso Tempio di S. Gio: Giovanni Giovanni Battista in Modoetia, Terra nobile di Lombardia presso Como, dove, al dir di Biondo, si solevano coronar gl’Imperatori con Corona di ferro.

Dal parlar però ambiguo del Pincio circa quella battesimale Funtione, crederei anzi, che S. Secondo fosse Vescovo, e come tale non levasse: ma lavasse egli stesso al Sacro Fonte quel Figlio di Rè. Di S. Secondo Trentino si fà spesso mentione nell’Historia de’ Longobardi, le de’ quali Imprese credesi. haver egli scritto in succinto. Morì insigne per Dottrina, e Santità al tempo dell’Imperator Foca, sedendo Bonifacio Sommo Pontefice.

Equivoco circa S. Secondo. Alcuni confondono questo S. Secondo con Verecondo Vescovo successor d’Agnello: ma non trovandosi, che il Vescovo Verecondo fosse Santo, resta in chiaro, che S. Secondo non fosse Verecondo Vescovo. Il Corpo di S. Secondo non consta ancor, dove si trovi, se non ch’è probabile, se ne stia in Trento, Tesor’ incognito.

Per poi accennar’ altre dimostrazioni di pietà, che seguono in Trento, regna una Divotione singolare [p. 251]Divotione notabile in Trento. della Passione di CHRISTO; e, oltre il Crocifisso miracoloso, che si venera in Duomo, si porta ogn’anno nella Domenica di Passione la Sacra Spina in Processionale solennità co’l’intervento di tutta la Città, Capitolo, e lo stesso Vescovo, e Prencipe.

Passione di Christo rappresentata, e come. E la notte del Giovedì Santo trà un apparato di lumi per tutta la Città si rappresenta la Passion del Signore così al vivo, che non può non restar commosso il cuore da quel grande Spettacolo; tanto più in vedendo una Masnada di Soldati, e Satelliti, quali armati di furor più, che di ferro maltrattano lo strascinato Giesù (che suol’ essere un Sacerdote) portante la Croce; e in udendo altresì una Schiera d’Angioli spiegar ciascunocon doglioso metro i Misterij, che portano del Redentore; seguendo in gran numero li Battuti, e molta Nobiltà in habito di Penitenza con torcio in mano.

Processione notabile. Anco la notte del Venerdì Santo si fà solenne Processione per tutta la Città parata di lumi, portandosi in Trionfo il Legno di Santa Croce preceduto da Simboli, e Trofei con una fila di 50. Croci, che strascinate à terra fanno homaggio; dietro venendo con lumi le Confraternità in habito rosso, come pur’ in Cappe, e Cotte il Clero, e Capitolo della Cathedrale con un Choro di Musici, e d’Angioletti.

Si fabricano poi i Sepolcri di Christo à gara d’inventione, e solennità in tutte le Chiese, trà [p. 252]Machina di S. Sepolcro notabile. quali quest’anno 1671 s’è fatto notar quello de’ Padri Giesuiti per una finta Machina di Teatro eretto à tre ordini di prospettiva. Nel basso figurasi il Santo Sepolcro; nel mezzo, doppo un Atrio à Colonnati s’apre l’Horto di Getsemani; nell’alto trà due gran Poggi, ò Galerie spicca una gloria d’Angioli, che assistono adoratori, e flebili la Sacra Hostia posata in aria sopra un ucciso Agnello sotto aureo Ciel di Cuppola. Il tutto in lontananza con colori proprij illuminato à chiaror di riflesso senza che si veda pur un lume; ingannando l’occhio alcuni fanali, ò lanterne, che stan’ alzate. Inventione certo delle più nobili, e meglio intese, che m’habbi visto.

Segno di Campana notabile. Ogni Venerdì dell’anno à l’hora di Sesta suonasi in Duomo il Tenebrae factae sunt &c. in memoria di quel grand’ Eclissi Solare, che fece dir à Dionigi l’Areopagita: Aut Deus Naturae patitur, aut Mundi machina dissolvitur. Tutti all’hora in Trento per qualche spatio meditando in Croce per noi morta la Vita.

Divotione in Trento del Nascer di CHRISTO. E’ anche singolare in Trento la Divotione del Nascimento di Christo, che si celebra per tutta l’Ottava con cantarsi in tuono devoto, & aggradevole il Puer Natus, & altre Cantilene appropriate tanto in Idioma Latino, & Italiano, che Tedesco. Vanno perciò à stuolo i Fanciulli di Città preceduti da fanale in aria, come di Stella la notte davanti le Case à far Serenate di Porta in Porta, riportando così qualche picciola mancia in guiderdone. Figuransi con ciò i Chori del Celeste Essercito, [p. 253]che in tal tempo à punto salutorono co’l Canto il Nascere del Sol di Giustitia CHRISTO Signore destando in un i Pastori ad adorarlo.

Divotione del Santo Presepio. Ne si tralascia di rappresentar’ al vivo il Presepio del Salvatore, come s’usa in Germania principalmente, dove non è quasi Casa, che non applichi à questo con molto Studio, facendosi apparati nobili, e curiosi d’un tal misterio, come pur dell’Adoratione de’ tre Magi.

Divotione de’ Santi Magi. E de’ Magi à punto la divotione regna in Trento: benche però non tanto, come in Alemagna, dove riposando li tre Santi Corpi nella Città di Colonia Agrippina, fanno il tesoro di tutto il Paese. Non v’è perciò Stanza, ò Porta nelle Case, che non mostri l’Impronto di queste tre Lettere: G.M.B. Gaspar, Melchior, Baldesar, come di molte s’osserva anche in Trento. Antico Uso in Trento notabile. Anzi vengo d’intendere che gl’anni à dietro, nella notte precedente all’Epifania si solevano per uso antico far Comitive nobili per Città con Habiti, Carri & equipaggi alla reale, imitando il viaggio de’ tre Santi Re, in honor de’ quali, e del Ré de’ Regi s’instituivano musicali Concerti.

Divotione de’ Santi Magi come proficua. In fatti ella è una divotione delle più nobili, e più salutari; mentre il solo portar’ adosso con fede scritto il Nome de’ tre Santi Magi, oltre l’altre gratie, che ottiene, si tien, che liberi, e preservi da mal caduco; quindi son venuti i Versi:

Gaspar fert Myrram, Melchior Thus, Baltasar Aurum:
Haec tria qui secum portarit Nomina Regum,
Solvitur à morbo Domini pietate caduco.

[p. 254] Processione del Corpo di Christo di Trento quale. La Processione del Corpo di CHRISTO si celebra in Trento con la maggior solennità di lumi, di concorso, e d’apparato; adornandosi le Case, e Contrade à gara di divotione. Non si coprono le strade di tele, ò tende, come viddi altrove: ma in vece s’adombrano à boschereccio, passando la Comitiva trà spalliere d’Alberi, Quercia cioè Pini, Abeti, e Faggi, che piantati espressamente à doppio ordine producono insieme ombra, frescura, & amenità.

S’ergono ne’ luoghi più cospicui della Città varij Altari, trà quali si fà osservar quel davanti al Castello, dove sotto Padiglione di Porpora, e Arazzi à oro s’espongono rarità d’argenti, e Pitture; facendosi poi trà le foglie d’Alberi giocar espressamente in aria zampilli d’acqua; nel mentre con Hinni, e Preci publiche vi segue l’Adoratione del Sacramento. Procedono le Genti con ogni devota, e humile dimostratione, e non meno i Laici, che gli Ecclesiastici; li Primati vie più, e lo stesso Vescovo, e Prencipe.

Maggiori Prencipi fanno homaggio e come. Nel vero, qual maggior rincontro d’humiltà, e prosternatione si può dar di questo? nel qual’al Ré de’ Regi fanno corteggio li stessi Rè, & Imperatori, comparendo in Processione tutti humiliati, e à capo scoperto, come si vede seguir’ in tutte le Corti del Mondo Christiano Catolico. Che però Filippo II. Rè delle Spagne in occasione à punto di tal solennità pregato una volta da certo Cavaliere à volersi schermir da i troppo [p. 255]acuti raggi del Sole, che lo ferivano, rispose da Rè Catolico: Che il Sole di quel dì non poteva offendere.

Processione notabile di S. Simonino in Trento. La Processione del Santo Innocentino Simone, che si celebra li 24. Marzo, giorno della di lui Festa, è notabile singolarmente per il Sangue, che si porta del Santo Martire con la di lui Effigie à rilievo sostenuta da quattro Campioni, precedendo un Essercito di Fanciulli con Bandiere, & una Schiera di Fanciulle con Palme; mentre seguono i Cavalieri di Città in habito bianco, e Cappe purpureo; dietro venendo il Clero, & il Popolo, cantando Hinni. Ma, come tal Processione si và render’ un Trionfo ogn’anno più solenne, e misterioso di comparsa, di Simboli, e d’inventione; così, quando sia ridotta al segno, che si medita da chi v’assiste, meritarà descriversi distintamente.

Costume notabile la notte di S. Nicolò. La Notte di S. Nicolò di Bari si prattica anche à Trento questo tenore. Li Padri, e Madri di Famiglia fanno creder’ à’ loro Figliolini, che, se saranno buoni, & ubbidienti, S. Nicolò verrà à regalarli per il dì della sua Festa di qualche Dono. Quindi la sera della Vigilia soglion’ i Figli, e Figlie metter secretamente il loro piatto, bacile, ò Scarpe sù i Balconi di Casa, aspettando tutta quella notte con grand’ impatienza, & ansietà. La matina, levatisi à pena giorno, corre ciascun’ à vedere del suo piatto nel quale trova ò qualche cosa mangiativa, ò altra galanteria di [p. 256]vestire con sempre però appresso una Verga, ò Sferza per segno, che il Santo li castigarà, se saranno perversi; il che serve non poco, per farli star’ à segno.

Cosa notabile di tal’ Uso. Sì fatto costume s’è facilmente introdotto à memoria di quelle tre Borse di danaro, che il Santo Vescovo gettò di notte tempo in Casa di quel Cittadino di Patara, acciò potesse maritar le sue tre Figlie, che stavano in pericolo. In Germania s’usa assai più questo costume, e non solo lo pratticano i Padri di Famiglia: ma i Patroni co’i Servi, e li stessi Prencipi con la Famiglia di Corte, regalando in tal guisa di danaro, ò altro premio il merito di ciascheduno. Anzi che appresso alcune Ville di Tedeschi si suol far vestir’ uno in habito venerabile di S. Nicolò, che visitando d’una in una le habitationi del Luogo rappresenta al vivo tal’ officio con i Figlioli di Casa; il che suol far non poca impressione appresso la di quelli simplicità.

Divotione in Trento di Nostra Signora. Per divotione in Trento è poi rimarcabile il cantarsi, che si fà, le Litanie di Nostra Dama in diversi Luoghi di Città, come sarebbe, fuori della Porta Australe di Duomo; nella Contrada Tedesca, & altri Siti, riducendovisi ogni sera buon numero di Persone à supplicar la Reina de’ Cieli davanti le di lei Imagini; quindi queste per lo più si tengono miracolose, quella in particolare di Duomo, quella in Contrada di Santa Maria, e quella che stà su’l muro di Casa Thunn.

[p. 257] Così, se è vero, com’è verissimo, che la gran Vergine di Dio Genitrice sia insieme Madre di Divine Gratie, queste Ella impetra efficacemente à chi per di lei mezzo le implora.

Essercitio di Doctrina Christiana in Trento, quale. Anche l’Essercitio di Christiana Dottrina, uno de’ primi frutti del Sacro Concilio và fiorir’ in Trento ogn’or più sù l’essere non sol de’ tempi à dietro, che vi s’impiegavano i principali Signori con ogni buon’ordine, numero, e fervore: ma sù l’essempio ancora delle vicine Città d’Italia, massime Lombardia, dove tal’ Essercitio è floridissimo. Vi s’applicano soggetti di gran nascita, e virtù tanto Secolari, ch’ Ecclesiastici; & i Vescovi non hanno maggior premura, Christiana Dottrina come fiorisce, e dove. in ciò imitando il Metropolitano S. Carlo Borromeo, che tanto fece. S’instituiscono, oltre le Recite, e private Dispute anco le generali con proposta di Premij considerabili, e con sì fatto eccitamento d’emulatione trà la gioventù dell’uno, & altro Sesso, che à forza di rispondere à’ Quesiti tal povera Zitella guadagnarà la Dote, per maritarsi.

In fatti la Christiana Dottrina è il vero Seminario della Santa Fede; è l’unico real mezzo della salute; e quel picciol Libro contenendo, come fà, la scienza d’ogni scienza insegna temer Dio, & osservar’ i di lui Precetti, ch’è il tutto: Deum time, & mandata eius observa; hoc est enim omnis Homo, dice l’Ecclesiaste al Capo 12. Così poi ammaestrata la tenerella età: [p. 258]

Semel imbuto: recens servabit odorem
Testa diù.

E li Christiani Misterij, e Dogmi passano facilmente di Padre in Figlio.

Suo utile d’Indulgenze. S’aggiunge l’acquisto di sì moltiplici, e grandi Indulgenze concesse, e confermate da’ Sommi Pontefici, come si può vedere dal Sommario. Onde, già che Trento si preggia haver tante Confraternità, e così degne, vorrà certo trà l’altre riputar questa, come primaria, e che quando sia aggregata all’Archiconfraternità di Roma, è un’Arca di Spirituali Tesori.

Solennità notabile in S. Lorenzo di Trento. E per Suggellar questi racconti di pietà con un nuovo Successo, e memorabile, dirò ciò, che viddi. Era seguita in Roma l‘anno 1671. per via di N. S. Papa Clemente decimo la Canonizatione trà gli altri del B. Lodovico Bertrando di Valenza di Spagna dell‘Ordine de’ Predicatori; e della B. Rosa di Lima nel Perù, Religiosa Tertiaria del medemo Ordine; quando nel celebrarsi à gara tal Festa da tutta la Religion Domenicana, i Padri di S. Lorenzo di Trento non vollero mancar di quest‘honore.

Apparato della Chiesa Che però, appuntato il dì 3. Genaro 1672. per tal celebrità, s’attese ad apparar con ogni studio la loro Chiesa d’arazzi, Pitture, padiglioni, argenti, e lumi, per cui risplendettero tutti gli Altari; e su ’l maggiore s’esposero in maestà le Statue al vivo di S. Lodovico a destra: di Santa Rosa à sinistra con insieme quelle della B. Margherita [p. 259]di Savoia e del B. Gondisalvo Portughese pur dello stesso Ordine. Nell‘Atrio poi, ò Campo dinanzi la Chiesa, piantate due fila di Pini, e Faggi, vi si schierorono à lungo abbozzati con la Vita i miracoli de’ due Santi, il tutto accompagnandosi da Divisa d’Emblemi, Anagrammi, Epigrammi, Vaticinij numerici, Elogi, & altri Sacri Encomij.

Indulgenza Plenaria qual Giubileo. Li 3. dunque Genaro giorno di Domenica fù salutato in Aurora da una Salva di Mortari; e essendosi publicata per Breve Pontificio Plenaria Indulgenza in forma di Giubileo à detta Chiesa, tosto vi si ridusse ogni concorso. Funtione solenne. Doppo il Panegirico fatto in lode di S. Lodovico da uno de’ PP. della Compagnia di Giesù nel Tema di Crocifisso, cantossi la Messa in musica à due Organi con Choro di Stromenti, & un altro di Trombe, e Tamburri, officiando l’Arcidiacono, e Sommo Scolastico della Catedrale, Monsig. Francesco Alberti, come anco al Vespro.

Panegirici quotidiani in S. Lorenzo, e loro Tema. Continuò la settimana ogni dì à cantarsi Messa solenne, doppo i Panegirici detti alternatamente dalle Religioni di Città; cioè il Lunedì in lode di Santa Rosa da un P. Riformato su’l Tema: Filia accrescens. Il Martedì in honor di S. Lodovico da un P. Carmelita scalzo su’l Tema d’Iride. Il Mercoledì dal P. Riformato in lode della B. Margherita di Savoia sù titol ignoto e in quel dì, ch’era l’Epifania si cantò solenne anche il Vespro. Il Giovedì da un P. Capuccino in honor di S. Lodovico sotto nome di Cielo. Il Venerdì da un Prete Secolare in [p. 260]lode della Beata Margherita di Savoia sù’l Tema di Perla. Il Sabbato da un Padre Agostiniano in honor di S. Lodovico con titol di Fiume Nilo. Oltre poi i Discorsi passò la Settimana intiera con ordine di Messe continuato fin doppo mezzo giorno.

Processione notabile. La Domenica dell’ Ottava salutossi parimente in Aurora da una Salva di Mortari; e, doppo il Panegirico detto da un Chierico Regolare Somasco in lode del B. Gondisalvo sotto titol di Pellegrino, cantossi la Messa dal P. Prior del Luogo in solennità. E il doppo pranso, recitato altro Panegirico da un Domenicano à gloria di Santa Rosa, che figurossi un’altra Santa Caterina di Siena, s’avviò a suon di Trombe, Tamburri, Organi, Campane, e salve una Publica solennissima Processione per tutta la Città; portandosi da’ PP. Riformati la Statua di S. Lodovico corteggiata d’Angioli, e à suon d’instromenti con tramischia d’una lunga fila di misterij. Et quella di Santa Rosa sù gli Homeri de’ PP. Capuccini attornìata da Angiolette co’l suo Concerto; Conchiudendosi co’l portarsi l’Effigie à rilievo di Nostra Dama. La Comitiva fù cospicua di lumi, e di qualità tanto dell’un Sesso, che dell’altro il tutto seguendo con ordine fin’alla Chiesa, dove in arrivando i Santi rimbombò il Cielo per una gran Salva.

Contribuì à sì fatta solennità non meno il tempo, qual contro la Stagione fù sempre bello; dando luogo al concorso delle Genti di Città, e contorni, che seguì straordinario; e di continuo si vidde [p. 261]una gran folla di divotione, & un numero invero laudabile; tanto più, che per l’acquisto di Plenaria Indulgenza si fece una Communione generale in modo, che senza dir dell’altre Chiese di Città quasi tutte occupate nell’Amministratione de’ Sacramenti, solo in quella di S. Lorenzo si communicorono la matina dell’Ottava più di 2500. Persone.

Tale si mostrò, in questo rincontro l‘homaggio di Trentina divotione; tal’ il fervore: qual in ogni modo, se ben molto, fù poco al merito di due sì gran Santi del Mondo nuovo; ò di due nuovi Mondi di sì gran santità.

Seguì tal‘ Apparato, e Festa in S. Lorenzo sotto la direttione del prefato Prior del Luogo, il P. L. Angelo Maria Manci, qual fece anche uscir’ à luce publica la Vita compendiata d’essi Santi in Verso latino heroico. Per qual’impulso, e per quello insieme de’ nove Panegiristi, che tutti à gara fecero, ciascun l’ultime prove, eccitata à divotione la mia penna, verso in particolare Santa Rosa, con tratti li più humili così abbozzò:

Dominicana in Hierico
LIMANAM ROSAM
Carpe,
TRIDENTUM.
Ne metuas; sine sente est,
Pervuano in Solo orta,

[p. 262]

Ubi
Gemmae sunt flores; sunt flores Gemmae.
Alma ROSA Haec est.
Quae
Vel Brumali sub Axe
Hyemem nescit, quia Solis Filia,
Solis, inquam, qui Solem genuit.
Procul verò Hyems,
Ubi
Unica vel ROSA Ver facit Verum.
Candidissima Haec est ROSA, quia Virgo;
Cui tamen Regia ne desit Purpura,
Iesu Crucifixi Murice suffusa est.
Hinc
Ei velut Sponso Regina astitit
In Vestitu, quem deauravit Charitas,
Pinxere Virtutum Charites.
Quid?
ROSA Haec
Roseam amoris Corollam
Iugiter praebens Sponso
Spineam sibi retinuit
Crucifixa;
Rosa spinis florida; Rosa suis pro Iesu confixa spinis.
Sic diù
Dira sustinens patravit mira.
Donec
Vernantissimo tractus odore Qui pergit inter Lilia,
Sponsam ROSAM
Ad se traxit immarcescibilem.

[p. 263]

Demum
Ne et Romanae Ecclesiae Hortulo
Nova deesset ROSA.
A Decies CLEMENTE
Supremo Cultore
Sanctorum Flori adiuncta est,
Talem igitur ROSAM
Carpe iugiter, & cole,
TRIDENTUM.

Miracolo stupendo di S. Lodovico. Fui per abbozzar insieme qualche cosa sù le glorie di S. Lodovico: ma mi tolse i tratti lo stupore in vedendolo non meno Prodigio di Santità Apostolica nell’Indie occidentali, che di miracoli, trà’ quali notai, che venendogli scaricata contro da certo Cavalier’ una Pistola, scoppionne in vece di Palla, un Crocifisso; restando perciò illeso l’assalito, ferito di compuntione il cuor dell’Aggressore.

Stupendo miracolo di Santa Rosa. E di Santa ROSA trasecolai in udire, che à punto qual ROSA mistica traffitta nel cuore da proprie Spine, che le formorono nell’interno una gran Croce, durante lo spatio di più anni continui visse morendo per amore del suo Giesù. Così và in dubbio, se di questi due novelli Santi più havesse del portentoso la Vita, ò i Miracoli. La Canonizatione, che s’attende de i due Beati Margherita di Savoia, e Gondisalvo di Portugallo và far nasser la sua festività in Cielo, e in Terra: e hormai Trento preparasi à celebrarla. Trà tanto condonimi chi legge, se in troppo lungo Episodio mi trassero meraviglie del Mondo Nuovo.

[p. 264] Città di Trento soggetta alle Guerre, e perche. La Città di Trento, come di sito esposto, e in un geloso, per essere sù le Porte d’ltalia, e di Germania diede adito à Guerre, attacchi, & invasioni, che in diversi tempi la travagliorono. E per quì scorrerne i Successi dall’origine della Città fin al dì d’hoggi: la prima Guerra, che seguisse à Trento fù all’hora che i Galli Sennoni sotto Brenno invadendo à furia queste Parti, ne scacciorono i Toscani, che, come si disse, vi s’erano piantati sotto il Duce Reto, da cui à punto la Retia si nominò.

Guerra trà Galli, e Reti. Come andasse tal Combattimento, non si trova preciso ne gli Autori: se non che i Reti soprafatti dal numero di trecento milla Galli, è da credere, restassero preda del ferro non meno che della fuga. Roma espugnata primamente, e da chi. Il Sabellico mette semplicemente, che i Toscani fossero scacciati da i Galli; quali, doppo una tal Vittoria, superchiorono l’Italia, e fino presero la stessa Roma, che restò violata per prima volta circa l’anno 364. doppo la sua Edificazione.

Guerra trà Romani, e Galli. Doppo poi la Sconfitta de’ Galli Sennoni, fatta, come dissi, dal Dittator Camillo, che li mandò à fil di Spada con strage di quaranta, e più milla, quei che si trovorono nelle Trentine Alpi tutti furono costretti cedere alle Romane Armi, altro non rimanendo de’ Galli Sennoni à Trento, che il Nome.

Così imperando la Romana Republica in queste Parti, si stette senza Guerra fin che i [p. 265]Quinto Catullo Proconsole fugato da’ Cimbri. Cimbri Popoli dell’estremo Settentrione al Mar Baltico, per l’inondamento di quell’Oceano calorono circa l’anno avanti la Nascita di Christo 110. con Essercito innumerabile à cercar nuova Terra. E sboccati alla volta di Trento per l’Alpi Retie quindi fugorono Quinto Catullo Proconsole, che in vano si potè opporre co’l Presidio di 20 milla Armati. Cimbri rotti da Caio Mario. Così che in volendo i Cimbri, come scrive Livio, proseguir con la Vittoria il viaggio in Italia furono incontrati al Fiume Adice da Caio Mario con tal bravura, che, doppo fiero, e lungo combattimento, restorono vinti con morte di cento quaranta milla, e cinquanta milla fatti prigione.

Stratagema notabile di Caio Mario. Contro Genti sì barbare, e prepotenti (molti anche di Statura Gigantesca) si valse Mario di stratagemma, usato già da Annibale nel dar la battaglia. Venne cioè à giornata in tal posto di sito, che il Sole ferisse à tergo i suoi: à fronte i Nemici. Laonde i Cimbri abbagliati prima da’ raggi, e poi dalla Polvere, essendo all’hora in està, menavano i colpi alla cieca, come nota Sabellico.

Donne Cimbriche, e loro coraggio. Scrive il Padre Brunner ne’ suoi Annali di Baviera, che doppo gli Huomini combattessero bravamente le Donne Cimbriche; fin che veduto di non poter resistere alla prepotenza de’ Romani, con risolutione anche più nobile parte co’l tagliarsi il Crine, e la fronte si diformorono; parte s’uccisero da se medeme co ’l ferro, over co ’l laccio; parte s’affogorono nell’Adice con i [p. 266]Cani de’ Cimbri, e loro instinto notabile. loro Bambini. Doppo le Femine convenne superar’ un’Essercito di Cani, che per natural’ istinto di fedeltà, tentando vendicar la morte de’ loro Patroni diedero molto che fare à’ Romani.

Conflitto de’ Cimbri dove seguito. Variano li Scrittori circa il Luogo di tal Conflitto, altri volendolo seguito nelle Trentine Alpi, altri nel Campo Veronese; questo però constando, che seguisse al Fiume Adice nelle fauci d’Italia come vuol anche Lucio Floro, e risulta da un’Inscrittione antica in Verona, che così comincia: D. F. C. M. trucidatis Cimbris in Fau. Ita. &c. Cembra, Valle del Trentino, si tien’haver nome da’ Cimbri, che vi restorono di passaggio, ò di ricovero.

Per tal Vittoria riportò Caio Mario un solennissimo Trionfo in Roma, dove venne acclamato liberator della Patria, come già s’era fatto di Camillo domator de’ Galli.

Speditioni per Trento in Germania Doppo la sconfitta de’ Cimbri apertosi alle Romane Aquile il varco in Germania, non si viddero à Trento Guerre, per quanto scorgo: ben sì, oltre le Stative, vi passorono belliche speditioni prima di Giulio Cesare, che tentò i Germani; poscia di Tiberio Germanico, che li espugnò, sotto Ottaviano Augusto.

Di Giulio Cesare à Trento non consta memoria: solo si tiene, facesse egli fabricar la Torre doppo detta di mal Consiglio, per i malandrini, che vi annidorono. E ne men’ à Trento vive notitia di Tiberio: ben sì sopra Trento nel luogo di Gries, altre volte Città, dove si nomina la Sede di Tiberio.

[p. 267] Guerra de gli Alani à Trento. Al tempo de’ Latini Imperatori si rende notabile à Trento la Guerra de gli Alani. Questi circa l’anno del Signore 390. scorrendo con gran furia di Gente parte dalla Gallia; parte dalla Germania sotto la scorta del Tiranno Arbogaste, e d’un tal’Eugenio, invasero le Trentine Alpi con animo d’occupar l’Italia. L’Imperator Teodosio contro gli Alani. Di che fatto conscio l’Imperator Teodosio, si portò in persona con tutte le forze possibili, e pari celerità contro i Barbari. Gl’incontrò al luogo detto l’Acqua Fredda; ò Acqua viva poco lungi di Trento. E perche troppo grande si rendeva la prepotenza nemica, il buon Teodosio risolse raccomandar al Dio de gli Esserciti le sue Armi; onde, per aviso, e consiglio anche di S. Vigilio, S. Vigilio assiste all’Imperator Teodosio. all’hora Vescovo di Trento, prima di venir’ à battaglia, si tiene invocasse l’aiuto del Cielo con quest’Oratione: Omnipotens Deus, tu nosti, quod in nomine IESU CHRISTI Filij tui Ultionis iustae proelia iuste suscepi: si secus in me vindica; si vero cum causa probabili in te confisus huc veni, porrige dexteram tuam, ne forte dicant Gentes, Ubi est Deus eorum?

Teodosio entra in battaglia, e come. Ciò detto, postosi l’Imperator in Battaglia sotto il Vessillo di Croce caricò valorosamente sopra gl’Infedeli. E fù mirabile, che levatosi d’improviso un gran Vento contro i Nimici, li travaglio à segno di ributtar loro fino i proprij Dardi. Così che rotto, e disfatto l’Essercito, Eugenio restò preso, e ucciso, Arbogaste di disperatione si diè la morte; e Teodosio essultando [p. 268]Sconfitta de gli Alani seguita, e come. per sì gran Vittoria, in rendimento di gratie à Dio, atterrò la Statua di Giove, che trovò eretta da gl’Infedeli.

Di tal Vittoria Claudiano per Apostrofe all’Imperator Teodosio così cantò:

O nimium dilecte Deo, tibi militat AEther,
Et coniurati veniunt ad Classica Venti; &c.

ma meglio ne scrisse Sant’Agostino nel libro 5. de Civitate Dei cap. 26. dicendo haverla egli intesa dalli stessi Soldati, che combatterono.

Opinione di Sigonio intorno à ciò. Scrive Sigonio, che sì fatta pugna di Teodosio seguisse nell’Alpi Giulie presso Aquileia ad un Luogo detto pure Acqua fredda; il che facilmente si verifica d’altro Fatto d’Armi colà successo contro altro Tiranno debellato dallo stesso Teodosio. E quanto sia della battaglia, che dicemo, si tien seguita nell’Alpi Trentina presso il Calliano; così cavandosi da un manoscritto di Paolo Diacono apostillato dal Vescovo di Trento Giovanni Hinderbach, accurato osservator di Trentine Historie, come mette Innocenzo di Prato; in quell’istesso manoscritto citandosi la predetta Oratione di Teodosio, Probabilità di tal fatto, e Vittoria miracolosa. e ascrivendosi tal miracolosa Vittoria à i meriti non meno di S. Vigilio. Tanto è vero, che ogni invincibil potenza viene dal Cielo, e che le più forti Arme d’un Guerriero Prencipe son la Pietà.

Prima de gli Alani erano già passati à Trento (senza però altra Guerra, che d’incursione) i Goti, ò Geti, Genti uscite dall’Isola Scandia [p. 269]Goti d’onde venuti. del Mar Boreale al numero di ducento e più milla sotto il Rè Radagasso. Questi, penetrati in Italia, e resi vie più formidabili dall’haver rotto nella seconda Battaglia l’Imperator Decio, si resero co’l tempo Dominatori; Loro furia in Italia, e nel Trentino. Sin che stendendo sempre più i confini dell’Armi assalirono anche il Paese di Trento, e l’espugnorono; à’ quali sopragiunsero doppo gli Ostrogoti, stessa razza de’ Barbari.

Guerra di Ritimero contro gli Alani, & altri. Hor sotto i Goti non leggo, che à Trento fosse altra notabil Guerra, se non quella contro gli Alani, che di nuovo invasero il Trentino insieme con i Svevi, e Borgognoni sotto la scorta del Rè Biorgo. Era all’hora Duca, ò Rettor di Trento Ritimero, Capitan Goto, dicui facessimo già mentione. Costui, come ch’era bellicoso, e forte, si portò di repente contro i Nemici, e assalitili presso Benaco, li profligò sù l’aiuto anche d’altri finitimi Popoli, che dalla parte di Garda diedero addosso quelli stessi invasori con Ritimero.

Guerre quali del Rè Teodorico. Le Guerre del Rè Teodorico, da cui si tenne Trento per singolar difesa, e sicurezza, furono anzi esterne, come trà l’altre la Guerra, che notassimo contro Odoacre; & quella, che portò contro i Franchi.

Genti condotte d’Attila. La Guerra de gli Hunni sotto il Ré Attila non si legge, fosse à Trento, se non co’l terrore, che da per tutto mettevasi da quel gran Flagel di DIO, uscito dall’Aquilone. [p. 270]Guasto d’Atila. Sette cento milla seguaci, al dir de’ Scrittori, condusse Atila; un Diluvio di ferocia, e di furore, che inondò, oltre altri Paesi, principalmente l’Italia, & il tratto trà l’Adda, e l’Adice, devastandovi, come nota Sabellico, Mantova, Cremona, Brescia, e Bergamo. Per cosa notabile singolarmente trà le Città d’Italia Roma si salvò da un tal Flagello, atterrito il Barbaro dalla Maestà del Sommo Pontefice Leone, come si disse. Per altro dal guasto, e spavento d’Atila riconosce Aquileia il suo Occaso: Venetia l’Orto.

Atila per ove calasse in Italia. Del resto l’Alpi Retie, ò Tirolesi, Passaggio di tanti altri Barbari, non s’hà, fossero tocche dal Ré Atila, qual, come uscito dalla Pannonia d’Oriental Germania, calò facilmente per il Friuli, ò Alpi Giulie. Ne’ Monti però vicini à Trento vive memoria d’Atila, per l’avanzo di que’ Barbari, che vi si ricovrorono dall’ultima strage. Memorie d’Atila dove rimaste. E trà gli altri Luoghi in Val’Arsa sotto Rovereto, Trambelenno, e Terragnolo parla da Hunno. Anzi è fama, che Atila stesso sia capitato in detta Valle; il che potria essere in qualità di profugo, non di conduttor d’Esserciti; stando, com’è, quel Passo troppo angusto.

Guerra de’ Galli à Trento. In tempo de’ Longobardi successero à Trento diverse Guerre. I Galli usciti di lor Paese sotto il Duce Cranicchio, penetrorono con grosso Essercito in Val di Nonn, Territorio Trentino; dove que’ Popoli ò sorpresi dalla forza, ò mal affetti à Longobardi, si danno à’ Nemici, loro rendendo Castel Nauno, Anagni, per nome antico.

[p. 271] Trento Saccheggiato da’ Galli. A tal nuova Ragillo Conte Longobardo si porta subito co’l’Essercito à quella volta; e ripressi validamente i Nauni, nel ricondursi con disordinata marchia verso Trento, incontrato da Cranicchio al luogo di Riten, vien’alle mani; e in combattendo fortemente, resta sù’l Campo. Galli trucidati, e dove. Cranicchio insolente per tal Vittoria, invade la Città, e le dà il Sacco; indi carico di preda, parte con i suoi verso Germania: ma inseguito da Evino, all’hora Duca di Trento per i Longobardi, e sopragiunto trà Egna, e Salorno, doppo fiera Battaglia, riman Cranicchio ucciso, fugati i Galli. Così che, ricuperando à Trento l’occupate Terre, entra Evino in Città acclamato liberatore. Per qual fatto, e per altre Imprese reso celebre il di lui nome, meritò haver per moglie la Figlia di Garribaldo Rè de’ Boij, ò Bavari, come scrive Pincio.

Altra Guerra de’ Galli à Trento. Altra Guerra mossero i Galli à Trento sotto il Rè Autari de’ Longobardi. Childiberto Rè de’ Franchi, doppo soggiogati i Bavari, volle insieme deprimere i Longobardi à quelli uniti. Spedisce perciò con gran copia di Soldati 20. scielti Capitani in Lombardia, dove fatta strage di Genti, e guasto di Città, trà quali Verona; indi si portano nel Trentino, il tutto mandando à ferro, e fuoco con ogni maggior impeto, e fierezza, e facendo schiavi gran numero di Trentini.

Il Duca di Trento per i Longobardi non valendo ributtar’ una tal forza, munitosi al meglio [p. 272]Galli dan il guasto al Trentino. in Città, lascia andar à Sacco il Territorio; come segue principalmente in Val di Lagaro, e in Lungo d’Adice, manomettendosi molti forti Castelli, e grossi Villaggi.

Vescovo di Trento in Francia. Agnello, all’hora Vescovo di Trento, di cui facessimo già mentione, ottien, per via di danaro, resti intatto Castel Verruca in Dos Trento. Sin che alla fine partito l’hostil Essercito, e seguita la Pace co’l mezzo del Duca Ennio successor d’Evino, che à tal’effetto per il Rè Agilulfo andò Ambasciator in Francia; il medemo Vescovo Agnello Legato parimente in Francia redimè molti di que’ Cattivi; e ciò circa l’anno di CHRISTO 591.

Guerra, e sconfitta de’ Galli. Scrive Pincio d’altra Guerra contro i Franchi seguita nel Trentino sotto il Rè de’ Longobardi Grimoaldo. Riva come denominata. E fù all’hora, che per la strage horribile fattasi trà i due Esserciti con la sconfitta de’ Galli, Riva, Luogo celebre presso Benaco prese nome dal Rivo di sangue hostile, che colà scorse: là dove per avanti credo, si chiamasse Riva dall’esser Ripa.

Trento assediato, e da chi. Guerra anche notabile fù quella del Rè Bertarito, che assediò Trento contro il Duca Alachi ribellato; il qual, come ch’era di cuor pugnace, e fello, in vece d’arrendersi al proprio Rè, fatta d’improviso una terribil sortita, ruppe il Campo, e costrinse Bertarito alla fuga. Per il che, accesi di sdegno li Longobardi, furono per vendicar’ un tale scorno co’ l’Eccidio totale della Città: se non [p. 273]era Cuniperto Figlio del Re, che interpostosi à favore d’Alachi non sollo rimise in gratia: ma gli procurò di più la Ducea di Brescia.

Duca Alachi affetta il Regno contro Cuniperto. Morto poi Bertarito, e asceso Cuniperto al Trono, Alachi pagando tali beneficij con la più falsa moneta d’ingratitudine, machinò esser Rè, occupando come fece à viva forza la Regia in Pavia insieme con la Città; così che Cuniperto si vidde astretto ritirarsi in un’Isola presso il Lago di Como, colà salvandosi dall’insidie fino della vita, che gli eran tese; e ciò circa l’anno 680.

Mossa del Rè Cuniperto e del Duca Alachi, e lor Guerra notabile. Non andò molto, che rimessosi nel Regno Cuniperto, e vedendosi provocato dall’Armi d’Alachi risolse venir con esso à Battaglia; e tal fù il successo. Alachi con mano scielta di Trentini, alcune militie d’Austria, & altre genti radunate à tutto posse dal suo Dominio si pose in celere marchia verso Pavia: all’incontro Cuniperto con ogni possibile speditione d’Armi fece la sua mossa. Duca Alachi sfidato dal Rè Cunperto. Nel Campo, detto la Coronata piantaronsi li due Esserciti; all’hor che Cuniperto, à cui, per causa d’un solo, non dava l’animo far perdere tanta gente, sfidò à singolar tenzone il Nemico: ma non accettò Alachi tal pugna con lasciarsi intendere: Amar egli meglio, perissero tutti i suoi, che rischiar se solo; ne doversi combattere à corpo à corpo in un fatto, dove si trattava de summa rerum.

[p. 274] Rè Cuniperto dissuaso entrar’ in Battaglia. Prima di venir à conflitto la Regina Gundiperga, che amava unicamente il Rè Marito lo pregò con lagrime, à voler desistere da un cimento, sì arduo, sì hazardoso. Lo stesso fecero co’l consiglio gli Amici del Rè, rimostrando: Troppo grandi essere le forze d’Alachi, troppo furioso, e disperato il di lai ardire. Non esservi l’honor del Sovrano lo scendere in Guerra con un Vassallo. Ne doversi con la Persona del Rè metter à repentaglio tutto un Regno. Risolutione di Cuniperto Ma Cuniperto, ch’era d’animo intrepido, e generoso non punto badando ne à persuasioni, ne à perigli stette saldo di voler egli stesso combattere, se non altro, per essempio, e coraggio de’ proprij sudditi. Statagema notabile d’un Diacono. All’hora un certo Diacono Sennone famigliare del Rè, trovò spediente di vestirsi egli del regio habito, e tentar primo la fortuna dell’Armi. V’acconsentì il Rè doppo varie repliche; e il Diacono sopra Corsiero in arredi regij entrò in battaglia.

Diacono creduto Rè vien ucciso da Alachi. Alachi tosto alla vista del creduto Rè mossosi con gran furia vien’ à cimento, e doppo varie Scaramuccie, assalito il nemico lo colpisce à morte, e gettatolo da Cavallo lo lascia estinto; essultando borioso per tal Vittoria. Ma, doppo, fatto troncar dal busto il Capo, e scoperta sotto l’Elmo la Chierica, diede Alachi in tal’escandescenza, che giurò, se otteneva Vittoria voler far’alta vendetta, e de’ Testicoli di Preti empir’ i Pozzi.

Cuniperto in tanto, il vero Rè fattosi vedere [p. 275]Duca Alachi sfidato di nuovo da Cuniperto. nel Campo sgridò fieramente il Nemico, sfidandolo di nuovo à singolar pugna, per in tal modo decider ò dell’uno, ò dell’altro la vita, e ’l regno. Apparitione notabile. Alachi perciò stimolato da’ suoi ad accettar’ il partito, disse: Non temersi da lui il venir’ à duello: bensì il veder trà l’Armi nemiche splender in aria l’Effigie di S. Michel Arcangelo, Tutelar Nume.

Conflitto sanguinoso Si rinova dunque la zuffa trà i due Esserciti. Cuniperto combattendo sì per il decoro, che per il Regno, fà prove grandi. Alachi non meno si maneggia infiammato dall’odio, e dall’ambitione. E li Soldati vie più sù l’occhio de’ lor Duci, e Prencipi menan le mani. Si combatte lungamente con ugual Marte; e da una mischia horribile d’Huomini, e Cavalli si fà ugual strage. Pugna per il Rè la gloria: per Alachi la disperatione; l’essempio per i Soldati. Alachi resta ucciso. Et il Cielo, ch’è giusto, fà la Vittoria à favore di Cuniperto, il qual assalito da gli ultimi sforzi nemici, li risospinge, e caricando à forza di colpi li fà recedere. Alachi ciò vedendo grida, Cuniperto vincer per Fato, non per virtù. Indi richiamando i suoi à più potere, esso precipita nell’Armi nemiche, dove muor da forte. Essercito d’Alachi sconfitto. Il di lui Essercito parte trucidato rimane, parte dal Ticino Fiume assorto; il resto in fuga. Si salvò intiera una squadra di Forlani, che havendo prima giurato homaggio al Rè Cuniperto, e doppo al Duca Alachi, risolsero star neutrali senza combattere.

[p. 276] Corpi d’Alachi, e del Diacono Senone come trattati. Il Corpo d’Alachi spogliato, e fatto in pezzi come fellone si lasciò preda alle Fiere: là dove quel del Diacono, che per publica salvezza volle perire, fù d’ordine regio sepolto con grand’honore. Così andò la Palma del Rè Cuniperto; così venne la sconfitta del Duca Alachi, costretto lavar co’l sangue la reità di più nera, e perfida ingratitudine.

Al re Guerre si fecero da’ i Duchi Longobardi di Trento, come quella d’Istria seguita prima sotto il Duca Evino, & altre doppo, che qui non toccarò, perche lontane.

Fuga de Longobardi da Trento per Carlo Magno. Per l’arrivo dell’Imperatore Carlo Magno, che ultimamente, come dissi, scacciò d’Italia i Barbari, doppo la presa del Rè Desiderio a Pavia, ò sotto Vercelli, non si vidde à Trento Guerra: ben sì rotta, e fuga de’ Longobardi, che tutti al calor di quelle Armi giuste, & Auguste si dileguorono; restando la Città, e Trentino distretto sotto gl’Imperatori di Germania in alta pace.

Turbolenze d’Armi, contro la Chiesa di Trento. Passato poi il Dominio ne’ Vescovi, per l’Imperator Conrado secondo, continuò la Città, e Chiesa di Trento nella sua quiete, fin’al tempo del Vescovo Adalpreto, ò Adalberto secondo, il primo, che havesse travaglio d’Armi nella sua Chiesa. Nacquero le turbolenze, per quanto scorgo, à causa d’alcuni Popoli sollevati in lungo l’Adice, e di Regoli congiurati in Val di Lagaro, dove in particolar si tenevano forti li Castrobarcensi, Feudetarij del Trentino Vescovo.

Non si legge veramente, al dir di Pincio, [p. 277]Coraggio del Vescovo Adalpreto. d’alcun’ apparato di Guerra: ma però tali furono i moti, e gli attentati d’Hostilità, che il buon Vescovo vedendosi in angustie da ogni banda, risolse, sù’l’essempio d’Huomini grandi, ò di soccorrere alla cadente Patria, ò di cader’ Egli stesso, per la sua Chiesa.

Genti Aussigliarie per la Chiesa di Trento. Che però, per difenderla, & assicurarla contro gli attacchi, chiamò in aiuto i Carlerij, ò Carraresi, e i Veronesi, ò Scaligeri, à’ quali (per più obligarseli) diede in Feudo Castel Garda. Fece anche venir dalla bassa Germania due Guerrieri Fratelli Rolando, e Rodolfo detti ab Eike, ò della Rovere, di Natione Fiaminghi, di qual Paese credesi, fosse lo stesso Adalpreto.

Vescovo Adalpreto ucciso, e come. Hor, mentre bollono le cose in aperta rottura, e che il Vescovo cerca difendere costantemente le ragioni della Città, e ributtar i torti dal Vescovato, per incontro fattogli à Cavallo da Azone Castrobarcense, resta traffitto d’hasta in Val di Lagaro, presso Volano, dove cade estinto. Così ricavo da Innocenzo di Prato, inherendo al Pincio.

Morte del Vescovo vendicata e come. Scrive Ambrogio Franco da Arco, che, per vendicar la morte del Vescovo Adalpreto i due Fratelli ab Eike, Rolando in particolare, fece alte prove; nascendo un gran Fatto d’Armi sotto Biseno, dove ferito malamente Azone di Castel Barco restò prigione. Composte poi le cose, co l’intervento di Lodovico d’Austria, il Virtuoso, Azone fù rimesso in libertà, e condannato per la morte del Vescovo à fabricar l’Ala del Duomo di Trento verso Ostro; così scrive Franco. [p. 278]Castrobarcensi concorrono à fabricar il Duomo di Trento, e perche. E che tal fabrica seguisse, risulta dall’Armi, che si vedono à Lion rampante, essendovi anche nell’angolo, dove và la Torre, un’Inscrittione in Pietra: qual però non parla punto di questo fatto, ne nomina Azone: ma Guglielmo di Castel Barco, sotto l’anno 1309. là dove Azone fù circa l’anno 1170. E detta Inscrittione, ch’è in versi Latini metrici all’antica, non pongo qui, per essere troppo lunga.

Rolando ab Eike si munisce à Borghetto, e come. Rolando ab Eike, ò sia della Rovere ottenne per benemerenza il Luogo di Borghetto, ò secondo il Sansovino, Borgheretto vicino a Castel Lizzana, bagnato à sinistra dal Torrente Lenno, dove si munì, e attorniato di fossa, e mura quel sito lo ampliò, e rese popolato, chiamandolo dal Nome Rovereto, e dandogli la propria Arma Gentilitia, ch’è una Rovere, ò Quercia con Ghiande d’oro. Origine di Rovereto. Hora esso Luogo, che ha un Castello antico, è ridotto in Città con floridezza di traffico, e viver nobile, come scrivo à lungo in altra Opera.

De’ due Fratelli ab Eike non parla punto il Pincio: bensì il Franco, & il Sansovino confermandosi, il tutto dall’Abbate Antonio Libanori nella sua Ferrara d’oro, & parimente dall’Abbate Eugenio Gamurrini nella sua Historia Genealogica; & altri da lui citati.

Vescovo Adalpreto dove ucciso, e sua memoria Nel Luogo, dove fù ucciso il Vescovo, stà per memoria una Piramide in Pietra con l’Inscrittione: Locus Martyrij Beati Adalpreti, Episcopi Tridenti. Il Corpo del Vescovo portato à Trento [p. 279]co’l dovuto honore, fù riposto in Duomo, dove riposa, come dissi, & si tien’ in veneratione di Santo Martire; havendo sparso con la vita il sangue, per la sua Chiesa.

Turbolenze à Trento, e perche. Sotto il Vescovo Friderico Vanga circa l’anno del Signore 1207. nacquero à Trento, se non Guerre, pericoli, e travagli grandi, à causa del Scisma nel Sacro Romano Imperio; poiche, doppo la morte di Federico Barbarossa, non accordandosi l’Elettione dell’Imperatore, e contendendo trà loro fieramente il Prencipe Filippo Figlio di Barbarossa, e Ottone Duca di Sassonia, tutta Trento in quiete. la Germania, e Città da quella dipendenti erano in disordine. Sin che alla fine elettosi Filippo Imperator per forza; e doppo succeduto Ottone, di cui il Vescovo Friderico fù Cancelliere, si ridusse Trento alla sua tranquillità, e regolatezza.

Guerra à Trento per Ezzelino da Roman. Al tempo del Vescovo Egnone regnando in Italia la tanto pertinace Fattione de’ Guelfi, e Gibellini, ò Bianchi, e Neri; e risentendone anche Trento la sua parte, ciò diede ansa, e commodo ad Ezzelino III. da Roman, quel Mostro di Tirannia, d’invader le Trentine Alpi, e co’l Territorio, occupar’ anco la Città, il tutto manomettendosi crudelmente.

Trentini, e loro mossa contro Ezzelino Tiranno. Scrive il Biondo, che Trento fosse sotto Ezzelino 34. anni: ma non si verifica. Questo sì, che i Trentini unitisi trà loro, e co’ l’aiuto del Marchese d’Este, Nemico d’Ezzelino, introdotti in Città 500. Huomini, si mossero arditamente contro, [p. 280]e tagliato à pezzi ogni Presidio, si liberorono da una tale Tirannide. Tanto può la Concordia: là dove le Fattioni sono ad una Città, ò Republica il più fiero nemico, e più infesto; perche intestino.

Trento sorpreso da’ Scaligeri. Scacciato Ezzelino, doppo s’invase Trento da’ Scaligeri, per sorpresa fatta da Mastino, come nota il Pigna circa l’anno del Signore 1266. Seguirono perciò rovine grandi non solo in Città: ma nel Territorio, e luoghi convicini, e oltre Val di Lagaro, dove si fece la maggior furia: Scaligeri, e loro potenza, quale. in Val Sugana vivono memorie funeste della Prepotenza de’ Scaligeri, in poco tempo co’l sottomettere Verona loro Patria fatti Signori di molte altre Città di Lombardia, e Marca Trevisana. Ma poi per voler poggiar troppo alto con la loro Scala di Dominio, caduti al basso, e con i Stati perduta anche la Stirpe, altro al presente non vantano d’altiero, che i Sepolcri.

Bolgiano preso da Meinardo. Al fine di tali Guerre di Trento successe il principio d’altri moti d’hostilità, sotto il Vescovo Egnone. Meinardo II Duca di Carintia, e Conte del Tirolo mossosi da Merano con furioso Essercito, espugnò Bolgiano, soggetto all’hora al Vescovo di Trento, prendendolo à viva forza; Trento invaso dal Duca Meinardo indi calato à Trento, occupò la Città, e s’impadronì del tutto à sua voglia. E tanto più grande fù questa oppressione, e irreparabile, quanto che à quel tempo, per l’Interregno hormai di 17. anni restava il Sacro Romano Imperio senza Capo; e in conseguenza languivano i membri [p. 281]delle di lui Città senza rimedio.

Imperator Rudolfo d’Austria protegge Trento. Quando alla fine dell’anno 1273. elettosi Imperator Rudolfo Conte d’Hauspurg, il primo Cesare dell’augustissima Casa d’Austria; questi con quella sua incomparabile pietà, per cui erasi portato al Trono, non mancò di soccorrere all’afflitta, e travagliata Trentina Chiesa, riconciliando, come fece, al Duca Meinardo il Vescovo Egnone; il quale poco doppo, ò di gioia di vedersi protetto da Cesare, ò di noia, per le tante afflittioni patite in 22. anni di suo Governo, nel quale incontrò anche ribellione di Popoli, e Fattione di Cittadini, passò, come da un mar di travagli al Porto dell’altra vita.

Il Vescovo Henrico si move contro Meinardo. Morto Egnone, Meinardo, rompendo i Concordati, di nuovo invade la Città con il Castello, e occupa il Territorio. Così che il Vescovo Henrico successor d’Egnone collegatosi co’l Briscinese e con diversi altri, su’l favore de’ Nobili, che l’assistono, trà quali singolarmente i Signori di Zuingenstain, risolve in persona batter la forza con la forza, necessitando Meinardo à lasciar con la Città il Castello, e partirsi dal Territorio, come seguì, e lo scrive Pincio. In tanto di nuovo co’ l’interpositione dell’Imperator Rudolfo si riconciliorono gli animi, le cose rimanendo aggiustate à prò del Vescovo.

Meinardo di nuovo invade Trento. Ma non andò guari, che mancato di vita Henrico, Meinardo, come fosse spirato ogni accordo, invase la terza volta Trento con mano armata il tutto riducendo in sua balia. Per il che il Vescovo Filippo successor d’Henrico, come d’animo non men grande, [p. 282]che pio volle far testa: ma non valendo con Arme militari, ricorse all’Ecclesiastiche, da’ quali atterrito Meinardo, cedè la forza, e con le più speciose promesse se ne partì, lasciando respirar la Città, e Trentina Chiesa.

Vescovo Filippo, e suoi travagli. Ciò che seguisse poi di questo Fatto, è assai notorio dal Pincio, & altri Scrittori. Il Vescovo in 12. anni che visse, fù astretto quasi ramingo travagliar sempre, per rihaver i Stati di sua Chiesa. Il Duca Meinardo un anno prima di morire si riconciliò con la Chiesa per Assolutione del Romano Pontefice. E la Val di Fiemme, che restò impegnata, restituissi gratuitamente dal Padre di Meinardo, il Rè Henrico di Boemia, e Conte del Tirolo, della cui regia, e pia liberalità verso la Chiesa di Trento già motivassimo.

Guerra à Trento per il Duca Bavaro. Al tempo del Vescovo Nicolò circa l’anno 1340. nacque à Trento una Guerra delle più fiere, e più infeste. Lodovico di Baviera, Marchese di Brandemburg, e Conte del Tirolo, per cupidigia di regnare, mossosi con valido Essercito assalisce Trento, e presolo à viva forza, vi pianta il Seggio di Dominio Dispotico, il tutto sconvolgendo in Città, e dando il guasto al Territorio.

Oppressione di Trento, e suo stato deplorabile. Dieci sette anni continui durò quest’oppressione à Trento, senza che mai si potesse scuotere un tal giogo. Così che il Vescovo Nicolò, e quattro altri successori, cioè Gerardo II, Giovanni III, Meinardo primo, e Alberto II si tennero anzi, come Ministri, e servi del Prencipe invasore, [p. 283]che Vescovi, e Signori della Città. E li Trentini, perduta con i commodi la libertà, vivevano anzi in schiavitudine. Il Pincio fà vedere la miseria di Trento in tal rincontro con faccia in vero la più squallida, e lagrimevole; mettendo insieme le varie instanze, ragioni, rimostranze, & humiliationi fatte, per placar’ il Nemico, che sempre in ogni modo si mostrò sordo inessorabile.

Ricorso de’ Trentini all’Arciduca d’Austria, e suo effetto. In un male dunque così estremo, e disperato ricorsi con lagrime i Trentini al Divino aiuto, per i meriti, e intercessione del loro Tutelare S. Vigilio, ottennero alla fine opportuno rimedio, & efficace. Fù questo il Braccio dell’Arciduca d’Austria Rudolfo IV, qual, udite per via d’una Legatione la più espressiva, e supplichevole le miserie de’ Trentini, e calamità, Egli per atto di grandezza d’animo, e d’Austriaca pietà, si dichiarò pronto à sollevarle, promettendo ogni più valido aiuto, e assistenza; e chiamando la Città di Trento Amica, e Socia. Trento liberato da Lodovico Bavaro, e come. Presentita dal Bavaro una tal dichiaratione dell’Arciduca, che gli venne anco meglio fatta intendere per Legati senz’altro attendere, leva il Campo, e affettando virtù ciò, ch’era in lui necessità, essaggera a’ Trentini, riconoscano in dono à S. Vigilio la sua partenza. All’hora il Vescovo Alberto, che per tanti anni s’era cibato del pane di lagrime, quasi ebrio di letitia, e fuor di se, ordina publiche Preci, & allegrezze per tre continui giorni, ne’ quali profuso tutto il Popolo canta con le gratie à DIO, la libertà.

[p. 284] E per quì connettere con le Guerre esterne di Trento una intestina, toccarò la Congiura, ò Sollevatione occorsa al tempo del Vescovo Giorgio I. di Liectenstain circa l’anno 1394.

Congiura notabile in Trento, per Bellenzano. Rudolfo Bellenzano, per chiarezza di Sangue, e copia di Fortune Huomo cospicuo, reso prepotente affetto superchiar la Patria co’l sottometterla; Credesi à ciò portato dal prurito suo proprio ò dal fomento, c’hebbe di mano grande. Per via di segrete intelligenze move la prattica; e come Huomo ardito, facondo, e accreditato non tarda in condur le cose à segno. Popolo guadagnato da Bellenzano. La somma consisteva in deprimer’ il Vescovo, e opprimerne il Dominio, onde à questa mira tendesi ogni machina. Bellenzano cerca sopra tutto guadagnar l’animo Popolare, e gli và fatto; perche il Popolo vago mai sempre di novità, è non men volubile dell’Albero, di cui porta il nome.

Vescovo Giorgio fatto prigione. A tempo dunque di scoppiar la mina, Bellenzano, fatto d’improviso nascere trà ’l popolo un gran tumulto, hebbe campo di far prigion’ il Vescovo, il quale nel sortir’ à punto di Castello, forsi per ovviar’ al disordine, fù preso, e condotto nella Tor Vanga. Ciò fatto, Bellenzano co’l’aura, e seguito Popolare tien posto di Dominante nella Città, il tutto regolando à suo arbitrio.

E perche non và lungi l’ambitione dalla crudeltà, fattisi prendere due Camerieri del Vescovo (altri dicono due Capellani) e doppo un’estorsione [p. 285]Crudeltà horribile di Bellenzano. di Processo condannati à morte, si mandano in un Bacile al Vescovo le loro Teste: da questo prologo argomentando il povero Prelato, qual fosse per esser l’Atto ultimo di quella Tragedia.

Il Vescovo in pericolo della vita. Trà tanto, per opera, e perfidia de’ Congiurati non regna, che licenza, tirannide, confusione; & il Vescovo trà gli horrori d’oscuro Carcere con singiozzi, e lagrime aspetta di se l’ultime hore. Quando il Cielo, che non mai lascia ne impunita la reità, ne derelitta l’Innocenza, fece che, havendo inteso tal Caso il Capitan di Provincia Henrico Rottuburgo, si risolve per soccorrere à i mali del Vescovo, occorrer’ alla furia del Bellenzano; e liberar Trento da oppressione così tirannica. Genti venute in aiuto del Vescovo. Move perciò Henrico con Essercito spedito le sue Armi verso la Città; il che saputo da Bellenzano, senza verun timore si mette in difesa, e radunata in Armi la Popolar moltitudine, egli da quella attorniato in simil guisa così favellò:

Concione di Bellenzano al Popolo. Adesso è il tempo, ò Trentini, di far conoscere, che sete Huomini. L’oro della libertà, che meco à forza di ferro vi acquistaste, con le medeme Armi s’ha da difendere. Una grand’ Impresa deve mantenersi con altra simile; ne minor gloria è il saper conservare, che conquistare. Sò, che non soggiace à timore la generosità de’ vostri animi; e per farvi [p. 286]intrepidi, basta dirvi Trentini. Per resistere, ricordatevi, che sete armati; mentre anche ne gl’inermi la fuga è condannabile. Il Nemico non è ne più forte di Noi, ne più agguerrito di Noi; nostro è ben vantaggio l’essere trà recinto di mura: là dove egli come estraneo ne riman fuori. Le mura sono munite, e le Porte van Presidiate, e quando anco s’espugnassero, e Porte, e mura, l’antemurale d’una Città sono i Petti de’ bravi Cittadini. Per rincorarvi, serva, se non altro la Figura di vostra Patria, ch’è il cuore. Conosceranno adesso le vostre mogli, se amate la loro vita; se stimate il lor’ honore. Senza il vostro braccio ricade per sempre l’afflitta Patria; ne haverà servito il farla libera, che per ridurla in maggior servitù. Io se feci da Capo in porvi à cimento, farò altresì testa in assistervi. E con quell’essempio, che vi mossi à prender l’Armi co’l medemo vi sprono à maneggiarle. Su, animo; comprobate co’l ferro la fede datami; e se non volete perir da codardi, pugnate da forti. A voi stà il vincere; à Voi il perdere: A quello sete obligati per ogni titolo; da questo non venite scusati, che da prepotenza, e fatalità. In ogni caso sempre fù degno il combattere per la libertà, e il morir per essa è memorabile.

Trentini, e lor travaglio. Così diceva Bellenzano con gran calore, quando giunto il Nemico, & espugnate le Porte, il Popolo si sbanda dal timore, di piede combattendo più che di mano. Nasce in tanto per Città incendio, e strage; e li Trentini esclamano, che il tutto sia in pericolo per machinamento d’un solo.

Bellenzano all’incontro d’animo intrepido, e [p. 287]disperato cerca pur di far cuore à tutti, per indurli à difendere, com’egli dice, la loro Patria. Egli il primo alla testa di que’ pochi, che lo assistono postosi à combattere in mezzo à nemici, doppo valida resistenza riman prigione. E tosto il Capitan di Provincia in mirandolo con occhio di sdegno così lo sgridò: A questo passo t’hà ridotto l’insolenza di tua Fortuna. L’Armi da te mosse fellamente contro la Patria fan conoscere la tua folle temerità. E l’eccesso di Sacrilega fellonia da te machinato contro il Vescovo ti publica Reo di lesa maestà. La morte da te data à gl’Innocenti con una notte d’iniquità ti rende indegno di vivere li tuoi giorni. Tu stesso perciò sarai il Soggetto d’una Tragedia, che andavi rappresentar per altri con tant’ horrore; e questo Popolo da te sedotto à così perfida seditione, sù la Scena del tuo castigo sarà degno spettator delle tue infamie. Impareranno i Posteri dal tuo Essempio, quanto amari siano i frutti di violenta Tirannide. Ciò detto, senz’altro indugio, ò formatione di Processo condotto Bellenzano su la Piazza, per mano di Carnefice vi lascia il Capo; con devolutione de’ Beni, e della stirpe, sì che altro più non vive di Casa Bellenzani, che l’estintione. Tanto è vero, che da una gran prosperità vien l’alterigia, e dove cavalca la superbia monta poi in groppa il precipitio.

Il Vescovo liberato di Carcere si rimise al suo Posto. Li due Camerieri, ò Capellani fatti morir’ Innocentemente consta, che fossero Persone nobili, e, al dir d’Etinger, Parenti dello stesso [p. 288]Vescovo. Ambi furono sepolti nel Chiostro di S. Marco sotto Lapide scolpita de’ loro Nomi, c’hor non si vedono.

Arciduca Friderico à Trento con l’Armi. Non andò molto che, calato à Trento l’Arciduca Friderico con le sue Armi, hebbe per resa volontaria la Città; onde il Vescovo Giorgio costretto à fuggirsene, ricorse al Concilio di Costanza, da cui hebbe suffragio, come parimente doppo dal Sommo Pontefice, che spedì Commissarij, e lo stesso Imperatore prestò assistenza. Pace tra’l Vescovo Giorgio, e l’Arciduca. Sì che l’Arciduca ridotto à far Pace, questa seguì co’l mezzo, de gli Arciduchi d’Austria Ernesto, & Alberto, deputati Arbitri, & il Vescovo ritornò à la sua Chiesa; così scrive Pincio; soggiungendo, che lo stesso Vescovo Giorgio di nuovo poi arrestato morì in Castel di Sporo, per sospition di veleno. Tale fù la peripetia delle di lui avversità sofferte tutte con fermezza d’animo.

Barche condotte per Terra da Venetiani, e come. Al tempo del Vescovo Alessandro Duca di Mazovia non nacquero Guerre à Trento: ma però convenne star’ in Armi, per i moti, che occorsero in Val di Lagaro, e presso Benaco. In Val di Lagaro avvenne, che, trovandosi assediata la Città di Brescia da Nicolò Picinino General del Duca di Milano, i Venetiani per soccorrerla (essendo interclusa ogn’altra via) trovorono modo di condur contro l’Adice buon numero di grosse Navi fin’a Ravazzone, luogo di Val Lagarina, dove messe à terra, furono à spalle d’Huomini portate nel Lago di S. Andrea; indi di nuovo per terra fin’al Lago di Garda. E di là il soccorso [p. 289]passò à Brescia sotto la scorta del Conte Paris di Lodron.

Riva ricuperata dal Duca di Milano. Altro moto di Guerra occorse presso Benaco. Riva, Luogo celebre donato già da Carlo Magno, come dissi, alla Chiesa di Trento, e doppo impegnato dal Vescovo Giovanni III. à’ Scaligeri, da questi era passato ne’ Venetiani. Quando mossesi l’Armi di Filippo Maria Visconte Duca di Milano sotto la Condotta del prefato Nicolò Picinino, si occupò un tal Luogo à viva forza, & havendovi contribuito aiuti validi il Vescovo Alessandro, restò di nuovo Riva alla Chiesa di Trento.

Cosa notabile del General Nicolò Piccinino. I conflitti, che seguirono per terra, e per acqua sopra il Lago, son narrati dal Sabellico espressamente; ne io quì soggiungerò, per cosa notabile, curiosa, se non che, essendosi poi da’ Veneti assediato alle strette il Castel Thenno presso Arco, Nicolò Picinino, questi co’l favor della notte ne sortì portato fuori in un Sacco da un suo servo sotto specie di Fieno, ò altro fardello. stratagemma grande d’un Huom’ piccino.

Riva ritornata al Vescovo di Trento, e come. Trovo scritto, che l’anno 1439. Riva fosse assediata, e presa da Venetiani con gran calore di forze, e hostilità. Se poi doppo i Veneti, o doppo i Visconti ritornasse il luogo alla Chiesa di Trento, io non lo metto: questo bene, che il Vescovo Alessandro ricuperò Riva l’anno 1432.

Doppo la morte del Vescovo Cardinal Alessandro Duca di Mazovia nato Scisma d’Elettione [p. 290]Guerra à Trento civile, & anco esterna. trà Teobaldo assistito dal Concilio di Basilea, e Benedetto Monaco portato da Eugenio quarto, Sommo Pontefice, la Città divisa in Fattioni viveva tumultuaria. Il Canonico di Trento Enea Silvio Picolomini, che fù poi come dissi, Papa Pio II. in una lettera, che scrive al Giurisconsulto Francesco Bossio, fa veder come circa l’anno 1444. Trento, oltre i moti civili, era in Guerra co’ Popoli confinanti.

Gli Atesini subornati da’ Svizzeri à rivoltarsi da Cesare, vollero a forza ridurvi anche i Trentini; e con grosso essercito in Armi assalita la Città causorono una Guerra molto infesta. Li Trentini perciò difendendosi con la forza, e stando in fede, hebbero aiuto dall’Imperator Friderico III. qual, per il Friuli (essendo intercluse l’altre vie) spedì buon nervo di militie à Trento sù la Condotta del Conte Galeazzo d’Arco. Sì che i Nemici al numero di tre milla ributtati validamente, si profligorono, come nota Innocenzo di Prato, adducendo le lettere del prefato Enea Silvio all’hora Secretario, e Cancelliere di Cesare; e trà l’altre una scritta al detto Conte Galeazzo d’Arco.

Congiura in Trento notabile, e fuga del Vescovo. Al tempo del Vescovo Giorgio Hach l’anno 1463 si vidde Guerra à Trento di questa fatta. Per machina d’alcuni seditiosi, e fattionarij (li più favoriti altrimente, e più beneficati) nacque Congiura in Città contro lo stesso Vescovo, il qual fù costretto fuggirsene a Bolgiano, dove per due anni continui governò assente la su Chiesa.

[p. 291] Trento governato dall’Arciduca Sigismondo d’Austria, e come. In tanto l’Arciduca d’Austria Sigismondo così pregato dal Vescovo hebbe ben sì raccomandata la Città di Trento: ma fù insieme per punir altamente li seditiosi, e rovinarli: se non era l’interpositione del medemo Vescovo, che non volle vedere l’esterminio de’ suoi, benche contrarij. Sì che l’Arciduca in tutto astenendosi dalla forza, solo tenne in freno, e resse la Città con somma prudenza, e fede, scrive il Pincio.

Mossa dell’Austriaco contra Trento, e suoi effetti. Vedendo poi l’Arciduca stesso, che le cose ogn’or più ricalcitravano spaccatamente, e che il Caso di Bellenzano ancor recente faceva impressione non senza gran pericolo di maggior male, risolse venir’ al rimedio del ferro, e reprimer i protervi fattionarij à viva forza. Onde fatto ogni apparecchio di Guerra, hormai s’era mosso con valido Essercito alla volta di Trento: quando soprafatti dal timore i Trentini, e consternati massime i colpevoli, senz’aspettar altro Sacco d’Armi, come tante volte era avvenuto, tocchi anche d’amore verso il pio Vescovo, composti da loro gli animi, sopiti gli odij, e sedate le Fattioni, Ritirata dell’Archiduca, e ritorno del Vescovo. tutti unanimi risolvono divertir pregando, come fecero per via d’Ambasciatori, l’armato Prencipe, e richiamar’ à Trento l’amato Vescovo, à cui andorono incontro con grand’honore. Dal che, e dalle nuove interpositioni del Vescovo mosso l’Arciduca, fece tosto batter la ritirata al suo Essercito. Il Vescovo però non hebbe sorte di giunger vivo alla sua Chiesa, perche morì [p. 292]in viaggio presso Matran, da dove con lagrime portato à Trento fù sepolto in Duomo.

Caso empio degl’Hebrei seguito in Trento. In tempo del Vescovo Giovanni Hinderbach nacque à Trento Guerra di perfidia, e perversità mossa da gli Hebrei. Costoro nell’anno 1475 il Giovedì Santo 23. Marzo, doppo haver commesso quel delitto essecrabile di rapir’ il Fanciullino SIMONE, & ucciderlo con tormenti in odio di CHRISTO, e della Santa Fede, come dicemmo, scoperti finalmente, e convinti, tutti furono giustiziati à morte penibile, & infame con bando perpetuo da Trento di loro razza.

Hebrei à Trento come puniti. Hor vediamo i Dibatti, c’hebbe il Vescovo, e la Città per questa Causa. Per indagar’ il Corpo di Delitto, bisognò combattere di traccia, fin che DIO volle. Per tuor di mira i delinquenti, non bastò l’occhio di tutta l’humana politica. Per convincer’ i colpevoli perderono la scherma i Giudici più esperti; e in vano si saria combattuto à forza di tortura, e di tormenti: se il Cielo non havesse fatto render’ espugnata con miracoli la verità. Prima poi di condannarsi i Rei, quali sforzi non fecero gli Hebrei? Hebrei, e lor difese. Fanno venir da Padova li più Eccellenti Leggisti, per difender’ à forza di ragioni un sì gran torto. Tentano espugnar con Arieti d’oro la mente del Vescovo, e del Podestà, che fù il nob. Giovanni Sala di Brescia. Con machina di subornationi cercano far muover’ i Prencipi à loro difesa; e trà gli altri premono co’l’Arciduca d’Austria Sigismondo.

[p. 293] Guerra di perfidia Hebraica contro il Vescovo di Trento. Che più? doppo l’essecutione della Sentenza, e capita] supplicio de’ Giustitiati, la general Hebraica Sinagoga move aperta oppugnatione al Vescovo Hinderbach, & allo stesso Martire Innocentino. Ottengono da Roma la missione d’un Nuncio Apostolico, che inquira contro il Vescovo, e contro i miracoli dello stesso Santo. Battono con oro l’innocenza d’un povero Tedesco, acciò si addossi egli stesso la loro reità. Tentano per via di Paolo di Novara, adulterar’ i Processi; far rubar’ il Corpo del Santo miracoloso Fanciullo; ò almeno per virtù di certo empiastro farlo andar’ in polvere, ò renderlo fetente, à fine di screditarlo. Per vendicarsi del Vescovo, cercano far tossicar l’acque di Castello; e con veleno insidiano alla vita del Podestà. Sforzi di malignità notabili. Frastornano i Predicatori, acciò dal Pulpito non parlino del Martirio di S. Simone. Fanno correr manifesti in scritto, & anche in stampa per loro prò. Brogliano di nuovo appresso i Prencipi, e sù’l supposto del Si sic est, ottengono Diplomi di discolpa. Non v’è in somma stratagemma Giudaico, che non s’impieghi; non Cabala, che non s’adopri.

Vittoria del Vescovo di Trento contro gli Hebrei. Ma che ponno Attentati d’Averno contro voler di Cielo? I Processi formati canonicamente in Trento son confermati in Roma per Oracolo del Sommo Pontefice Sisto IIII. in Bolla emanata l’anno 1478. Si che, doppo un conflitto fierissimo di tre anni continui restando à pieno vittorioso il Vescovo, trionfan le glorie del Santo Innocentino, altro non rimanendo à’ perfidi, spietati Hebrei, che sconfitta, e scorno.

[p. 294] Nuovo caso seguito d’Hebraica empietà, e dove. Da una rotta così notoria al Mondo, e così essemplare si poteva credere, che à spese di quei di Trento, fatti cauti gli altri Hebrei mai più si mettessero à cimento d’incrudelir contro il Sangue Christiano: e pure, ciò non ostante, oltre i Casi seguiti prima in Italia, Francia, e Germania, doppo ancora s’è vista una tal barbara empietà. E senza dire d’altri luoghi, in Polonia nella Città di Lublin l’anno 1598. fù ucciso, e svenato un Fanciullo di tre anni da que’ Giudei; onde scoperto il fatto per via d’una lor serva Christiana, si condannorono à morte tre Rabbini di ciò convinti, come il tutto ricavo da una relatione venuta di quel Paese.

Fine de gli Hebrei nel far morir’ i Fanciulli Christiani. Il far morire con tormenti li Fanciulli Christiani non è altrimenti, per rinovar la morte d’Aman fatto appendere dal Rè Assuero: ma per replicar la Passione di CHRISTO, Crocifisso sù’l Calvario da gli antenati Hebrei. Tanto è l’odio, che li perfidi ingrati portano tuttavia alla memoria e Instituto del medemo CHRISTO, di cui non ponno sentir’ il Nome. L’Historia da me scritta dell’Innocente Trentino S. SIMONE fà veder’ à lungo il perche, il come, il quando di questo Fatto, e con qual rito.

Guerra de’ Veneti con i Trentini. Al tempo del Vescovo Udalrico terzo nacque Guerra à Trento, per causa creduta di Confini, trà Veneti, e l’Arciduca d’Austria Sigismondo. I Veneti sù la Condotta del General Roberto di Sanseverino, e altri Duci, trà quali Francesco di Tolentino, e Guido Rossi, s’avanzorono con [p. 295]grosso Essercito in Val di Lagaro, dove furono incontrati dalle Genti Austriache presso Biseno. Mossa d’Armi. Il Vescovo di Trento Udalrico sì per tener le parti dell’Arciduca, come per difender’ il proprio Stato, doppo haver fatte prender da Gente prattica le vie de’ Monti, Egli stesso con mano scielta di Trentini si portò incontro al Nemico.

Ponte sù l’Adice fabricato, e come. Da principio non seguirono, che lievi scaramuccie per lo più in impedir le incursioni d’ambe le parti: ma poi inoltrandosi fieramente l’hostilità, si venne à cimento aperto di Fatto d’Armi. I Veneti, per meglio porre piede in ambe le Rive dell’Adice, e darsi mano, doppo haver espugnato Castel Nomio, ivi appresso gettorono un Ponte di legno, o, secondo altri, di Cuoio, e lo difesero à calore di batteria. Trentini, e lor difesa. I Tedeschi, e Trentini all’incontro, per ostar’ al Nemico l’inoltrarsi, battevano fortemente i Passi non solo de’ Monti: ma delle due vie dell’Adice, e assediavano in tutto la navigatione del Fiume.

Duello notabile. Hor mentre battagliano con fortuna varia li due Esserciti, e ogni di più nel fin di Luglio fervono i colpi d’Armi, si destò una pugna anche singolare d’ambe le parti. Antonio Maria Figlio del General Sanseverino, Giovane d’alto spirito, e valore fù sfidato à duello da Giorgio Somberg Alemanno Giovane, parimente d’egregie qualità. Ambi entrano in Steccato à vista del Campo; e doppo essersi battuti à Cavallo con l’Haste, scesi casualmente à terra, combattono [p. 296]à piedi con gran vigore; fin che luttando caduti al suolo tutti due, e l’Italiano stando sopra al Tedesco in atto d’ucciderlo, il Somberg con breve pugnale, ò Stiletto, che si trova haver addosso, ferisce ne gl’Inguinali Sanseverino, qual perciò di vincitore, costretto chiamarsi vinto, vien condotto nel Campo nemico, e indi à poco si restituisce à suoi.

Veneti, e lor progresso. Erano scorsi più giorni d’hostile reciproca resistenza trà le due Armate; quando finalmente i Veneti, fatta una valida impressione al Calliano, penetrano con una banda d’incursori fin’ à Mattarello, luogo à 4 miglia di Trento. Furono perciò spediti subito incontro dalla Città 400 Fanti Alemanni, venuti all’hora di Giodicaria; & questi doppo fiero contrasto co’l nemico tutti rimasero tagliati à pezzi insieme con il lor Capitano Micheletto Segato. Trento in pericolo. Doppo qual strage, Trento, benche munito al possibile, e difeso anche da due Ale di Cavalli Tedeschi, si vidde in pericolo di total presa: Veneti ributtati. onde mossosi con cento Cavalli Federico Kampler Generale dell’Essercito, e con lui il Capitan Giorgio Pietra Piana co’l seguito de’ Cittadini, e Popolari della Città, e Distretto al numero di 600. rimase il Nemico ributtato bravamente fin’ al Calliano, dove seguì general Conflitto, e sanguinoso.

Il Sanseverino co’l nervo della Cavalleria facendo testa cerca di sostener’ i suoi con gran bravura; e con la mano, e con la voce animandoli à resistere; ma eglino, che hormai erano volti in [p. 297]fuga, per salvarsi, si danno à passar il Ponte. Roberto Sanseverino perisce nell’Adice, e come. Segue Sanseverino, per pur fermarli, e sù’l Ponte fà prove d’alto valore: ma incalzato vie più dalla folla, e tumulto de’ suoi, che de’ Nemici, rottosi il Ponte ò dal troppo peso, ò per altra causa precipita Roberto à Cavallo nel fiume, e si affoga, sommerso restando con tutti gli altri. Il Capitan Rossi, doppo haver fatto con picciol truppa di Cavalli, gran strage di Fanti, e rimessi anche i suoi bravamente in battaglia, così che di vinti, eran quasi venuti vincitori, voltatasi di nuovo la fortuna dell’Armi, non potè più combattere, che di sagacità. Coraggio, e finezza notabile del Capitan Rossi. Gettatosi con alcuni Cavaglieri in un’Isola dell’Adice si salvò dall’impeto: ma vedendosi ridotto ò à perir di fame, ò à doversi rendere per forza, pattuisce con i Tedeschi, e data la fede, protrahe in lungo l’effetto, fin che, sopragiunta la notte, scampa di nuoto, e si salva trà suoi. Il Capitan di Tolentino colto da’ nemici restò ucciso, e fù poi sepolto in Trento, dove pur si portò con grand’honore il Corpo del General Sanseverino, di cui il Deposito stà in Duomo, come si disse.

Vittoria memorabile de’ Trentini. Seguì tal conflitto dell’anno 1487. li 10. Agosto, Festa di S. Lorenzo; Giorno segnato da Trentini con bianca Pietra, per una Vittoria, che tengono miracolosa; essendosi con poca gente disfatto il Nemico di molto numero, cioè tre milla trà Fanti, e Cavalli uccisi di ferro; e sette milla d’altri periti nel Fiume, come per cosa memorabile si legge in ristretto nel Trentino Statuto. Del resto, chi volesse veder una tal Guerra diffusamente, legga il Bembo.

[p. 298] Nuova Guerra à Trento, e sue cause. In tempo del Vescovo Giorgio III. fù Guerra à Trento per causa de’ Prencipi d’Italia, che mossero l’Armi contro l’Imperator Massimigliano primo ingelositi della troppo di lui potenza. Giulio II. Sommo Pontefice acerrimo difensor della libertà d’Italia essortò una triplice Lega trà Veneti, Francesi, e Spagnoli, quali mossisi unitamente con altri ancora penetrorono le Trentine Alpi. A primo colpo ridotti in divotione i Popoli nella Valle di qua, e di là dell’Adice, & quelli parimente ne’ gioghi delle Montagne, con una mano di gioventù prattica de’ siti mettendo piede, scorrono liberamente, e danno il guasto. Indi piantato il Campo sotto Castel della Pietra 12. miglia da Trento, cercano d’espugnarlo con Batteria.

Castello della Pietra descritto. E posto Castel di Pietra in sito di fortezza inespugnabile. A tergo và difeso dal monte altissimo, di cui è à piedi. A fronte lo ripara il Fiume Adice, che vi scorre vicino. A fianco si munisce da una congerie di Sassi, e dirupi, che lo denominano; essendo poi la fabrica da se forte di mura, Torri, e Propognacoli.

Mosse d’Armi contro il Nemico. Con tal’essere Castel di Pietra restava anche munito di valido, e fedel Presidio di Tedeschi per l’Imperator Massimigliano, il qual’, ad ogni modo, per preservar Trento da invasione, e propulsar il Nemico da’ Confini, spedisce in grosso numero Federico Marchese di Brandemburg, con il di lui Figlio Casimiro, e [p. 299]commette la somma, e sorintendenza dell’Armi al Vescovo Giorgio, di cui insieme si mandano à subita difesa Genti Trentine à piedi, e à Cavallo.

Castel della Pietra battuto, e difeso. Il Marchese accampatosi alla Pietra in faccia del Nemico, si munisce vie più di quanto occorre, tirando anche un muro, Fossa, e Bastione, dal Castello all’Adice. I Veneti con gli altri della Lega, applicate le machine, & Artiglierie battono furiosamente: ma respinte da’ Sassi le Palle, e ripercosse, cadono senza far colpo; la Torre perciò, che sormonta i Dirupi, è la più bersagliata. Le Batterie sono reciproche, incessanti, e quei di dentro co’l vantaggio anche de’ Sassi, che da alto stravolgono, risospingono à furia gli Aggressori. Si pugna d’ambe le parti con gran coraggio, ne si perdona nello stesso tempo à machine, e stratagemi. E se il Nemico s’accalora ogn’or più nel dar’ assalti; gli assaliti altresì s’avvalorano in far sortite; e quindi nascono stragi, e rovine grandi.

Tregua seguita, e come. Era all’hora tempo di Quadragesima, e giunto il Sabbato Santo si risolse far tregua per tre giorni da i due Esserciti, rispetto à tanta solennità. Sorpresa notabile. Hor mentre i Tedeschi, e Trentini insieme ritornano alla Città, per far la Pasca, solo lasciano qualche Presidio al Campo, i Nemici, valendosi dell’occasione contro i patti, fan penetrar le balze da una mano di Gioventù sotto la scorta di Battista Carraccio; Sì [p. 300]che questi saliti d’improviso la Rocca, e superatala, calano co’l favor della notte giù nella Valle dove, uccise le Guardie sorprendono il Calliano e lo saccheggiano.

Travaglio de’ Trentini, e loro animo. A questa nuova in Trento destossi una tale smania, e consternatione, che, come fosse hormai presa la Città, non s’udivano, che gemiti, e gridori; tutti cercano salvarsi nel Tempio all’omhra di S. Vigilio, di cui s’invocava publicamente con lagrime il Patrocinio. Ma poi animati li Trentini da Tedeschi, e questi, e quelli, dato il segno di Tromba, pigliano l’Armi, e spronati dall’ira corrono verso il Calliano, per ivi sorprendere li Predatori; quali però sù l’aviso s’erano già ritirati, à riserva d’alcuni de’ più avidi, che vi rimasero.

Vescovo Giorgio, e sue rimostranze a Soldati Ciò fatto, il Vescovo Giorgio, che sorintendeva d’ordine Cesareo à questa Guerra, benche in effetto havesse anzi da riprender’ i Capi di scioperata temerità in essersi fidati troppo, e lasciato il Campo in abbandono: ad ogni modo non vedendo, esser proprio l’inasprirli, così destramente lor rimostrò: La mancata fede de’ Nemici haver fatto nascere un tal disordine.. Doversi da ciò rendere più cauti l’esperienza. Non essere da confidar tutto nella sola Virtù.. Per più vie andar hoggigiorno alla Vittoria.. Doversi vincere; ne l’inganno essere da biasmarsi in Guerra, pur che si vinca. Chi guereggia, non dover mai esser’ incauto, ò codardo. Troppo grande esser’il commun periglio, e presentaneo. Haver contro Cesare cospirato Italiani, Francesi, e Spagnoli; doversi perciò tener fisso nell’animo, che l’Imperatore non attende [p. 301]se non Impresa heroica dalla mano, e cuore de’ suoi, ne in la de’ quali Virtù stà riposto il decoro di tutta Germania.

Il Vescovo acudisce alla difesa di Trento, e come. In tal guisa cercò il saggio Vescovo d’ammonire più tosto i Duci, che di riprenderli: d’incitar’ non irritare la lor Virtù. Per poi ovviar’ ad ogni pericolo, che potesse occorrere ò di sorpresa della Città, ò di scorreria, acudisce in dar tutti li maggiori ordini di provisione. Rinforza i Presidij di Castello; fà far le Stationi sù le mura, & alle Porte; mette Guardie al Foro; allestisce ogni apparecchio d’Armi, e Vettovaglie; ne tralascia cosa, che possa servir’a difesa della Patria, & libertà.

Alemanni, e loro voci contro i Trentini. In questo mentre i Tedeschi, che si trovan’al Campo senza combattere di molti giorni, fan correr voce: Li Trentini, ò per genio proprio, ò per altro interesse affettar la Vittoria de gl’Italiani, co’ quali hanno di già intelligenza. Non doversi perciò difender da Cesare una Città, che viveva partiale d’altro Prencipe. Essere cosa indegna, che un Essercito così florido d’Alemanni si tenga dì, e notte per Guardia de’ Trentini, che son Nemici. Doversi partire. Queste, & altre simili vanie spargono nel Campo i Tedeschi, per haver quindi ansa di levarsi, e con tal pretesto assalir’ essi Trento, e saccheggiarlo.

Congiura notabile contro Trento. In effetto partiti di conserva dal Campo, ritornano in Città, dove mostrando avversione à Trentini, si danno da se ad una vita gioconda, e senz’altro più seguir Marte, militano bravamente à Bacco, e Venere. Datosi poi la fede trà loro per il tal giorno, all’hora, & al segno concertato, risolvono esser tutti all’ordine, per metter [p. 302]in disordine la Città, e darle il Sacco.

Il Vescovo Giorgio, che, come Sorintendente Cesareo dell’Armi, al tutto invigila, presentito un tal’ammutinamento, non si può creder, quanto si risentisse nell’animo, dolendosi à gran ragione, che, oltre i Nemici esterni, ne havesse di domestici in Città, & questi fossero quelli stessi, che si trattenevano per Aussigliarij. Trentini avvertiti dal Vescovo del pericolo. Pure, scoperta una volta la mina, non gli fù difficile giocare di Contramina: Fatti subito chiamar’ i Suoi di Trento li avverte in segreto: Stiano tutti all’erta, per il tal giorno. Il Nemico essere intestino, & il Sacco della Città doversi temere da’ Tedeschi. Essere questo un Caso da prevenirsi con l’Armi, & à offesa; ma pur, trattandosi d’Aussigliarij di Cesare, tornar meglio tenersi sù la difesa. Doversi sopra tutto dissimular la machina, per più dissolverla. Non dormino, ne dubitino punto; esser egli pronto ad ogni aiuto, qual loro promette co’l Braccio non meno di S. Vigilio. A tal’aviso i Trentini fatti cauti s’allestiscono à riparar’ un colpo, che già preveggono, e n’attendono il tempo, per far polito.

Trentini in Arme, come e perche. Venuto il dì, che doveva essere fatale, gli Alemanni al segno consaputo de’ Tamburri, dando fuori, si vedono scorrere furibondi: nello stesso tempo i Trentini, dato all’Armi, prendono tutti i Posti di Città, munite à più potere le Porte delle Case da quei di dentro; ne manca il Vescovo d’accorrer’ intrepido al pericolo, e vi assistere. I Tedeschi perciò vedendo, [p. 303]e scoperta la machina, e sventata la mina in vece di dar, come pensano, il saccheggio altrui, restano essi in un Sacco di confusione. Tedeschi confusi, e consternati. Così che i miseri rimasti con tale scorno di perfidia, e codardia (per altro essendo la loro Natione sì fedele, e coraggiosa) pentiti del fallo, e sgomentati tanto più, che ne temevano il sentore di Cesare, bramano tutte le occasione di risarcir con qualche grand’Impresa il mancamento; e con tal’animo se ne ritornan taciti al Campo.

Risolutione nobile de’ Tedeschi. Il Nemico in tanto alla Pietra, inteso il tumulto nato in Città, concepisce speranza ferma di caduta, ò per resa al primo impeto, ò per sorpresa, tanto più, credendo essere già partiti gli Aussigliarij. Quando i Tedeschi ansiosi di lavar co’l sangue l’antica macchia in otto cento Fanti li più scielti trà loro giurano d’attaccar’ il Nemico, ne prima finir di combattere, che ò perdano la vita, ò riportino la Vittoria.

Il Campo Nemico assaltato, e come. Usciti dunque sù la quarta vigilia di notte tempo assaliscono il Nemico con tal’ impeto, e furore, che, uccisi, e consternati i primi, co’l ferro penetrano in mezzo all’Essercito, e ne fanno strage. Gl’Italiani perciò sorpresi, e dubitando di tradimento de’ suoi (mentre credono lontani i Nemici, e la Notte non lascia venir’ in chiaro) altro non san fare, che ritirarsi, e cedere all’impressione. I Francesi, per altro furiosi à Cavallo, e li Spagnoli, che d’Infanteria son feroci, non sapendo ne meno che ciò [p. 304]si fosse, ne qual partito prendere in tal procinto dal vedere voltar faccia gl’Italiani, soliti resistere con valore, risolvono anch’essi cedere, e secondar la fortuna.

Vittoria notabile de’ Tedeschi. I Veneti sospettando, essere tolti di mezzo da’ Collegati, e che perciò ogni sforzo d’Armi potesse andar vuoto, s’astengono di combattere. In tanto i Tedeschi ogn’or più incaloriti dal buon successo, menan le mani, facendo battere al Nemico i piedi; fin che, doppo una gran rotta di gente, e presa di Cannone, carichi di spoglie ritornan vittoriosi à’ suoi nel far del giorno. Così da 800. soli Fanti si ruppe, e fugò tutto un essercito. Così con tal vittoria i Tedeschi ricuperorono à pieno il loro honore.

Mossa dell’Armi di Cesare Massimigliano in Italia. Non andò molto, che, calato in persona con l’Armi l’Imperator Massimigliano, seguì in Val di Lagaro la Rivolta di Rovereto, e nacquero in Italia altre Guerre, che quì non entrano. Bastando dire, che per la Lega di Cambray l’anno 1509. il Veneto solo hebbe quasi à combattere con tutti i Prencipi d’Europa. Lega, che se mai una volta seguisse à pro di Venetia, come fù contra, ò quanto serviria, per distrugger’ il Tiranno dell’Asia, e della Christianità! Ricavai questa Guerra di Trento, scritta dal Pincio à lungo, con la brevità possibile, & intiera.

Al tempo del Vescovo Cardinal Bernardo Clesio si vidde à Trento la mostruosa Guerra de’ Villani; e per toccarsi da alto la di lei origine, [p. 305]così venne. Guerra de’ Rustici, e sua origine. Martin Lutero, quell’insigne Apostata, & Heresiarca, doppo haver sparso contro l’Apostolica, Romana Chiesa il tosco de’ suoi falsi Dogmi, per poi stabilirsi nel posto d’iniquità contra ogni pericolo di forza, e di Giustitia, volle armarsi, e non valendo ciò fare così facile co’l Braccio de’ Prencipi, tentò in vece subornar la Plebe à prender l’Armi contro la Nobiltà, e Persone Ecclesiastiche con oggetto ancora, che introducendosi in Germania un Governo Popolare, egli vi potesse dominar come trà Buffali, e con tal mezzo ferir vie più la Catolica Religione nella pupilla dell’occhio, che son’ i Vescovi, contro de’ quali nodriva il maggior livore.

Persuasione di Lutero, per subornar i Rustici. I Motivi, che Lutero essaggerò appresso la Plebaia, e Persone agresti, per istigarle, furono in ristretto: Esser’ una volta da scuoter’ il giogo della Nobiltà, che di tanto tempo li tiene oppressi. Il Dominio esser dato da DIO à gli Huomini indifferentemente, & esser connaturale à tutti la libertà. Non esser d’inferior conditione de’ Nobili li Plebei, e del sangue la Nobiltà essere accidente. Intanto esser ricchi, e grandi i Nobili, in quanto vengon fatti da’ Plebei; e la sommissione di questi essere l’alterezza di quelli. Tolto il coltivar le Terre, il prestar’ homaggio, e pagar tributo, languire disfatta la Nobiltà. Doversi deprimere gli Ottimati, la de’ quali grandezza degenera in prepotenza; E battere dal posto sopra tutto gli Ecclesiastici, la de’ quali Dignità dipende da’ Popolari. Doversi spogliar’ i Vescovi di tante rendite, che sono vero Patrimonio de’ Poveri; [p. 306]Ne lasciar, che gli agi al tutto superflui servano anzi di scandalo, e di lusso. L’applicatione di tanti Beni laici, e di Chiesa, esser l’unico mezzo, per cavar i Poveri Contadini di lor miseria. Depressi, che siano i Primati, e Vescovi non esser poi difficile abbassare li stessi Prencipi. Quando i Rustici vogliano, esser questa la volta di farsi grandi co’ l’abolir il Governo monarchico, e Aristocratico, e introdur’ il Democratico, ch’è tanto dolce. Non haver, che troppo dominato i Prencipi, dover fare la sua parte anche i Popoli. Quando essi vogliano farla da Huomini, esser’ egli Huomo d’assisterli à spada tratta, à ciò indotto per compassione del loro misero stato, e calamitoso. Si risolvano da vero, e vengano all’Armi, nelle quali consiste ogni ragione. Seguano l’essempio di tanti altri Popoli, che di schiavi, ch’erano, si son fatti liberi. Esser’ atto da Pecora l’obedire: impresa da Leone il commandare. Facciano animo; il Cielo secondar’ l’Imprese di gran coraggio; e questa, ch’è giusta, non poter’ non essere protetta.

Rustici mossi da Lutero, e come. Con simili impulsi cercò Lutero subornar i Rustici di Germania, & indurli all’Armi, e gli andò fatta; perche il Volgo, che al dir d’Horatio beve con l’orecchio, e s’ubriaca facilmente del vino di libertà, entrato in albasia di Dominare, e di scacciar à forza di preda la propria meschinità, con un cieco furor segue Lutero: il quale se ben poi volle scusarsi co’i Prencipi, non haver Egli instigato i Contadini; in fatti egli fu, che per arrivar à suoi fini, e machine, li sedusse, come mi consta. Gettò egli la Pietra: ma nascose il braccio, e seminò la Zizania, [p. 307]quando dormivasi.

Rustici si ribellano in Germania. Ammutinatisi dunque circa l’anno 1523. per tutte le Ville d’Alemagna i Rustici, e Coloni si ribellano da’ Nobili, da’ Prencipi, e da’ Vescovi, indi convertendo gl’Instromenti di lavorar’ il terreno in uso di Guerra, s’armano di strana maniera sotto la direttione de’ Capi, che si eleggono.

Rustici, e loro mossa in Armi. Indi per general Rustica Assemblea fatta consulta, che il Nervo della Guerra sia il soldo, così da rurali, come sono, drizzano tutte le linee à un tal Centro. Appuntato poi il giorno, e dato il segno in vece di Trombe, à suon di Corno, tutti confusamente da una Villa all’altra danno fuori, & in grosso numero di Rustici, Pastori, Bifolchi, & altra Villana Gente scorrendo à furia, cercano à primo impeto depredar’ i Palaggi, e Castelli de’ Nobili, assalendoli fieramente, e manomettendoli à ferro, e fuoco. Ne contenti del guasto delle Case, fanno strage di Persone, gridando con furore: Doversi uccidere i Tiranni. Strage di Nobili notabile. Credesi, che gran numero di Nobili, e Primati più tosto, che rendersi à discretione di rusticana Canaglia, seguace di Lutero, perissero di morte crudele, e obbrobriosa; e quasi martiri per la Catolica Religione dassero con la vita il Sangue costantemente.

Devastate le Ville, assaliscono le Città, molte delle quali invadono furiosamente, il tutto rovinando à più potere. Saccheggiano i [p. 308]Guasto de’ Rustici, e loro furia. Palaggi, spogliano i Tempij, sturbano gli Ecclesiastici, scacciano i Vescovi, ne perdonan à Chiostri, & à Religiosi. Sconvolgono i Fori, sbandano i Magistrati, e sforzando i Cittadini, li fanno tutti ceder’ al ferro, ò alla fuga; li Rustici restando dominanti.

Artiglierie di legno, e suo uso. Perche poi molte delle Terre murate, e Città forti non si potevano espugnar senza oppugnarsi à colpo d’Artiglieria, di cui erano sproveduti i Rustici, si studia il modo di fabricar Cannoni di Legno, che si scavavano per lo più di tronchi d’Alberi cerchiati di ferro in maniera, che servivano, caricandosi, oltre i chiodi, e Palle di ferro, anche di Pietre. Di queste Machine, ò Artiglierie alcune se ne trovano in Baviera, dove per cosa mostruosa vollero esser viste dall’Imperator Carlo V. e dal Rè Ferdinando, come scrive Pincio.

Germania travagliata da’ Rustici, e come. Con tali Armi dunque, e più co’l furore abbattendosi da’ Rustici le Rocche, e le Città, regnava in diverse parti di Germania un fatale pericolo, e spavento; i Nobili, e Vescovi singolarmente cercando salvarsi con la fuga, ò nelle Fortezze. Quando per ovviar’ à un incendio, che s’andava rendere universale, doppo haver tentato alcuni Prencipi di portar acqua, qual però non servì, che per accrescere vie più il fuoco, le genti spedite contra essendosi tagliate à pezzi tutte le volte: Svevi armano contro i Rustici, e come. Finalmente i Svevi, Gente bellicosissima dal veder, creddo, le maggiori rovine nel proprio suo Paese, risolse ripararvi validamente. Radunato con gran celerità grosso Essercito, sù la Condotta [p. 309]di Giorgio Truchses Barone di Baltpurg, e sù l’aiuto di molti altri Prencipi, che fanno lega, si và contro i Rustici, li quali hormai e dalle forze floride, e dal felice successo nella loro protervità resi insolenti il tutto osano, e nulla temono.

Rustici attaccati dal Truchses. Il General Truchses, Huomo di valor, e peritia militare, doppo varij disegni, e provedimenti, per Guerra così strana, vien’ à battaglia, e assalita con buon ordine quella gran turba di Gente feroce, ma imperita, doppo fiero, e lungo combattimento, là fà recedere, e mette in rotta facendone horribil strage. Sconfitta de’ Rustici notabile. Non per questo però atterriti i Rustici, di nuovo s’ingrossano, e vengon’ all’Armi; & il Truchses di nuovo attaccatili li batte con tal impeto d’impressione, che li sbaraglia, mettendoli in fuga, e inseguitili à furia li estermina; calcolandosi, che in due sole Battaglie Campali restassero morti più di cento milla Villani. E si fatta strage seguì principalmente nella Svevia, Contado di Fereto, nell’Alsatia, e ne’ confini della Lorena.

Viaggio à Trento del Card. Clesio, e suo pericolo. Hor il fuoco di tal Guerra non fù così estinto, che non ne rimanessero scintille, dalle quali poco doppo s’eccitò nuovo Incendio ne’ Paesi del Tirolo; & il Trentino ne sentì la maggior parte nell’anno 1525. Il Cardinal Bernardo Clesio, che all’hora trovavasi in Germania, uditone il sentore, si partì tosto dalla Corte Imperiale, e con celere viaggio presa la volta di Trento, vi pervenne del suddetto anno il mese d’Aprile; [p. 310]non senza haver scorso gran pericolo trà Monti, dove imboscati i Rustici lo insidiorono, e fino minacciorono apertamente.

Sollevatione de’ Rustici nel Tirolo, e Trentino. Si erano sù l’orme di quei di Germania sollevati i Villani nel distretto di Brescianone, al rumor de’ quali mossisi li Convicini de’ Monti, e Valli, ne stava di già in Armi un grosso numero: quando serpendo il fuoco vie più in lungo l’Adice, e nel Territorio Trentino, le cose hormai ardevano d’ogni banda. Cause di tal sollevatione. Le cause di ciò furono le medeme, che dissi d’Alemagna; cioè per deprimer i Vescovi, & la Nobiltà co’ l’introdur un Dominio Popolare. S’aggiunse nel Tirolo il disgusto per i Vini da condursi in fuori; e nel Trentino fè figura lo sdegno de’ Rustici contra non meno i Notari, e Causidici, de’ quali dolevasi fieramente.

Capi di Guerra trattenuti dal Vescovo di Trento contro i Villani. Il Vescovo Cardinal Clesio prevedendo, un tal male portarsi all’estremità, cercò provedervi con ogni maggior ordine di rimedio; & essendo all’hora capitati à Trento dalla Guerra di Pavia contro i Francesi alcuni Capitani Tedeschi, trà’ quali Giorgio di Frunsperg, fù questi trattenuto dal Clesio per difesa della Città in tali frangenti; come pure s’hebbe caro il Conte Lodovico di Lodron, & il Capitan Francesco Castell’alto, che ambi al Clesio si offerirono.

Trà tanto, fattisi chiamar’ i Capi di seditione, & questi comparsi, il Vescovo Cardinale in atto di riprenderli, gl’interpellò: Con che temerità habbiano preso l’Armi contro S. Vigilio, il qual se [p. 311]Parole del Clesio à’ Rustici ribellati deve anzi difendere per ogni titolo. Gli essorta, si ravvedano di tal’insolenza, e audacia sacrilega, per più tosto provar la clemenza del Prencipe, che il castigo. Risposta dei Rustici al Clesio. Essi con orgoglio di rustica arroganza rispondono: Insegnaranno ben tosto, quanto i Poveri Coloni siano oppressi ingiustamente. Non mai essere per acquetarsi, ò depor l’Armi, se non con il totale loro sollievo. Senza questo, voler’ essi giustamente opprimere la Città, la Rocca, e quanto si trova. Con queste, e altre essaggerationi di rabbia, fremendo partono, e si lascian’ andar’ impune, per non irritar vie più il rusticano furore, che stà armato.

Parole del Vescovo Clesio à Cittadini di Trento. All’hora il Clesio fatti ridur in Castello quei di Città con breve, ma efficace Oratione gli essorta: Stiano saldi, per la Religione, per la Patria, per la libertà. Non temano la rural moltitudine. Confidino nel valore de’ Capi lor difensori; e sopra tutto nel braccio Divino di S. Vigilio. Sappiano, essere assistiti dal loro Vescovo, che non gli abbandonarà mai, pronto sempre à metter la vita, per la sua Chiesa.

Ordini del Vescovo Clesio per munir’ la Città. Ciò detto, ordina a Francesco Castell’alto, sogetto di sperimentata Virtù, e fede, acudisca in tutto à difesa della Città con ogni rinforzo di Presidio, Monitione, Vettovaglia; e invigili di punto, che non nasca ò sorpresa, ò congiura, ò altra machina. Il Vescovo di ritira à Riva. Indi, per assicurar non tanto la Persona propria, quanto per ovviar dalla parte del Lago di Garda, che i Rustici confinanti non diano per avventura mano à quei del Trentino, risolve il Vescovo ritirarsi à Riva, e senza indugio, [p. 312]vi si porta di notte tempo sù la scorta de’ suoi Capitani, e Consiglieri.

Sacre Reliquie poste in salvo. Partito il Vescovo si pongon’ in Castello i Prefetti, e provedono per prima, sian’ in salvo le Sacre Reliquie di Duomo con tutto il più pretioso della Chiesa; & hebbe quest’incombenza il Dottor, e Consiglier Andrea Regio. Tumulto à Trento insorto, e perche. In tanto da Val Giodicaria (qual fu sempre in fede del Vescovo) essendo capitati 150. Huomini in armi, & questi fattisi penetrar’ in Trento, i Cittadini dubitando di qualche sorpresa, nacque tumulto, per causa forsi non meno d’alcuni, che in tal modo amavano pescar nel torbido. Ma fù sedato il rumore da’ Consoli, che s’intromisero; cooperandovi Angelo Costede, eletto Capitano di que’ 150.

Stato misero in Trento. Doppo di che insorgendo sempre più novelli moti di sedition’ intestina, come cavo dal Pincio, la faccia di Trento si riduce à stato miserabile; altro più non mostrando, che Fattioni, odij, prede, torbidi, tumulti, e quasi più, che Rustica, regnando Guerra Civile; trattandosi fino di far nascer nel Governo Economico un Triumvirato di Tribuni di Plebe con oggetto di ridur le cose all’essere Democratico. Che però Francesco Castell’alto, il qual’ al tutto acudisce per difesa, e sostegno della Città, si fà sentir’ in publico con lunga oratione di questo Preambolo:

Capitan Castell’alto parla à Trentini. Quis furor, ò Cives, quae tanta dementia ferri? Essaggerando con molta energia su l’occorrenze; [p. 313]e conchiudendo, che i Cittadini di Trento, co’l’Impresa del loro Vescovo Clesio, ch’è L’Unità siano per superar tutti i Nemici.

Rustici accampati, e dove. In tanto i Villani mossisi hormai da per tutto doppo fatta per ordine de’ Capi eletti due per Villa una General Rassegna nella Pianura di Cerè trà Pergine, e Civezzano, marchiano furiosi contro di Trento à suon di Corni, e Pive sotto stendardi tolti alle Chiese, e, oltre l’Armi, & Habito alla rusticana, portano ciascuno la Vettovaglia in Sacco, detto Carnero, da che à punto chiamossi la Guerra de’ Carneri. Divisi in due Esserciti al numero di 12. e più milla, tengono piantato il Campo à Cognola, & à Cadine, sito non improprio; indi poi uscendo ad assaltar la Città, qual cercano assediare co’ l’impedir non solo i Comestibili: ma divertir, come fanno, l’Acqua del Canale di Fersina, & le Fontane.

Rustici, e loro rinforzo. Per poi far rinforzi di Gente Aussigliaria si spediscono con lettere Credentiali soggetti habili à sollecitar le Ville, principalmente nelle Valli di Nauno, e di Sole, in Val Lagarina, in Val Sugana, Val Venosta, & altri luoghi popolati ne’ Monti, e Valli, e à lungo l’Adice. Ne si tralascia di far soldo per via di preda, e Bottini, saccheggiandosi, oltre la Campagna di cui li Villani si rendon Patroni, le Rocche, e Palaggi de’ Nobili, de’ quali molti restano crudelmente uccisi, à furor di Plebe.

Si raduna ancor’ un’Assemblea Generale in Merano, dove tra l’altre risolutioni di stato per questa Guerra, s’eleggono due Nuncij, cioè [p. 314]Christelo di Pinè, e Giacomo Nassimbeno di Cadine, quali portatisi in Insprugg, offerirono in nome dell’Essercito de’ Rustici la Città di Trento al Rè Ferdinando d’Austria, Conte del Tirolo, ma senza effetto; perche Vennero anzi ripresi acremente, & essortati a mantener la Fede al Trentino Vescovo, di cui il Rè si dichiara essere Protettore.

Rustici assaltano la Città, à Porta dell’Aquila e come. E mentre passano quest’emergenze, dal Campo di Cognola spiccatosi buon numero di Villani calano furiosi à Porta dell’Aquila, per espugnarla: ma oppostesi le Guardie, vanno esclusi fin che Battista Spagnolo sortito con mano scielta di Cittadini fà scampar tutta quella rural Turba, e la disperde.

Conflitto notabile trà Rustici, e Cittadini. Da Cadine nello stesso tempo penetrato altro grosso numero di Villani per Bus di Vela, tentano invader la Città; ma incontrati dal Conte Lodovico di Lodron, dal Conte Gherardo d’Arco, e dal Capitan Castell’alto con Genti leste al luogo della Scala, doppo fiero contrasto si sbaragliorono, e se ne fè strage, parte trucidandosi co’l ferro, parte precipitandosi giù da’ dirupi, e molti fatti prigione si condussero à Trento.

Porta Bresciana assalita da’ Rustici, e come. Di nuovo poi per intelligenza in Città, sboccato da Bus di Vela un grosso di Rustici, fà impeto à Porta Bresciana, & è per essere introdotto: se non era, che nata rissa con le Guardie à pericolo di restar morto il Portinaro, Angelo Costede accorrendo co’ suoi, ributtò i Rustici validamente, senza però poter’ impedire, che i Congiurati [p. 315]in Città (Gente Popolare) non dassero il guasto alla Canonica, depredando, come fecero, il Commun Granaio de’ Prebendati di Duomo.

Stratagema de’ Rustici notabile. Vedendo dunque i Rustici di non poter’ à forza occupar la Città, risolvono giocar di stratagema. Posti insieme buon numero di Pastori, e Bifolchi si presentano di notte tempo à Porta Santa Croce con far creder’, esser essi Venuti à nome de’ Villani, per parlamentare di resa, e ridursi in fede de’ Cittadini, à’ quali protestano amistà. Rustici disfatti à porta Santa Croce. Le Guardie, che non dormono, scorgendo ciò essere nuova perfidia, li tengono à bada con dire, che tosto ne daran parte à’ Consoli. Così mentre attendono d’esser introdotti, per far il colpo, hanno risposta per bocca d’un’Artiglieria, che toltili di mira, li atterra, e conquassa, restano à pena chi porti la nuova al Campo.

Guasto, e furia de’ Villani notabile. Delusi in tal modo costoro, e dissipati, l’essercito de’ Villani dà in tal furia, che non potendo esterminare la Città, cerca far tutto il peggio ne’ Contorni, e resto del Territorio. Abbattono Ville, diroccano Castelli, rovinano Case, e per tutto scorrono à guisa di scatenati Demonij. E se bene, per acquetarli, si tennero dalla Città diversi mezzi, e si mandò espressamente il Nob. Ventura Fanzino Soggetto di molta estimazione: questi ad ogni modo non solo non potè effettuar cosa veruna: ma si vidde costretto ritornarsene non senza pericolo della Vita.

Occorse, che Pietro Busio, ò sia Castelletto [p. 316]Pietro Busio incendiato vivo, e perche. Signor di Nomio, Huomo d’egregie qualità mosso à compassione dell’afflitta Patria s’era messo in capo di poter’ egli sedare la moltitudine, come in fatti a tal fine uscì di Trento, e si portò à Nomio sua Giurisdittione. Colà datosi à perorar’ à Villani, trà gli altri à’ suoi Vassalli, gli essortò con vigore alla fede del Vescovo. Ma ingelositi i Rustici, ch’egli ò si volesse far Capo, ò machinasse tradirli, ò che ne fossero mal contenti, lo condannarono vivo alle fiamme, per sentenza publica, che fù essequita li 3. Luglio con estremo cordoglio della Città.

Republica Veneta, e Duca di Milano offeriscono aiuti al Trentino Vescovo. In tale stato di cose i Veneti, come providissimi, per ovviar’ al fuoco, che si vedevano vicino, e confinante, mandorono offerir soccorsi validi, e pronti; e lo stesso fece il Duca di Milano Francesco Sforza, per gratitudine d’essere stato ricovrato in Trento, all’hor che da’ Francesi venne scacciato dal suo Dominio. Non accettò tutta via tali aiuti il Trentino Vescovo sù la certitudine, c’hebbe di poter’ egli da se supplire à questa Guerra, come tosto seguì; perche, tornato da Riva à Trento sgombrò i Trentini torbidi con la presenza, e con manierosa auttorità confermando nella fede i Cittadini fè svanir’ ogni prattica, e intelligenza à’ Rustici, che si viddero perciò, come perduti, ne valendo atterrar le mura per mancanza d’Artiglieria, cercano atterrirle con Arcobusi. Sbarrano anche contro il Castello per le finestre, spargendo voce essere ferito gravemente il Vescovo, ne poter campare.

Si dibattono in somma, e cercano di far gli ultimi [p. 317]sforzi; e poiche han tolto l’acque alla Città, tentano privarla anche del Vino, ch’è il Nervo. Nel mese di Settembre assaliscono per tutti i contorni la Vindemia, e la rapiscono, scorrendo armati, e conducendo l’Uve a viva forza. Sortita notabile de’ Trentini di Città contro i Rustici. I Trentini perciò fanno varie sortite di Città, e assaliti i Rustici li sturbano dalla preda, nascendo combattimenti. E tra l’altre volte, che segue ciò, hebbero la peggio i Villani un dì particolarmente, che furono rotti, spogliati dell’Uve, Carri, Bovi, & Ordigni, e quindeci di loro presi, e condotti à Trento, altri essendo sù’l Campo restati morti.

Rustici ridotti à mal passo. Hor li tentativi de’ Rustici fatti, e intrapresi senza Capo, e Consiglio, e senza più haver’ appoggio in Città, cadendo di mal’ in peggio, precipitorono; e se bene di nuovo si rimise il Campo à Cognola in grosso numero; ad ogni modo mancando chi tenesse à segno, tutti si sbandorono ben tosto confusamente. Ambasciata de’ Rustici al Vescovo di Trento. Sì che passati hormai que’ primi furori, e ridotto il rusticano eccesso à pentimento, sedossi la seditione, e li Villani rivenuti in se risolsero mandar Amhasciatori al Vescovo, per chieder perdono. Ammessi i Legati all’Udienza cercorono con lunga diceria scusarsi sotto varij pretesti delle passate delinquenze, e hostilità, protestando in avvenire ogni più intiera fede à piè del Prencipe.

Il Cardinal Clesio con la sua innata grandezza d’animo inclinato alle humiliationi de’ supplichevoli, doppo haver detto, non esservi castigo sì atroce, che i Rustici non meritassero, si dichiarò voler’ usar [p. 318]perdono, e compensar’ una somma Sceleraggine con una somma pietà; e à i detti corrispose l’intentione.

Rustici chiamati dalla Giustitia di Trento, e come. Per appagar poi la Giustitia sù l’ordine in particolare del Rè Ferdinando, qual volle, che, s’era stata scandalosa la colpa, fosse essemplare la pena, si chiamorono per il dì 4. Ottobre 1525. con publico Bando i Rustici nel distretto di Città, e questi comparsi in gran moltitudine armata, tosto hehbero cenno di depor l’Armi; il che essequito, si separorono dall’altra turba i Capi di Seditione con i più facinorosi, e tutti si circondorono dalle Guardie, rivolgendosi anche contro di essi l’Artiglieria.

Oratione di Francesco Castel’alto. All’hora il Castell’alto sù gli occhi de’ publici Rappresentanti di Città, Capi di Guerra, e altri Primati, parlò altamente sù i passati moti in cotal guisa: Se mai in alcun tempo, Soldati fortissimi, questa Città si vidde ridotta ell’estremo pericolo, ciò fù nell’ultimo tumulto. S’è combattuto fuori co’ l’infesta Turba de’ nostri Rustici. Voi vedeste assediarsi i Passi, occuparsi i Monti, accendersi ogni furore infuriarsi ogni moltitudine. In Casa poi s’è dovuto combattere con l’animo ambiguo de’ Cittadini in modo, che più volte si lasciò d’assalir il Nemico esterno, per guardarsi dall’intestino. Questa però non è stata colpa di tutti i Trentini: ma solo di quelli, c’hebbero animo di declinar la forza de’ più potenti. Hor, Gratie al Cielo, con la Sapienza del nostro Vescovo, e con la vostra Virtù, quel timor, e male, che si volle roversciar sopra di noi, passò in coloro, che tosto van pagar [p. 319]pagar il fio di tanta arditezza, e sceleraggine. Parlo di quelli solamente, che s’eran dati à credere, potersi con rural ferro distrugger le nostre mura erette con tanto di regia spesa; e che un fortissimo Vescovo atterrito dalle minaccie de’ suoi Coloni, fosse per lasciar’ in abbandono di Gente rozza la Città, la Chiesa, gli Altari, e la stessa Rocca.

Parole del Capitano di Città alla Turba de’ Rustici. Indi il Capitanio di Città Conte Christoforo di Thunn, rivolto alla Turba rusticana, qual tutta consternata d’animo trema in piedi, disse: Voi, che tanto scioccamente vi lasciaste sedurre à prender l’Armi contro la Città, riconoscete dal Vescovo, e Prencipe Cardinal Clesio il Vostro perdono. Ritornate à i Rastri, & à gli Aratri, e con quest’Armi difendetevi dalla vostra meschinità. Attendete alla coltura de’ Campi, alla qual sete nati, e sappiate vivere de’ sudori di fronte: non più di prede. Rebuffo del medemo à i Capi di seditione. Doppo, essaggerando, à i Capi di seditione, e più colpevoli, così rinfacciò: E Voi, che con il più fello, temerario ardire instigaste gli altri à ribellarsi. Voi, che hostilmente assaliste le Rocche, e Vi lavaste le mani del sangue di Nobili. Voi, che accendeste un fuoco di Guerra, che hà havuto incendiar non solo tutto il Trentino: ma i finitimi Popoli, insegnarete hoggi co’l vostro supplicio, quanto sia santa la Fede, che Voi violaste.

Rustici Giustitiati, e come. Ciò detto, si venne all’atto di giustitiar’ i Rei, come seguì, altri restando impiccati, e fatti in pezzi, altri decollati. Ad altri fù troncata la lingua; ad altri l’orecchio; ad alcuni le mani, ad altri i Deti. Un tal Zeno di Paho, che si teneva da più d’un Demostene di facondia in subornar gli [p. 320]Giustitia notabile. altri, per intercessione di gran Dama hebbe la vita in dono con perpetuo essiglio. Et un certo Filippo da Como Tagliapietra, qual haveva giurato di voler perder gli occhi, se in tre dì non demoliva Castel di Trento, hebbe gratia di non essere spergiuro, perche gli furono à punto in faccia del Castello cavati gli occhi per man di Carnefice.

Pena d’infamia, e pecuniaria. Fattosi poi prigione un numero di molti altri, non prima si lasciorono, che non fossero marcati in fronte con nota d’infamia. S’impose anche una General Condanna pecuniaria sopra i Rustici à torno la Città; cioè due milla Scudi d’oro di qua dall’Adice, e 1500. dall’altra parte, restando anco giurate le Capitolationi fatte dal Vescovo.

Genti spedite à ridur in fede i Rustici. Per poi ricuperar gli usurpati Castelli, e Giurisdittioni nel Trentino, e anche fuori si spedirono 1500. Fanti trà Tedeschi, e Spagnoli sotto la Condotta di Tomaso Frunsperg, del Conte Gerardo d’Arco, di Sigismondo Brandeser, e di Francesco Preisach Capitano di Rovereto. E nello stesso tempo partirono con grosso numero per il medesimo effetto il Conte Lodovico di Lodron, il Capitan Castell’alto, & il Bitempoch; e doppo varij contrasti, massime nelle Valli di Nonn, e di Sole si ridussero le cose al loro essere, e si costrinsero i Rustici al Giuramento.

Tale fù l’essito di questa tumultuosa Villana Guerra; tanto il male provenuto dal di lei Capo primario, che fù Lutero.

[p. 321] Luoghi, che non ribellarono. In tutta però la Diocesi Trentina non regnò il tumulto; perche si tennero in fede del Vescovo, Riva, Teno, Vezano, Padrignone, & parte di Vicolo Vataro; Trameno, Giudicaria, e Val di Fiemme; così a memoria de’ Posteri trovo scritto.

Carlo quinto in fuga. Al tempo del Vescovo Cardinal Christoforo Madrutio non si vidde guerra à Trento: se non di terrore, per l’Armi mosse contro la Religion Catolica dal Duca di Sassonia Mauritio l’Anno 1552. che calato con poderoso Essercito fino à Insprugg, fece non solo scampar’ un Imperator Carlo Quinto: come scrive il Panvinio: ma minacciando venir à Trento contro il Concilio, fù causa, che si sciolse ex abrupto ogni Sessione; e li Padri, che stavano di già congregati, tutti se ne partirono, re infecta.

Del resto sotto il medemo Cardinal Christoforo si principio, proseguì, e terminò in ogni modo à Trento la generale memorabil Guerra contro l’Heretica pravità, e corrottela di costumi due Mostri d’Averno, ambi atterrati divinamente dal Sacro Ecumenico Concilio, di cui si disse.

Cardinal Lodovico, e suoi incontri. Sotto il Cardinal Lodovico Madrutio confirmato Vescovo di Trento circa l’Anno 1568. nacquero turbolenze fiere, e fastidiose à causa più tosto di private fattioni, che si fomentorono in Città, per quanto scorgo da Innocenzo di Prato il qual soggiunge, come essendosi in nome di Cesare Massimigliano secondo, Fratello dell’Arciduca [p. 322]Torbidi à Trento notabili. d’Austria Ferdinando sequestrato à Trento il temporal Dominio, il Vescovo Cardinale doppo varij anfratti di novità, ne valendo resistere, ne volendo pregiudicarsi, partì improvisamente per Roma, dove si trattenne dieci anni continui; in tutto qual tempo mantenne Inviato alla Corte Cesarea, per sostener le ragioni di sua Chiesa, il Canonico Consiglier, e Cancellier Giorgio Alberti, di cui facessimo già mentione. Così che interpostisi anche gli Ufficij del Beatiss. Pontefice Pio V. alla fine ridotte le cose à buon temperamento, ritornò da Roma il Cardinale l’anno 1578. li 12. Luglio; e li 15. Settembre rimessosi solennemente al suo Posto, restò la Chiesa di Trento con quella calma, e tranquillità, che si può promettere dal mare. Saggio perciò, & esperto Nocchiero essendosi non men fatto conoscere il Vescovo Cardinal Carlo Madrutio Successore di Lodovico l’anno 1603.

Contrasti quali. Finalmente sotto il Vescovo, e Prencipe Carlo Emmanuel Madrutio, se ne’ primi anni si godè riposo, si destorono poi litigi, e disturbi grandi continui, per gl’interessi del Vescovato; onde per difendersi convenne quasi sempre star in moto massime per causa de’ quattro Vicariati, Mori, Avio, Halla, e Brentonico. Materia questa da discorrere troppo lunga per chi volesse ripeterla da alto. Essendosi à pro del Vescovo impiegati varij mezzi, e Soggetti, sì per Consulte, come per Legationi: benche con più di valore, che di fortuna.

[p. 323] Tali in ristretto furono le guerre accadute à Trento; tali le borasche insorte à questa Chiesa, la cui Nave, doppo sedati i flutti, si regge hora in calma dal presente Vescovo sù le due Stelle Polari di Giustitia, e Pietà sotto l’Austriaca Cinosura clementissima di Cesare Leopoldo primo regnante, sempre Augusto, Pio, Invitto, Felice.

Rovine à Trento quali. Doppo le Guerre di Trento occorre scrivere altri eventi notabili, trà quali le rovine, e demolitioni: ma queste per lo più van comprese nelle Guerre stesse, da’ quali vennero, sotto in particolare al Tiranno Ezzelino, & à Scaligeri, che all’hora Trento hebbe quasi ad essere dispiantato. Le tante Porte delle Case in Città, che hormai si vedono sotterranee fanno creder le rovine, fattevi sopra. Questo però constando, che di quante Guerre, Attacchi, & invasioni d’Armi furono à Trento, non mai la Città fù spogliata di mura, da che la vesti, come si disse, il Rè Teodorico l’anno del Sig. Signore Signore 515.

Serie d’avvenimenti notabili. Quanto ad altri memorabili eventi di Peste, Fame, Terremoti, Sterilità, Morti, Incendij, Inondationi, & altri, da che Trento è Trento, se ne potria dir una catastrofe: ma senza far troppo lungo Catalogo di cose infauste, alcuni soli accidenti metterò de’ più notabili, & questi doppo la venuta di Christo; inherendo massime alla Cronologia del Sansovino riferita dal Prato.

L’anno 45. regnò à Trento fame horribile qual fù universale per tutto il mondo.

L’anno 174. Peste grandissima generale al [p. 324]mondo, e particolare in Roma.

L’anno 254. fù Pestilenza horribile universale à tutti i Paesi del mondo: più però in Egitto, che altrove.

Cosa notabile à Trento d’un Terremoto. L’anno 369. per un Terremoto grandissimo, che fù nel mondo, sconvolgendosi li Fiumi, e fino il Mare, à Trento l’Adice, solito prima scorrere à piè di Castello alle falde di Dos Trent, over à tergo, come si cava da contrasegni, & osservationi, si ditornò, e prese il corso, che hà al presente, costituendo la Penisola di S. Lorenzo, e da tal terremoto nacquero le rovine di Marco in Val di Lagaro, per causa ò d’una Città distrutta, ò d’un monte diroccato, com’è più probabile.

L’anno circa 410. memorabile per la morte di S. Vigilio Vescovo di Trento martirizato in Val Rendena, come si disse.

L’anno 452. vennero più Terremoti. Il Cielo in Aquilone si fè rosso, come di fuoco, tramischiatevi certe linee in forma d’Haste. La Luna si offuscò, & apparve anche una Cometa. Il tutto presago dell’invasione d’Atila, che all’hora seguì.

L’anno 584. seguì à Trento inondatione d’Adice furiosa, dalla quale, oltre i danni grandi nacquero Tuoni horribili in Ottobre. Danno parimente 590. inondò l’Adice à segno, che Verona rimase senza mura in gran parte, e Trento fù in pericolo di restar sommerso; indi poscia segui una gran Peste.

L’anno circa 600. regnò una sì gran siccità, che [p. 325]doppo Genaro per nove mesi continui non piovè mai; e ciò essendo stato generale in Italia, produsse notabile Carestia. Quasi nello stesso tempo venne nel Trentino una mostruosa quantità di Locuste, che devastando gli Alberi, e l’herbe, non toccò, per cosa mirabile, le Biade. Apparve anche per più giorni una Cometa horrenda, e fù presagio della morte, che seguì del Duca di Trento Evino de’ Longobardi.

L’anno 806. e 807. un grand’ Ecclissi di Sole, e due di Luna portendettero Guerre fierissime contro li Saraceni, Germani, Schiavoni, e altri fatte per Carlo Magno con essaltatione della Fede Catolica.

L’anno 840. nel mese di Maggio sù l’hora di mezzo giorno un grand’ Ecclissi solare, che avvenne, vogliono portendesse la morte dell’Imperator Lodovico, come seguì.

L’anno 1010. regnò à Trento una Peste, e Fame grandissima, che fù universale. L’anno 1091. fù inondatione d’Adice così furiosa, che, al dir di Franco, navigavano sù l’acque Letti, Cune de’ Bambini, Tugurij, Armenti, e Tetti di Case; il che avvenne parimente l’anno 1195. con gran sommersione de’ Campi, e di Persone.

L’anno 1112. à Trento fù incendio grandissimo per il quale la Città restò quasi in cenere, e perirono due milla Persone, al dir di Munstero.

L’anno 1137. in Agosto essendosi visto il Sole insanguinato, & ecclissato à segno di vedersi le stelle di mezzo giorno, Lotario secondo nel ritornar [p. 326]co’l suo essercito dall’Italia, dove fù coronato Imperator da Papa Innocenzo II. morì vicino à Trento.

L’anno 1306. al tempo di Papa Clemente V. apparvero in Italia due Soli, che tendendo all’Occidente portendettero, al dir de gli Astrologi un prossimo Scisma, che poi seguì.

L’anno 1346. Fame grandissima à Trento, e fù universale; come non men la Peste nel 1347.

L’anno 1348. il dì 25. Genaro sù l’hora di Vespro, doppo un picciolo, scoppiò à Trento un Terremoto così grande, che, quassandosi la Torre di Santa Maria, le Campane suonorono da se medeme, molte Case perirono, e nacquero altre rovine; il tutto nello spatio d’un Miserere. Per qual terremoto s’udirono anche altrove danni grandissimi; come in Udine cascò il Palaggio del Patriarca d’Aquileia, & un Fiume in Alemagna retrocesso, à causa d’un caduto monte.

Lo stesso anno 1348. nacque à Trento si gran mortalità, che quasi la Città restò desolata per il Contagio, e al riferir del Canonico Giovanni di Parma, d’ogni sei Persone ne morirono cinque. Onde gli habitatori fuggendo raminghi si schivavano trà loro, come la Lepre il Cane. Per cosa notabile ritrovo, che in sei mesi soli morirono 40. Prebendati di Duomo, trà quali 14. Canonici.

Fù però commune in quell’anno anco à gli altri Paesi un tal male; benche in diverse stagioni perche altrove regnò in Primavera; altrove in Està; altrove nell’Autunno; altrove nel Verno. E più [p. 327]morivano i Giovani, che i Vecchi; più che gli huomini, le Donne, e trà queste le più belle, come scrive il prefato Canonico; soggiungendo, che, per si gran mortalità le Campagne andorono incolte.

L’anno 1371. fù Peste universale grandissima, e à Trento durò sei mesi continui. E l’anno 1373. regnò in Trento general mortalità, massime ne’ Fanciulli, trà quali à pena di dieci ne campò uno, e perì ancora gran numero d’Adulti, per lo più di morte subita, che Dio guardi.

L’anno 1374. regnò in Trento sì gran copia di grano, e Vino, che si dava un staro di fermento per otto grossi; & un Carro di Vino ottimo, e dolce per sei Fiorini. E fù quest’abbondanza universale: ma compensata l’anno dietro da grani Carestia.

L’anno 1377. il di 29. Agosto in Sabbato circa mezzo giorno comparve à Trento un Essercito sì grande di Locuste, che riempiendo, l’aria oscuravano fino il Sole. Erano questi Animali della lunghezza d’un deto co’l rostro durissimo. Consumorono in molti dì tutte le Biade, e frutti di Valle Atesia; sì che nacque poi una Carestia notabile.

L’anno 1427. fù Peste à Trento così horribile, che la Città restò abbandonata, e ciò si cava da’ statuti del Vescovo Alessandro.

L’anno poi 1439. con la Guerra nel Trentino regnò la Peste, & in quell’anno il freddo fù così fiero, che nella Pianura d’Arco, e Riva, dove stava [p. 328]accampato l’Essercito de’ Venetiani, morì gran numero di soldati, scrive Sabellico.

L’anno 1442. fù lutto grande à Trento, per la morte del Vescovo Cardinal Alessandro Duca di Mazovia; Prencipe di sangue regio Polacco, eletto Patriarca d’Aquileia, e gran riparator della Trentina Chiesa. Stà sepolto nella Chiesa di S. Stefano in Vienna d’Austria, dove morì.

L’anno 1475. memorabile per la morte di S. Simone di Trento martirizato da’ Giudei.

L’anno 1512. li 10. Ottobre seguì à Trento inondatione d’Adice furiosa, come n’appar memoria alla Portella.

L’anno 1531. Incendio grandissimo à Trento, che consumò il Castel nuovo fabricato dal Clesio; & essendo in gran pericolo anche Castel Vecchio, dove stava la Polvere di monitione, s’estinse il fuoco per miracolo della Sacra Hostia portata su’l luogo, come notai.

L’anno 1531. in Settembre apparve nel Cielo di Germania un segno horribile di Cometa; e fù all’hora, che s’accesero le Guerre tanto funeste alla Christianità per le due Sette de’ Zvingliani, e Luterani.

L’anno 1538. in molti luoghi di Germania si viddero in aria Huomini armati, e verso occidente una Stella d’inusitata grandezza con raggi di sangue, e vicino una Croce, e stendardo pur sanguinoso, lo scrive Surio.

L’anno 1540. non piovè nel Trentino, che ogni sei mesi una volta, ne mai nevicò; e in ogni modo [p. 329]fù grand’abbondanza.

L’anno 1542. in Agosto venne à Trento un’immensità di Locuste, che fecero gran danno, e sepolte dal Verno, di nuovo risorsero in Estate l’anno dietro; ne potendosi scacciar’ humanamente fù forza ricorrere à Processioni, e Preci publiche, in virtù de’ quali le Locuste cessorono, distrutte dalle Rondini mirabilmente.

L’anno 1546. in Aprile, e Maggio soffiò à Trento Vento terribile, con freddo insolito straordinario. E l’anno seguente 1547. s’hebbe un Inverno così mite, per non dir tepido, che data fuori una moltitudine di Sorci Campestri, massime al monte, corrose, e guastò tutte le Biade; e per fino l’Uve.

L’anno 1563. sempre memorabile alla Christianità, per il Concilio ecumenico conchiuso à Trento.

In questo stesso tempo fù lutto grande à Trento per la morte dell’Imperator Ferdinando primo, Prencipe à niun altro secondo in valor, e pietà, e tutto benemerito della Fede Catolica nel Trentin Concilio.

L’anno 1567. li 20. Ottobre una grand’ Inondatione d’Adice venne seguita da tant’abbondanza d’Uve, che un Carro di Vino s’hebbe per tre Fiorini.

L’anno 1575. fù Peste crudelissima in Trento con morte fino di 50. Persone al giorno: ma con la Benedittione del Sommo Pontefice si liberò la Città da un tal flagello.

[p. 330] L’anno 1578. in Ottobre diede fuori con tal furia il Torrente Fersina, che sboccando l’Acqua in Città per Borgo nuovo, danneggiò le Cantine, ma maggior danno fù delle Campagne.

L’anno 1579. la notte di 3. Genaro vennero Tuoni, e lampi spaventosi.

L’anno 1584. seguì Inondatione à Trento per pioggie, che vennero diluviali in Autunno: e in ogni modo la vindemia fù copiosissima.

L’anno 1588. regnò à Trento sì gran siccità in Primavera, e estate, che perirono con l’herbe, i frutti, e i monti all’intorno parevano ardere, massime Dos Trent. Altra simile siccità venne l’anno 1590. con dietro grandissima Carestia.

L’anno 1594. vennero Nevi in Italia così insolite, che fino Roma ne vidde in quantità. A Trento, e nel Distretto, massime in Val di Sole passorono l’altezza di 15. Palmi. E fù mirabile, che in quell’anno il Brenner (per altro detto il monte della Neve) non n’andò bianco; e ne meno à Insprugg caddero Nevi per tutto Genaro.

Lo stesso anno in Primavera fù à Trento gran siccità, per quale mossesi le Processioni, e Preci publiche ottennero finalmente pioggia li 21. Giugno. In questo tempo trà le militie d’Italia, massime di Toscana, e stato Ecclesiastico, partirono 2000. Soldati Trentini per la Guerra d’Ungheria sù la Condotta del Colonel Gaudentio Madruzzo, e cinque Capitani, che furono il Nob. Carlo Terlago; il Nob. Alberto Balduino; il Nob. Iseppo Barbieri; Agostino Cerembello; [p. 331]e Gio: Giovanni Giovanni Battista Scarazzin.

L’anno 1595. nel mese di Luglio venne Terremoto à Trento, e per tutto il Paese, senza però haver recato danno notabile. Apparvero poi à Milano tre Soli in Cielo, veduti, creddo anche, à Trento.

Lo stesso anno seguì Vittoria insigne in Ungheria contro i Turchi, rotti sotto Strigonia dal Campo Christiano, essendosi trà gli altri segnalato il Conte di Mansfelt. E capitata la nuova à Trento si fece d’ordine del Cardinal Lodovico Madruzzo gran solennità in S. Lorenzo, Chiesa de’ PP. Domenicani, per essersi ottenuta la Palma li 4. Agosto, giorno di S. Domenico.

L’anno 1597. al Ponte S. Lorenzo si fabricorono à Trento i due Torrioni, che servono per la Catena sù l’Adice contro li Contrabandi.

L’anno 1600. entrato con freddi horribili sì che l’Adice aggiacciato si passava in diversi luoghi, principiò il Secolo funesto à Trento, per la morte del Cardinal Lodovico Madrutio seguita in Roma li 18. Aprile con duolo indicibile di tutti i buoni.

L’anno 1609. li 28. Decembre si trasferì il Corpo del Santo Martire Innocentino Simone nell’Arca marmorea, dove hor riposa, il che seguì à Trento con ogni solennità intervenendovi il Vescovo, e Prencipe Cardinal Carlo Madrutio.

L’anno 1612. Lutto à Trento per la morte [p. 332]dell’Imperator Rudolfo II. quel gran Prencipe di Pace, e Pietà, quel gran Mecenate al Mondo.

L’anno 1614. per frenar l’impeto indomito del Torrente Fersina, che ad ogni tratto sboccando menava rovine à i Campi, e minacciava la Città, si fecero gli Argini di Pont’Alto, Fabrica costata al Publico 3800. Fiorini, e ne fù Architetto Andrea Gardesan.

Nel medemo anno sopra Trento cominciò farsi chiara di miracoli la Madonna delle Laste; onde di semplice Capitello ridottovi Chiesa, vi celebrò primo Messa il Vescovo Suffraganeo Pietro Belli.

L’anno 1618. apparve à Trento una Cometa horribile, che levandosi da Monte di Paho attraversava ogni giorno l’Orizonte.

L’anno 1620. li 23. Genaro sù le 9. hore Tedesche nacque in Trento una Fanciulla con due Teste formate perfettamente à proportione, come hò veduto dal Ritratto, che si stampò. Nacque à termine: ma visse poco, & hebbe l’Acqua Battesimale. Aperto il Corpo si trovò essere compito in tutte le parti con un sol Cuore; ne altro hebbe di duplicato, che la spina del Dorso, qual diramavasi alle due Teste. Se poi si battezzasse sotto due forme, io non lo sò: bensì lo crederei; mentre l’Huomo denominasi dal Capo.

Del medemo anno lo stesso mese in Cadine vicino à Trento nacque un altro Mostro, cioè un Agnello con due distinti Corpi, & intieri: ma una sola Testa, & un sol occhio.

[p. 333] L’anno 1624. la sera del 29. Giugno si destò nella Chiesa di S. Pietro un furioso Incendio; per il che convenne salvar’ in Duomo il sagrato Corpo di S. Simone, qual poi si riportò solennemente in Santo Pietro al suo luogo, riparate che furono le rovine.

L’anno 1630. Peste crudele à Trento, che desertò quasi la Città co’l resto d’Italia.

L’anno 1632. per la morte del Rè di Svetia Gustavo Adolfo, quel gran fulmine di Guerra estinto la notte della giornata di Lipsia, essendosi sottratta dal minacciato Eccidio la Germania gioirono tutte le Città Imperiali; ne mancò Trento.

L’anno 1649. fù notabile à Trento, per un Inverno con faccia di Primavera: ma più per il soggiorno di 5. mesi continui delle maestà di Maria Anna Regina di Spagna, e di Ferdinando IV. Rè de’ Romani con altri Prencipi.

L’anno 1657. Lutto publico à Trento, per la morte di Cesare sempre Augusto Ferdinando III. quel gran Mecenate della Virtù.

L’anno 1658. Lutto parimente à Trento per la subitanea morte del Vescovo, e Prencipe Carlo Emmanuel, l’ultimo di Casa Madrutia.

L’anno 1664. e 1665. due Comete apparse per più giorni, presagirono trà gli altri effetti la morte acerba di due Arciduchi d’Austria Ferdinando Carlo, e Sigismondo Francesco Fratelli, ambi in età florida, e uno più dell’altro di Complession valida massime Ferdinando Carlo, Prencipe di non mai à bastanza celebrata memoria.

[p. 334] L’anno 1667. Fù Inondatione d’Adice à Trento straordinaria; e li 25. Novembre vennero tuoni insoliti.

L’anno 1668. per la morte del Vescovo Cardinal d’Harrach, Conclave notabile d’Elettione in Trento.

L’anno 1670. li 16. Luglio Terremoto in Trento assai grande, creduto residuo d’un grandissimo seguito nelle Città d’Insprugg, e di Halla principalmente, dove per più d’un anno continuo s’è fatto sentir à giorni interpolati con gran danno, e maggior spavento; per il che alla Serenissima Anna Medici s’è fabricato una Regia tutta di legno.

E quest’anno, che scrivo 1672. hà fatto à Trento Inverno fiero, intenso, e lungo, con mortalità di gente ne’ luoghi suburbani. Nell’ingresso di Primavera s’è visto per alcuni giorni continui à Ciel sereno il Sole ingombrato, e torbido, e la Luna tinta, come di sangue; DIO faccia l’Estate, che sia prospera.

Altri eventi memorabili si potrian notar di Trento, e soggiungerne quei d’altri Paesi del Mondo, dove i successi tanto buoni, che rei vanno, e vengono portati in groppa del Tempo, e delle Vicissitudini: ma non è mio assunto cotal materia. Sì come quanto à segni, e Prodigi Meteorici Celesti in parte toccati, senza dir di tanti d’altri Paesi à’ quali apparvero singolarmente, due soli tempi metterò occorsi à Trento, l’uno avanti la Guerra Cimbrica; l’altro nella Guerra de’ Villani.

[p. 335] Prima, seguisse il Combattimento de’ Cimbri, che si notò, furon vedute splender’ in Cielo alcune Faci. Apparvero più Soli. La Luna si vidde di giorno con una Stella. Di notte s’udirono Voci in aria, si viddero scudi, e fiamme; croosì scrive il Giurisconsulto Pietro Gregorio Tolosano nella sua Republica.

L’anno 1525. che, come dissi, seguì à Trento la Guerra, ò tumulto de’ Rustici, si vidde in està piovere, come goccie di Sangue, che imbrattavano le Vesti. Nella stessa stagione apparve in aria un Vessillo, ò Stendardo di fuoco ventilante. Il Sol’, e la Luna si cangiorono di varij colori, cioè hor nero, hor rosso. In Autunno caddero tre Fulmini spaventosi alle Porte di Duomo, restando spezzata la Pietra dell’offertorio, e tocco il Baston Pastorale di S. Vigilio. Così ricavo da’ Manoscritti del Giurisperito Marc’Antonio Bertelli Consiglier Arciducale, Signor di monte Giglio, e Castel Volsana.

Del resto i segni, ò Prodigi di Comete, Ecclissi, e altre Impressioni ignite, che nascono sotto il Sole ò naturali, ò sovrannaturali, che possan essere, ò fuor di Natura, le lascio essere, senza voler discorrerne à tentone, mentre à bastanza occhiuti non si rendono li stessi Astronomi anche co’l Cannocchiale del Galileo; e quindi nelle Stelle pescano, e nella Luna tanti Granchij. E il Cielo un gran Libro in foglio scritto à Caratteri, che sono zifre; e parla con voci più da rispettarsi, che da intendersi.

[p. 336] Conchiudendo, che, se per permissioni di Causa primaria, dal maligno d’Aspetti, ò Astri puon nascere i disastri: per fausti, e benigni possano cader gl’Influssi sopra la Terra, felicità verdadiere non hà il Mondo.


[p. 337]Trento Patria d’Huomini segnalati.
DALLA Città di Trento copiosa di prestanti Ingegni, ottime Arti, e discipline, e come scrive Pincio, Madre, e Nodrice di chiari Huomini, ne inferior’à qualunque altra Città, per gloria d’imprese, & essempi illustri, uscirono d’ogni tempo soggetti grandi per dignità, merito e valore. E per accennar quattro Cardinali Vescovi, e Prencipi, che ressero anco questa Chiesa, dirò:

Cardinal Clesio, e sue qualità. Un Cardinal Bernardo Clesio nato veramente à cose grandi, come parlano i fatti, per i quali, e per il suo sapere meritò esser in sommo grado di gratia appresso l’Imperator Massimigliano primo, di cui fù Consiglier, e Secretario di Stato. Morto poi Massimigliano, e radunatisi per la nuova Elettione i Prencipi l’anno 1519. nella Città di Francfort, colà il Clesio perorò con tanto di valor’ e d’eloquenza, che non ostanti tutti li maggiori ostacoli per parte massime di Francia, fù portato all’Imperial Trono Carlo V. Cesare di sempre invitta, & angusta memoria. E nel Trionfo dello stesso Carlo V. seguito l’anno 1529. nella Città di Bologna, dove ricevè la Corona Imperiale di mano del Sommo Pontefice Clemente settimo, il Clesio intervenuto con real pompa, fù all’hora, che considerata la di lui Virtù dal Papa non meno, che dall’Imperatore, meritò haver l’honore della Sacra Porpora: ò, dirò meglio, la Porpora fù degna di tal’honore; e la Patria di Trento restò decorata ben sì per tal dignità: ma più per l’Imprese heroiche di tanto Prencipe, [p. 338]e cosi benemerito non solo della sua Chiesa ma di tutta la Christianità, per ben della quale faticò vivamente in varie Legationi, e promosse appresso il Romano Pontefice un General Concilio che poi seguì.

Cardinal Christoforo Madrutio e sue doti. Un Cardinal Christoforo Madrutio Huomo d’alto Spirito, e valore, sperimentato in Ambascierie, e maneggi di Prencipi; e che per la gratia, e confidenza dell’Imperator Carlo V. e di Filippo II. Rè delle Spagne arrivò ad essere Governator di Milano. Resse poi con quella di Trento anche la Chiesa di Brescianone, in entrambe segnalato singolarmente. Il valor del Cardinal Christoforo spiccò non meno à prova nel Sacro Concilio, à cui intervenne come Legato della Santa Sede, e in tutto il tempo, che durò, providde in Trento con ogni buon’ordine per il soggiorno de’ Padri, e per il proseguimento delle cose al bramato fine.

Cardinal Lodovico, e suoi preggi. Un Cardinal Lodovico Madrutio Prelato, e Prencipe d’insigne Virtù, e che per la sua ammirabil Dottrina, prudenza, e integrità riportò una sì grande stima, e universale, massime nella Corte di Roma, che si vidde, non dirò, in predicamento, in procinto d’essere Sommo Pontefice. Il zelo di questo Vescovo Cardinale per la sua Chiesa fù ardentissimo; si come impareggiabile la di lui costanza, e desterità nelle turbolenze. E si segnalò non meno di lui valor’ alla Conclusione del Sacro Concilio, che alla Dieta d’Augusta, dove fù Legato per la Santa Sede.

[p. 339] Cardinal Carlo, e sue qualità. Un Cardinal Carlo Madrutio, soggetto di sublimi qualità; e che unì egregiamente con la politica, e stato de gli affari un cuor magnanimo nel mantener’ il Posto di sua Chiesa in Trento, e Corte in Roma, dove si tenne con gran splendore in qualità di Protettor della Nation Hispanica, doppo prima haver lasciate memorie à Trento d’una severa Giustitia, & inflessibile.

Carlo Emmanuel Madrutio, e sue conditioni. Al Cardinal Carlo soggiungo il Vescovo, e Prencipe Carlo Emmanuel Madruzzo memorabile anch’esso per virtù, e grandezza d’animo non punto degenere dal Ceppo. Spiccò la di lui generosità ne’ Passaggi, massime di Prencipi, che al suo tempo incontrò frequenti, e grandi; e in tutti, per farsi honore, amò, non che spendere, profondere. Del resto anco nelle maggiori traversie, e turbolenze si rese sempre mai d’una costanza invitta, e d’un cuor’ inalterabile in difender’ i Prò della sua Chiesa, risoluto di non ceder’ ad ogni, benche grande contrarietà, se havesse potuto sortir l’effetto.

Oltre poi tanti altri soggetti di Mitra, Toga, e Spada, segnalati in Patria, & in fuori, che sarebbe troppo lungo il riferirli, e troppo arduo ritrarli dalla memoria de’ passati secoli. Onde, già che varij ancora ne toccai con occasione delle Tombe, senza quì dar’ in antichità, alcuni soli notarò, che son fioriti in Prelatura, Religione, Armi, Leggi, Lettere, Legationi, Magistrati, e Medicina tutti quasi nello stesso tempo, e à nostri tempi.

Un Cardinal Guid’Ubaldo Conte di Thunn [p. 340]Cardinal di Thunn, e sue doti. Arcivescovo di Salzburg, e Vescovo di Ratisbona dove risiedendo anche più anni à quella Dieta Imperiale, come Plenipotentiero della Maestà di Cesare Leopoldo primo Regnante, fè conoscere non solo la propria grandezza d’animo nel trattamento con que’ Prencipi, & Ambasciatori, quali cattivò insieme con la varietà de’ linguaggi, come con Catena d’Hercole: ma contrasegnò in ogni rincontro il buon servitio per l’Augustissima Casa d’Austria, e per il Sacro Romano Imperio à prò della Christianità.

Arcivescovo Paris, e suo sue sue qualità. Un Conte Paris di Londron Arcivescovo di Salzburg Prelato, e Prencipe memorabile per Giustitia, e Religione, non meno che per Politica, & Economia di Stato, degno d’un Regno. I Fasti della metropoli Salisburgese parlano altamente de’ Fatti impareggiabili di questo Paris; e trà l’altre memorie è insigne quella di due Collegi eretti, del Duomo finito, e del Castello reso inespugnabile. Sì come non tace l’erettione d’una regia Capella in honor di S. Ruperto fondata, e dotata in Villa di Val di Lagaro con spesa di settanta, e più milla Talleri.

Vescovo Belli. Un Pietro Belli Vescovo Hieropolitano Suffraganeo del Vescovo Cardinal Carlo Madrutio, di cui fù anche Consigliere. Huomo singolare per prattica, e politica, e nelle materie Ecclesiastiche assai stimato. Si segnalò il di lui zelo notabilmente per l’essemplarità del Clero, nel che invigilò con ciglio di severità, e hà lasciate di ciò memorie, che tutt’hora vivono sì come non è per morir’ animato dal credito il di lui Nome.

[p. 341] Vescovo Crocino. Un Antonio Crocino, che co’l preggio d’una solida Virtù, e Vita essemplare di Canonico, che fù della Catedrale di Trento, passò ad esser Vescovo, e Prencipe di Brescianone. Huomo veramente d’antica probità, e molto benemerito della sua Chiesa.

Vescovo Ciurletti. Un Gio: Giovanni Giovanni Paolo Ciurletti Canonico Penitentiero di questa Catedrale, Vescovo Bibliese, Suffraganeo, e Visitator Generale di Salzburg. Soggetto per ingegno, lettere e prudenza commendatissimo; e che co’l nome d’esser’ in fatti un profondo Teologo, tenne posto di sublime Virtù, e rettitudine intiera.

Decano Roccabruna. Un Canonico Decano Girolamo Roccabruna Huomo d’egregie qualità d’animo, e di Corpo. Con una solida Pietà, c’hebbe innata, menò vita ingenua, & essemplare; E come Decano di Duomo di Trento, che vuol dir Capo del Choro, lo resse, qual Cielo, l’Intelligenza, nè mai mancò d’assistervi indefesso. Lo fè conoscere singolarmente l’anno 1630. all’hor che per il morbo Contagioso, quasi tutti ritirandosi al suburbano, egli, per non lasciar di risiedere alla Catedrale, amò meglio soccombere al ferro di morte, come seguì con gran perdita della Patria: ma Vittoria per lui, che sarà perenne.

Un Canonico Ernesto de’ Baroni Trapp, Cavaglier religiosissimo, e di segnalato essempio si per la morigeratezza del vivere, come per il zelo c’hebbe della Chiesa. Fù quello, che per sostener le ragioni e Privileggi del Trentino Capitolo si mostrò efficace e intrepido nella Corte di Roma appresso il Sommo [p. 342]Pontefice Urbano VIII. Che se per tale causa incontrò duri colpi, se ne schermi à forza di schiettezza d’animo, & innocenza.

Signori à Cored, e lor qualità. Un Nicolò, e un Gio: Giovanni Giovanni Battista à Cored ambi soggetti di Virtù, & estimazione. Il primo, come benemerito in Corte dell’Imperator Massimigliano II. passò ad esser Vescovo di Trieste. Il secondo prima Marito di Giulia Grotta, Dama di non minor pudicitia, che gran beltà; e poi fatto Huomo di Chiesa, merito esser Canonico di Duomo, Vicario, e Consiglier del Cardinal Lodovico Madrutio con altri Honori, e Carichi da lui sostenuti sempre co’l medemo suo gran valore in fortuna varia.

Arciprete Calavino. Un Gio: Giovanni Giovanni Giacomo Calavino Arciprete in Val di Nonn, e poi in Fiemme, e Vicario Foraneo Soggetto Laureato in Teologia, e valoroso in scienze Matematiche à segno d’haver fatte prove mirabili, come trà l’altre un Horologio Lunare. Per la Cura dell’Anime fù zelantissimo, e tanto in Valle Nonia, che in Fiemme hà lasciato memorie segnalate d’essempio, di charità, e di staccamento, tre Pietre Lidie, à’ quali si conosce la realtà d’un vero Paroco, e buon Pastore. Fù in stima del Cardinal Carlo Madrutio, e d’altri Prelati, e Prencipi, che lo conobbero in occasione del Collegio Germanico in Roma, dove fù Allievo, e della Corte di Salzburg, dove pratticò. Visse longevo, sempre di Costumi integerrimo; e se co’l morir l’anno 1663. fece punto alla nobil sua linea, per Virtù hà lasciato di se nome perpetuo, [p. 343]ne punto minore de’ suoi Maggiori.

Padre Saracini. Un Padre Decio Lodovico Saracini della Compagnia di Giesù, di cui facessimo già mentione. Fù quello, che doppo essere stato Teologo, Penitentiero del Cardinal Carlo Madruzzo, venne invitato Confessor dell’Arciduca d’Austria Leopoldo, grand’estimator della Virtù, e merito d’esso Padre, da cui in ogni modo ricusossi un tal’honore preferendosi il Porto di Religione al mar di Corte.

Padre Martini. Un Padre Martino Martini della Compagnia di Giesù, il qual eletto Missionario nella China l’anno 1637. in qualità di Vice Procuratore fece quel viaggio; e in sette anni continui, che colà visse, non solo cooperò vivamente à propagar appresso que’ Barbari la Santa Fede: ma, osservati i Siti, Clima, Vivere, Habito, e Costumi di quel vasto Regno, oltre quello, riferì à bocca nel suo ritorno in Patria, ne scrisse in latino l’Atlante, come anco una Decade d’Historia, che và in Stampa.

P. Manci. Un Padre M. Giacinto Manci dell’Ordine de’ Predicatori, Soggetto di sublime vaglia si nelle scienze specolative, come in belle lettere. Le Letture publiche sostenute egregiamente in Genova, e altre Città d’Italia fan conoscere i talenti grandi d’ingegno, e dottrina che arricchirono l’animo di quest’Huomo, il quale, mentre si va rendere ogn’or più segnalato nel merito, e nella Virtù, rapito dalla morte nel fior dell’età alle prime Cariche, & honori di Religione, hà lasciato di se un vivo desiderio à tutta la Patria.

[p. 344] Guerrieri celebri. E per passar dalla Religione all’Armi, vengono i Colonelli Lodroni, Madrutij, Pezzen’, Baldironi con li Capitani Pietra Piana, Costedi, Guarienti, Vasti, & altri, che fiorirono in Campo di Marte alla Trentina Patria. E se trà i Guerrieri del passato secolo si rende chiaro singolarmente un Conte Lodovico di Lodron Heroe per coraggio, e valore incomparabile, come scrive Giovio, e lo decantano l’Imprese in Italia, e Germania, e ultimamente in Ungheria contro il Turco; trà i moderni li più’ celebri campeggia:

General Galasso, e suo preggio. Un Conte Mattias Galasso Generale dell’Armi Cesaree, che sù’ l’orme del Genitor Capitan Pancratio, di cui si disse, portatosi per via del merito, e del valore al supremo grado di militia nell’Essercito Imperiale, vantò trà l’altre singolar prerogativa d’essere non men prode di mano, che di Consiglio, con il quale pareggio gli antichi Fabij. Et hebbe campo di tanto più far veder’ à prova la sua Virtù, quanto, che più grandi incontrò i Nemici e formidabili, come in particolare un Gustavo Adolfo Rè di Svetia.

Le tante Palme militari; gli Honori, e Premij riportati da Cesare; la stima ricevuta di tanti Prencipi; e lo splendor recato alla Patria fan credere, qual fosse il valor’, e la fortuna di quest’Heroe, che al preggio dell’Armi unì anco quello della Pietà con una fede inalterabile per Dio, e per Cesare. Così è vero, che il General Galasso trà gli Oricalchi della Fama s’è eretto un Colosso d’immortal laude.

[p. 345] Quì senza far cedere la Toga all’Armi, si fan succedere li Dottori di Legge, e Medicina celebri alla Trentina Patria, trà quali un Giuriconsulto Antonio Queta di cui, come si disse, và in stampa il dotto libro de centum consiliis.

Un Dottor Collegiato Francesco Bennassuti, Huomo di chiaro Nome; vero Giurisperito, citato ne’ Consigli dal Pellegrino, di cui fù Collega nell’Università di Padoa. Si tenne Commissario Cesareo d’Arco e di Castiglione sotto il Prencipe D. Ferrante Gonzaga Padre di quel B. Luigi, che in passando per Trento, alloggiò in Casa Pilati.

Un Giurisconsulto Francesco Betta Consiglier del Card. Christoforo Madrutio, & anche del Card. Lodovico. Fù Huomo di gran peritia, e desterità; fece con lode il Reggimento di Parma, e Piacenza, e si tenne caro appresso il Duca Rainutio Farnese; come appò i Duchi di Mantova un Dottor Girolamo Bertelli. Si come con tanti altri Leggisti, che fiorirono in Patria à giorni nostri, si nomina un Dottor Antonio Campi.

In Legationi trovo singolare un Giacomo di Prato Ambasciator di Massimigliano I. appresso i Svizzeri, e Grisoni l’anno 1449. per divertirsi come fece da furiosa invasione nel Tirolo.

Un Sigismondo de Conti di Thunn, che in qualità d’Ambasciator Cesareo à Trento nel Sacro Concilio di cui si disse, si segnalò notabilmente per il bene della Christianità; alle glorie di sì grand’huomo aggiungendosi l’esser vissuto Celibe, sposato solamente con la Virtù, per di cui merito ottenne sommi honor, non meno da Cesare Massimigliano II.

Un Dottor Bartolomeo Pezzen, che dalla Corte Cesarea passato in qualità d’Ambasciatore alla Porta, colà in 15 anni continui guadagnò talmente l’affetto, e stima [p. 346]di que’ Barbari, e dello stesso gran Sultano Amurath, che fece nascer la Pace trà esso, e l’Imperator Rudolfo II. E quindi, oltre i doni riportati dall’Ottomano, venne insignito da Cesare di Diplomi con un’ampla Baronia nell’inferior’ Austria.

In Medicina un Andrea Gallo Protofisico Cesareo, di cui vive à luce publica il dotto e salutar Libro contra Epidemiam. Un Trameno Perotio Protomedico del Rè di Polonia Sigismondo, appresso il quale ottenne tal concetto, che mancato di vita l’anno 1544. nella Metropoli, di Vilna in Lituania, hebbe l’honor d’essere accompagnato nell’essequie dallo stesso Rè.

Essendovi poi stato, come dissi, un Protomedico, e Cavalier Cesareo, Arcangelo Balduino. Un Protomedico di tre Imperatori Giulio Alessandrini versatissimo in Greco, e che hà in stampa alcune Opere latine. Et il Protomedico Cesareo Gio: Giovanni Giovanni Odorico Melchiorio, soggetto celebre. Senza replicar il Protomedìco e Consiglier Cesareo Pier’Andrea Matioli, qual, benche non oriondo di questa Patria, l’ha però illustrata co’l nome, et più con l’Opre. Et ripigliando gli Huomini segnalati più moderni, si presenta:

Un Pietro Alessandrini di Neustain Giurisconsulto e Consiglier del Card. Carlo Madrutio, di cui fù anche Cancellier di Stato. Huomo di gran testa, e che havendo fatta la prattica nel Tribunal di Spira, con tale scorta si portò alte Cariche in Patria più cospicue, e appresso il medesimo Card. riuscì nel Consiglio qual occhio destro. Fù questi Pronipote di quel Pietro Alessandrini di cui facessimo già mentione, & il quale, oltre l’esser Consiglier Aulico, si tenne Podestà di Feltre, e di Vicenza per Ces. Massimigliano I. come novamente scorgo dalle Scritture.

Un Alessandro Fopoli Giurisperito, e Consiglier del Card. Carlo Madrutio, che per il suo valor, e desterità [p. 347]fù inviato à trattar la pace di Mantova in qualità di Commissario insieme co’l Conte di Nassau, e Segretario di Fustemberg.

Un Felice Alberti Nepote del già mentovato Canonico Giorgio, e Fratello carnale del sopracitato P. Alberti Giesuita, Giurisconsulto, e Consiglier del Cardinal Carlo Madrutio e poi Consiglier e Cancellier di Stato del Vescovo, e Prencipe Carlo Emmanuel Madrutio. Soggetto, che doppo haver sostenute egregiamente Cariche, e Preture, come quella di Rovereto, dove vive memoria cospicua, per vie più segnalar’ il suo zelo, e servitio verso la Trentina Chiesa, applicò non solo infaticabile il suo valore, ma sbaragliò intrepido con gl’interessi di propria Casa la vita stessa. Huomo veramente Catoniano, per consiglio, prudenza, & integrità con la più ingenua franchezza d’animo mai sempre incontrastabile per il giusto.

Quanto à’ Trentini Soggetti, che si segnalorono in Cariche, & Offitij publici, fora troppo lungo riferir quelli, che con valor, vigilanza, e fede per ben della Patria, si comproborono; come per cosa notabile, un Antonio Bernardelli sostenne 7. volte carica di Console, e essercitò nello stesso tempo 4. Cancellierati; di Città cioè, del Capitolo, della Casa di DIO, e del Sacro Monte.

Quanto poi à quelli, che per virtù si segnalorono in belle Lettere, porro quì l’Academia publica eretta in Casa Alessandrini l’anno 1628. con nome de gli Accesi, & si vedono tutt’ora 21. Imprese di que’ primi Academici, che sono:

Giulio Alessandrini di Neustain Presid. Presidente Presidente L’Agitato;
Il Dottor Giacomo Mersi; L’Invigorito;
Il Dottor D. Dominico Amadori. Il Faticoso;
Il Dottor Gio: Giovanni Giovanni Battista Scienza: Il Sospinto;
Il Dottor Matteo Berti: L’Aummentato;
Bernardino Bomporto: L’Aggirato;
[p. 348]
Il Dottor Christoforo Andrea Mattioli: L’Incognito.
Il Dottor Agostino Campi; il Filologo.
Simon Ghirardi di Pietra Piana; Il Raccolto.
Gioseffo Bianchi; Il Regolato.
Bernardino Mancio; Il Racchiuso.
Giovanni Greuenbruch; L’Infocato.
D. Giovanni Sasso; L’Aspirante.
D. Gio: Giovanni Giovanni Maria Trento Turcato; L’Elevato.
Il Dottor Gioseffo Roveretti di Freiberg; L’Inspirato.
D. Biagio Olivari; Il Fervente.
Il Dottor Gio: Giovanni Giovanni Giacomo Sizzo; L’Eccitato.
Gio: Giovanni Giovanni Battista Triangio; Il Rischiarato.
Il Dottor Marc’Antonio Bertelli; L’Incenerito.
Gioseppe Amadori; Il Ravvivato.
Spirito Tisio; Il Notturno.

E quest’Academia, di sopita ch’era, si và risvegliando; Come in effetto, mentre scrivo, sotto gli auspici del Regnante Vescovo Principe di Thunn, eccitati alla Virtù in faccia di numeroso nobilissimo Consesso di Spettatori comparendo ciascuno con ingegnosa compositione chi in Latino, chi in Italiano, chi Francese, chi Spagnolo, e chi Tedesco si son dichiarati per nuovi Academici Accesi li seguenti; cioè de’ Trentini:

Il già nominato Carlo Mattia Saracini Autor del Svegliarino alla gloria, Il Ravvivante.
Il Dottor Bernardino Bomporto;
Il Dottor Felice Busetti;
Il Dottor Giuseppe Lener; L’Incalorito.
Il Dottor Fisico Antonio Bevilacqua; L’Ardente.
Gio: Giovanni Giovanni Paolo Ciurletti; L’Instancabile.
Il Dottor Gio: Giovanni Giovanni Battista Gentilotti;
Girolamo Bertelli;
Il Dottor Andrea Luchino; Il Fecondo.
Il Dottor Gio: Giovanni Giovanni Battista Voltolino;
[p. 349]
Il Dottor Francesco Bevilaqua. L’Invaghito.
Il Dottor Stefano Ignatio Dema.

De’ Forastieri:

Il Dottor Gio: Giovanni Giovanni Fontana Podestà di Trento.
Il P. D. Michel’ Angelo Priuli C.R.S. Il Volontario.
Il P. D. Alessandro Treveno C.R.S.
L’Autor della presente Opera D. M. Mariani L’Intrepido.

A questi doppo si son’aggiunti:

Pietro Andrea Mathioli. Il Bramoso.
Il P. M Aurelio Ferracci M.C. Il Vivace.
Il P. Bacilier Gio: Giovanni Giovanni Giacomo Giovane M.C. Il Perpetuo.

E tutti questi levaranno anche il lor Corpo d’Impresa; trà tanto che in prima occasione d’Academico Congresso s’è per aprir il Tempio alla Virtù, nel quale non dubito, non sia per entrare quantità d’altri Soggetti che, stante il numero di Studiosa Gioventù si vanno dar’ à così degno essercitio, e così nobile, Sù’l Motto della stessa Accademia, ch’è: Fit Aemula motu.

Quanto alla Medicina, per tralasciar tanti altri, notarò: un Dottor Fisico Ottaviano Rovereti di Freiberg, ò Franco monte; Soggetto d’alte qualità, ingegno, e Studio. Accreditossi prima la di lui Virtù nella Città di Venetia, dove fè prove non ordinarie. Indi passando à Costantinopoli hebbe campo d’adoprarsi in Corte del gran Sultano, e conseguirne doni di momento. Vago poi di visitare la Palestina, andò in Egitto, e nel gran Cairo medicò Christiani con molta lode; fin che portatosi in Gerusalemme, fù fatto Cavalier del Santo Sepolcro, e Procurator Generale del Monte Sion. Ritornato in Patria passò alla Corte Imperiale dove fù protomedico di Ces. Cesare Cesare Massimigliano II. di Rudolfo II. e di Mattias.

Un Hippolito Guarinonio Medico Ces. Cesareo Cesareo Soggetto di gran Virtù, come fan conoscere le di lui Opere, e come insieme vivono memorie della sua pietà, che fù [p. 350]essemplare tanto per propria Indole, quanto per educatione imbevuta fino da S. CARLO Borromeo, di cui fù Paggio, à quel, che mi vengono le notitie, e si ricava dal Frontispicio su la Chiesa in Val dell’Eno eretta, e architettata dallo stesso Guarinonio in honor del Santo. Scrisse diverse Opere, che vanno in stampa, trà quali il Martirio del B. Innocentino Andrea di Rin, & il Libro De Connubio Vini, & Aquae, ch’è mirabile.

Un Dottor Fisico Sebastiano Bevilacqua; Soggetto di sublimi Talenti, e Virtù celebre. Fù Protomedico in Corte di Salzburg dell’Arcivescovo Paris di Lodron, appresso il quale tenne Posto di singolar stima, & emolumento sù la comprobatione, che diede di valor in ogni rincontro. Sin che portato dal genio di ripatriare, non ostanti le nuove instanze, & offerte dell’Arcivescovo, venne à lasciar in Trento con la vita nel fior dell’età un alto concetto, e credito à tutta la Patria.

Senza quì replicar trà più moderni il Dottor Fisico Simon Trentino Medico, e Consiglier dell’A. E. di Baviera, Soggetto di gran vaglia, e pari estimatione.

A questi di Medicina si può aggiungere due altri che concernono, e viddero pure li nostri giorni.

Un Giuseppe Scienza peritissimo in Cirurgia con prove le più segnalate. Servì in Corte dell’Imperator Rudolfo II. e riportò premij condegni alla sua Virtù.

Un Giuseppe Amatori, che in genere d’Aromatario, e Semplicista non hebbe pari, havendo principalmente nell’indagine, e cognitione dell’Herbe acquistato nome appresso Prencipi, & alle stesse Università.

Quì, per non defraudar il Sesso Feminil de suoi honori, trà le Donne Trentine, che son memorabili, nominarò: una Isabella di Wolchenstain, nata Madrutia, Dama di singolar essempio, e pietà, ne minor Dottrina. Onde meritò, le si dedicasse un Libro dell’Etica d’Aristotile [p. 351]da Giuvenal Ancina, che fù poi Vescovo di Saluzzo. Se bene, più che da ciò, dalla propria virtù spicca di gran lunga il merito di questa Matrona, degna Madre del Decan Ernesto prenominato.

Una Sibilla Contessa Lodroni, nata Fuggeri; Dama che apunto qual saggia Sibilla riflettendo: Fallax grazia, & vana est pulchritudo, rinunciate le Pompe del Secolo, si diè à DIO, fondando, come fece, il Convento di Vergini Serafiche di S. CARLO in Rovereto, dove con nome di Suor Anna Maria di Giesù visse, e morì in concetto di Santità. I preggi della Vita di questa Venerabil Madre sono impareggiabili, come doppo morte spiega nel suo Cordoglio Rattemprato, il Padre Marcellino Armani Lettor Theologo de Minori Osservanti Riformati Confessore d’essa Madre. Hora Ministro Provinciale.

Et una Contessa Giovanna di Wolchenstain nata Madrutia Dama d’alto spirito, e valore. Lo fè conoscere in tutti i rincontri, che s’offerirono di trattar non men, che con Prencipi, con DIO, nella persona massime de Religiosi, e Poveri infermi, per i quali, oltre l’altre Limosine, tenne sempre aperta provida Spetiaria nella propria Casa. Qual visse di Virtù essemplare, morì ottogenaria l’anno 1666. e all’hora in questa singolar Matrona se sospirorono i Cittadini una vera Figlia di Pietà; piansero i Poverelli la loro Madre.

E per suggellar il Foglio con due Soggetti parimente segnalati à’ dì nostri in suo genere, nominarò un Antonio, & un Leonardo Fratelli Monti, quali da tenue principio di Mercatura giunsero à progressi di Sorte così grandi, che nello spatio di circa trent’anni si trovorono haver fatto poco men d’un Millione di valsente con giusto titolo, sù’l valor primamente d’altro Fratello Costantino, e poscia sù l’accrescimento delle Monete in Fiera di Bolgiano l’anno 1622.

[p. 352] Si tenne Antonio del Monte in stima particolare appresso Prencipi, massime Austriaci, da quali venne honorato del titol di Consiglier Camerale e ottenne la Signoria di tre Giurisdittioni, cioè Caldario, Lamburgo, e Molveno. Sborsò in tempo della Regina di Spagna 300. milla Fiorini: e per le Guerre d’Alsatia, somministrò al Conte del Tirolo cento e più milla. Visse, e morì benemerito delle Chiese, Conventi e Luoghi Pij di Trento, à’ quali testamento Legati considerabili alla somma di 100. e più milla Fiorini, ne mancò da lui il far conoscere una singolar pietà, & affetto verso la Patria.

Non in minor consideratione fù Leonardo il Fratello, Huomo d’ogni integrità, e piacevolezza, e però da tutti amato, e stimato singolarmente. Visse pur’ egli, benemerito della Patria, e in morte testamentò à’ Luoghi Pij somma rilevante con lascito particolare di maritar ogn’anno Zitelle povere.

Nella Parochiale di S. Pietro, dove ambi stanno sepolti, vedesi da loro eretta sontuosa Capella in titolo del Redentore adorna, e dorata splendidamente.

Conchiudendo, essere stati Antonio e Leonardo del Monte due de’ primi, che habbiano havuto fortuna seconda, con essempio memorabile di quanto possa humana industria, & Economia.

So, che quì haverò tralasciati molti altri Soggetti di merito, de’ quali non hebbi contezza così essatta; sì come se di quelli, che tutt’hora vivono e illustrano la Trentina Patria anche in fuori, non fò mentione, ciò è per non offendere la loro modestia; e contravenir al detto: Lauda post Vitam; inherendo al verso:

La vita il fin, e ’l dì loda la sera.

[p. 353] In evento di Solennità, ò Passaggio de’ Prencipi, massime Imperatori, & Austriaci, eressero i Trentini Archi Trionfali magnifici, e sontuosi senza perdonar’ ad arte, ò à dispendio. Arrivo à Trento dell’Imperator Friderico. Ciò (per non riandar altri secoli) si vidde notabilmente all’arrivo di Cesare Friderico III. d’Austria; all’hor che portandosi in Italia per la sua Incoronatione l’anno 1451. passò per Trento; e, come venne con una Comitiva floridissima di concorso, essendovi, oltre le Genti di guardia, e di servitù quasi tutti i Primati della Svevia, Franconia, Austria, Boemia, & Ungheria; così dal Trentino ricevè tanto maggiori honori, quanto che alla Città mostrossi questo Prencipe grandemente propenso, e fautore in ogni rincontro, massime nella Guerra Atesina, che si toccò. Quindi Archi trionfali, Fuochi, sbarri, incontri, homei, acclamationi, e Feste publiche non mancorono.

Cesare coronato in Roma. Gli honori poi, che Cesare ottenne altrove sono scritti à pieno nell’Historia Austriaca, dove si narra, qualmente per la via di Ferrara, Bologna, e Fiorenza giunse in Roma con il più fastoso trionfo, e doppo essere stato unito in Matrimonio con l’Imperatrice Eleonora, assistendovi il Sommo Pontefice Pio II. per mano dello stesso ricevè la Corona Imperiale, acclamando il Popolo Romano:

Friderico Pacifico,
A Deo coronato Imperatori
Vita, & Victoria.

Ne starò à dir’ i trattamenti, che nel [p. 354]ritorno furon fatti à Cesare, & all’Imperatrice dalla Città di Venetia, ove divertiremo le lor Maestà. Scorgendo dal Sabellico, essere stati li maggiori honori, che potessero provenir da quell’inclita Reina del Mare, tutta cuor’, e magnificenza in trattar Prencipi, massime Rè, Papi, & Imperatori.

Cesare Massimigliano à Trento, e sua mossa. Nel passaggio di Cesare Massimigliano primo l’anno 1508. seguì à Trento gran solennità, fin che, doppo breve soggiorno proseguì quell’Augusto il suo viaggio in Italia con grossa speditione di Genti, e Vettovaglie sì per Terra, come per Acqua sopra l’Adige, e ciò sù la voce di portarsi all’incoronamento in Roma: ò più tosto su’l’oggetto della Lega di Cambray, come si vidde.

Cariche notabili di due Trentini seguaci di Cesare. Trovo scritto, che trà gli altri Huomini di Guerra seguissero l’Imperatore due Fratelli Cavaglieri Militari, Patricij di Trento, Gio: Giovanni Giovanni Antonio cioè e Gio: Giovanni Giovanni Giacomo di Geremia, il de’ quali credito, e valor s’arguisce dalle Cariche. Mentre i1 primo si tenne in posto di Camerier, e Consiglier Cesareo, e Procurator supremo del Territorio Bresciano, & Veronese; il secondo in qualità di Proveditor Generale dell’Essercito, Procurator supremo del Polesine, e Capitanio de’ Sette Communi. Se bene poi sciolta di breve quella Lega, e svanita la Guerra, si ridussero le cose al primiero essere.

Leggo anche d’un General Christoforo Calapino Patricio di Trento, che seguì nella stessa speditione l’Imperatore: ma con più di valore, [p. 355]che di fortuna; perche nel ritorno doppo l’assedio di Padova per la via del Cismon al Passo della Corda, restò rotto con strage di 600. de’ suoi, & esso prigione; il che sia quì detto in passando.

Feste publiche per il Card. Bernardo Clesio. In occasione poi dell’arrivo, e Possesso de’ Vescovi, non mancorono i Trentini di segnalar la loro divotione d’homaggio con Festa grande più, ò meno secondo le occorrenze. Seguì ciò trà l’altre volte co’l Vescovo Cardinal Bernardo Clesio l’anno 1514. il dì 8. Settembre, celebrandosi à Trento un Trionfo di solennità straordinario di concorso, di pompa, di spettacoli, d’Archi, di Fontane gettanti Vino, di profumi, d’Altari, Musiche, Machine, Conviti, rimbombi, applausi, & altre dimostrationi di gioia, e magnificenza, come all’Asiatica descrive il Pincio con far veder la Città quasi fuori di se stessa in tal rincontro.

Carlo quinto à Trento, e honori fattigli. Per l’arrivo à Trento dell’Imperator Carlo V. li 19. Aprile 1530. si fecero dimostrationi ben grandi d’hilarità, incontrato Cesare à’ confini dal Cardinal Clesio con numeroso nobilissimo seguito, e applaudito da tutti gli ordini di Città trà rimbombi di viva, e d’acclamationi. Otto dì continui si trattenne sua Maestà alloggiato in Castello à spese veramente regie del Cardinale; e in questo tempo volle anche divertirsi alla Caccia, che prese nel Monte di Bondon, e contorni di Cadine, dove i Villani s’affollavano in mostrar le vie; & uno trà gli altri abbordando Cesare gli disse: Messer lo Imperatore, lasciate far’ à me, ch’io sò, dove son i posti delle Caccie. Fù poi anche Cesare trattato à parte [p. 356]Inscrittione notabile. nel Palazzo già Madruzzo, che si dirà; fin che, pressando gl’interessi di Germania, si portò S. M. à quella volta, e venne incontrato 25. miglia fuori d’Innsprugg dal Rè Ferdinando di lui Fratello, come n’appar memoria in bronzo presso Stanaco; dove si legge: Imperatori Carolo Quinto Augusto ex Hispaniis, Italiaque susceptis Imperialibus Coronis advenienti, & Ferdinando Hungariae, Boemiaeque Regi è Pannonijs accurrenti, optimis Principibus ad perpetuam publicae laetitiae memoriam, quod Fratres ante annos novem digressi, summis inter mortales honoribus, Regnis, Triumphis aucti, hoc in loco salvi, sospitesque convenere, salutis anno 1530.

Vedonsi li due Prencipi abbracciar l’un l’altro con cordialità seguiti ciascuno da gran moltitudine.

Incontro fatto al Rè Ferdinando. Per l’arrivo poi del Rè de’ Romani Ferdinando sudetto, e della Regina Anna d’Ungheria sua Consorte l’anno 1536. li 12. Settembre seguirono à Trento dimostrationi publiche solennissime, Venendo incontrate le loro Maestà per parte del Cardinal Clesio dal Decano della Catedrale Christoforo Madruzzo fin all’Avisio, dove furono anche i Conti Vinciguerra d’Arco, e Lodovico di Lodron, Aliprando Clesio, e Francesco Castell’alto con molti altri Capitani, tra’ quali il Capitan Stench della Giodicaria, alla testa di quattro milla huomini da Guerra tutti à piedi, & à divisa vestiti.

Vennero il Re, e Regina co’l seguito di mille huomini à piedi, e trecento à Cavallo tutti benissimo all’ordine, facendosi veder, trà le [p. 357]Rè Ferdinando à Trento, e sua comparsa. Genti di rispetto, oltre gran numero di Cavaglieri e di Dame, 40. Damigelle d’honore in habito alla Tedesca, ricoperte il capo da beretta di veluto con sopra un gran velo d’oro, e seta che, à riserva de gli occhi, lor ricopriva tutta la faccia. Il Rè sopra bellissimo Gianetto baio, e la Regina sopra Chinea learda posti in treno giunsero à Trento salutati da una gran salva di Carabine, e di tutto il Cannone; doppo prima essersi incontrate le loro Maestà fin’ à Gardolo dal Cardinal Bernardo Clesio, con tutti i Primati, & Nobiltà.

Celebratione di Nozze notabile. Visitato il Duomo si portorono le Reali Persone in Castello, dove per otto giorni continui vennero trattate alla regia da esso Cardinale, ne mancò la Città d’ogni apparato, havendo anche fatto alle loro Maestà un Regalo di due Beliconi di gran prezzo. E s’acorebbero vie più cotali Feste dal Matrimonio, che all’hora seguì trà il Conte Lodovico di Lodron e la Contessa Orsola Clesia Nipote del Cardinale intervenendovi il Rè, e Regina presentialmente. Trà i sbarri, e fuochi di gioia, che varij giocorono, si fece andar in aria un Castello d’artificio, che fù mirabile, e causò spettacolo molto curioso, come diffusamente narra il Pincio.

Incontro fatto al Prencipe Filippo di Spagna. L’arrivo à Trento del Prencipe delle Spagne, che fù poi Rè Filippo II. Figlio dell’Imperator Carlo V. fè nascer’ una festa straordinaria. Giunse il Prencipe li 24. Genaro dell’anno 1549. dalla parte d’Italia: ma prima [p. 358]venne incontrato dal Vescovo Cardinal Christoforo Madrutio fin’ à confini, e vi si trovorono anche i Reggenti d’Insprugg con tutta la Corte Arciducale, & altri Personaggi di titolo, in tutto al numero di 400. Cavalli.

Cosa notabile d’un squadrone in Armi. Entrato il Prencipe nella Campagna sotto Borghetto se gli fece veder incontro, sù la scorta del Colonello Nicolò Madrutio Fratello del Cardinale, & altri Capi, & Ufficiali tutti à nobile livrea; un squadrone di 4000. Fanti, de’ quali due terzi erano moschettieri, gli altri con Picche, & Armi bianche; tutti lesti in atto d’aspettar l’assalto; quando comparsi dall’altra banda ducento moschettieri, da questi si viddero attaccati li quattro milla, quali senza mai disordinarsi sostennero l’Impeto, e passò la zuffa con gran gusto del Prencipe, che ne fù buon pezzo spettatore. Indi il Duca d’Alva, che assisteva S.A., fatto cenno, che marchiasse lo squadrone, nella mossa venne di nuovo attaccato da 200. altri Moschettieri con grato spettacolo di Scaramuccia.

Ingresso à Trento del Prencipe Filippo. In tanto incontrato il Prencipe à due miglia fuor di Città più particolarmente, proseguì l’arrivo nel seguente ordine. Precedevano 14. Paggi sopra Gianetti di Spagna riccamente adorni, à quali succedevano tutti i Primati, e Gentil’ huomini del Cardinal Madrutio insieme con molti altri Primati, e Nobili della Contea del Tirolo. Seguivano il Colonel Nicolò Madruzzo; il Baron Gulielmo Trusses; il Baron Gio: Giovanni Giovanni Gaudentio Madruzzo Padre del Cardinale; il Conte Sigismondo [p. 359]di Thunn con diversi altri Conti, Baroni, e titolati. Indi venivano il Duca Elettor Mauritio, il Cardinal d’Augusta, il Cardinal di Trento, il Cardinal di Ghien, seguiti dalla Comitiva di tutti gli Arcivescovi, Vescovi, Abbati, & altri Padri del Sacro Concilio. Doppo veniva il Capitan Castell’alto con molti Nobili, e Dottori della Città.

Comitiva Regia del Prencipe. In tal modo incontrato il Prencipe, e con le debite cerimonie complimentato pervenne in Città tenendo à destra il Cardinal d’Augusta, à sinistra il Duca Mauritio, e seguendo immediatamente il Cardinal di Trento, il Cardinal di Ghien, e il Duca d’Alva; l’Almirante di Castiglia; il Duca di Sessa; il Marchese d’Astorga; il Marchese di Pescara; il Commendator maggiore d’Alcantara; & altri Cavaglieri con tutto il resto della Corte.

Giunti à Porta Santa Croce presentossi al Prencipe da Nicolò Madrutio un Corsiero bellissimo con arredi di veluto Carmosino a ricami d’oro, e fine Perle.

Il Prencipe Filippo accolto in Città, e come. Alla Porta stava eretto un Arco trionfale sopra due Pilastroni con due Nicchi, & Archivolto; risultandovi due figure, che tenevano l’Arma di Trento, e del Cardinal Christoforo. Nell’alto della prima figura parlava il motto: Haec dies, quam fecit Dominus; e della seconda: Exultemus, et laetemur in ea. Sopra l’Archivolto nell’alto d’un’ architrave freggio & Cornigione in gran quadro vedevasi Nettuno con il Tridente posato sù tre monti; e sopra il Quadro pendeva l’Arma del Principe con sotto i Versi:

[p. 360]

Carolus innato Augusto in Genitore Philippus
Vera Patris facies, Patriae virtutis Imago
Ingreditur, vestrum numerum, quem Fata Penates
Adiunxere Virum, patrium cognoscite Numen.

Arco trionfale notabile Nel passar quest’Arco, che tutto era finto di rosso marmo si sbarrò il Cannone entrando il Prencipe in Città con ogni applauso. Giunto alla Torre di Piazza venne accolto da un altro Arco nobile di trionfo corteggiato da due Amorini di rilievo con l’Armi del Prencipe, a volo di grand’ Aquila, e con il motto:

Sic olim reducem superato Oriente, Philippum
Excipiet fausto victrix Germania ductu.

E quì la Torre tutta scoppiò di colpi d’Artiglieria.

Castello d’artificio mirabile. Entrò il Prencipe in Duomo trà i Duchi, e Cardinali, e doppo qualche pausa di divotione à suon di musica, nell’uscire fù dato fuoco ad un Castello bellissimo d’artificio eretto in Piazza con due gran rote, che girando folgoreggiavano gettando raggi, e colpi, come pur facevano molte teste, che di continuo sharravano all’intorno, durando per mezihora questo spettacolo tramischiato nello stesso tempo da tiri d’Artiglieria à suon di Tamburri, e Trombe.

Avviatosi il Prencipe per Contrada larga, indi per Contrada lunga tutte addobbate di festa, giunse al luogo del Cantone, dove passò per un grand’ Arco trionfale, tutto posto à luce con due Pilastroni cospicui, che sostenevano ciascuno due alte Colonne, il tutto finto di bianco marmo abbellito [p. 361]di macchie à dìaspro. Sopra le Colonne sorgevano di nobil architettura Architravi, freggi, e Cornigioni; come parimente sopra Pilastroni caminava un Archivolto di gran simmetria, risaltando d’ogni intorno freggi, e cadendo Festoni. Nell’alto tra due Amorini spiccava l’Arma del Principe con il motto:

Alma ut lux Phoebo: sic Caesare Patre Philippus
Exoritur, totum fama quì compleat Orbem.

Nella Maggior sommità sedevano sopra Piedestallo quattro Corni d’abbondanza, trà quali pendeva in aria un Vaso, che continuamente gettava fuoco.

Colosso notabile. Nell’entrar verso la Piazza di Castello s’incontrò un Colosso di maravigliosa grandezza figurato d’argento à rilievo rappresentante Hercole in atto di levare due Colonne con sotto in idioma Spagnolo:

Esta, quì se sollevar
Muy gran Principe, y Sennor,
Don Filippe el segundo,
Porque no hai en el mondo
Iamas algun lugar,
En que no pueda passar
Vuestro invitto valor.

Altri Archi. Nell’ingresso primo della Piazza di Castello stava eretto un Arco trionfale così superbo, vago, e misterioso, per Architettura, freggi, e simboli, che saria quì troppo lungo il descriverlo pienamente; come pur l’altro Arco verso Porta d’Aquila; e quello similmente verso [p. 362]Porta S. Martino formato di Piramidi.

Macchina d’artificio notabile. Nel mezzo della Piazza à dirimpetto la Porta di Castello pendeva in aria un gran Globo abbozzato d’ogn’intorno di Città, Fiumi, Mari, Monti, Isole, Provincie, Regni, Paesi, & era questa Machina nomata il Mondo. Nell’alto della sommità volava una grand’Aquila coronata d’Imperial Diadema, e per sotto girava una Rota, ò Sfera figurata il Sole; all’intorno del Globo soffiando diverse teste in forma de’ primarij Venti.

Come fù il Prencipe nel mezzo della Piazza si sbarrorono più colpi d’Artiglieria; indi per via d’un raggio tolto in aria si diè fuoco al Mondo. E tosto il Sole cominciò à girare mirabilmente, e tutti i Venti à soffiare, e fremere con gran furia di colpi, e vampi, come fece nello stesso tempo tutta quella machina mondiale, che andò in aria, sdrisciando d’ogn’intorno raggi, e folgori, ne udendosi che fragori; accompagnati sempre da’ tiri d’Artiglieria, con tramischia di Trombe, Naccari, Tamburri, e Piffari.

Fiume Adige parla al Prencipe Filippo. Sù la Porta di Castello stavasi à destra un Colosso in atto di riposarsi sopra un’antica Urna, e era il Fiume Adige, che in alzandosi di letto così parlò:

Serenissinzo Sennor,
Entre los Masufanos rios me contraria,
Si me hiziessedes favor,
Que otra aqua, que la mia
No lavasse oi vuestras manos;

[p. 363]

Y si nol mereceria
No me havesse ia de negar,
Como à vuestro buen Vassallo,
Que se ne venga à bannar
Los pies vuestro Cavallo.

Fuochi d’artificio notabili Entrato poi il Prencipe in Castello fù dal Cardinale accolto, e trattato con la maggior magnificenza, che si possa dire; e in tanto non mancò la Città di far tutte le possibili dimostrationi con fuochi di gioia, che in ogni luogo ardevano, e non solo entro le Mura: ma ne’ contorni ancora, massime su’l Colle di Dos Trent, dove tutta la notte allumavano l’aria due gran Stelle; e dal Monte di Sardagna insieme con l’acqua precipitavano di continuo Globi di fuoco.

Mensa in Castelo quale La Mensa in Castello fù regale superbamente. Preparossi nella gran Sala con due Tavole; l’una alta due gradi in real Seggio sotto Baldachino di tela d’oro haveva 4. sole posate; l’altra più bassa venne apparecchiata per molto numero. Il Prencipe, fatta ugguagliar la prima alla seconda, volle seder’ egli nel mezzo; tenendo da un lato il Duca Mauritio, le Dame, e li Cavaglieri; dall’altro sentarono il Cardinal d’Augusta, & il Cardinal di Trento; poi l’Almirante di Castiglia, il Marchese d’Astorga; e più avanti sei bellissime Dame Italiane, in mezzo delle quali il Duca d’Alva. Indi sentò il Marchese di Pescara con alcuni Cavaglieri, e Gentil’ huomini.

Al lavarsi il Prencipe le mani, li due Cardinali, con insieme il Duca Mauritio gli porsero il [p. 364]Drappo. Segui il servitio della Mensa alla Tedesca con Musica di concerto all’Italiana, & alla Spagnola. L’imbandigione de’ Piatti, e la lautezza lascio descrivere da chi la gustò. Danza Regia. Alla Cena successe la Danza, & il Prencipe ballò il primo con la più bella delle Dame Italiane; poscia danzò con altra il Duca Mauritio, e seguirono i Grandi di Spagna, tutti carolando à lor moda fastosamente.

Mascherata Regia. Fù anche il Prencipe trattato una volta à parte dal Colonel Nicolò Madrutio con Cena lautissima, doppo la quale instituito il Ballo, vi comparve deguisato il Prencipe, il Duca Mauritio, il Duca d’Alva, l’Almirante di Castiglia, il Duca di Sessa, il Marchese d’Astorga, il Marchese di Pescara, il Commendator maggiore d’Alcantara, & altri Cavaglieri più principali chi in veste lunga di raso bianco, chi di raso giallo, e tutti con in mano torcio acceso. Vi vennero pur mascherati D. Antonio di Toledo, D. Ruigomez di Silva, e D. Gio: Giovanni Giovanni di Benavides in Damasco rosso, tutti danzando à prova di quelle Dame con molto garbo; e durò gran parte della notte un tal Festino.

In cinque giorni, che il Prencipe si fermò à Trento durorono le allegrezze incessantemente di Sbarri, Corteggi, Conviti, Festini, Musiche, Balletti, Tornei, e altre rimostranze d’hilarità con ogni maggior spesa, e pompa. E li due ultimi giorni si rappresentò sù la Piazza di Castello strana Battaglia.

{{nop} [p. 365] Castello d’artificio notabile. Erasi fabricato un maraviglioso Castello di fuoco d’artificio con Torre, balouardi, recinto, e propognacoli; e appresso vedevasi come una gran Caverna, ò Voragine figurante l’Inferno, sù la di cui Porta stava di rilievo un Hercole, strascinando con catena il Can Cerbero. Combattimento strano Quivi doppo essere comparsi otto huomini in Armi, à piedi, e quattro a Cavallo con quattro Giganti, che suonavano Trombe di fuoco, vennero tutti questi trà loro à zuffa, e seguirono varij combattimenti, per tre diverse volte con grato spettacolo, perche essendo tutte le loro Armi piene di fuoco riempivano l’aria, e strepitavano; sempre venendo accompagnata la pugna da Tamburri, e Trombe.

Giostra notabile. Sin che alla fine piantatosi un Campo reale sotto il Castello, dove comparve una Banda di Cavaglieri in Armi fulgide con Cimmieri di Fenici trà fiamme, Capo de’ quali era Nicolò Madrutio; e nello stesso tempo si viddero venir’ altre squadre d’Armati sì à piedi, come à Cavallo, tutti à livrea, e à suon di Trombe. Questi trà loro venuti à duello giostrorono valorosamente à quattro à quattro con ogni sorte d’Armi, assistendo di continuo due Mantenitori del Campo. Finita la giostra si ritirorono tutti al Padiglione i Cavaglieri: e all’hora comparsi quattro sopra Cavalli Marini, e molti pedoni in Armi, e habito alla Turchesca entrorono in Castello, per difenderlo.

Ciò fatto s’attaccò di fuoco il Castello, massime la Torre, in cima della quale stava un [p. 366]Mela granato tutto gravido di razi, e raggi. Battaglia curiosa. E tosto uscito dalla Caverna un Gigante con Tromba di fuoco, per assalire il Castello, quindi uscirono tutto ad un tempo sopra Cavalli Marini gli armati alla difesa; e doppo fiero combattimento d’Armi di fuoco, restò atterrato il Gigante, ritornando in Castello. i difensori. All’hora un gran Serpe calato per aria con ale di fuoco, e coda di fiamme volle portar via il Corpo del Gigante: ma subito comparsi due Diavoli con Trombe, e Corna vampanti scacciorono à forza il serpe, & essi via portorono il Cadavero sopra Giumento che da ogni parte anch’egli spirava fiamme. Strano Spettacolo. Usciti poi in Campo 50. Moschettieri, con altra squadra in Armi tutte di fuoco diedero furioso assalto al Castello per due volte, e sempre furono ributtati; fin che al terzo assalto, che fù fierissimo, apprestate le Scale, e salite le mura, vi si piantò l’insegna da gli aggressori; onde fuggito il Castellano nell’Inferno vi portò fuoco vampando Hercole con il Cerbero, e i Giganti, e tutti li Diavoli in confuso, come pur si mandò tutto à fiamme il Castello; per ultimo scoppiando sù la Torre il Pomo granato con più di cento colpi non senza gran diletto de’ spettatori.

Regalo notabile. Parti poscia il Prencipe Filippo li 29. Genaro accompagnato anche dal Cardinal di Trento verso la Fiandra, e in passando, da per tutto ricevè con degni honori. A Bolgiano, per cosa notabile venne regalato in nome della Contea del Tirolo, con una Moneta d’argento, detta Taller: ma così [p. 367]grande di forma, e grave di peso, che à fatica la portava un Mulo. L’Impronto fù del Principe Filippo, con il roverscio delle di lui Armi, e del Tirolo. Indi proseguendo il Viaggio sempre con honori grandissimi, come scrive Alfonso Ulloa, e Marco Guazzo, arrivò nel principio d’Aprile 1549. à Brusselles, città destinata per la Rinuncia de’ Regni, che fece allo stesso Principe Filippo l’Imperator Carlo V. di lui Genitore: se bene però non seguì in effetto tal Investitura, che l’anno 1555. li 25. Ottobre; sì come la Rinuncia dell’Imperio al Fratello Ferdinando seguì l’anno 1556 li 7. Settembre in Sudburg nella Zelanda con altre cose colà occorse, che qui non entrano.

Cosa notabile di Carlo V. Solo accennarò di tal fatto ciò che intesi. Seguita la Rinuncia di Spagna, e dell’Imperio, si ritirò Carlo V. in Camera appartata con un Prencipe confidente, e doppo passate molte hore di quella notte in conferenza, nel voler uscire, non si trovò esservi ne pur un Paggio, ò Valetto di guardia; sì che Carlo V. doppo haver servito egli stesso quel Prencipe con la candela in mano fin’ alle Scale, dicono, si lasciasse intendere: Hora conosco, che i Cortigiani più seguono la Fortuna del Prencipe, che la Persona.

Regina Maria, e suo passaggio. Feste grandi erano anche seguite à Trento nel passaggio della Regina Maria d’Austria, che dall’Imperio si portò alle Nozze in Spagna l’anno 1543. Fù quella, che doppo visitato il Corpo di S. SIMONINO, e ottenutone un Deto del sinistro piede, lo portò à Madrid, dove gli fece ergere [p. 368]sontuoso Altare, che al dì d’hoggi si vede in quella real Corte.

Passaggio dell’Infanta Cesarea Eleonora. Nel Passaggio poi della Serenissima Infanta Leonora dell’Imperator Ferdinando primo all’hor che l’anno 1561. si portò alle Nozze co’l Duca di Mantova, s’instituì trà le Feste publiche un solenne Ballo in Castello, dove essa Infanta danzò una volta, e non più co’l Figlio di D. Ferrante Gonzaga, qual venne ad incontrarla servita; e accompagnata dal Colonello Nicolò Madrutio, Fratello del Cardinal Christoforo, dallo stesso Cardinale, e altri Personaggi, e Signori di gran qualità.

Archi trionfali à Trento per il Sacro Concilio. Ne gli anni, che durò à Trento il Concilio, massime la terza volta, che si ripigliò, segnalorono i Trentini la loro divotione, e giubilo co’l’erger’ Archi di trionfo in honor de’ Cardinali, e Prencipi, che vi giungevano. Trà gli altri uno se n’alzò fuori di Porta Santa Croce di superba struttura con Armi nel Mezzo de’ Cardinali Legati, e sotto il Motto:

Christianae Concordiae Instauratoribus.

Sù l’Arco del Cantone trà festoni, Armi, e freggi stava espresso: Concordiae Vinculo. Come pur l’Arco fuori di Porta S.Martino si faceva intendere con grand’honore da’ Prencipi, e Prelati, che capitavano da Germania.

Del corrente Secolo l’anno 1603 li 14 Aprile per il Possesso del Vescovo, e Prencipe Carlo Madrutio, che fù poi Cardinale l’anno dietro, seguirono à Trento feste grandi, quali mai si fossero [p. 369]Possesso del Vescovo Carlo Madrutio, e honori fattigli dalla Città. vedute d’altro Vescovo. S’eressero tre Archi di trionfo uno più dell’altro sontuosi; il primo al Luogo di Castello; il secondo alla Torre di Piazza; il terzo al Cantone, che fù stimato il più proprio sì di machina, come di figure, freggi, motti, simboli, e geroglifici; e nell’entrar’ il Prencipe in Città passò da Porta Santa Croce fin’ al Duomo con grandissimo seguito di Cavaglieri, e Feudetarij sempre trà lo spalleggio d’Huomini in Armi, che al numero di 800. tutti scielti, e lucidi sfilavano bravamente. E v’intervenne trà l’altre una Cavalcata di 50. Gentil’huomini in habito di parada, e con livree bellissime fatte espressamente. In Duomo doppo la Messa cantata udì il Prencipe l’Oratione detta in sua lode dal Canonico Beltrami. E il doppo pranso li 50. Gentil’huomini furon quelli, che portorono il Regalo al Vescovo per parte della Città. Il resto del giorno poi seguirono Festini, e Balletti in Castello con una nobil Giostra in Contrada Larga, dove si corse ad oggetto di tre Premij considerabili posti dal Prencipe, e la sera si fecero giocar fuochi d’artificio mirabilmente.

Trà i motti, che parlorono sù i Portoni, ò Archi si fecero intendere questi Versi, che son’ notabili:

Aurea speramus Te Principe saecula nostro;
Candida corde inerit tempus in omne fides.
Vivite felices, securi vivite, vestrae
Semper fixa animo cura salutis erit.
Nec mora, nec requies, dum vobis utile, Cives,
Accrescatque simul gloria, fama, decus.

[p. 370]

Quaerite quod vestrum est aequo omnia pendere Librae;
Perpetuo in tota sic erit Urbe quies.

Si rinovorono poi in Trento le allegrezze l’anno 1604. che al medemo Vescovo fù portata la Beretta di Cardinale dal Conte Marco d’Altemps per parte del Sommo Pontefice Clemente VIII. come Viddi dal Breve.

Imperatrice Eleonora prima, à Trento come accolta. Per il Passaggio della Serenissima Prencipessa di Mantova Leonora Gonzaga eletta Sposa dell’Imperator Ferdinando II. l’anno 1622. li 25. Genaro seguì à Trento nobile solennità. Venne incontrata la Prencipessa nelle Praterie di Lidorno da Monsignor l’Abbate Carlo Emmanuel Madrutio, che fù poi Vescovo, e dal Conte Vittorio di lui Fratello, essendovi il Conte Alberto di Wolchenstain, il Magistrato Consolare, & altri Nobili di Città con gran numero di Soldati trà Picche, e Moschetti, che spalleggiavano l’Ingresso di Madama, qual s’avviò à Trento accompagnata dal Prencipe D. Vincenzo Gonzaga di lei Fratello, e da molti Cavaglieri principali, e Dame con 25. Lettiche, e quantità di Carozze in gran treno di Gente, e grossa Guardia di Cavalli leggieri.

Arco di trionfo. Giunta à Porta Santa Croce fù accolta da un Arco trionfale magnifico tutto carico di trofei e freggi con diverse Armi, & Inscrittioni, trà quali à mezzo l’Arco era il Distico:

Ingredere, ò foelix Ferdinando Caesare digna,
Mantua quam genuit fortunatissima Virgo.

[p. 371] Alle due Piramidi, che sorgevano ne’ lati si leggeva à destra:

Victorijs firmata novis Domus Austria foelix.

A sinistra:

AEternum florebit, & inconcussa manebit.

Figure varie. V’erano poi sette Figure, che all’intorno poste di rilievo parlavano ciascuna co’l suo motto; con cui si fece intendere la Gloria, la Prosperità, l’Allegrezza, l’Union Matrimoniale, la Fecondità, la Felicità, e Pace publica, e la Felicità eterna.

Motti notabili. Nell’alto dell’Arco, ò Portone una grand’Aquila Imperiale con nel petto l’Arma Austriaca, e Gonzaga esprimeva i Versi:

Redditur Austriacae Domui Gonzaghea Proles,
Sanguine ab Hetrusco, cui Medicea Parens.

Sotto l’Arma della Città, e Vescovato stava inscritto:

Hester ubi Assirio placuit pulcherrima Regi,
Isacidum Genti vita, salusque fuit.
Auspicijs nos Diva tuis Leonora tueri
Non dedigneris Caesare digna tuo.

All’Arma del Vescovo Cardinale si leggeva:

Madrutijs, Augusta, fave, sacramque Tiaram
Purpura quam decorat Sacra, benigna fave.
Fac Volucrum Regina suis hanc protegat Alis,
Parere Augustae discat, et illa tuae.

Un altro Arco fù eretto al Luogo del Cantone, dove parlavano altri motti sopra quattro Colonne finte di Serpentino, à Capitelli di Bronzo.

[p. 372] Accoglimento in Castello seguito come Entrata la Prencipessa in Città si portò verso il Duomo, dove fù honorata dal Clero, e Capitolo, e dal Collegio de’ Dottori con Baldachino. Indi passata al Castello vi fù complimentata da tre principali Dame, cioè Cecilia Madrutia, Helena Fuggeri, e Giovanna di Wolchenstain con molte altre Dame Trentine, che intervennero.

In Castello si tenne Corte bandita, e da per tutto seguirono fuochi di gioia, e sbarri di mortari, e Artiglieria. Occorse, che un certo Tomaso nel voler dar fuoco al maggior Pezzo, questo scoppiando, restò il misero tutto infranto senza potersi trovar’ orma di testa.

Passaggio dell’Arciduchessa Anna d’Austria. Feste grandi si fecero anche in Trento per il Passaggio della Serenissima Anna Medici gran Prencipessa di Toscana; all’hor che l’anno 1646. andò alle Nozze dell’Arciduca d’Austria Ferdinando Carlo. S’eresse dalla Città un Arco trionfale magnifico, come se ne vede tutt’hora il Disegno nel luogo di Communità; e oltre altre dimostrazioni d’honore si fece alla Prencipessa un incontro nobilissimo nella Campagna di Lidorno.

A’ Passaggi de’ Prencipi per Trento farò succeder’ un Soggiorno regio notabile, tanto più, quanto che, se il transito è anzi effetto di necessità: il soggiorno è anzi d’elettione.

Arrivo à Trento del Rè de’ Romani, e Infanta Cesarea. Partite dalla Corte Imperiale di Vienna d’Austria le Maestà di Ferdinando IV. Rè d’Ungheria, eletto Rè de’ Romani; e dell’Infanta Cesarea sua Sorella Marianna eletta Sposa del Rè Catolico Filippo IV. à viaggi commodi [p. 373]giunsero finalmente à Trento li 21. Decembre 1648. co’l seguito di circa 1000. Persone, e 600. Cavalli; in Guardia 120. trà Arcieri, e Trabanti, gran numero di Carozze, Calesci, Lettiche, Cariaggi, & altro Bagaglio.

Incontro fatto dal Trentino Vescovo Il Vescovo, e Prencipe Carlo Emmanuel Madrutio, doppo haverle incontrate con tutta la Nobiltà, e Cittadinanza di Trento fin’all’Avisio, tratto d’una lega Tedesca, accompagnò le Maestà regie in Città, e le accolse con ogni maggior honore in Castello, sfilando le militie in Armi, e sbarrandosi à tutto colpo l’Artiglieria.

Cause del soggiorno regio in Trento. Le cause del fermarsi à Trento il Re, e l’Infanta, à quel che si discorse, furon varie. La principale si tenne, che trà tanto venivano di Spagna le risposte de’ passi, che s’havevan da fare circa la celebratione del Maritaggio, la regia eletta Sposa, prima di passar’ in mano de’ Spagnoli, come doveva seguir in Rovereto, si trattenesse a Trento Città promiscua, e non men commoda, che opportuna al real Soggiorno. Et questo si portò tanto più in lungo, quanto che, stando su’l doversi spedir’ in persona da Madrid il Duca di Maqueda à levar l’Infanta Cesarea in nome del Rè Catolico, si sà, che la Nation Spagnola suol’ essere lenta, e cupa ne’ suoi andamenti. Così, mentre ad ogni posta s’attendevano con l’arrivo d’esso Duca gli ordini della marchia la dimora riuscì ben 5. mesi à Trento continuati.

Quì senz’altro scrutinar le cause, e intentioni de’ Prencipi circa un tal Soggiorno, discorrerò del fatto, ch’è notorio; e già che la Città di Trento hebbe trà l’altre fortuna di tal’ [p. 374]honore, non devo lasciar di metterne, almeno in succinto, la narrativa; e in ciò mi valerò, oltre la voce publica, delle notitie, che raccolsi particolari.

Rè e Regina trattati dal Vescovo di Trento, e come. Li primi tre giorni dell’arrivo furono le Loro Maestà continuamente trattate dal Vescovo, e Prencipe Madruzzo con tale spesa, pompa, e lautezza, che fè stupire, per l’imbandigione massime ad ogni pasto sì di domestico, sì di selvaggio: grasso, e magro; fruttami intempestivi, e confetture con Corte bandita continuamente. Servirono alla real mensa Gentil’huomini Trentini, e Feudetarij sempre à concerto di musica con salve interpolate di mortari, e fuochi, che giocavano d’artificio.

Le Mense in tutto furono nello stesso tempo più di 40. e oltre la regia, molte di rispetto vennero fornite sempre à muta d’argenterie. Con le Persone reali, e loro Corte si trattorono anche dal Vescovo il Cardinal Ernesto Adalberto d’Harrach, venuto per custodia dell’infanta Cesarea, il Duca di Terra nova Ambasciator Catolico alla medema Infanta, & il Maggior Domo maggiore del Rè d’Ungheria il Conte d’Ausperg con la Regia Guardia d’Arcieri, e Trabanti;

Genti regie come quartierate. Del resto ne’ primi quattro giorni, che giunsero le maestà regie, si vidde la Città in confuso moto di Genti, e di comparse, fin che rimasero quartierati tutti al loro posto, come seguì di punto; cioè le due Maestà con parte di loro Corte, Conte d’Ausperg, & la regia Guardia in Castello. [p. 375]Il Cardinal d’Harrach, e parte di suo Treno nel Palazzo già Galasso, hora di Thunn. Il Duca di Terra nova con parte de’ suoi nel Palazzo già Lodron, hor’ Mattioli. Gli altri Personaggi, & Officianti con le loro Famiglie vennero distribuiti per Città in numero di 102. Quartieri come trovo notati dal Cittadin Francesco Tonietti; e senza le Case particolari de’ Cittadini le Hosterie tutte si viddero occupate, quelle massime di Contrada Tedesca, che son le più commode.

Cardinal d’Harrach, Duca di Terra nova, e Conte d’Ausperg, fanno comparsa, e come. Quartierate le Genti, cominciò la pompa, e l’ordine del real Corteggio. Il Cardinal d’Harrach in sontuoso equipaggio di livree rosse guernite di pavonazzo con gran seguito di Cavaglieri Tedeschi si portava ogni giorno in Carezza à riverir le maestà in Castello. Il che faceva parimente il Duca di Terra nova con superba Corte di livree, numero grande di Cavaglieri Spagnoli, varie Carozze à sei, e molti Cavalli bellissimi di rispetto. Il Duca però portandosi il più in Secchietta, come ch’era travagliato dalla Podagra.

Real Corteggio quale. Con questi due Publici Rappresentanti, compariva per terzo il Conte d’Ausperg à nobilissimo equipaggio di livree, e di Carezze, e molti Nobili Alemanni. Concorrendo poi (senza dir delle Genti di servitù) tutti gli altri titolati, Cavaglieri, e Dame d’honore à far la Corte: cioè (per nominarne alcuni) il Marchese della Fuente; il Conte Rabbata; il Conte Marradas; il Conte di Stromberg; il Conte Sentellier; il Baron di Mollar; [p. 376]Cosa notabile del real Corteggio. il Baron d’Offenburg; Dama Giovanna di Mendozza, Dama Leonora Pimentelli; Dama Leonora de Velasco; Dama Ignes de Lima; Dama della Curba, & altre co’l loro seguito. Vedendosi nello stesso tempo à Trento due diverse Corti Alemanna, e Spagnola, che si distinguevano d’habito, linguaggio, e trattamento; se bene però quanto all’habito non vestivano Spagnolo propriamente più che quelli del seguito dell’Ambasciator Duca di Terra nova; gli altri sì Tedeschi, come Spagnoli venuti da Vienna in molto numero vestivano anzi all’Italiana; e ne men trà le Dame, e Damigelle si vedevano gran fatto Guard’Infanti.

Arrivo di varij Prencipi à Trento. In tanto la fama d’un tal soggiorno sparsasi non solo in Germania: ma in Italia, capitavano d’ogni banda Prencipi, e Personaggi, che ò per affari ò per genio si riducevano. Trà gli altri Prencipi si mossero gli Arciduchi d’Austria Ferdinando Carlo con l’Arciduchessa Anna Consorte, Sigismondo Francesco, & Isabella Clara loro Sorella, ambi tre Cugini delle Maestà regie. Si sparse anche voce del Duca Carlo di Mantova, che fosse venuto Incognito per veder insieme l’Arciduchessa d’Austria Isabella Clara sua eletta Sposa. Novità quali. Venne il Prencipe Hercole Trivultio con altri Milanesi Primati; e vennero diversi Nobili Veneti di quando in quando, come pur i principali Cavaglieri di Terra ferma Veronesi massime, & Bresciani, tutti con numero di seguito, e con lustro. Sì che all’hora in Trento non apparivano, che novità continue [p. 377]di Gente, come anco d’interessi portati ad ogni tratto da Corrieri, e dispacci, che capitavano da Germania massime, e da Spagna.

Arciduchi d’Austria, e loro comparsa Comparvero pur come Feudetarij del Sacro Romano Imperio il Duca di Guastalla, il Duca della Mirandola, il Prencipe di Castiglione, & altri ad oggetto di complir’, e rallegrarsi con le Maestà. Da qui si può comprendere, quante livree si spiegassero, e quante foggie: con essere però stata trà tutte le comparse la più notabile quella de’ prefati Arciduchi d’Austria, che giunti in Città con solenne Cavalcata di tutta la loro Corte, e Nobiltà Tirolese fecero pompa regia di seguito, e magnificenza, accolti poi, e trattati ne’ primi dì dal Vescovo, e Prencipe Madruzzo con ogni splendore in Castello, dove continuorono il loro Soggiorno.

Archi trionfali, e feste publiche. Le dimostrazioni d’affetto, che passorono trà le regie Maestà, & le Altezze Arciducali in particolar’ alla prima Udienza, furono indicibili: si come le allegrezze fatte dal Vescovo stesso, e dalla Città non hanno espressione. S’eressero d’ordine del Consolar Magistrato tre Archi di trionfo, ò sia Portoni; l’uno fuori di Porta S.Martino; l’altro in Contrada di S.Marco; & il terzo in Contrada larga, tutti uno più dell’altro nobili d’architettura, con simboli, & Inscrittioni proprie in lode delle Maestà, e dell’Altezze. Un altro Arco fù eretto dal Vescovo alla Porta di Castello, che và in Giardino, dove spiccava mirabile la simmetria. E questi Archi stettero sempre in piedi fin doppo la partenza delle Maestà. Nel resto la Città, che di notte tempo stava illuminata con fanali, non mancò di far dimostrationi publiche [p. 378]di gioia continuamente sì di sbarri, come di fuochi d’artificio, che giocavano à tempo, e luogo.

Ordine di provigione. Per la provigione poi de’ i Quartieri di Gente, e Cavalli s’acudì sempre con buonordine da’ Deputati, come anco in tener pronte le Vettovaglie, che mai mancorono ne in qualità, ne in quantità; e fino i Fieni, per altro li più difficili da condursi esteri abbondorono anzi, che mancare; come avvenne anco delle legne.

Abbondanza notabile. Dalle notitie, che ho, vengo in chiaro come li cinque mesi continui, che durò il real soggiorno, regnò à Trento più del solito abbondanza di viveri la tal segno che, havendo alcuni Cittadini voluto far’ anticipata previsione di Pollami, ò altro, il tutto pagorono più caro assai di quello si vendette all’occasione. Fioccavano all’hora le robbe da ogni banda, e s’affollavano più quasi li Venditori, che i Compratori; havendosi fino à miglior mercato le cose estere, & essendo fatti domestici li selvaggi. Tanto è vero, come dissi, che, se il danaro corre, dove stà il Prencipe, la robba vola, dove và il danaro. S’aggiunge, che, stando Trento sù le Porte d’Italia, e di Germania, in quel che non hà da se, supplisce altronde; e ciò si vidde non meno al tempo del Sacro Concilio, come notai, e cavo di memoria del Cittadin di Trento Michel Pino qual essendo vissuto 110. anni, si ricordò à dì nostri d’esso Concilio.

Il grano, oltre quel delle Valli Nonn, e Fiemme, veniva in copia dal Veronese, & Bresciano; [p. 379]Viveri à Trento d’onde venuti Dal Vicentino i Pollami, e gran parte i frutti. Le Carni, oltre quelle di Germania non mancavano dal Paese; come ne meno il Pesce per il Fiume, Torrenti, e Laghi, trà quali quel di Garda somministrò molto. Le Selvaggine venivano da’ Trentini Monti, e dal Tirolo, Paese tutto di Caccia, come si sa.

Il Vino, che à Trento nasce in tutta quantità, e qualità, non hebbe all’hora d’huopo d’andar’ in fuori, per il consumo straordinario, che se ne fece: e, non ostante la scarsezza ancor della Vindemia, si vendè sempre à buon prezzo, respectivè.

Danaro, e suo corso in Trento. Quanto al danaro, correva notabilmente, per la Borsa regia, che stava sempre aperta, e per quella di tanti altri Prencipi; havendo anche in tal’ occasione havuto campo d’impiegarsi ne’ sborsi il già mentovato Antonio del Monte, Cambista celebre, e che all’hora trà gli altri fioriva in Trento. Oltre il danaro, che andava fuori portato da Venditori esteri, e forensi, la Città non poco si provecchiò, e molti de’ Trentini Venditori di poveri ch’erano, si fecer ricchi.

Dieta regia, e suo vivere in ristretto. Da i riscontri precisi della regia mensa, e Corte delle lor Maestà si può comprendere, quanto fosse il Consumo de’ Viveri in Trento alla giornata. 20. Cuochi regij travagliavano al servitio con i loro subordinati, ch’eran molti; e le Cucine, oltre le ordinarie, si tenevano frequenti ne’ Cortili di Castello, & altri siti. E senza far qui nota distinta, come viddi, di tutta la real’ imbandigione, [p. 380]ne’ due soli Pasti principali di Cena, e Pranso entravano quotidianamente in Tavola:

Di Domestico trà Caponi, Galline, Polli, Piccioni, e Galline Indiche Capi numero 320
Di Selvaggio trà Francolini, Pernici, Lepri, Cotorni, e Gardene numero 200
Di Carnami trà Vitello, Manzo, Agnello, e Montone in tutto Libre numero 1130
Con di più 26. Teste di Vitello, Dieci Lingue, e cinque Porchetti Indij.

Tralascio di mettere tutto il resto; e ciò quanto al Pasto grasso.

Di magro per i due Pasti ordinarij entravano ogni dì in Tavola:

Trà Bulbari, Trutte, Salmoni, Luzzi, e Temeli, Capi numero 650
Con di più 600. Granchij, ò Gambari; 40. Stofis; 800. Lumache; e 1200. Ova;

Senza dir del resto, e senza nominar trà grasso, e magro tante Potride, Intingoli, e Pasticci, nella fabrica de’ quali giocavano à prova i Cuochi, e di capriccio chi in Tedesco, chi in Spagnolo, e chi Italiano; ogni studio mettendo in adular’ il Palato regio.

Venetia, e Genova come servon Trento. Quanto al Pesce di mare; frutti, & herbaggi fuori di tempo, come Cavoli fiori, Carcioffi, e Cardi; Cedri, Conditi, Droghe, Zuccari, e Confetture, gareggiorno Venetia, e Genova in servir Trento, sì per la mensa regia, come per quella d’otto altri Prencipi, che nello stesso tempo si trattenevano, e tanti altri Personaggi, che [p. 381]si trattavano alla Grande continuamente.

Vino di mensa, e Corte regia quanto, e quale. Dieci in undeci Urne di Vino uscivano ogni dì per la real Mensa, e Corte, e le Maestà restorono servite, oltre altri liquori prelibati, d’un Vino ancora di cinque anni. Del Vino, che servì per l’altre Corti, e per tante Genti Tedesche, Spagnole, & Italiane, che in tutto senza le Trentine, potevan’ essere due milla, e per lo più vivevano à Borsa franca, non è così facile il contarne l’Urne: ben sì trà quello si bevè libero, di Bicchiero, e di Belicone, senza numero, direi, fossero all’hora i Brindesi, e senza modo; che in tali rincontri così è la moda.

Mensa regia e suo posto. Sù l’hore 11. di giorno, e sù le 7. di notte all’horologio Tedesco, si mettevano à Tavola le Maestà, sedendo alte due gradi sotto Baldachino d’oro, e seta. Assistevano sempre in piedi alla real Mensa il Cardinal d’Harrach, qual benediva la Tavola; il Duca di Terra nova; & il Conte d’Ausperg con una Corona d’altri Grandi. Servivano all’imbandigione, oltre i Paggi regij, Cavaglieri per lo più, e Gentil’huomini. All’hor che si trattorono le reali Persone dal Vescovo Madruzzo, servì à Tavola la Trentina Nobiltà, e assistè in piedi lo stesso Vescovo.

Musica quale e Nel mentre della Mensa, toccavano à prova li Trombettieri, ne mancava Concerto anche di Musica, massime in tempo, che vi furono gli Arciduchi, quali, come Austriaci sedendo à tavola con le stesse Maestà, facevano cantar Voci esquisitissime, che havevan seco. Doppo il primo Bicchiero regio partivano verso i [p. 382]loro Quartieri il Cardinal d’Harrach, il Duca di Terra nova, e tutti que’ Primati, e Cavaglieri, che non havevan bocca in Castello.

Passeggio regio. Sù l’una doppo mezzo giorno ritornavano tutti al Carteggio; e poco doppo entrate in Carozza le Maestà, il Cardinale, il Duca di Terra nova, il Conte d’Ausperg, le Dame, & i Cavaglieri co’l seguito di tutti gli Arcieri, Trabanti, & altre Guardie à piedi, & à Cavallo in livree bellissime, precedendo i Trombettieri, e poscia i Paggi; e seguendo il Treno d’altri Prencipi, e Personaggi con gran numero di Corsieri, e Carozze à sei, e con il Vescovo anche, e Prencipe Madruzzo, Primati di Trento, e Gentil’huomini s’avviavano i Rè al Passeggio per Città, ò fuori delle Mura, per lo più al Palazzo Madrutiano, dove, come in luogo regio di Delicia prendevano proprio il Divertimento.

Allegrezze regie in Trento. Nel passar, che faceva co’l Verno il Carnevale, proseguirono sempre più i regij Corteggi, e Passatempi, ne mancorono Mascherate, Giochi, Festini, e Balletti più dell’usato notabili con essercitij anco Cavallereschi; al tutto contribuendo non meno il tempo, che fù veramente regio, sempre cioè sereno, e placido; ne mai si ruppe, se non à punto il giorno ultimo di Carnevale, che nevicò. E fù all’hora, che vestite del più ricco, e pretioso ben cento Gentildonne Trentine in habito succinto di Giardiniere, tutte in Carozza (a causa della caduta neve) si portorono in Castello, dove nel presentar l’Insalata alle Maestà con la più bella [p. 383]gratia, e garbatura, fecero una tal comparsa d’oro, e gemme, che ne rimase stupita la Corte Spagnola in particolare, & i Prencipi hebbero insieme diletto. della Danza, che seguì regalatissima con 100. Gentil’huomini Trentini vestiti parimente da Giardinieri.

Opera in Musica, quale. Si rappresentò anche oltre la Comedia in Castello, un’Opera Teatrale al Palazzo quale riuscì erudita non meno, che curiosa; e benche profana, hebbe però mista la serietà; parlando trà gli altri Intermedij questo di moral Critica:

Ite dunque, ò Palaggi,
Ite Scettri, e Corone,
Itene vane pompe,
Scopo d’ambition, di tradimenti:
Quando di voi più lieta
E vita pastorale,
Dove si scopre il Ciel benigno, e chiaro,
Dove si trova ad ogni mal riparo.

Con altre rime, ch’esprimevano al vivo la caducità delle mondane grandezze sù gli occhi de’ due Rè.

La recita si replicò più Volte con gradimento delle Maestà, e la Compositione, che seguì per ingegno de’ Chierici Regolari Somaschi, venne assistita di Musica dall’Organista Simon Martinelli.

Anima del Ré Teodorico à Trento, come comparsa. Uscirono poi in stampa varij applausi Academici su’l Tema del real Soggiorno, e trà gli altri fù notabile l’Idillio del Nob. Girolamo Bertelli, per le cui rime comparve l’Anima di Teodorico [p. 384]Rè de Goti à riconoscer, e riverir nella già sua prediletta Città di Trento l’arrivo, e stanza delle due Maestà, e di tanti altri Prencipi, e Personaggi, che tutti ad uno per uno nominatamente apostrofò.

Giostra regia, e suo apparato. Succeduta al Verno la Primavera s’aprirono vie più le regie Feste, e gli Arciduchi d’Austria per maggiormente trattenere le Maestà, instituirono un regio Torneo, ò Giostra, che seguì al Luogo del Palazzo, nel sito, che davanti s’apre à fila d’Alberi. Colà piantatasi una formal Barriera, ò sia Steccato, armossi, come in Anfiteatro di Palchi, e Seggi; e doppo allestito il tutto per tal funtione, si principiò. Poste in alto seggio le due Maestà del Re, & Infanta Cesarea sotto Baldachino d’0ro, sedevano vicine l’Arciduchesse d’Austria Anna, & Isabella Clara con le principali Dame, e Damigelle; stando spettatori dal Palazzo il Cardinal d’Harrach, il Duca di Terra nova, il Prencipe Madruzzo, & altri Personaggi, secondo il grado. Indi, dato segno da sei Trombettieri, si posero à Cavallo i Giostratori.

Arciduca Ferdinando Carlo, e sua Corsa. Il primo à entrar’ in Lizza fù l’Arciduca Ferdinando Carlo, qual corse in nome del Rè sopra Cavallo leardo, colpendo di lancia la Testa d’un Turco, che stava piantata; poi, messo mano alla Pistola colpì in aria la Testa d’un Moro; e rimessa in arcione la Pistola sempre à tutto corso impugnò la Spada, e colpì la testa d’altro Moro a pel di terra; terminandosi in tal modo la Corsa, qual di nuovo si principio dallo stesso Arciduca in [p. 385]nome suo proprio al medemo modo sempre à suon di Trombe, con cui s’accompagnò pur ogn’altro Venturiere.

Arciduca Sigismondo & altri Giostratori. L’Arciduca Sigismondo Francesco corse secondo, e, fatti li due colpi di Lancia, e Pistola, al terzo, come Prencipe di Chiesa, non cingendo Spada, la prese di lancio da uno de’ suoi di Corte senza punto interrompere la Carriera.

Cosa notabile d’un Nano Doppo gli Arciduchi d’Austria corse il Conte Rabbata Camerier maggiore della Maestà regia co’l solito cimento delle tre Teste. Indi corsero medemamente diversi Cavaglieri Tedeschi, Spagnoli, & Italiani; cioè il Conte Chinigl; il Conte Fuggeri; il Conte Hoelburg; il Conte Sentellier; il Conte Marradas; il Conte di Stromherg; il Conte d’Arscio; il Baron di Mollar; il Baron di Belsperg; il Baron di Firmian, & altri. Corse anche trà Cavaglieri un Nano regio bellissimo, e di gran nascita, qual, fatti bravamente li colpi di Lancia, e Pistola, non potè giunger’ al colpo di terra con riportar la Testa, per essere troppo piccino, e corto di braccio.

Rè de’ Romani in Giostra, e suo Maggiordomo. Una volta poi volle correre lo stesso Rè de’ Romani, che così Giovinetto, com’era, si hazardò e con i colpi fece la più bella comparsa di maestà. E doppo il Rè corse parimente il di lui Maggiordomo Conte d’Ausperg sopra Cavallo, che per esser troppo presto nel far le volte, hebbe à cadere.

Più giorni durò la Giostra, cominciando dall’una Tedesca fin’alle cinque hore, circa le 22. dell’Horologio Italiano. Terminato poi il Correre, e [p. 386]Premij di Giostra quali notati precisamente i colpi da’ Padrini, e Mantenitori di Campo si venne alla distributione de’ Premij, che stavano esposti in publico, cioè:

1 Una Collana d’oro.
2 Un paro di Sproni d’oro.
3 Una ricca Spada.
4 Un artificioso Horologio.
5 Una Cassettina di gran prezzo.
6 Un Cavallo bellissimo co’ suoi Arredi.

Riportatori de’ Premij. E questi Premij si dispensorono per mano delle lor Maestà, riportandone i primi l’Arciduca Ferdinando Carlo, come quello, che tra tutti senza comparatione segnalò il vanto, e superò co’l valore ogni applauso. Anche il Conte Fuggeri notabilmente si segnalò, e ottenne premij; come fecero alcuni altri; il tutto accompagnandosi da voci di Viva à suon di Trombe concerto nobile.

Pericolo notabile. Al Conte Chinigl occorse, che nel punto di voler scaricare la Pistola, questa fallendo, e rimessa in fonda pigliando fuoco, colpì con più pericolo, che male nella punta del piede il Cavagliere, qual per all’hora abbandonò il Campo.

Comparse in Giostra quali Le comparse d’Habiti, Armi, e Cavalli in questa Giostra furono superbe, massime de’ Cavaglieri Spagnoli, che affettavano superar i Tedeschi: là dove questi non credettero ceder’ à quelli.

Gli Arciduchi d’Austria, e loro Corte comparvero sempre in habito lugubre per la morte dell’Arciduchessa Claudia lor Genitrice.

Oltre il numero de’ Spettatori sù i Palchi, vi [p. 387]Cosa notabile della gran folla. concorse tal folla di Gente, che fino erano pieni con i muri tutti gli Alberi à torno il Campo, e in terra non si poteva muovere; quindi per far largo, non bastando i Trabanti, s’affaticorono di continuo tre Buffoni, che con certi Sacchi menando colpi alla cieca, non perdonavano à chi si fosse; e à tutti facevano far di Capello.

Altra Giostra, ò Tiro al Bersaglio. Doppo la Giostra, ò Corso delle Teste s’instituì il tiro del Bersaglio à colpo di Sagro con proposta di varij Premij considerabili, trà quali un Belicone d’argento dorato alto due Cubiti, & un bel Par di Pistole. Vi s’essercitò il Re, e gli Arciduchi con più di 20. Cavaglieri; che tutti à gara si cimentorono in vista di tanto mondo. E anche in questo senza comparatione riuscì l’Arciduca Ferdinando Carlo sempre dando nel segno di tutto punto con grand’ammiratione de Spettatori.

Altre prove notabili, e Corso alla Simia. Si fecero anche in diversi giorni altre prove di tirar’ al Capello; al Petto armato, all’Anello, al Cervo, & alla Simia, qual posta sopra una Colonna di legno, come à Bersaglio, si schermi sempre da’ colpi mirabilmente; e fece andar vote le Mire de’ Cavaglieri, e fin dello stesso Arciduca, che vi ruppe più di 30 Lancie con grato spettacolo.

Al Cervo, che formato di legno al naturale si faceva correr’, e saltellar à forza d’Argini ne’ Prati dietro il Palazzo; dove stavano piantati regij Padiglioni, s’essercitorono in far colpo non solo il Rè, i Prencipi; & i Cavaglieri: ma fino le Dame, le Prencipesse, e la stessa Infanta.

Finalmente, doppo essersi fatti correr d’incontro [p. 388]Corsa d’incontro, & alla Secchia, quale. senza Sella tutti i Mozzi di Stalla, e Carozzieri, quali urtandosi à tutto impeto, andorono sotto sopra Cavalli, e Persone confusamente; s’attaccò à traverscio del Campo con certa fune una Secchia, ò Brentella ripiena d’acqua, à cui correndo ad uno per uno tutti Costoro, come alla Quintana, chi meglio colpì (oltre il Premio, che gli era destinato) hebbe per regalo il rovesciarsegli addosso l’acqua, come seguì di molti con gran risa.

Essercitio di Caccia. Più volte ancora si prese dalle Maestà, e Altezze il divertimento della Caccia ne’ vicini Monti, e d’ordinario nella Prateria di Lidorno, come pur’ anche in Campo Trentino. E sopra l’Adige fatto tal’hor gettar quantità d’Anatre, si provorono in ucciderle que’ Prencipi, e Cavaglieri con gran diletto.

Regij Essercitij di pietà. Mà non vuò lasciar’ à dietro ciò, che dovevo premettere à tutto il resto; gli essercitij cioè di divotione praticati dal Rè, & Infanta Cesarea nel lor Soggiorno à Trento. Ogni dì udivano la Santa Messa detta in Castello da uno, ò più Capellani regij; e se per la corporal salute erano assistiti da due regij Medici: per la Spirituale havevano al fianco due PP. Giesuiti, e due Padri Capuccini, de’ quali uno era Predicator Regio, per nome il Padre Chirogas solito andar in Carozza con la Podagra.

Nella visita delle Chiese le Maestà furono frequenti; e sempre diedero segni di quella singolar pietà, ch’è l’Accidente inseparabile di Casa d’Austria. Non intervennero à Messa publica [p. 389]I Rè alla Messa, in Trento, dove, e come. in Duomo, che una sol volta; un’altra in Santa Maria Maggiore, dove tre volte furono à sentir l’Organo; un’altra in S.Pietro Apostolo, dove venerorono anche il Corpo dell’Innocente Martire S. SIMONE; & un’altra in S. Marco Evangelista. Ne’ quali luoghi ogni volta si tennero à Messa sempre ginocchio sopra Coscini di veluto, e sotto real Baldachino in grand’apparato, con haver poi offerto alle Chiese grossa limosina.

Cerimonia notabile. In Duomo alla Messa, che viddero Pontificale, si posero nell’alto del Choro à canto l’Episcopal Seggio; stando esposte tutte le Sacre Reliquie, e tutto rinserrato il Choro da Coltrine. E fù notabile il veder la rigorosa Custodia delle regie Guardie; il gran Corteggio de’ Prencipi, e la bella cerimonia de’ regij Paggi, che in passando davanti le Maestà ò con Doppieri, ò per altro, s’inchinavano, come tante vive Statue profondamente senza piegarsi con un contegno anzi che di riverenza, d’adoratione. Honor perche di deva à’ Prencipi, e come. Honor questo, che se à’ Prencipi si dà, come ad Imagini di DIO, fà creder quello si deve infinitamente più allo stesso DIO, ch’è il Prototipo, & à cui sono sudditi tutti i Monarchi. La Messa venne solennizata in musica da un Choro, stò per dir, d’Angioli, condotto da gli Arciduchi; oltre i regij Cantori, che intervennero. Una volta vollero anche le Maestà visitar la Chiesa delle Laste, dove, benche sia la via invia, si portorono [p. 390]in Carezza à sei, per quanto intendo.

Divotione Regia notabile La Domenica dell’Ulivo ricevettero i Rè la Palma in Santa Maria Maggiore; e tutta la Settimana Santa intervennero alli Divini Officij con gran sentimento; come pur’ alla Visita de’ Santi Sepolcri, in qual funtione gli Arciduchi d’Austria singolarmente si viddero andar’ à piedi. Sopra tutto fù essemplare la dimostratione, che fecero il dì di Pasca le due Maestà nell’accostarsi à ricevere la Sacra Hostia; essempio seguito da gli altri Prencipi e Personaggi di Corte.

Nuova à Trento del Duca di Maqueda. Era hormai passato il mese d’Aprile, quando doppo essersi prima intesa la mossa da Madrid del Duca di Maqueda eletto Ambasciator del Rè Catolico à levar l’Infanta Cesarea, s’hebbe nova, come s’andava esso Duca di passo Spagnolo avvicinando alla volta di Trento. Comparsa notabile del Duca di Terra nova. In tanto, venuto il primo di Maggio giorno di giubilo tanto più, per essere dedicato à’ Santi Apostoli Giacomo Protettor di Spagna, e Filippo, nome del Rè Sposo; le due Maestà regie, e la Corte tutta, massime Spagnola fecero in Trento gran solennità; e trà gli altri il Duca di Terra nova comparve con tutti i suoi Cavaglieri Spagnoli; e Gentil’huomini in habito di parada sopra Cavallo leardo à macchie con arredi, e valdrappa à ricamo di Rubini, e Coralli, di cui era tempestata superbamente, come anche l’habito delle Persona. E tal mostra fece egli non solo al Corteggio di Castello: ma insieme al Passeggio solito del Palazzo; dove in quel dì fece un Corso di Cavalli, e Carozze straordinario. [p. 391]E vengo d’intendere, ch’esso Duca instituì solenne Corsa in honor del dì Natalitio del Rè suo Signore al Luogo parimente del Palazzo; dove fè anche dispensar à’ poveri una gran quantità di Pane, e Vino.

Capitando poi avviso ad ogni Posta dell’avvicinarsi sempre più il Duca di Maqueda, che si stava attendendo, finalmente doppo li 15. di Maggio per un espresso Corriero si portò, esser esso Duca giunto a Rovereto, Luogo destinato, per la real Consegna dell’Infanta.

Partenza de’ Rè da Trento. Che però il Cardinal d’Harrach con il Duca di Terra nova, e Conte d’Ausperg, dati gli ordini per la marchia, questa seguì li 19. maggio 1649. in giorno di mercordì. Partirono da Trento con la real Corte, e Comitiva in gran Treno le due Maestà salutate da tutto il Cannone, sfilando in Armi le militie della Città, e seguendo il Trentino Vescovo, Nobili, e Feudetarij. Ne passorono molte hore, che, oscuratosi l’aria, si mise una pioggia dirotta, e incessante di molti giorni, quasi che il Ciel Trentino piangesse una tal Partenza, come in fatti la Città rimase sconsolata, e li stessi Rè mal volentieri lasciorono un tal soggiorno. Loro arrivo à Rovereto. In passando furono salutati dall’Artiglieria di Castel di Biseno, e della Pietra; fin che giungendo alla Città di Rovereto, s’accolsero con tutto lo sharro di quel Castello in grand’honore.

Ciò che seguisse colà, fù in ristretto; che il Cardinal d’Harrach, presente il Rè de Romani, il Duca di Terra nova, il Conte d’Ausperg, & altri [p. 392]Infanta Cesarea consignata, e come. Grandi, consignò in nome di Cesare Ferdinando III. l’Infanta Marianna al Duca di Maqueda, qual solennemente la ricevè in nome del Rè Catolico Filippo IV. Cosa notabile del veder l’Infanta in Rovereto. E tralasciando le pompe, i regali, e l’espressioni, che seguirono trà le due Corti Tedesca, e Spagnola in tal rincontro, dirò solo; come doppo fatta la Consegna, e passata l’Infanta Cesarea in mano de’ Spagnoli, il Cardinal d’Harrach, si vidde tolto l’adito di più visitarla, se non à gran pena; e durò fatica à vederla lo stesso Rè Fratello. Onde nacquero disgusti gravi co’l Duca di Maqueda, che sempre più essacerhandosi nel progresso del viaggio, à Milano hebbero scoppiar in aperta rottura, com’è notorio.

Guarnigione della Città di Trento come seguisse, e perche al tempo del real Soggiorno. Mi dilungai alquanto in descrivere il real Soggiorno dell’anno 1649. perche questa, doppo il Sacro Concilio, è stata una delle cose più notabili occorse alla Città di Trento, & una delle più gradite memorie, e più illustri. Soggiungendo per cosa non men degna da notarsi, come all’arrivo delle reali Persone con tanto seguito, la Città da principio, per ovviar’ ad ogni disordine, che potesse occorrere, costituì di Guardia 100. Armati, quali 25. per ogni Quartiere andassero di notte in ronda. Ma veduto, che con ogni modestia, & quietezza si diportavano le Genti, e che di notte tempo non s’incontravano, che di quei di Città; doppo otto giorni di prova, si tralasciò di fare altra ronda. Ordine di quiete notabile. E in fatti non mai successe male considerabile, che non fù poco nel soggiorno di cinque mesi continui di tre diverse Nazioni Italiana, Tedesca, e Spagnola. E tal ordine di quiete [p. 393]scorgo, essersi non meno pratticato in tutto il tempo del Sacro Concilio, che così richiedeva il bene della Christianità.

Ritorno del Rè de’ Romani Ferdinando 4. sue qualità & sua Morte Accompagnò il Rè de’ Romani Ferdinando IV. l’Infanta Marianna sua Sorella fin’à Milano, da dove poi rivenendo passò à Trento dello stesso anno 1649. li 4. Luglio; E il dì seguente proseguì il suo ritorno in Vienna d’Austria. Prencipe, per Indole d’animo, e di corpo amabilissimo, e che andava essere le delicie del Mondo, qual nuovo Tito: se la morte co’l rapirlo in adolescenza non havesse fatto mancar il più bel Fiore di Casa d’Austria.

Passaggio in Trento dell’Imperatrice Leonora 2. e honori fatti dalla Città Doppo il Real soggiorno ripigliando i Passaggi de’ Prencipi à Trento, fù notabile l’arrivo della Serenissima Eleonora II. di Mantova l’anno 1651. all’hor che passò alle Nozze di Cesare Ferdinando III. accompagnata dalla Duchessa Maria sua madre, dal Duca Figlio Carlo di Mantova, e dall’Arciduchessa Chiara Isabella d’Austria co’l seguito di grand’equipaggio.

La Città trà le dimostrationi, che fece d’honor, e giubilo, eresse un Arco di Trionfo di nobil struttura, carico di freggi, e geroglifici con varie Figure di rilievo, trà quali si notorono le nove Muse in Parnasso co’l loro Apollo, e si rappresentò la Caduta di Fetonte con altri simboli.

Heresia abiurata dalla Regina di Svetia, e dove. L’anno poi 1655. che la Regina di Svetia Christina resa Catolica, doppo haver abiurato l’Heresia in Insprugg davanti Monsig. Luca Holstenio, Nuncio Apostolico di Papa Alessandro VII. [p. 394]stando presenti gli Arciduchi d’Austria, passò li 13 Novembre per Trento alla volta di Roma con più di 200. Persone di real Treno, si fece gran mostra di solennità.

Passaggio a Trento di detta Regian, con qual honore. Il Vescovo Prencipe Carlo Emmanuel Madruzzo, premesso al Lavisio nobilissimo rinfresco con un profluvio di Selvaggi, Pesci, Vini, Conditi, e Confetture, incontrò la Prencipessa al luogo di Gardolo, mezza lega distante, con più di 250. in Cavaglieri, e Gentilhuomini, trà Ecclesiastici, e Secolari.

Vien accolta in Duomo, dove sente Messa. Giunta la Regina à Trento fù accolta in Duomo da tutto il Clero co’l assistenza de’ Canonici sotto Baldachìno portato da Dottori di Collegio; e doppo ricevuto con l’Acqua lustrale il bacio di Croce dal Decano della Catedrale, s’inginocchiò la Prencipessa sopra Coscino di Broccato d’avanti l’Altare del Crocifisso, à piè del quale furon publicati, come dissi, i Decreti del Sacro Concilio; e intonatosi a Musica il Versetto: Ista est speciosa inter Filias Hierusalem, udì la Messa cantata dal Vicario Generale.

Visita le Chiese di Città. Indi s’avviò S. M. al Tempio di Santa Maria Maggiore, dove sentì quell’Organo, e osservò il Ritratto, e memoria del Sacro Concilio; passando poi à visitar’ il Corpo del Santo Martire Innocentino Simone nella Chiesa di Santo Pietro Apostolo.

Non divertì la Regina in Castel di Trento, come era già stata invitata per parte del Vescovo fino à Insprugg, dal Barone Gio. Giovanni Giovanni Giorgio di Firmian, [p. 395]La Regina diverte al Palazzo Madrutio colà inviato espressamente: ma per degni rispetti proseguendo la Prencipessa il camino senza volersi fermar in Città, risolse poi, come in atto di sorpresa ricever il Pranso fuori al Palazzo Madruzzo; e là contro l’aspettatione fù trattata in tutto regiamente con tal copia di Selvaggi d’ogni sorte, & lautezze, che rimase come soprafatta la stessa Maestà, riflettendo al rinfresco ricevuto il dì avanti così copioso.

Pranso Regio. Pransò la Regina sola à Tavola, servendo li principali Cavaglieri; e nella stessa hora ad altra mensa pransorono co’l Prencipe Madruzzo il Nuncio Apostolico Holstenio; l’Ambasciator Catolico D. Antonio Pimentelli; il Conte Raimondo Montecuccoli inviato Cesareo; il Cavallerizzo maggiore di S.M., D.Antonio della Cueva di Silva; & altri Primati di Corte Regia, & Arciducale, Cavaglieri, e Dame, trà quali Madama di Broy Pimentelli Cameriera Maggiore della Regina. Oltre gran numero d’Officiali, & Gentil’huomini tutti trattati con ogni splendidezza, come scrive anco nel suo regio Itinerario il Conte Galeazzo Gualdo Priorato, che intervenne in qualità di Gentil’huomo di Camera d’essa Regina.

Parte la Regina da Trento. Partita S.M. il doppo pranso fù accompagnata dal Trentino Corteggio fin’ alla Campagna di Lidorno, distanza di tre miglia, dove congedatosi il Vescovo con breve divoto complimento li Trentini Cavaglieri, e Gentil’huomini tanto Ecclesiastici, che secolari scesi da Cavallo baciorno [p. 396]ciascuno la mano alla Principessa, che continuando il viaggio giunse à Ala, e di là con occasione del ritorno delle Genti Arciducali scrisse al Prencipe Madruzzo una lettera in Francese di tal tenore:

Lettera della Rgina al Vescovo di Trento. Mon Cousin

IE me sens sì obligèe de Voz civilitez, & du bon accueil que Vous m’ avez fait, que ie n’ay pas volu laisser retourner les Gens de Monsieur l’Archiduc sans Vous en faire encor mes remerciements; & sans Vous asseurer que ie souhaitterois fort de trouver les moyens de pouvoir Vous tesmoigner ma recognoissance, & Vous donner de marques de la sinceritè, avec la quelle ie suis

Mon Cousin

A Hall, 17. Nombre 1655.

Votre affectionnèe
Cousine, & Amie
Christine

[p. 397]Mio Cugino

IO mi sento così tenuta alle vostre civiltà, & al buon’ accetto, che Voi m’havete fatto, che non hò voluto lasciar ritornar le Genti del Signor Arciduca, senza farvene ancora li miei ringratiamenti, & senza assicurarvi, ch’io bramerei molto trovar mezzi di potervi attestar la mia riconoscenza, e darvi marche della sincerità, con la quale sono

Mio Cugino.

Ala, 17 Novembre 1655.

Vostra affettionata
Cugina, & Amica
Christina.

Cosa notabile della Conversione della Regina. Da Ala partì poi la Regina per il suo viaggio verso Roma con tutti li maggiori honori, e trattamenti, à spesa massime dello Stato Ecclesiastico, che si profuse in ossequio, & applauso di tal Conversione; qual benche non habbia tirate seco conseguenze di Regno, è però stata essemplare nella Chiesa di Dio, e sarà ogn’or più, se una Principessa d’heroico spirito, e valore, che trà le grandezze del Mondo vive Celibe, sposarà, come si sente, qualche real Chiostro di ritirata.

[p. 398] Cosa notabile de’ Vescovi non morti, a Trento. Qui per tramischiar con l’allegrezze publiche de’ Prencipi passati per Trento la pompa funebre d’un Passaggio all’altro Mondo, riferirò l’Essequie del Vescovo Carlo Emmanuel il primo, e l’ultimo de’ Prencipi Madruzzi morto à Trento; e sarà il racconto notabile tanto più, quanto che non hò notitia, essere morti Vescovi à Trento per il corso di 153. anni, doppo, cioè, Uldarico IIII. di Liectenstain mancato di vita l’anno 1505.

Vescovo Carlo Emmanuel Madrutio e sua Morte. Hor il Vescovo, Prencipe Carlo Emmanuel Madrutio successor del Cardinal Carlo suo Zio l’anno 1630. doppo haver trà una peripetia di fortune, contrasti, e traverscie governata per 28. anni la Chiesa di Trento sempre con generosità d’animo, e fortitudine, la Domenica di 15. Dicembre 1658. doppo mandato à raccordar in Pulpito l’Anime del Purgatorio, assalito in età d’anni 59. da subitano accidente, nell’atto di lavarsi le mani prima di levarsi da letto, spirò l’anima con particolar sentimento di pietà, e dolor universale de’ Trentini c’havendo conosciuto un tal Pastor, Prencipe, e Padre in morte più che in vita, lo piansero inconsolabilmente.

Causa di morte subita. Aperto il Corpo, che fù imbalsamato per opera del Dottor Simon Trentino, Protomedico di S. E. col’assistenza del Dottor Paolo Lener, e Dottor Nicola Bevilaqua, intervenendo insieme due de primarij Chirurgi di Città cioè Lorenzo Moar, e Francesco Zenatti, si trovò nel concavo del Cuore un Apostema di sangue atrabilare, che diffuso soffocando li spiriti vitali, fù la causa immediata di morte subita, come conchiusero i [p. 399]Medici sù l’Aforismo d’Hippocrate: A Tuberculi intùs ruptione vomitus, singultus, & exsolutio. Così restando sopite le varie voci, e querimonie sparse trà ’l volgo, per un tal Caso, che quanto più inopinato, fù amarissimo.

Ordini di Sede Vacante. In tanto dal Reverendissimo Capitolo, come Successor del Vescovo, preso il possesso del gemino Dominio, si crearono al solito due Amministratori, che furono, per il Temporale il fù Canonico Decano Gioseppe Guelfi con il Canonico Archidiacono Sigismondo Alfonso di Thunn, hoggi Vescovo Prencipe, e per il Spirituale, il Canonico Vicario Generale Gioseppe Vittorio Alberti, fù poi Archidiacono, & hora Decano.

Machina di Catafalco notabile. Riposto poi co’l dovuto honore il Cadavere nella Capella di S. Sebastiano di Castello, ivi si tenne sette giorni continui, fin che furono allestiti li Funerali. Si eresse in Duomo per ordine Capitolare sontuoso Catafalco di Piramide quadrata di molta altezza, à cui assistevano sopra Piedestalli quattro Statue figuranti le Virtù principali, e famigliari del Prencipe.

La prima era la Misericordia armata di scudo co’l motto: Ab Infantia crevit mecum miseratio, & de utero Matris meae egressa est. Iob. cap. 21. E nel Piedestallo si leggeva:

Confluite Populi, lacrymis Urnam implete,
Hoc oculis Princeps amantissimus exigit Vectigal.
Restituite suspiria, quae vestris commoduvit miserijs;
Pauperum mensis per Aquilus Madrutius non rupuit panem: sed dedit.

[p. 400]Omnibus ex corde indoluisse vomica in pectore dissoluta sit argumento.


La seconda figura era la Giustitia armata di brando, e scudo co’l motto:

Iustitia, & Iudicium praeparatio sedis tuae. Ps. 86:


E à piedi leggevasi.

Nisi iusta CAROLO persolverem Iustitia.
Quid ab eo mortuo seiungar,
Qui cum vivo coniunctissima in Trono vixi
Inter Madrutiae Domus Aquilas non caeca:
sed oculatissima?


La terza era la Fortezza, che in atto di cimentarsi con i Lioni, esprimeva:
De forti egressa est dulcedo. Iudic. 14.
E à piedi stava scritto:

Quod olim Sampson adumbravit enigmate,
Ad vivum moribus CAROLUS expressit.
AEnei pectoris fortitudini auream ingenij coniunxit suavitatem.
Nullius animum infexit amaritie, adversis obstitit infractus.
Tantum Heroem latenti fuit morbo ex infidijs mors aggressa.


La quarta Figura era la Vigilanza co’l motto:
Beatus homo, qui audit me, & qui vigilat ad fores meas quotidie. Prov. 9.
E à piedi leggevasi:

In crediti sibi Populi vigilijs
Quis neget Carolum vigilantissimum?
Vigilij Antistitis amplitudinis haeres fuit, ac Vigilantiae.
Ut acrius excubaret, plures in Madrutijs Aquilis

[p. 401]

oculos adhibuit.
Vere Deo acceptissimus, quem in obitu vigilantem invenit.

Per sopra ciascuna delle Statue pendevano in aria quattro inscrittioni latine appropriate, trà quali, per tralasciar l’altre, una così parlò:

Inscrittione particolare.

Sat moeroris, sat Luctus.
PRINCIPEM vestrum iacere creditis, erratis:
Stat;
Et quidem in magna constantia,
Tot laboribus exantlatis,
Ubique Victor,
Sed potissimum sui.
Congruum erat, ut quiesceret,
Et, si cum VIGILIO vigilavit,
Cum VIGILIO obdormiret.
Quiescit CAROLUS, non est mortuus,
Nisi tempori:
Aeternitati Superstes,
Miserationi nullum,
Omnem invidiae locum
Fecit.

Nel basso à torno del Catafaleo stavano in grande sei Cartelloni di rima Italiana con espressioni vive del morto Prencipe; e trà gli altri così parlò un Epitaffio sopra la Tomba:

In quest’Avello giace
E la Fede, e la Pace.
Astrea ve le ripose
Come cose pretiose,

[p. 402]Epitaffio notabile.

Acciò, quai furo in vita
Congiunte à quel gran CARLO,
Qui la Salma di lui ben custodita
Si sottragga à l’oblio, & anche al tarlo.

Et un altro:

E che ricerchi, ò Peregrin curioso,
Se sia del gran CARLO or quì il riposo?
Erri; che restò sol del fragil velo
Quivi la Salma, e volò l’Alma in Cielo.

Tutto all’intorno poi tanto della Piramide, che de’ Piedestalli ardevano in gran numero Doppieri, e Faci; restando nello stesso tempo illuminati tutti gli Altari di Duomo.

Soggetti, che contribuirono all’honore del Catafalco. Nella machina del Catafalco s’impiegò l’opera dell’Architetto, e Scoltor Mattia Carneri; ne’ motti, e versi delle Statue applicò l’ingegno del P. Tomaso Clerici della Congregatione Somasca, nell’inscrittioni Latine in alto spiegò la penna il Dottor Colleg. Bartolomeo Melchiorio; e ne’ Cartelloni à basso scrisse il Dottor di Colleg. Bernardino Bomporto. Oltre Varie particolari compositioni d’altri Soggetti, che s’espressero in Latino, & Italiano; Verso, e Prosa.

Pompa Funebre à Trento. La Domenica dell’Ottava, che fù la quarta d’Avvento, il dì 22. Decembre sù’l tardi, levato il Corpo da Castello sopra Barra, ò Feretro, tutto ricoperto di Veluto nero fin’ à terra à spalle di Persone incognite trà lo spalleggio di otto Sacerdoti, e con buon numero di Doppieri, s’avviò una Processione d’essequie solenissima cò l’intervento di tutte le Confrerie, Congregationi, Religioni, [p. 403]Ordine di Processione. Clero di Città, e Territorio; Clero, e Capitolo della Catedrale con Cappe, e Cerei accesi; tutti gli Ordini secolari di Città, e publici Rappresentanti (se non che non v’intervenne il Corpo del Magistrato Consolare à causa di precedenza: per altro decisa dalla prattica continua delle ordinarie Processioni) ne vi mancorono i Cavalieri Primati, e Feudetarij, co’l resto di Nobiltà, e Cittadinanza, come vi fù la Famiglia tutta, e Corte del Prencipe in habito di gramaglia, & ogn’un con torcio acceso. Chiudendosi la Comitiva da un numero di Popolo senza numero.

Cerimonie di Funerali. Giunta in Duomo la Processione, si collocò il Cadavere co’l Feretro sù la sommità del Catafalco, ò sia Piramide; e doppo le solite funebri cerimonie fatte dal Decano della Catedrale, si recitò il Panegirico in lode del defonto Prencipe_su’l titolo: Il vero ritratto de’ Giusti; Oratione del P. M. Aurelio Ferracci Min. Conv. Ciò fatto si dissero alte due Messe, l’una della B. V. l’altra di Requiem, questa dal Decano; quella dall’Arcidiacono, ambe cantate in Musica à tre Chori; e seguirono in gran numero le Messe basse.

Il lunedì susseguente si ripigliorono al medemo modo in Duomo i Funerali à tutto concorso con recita d’altro Panegirico su’l Tema: L’Aquile Madruzze; Oratione del P. D. Tomaso Clerici C. R. Somasco.

Il Martedì, seguite in Duomo parimente le stesse funtioni di Messe, Musica, e cerimonie, si recitò poi il terzo Panegirico nel Tempio di Santa [p. 404]Santa Maria Maggiore in nome dell’Oratorio di S. Filippo Neri, di cui il Prencipe era Confratello. Il suddetto P. D. Tomaso Clerici fece la recita su’l titolo: Il Carro all’immortalità. e li tre Panegirici con l’altre compositioni vanno in stampa.

Casa Madrutia, suo Auge, e suo occaso. Terminate in Duomo l’essequie, si levò il Corpo dalla Piramide con gran folla di lumi, e di concorso; indi trà i singulti del Popolo si sepelì nella Tomba del Cardinal Bernardo Clesio, dove senz’altra inscrittione, ò titolo nel già Vescovo, Prencipe Carlo Emmanuel estinta giace la Madrutiana Famiglia. Quella Casa, che in quattro continuati Prencipi, cioè Christoforo, Ludovico, Carlo, e Carlo Emmanuel di cui favelliamo, hà havuto successivamente per Coadiutoria, lo spatio di 119. anni il Vescovato di Trento: Casa, che, se qual Albero tutto altiero, e fronzuto di Vittorie, Trofei, Mitre, Porpore, e Paludamenti servì di nido alla Gloria; hora, non che affatto sfrondato, e scaduto, manca d’ogni stipite, e radice. Così è, che in questo Mondo al fine ogni più alto Retaggio, e Dignità cessa di essere; tanto è vero, che sotto i fatali morsi del tempo si riduce à far punto ogni gran linea.

Allegrezze à Trento per il Card. d’Harrach. E ripigliando l’allegrezze publiche interrotte, dimostratione ben grande se ne fece l’anno 1666 li 7 Settembre, per il primo ingresso del Cardinal Ernesto Adalberto d’Harrach Arcivescovo di Praga, Vescovo Prencipe tanto più bramato à Trento, quanto che, doppo la scritta morte di Carlo Emmanuel Madrutio era rimasta Vedova [p. 405]per otto anni continui la Trentina Chiesa; stando che l’Arciduca d’Austria Sigismondo Francesco eletto à Trento l’anno 1660. morì doppo quattro anni, senza mai risiedere, come non confermato da Roma. Benche però dello stesso Cardinal d’Harrach Trento habbia potuto dire:

A pena viddi ’l Sol, che ne fui privo.

Attesa la morte di breve sorvenuta d’esso Prencipe, come dirò.

Arco trionfale notabile e sua descrittione. Hor l’allegrezze publiche à Trento per tal’ Ingresso, furono grandi notabilmente d’Arco trionfale, eretto à Porta S. Martino con fabrica irregolare: ma ben’intesa di figure, Festoni, Freggi, e motti, trà’ quali parlò in un gran Friso à destra l’Effigie di S. Vigilio: Quos regit, pietate pascit. A sinistra in altro Friso Davide il Pastorello sotto l’ombra d’un faggio: Tua tute quiescimus umbra. E sedendo sopra tali Frisi da una parte il Fiume Molda, che bagna la città di Praga, esprimeva dolente: Intensius angor, quo tu remotior. L’Adige all’incontro, Fiume di Trento, con onde di gioia si lasciò intendere: Recreor anxius, quo tu propinquior. Sei Statue sopra l’entrata dell’Arco figuranti li Penati della Città, motteggiorono ciascuna con due parole, che unite dissero:

Espectata dies tandem venit Urbis amator
Antistes noster, laus tibi, cunctos honos.

Nel Cielo in faccia verso la sommità dell’Arco dove stava dipinto il Sole, leggevasi: Quo sublimior, eo blandior.

In altri Frisi espressovi l’arrivo di Vespasiano [p. 406]in Roma, e del Card. d’Harrach à Trento, la Città in figura disse chiaro:

Praesulis haud minor est nostri expectatio, Roma
Quam fuit adventus, Vespasiane, tui.

Motti varij. Nell’alto à destra Nettuno tenendo il Tridente, come Dio del Mare augurò: Tibi suis Oceanus affluat opibus. E nello stesso tempo un Tritone con Tromba marina si dichiarò: Factorum Tuba tuorum. A dirimpetto di Nettuno espressi dall’altra parte i tre Torrenti, che sotto la Città sboccan nell’Adige, parlorono: Nos quoque huc rapimur tui in obsequium. E quì un altro Tritone à caval d’un Delfino fè risuonare: Haec tua fertur ad sidera virtus. Alla Statua del Cardinale, che sopra l’Arco sedeva in maestà, Trento in nome del Popolo s’espresse:

En, Patriae Princeps, demisso poplite Cives
Acclamant: Tu nos protege, vive diu.

Giove intanto assiso come in aria, e sù i vanni d’Imperiali Aquile parve volar incontro all’aspettato Prencipe con dirgli: Siste gradum his desuper Imperium tibi. Regali misteriosi. Nel mentre sopra un gran Friso Giunone la Dea de’ Regni fece presentar per alcuni Amorini al Porporato Prencipe Bacili di Corone, Tiare, e Triregni co’l motto, crederei: Tuo haec merito.

Tellure altresì la Dea della Terra sopra Maestoso Cocchio tirato da’ Lioni in atto d’offerirgli copiosa raccolta di frutti, disse: Me Tellure hic genita tuo cedant commodo; il che venne confermato da molte Ninfe ivi rappresentate con Cornucopia.

[p. 407] Nel mezzo poi della maggior sommità dell’Arco fece punto un Globo d’oro adorno di tre candide piume, & questa era l’Arma, o Stemma gentilitio del Cardinale. E perche troppo forsi alla breve notai quest’Arco, si spiega meglio in carta il di lui disegno.

Ingresso publico à Trento del Card. d’Harrach. Giunta l’Eminenza Sua à Porta S. Martino, entrò nella vicina Chiesa del Santo, dove vestì il lungo habito Cardinalitio, e proseguendo alla Porta del Datio, fù accolto dal Clero, Capitolo, e Religioni processionalmente, sfilando le Militie in Armi; fin che visitato il Duomo, di là si condusse in Castello con molto seguito di Carrozze, e Cavalcata grande di Nobiltà, e Cittadinanza trà le acclamationi del Popolo, e Salve di Moschettieri.

Prima Messa cantata à Trento dal Cardinal d’Harrach. Il dì seguente, Festa natalitia di Nostra Dama, cantò il Cardinale Messa solenne in grand’apparato nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, co’l’intervento di tutti i Primati sì Ecclesiastici, come Secolari, & un concorso di Gente straordinario. Scrive amplamente tali Feste, per l’ingresso à Trento dell’Eminentissimo d’Harrach con gl’incontri fattigli il precitato P. M. Aurelio Ferracci nel suo Sacro Gerione, al qual io rimettendomi senz’altro ripetere, e tediar il Lettore, passarò all’allegrezze fatte per l’arrivo dell’Augustissima Imperatrice regnante.

Capitata nuova per espresso, che la Maestà dell’Infanta Margherita Teresa Figlia del Rè delle Spagna Filippo IV. e destinata Sposa dell’Imperator [p. 408]Inviati Cesarei spediti incontro all’Imperatrice Sposa. Leopoldo Primo fosse hormai partita da Milano, dove giunse da Madrid, verso Germania, S. M. Ces. spedì ad incontrarla, oltre il Cardinal d’Harrach già entrato à Trento, come sopra, il Prencipe di Dietricstein, eletto Maggiordomo maggiore, con parte dell’Imperial Guardia di Carabine; e insieme si spedirono in qualità d’Inviati Cesarei cinque Cavalieri de’ più principali: cioè il Conte di Wolftein; il Conte d’Erberstein; il Conte di Thunn, il Conte Hoenfelt; il Conte Zinzntorf; à’ quali s’aggiunse per sesto il Cavalier Ungaro Conte di Traskovitz. E tutti questi di conserva giunti à Trento, come incogniti, presero co’l medemo Card. d’Harrach primo Commissario Cesareo, e Direttore la misura de’ passi, che s’havevan da fare.

Mossa da Trento de gl’inviati Cesarei; e loro comparsa in Rovereto. In tanto sù gli avisi, che l’Augustissima eletta Sposa da Milano, per Brescia fosse hormai passata à Caurino, Terra di Stato Veneto, dove da quella Republica si fè gettar un gran Ponte sù l’Adige, per commodo del Real Passaggio, si spiccorono da Trento l’Eminentissimo d’Harrach, il Prencipe di Dietricstein, l’Imperial Guardia, e li sei inviati Cesarei, e portatisi à Rovereto, dove s’haveva da far la Real Consegna dell’Infanta, ivi nell’attenderne l’arrivo, si misero tutti all’ordine d’Equipaggio; cercando ogn’uno di sontuosamente comparir, come fecero, in numero, e in lustro. Per cosa singolare il Conte di Traskovitz vestì habito all’Ungara con i Bottoni, tutti Diamanti effettivi, e su’l Capello portò tre bellissime [p. 409]piume d’Aerone à nodo di Diamanti. Co’l Cardinal d’Harrach, oltre la sua Corte Alemanna, si trovò de’ Trentini il Nob. Ferdinando Matioli in qualità di Gentil’huomo di S. Em. e altri Nobili, che à Rovereto fecer corteggio.

Consegna della Real Infanta come seguita. Giunse la Regia Infanta à Rovereto, li 17. Ottobre 1666. con grandissimo seguito di Corte Spagnola sù la direttione del Duca d’Alburqueque Maggiordomo maggiore di S. M. E il dì dietro seguì la Real Consegna nel Palazzo Pretorio, dove il Duca stesso d’Alburqueque con brevi detti, e tratti di gravità Spagnola consegnò per parte della Regina Reggente Marianna di Spagna l’Infanta Margherita Teresa al Cardinal d’Harrach, qual ricevutala in nome di Cesare Leopoldo I. istessamente la consegnò al Prencipe di Dietricstein, come Maggiordomo maggiore dell’Augustissima Sposa; e di tutto ciò si fece Instromento publico alla presenza di dieci principali Cavalieri, cinque cioè Alemanni, e cinque Spagnoli; essendosi anche ratificata per Atto publico dalla Real Infanta la rinuncia de’ Stati al Rè Fratello. Spagnoli regalati in Rovereto, e come. Così restando la Real Persona in mano degl’Imperiali, partirono i Spagnoli al loro viaggio, doppo prima, preso congedo da S. M. & essersi regalati splendidamente tutti, secondo il grado, per parte di Cesare. Trà gli altri il Duca d’Alburqueque ottenne un Bacile d’argento dorato di straordinaria grandezza, e peso con una Saliera dell’altezza d’un huomo in forma di Piramide, e otto sotto Coppe a foggia moderna; il tutto lavorio d’Augusta, com’era il resto d’argenteria Cesarea, che andò fuori per regalo in gran quantità.

[p. 410] L’Imperatrice Sposa, come accolta à Castel di Pietra. Li 20. Ottobre partita l’Imperial Comitiva dalla Città di Rovereto à sbarro di quel Castello, & altri di Val di Lagaro s’avviò verso Trento. E giunta alla Pietra, fece alto à tiro parimente di quel Castello, Giurisdittione del Conte Andrea Giovanelli, ch’ivi in persona, doppo nobil’ Incontro, accolse sotto Arco Trionfale l’Imperial Maestà, e la trattenne con lautissimo rinfresco per più hore. Così che proseguendo al fine la Comitiva sù l’imbrunir della notte, giunse à Trento con pioggia sì dirotta, & incessante, che si sturbò à Trentini ogn’Incontro.

Come giunta à Trento, e ricevuta. Smontata di Lettica S. M. alle Porte di Duomo, vi fù accolta sotto Baldachino portato da’ Dottori di Collegio co l’assistenza de’ Canonici, e Clero della Catedrale. Entrò servita di Bracciere dal Prencipe di Dietricstein, e ricevè l’Acqua Lustrale dal Cardinal d’Harrach. Doppo breve dimora fatta davanti il Maggior Altare sopra un alto Strato, e Ginocchiatorio à Cuscini di veluto, rimontò in Lettica, e trà numeroso spalleggio di Cavalieri, e Guardie proseguì per Piazza; indi per Contrada larga il suo Camino.

Furia di tempo strana, e suo frastorno. Era hormai un’hora di notte, e benche à forza di Doppieri si cercasse illuminar da per tutto; per causa però della pioggia sempre più dirotta, e quasi diluviale, non si potè, che à gran pena distinguer un Trionfal Arco di straordinaria altezza, e architettura eretto dalla Città nel Corso di Contrada larga. Onde cedendosi alle furie del tempo, convenne al meglio portarsi di dirittivo in Castello, dove l’Augustissima Sposa venne accolta, e trattata [p. 411]con ogni maggior spesa, e pompa dal Vescovo Prencipe Cardinal d’Harrach; facendosi per tutta la Città grandi allegrezze.

E perche il predetto Arco, e Porton di trionfo con essere stato magnifico, e sontuoso trà quanti s’eressero da’ Trentini, non hebbe fortuna di potersi osservare per il tempo; non sarà improprio farne almen’ in succinto la Descrittione.

Stava, come dissi, eretto nel Corso di Contrada larga vicino al luogo di Communità, chiudendo tutto il sito della Contrada con aprire fra tre cospicue Basi, e Piedestalli due gran Porte. Tutta la machina sorgeva d’alto 125. piedi geometrici, con di largo 50. & era l’Arco, ò sia Portone nobilmente di due facciate.

Arco Trionfale per la nova Imperatrice, e sua descrittione. A fronte verso Ostro, dove regnava il primo prospetto, dalla Pianta fin’ al Corniccione di tramezzo era l’Architettura d’ordine Dorico, e per sopra via nel resto con ordine irregolare aprivasi un Anfiteatro di gran vaghezza, e varietà, rappresentandosi trà diverse Statue, e Figure come un Giardino di Fiori, e frutti, Quercie, Pini, Allori, e Palme. Nell’alto del Corniccione da una parte, e dall’altra in corrispondenza delle due Basi, ò Piedestalli di sotto laterali sorgevano, à guisa delle Traiane in Roma, due alte colonne d’ordine Corintio fondate sopra Monti di Trofei, e spoglie opime, trà quali scherzavano varij Amorini; e tutto all’intorno scolpite le Colonne d’heroici gesti, & Imprese dell’Augustissima Casa d’Austria co’l Motto: Austria dum gloria.

Nella sommità di ciascuna d’esse Colonne stava [p. 412]un globo denotante il Mondo, sopra di cui sedevano uno per parte due Amorini con Arco, e frezze in atto di saettar nel basso gli Augustissimi Sposi l’Imperatore Leopoldo I. regnante, e Margherita Teresa l’Imperatrice ambi assisi in Maestà à mezzo l’Anfiteatro sopra Carro di trionfo situato in corrispondenza del Piedestallo, ò Base di mezzo sù’l Corniccione. Era il Carro maestosissimo tirato da quattro Corsieri, color d’Isabella di gran brio in arredi d’oro, e gemme, e condotti bravamente da un Amorino, con à torno i motti:

Austriadum Sacros Talamos, festosque Hymeneos
Maiestas redimita tenet.
In gaudia fluctuat orbis;
Et triiuga laetum nutat cervice Tridentum.

A lato del Carro in corrispondenza de’ due Archi, over Portoni sedeva pomposamente à destra sopra Caval Leardo l’Europa con à piedi Monti d’Arme, e Bombarde. A sinistra stava l’America curiosamente in piedi sopra Rinoceronte con Cornucopia di tesori, e gioie. Dietro al Carro sorgeva una grandissima Pianta d’Alloro, misto di Palme, che per frutti teneva appesi due gran Globi denotanti uno la Monarchia dell’Imperio; l’altro delle Spagne co’l Motto: Par Oneri.

Per entro la pianta s’affaticavano molti Amorini in raccoglier rami, per gettarli come facevano, à piedi delle due Augustissime Cesaree Maestà. In cima della Pianta nel bel mezzo stava fabricato un gran Nido con innumerabili Aquilini à due Teste prodotti, e nodriti da una grand’Aquila Imperiale spiegata in aria con nel petto l’Arma di Casa d’Austria, [p. 413]e di Spagna, e coronate la due Teste d’Imperial Diadema co’l motto: Annosa renascor. Per sopra poi il Diadema brillava un gran Specchio tersissimo sostenuto da due Amorini con il riflesso: Vera Maiestas. E tutte queste cose venivano espresse à rilievo sì nella parte superiore, che hò descritto, come nell’inferiore, che in parte toccai, e quì soggiungerò il rimanente.

Le tre Basi, ò Piedestalli erano compartiti ciascuno da due Colonne finte di marmo, dove spiccavano in gran Nicchio tre Statue al naturale d’Imperatori Austriaci in Armi, e Maestà, con sette altre Teste de’ medemi Cesari, che risultavano ciascuna dal suo Ovato. Pietà esemplare di Rudolfo Conte d’Hauspurg Nel fondo delle tre Basi in grand’Ovato vedevasi espressa da un canto l’Historia di Rudolfo Conte d’Hauspurg, all’hor che incontratosi in un Sacerdote, che portava per strada fangosa, e malagevole il Santissimo Viatico ad un Infermo, il Conte subito prostratosi adoratore, fece montar’ à Cavallo il Sacerdote con la Sacra Pisside, egli stesso conducendo à capo scoperto il Cavallo medemo, che poi donò al Sacerdote con l’entrata ancora di mantenerlo. Per il qual’atto meritò Rudolfo esser fatto Imperatore; onde parlava il motto: Inde inclyta Merces.

Historia notabile di Ottocaro Rè di Boemia. Dall’altro canto esprimevasi il fatto di Ottocaro Rè di Boemia, all’hor che ricusando egli riconoscer, e prestar’ homaggio al prefato Rudolfo, come legitimo Cesare, al fine s’indusse farlo con conditione di non esser visto. Che però piantatosi un Padiglione in mezzo al Proter, dove stavano le sue Genti, e le Imperiali ancora; mentre il Rè si prostra [p. 414]humiliato alla Maestà dell’Imperatore, le Coltrine del Padiglione à bello studio aggiustate, tutte cadettero nello stesso tempo à terra, si che Ottocaro fù da tutti veduto patentemente; così restando deluso il di lui orgoglio; e quindi parlò il motto: Hac dat documenta Potestas.

Nell’Ovato di mezzo vedevasi eretta un’alta Colonna con in cima il Globo della Terra, e per sopra il Globo un’Aquila Imperiale coronata à due Teste con nel petto l’Arma Austriaca. Figuravasi la Colonna d’ogn’intorno assalita in vano, e combattuta da turbini, le hostili attacchi co’l motto: Nec moveor concussa malis, virtute triumpho.

Sopra il Concavo, ò Archivolto de’ due Portoni, che tutto per entro era scolpito di figure con l’Armi à canto della Città, e del Vescovo Prencipe Cardinal d’Harrach, sedevano due Aquile Imperiali coronate con in seno l’Arma Austriaca, e di Spagna, Sotto il Corniccione di tramezzo regnava un gran Friso, tutto à lungo del quale scherzavano intorno à cinque Vasi d’oro 25. Amorini; e sopra lo stesso Corniccione, che tutto era finto di tersi marmi, quattro altri Amorini due per parte tenendo un Manto di seta con frangie d’oro, lo lasciavano cader spiegato sopra la circonferenza de’ due Portoni; nel primo leggendosi à caratteri d’oro: Civitas; nel secondo: Tridenti P. E tal’era di tutto l’Arco la Facciata di fronte.

A tergo la Facciata verso Aquilone era d’Architettura d’ordine Dorico à la rustica. Consisteva di due alte, & ample Porte con sopra di ciascheduna un’Aquila Imperiale coronata. Sei alte Colonne [p. 415]Geroglifici notandi. poste a due costituivano tre ordini trà le due Porte. In ciascun vano delle due Colonne da una testa di Lione, che stava in alto, usciva di bocca un gran festone carico d’ogni sorte di frutti. Sopra i Capitelli de’ tre Colonnati stava espresso un particolar Geroglifico; cioè à destra, Giove convertito in Cigno per amor di Leida, da cui partorendosi due Ova, dall’uno nacque Helena la Greca, e Clitennestra Moglie del Rè Agamennone; dall’altro li due Gemelli Castore, e Polluce. A sinistra vedevasi un’Aquila Imperiale con sotto due Mondi à guisa d’Ova, dall’uno de’ quali usciva l’Imperio Austriaco; dall’altro il Regno libero. Nello spatio di mezzo figuravasi un Mondo tutto gravido di Corone trà Imperiali, Regie, e Arciducali, da qual Mondo nata una gran Quercia, questa andava tutta carica di tali Corone, come per frutti, con appeso il motto: Hoc semine Sati.

Sopra le Cornici di tramezzo stava un bellissimo Carro trionfale formato d’una gran Conchiglia, in cui sedevano Nettuno, e Teti Deità del Mare, corteggiate da Tritoni, e Amorini; venendo condotto il Carro da Cavalli Marini guidati da Castore, e Polluce co’l motto: Tridente regitur aque ac Astris. Sotto il Carro, per maggior simbolo di calma, stava un Nido d’Alcioni posato sopra un Teschio di Balena, parlando il motto: Hic tuto tranquillitas. Dietro poi, una per parte, sorgevano due gran Piante di Pino, all’ombra de’ quali spiccavano due Statue equestri finte di bronzo; l’una del Rè delle Spagne Filippo IV l’altra del Rè Catolico regnante, Carlo II.

[p. 416] A canto della prima Statua nell’estremità dell’Arco à destra sedeva pomposa sopra Elefante l’Asia terza Parte del Mondo, con dietro eretta una Piramide Tolomeida, nella cui sommità stava una Figura armata co’l motto: Austriadum merito. A sinistra vicino all’altra Statua corrispondeva la quarta Parte del Mondo, cioè l’Africa assisa con gran lustro sopra Camelo, dietro parimente stando eretta una Piramide Tolomeida con sopra in armi altra Figura tenendo il motto: Maiora debentur.

Sopra il Capo di Nettuno, e Teti pendeva in aria un gran Circolo figurato il Zodiaco, qual’ in se abbracciava due Mondi; & questi sostenevano un Serpe in giro con dentro tre Stelle, e fuori il motto: Sapientia Sidem cogit. Nell’alto del Zodiaco stava assiso sopra Aquila volante un Simolacro di Giove, che co’l Scettro additando il Zodiaco stesso, accennava: Divisum, alludendosi al Verso di Virgilio:

Divisum Imperium cum Iove Caesar habet.

Due Amorini, che scherzavano à torno il Capo di Giove, tenendo in mano un gran Cuore parlavano co’l motto: Clementia, ch’è à punto il Cuore dell’Augustissima Casa d’Austria. Così terminando con questa seconda Facciata tutto l’Arco di Trionfo, ò sia Portone; qual’essendo posto à lustrini di vetro, massime dalla parte d’Ostro, percosso dal Sole brillava à meraviglia.

L’Erettione d’un tal Arco fece per due mesi continui impiegar nello stesso tempo più di 50. Huomini trà Proti, Pittori, e Manuali, e costò al publico più milla Fiorini. Architetto e Inventore fù il Nobil Trentino Lodovioo Sardagna d’Oelstein Consiglier [p. 417]Arciducale; e ne’ Motti s’applicò il Dottor Collegiato Gio: Giovanni Giovanni Battista Gentilotti, Gentil’huomo di Trento. Non si pone il disegno fatto in rame di quest’Arco, perche, essendo due Facciate, sarebbero nel Libro troppo invoglio.

Imperatrice Sposa, e sua comparsa in Trento. Il dì seguente vestita S. M. in habito tutto fulgido con l’acconciatura di Testa à Capelli stesi, e annodati di nastri color di fuoco, & un’Imperial’Aquila di grossi Diamanti per guardia del petto, uscì di Castello con tutto il Corteggio à veder le cose notabili della Città: ma per disordine della marchia non ripasso à Contrada Larga, dove l’attendeva l’Arco, ne visitò in S. Pietro il Corpo del Glorioso Martire Innocente Simone, come haveva mostrato desiderio, e dati gli ordini; solo fù alla Chiesa delle Monache di Santa Trinità, dove sotto Real Baldachino assistita sempre dal Cardinal d’Harrach, e Prencipe di Dietricstein, udì la Messa; indi ritornò in Castello à mensa. Partenza da Trento dell’Imperatrice In tanto allestite le cose per il viaggio, questo si proseguì li 22. Ottobre fuori di Porta S. Martino con tutto il seguito, fin à Vienna, e con lo stesso Card. d’Harrach.

Morte del Conte Carlo di Lodron. Partì l’Augustissima Sposa in Lettica trà le publiche acclamationi, salutata da tutta l’Artiglieria con tiri così fervidi, e incessanti, che scoppiatone furiosamente un Pezzo, restò ucciso il Conte Carlo di Lodron Sorintendente del Cannone: Cavalier tanto men meritevole di perdere in tal modo la vita, quanto più s’era rischiato bravamente in guerra di Germania, e Fiandra per mezzo à i colpi. Così fra tanti Viva si volle far sentir anche la Morte; dalla cui Falce in capo all’anno non andò [p. 418]immune il Vescovo Prencipe Ernesto Adalberto Cardinal d’Harrach, Arcivescovo di Praga.

Morte del Cardinal d’Harrach. Mori egli in Vienna d’Austria li 25. Ottobre 1667. doppo à pena il suo ritorno da Roma, dove fù per la Creatione di Papa Clemente IX. seguita dal medemo anno li 20. Giugno. La di lui età d’anni 69. potevasi ancor promettere della propria complessione assai valida, e ben costituita: ma credesi, che il troppo viaggiar gli accelerasse la morte; poiche nel solo spatio d’un anno si calcola, facesse 600. e più Leghe Tedesche (che dan 3000. miglia Italiane) tutte in diligenza, e senza notabile intervallo.

Viaggi notabili d’esso Cardinale. Andò egli da Praga à Vienna: da Vienna à Trento; da Trento di nuovo à Vienna per Istria, e Carintia. Da Vienna poi si condusse à Praga; da Praga à Ratisbona; da Ratisbona rivenne à Trento; da Trento passò à Roma; e da Roma si ridusse in Vienna d’Austria. Potendosi dire, che havendo l’Eminenza Sua intrapresi, e fatti tali viaggi per il buon servitio di Casa d’Austria, e per il ben publico della Cristianità, sia non morto: ma tramontato più tosto à guisa del Sole. Prencipe per altro splendentissimo di Nascita, di Virtù, e di trattamento; e che si rese à tutti commune con una bontà, e piacevolezza incomparabile. Qualità del Cardinal d’Harrach. Desiderato perciò oltre modo alla Residenza della Trentina Chiesa, dove in due anni, che ne fù Vescovo, eletto cioè li 31. Luglio 1665. non si lasciò veder, che à pena due mesi in due volte; l’una nel suo primo solenne Ingresso, e ricevimento dell’Augustissima Imperatrice, come si disse; L’altra nel portarsi, che fece al Conclave di Roma, come accennai. Non essendosi ne meno [p. 419]Cardinal d’Harrach desiderato à Trento. {Pt|no |}}nel ritorno di colà contro la brama, e aspettation universale fatto veder’ à Trento, dove forse il riposo gli haverebbe necessariamente competito; e dove, creddo, egli stesso saria divertito ben volontieri: quando altrove non l’havessero portato le contingenze, ò fatalità.

Memorie notabili d’esso Cardinale. Così di due Spose, che nello stesso tempo godeva il Cardinal d’Harrach, cioè la Chiesa di Praga, e quella di Trento, ambe rimasero Vedove del lor Pastore, senza poterlo piangere di presenza. Trà le memorie notabili di quel Porporato vivendo questa, l’haver egli dato à Spagna un’Infanta Cesarea Marianna l’anno 1649. come notai; e restituita all’Imperio un’Infanta Catolica Margherita Teresa l’anno 1666. come s’è detto.

Conclave d’Elettione à Trento per la morte del Cardinal d’Harrach, come notabile. Per la morte del Vescovo Prencipe Ernesto Adalberto Cardinal d’Harrach nacque à Trento un Conclave d’Elettione così per tutti i capi, memorabile, che doppo quello per la morte del Vescovo Cardinal Alessandro Duca di Mazovia l’anno 1443. che si notò, mai più la Trentina Episcopal Sede Vacante ne vidde un simile. Degno perciò d’essere qui raccontato. Se non fosse, che à me non dà l’animo di stringer’ in pugno un fascio d’emergenti spinosi altretanto, che curiosi, e troppo recenti. Onde basterà haverlo toccato, come feci nella serie de’ Trentini Vescovi à suo luogo.

E qui connetterò alle due notate Morti un’altra, che concerne, non men notabile. Per frutto delle Augustissime Cesaree Nozze li 28. Settembre 1667. era nato al Mondo con estremo giubilo di Casa d’Austria, e di tutto il Sacro Romano Imperio [p. 420]Morte dell’Infante Cesareo Ferdinando. un Prencipe per nome Ferdinando Venceslao Giuseppe: quando questi con altretanto, e più cordoglio mancò di vita li ... Febraro 1668. nel quinto mese di sua età, rapito non so, se più dalla violenza del male, ò de’ rimedij; mentre dicesi, gli fosse non solo cavato sangue: ma dati estremi colpi di ferro, e fuoco; sì che volò in Cielo, direi, Martire quell’Anima Innocente, che Dio volle per Primitia dell’Augustissimo Seme di Cesare Leopoldo I. Vogliono, morisse l’Infante Cesareo per infettion di latte; onde vi fù chi con metro flebile così cantò: Sontetto funebre morale.

Copra l’Austria la Fronte, e ’l Crin scarmigli,
Un Fernando, un Augusto, ahimè! vien meno;
Onde il latte sperò, trasse il veleno;
Onde vita si bee, bevè i perigli.
Deh! chi mi presta à piena mano i Gigli,
Ond’io ne colmi à la bell’Urna il seno;
Se lattando morì, pietosi almeno
Lui coronin del latte i vivi Figli.
Latte, funesto latte! in van ti pregi,
Che da te s’avvivasse il Rè de’ Fiori,
S’or da te s’avvelena il Fior de’ Regi.
Ah! che nutre ogni dolce i suoi malori;
Son questi al fin di ciò, ch’è terra, i pregi,
Se speranze fiorì, fruttar dolori.

Augurij condegni per Casa d’Austria. S’attende in tanto per frutto delle Augustissime Nozze novella Prole à quell’Austriaca Cesarea Casa, che fondando nella Giustitia, e Pietà il suo Imperio, si rende degna d’esser ogn’or più prepagata, e prosperata: sì come s’è vista preservata divinamente da una alta Machina di Congiura, e fellonia inevitabile humano modo; con essersi l’anno 1671. decollati in publico i Rubelli Capi.

[p. 421] Quì per Histeron Proteron, accennarò due Passaggi notabili di Prencipi, che nel passato secolo lasciai à dietro: soggiungendo poi la solennità di Possesso preso dal moderno Vescovo.

D. Francesco Aldobrandini, e suo passaggio à Trento. L’uno de’ Passaggi fù quello di D. Francesco Aldobrandini, Nipote di Papa Clemente VIII. all’hor che l’anno 1595. giunse à Trento in qualità di Colonello di Cavalleria, e Infanteria delle Militie Ecclesiastiche, conducendo 65. Compagnie con altretanti Capitani, che tutti si portorono in Ungheria contro il Turco, doppo haver ricevuti à Trento i condegni honori; hospitato l’Aldobrandini in Castello splendidamente.

Regina Margherita d’Austria con l’Arciduchessa Maria passan per Trento. L’altro Passaggio fù quel della Regina Margherita Sposa del Rè Catolico Filippo III. giunta à Trento l’anno 1598. con l’Arciduchessa Maria d’Austria di lei Madre, ambe accolte in Città con grandi honori, e alloggiate in Castello, dove nello stesso tempo si trovò l’Arciduca Alberto, nel passar che fece à prender per Mogliere l’Infanta di Spagna.

Caso rimarcabile di pietà. Occorse, che nel mentre soggiornavano à Trento le due Prencipesse, un dì conducendosi ambe per Città; s’abbatterono nel Paroco di S. Maria Madalena, che portava il Santissimo Viatico ad un Infermo; onde subito smontata di Carozza la Regina, e l’Arciduchessa, adororono prostrate à terra la Maestà del Sacramento, e stettero ginocchio fin che passò. Essempio raro: ma non nuovo di pietà Austriaca.

Quanto al Possesso del moderno Vescovo Prencipe; il Conte Sigismondo Alfonso di Thunn Vescovo Prencipe di Brescianone, eletto al Vescovato [p. 422]Possesso del moderno Vescovo come seguito. to di Trento li 9. Genaro 1668. dal Ven. Capitolo, come accennai, confermato da Roma in capo à un anno, finalmente doppo varij anfratti, e remore si condusse al Porto di sua Chiesa.

Venne S. E. R. li 29. Marzo 1670. e come vestì qualità anzi d’Incognito, e Pastor humile, & erano i giorni Santi, fece fermar l’incontro già mossosi di Cavalcata di Città, e tacer le Trombe. Entrato à Trento, prese l’alloggio nel suo proprio Palazzo di Contrada larga; fin che passata la Domenica delle Palme, e appuntato il seguente giorno per la funtione, si portò in Carrozza verso il Duomo. Funtione notabile. In entrando in Chiesa baciò la Croce, e prese l’Acqua Lustrale offertagli solennemente; indi salito in Choro, e fattasi la solita fontione del Pontificale avanti l’Altar Maggiore, andò in Sacristia, dove in pieno Capitolo prestò il Vescovo il solito giuramento, e ritornando in Choro, tolse con le solite cerimonie il possesso, datogli à nome del Capitolo da Monsignor Gioseppe Vittorio Alberti, Decano, e Vicario Generale, assistendo gli altri Canonici. Doppo di che fattosi un breve ragionamento, udì cantarsi in Musica il Te Deum, e assistette al Panegirico detto dal P. D. Michel’Angelo Priuli C. R. S. Data in fine la Benedittione al Popolo, uscì di Chiesa, e sù i passi d’un numeroso Corteggio d’Ecclesiastici, e Laici; doppo giurate nel proprio Palazzo le Compattate vertenti co’l Conte del Tirolo, portossi alla volta di Castello. Ivi à la Porta, ricevute le Chiavi di temporal Possesso con le solite formalità, entrò, dove si fè alto al publico preparato Convito al calor del quale non si potè fermar l’Artiglieria.

[p. 423] L’Arco Trionfale, che non fù permesso, si convertì in un regalo considerabile fatto dalla Città. Conchiudendo di tal Possesso, essere stato degno tanto più di solennità, quanto volle essere men solenne, e più proprio dell’humiltà di S. Vigilio, di cui il Prencipe fà gloria ritraher con la Virtù anche la Stirpe.

Comparsa d’Iride notabile. Occorse di notabile nel giorno dell’arrivo di questo Prencipe, che doppo essere piovuto dirottamente, comparve l’Iride, quasi che il Cielo volesse egli ergere un Arco di Trionfo, e solennità. Così se l’Iride si chiama: Risus plorantis Olimpi, Riso del Ciel Piangente, si può dir, che sposata co’l Vescovo Thono la Vedova Trentina Chiesa vestisse à punto habito di giocondità. Et essendo l’Arco Baleno dato già da Dio per segno di Pace, come stà scritto nella Genesi, tale à punto volle presagirsi questa volta, mentre contro l’aspettatione si risolse in sereno ogni nembo, che per un tal Possesso stava in aria. Onde si potè dir al Trentino Popolo: Vide Arcum, & benedic Eum, quì fecit illum. Ecclesiastici Cap. 43.

Passaggi varij a Trento di Cardinali, & altri. Del resto, per finir il racconto di solennità, e Passaggi di Prencipi à Trento, i Cardinali, e Nuncij Apostolici, che transitano frequenti, si viddero trattati con grand’honore; come trà gli altri (doppo il Sacro Concilio) il Card. Andrea d’Austria, Figlio dell’Arciduca Ferdinando nell’andar verso Roma l’anno 1577. il Card. Alessandro d’Este nel portarsi à Vienna l’anno 1604. il Card. di Dietricstein nel trasferirsi al Vescovato di Moravia l’anno 1605. E trà i più moderni il Card. Mattei Nuncio à Vienna; il Card. Rossetti Nuncio in Colonia; il Card. Carrafa [p. 424]Nuncio parimente à Vienna; e ultimamente l’anno 1671. Monsig. Albrici Nuncio Apostolico à S. M. Ces. ricevè ogni honor, e trattamento, incontrato dal Vescovo Prencipe di Thunn con il Decano, e Capitolo della Catedrale à gran Corteggio di Carrozze, & Cavalcata.

Ambasciatori Moscoviti à Trento come trattati. Nè gli Ambasciatori secolari passano senza il dovuto honore, quelli massime di Casa d’Austria, e di Spagna, come s’è veduto alle occorrenze. E fino gli Ambasciatori di Moscovia nel ritorno da Venetia l’anno 1657 trattati in Castello dal Vescovo Prencipe Madruzzo ricevettero honori più, che condegni, attesa la barbarie di quelle Genti, l’ultime si può dir, di civiltà Europea.

Cosa notabile del General Galasso. In tempo, che il General Galasso trovandosi à Trento, teneva di continuo Corte bandita, i tanti Prencipi, e Personaggi di guerra, che fioccavano da Germania, Fiandra, & altre parti, tutti ricevevano essorbitanza di trattamento: con honore però anzi privato appresso quel gran Guerriero, che fino da’ Conviti trà ’l Padre Libero sapeva trar vantaggi di servir Marte à pro di Cesare; mentre il Vino è lo specchio del cuore, dice Eschile.

Turchi non mai passati à Trento. De’ Turchi non hò notitia, siano passati à Trento, almeno in qualità publica; e Dio faccia, che un Passo così degno di Cristianità non veda mai orma di tali Barbari: ma stiano sempre di là dal Mondo que’ Turbanti, che non meno co’l nome turbano in fatti la Santa Fede. Setta Sacrilega, e che con essere la più tirannica dura cotanto, non so, se più per Arte nera di chi la fondò, ò per alto sopore di chi non la stermina. E trasecolo, come [p. 425]Invettiva contro la Maomettana Setta. trà Christiani si stampino hoggi giorno Libri con racconti, e ritratti d’un supposto Maometico Imperio, che affettando titolo di gran Signoria, non deve in effetto haver’altra maggior fama, che somma infamia; & si parli con honor della Ottomana Luna, ch’è nefanda, e che, quando una volta s’uniscano i Christiani Prencipi, và giustamente patir un Ecclissi perpetuo universale.

Sconfitte notabili della Christianità. Se ben Ella in tanto dal non trovar Opposito unito levandosi ogn’or più sù l’Horizonte non che dell’Africa, & Asia, della stessa Europa, vi portende qual Astro maligno, e fiero il predominio. Come, senza rinovar le piaghe antiche, fan veder i nuovi primarij colpi ricevuti dalla Christianità in meno di 30. anni; cioè gli Eccidij di Canea nel Regno di Candia; di Varadino nella Transilvania; di Neyezel pure in Transilvania; di Candia stessa in un Assedio: dirò, tartareo, perche fù di sotterra; e di Caminiez nella Polonia; perdita questa così fatale, e di tal conseguenza, che la Santità di N. S. Papa Clemente X. hà publicato quest’anno 1672. un Giubileo Universale à fine pur di ridursi gli animi Polacchi à ricuperar del Regno la perduta Chiave, e destarsi in un li Christiani Prencipi contro la Ottomana perfida orgogliosa Luna. Augurij a prò del Christianesimo. Ma se non altro, fiaccheransi le di lei Corna dal Braccio invitto, & augusto di Cesare Leopoldo I. e da quello insieme del Rè Luigi di Francia 14. che con Armi Christianissime vendicando l’antiche onte, coronerà (così lo voglia il Cielo) di trofei Ottomani le sue Palme, uniche da innestarsi sù le già piantate da Goffredo in Gerosolima.

[p. 426] Duca di Mantova, à Trento, & suo arrivo. Credevo terminar con quest’Episodio i Passaggi de’ Prencipi: ma mentre scrivo, occorre notarne un altro, cioè del Sereniss. Duca di Mantova, Ferdinando Carlo. Giunse à Trento questo Principe li 23. Giugno 1672. con seguito di circa 15. Cavaglieri, trà quali il Marchese Ferrante Gazino, & il Conte Francesco di Castel Barco. E come il Duca venne in qualità anzi d’Incognito, non volle divertire in Castello: tutto che fosse invitato dal Vescovo Prencipe di Thunn, qual perciò premise espressamente ad Ala di Val di Lagaro il Conte Carlo d’Arscio. La sera dell’arrivo ricevè S. A. un nobil rinfresco sopra 30. Bacili mandato dallo stesso Vescovo qual poi la matina dietro con Corteggio di Carrozze à sei, & molti Primati trà Ecclesiastici, e Laici si portò in persona all’Hosterie Tedesche, per visitar, come fece l’Altezza sua, che, non havendo accettato ne men invito di Carrozze, andò à piedi alla Messa in Duomo, e fù à veder le cose notabili di Città; fin che il dì seguente portatosi à Bolgiano sù le Poste, di là rivenendo, proseguì verso Italia il suo Viaggio.

Arrivo à Trento del General de’ Capuccini. Anco il Passaggio del General de’ Capuccini si può qui soggiungere. Il P. Stefano da Cesena con adempir le sue parti di Generalato, doppo havere scorsi li Conventi di Religione in Italia, per visitar non meno quei di Germania, fè capo à Trento. Venne li 8. Decembre 1672. co’l seguito di sei Religiosi, e altri Assistenti, e premessone l’aviso fù incontrato processionalmente da i Capuccini di Città verso la Fersina, dove smontato di mula baciò la Croce presentatagli in ginocchio; indi à piedi [p. 427]General de’ Capuccini à Trento, come trattato. cantandosi il Te Deum si condusse alla Chiesa del Convento, & ivi, doppo breve oratione davanti l’Altare, presa di man del P. Guardiano la Stola ammise ciascun de’ Religiosi al bacio di mano; fin che nel Chiostro s’andò al lavar de’ Piedi. Il dì seguente portatosi à visitar in Castello il Vescovo Prencipe, n’hebbe, oltre accoglienze di stima, anche provisione charitatevole, che s’inviò al Convento, dove non mancorono di mostrar la loro divotione, e charità varij Gentilhuomini, e Cittadini, tutti poi riportando con la visita d’esso Padre in un la Benedittione. Dieci dì si trattenne in Città, nel qual tempo vidde anco le cose notabili, comparendo sempre co’l seguito d’otto Padri in posto di Religioso venerabile per aspetto, età e virtù. In tanto su’l’invito, e incontro de’ Padri Capuccini d’Egna in lungo l’Adice, mossosi da Trento li 19. Decemb. Decembre Decembre intraprese il viaggio in Lettica, permessa, se non dal Capuccino rigore: da quel del tempo, e del camino il più malagevole, e nevoso.

Militie di Trento, quali. Le Militie di Trento, che più volte in occasione di passaggio, ò possesso de Prencipi toccai, essendo, come sono, considerabili in numero, ordine, & qualità, mi dariano campo di scriverne formalmente: ma poiche la mia penna, per obligo d’Elettione, deve tenersi di Chiesa, rinuncia l’Armi; solo quì toccando alcuni de’ Trentini Soggetti, che militorno in evento di Guerra più segnalata.

Nella Battaglia d’Algieri contro il Turco fatta per l’Imperator Carlo Quinto andò trà gli altri il Capitan Gio: Giovanni Giovanni Battista Balduino con carica di 300. Fanti, come pur fece nella Guerra sotto Pavia.

[p. 428] Nelle Guerre di Fiandre, e di Germania, si segnalò il Capitan Girolamo Guarienti.

Varie Guerre à quali intervennero i Trentini. Nella Guerra Navale contra il Turco l’anno 1571. si fè nominar, oltre il Conte Lodovico di Lodron figlio di Paride, il Cap. Tiberio Costede.

Nella Guerra d’Ungheria del 1598. co’l Colonello Gaudentio Madruzzo, & li cinque Capitani, che nominai, marchiorono 2000. Huomini, e vi s’impiegò il Capitan Vasto Vasti fù Sergente Maggiore. Et il Colonello Nicolò Pezzen, come anco in Transilvania l’anno 1601. sotto il General Giorgio Basta. In Ungheria, e massime sotto Giavarino militò il Capitan Gioseffo Ciurletti fù poi Colonello.

Rè Gustavo di Svetia, dove ucciso. Nella Guerra d’Alemagna contro lo Sveco l’anno in particolare 1632. che quel Be Gustavo Adolfo restò ucciso nella Battaglia di Lutzen presso Lipsia, si mossero tutti li Soldati Trentini; come fecero non meno l’anno 1646. Oltre poi il Genera] Galasso, vi fù de’ Commandanti il Conte Prospero d’Arco General del Cannone; il Tenente Colonello Gio: Giovanni Giovanni Pompeati; il Capitan Francesco Ghelfi, fù poi Tenente Colonello; il Capitan Lodovico Particella; il Capitan Francesco Sardegna; & il Capitan Horatio Luchino, fù Sergente maggiore; & hora Tenente Colonello.

Nella Guerra d’Alemagna contra il Turco l’anno 1664. alla Vittoria del Fiume Rab tanto degna e profittevole, se si fosse proseguita, vi si trovò trà gli altri il Capitan Simone Guarienti.

Nella Guerra di Candia ultimamente contro il Turco andorono tra gli altri il Capitan Alessandro [p. 429]Begnudelli, che vi lasciò la vita; & in qualità d’Alfiere, Carlo Baldiron, il quale, fatta quella Pace, che voleva esser Guerra, uscì co’ l’Insegna. Altri Guerrieri segnalati in altri rincontri, de’ quali non hò notizia, s’intendono nominati.

Trentini in Guerra, quali. Furono già tempo i Trentini di Genio martiali singolarmente; hora sembrano anzi mercuriali, e lo Studio, à cui s’applicano fortemente, mostra d’haver ammolliti gli animi. Per altro nelle Guerre in ogni grado havendo dato prove di valor, e fede, lasciorono in Patria memorie d’honor, e di guiderdone, come consta di molti. E trà gli altri del prefato Cap. Girolamo Guarienti, del Colonello Pezzen; e del Capitan Baldironi, senza ridir trà più antichi il Capitan Pietra Piana, e senza replicar il General Galasso trà più moderni. Quanto alla Sacra Militia Teutonica, altra non hò notitia de’ Trentini, che militorono. Hoggi il Lond Cometer, ò Commendator Teutonico Provinciale, è il Conte Gio: Giovanni Giovanni Giacomo di Thunn, qual risiede in Bolgiano.

Compagnia del Bersaglio à Trento, & suo essere. Oltre le Militie si dà in Trento la Compagnia del Bersaglio. Consta di 25. Soggetti, & è antica di fondatione con ordini, & Privileggi. S’essercitano certe feste dell’anno in tirar di Schioppo rigato in lontananza di 200. e più Passi à proposta di Premio, assistendo due Cilleri, ò Segnatori, & un Tamburro. In evento di Banditi, ò Perturbatori, sono tenuti questi Bersaglianti correre à offesa, come vagliono anche à difesa de’ Passi, & nelle Caccie.

L’Uso di Bersaglio è antichissimo, constando, [p. 430]Uso di Bersaglio, come antico. essersi pratticato al tempo fino delle Amazoni, quali s’abbruggiavano la Poppa destra, per poter meglio tirar d’Arco, e più al segno. Risposta notabile d’un Indiano. E trovo ne’ Gesti del gran Macedone, che preso in Guerra certo Indiano, il cui Arco hebbe fama di non mai haver fallito il colpo; e instato perciò à tirar’ al segno in presenza del Rè, se voleva salvar la vita, disse intrepido, non voler rischiare di perder la riputazione acquistata di tanti anni, per un sol colpo. Risposta, che gli salvò la vita in ogni modo; così narra Curtio.

Trento Città di Bersaglio, e perche. Hoggi giorno gli Archi convertiti in Arcobuggi da chi forse stimò troppo tardo il volo della Freccia in dar la morte; ò da chi volle insieme atterrire con atterrare, senza ne meno cedere à gli Usberghi, servono di fatal Arma, & infallibile tanto più, se sono rigati li Schioppi. Il Bersaglio poi in Trento è così antico, che anco prima vi si fosse, Trento fù la Città del Bersaglio, in riguardo à i tanti colpi di Guerra, & altro da lei patiti: Exposita ictibus, velut signum ad sagittam, parla di se la Trentina Aquila. Riflessi notabili dell’humana Vita. Da che io potrei riflettere moralmente, che, se, al dir di Giobbe: Vita: dell’huomo è la Militia; il Bersaglio è simbolo dell’humana vita, esposta per à punto à tanti colpi, e perigli, quanti sono i momenti, che si respirano. Le profane Historie, & le Sacre sì antiche, che moderne, fan veder chiaro, che la Vita humana è un continuo Bersaglio di travaglio e di sciagure; come pur troppo si comproba dall’esperienza.

E pur l’humana Vita
Baldanzosa se’n và
Con esser Calamita
D’ogni calamità.

[p. 431] Maschera publica di Beganate in Trento, e sua origine. E per proseguir il dicibile della Città di Trento, unirò al serio anche il giocoso, e riferirò tre publiche Mascherate, che ogn’anno s’usano, & hanno del singolare. La prima segue nel dì dell’Epifania, che si travestono à divisa varij Signori la maggior parte à Cavallo, e van per Città, gridando Beganate con gettar nello stesso tempo Confetture, ò altra galanteria alle Finestre. L’origine di ciò è antichissima, e si deduce al tempo de’ Goti, e Ostrogoti, che furon à Trento; come in fatti gli habiti, che si metton fuori, tutte le maggiori anticaglie, hanno del Gotico; e del Gotico risente la parola stessa Beganate. Serve quest’uso in tal dì, per aprir il Varco à Baccanali, libero à chi si sia il deguisarsi, come più dà il genio, & il capriccio, senz’altro divieto: se non fosse qualche alta causa di Duolo publico. Etimologia di Beganate Del resto il Nome di Beganate, dittione Barbara, non saprei interpretarlo, che Voce di mancia, ò di regalo: se non volessimo dir in volgare lingua Beganata, quasi Bega nata, perche in tal giorno di Maschera nascono facilmente Beghe, ò altercationi.

Mascherata de’ Giardinieri notabile. La seconda Mascherata è il vestirsi nel fin di Carnevale i Giardinieri tanto Gentil’huomini, che Gentildonne in habito proprio, e lindo al numero di 50. e più, tutti con Canestro di fiori, e d’Insalata, che van presentando à questa, e quella Casa, e sino in Castello al Prencipe, da per tutto formando una Danza nobile à concerto. E tal Comparsa seguì notabilmente solenne di numero, e di lustro l’anno 1649. sù gli occhi delle due Maestà, come notai.

[p. 432] Mascherata de’ Gobbi in Trento, quale La terza Mascherata publica è la Gobbada, over Gobbeide, che si suol far ogn’anno li dì ultimi di Carnevale. E se bene in effetto tiene non poco del ridicolo, e del Macaronico: in causa però non và senza misterio. Si travestono circa 50. in habito grossiero, come da Fachini, ò Manuali, detti Gobbi; alcuni in habito da vili Femine, dette Strozzere; & altri 50. da Ladroncelli, ò Fuorusciti, che chiamano Chiusi in habito sobrio, e stringato; fermandosi nello stesso tempo tre ordini di comparsa propria, e capricciosa. Allestitasi tutta questa Compagnia di 150. Maschere, e più, ò meno, secondo il numero di chi ha genio; che per lo più saranno Persone nobili, e v’entrano Cavaglieri, havendo ciascuna Banda il suo capo, tutte tre marchiano à suon di Tamburro, e di Flauto, come à tripudio.

Ufficio di tal Mascherata. Li Gobbi, preso che hanno posto in Piazza, ò altro ridotto publico, vanno girando à torno con certa fune, che tengono ciascuno in mano, nel mezzo del Circolo ponendosi le Donne, ò Strozzere che attendono à far Cucina dentro alla Caldara ivi piantata. In tal mentre li Chiusi, ò Briganti, che si nascondono qua, e là in diversi angoli, e ripostigli, si vedono dar fuori tutti scaltri, e snelli in atto di voler rubbar il vitto à quelle femine, e sturbar anco il lavoriero de’ Gobbi, entrando nel lor recinto. All’hora una parte di questi, overo l’altra, lasciata la fune, si difendono à più potere contro gl’insulti, seguendo in tal modo grato spettacolo di Lotta, e scaramuccia, tra le due Fattioni, fin che alla fine, cotta che sia quella tal vivanda, over Polmento si porta via da Chiusi, con insieme la Caldara, tutti [p. 433]cercando rubbarsela trà di loro. E doppo unitamente le tre Bande di Compagnia à suon di Tamburro, e Flauto si portano sopra una delle Sale publiche à far il Ballo.

Questa è l’apparenza di tal Mascherata, che in sostanza è così: Li Gobbi significano certi Lavoranti, ò Manuali di Feltre, che aiutorono à fabricar le Mura di Trento. La Fune denota, il Recinto di esse Mura. Le Donne, ò Strozzere, significano le mogli d’essi Gobbi, ò Manuali. Li Chiusi vogliono denotar certi Briganti, ò Fuorusciti, che in quel tempo davano fuori, sì per isturbar la fabrica di dette Mura, come anco per rubbar i viveri, e saccheggiar gli Habitanti al loro solito, prima, si serrasse la Città, in modo, che conveniva sempre star all’erta. Si rappresentò singolarmente tal Comparsa l’Anno 1649. alle Maestà Regie, che la vollero vedere, e l’aggradirono.

Ogn’Anno in oltre suol nascere qualche nuova Inventione di publica Maschera, e Comparsa secondo porta il genio, e lo richiede l’incontro, e la stagione, come s’è veduto di Carri trionfali, di Barche terrestri, di Barriere, Dromedarij, Moresche, & altro. Il passato anno 1671. seguì la Mascherata de’ Pellegrini.

Vestite di conserva molte civili Persone comparvero tutte in habito succinto à Bordone, e Cappa, marchiando con ordine per la Città; e facendo creder, ò di venir da qualche gran viaggio, ò di andarvi. Il che, se recò diletto, e curiosità, fece altresì impressione, che sotto la Maschera si celasse il vero [p. 434]tanto più, quanto che ogn’huomo, che nasce, vive Pellegrino, e Passeggiere in questo Mondo: ne mai si ferma nel viaggio di breve vita, sin che morendo non giunge in Patria di là dal tempo, ciascun nella propria Casa d’Eternità.

Comedie in Trento, quali. Non regnano d’ordinario à Trento Opere Comiche Teatrali, come in altre Città Dominanti: ben sì tal’hor se ne fanno di straordinarie. Trà l’altre l’anno 1649. oltre la Comedia in Castello, seguì l’Opera in Musica intitolata L’Alcina; & è quella che da Chierici Regolari Somaschi si rappresentò nel Palazzo Madruzzo alle due Teste coronate, ch’eran in Trento, come notai. E l’anno 1656. seguì La Stratonica, Opera mista in musica rappresentata in Castello al Prencipe. Compositione del Nob. Carlo Mattia Saracini, che la fece anco à spese proprie, e l’Opera và in stampa.

Ogn’anno i PP. della Compagnia di Giesu per essercitio de’ giovani Scolari nel Ginnasio publico di Città fanno seguir’ alcuna curiosa dimostratione in Carnevale. E nel fine de’ Studij rappresentano in latino qualche ò Comitragedia, ò Tragicomedia sacra, over morale nel Teatro del Fraleman; come quest’anno 1672. è seguita la Tragedia con titolo Emmanuel Sosa Portughese, Vice Rè dell’Indie ridotto in fine dal Rè de’ Mori à morir di fame con i Figliolini, & la Moglie, qual anche per non divenir ludibrio de’ Barbari si sepelì viva nell’Arene. Fortuna, e Fato come sia nel Mondo Fece il Prologo la Divina Providenza con rimostrar al vivo, che il mondo ne da Fato reggesi, ne da Fortuna; come in fatti, s’è vero, che non si dà [p. 435]fortuna in questo Mondo: Fatuus est, qui assignat Fatum, disse la Fenice de gl’Ingegni: quando per Fato non s’intenda il libero necessario Voler di Dio. Il che sia qui detto, perche mi venne à taglio, e và così.

Cosa notabile in Trento del darsi i Premij à’ Studiosi. Il fine poi della Tragedia è il principio della Distributione de’ Premij per i Studiosi. Chi fece il primo Personaggio di Scena, per ordinario qualche Prencipe, ò Rè di Corona, assiso à mezzo il Teatro in Maestà, chiama per nome lo Scolar, che vuol premiare, & questo comparso, lo loda in latino con brevi detti; indi à ragion di merito, lo rimunera di Dono consistente il più in libri à oro, & altro; accompagnandosi il Dono dall’applauso de’ Spettatori, trà quali siedono Primati di Città, sù gli occhi non men di tutti i Scolari, che saran da 600. In tal modo ad uno per uno si premiano li valorosi al numero prescritto, ò secondo che in quell’anno più hebbe seguaci la fatica, e competitori. E tal distributione annua risulta, per liberalità del fù Decano di Trento Giuseppe Ghelfi sù l’oggetto di rendere più studiosa la Gioventù.

Virtù come s’accresca, Fatica come s’alleggerisca & Emulatione cosa sia. In fatti, s’è vero, che la Virtù cresce lodata; è altresì costante, che à speme di Premio ogni grave fatica s’alleggerisce tanto più, se v’entra Emulatione l’anima de’ generosi animi. Romana Gioventù come essercitata. Che però i Romani su’l Detto: Dij laboribus omnia vendunt, per far comprare la Virtù à prezzo di fatica, instituirono per la Gioventù tanti Giochi, Spettacoli, & essercitij con proporre per premio una varietà di Corone; cioè d’Oro; di Lauro; di Quercia; di Mirto, & altre, che servivano in un per animar in Guerra alle Imprese. [p. 436]Gloria desio innato. Così à mira di Premio, e più d’applauso si gareggiava di correre, e di combattere; Così la Natura non hà acceso di più ardente fuoco nel petto de gli huomini, che il desio della gloria. Ma che?

Per dirupate vie vassi à la gloria,
E la strada d’honor di sterpi è piena;
Non vinse alcun senza fatica, e pena;
Che compagna del rischio è la Vittoria.

cantò Fulvio Testi.

Civetta Impresa di Pallade, e come Serva quest’Episodio per quelli principalmente, che militano in Campo di Pallade, lor ricordando, come questa Deità hà per Impresa la Civetta, Uccel notturno, voglio dir, che le Muse vegliano, & che i Libri devono sentir di lucerna:

Il Mondo è larva, & è Comedia. Del resto, per finir di Maschere, e di Comedie, il mondo hebbe sempre le sue Larve, e de gli Huomini pur troppo anche senza deguisarsi vanno in maschera; si come nel mondo, ch’è una Scena, ogn’uno rappresenta il suo Personaggio, chi di Comedia con Democrito; chi di Tragedia con Heraclito; chi Tragicomico con tutti due.

Corsa, ò Giostra de’ Molinari all’Ocha. Oltre le Deguise, ò Mascherate publiche, notarò à Trento la Giostra de’ Molinari, che accennai. Segue in Contrada di S. Maria Maddalena il giorno della Festa. Allestiti in molta Turba li Giostratori, studiano di spiccar il collo d’un’Oca, che pendente da fune in aria li stà attendendo. Corrono perciò di lena questi Molinari, ciascun sopra Giumento, che, se non altro, per haver al petto, e coda varij arredi, e tintinaboli, causa furioso strepito, e tintamarro; ne hà poco del curioso il veder correre [p. 437]assai forte con Animali di tardità. Termina la Lizza con decollarsi l’Ocha, qual resta in balia del Vincitore; godendosi poi da tutti communemente à pranzo, dove con non minor calore, & allegria giostrasi di Bicchiero tutto quel giorno.

Altra Corsa all’Ocha sù’l Fiume Adice. Altra più curiosa Giostra di correr all’Ocha segue nella Festa di S. Lorenzo. S’allestiscono il doppo pranso molti Giovani Nuotatori li più esperti, che sogliono essere Marinari, e battendo ciascuno alla sfilata la sua Carriera di molti passi su’l Fiume Adice al favor della Corrente cerca afferrar il Collo dell’Ocha, che si vede pender in aria sopra dell’Acque. Ma, come che in un Elemento il più instabile non si può assalir di ferma, e l’Ocha stessa si schermisce bravamente da gli Aggressori, vanno per più, e più volte falliti i colpi con grato spettacolo de’ Riguardanti, che osservano dalle Rive del Fiume, e dal Ponte S. Lorenzo, come da Anfiteatro.

Giochi publici come venuti. L’uso di queste Corse, ò Giochi in Trento, e Mascherate non si sà, come sia venuto propriamente: se non che ogni Paese, e Città del Mondo vuol’haver la sua moda di vivere, e di tripudiare sù l’essempio forsi dell’Antica Roma, la Dominante, dove regnorono li Baccanali, li Giochi Olimpici, Circensi, e altri, che ogn’anno si celebravano con tanto studio.

Baccanali e lor prima origine. Li Baccanali però, al dir di Sabellico, passorono prima in Roma da gli Hetrusci Popoli antichissimi di Toscana, dove tutt’hora tali Giochi regnano singolarmente, come scorgo da’ Trionfi, e Mascherate [p. 438]Carnevalesche riferite dal Lasca in un intiero volume, che và in stampa. Sì come Gioco, in latino Ludus venne da un tal Ludio Toscano, scrive Valerio.

Compagnia del Fuggi l’otio in Trento quale. Per Gioco ancora di Bersaglio à tiro di Schioppo rigato si dà in Trento la Compagnia del Fuggi l’otio instituita l’anno 1660. Consta di 50. Persone, tutta gente scielta di Cittadini, Nobili, e Primati. S’essercitano ad libitum, e volendosi fare l’essercitio, chi propone il Premio, dà regola del tempo del luogo, & anco de’ colpi, per osservatione de’ quali assistono due Segnatori, in Tedesco detti Ciller, accompagnandosi ogni colpo da due Tamburri; e per direttione del tutto si fà un Capitano, due Commandanti, & un Scrivano.

Essercitio notabile di Bersaglio. Trà l’altre volte, che seguì questo Gioco di Bersaglio, è notabile quella dell’anno 1667. all’hor che per tre giorni continui nelle Feste di Pentecoste al luogo di S. Lorenzo s’essercitorono in tirar oltre l’Adice, distanza di 200. Passi tutti li 50. Eletti con far ciascuno 9. scariche di Schioppo rigato, che furono in tutto 450. colpi. Un Belicone d’argento dorato à nobil foggia e di peso 25. oncie fù il Premio di tal Giostra, ò sia Bersaglio, Essercitio degno, & honorevole, ne altro manca, se non che con essere la Compagnia del Fuggi l’otio, sono hormai più anni, che resta otiosa.

Sì come par sopito il Concerto, che regnava, anni or sono, di far la notte Serenate in questa, & quella Contrada di Città à suon di Musicali stromenti; nel che s’accordavano uniti varij de’ Trentini [p. 439]Gio: Giovanni Giovanni Francesco di Trento Violinista celebre. Nobili con honesto tripudio sù la scorta principalmente di Gio: Giovanni Giovanni Francesco del Violino. Fù così detto costui per Antonomasia di valor segnalato in simil genere à segno, che nelle Nozze dell’Arciduca d’Austria Leopoldo l’anno 1620. hebbe la palma del Premio trà i primi Violinisti, che rimasero secondi à Gio: Giovanni Giovanni Francesco di Trento, così intesi.

Giochi di Pallone, o Racchetta in Trento. Si dà anche à Trento, per estivo diporto il Gioco di Pallone, che segue in Castello, nella Contrada di S. Pietro, & al Palazzo, Luoghi ambi tre proprij; e in tutto l’anno milita la Palla di Racchetta. Giochi questi, che consistendo in arte di percuotere, chi vi s’essercita, può dire: Son le percosse mie diletto, e gioco; non però chi perde; e non mai vince in gioco, chi perde il Tempo.

Riflesso notabile del Pallone. L’Uso del Pallone non saprei dire, come sia venuto: Sò ben questo, che un tal Gioco, à parlar da senno, è il Gioco de’ Santi; perche, se il Pallone è tipo delle mondane Vanità piene di Vento, chi s’essercita in cacciarle da se à più potere, come si fà il Pallone, ha vinto il Cielo; e tanto più, se in giocando al Mondo non fece fallo. Anche l’Essercitio del Maglio all’Anello è molto in uso à Trento, ne mancano altri Passatempi, che sogliono esser communi alle Città.

Riflesso notabile. Che poi (parlando in genere) li Giochi, Tripudij, e Passatempi, come tutte le altre cose, che vedono i dì nostri sotto il Sole, fossero già di prima senz’addurre l’Hoggidì giustamente condannato dal Lancelotti; Nihil sub Sole novum, dice il Savio. A me restando conchiudere de’ Passatempi, [p. 440]come anco senza questi non mai manca di pur troppo passar’ il Tempo, che: Volat irrevocabile, cantò Ovidio. Condonimi, chi legge, se in questo Foglio, che contien Giochi, e Baccanali pretesi più del solito mischiar morali riflessi, per Correttiva; acciò in un genere da se giocoso, e vano non si dasse Vacuo di Serietà.

E qui per maggior ordine, fatto punto al secondo, seguirà il terzo Libro della Descrittion’ Historica di Trento.