Vai al contenuto

A una donna

Da Wikisource.
occitano

Jules Véran 1911 1911 Emanuele Portal Indice:Antologia provenzale, Hoepli, 1911.djvu poesie Letteratura A una donna Intestazione 24 giugno 2025 75% Da definire

Nostalgia La partenza (de Villeneuve-Esclapon)
Questo testo fa parte della raccolta Antologia provenzale


[p. 298 modifica]

A UNA DONNA.

Te che conosco solo da poco, donna dal dolce e bianco viso, che sarai tu?

Che sarai tu per questo folle, che vedendoti nel lutto, s’è detto: l’avrai?

I tuoi occhi velati, i tuoi occhi di fìore, i tuoi occhi che esprimono il dolore, mi vedranno?

Mi vedranno quando, a ginocchio, pregherò dicendo il tuo nome, dolente? [p. 299 modifica]

Le tue labbra, che misteriose, custodiscono un liquore dolcissimo, che diranno?

Che diranno quando i miei pensieri dalla povera anima mia addolorata sfuggiranno?

Sarai tu la consolatrice, ovvero l’orrida serpe che affascina per meglio uccidere?

Sarai il fiore di primavera, o l’albero maledetto, che in ogni tempo è privo di foglie?

Ho tanto bisogno che mi sorrida, e che pietosa, mi dica una parola d’amore.

Che sulla mia fronte la tua mano di fata passi, sottile, profumata e fresca. [p. 300 modifica]

Perché se piangi, o infelice, il tuo diletto, che la morte gelosa ti ha rapito,

Io piango la mia gentile amante che, lontana, va errando senza pietà.


[p. 298 modifica]

Jules Veran

À-N-UNO FEMO.

Tu que counèisse de tout-aro,
Femo à la bianco e douço caro,
                    Dequé saras?

Dequé saras per iéu lou fòu,
Que, de te vèire dins lou dòu,
                    S’es di: l’auras?

Tis iue nebla, tis iue de flour,
Tis iue que cridon la doulour
                    Me veiran-ti?

Me veiran-ti quand, d’à-geinoun,
Pregarai en disènt toun noum,
                    Adoulenti?

[p. 299 modifica]


Ti labro que, misteriouso,
Gardon la liquour melicouso,
                         Dequé diran?

Dequé diran quand mi pensado
De ma pauru amo matrassado
                         S’escaparan?

Saras-ti la counsoularello,
O ben l’orro serp que pivello
                         Pèr miés tuia?

Saras-ti la flour dóu printèms,
O l’aubre maudi qu’ en tout tèms
                         Es desfuia?.....

Ai tant besoun que me sourrigues,
E que, pietadouso, me digues
                         Un mot d’amour!

Que sus moun front ta man de fado
Passe, fineto e perfumado,
                         ’Mé sa frescour!

[p. 300 modifica]


Car se ploures, o malurouso!
Tour galant que la mort jalouso
                     Vèn d’empourta,

Ploure. iéu, ma mestresso acorto,
Qu’eilalin vanego per orto,
                    Sènso pietà!

(Op. separato).