Adone/Nota al testo/7. Gli Errori et correttioni della stampa parigina

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7. Gli Errori et correttioni della stampa parigina

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7. Gli Errori et correttioni della stampa parigina
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[p. 770 modifica]7. - Gli « Errori et correttioni » della stampa parigina

Una citazione quasi d’obbligo, per il giudizio del Marino sulle prime due stampe del poema, è che « l’Adone di Vinegia è scorretto, se bene l’impressione di Francia non monda nespole » [lett. n. 195]. Dobbiamo sapere che conto farne; era un mettere le mani avanti; che, comunque, non andava di lá dal vero (una volta che si sia ammesso che l’edizione parigina in ispecie, tenuto conto della mole dell’opera e delle intrinseche difficoltá di lezione, e del fatto ch’era pur sempre un lavoro italiano che si stampava in Parigi, non pare davvero, nemmeno sul piano della « correzione », un risultato da spregiare).

Errori erano sfuggiti, nella lunga esecuzione della princeps; che si chiudeva appunto con quattro e passa carte, fítte, di Errori et correttioni. Per i refusi, non ne sarebbero bastate altrettante. Ma non erano quelli a preoccupare piú di tanto il Marino, il limite di tolleranza medio del lettore barocco era per questa parte molto elevato (quando non si vagheggiassero addirittura, col Tesauro, le potenzialitá fantasticanti, mistificatorie e molteplici di un banale refuso). La tavola degli Errori è in realtá, al caso nostro, un altro segno della ripugnanza che l’Autore sentiva a staccarsi dalla sua opera, nell’affidarla all’atto irrevocabile della stampa.

L ’errata-corrige si svia dunque, spesso e volentieri, dal suo umile scopo, per consentire l’ingresso, in extremis e quasi di straforo, di un notevole numero di varianti testuali, non di rado instaurati ve. Apriamone, di séguito, il quaderno, avvertendo che anche dell’errata-corrige si dá qui un testo, necessariamente, purgato degli errori che erano riusciti ad insinuarsi perfino in esso. Facciamo precedere in corsivo la lezione corrigenda. [p. 771 modifica] / /

A) Varianti apportate in sede di errata-corrige in P:

I 68, 2 I 124, 6 I 142, 2 III Alleg.

Ili 18, 1-6

HI 61, 3 III 171, 1

V [tit.]

V 95-97

V 135 . 5 VI 94-96 VI 132, 2

VI 133-137

la ferraria di quel divino Artista

la gran ferriera del.

volgesi A don, né vede piú la scorta

. scorge piú la scorta

che del Cretico mar nel mezo è posta che del mar di Panfilia in mezo....

[fra la linea 4 (della presente edizione) e la linea 12 si inseriscono le attuali linee 5-11:

Nella medesima, che volendo guadagnarsi (...) si ricopra col velo della onestá.]

Movesi ratto, e ’n spaziosa rota gli omeri dibattendo, i nembi sega, solca il del con le piume, in aria nuota, or l’apre, or chiude, or le rivolge, or piega, or il suol va radendo, or per la vota region piú sublime il volo spiega.

., ondeggia ed erra.

Solca.

or l’apre e spiega, or le ripiega e serra.

Or il suol rade, or vèr la pura e vota

piú alta region s’erge da terra.

ma vuol per farne prova innanzi alquanto

.per tòme gioco.

Per ricever A don .

Per l’alloggio d’Adon.

LA RAPPRESENTAZIONE LA TRAGEDIA

[fra l’attuale stanza 95 e l’attuale stanza 97 inframette l’attuale stanza 96: Testimonio pietoso al caso tristo ...]. Salvo in braccio lo scudo, in guerreggiando

.in armeggiando

[fra l’attuale stanza 94 e l’attuale stanza 96 inframette l’attuale stanza 95 : Del Ciel l’ambiziosa Imperadrice ...]

ama il Giglio, il Ligustro .

amano il bel Ligustro.

[fra l’attuale stanza 133 e l’attuale stanza 137 inframette tre stanze; le attuali 134 ( Havvi il vago Tulippo, in cui par voglia), 135 (Afa piú d’ogni altro ambizioso il Giglio), 136 (Ti vedrá con stupor l’etá novella)]. [p. 772 modifica] VII 33, 6 VII 34 , 7 VII 90, 1-2

VII 106, 3 VII 1x4, 8 VII 160, 1 VII 167, 4 VII 189, 5

vili 33-35

Vili 74-76

Vili 138, 1 Vili 140, 8 IX 65, 2 IX no, 1-6

IX 200, 3-4

or fa di dolci groppi alta catena

.ampia catena

ch’imita in un, sí che ciascun l’ammira,

. insieme, e ’nsieme in lui s’ammira,

Voi che cercando gite, Anime liete, fior di piacer per la stagion gentile,

Voi che scherzando gite, ....

per la stagion ridente e giovenile, indolcí l’aspro, incivilí ’l villano

.incivili l’estrano

ma chi prende i lor baci ebro diviene.

ma chi gusta .

Intanto con la Diva .

Insieme con la Diva.

ch’uomini e Dei del par .

che gli uomini e gli Dei.

che de la lancia ad onta .

che de l’asta malgrado.

[fra l’attuale stanza 33 e l’attuale stanza 35 inframette l’attuale stanza 34: Da l’estivo calor, che mentre bolle...]. [fra l’attuale stanza 74 e l’attuale stanza 76 inframette l’attuale stanza 75: Vera il Fallo e ’l Satirio, in cui figura ...]

Per mezo il fior de le tue labra molli

Per mezo i fior..

quant’han zucchero e mèle Hibla ed Hitnetto. quanto mèle han Parnaso, Hibla ed Himetto. eran piú favorevoli i pianeti.

favorevoli fur molto.

L’ordin de l’armi intorno a la bell’opra con arte tale è compartito e steso, che de le Muse, che stati lor disopra, da lor l’incarco è sostenuto e preso.

Come l’una sostenga, e l’altra copra,

son tra lor con bel cambio appoggio e peso.

Posto è in tal guisa.

l’ordin de l’armi piú famose al mondo,

reggon l’incarco, compartite in tondo.

.appoggio e pondo.

Giá d’immortali e luminose Fere tutto il campo celeste era ripieno; [p. 773 modifica] De l’immortali sue lucenti Fere

.era giá pieno;

X 69, 7 ridente in volto, e d’un aspetto santo,

.in vista,.

X 132, 6 pesar le cose, e porvi ordine e modo,

.ed ha il martello e ’l chiodo,

X 180, 1-2 Vedi la parte ove le chiome d’auro spiega l’Aurora, e l’Oriente alluma.

., ove l’Aurora al Tauro

il capo indora,.

X 180, 7-8 Vedi ove suda sotto il fervid’asse adusto e nero il faretrato Arasse.

Vedi ove il Negro con la negra gente suda sotto l’ardor de l’asse ardente.

XI 42, 4 quante giá mai ne furo, o ne son state,

. ne fieno, .

XI 59, 2 fia Novellata, un novo mostro estrano.

.e strano.

XII 123, 7-8 ch’a un parto con Chrisofilo e Mammone di Proserpina nacque, e di Plutone. che d’Iasio è sorella, e di Mammone,

di Proserpina figlia.

XIII 56, 5 Benda fascia di nubi atre e maligne

Bendò fascia.

XIII 62, 7 gli aborti appesi a la bilancia ria posi gli aborti in su la mensa ria

XIII 127-129 [fra l’attuale stanza 127 e l’attuale stanza 129 inframette l’attuale stanza 128 : Corna, Dea de le porte e de le chiavi ...]

XIII 261, 4 asciugherò dal piú profondo fondo

. quand’ha piú cupo il fondo

XIV 49, 6 cerca com’augel vago al laccio inveschi

. al ramo.

XIV 175, 2 preme un destriero il peregrin campione

preme un destrier l’incognito.

XV 168, 1 Del diadema novel gonfia ed allegra

.la Donna allegra

XVI 86, 1 Uccubo, in cui decrepita l’etate

.a cui.

XVI 128, 8 dònno le dolci corde ai monti il corso.

.le dolci note.

XVI 138, 2 Signor de l’aspro e faretrato Oronte.

del Libano Signore, e de l’Oronte. [p. 774 modifica] n ha

1 / 4

XVI

00

0

M

3

XVII

43 ,

8

XVII

58 ,

4

XVII

102,

6

XVII

128,

7

XVIII

118,

3-4

XIX

98,

4

XIX

127,

4

XX

18,

8

XX

41,

2

XX

45 ,

4

luci vermiglie, e lagrimose, e smorte,

. e torte,

lunge da te cosí sinistri auguri.

.cosí malvagi.

fa’ pur ragion che l’Africa non abbia.

fa’ pur pensier.

con doppio corso biforcate l’ortne.

con doppio corno.

pietoso in atto sospirando tacque

doglioso.

La custodia del ben, ch’ivi m’aspetta, mi richiama a le piagge a me natie.

Giá la custodia del mio ben m’aspetta, e mi richiama a le magion natie. da l’Olimpico armento, e da l’Eleo

da l’armento Pisano,.

era da Polifemo in ciascun loco.

.in ogni loco.

di palancati e di beltresche è chiusa.

.bertesche.

lunga ha la giubba, e d’un tabi cambiaste,

. cangiante,

uso a chius’occhi ad accertar lo scopo,

.ad affrontar.

Una sezione cospicua deh’errata-corrige parigino obbedisce all’impegno d’una piú puntuale (e puntigliosa) diligenza erudita, in ámbito geografico e cosmografico e storico e mitologico e di varia informazione; memore il Marino, per questa parte, del grosso scandalo imbastitogli contro a suo tempo dal parmigiano Ferrante Carli, quando il principe dei poetae novi s’era fatto prendere in castagna a scambiare in un sonetto l’Idra di Lerna col Leone Nemeo, e questo lapsus era parso sintomatico della fragilitá d’un sistema poetico perpetuamente ma genericamente allusivo e metamorfico. Nell’orgia di riferimenti alla piú disparata e illusionistica erudizione antica e moderna, che n eli’Adone si celebra, il timore d’incorrere di nuovo in intrighi del genere non era davvero infondato. Ed ecco le rettifiche, le precisazioni, e le previdenze mariniane in materia :

B) Correzioni e precisazioni erudite

I 142, 2

che del Cretico mar nel mezo è posta. che del mar di Panfilia in mezo. [p. 775 modifica] IH 74 . 5 Vili 140, 8 IX 177, 3 X 95. 5

X 148, 4 X 180, 7-8

XI 137, 2 XII 123, 7-8

XIV 407, 4 XVI io, 5 XVI 138, 2 XVI 139, 3 XVI 139, 8 XVI 150, 3-4

XVI 203, 2 XVII 150, 1 XVII 162, 8 XVII 163, 3

Quella al balsamo Hibleo la scorza fende.

Quella al balsamo Hebreo.

quant’han zucchero e mèle Hibla ed Himetto.

quanto mèle han Parnaso.

ed illustrò dal Garamanto al Mauro

. dal Battriano.

L’oppio tra questi languido riposa

L’Orso.

Daunio, che ’l primo pozzo in terra trova

Danao.

Vedi, ove suda sotto il fervid’asse adusto e nero il faretrato .Arasse.

Vedi, ove il Negro con la negra gente suda sotto l’ardor de l’asse ardente, a l’una il terzo, a l’altra il quarto Enrico.

l’una al secondo, e l’altra al.

ch’a un parto con Chrisofilo e Mammone di Proserpina nacque, e di Plutone. che d’Iasio è sorella, e di Mammone,

.figlia.

giá verso Thile avicinato, abbassa.

giá verso Calpe.

dagl’indi i Traci, e dagli Armeni i Persi

dai Mori., e dagl’Iberi .

Signor de l’aspro e faretrato Oronte. del Libano Signore, e de l’Oronte. da’ Pesci ad Ariete altra non miri

da l’Ariete a’ Pesci.

il Narciso di Media ognun l’appella.

il Narciso di Siria.

L’Alano e 7 Battrian soggiace a lui, l’Hircania ha vinta, e la Sarmazia ha doma,

Il Saca e ’l Battrian.

il Margo ha vinto,.

un Molosso Britanno, il piú membruto

un suo nero Molosso.

I verdi dumi poi scorge d’Eea

. di Cea

d’Eta incantar l’incantatrice figlia.

d’Ete.

Opunto in prima e Thebe indi gli appare Opunte. [p. 776 modifica] XVII 179, 2 di Peloro e di Zanche a la costiera

.e di Zancle .

XIX 98, 4 da l’Olimpico armento, e da l’Eleo da l’armento Pisano,.

Per l’incertezza delle motivazioni, si sono registrati di nuovo alcuni casi che comparivano nel primo elenco di varianti. Altri casi dei sopra elencati sarebbero forse piuttosto da considerare emendamenti di sviste tipografiche, in zone (come il XVII canto) particolarmente ispide di nomi desueti. A volte, poi, è trasparente un primitivo lapsus del Marino, proprio del tipo temuto: laddove, per esempio l’isola di Circe (Eea) s’era indebitamente sostituita alla Ciclade Cea, o quando Caterina de’ Medici veniva data in isposa a Enrico in, o il sole (XIV 407) fatto tramontare a settentrione. Di questo tipo è anche l’aver inizialmente confuse, alla stanza 97 del X canto, le due porte del Sonno, nell’imitazione di un noto passo virgiliano (Aen. VI 893-96):

Situi geminae Somni portae quartini altera fertur Cornea, qua veris facilis datur exitus utnbris,

Altera candenti per feda nitens elephanto,

Sed falsa ad caelum mittunt insomnia inanes:

che in prima istanza il Marino aveva parafrasato:

L’una è di corno, e si disserra allora ch’è nel suo centro la stagion piú tarda, l’altra d’avorio, e s’apre in su l’Aurora.

Per quella a schernir l’uom turba bugiarda d’ingannatrici imagini vien fòra, da questa soglion trar l’anime vaghe visioni del ver spesso presaghe.

Cosicché i falsa insomnia si sarebbero trovati ad uscire dalla « porta cornea ».

A un primo esame del materiale variantistico suesposto, è dato cogliere la compresenza di motivazioni diverse e talora contraddittorie degli interventi. Qua il Marino respinge un vocabolo raro o disusato (I 68, XX 18, 41), lá modifica la lezione per accogliere un neologismo (III 171) o per rifiutarlo (XX 45); ora cerca un bisticcio (I 124), ora lo fugge (VII 106, XIII 261, forse XVI 128), teme ombrosamente l’equi[p. 777 modifica]

voco (XIII 56 a costo di sovvertire svantaggiosamente l’ordine dei tempi; forse XV 168) e mortifica certe impennate parsegli ardite (III 18, VII 90). Aspira in genere, nei particolari, a un che di piú fuso e piú proprio, a una calibratura del lessico e delle figure, a una misura, anche narrativa, meglio tornita. Se la revisione romana, con l’occasione che poteva porgere di una seconda versione dell ’Adone, fosse andata in porto, v’è motivo di congetturare che la mano del poeta avrebbe ambito ad aggiustature sottili, a lacche e trasparenze. La nostra letteratura, non quella barocca soltanto, è piena di simili casi.