Amorosa visione/Capitolo V

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Capitolo V.

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CAPITOLO V.




Come l’autore vede dipinto nella detta sala appiè delle donne, Virgilio, e molti altri poeti, e Dante.


Io dico che dalla sinistra mano
     Di quella donna vidi un’altra gente,
     L’abito della qual non guari strano
Sembrava di color, che primamente
     5Contati abbiam, benchè la vista loro
     Si stenda ver le donne più fervente.
Virgilio mantovan infra costoro
     Conobb’io quivi più ch’altro esaltato,
     Siccome degno per lo suo lavoro:
10Ben mostrava nell’atto che a grato
     Gli eran le sette donne, per le quali
     Sì altamente avea già poetato:
Il ruinar di Troia ed i suoi mali,
     Di Dido, e di Cartagine e d’Enea,
     15Lavorar terre e pascere animali,
Trattar negli atti suoi ancor parea.
     Omero e Orazio quivi dopo lui,
     Ciascun mirando quelle, si sedea.

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A’ quai Lucan seguitava, ne’ cui
     20Atti parea ch’ancora la battaglia
     Di Cesare narrasse, e di colui
Magno Pompeo chiamato, che ’n Tessaglia
     Perdè il campo, e quasi lagrimando
     Mostra che di Pompeo ancor gli caglia.
25Eravi Ovidio, lo quale poetando
     Iscrisse tanti versi per amore,
     Come acquistar si potesse mostrando.
Non guari dopo lui fatt’era onore
     A Giovenal, che ne’ su’ atti ardito
     30A mondar falli ancor facea romore.
Terenzio dopo lui aveva sito
     Non men crucciato, e Panfilo, e Pindáro,
     Ciascun per sè sopra ’l prato fiorito.
E Stazio di Tolosa, ancora caro
     35Quivi pareva avesse l’aver detto
     Del teban male e del suo pianto amaro.
Bell’uom’ tornato d’asino soletto
     Si sedeva Apuleio, cui seguiva
     Varro e Cecilio lieti nell’aspetto.
40Euripide mi par che poi veniva,
     Antifone, Simonide ed Archita,
     Parea dicesser ciò ch’ognun sentiva
Lì di diletto, e di gioconda vita
     Insieme ragionando; e dopo questi
     45Sallustio quasi in sembianza smarrita
Là parea che narrasse de’ molesti
     Congiuramenti che fe’ Catilina
     Contra’ Roman, ch’a lui cacciar fur presti.

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Al qual Vegezio quivi s’avvicina,
     50Claudïano, Persio, ed Agatone,
     E Marziale in vista non meschina.
L’antico e valoroso buon Catone
     Quivi era nel sembiante assai pensoso,
     Tenendo con Antigono sermone.
55E vago ne’ suoi atti di riposo,
     Da una parte mi parve vedere
     Quel Livïo che fu sì copïoso,
Guardando que’ che innanzi a sè sedere
     Tanti vedea, nell’aspetto contento
     60D’avere scritte tante storie vere.
Geloso di cotal contentamento
     Valerio appresso parea che dicesse:
     Breve mostrai il mio intendimento.
Ivi con lor mi parve ch’io vedesse
     65Paolo Orosio stare, e altri assai,
     De’ qua’ non v’era alcun ch’i’ conoscesse.
Allora gli occhi alla donna tornai,
     A cui le sette d’avanti e d’intorno
     Stavano tutte in atti lieti e gai.
70Dentro del coro delle donne adorno,
     In mezzo di quel loco ove faciéno
     Li savii antichi contento soggiorno,
Riguardando vid’io di gioia pieno
     Onorar festeggiando un gran poeta,
     75Tanto che ’l dire alla vista vien meno.
Aveali la gran donna mansueta
     D’alloro una corona in sulla testa
     Posta, e di ciò ciascun’altra era lieta.

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E vedend’io così mirabil festa,
     Per lui raffigurar mi fe’ vicino,
     Fra me dicendo, gran cosa fia questa.
Trattomi così innanzi un pocolino,
     Non conoscendol, la donna mi disse:
     Costui è Dante Alighier Fiorentino,
Il qual con eccellente stil vi scrisse
     Il sommo Ben, le Pene, e la gran Morte:
     Gloria fu delle muse mentre visse,
Nè qui rifiutan d’esser sue consorte.