Amorosa visione/Capitolo XXVIII

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Capitolo XXVIII.

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CAPITOLO XXVIII.




Dove l’autore tratta dello innamoramento di Dido e d’Enea, e come Enea si parte; e nell’ultimo della morte di Dido.


Non so chi sì crudel si fosse stato,
     Che quel ch’io vidi appresso rimirando,
     Di pietà non avesse lagrimato.
Pareva quivi apertamente quando
     5Dido partissi in fuga dal fratello;
     E similmente come edificando
A più poter Cartagine nel bello
     E util sito faceva avanzare,
     E come a ingegno l’abitava quello.
10Ricever quivi Enea, ed onorare
     Lui e’ suoi ancor vi si vedea
     Liberamente: e senza dimorare
Oltre mirando, ancora mi parea
     Vederle in braccio molto stretto Amore,
     15Benchè Ascanio aver vi si credea;
Lo qual baciando spesso, del suo ardore
     Prendea gran quantità occultamente,
     Tuttor tenendol nel segreto core.

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Eravi poi come insiememente
     20Costei con Enea ed altri assai
     A caval giva onorevolmente,
Ripetendo ella in sè quel che giammai
     Più non pareva a lei aver sentito,
     Fuor per Sicheo, siccom’io avvisai:
25Il chiaro viso bello e colorito,
     Mirando Enea con benigno aspetto,
     Tornava bianco spesso e scolorito.
Ma pervenuti quivi ad un boschetto,
     Lasciando i cani a’ cervi paurosi
     30Di dietro, incominciaro il lor diletto:
Altri cornavano, e altri animosi
     Correvan dietro, e gridando faceano
     I can più per lo grido valorosi.
Tutto un gran monte già compreso aveano
     35I cacciatori, e in una valle scura
     Dido ed Enea rimasi pareano.
E sì facendo, fuor d’ogni misura
     Un vento quivi pareva levato,
     Che di nuvoli avea già la pianura
40Chiuso, e il monte ancora; onde tornato
     Pareva il sole indietro, e divenuto
     Oscura notte il dì in ogni lato.
Horribili e gran tuon ciascun sentuto
     Aveva, e’ lampi venivano ardenti,
     45Con piover tal che mai non fu veduto.
Enea e Dido là fuggian correnti
     In una grotta, e la lor compagnia
     Perduta avean, di ciò forse contenti.

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Ivi parea che Dido ad Enea pria
     50Parlasse molte parole amorose,
     Dopo le quali suo disio scovria,
Ove Enea ad ascoltar quelle cose
     Vedeasi, lei abbracciata tenere,
     E quel piacer fornir ch’ella propose.
55Venuti poi a lor reale ostiere,
     E in tal gioia lungo tempo stati,
     L’uno adempiendo dell’altro il piacere;
In quel luogo medesimo cambiati
     Vi si vedeva dell’uno i sembianti,
     60E dell’altro i voleri esser mutati.
Molto affrettando li suoi naviganti
     Enea vi si vedea per mar fuggire,
     Le vele date a’ venti soffïanti:
A cui Dido parea di dietro dire:
     65Oimè, Enea, or che t’aveva io fatto,
     Che fuggendo disii il mio morire?
Non è questo servar tra noi quel patto
     Che tu mi promettesti; or m’è palese
     L’inganno c’hai coperto con falso atto.
70Deh, non fuggir, se l’essermi cortese
     Forse non vogli, vincati pietate
     Almen de’ tuoi; che vedi quante offese
Ognora ti minaccian le salate
     Onde del mar, per lo verno noioso
     75Ch’ora incomincia, e già hanno lasciate
Qualunque leggi nel tempo amoroso
     Sogliono avere i venti, e ciascheduno
     Esce a sua posta e torna furïoso.

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Vedi ch’ad ora ad or ritorna bruno
     80L’aere e nebuloso, e molti tuoni
     E lampi lui percuotono, e nessuno
Impeto surge, e ch’or non s’abbandoni,
     E faccia danno, e tu col tuo figliuolo
     Ora cercate nuove regïoni.
85Posati adunque tu e lo tuo stuolo,
     Lasciami almeno apparare a biasmarmi,
     Immaginando il mio eterno duolo,
E poi, se tu vorrai, potrai lasciarmi.