Avvegna ch'io non aggia più per tempo

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Cino da Pistoia

XIII secolo Indice:The Oxford book of Italian verse.djvu Poesie Duecento Avvegna ch'io non aggia più per tempo Intestazione 27 febbraio 2022 100% Poesie

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A
VVEGNA ch’io non aggia più per tempo

Per voi richiesto Pïetate e Amore
               Per confortar la vostra grave vita,
               Non è ancor sì trapassato il tempo,
               5Che ’l mio sermon non trovi il vostro core
               Piangendo star con l’anima smarrita
               Fra sè dicendo: ‘ Già serai in ciel gita,
               Beata gioia, com’ chiamava il nome! ’
               Lasso! quando e come
               10Vedervi potrò io visibilmente,
               Sì che ancora a presente
               Vi posso fare di conforto aita?
               Dunque m’udite, poi ch’io parlo a posta
               D’Amor, a li sospir ponendo sosta.
          15Noi provamo che ’n questo cieco mondo
               Ciascun si vive in angosciosa noia,
               Chè in ogni avversità ventura ’l tira:
               Beata l’alma che lassa tal pondo
               E va nel ciel ov’è compiuta gioia,
               20Gioioso il cor for di corrotto e d’ira!
               Or dunque di che il vostro cor sospira,
               Che rallegrar si de’ del suo migliore?
               Chè Dio nostro signore
               Volle di lei, come avea l’angel detto,
               25Fare il cielo perfetto:
               Per nova cosa ogni santo la mira,
               Ed ella sta dinanzi a la Salute,
               Ed in ver lei parla ogni Virtute.
          Di che vi stringe ’l cor pianto ed angoscia,
               30Chè dovresti d’amor sopraggioire.

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               Ch’avete in ciel la mente e l’intelletto?
               Li vostri spirti trapassâr da poscia
               Per sua virtù nel ciel; tal è il disire,
               Ch’Amor là su li pinge per diletto.
               35O uomo saggio, perchè sì distretto
               Vi tien così l’affannoso pensiero?
               Per suo onor vi chiero
               Ch’a l’egra mente prendiate conforto,
               Nè aggiate più il cor morto,
               40Nè figura di morte in vostro aspetto:
               Perchè Dio l’aggia locata fra i suoi,
               Ella tutt’ora dimora con voi.
          Conforto, già, conforto l’Amor chiama,
               E Pietà prega: ‘ Per Dio, fate resto ’:
               45Or inchinate a sì dolce preghiera,
               Spogliatevi di questa veste grama.
               Da che voi siete per ragion richiesto;
               Chè l’uomo per dolor more e dispera.
               Com’ voi vedreste poi la bella ciera,
               50Se vi cogliesse morte in disperanza?
               Di sì grave pesanza
               Traete il vostro core omai, per Dio!
               Che non sia così rio
               Ver l’alma vostra, che ancora ispera
               55Vederla in cielo e star nelle sue braccia:
               Dunque di speme confortar vi piaccia.
          Mirate nel piacer, dove dimora
               La vostra donna, ch’è in ciel coronata;
               Ond’è vostra speme in paradiso
               60E tutta santa ormai vostr’innamora,
               Contemplando nel ciel, dov’è locata.
               Lo core vostro, per cui sta diviso,
               Chè pinto tiene in sè beato viso?

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               Secondo ch’era qua giù meraviglia,
               65Così lassù somiglia,
               E tanto più quanto è me’ conosciuta.
               Come fu ricevuta
               Dagli angioli con dolce canto e riso,
               Li spirti vostri rapportato l’hanno,
               70Che spesse volte quel viaggio fanno.
          Ella parla di voi con que’ beati,
               E dice loro: ‘ Mentre che io fui
               Nel mondo, ricevetti onor da lui,
               Laudando me ne’ suoi detti laudati ’:
               75E prega Dio, lor signor verace,
               Che vi conforti, sì come vi piace.