Catullo e Lesbia/Varianti/5. - VII

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Pag. 164.          Laserpiciferis iacet Cyrenis.

Lezione adottata dal Partenio, dallo Scaligero, da Achille Stazio e da Palladio Fusco. Secondo il Vossio, laserpicium è detta la pianta da lac serpicium, o piuttosto da laseris spica. Il Mureto preferisce laserpitiferis, che torna lo stesso, giacchè è volgare, che i Latini scambiarono in alcuni casi, per vezzo di pronunzia, la ti con la c, come fanno ora gl'Inglesi.


Ibidem.                    nec mala fascinare lingua.

In un esemplare, che fu del Commelino, leggesi [p. 239 modifica]maha e non mala; perchè taluno ha sospettato che Catullo avesse scritto maga. Il Vossio osserva: Ego vulgarem malui servare lectionem, quæ, nisi fallor, verior et Catullo dignior; cum altera nescio quid putidum suboleat. Il verso penultimo del carme V:

mi par che renda più certa la nostra lezione, che vien d’altronde rassicurata dal v. 28 dell’egloga VII di Virgilio:

Aut, si ultra placitum laudarit, baccare frontem
Cingite y ne vati noceal mala lingua futuro.