Chi l'ha detto?/Parte prima/10

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Capitolo 10

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§ 10.



Benignità, perdono





Anche in questo paragrafo non sono molte le frasi che mi occorrerà citare. Ricordo il bel verso

173.   Amico, hai vinto: io ti perdon...; perdona.

che sono le parole rivolte da Clorinda trafitta mortalmente al suo feritore Tancredi, e l’oraziano

174.   Hanc veniam petimusque damusque vicissim.1

(Orazio, Arte poetica, v. 11).
e meglio ancora il biblico:

175.   Qui sine peccato est vestrum, primus in illam lapidem mittat.2

ch’è la difesa della donna adultera fatta da Cristo, il quale l’accomiata dicendo:

176.   Vade, et jam amplius noli peccare.3

[p. 47 modifica]Chi ha vissuto, chi ha sofferto, chi ha provato le gioie e le angoscie, le dubbiezze e le tentazioni della vita, è meglio disposto all’indulgenza:

177.   Tout comprendre c’est tout pardonner.4

sentenza di profonda filosofia che è comunemente attribuita alla signora di Staël, la quale più precisamente nella Corinne scrisse: «Tout comprendre rend très-indulgent, et sentir profondément, inspire une grande bonté.» Nella quale sentenza è evidente la reminiscenza di quella:

178.   Non flere, non indignari, sed intelligere.5

che è la massima direttiva della filosofia di Benedetto Spinoza e si afferma trovarsi in tale forma nel Brevis tractatus de Deo, de homine et de salute, il quale è come un’ampia introduzione all’Ethica e all’altra opera Cogitata metaphysica. Ma del Breve trattato su Dio, l’uomo e la beatitudine di Benedetto Spinoza il testo latino è perduto, e non ci resta che la versione in olandese in due manoscritti della Reale Bibl. dell’Aja, la quale è stata stampata nelle Ben. de Spinoza Opera quotquot reperta sunt. Recognoverunt J. Van Vloten et J. P. N. Land (Editio altera, tom. III, Hagae Com., Nijhoff, 1895). Di questo stesso trattato esiste una versione francese: Dieu, l’homme et la beatitude, trad. pour la première fois en français par Paul Janet. Paris, 1878. Io non vi ho trovato la sentenza citata, benché il concetto risulti in più luoghi e specialmente dal cap. VI della 2ª parte, Dell’odio. Si aggiunga che lo stesso Spinoza nel Tractatus politicus (1677), cap. I, § 4, scrisse qualcosa di molto simile: Sedulo curavi, humanas actiones non ridere, non lugere, neque detestari, sed intelligere. Si tenga pure a raffronto la frase di Plauto:

179.   Humanum amare est, humanum autem ignoscere est.6

(Mercator, a. II, sc. 2, v. 48).

[p. 48 modifica]Un bell’esempio di benignità è quello espresso nella frase:

180.   Le roi de France ne venge pas les injures du duc d’Orléans.7

che fu detto (secondo che narra la cronaca di Humbert Velay) da Luigi XII re di Francia ai deputati della città di Orléans, la quale, dopo avere avuto torti non lievi verso il suo duca, appena questi ebbe cinto la corona, mandò in fretta degli oratori a rendergli obbedienza. Luigi XII gli ascoltò con benevolenza, e quindi disse loro qu’il ne serait decent et à honneur à un roi de France de venger les querelles d’un duc d’Orléans. Ma innanzi di lui Filippo, conte di Bresse e poi duca di Savoia nel 1464, già detto Filippo Senza-terra, aveva detto che: Il serait honteux au duc de venger les injures faites au comte; e nella stessa nobile famiglia, quasi quattro secoli più tardi, il Re Galantuomo, che da semplice principe aveva avuto assai a dolersi dello zelo indiscreto e della pedanteria di un ufficiale superiore incaricato da Carlo Alberto di invigilare sulla condotta del figlio, quando quest’ufficiale dopo Novara dette le sue dimissioni e si allontanò da corte, lo fe’ chiamare, e con molta affabilità gli disse che il Re di Piemonte aveva dimenticato i torti di lui verso il Duca di Savoia, che riconosceva in lui un antico e devoto servitore della dinastia, e quindi lo pregava di riprendere il suo servizio.

181.   Vellem nescire literas.8

sarebbero le parole dette da Nerone quando, nei primi tempi del suo regno, gli fu portata a sottoscrivere una sentenza di morte, secondo che narra L. Anneo Seneca nel trattato De clementia, lib. 2, cap. 1.

Altro bell’esempio di perdono è ricordato nella sentenza evangelica:

182.   Remittuntur ei peccata multa, quoniam dilexit multum.9

[p. 49 modifica]che sono le parole di Gesù Cristo alla Maddalena, cui sono pure rivolte queste che si trovano nel versetto 50, e con le quali l’accomiata:

183.   Fides tua te salvam fecit: vade in pace.10

Si possono pure includere in questo paragrafo le due frasi del Metastasio, tolte ambedue dalla Didone abbandonata:

184.                               A’ giusti prieghi
Di tanto intercessor nulla si nieghi.

(Atto II, sc. 4).
ed:

185.     È pietà con Didone esser crudele.

(Atto II, sc. 11).

Note

  1. 174.   Questo perdono ci chiediamo e ci concediamo a vicenda.
  2. 175.   Chi di voi è senza peccato, getti su di lei la prima pietra.
  3. 176.   Va’, e non peccare mai più.
  4. 177.   Comprendere tutto vuol dire perdonare tutto.
  5. 178.   Non piangere, non adirarsi, ma comprendere.
  6. 179.   Umana cosa è l’amore, ed è anche umano il perdono.
  7. 180.   Il re di Francia non si vendica delle ingiurie fatte al duca d’Orléans.
  8. 181.   Vorrei non sapere scrivere.
  9. 182.   Molti peccati le sono perdonati, perchè amò molto.
  10. 183.   La tua fede ti ha salvato: va in pace.