Chi l'ha detto?/Parte prima/11

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Capitolo 11

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§ 11.



Buona e mala fama. Onori e lodi





Che cosa sia la fama, ci disse Dante:

186.   Non è il mondan romore altro ch’un fiato
Di vento, ch’or vien quinci ed or vien quindi,
E muta nome, perchè muta lato.

Ma più indulgente alla fama terrena fu l’ignoto che primo disse:

187.   Vox populi, vox Dei.1

ispirandosi probabilmente nella forma a quel versetto biblico: «Vox populi de civitate, vox de templo, vox Domini reddentis [p. 50 modifica]retributionem inimicis suis» (Isaia, cap. LXVI, v. 6); ma nel concetto a due versi di Omero (Odissea, lib. III, v. 214-215), o meglio a due di Esiodo (Opere e giorni, ed. Flach, v. 761-762):
Φήμη δ’οὒτις πάμπαν ἀπόλλυται, ἥντινα πολλοὶ
λαοὶ φεμίζουσι· Θεός νύ τίς καὶ αὺτή.

cioè: «Fama vero nulla omnino perit, quam quidem multi populi divulgant: Dea sane quædam est et ipsa.» Questi versi divennero popolari in Grecia, poichè li troviamo più volte citati negli scrittori classici. Quanto alla sentenza Vox populi, vox Dei, la sua origine è anteriore al secolo VIII, poichè già Alcuino nel Capitulare admonitionis ad Carolum, § IX (nei Miscellanea del Baluzio, to. I, pag. 376, Paris, 1678) ricorda a Carlo Magno: «Nec audiendi qui solent dicere Vox populi, vox Dei, cum tumultuositas vulgi semper insaniæ proxima sit.»

La memoria delle buone gesta, dei gloriosi fatti vince la morte, come simboleggiò il Petrarca nel Trionfo della Fama, e specialmente restano a serbare il ricordo dei valorosi uomini le opere da essi fatte nei campi dell’arte, delle scienze, delle lettere. Per cui ben poteva dire

188.                  Non omnis moriar.2

il poeta che nell’ode medesima, conscio del valore dell’opera sua, aveva detto di sè:

189.        Exegi monumentum aere perennius.3

Giustamente di costoro può ripetersi quel che del Romagnosi scrisse il Giusti in quella sua fiera satira, La terra dei morti (str. 6):

190.                  Difatto, dopo morto
             È più vivo di prima.

[p. 51 modifica]Questa è dunque la via sicura di eternare il proprio nome:

191.                   Sic itur ad astra.4

(cfr. Seneca, Epist. 41, 11 e 73, 15); ma chi vuole sia resa giustizia a sè e al suo lavoro, non l’aspetti, in generale, sè vivente: invece

192.                                 ....A’ generosi
Giusta di glorie dispensiera è morte

(Foscolo, Sepolcri, v. 220-221).
benché non sempre giusta, poiché talora le ire e le invidie dei contemporanei durano oltre il sepolcro, e

193.                                          ....Obblio
Preme chi troppo all’età propria increbbe.

Nè si confonda la gloria con la popolarità, sì facile ad acquistarsi da chi lusinga le passioni o i gusti della maggioranza:

194.   La popularité, c’est la gloire en gros sous.5

(Victor Hugo, Ruy Blas, a. III, sc. 5).

Pensava giustamente Axel di Oxenstierna, il più illustre uomo di Stato che vanti la Svezia, che

195.        Melius est clarum fieri quam nasci.6

ed all’incontro la eternità dell’infamia che resta a punizione dei vizi dei grandi, è mirabilmente espressa in quei versi dell’abate Delille nel Dithyrambe sur l’immortalité de l’âme, scritto, come è noto, per desiderio di Robespierre:

196.   (Lâches oppresseurs de la Terre,) Tremblez, vous êtes immortels.7

[p. 52 modifica]Le parole

197.         Ich bin besser als mein Ruf.8

sono di Schiller (Maria Stuart, a. III, sc. 4) il quale le finge dette dalla infelice regina di Scozia: il Poeta si è evidentemente ispirato ad Ovidio che pure disse:

198.               Ipsa sua melior fama....9

(Epistolae ex Ponto, lib. I, ep. 2. v. 143).
mentre è di Virgilio il

199.               Fama super aethera notus.10

e di Lucano lo

200.         ....Stat magni nominis umbra.11

che riporta alla memoria il

201.   Tanto nomini nullum par elogium.12

inciso nel monumento eretto a Niccolò Machiavelli nel 1787 per pubblica sottoscrizione in Santa Croce, il Pantheon delle glorie italiane. Lo scolpì Innocenzo Spinazzi, artista non privo di merito per quei tempi di decadenza, ed il dottor Ferroni vi pose la iscrizione:

TANTO NOMINI NVLLVM PAR ELOGIVM
NICOLAVS MACHIAVELLI
OBIIT ANNO A P.V. MDXXVII.

Di questa iscrizione così parla Oreste Tommasini nell’opera: La vita e gli scritti di Niccolò Machiavelli nella loro relazione col Machiavellismo (Torino, 1881), vol. I, pag. 6, in n.: «Un cruscante, il Colombo, ebbe a scrivere: “Se non può esservi elogio proporzionato al merito d’un grande uomo, è dunque inutile il farlo, [p. 53 modifica]e tutto il genere esornativo sarà riserbato ai mediocri. Che assurdo!”» — Tuttavia l’epigrafe, quando s’abbia riguardo che par fatta per vendicare Niccolò dall’onta del machiavellismo, si troverà gonfia ma non sproporzionata. Nè la è aliena dal sapore rettorico del secolo decimosesto. In San Marco a Firenze, sulla tomba di Giovanni Pico della Mirandola si legge:

Iohannes jacet hic Mirandula; cætera norunt
Et Tagus et Ganges: forsan et Antipodes.

E il Pontano, nell’elegia in morte del Marullo:

Nil praeter nomen tumulo.

E finalmente nel monumento eretto in Roma nel convento de’ Santi Apostoli a Michelangelo Buonarroti, in memoria del breve tempo che la salma di quel grande fu quivi ospitata: Michæl Angelus | Bonarrotius | sculptor pictor architector | maxima artificum frequentia | in hac basilica SS. XII. Apost. F. M. C. | XI. Cal. Mart. A. MDLXIV elatus est | clam inde Florentiam translatus | et in templo S. Crucis eorumd. F. | V. Id. Mart. ejusd. A. conditus | tanto nomini | nullum par elogium. Sotto la statua di Marcello Virgilio in Firenze nella chiesa de’ Francescani al Monte:

....hanc statuam pius
Erexit haeres, nescius
Famæ futurum, et gloriæ.
Aut nomen, aut nihil satis.


E nell’epitaffio che Filippo Strozzi compose per sè stesso, nel caso fosse morto e seppellito in patria, si licebit hoc tempore, leggevasi: «Philippo Strozzae. Satis hoc, cætera norunt omnes.»

202.                 Alone with his glory.13

È in un verso in The Burial of Sir John Moore, ballata di Ch. Wolfe, ed è pur questa frase altamente superba. Più modesta, ma dignitosa sempre, è l’altra: [p. 54 modifica]

203.                           ....Je n’ai mérité
Ni cet excès d’honneur, ni cette indignité.14

(Racine, Britannicus, a. II, sc. 3).

I due versi della Divina Commedia

204.    ....Se le mie parole esser den seme
Che frutti infamia al traditor ch’io rodo.

bene si ripetono ad esprimere il disdoro che circonda il tristo, oggetto delle contumelie e del biasimo di ognuno; mentre a chi gode i frutti della buona riputazione può applicarsi l’altro verso:

205.           Assai lo loda e più lo loderebbe.

come il mondo farebbe di Romeo di Villanova; ovvero i versi tasseschi

206.    ....Mostra a dito ed onorata andresti
Fra le madri latine e fra le spose
Là nella bella Italia....

tolti dal soliloquio amoroso di Erminia, che sogna le sue nozze con l’amato Tancredi: che ricordano i versi del satirico latino:

207.   ....Pulchrum est digito monstrari et dicier: hic est.15

o meglio il:

208.   Laudari a laudato viro.16

parole di Ettore che in un frammento di Nevio, antico poeta romano, conservatoci nelle Epist. ad Famil. di Cicerone (lib. V, ep. 12, 7 e lib. XV, ep. 6, 1) dice di sè medesimo: Lætus sum laudari me, abs te, pater, a laudato viro.

Note

  1. 187.   Voce di popolo, voce di Dio.
  2. 188.   Non tutto morrò.
  3. 189.   Alzai un monumento più durevole del bronzo.
  4. 191.   Così si sale alle stelle.
  5. 194.   La popolarità è la gloria in soldoni.
  6. 195.   È meglio diventare che nascere illustre.
  7. 196.   Vili oppressori della terra, tremate, voi siete immortali.
  8. 197.   Io sono migliore della mia fama.
  9. 198.   Migliore della sua stessa fama.
  10. 199.   Noto per fama fino alle stelle.
  11. 200.   Resta l’ombra del gran nome
  12. 201.   A tanto nome, nessun elogio adeguato.
  13. 202.   Solo con la sua gloria.
  14. 203.   Non ho meritato nè un onore così grande nè tanta ingiuria.
  15. 207.   È bello l’essere mostrato a dito e sentirsi dire: È quello.
  16. 208.   Ricevere lode da un uomo lodato.