Compendio del trattato teorico e pratico sopra la coltivazione della vite/Parte III/V

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Parte III - Capitolo V

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CAPITOLO V.


Modi di conoscere la spiritosità dell'acqua-vite coll’areometro.


Malgrado l’opinione generalmente ricevuta, che l’areometro sia stato inventato dalla bella e dotta Hypathia, figlia di Theone, che il popolo di Alessandria fece perire in modo inumano l’anno 415 di G. C., noi siamo debitori al sig. Salverte della prova all’incontro, richiamandoci un passaggio del poema, De ponderibus et mensuris, che contiene una descrizione esatta, e precisa dell’areometro. Quest’opera del grammatico Rhennius-Fannius Palaemon, che viveva sotto Tiberio, precede di tre secoli la nascita della celebre Hypathia, cui Synesius Cyrennée ebbe torto di attribuire l’invenzione di questo strumento.

L’areometro serve a valutare i gradi di forza dell’acqua-vite, ed a far conoscere le porzioni di [p. 180 modifica]acqua, e di flemma, che sono riunite colle parti spiritose. La sua forma ordinaria è quella di una bolla, all’estremità inferiore della quale se ne trova un’ altra meno grossa, rotonda, o conica, nella quale si mette del mercurio per tenere questo istrumento in situazione verticale; la parte superiore della bolla grossa termina con un tubo di sei otto pollici di lunghezza, e del diametro di due linee.

Nel 1773 la società reale di Montpellier propose per soggetto di prezzo, di determinare con un mezzo sicuro e semplice i diversi gradi di spiritosità dell’acqua-vite, e dello spirito di vino del commercio. La memoria del sig. Borie fu coronata, e il suo areometro, sebbene assai ingegnoso e preciso, non sarà mai generalmente adottato, perchè costa troppo caro: egli è di argento, e si vende sessantadue franchi. Le variazioni di temperatura portando una differenza nella densità dei liquidi, il sig. Assier-Perica à immaginato di aggiungere un piccolo termometro, che serve a riconoscere i diversi stati. Il suo strumento immerso nell’acqua, vicina a gelarsi, indicherà undici gradi, o un grado sopra il primo segno, che gli dà l’acqua stillata. Posto in seguito nell’acqua bollente, indicherà quindici gradi: così tutte le volte, che nell’inverno, o nella estate si vorrà giudicare perfettamente della qualità di un’acqua-vite, bisognerà riscaldarlo un poco per l’ inverno, e situarlo in luogo fresco l’estate, e ricondurlo sempre al segno costante dei dieci gradi del termometro 1.

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Note

  1. Quelli che vorranno procurarsi a buonissimo prezzo degli eccellenti areometri s’indrizzeranno al sig. Assier-Perica, V. Bettaly strada de Prétres-Saint-Germain-l’Auxerrois, n. 3 (à Paris ), dove troveranno un sortimento di questo genere, e di tutti gli oggetti di vetro, consacrati alla fisica ed alla chimica. — L’aut. Varj sono gli areometri, che si conoscono in chimica. Quello descritto dal nostro A. è noto massimamente sotto il nome di Pesa liquori del sig. Beaumé; gli altri sono di Fahrenheit, di Brisson, di Homberg, e l’ultimo che si conosca di Ciarci. Il celebre Morveau antepone ad ogni altro per esattezza quello di Fahrenheit. L’uso di questo strumento è fondato sull’immersione de corpi specificamente più leggeri. Siccome qui il prelodato nostro A. si trasanda sulla maniera di servirsene, piacemi trascrivere a benefizio degli stillatori, e commercianti di acqua-vite un pezzo del mio dotto amico ab. Moratelli, che brevemente la indica. «S’immerge l’istrumento nei liquidi, che si vogliono paragonare: non vi si profonda interamente, perchè si suppone più leggero di un volume eguale al suo: ma s’immergerà tanto più profondamente, quanto è più leggero il fluido, ed al contrario vi s’immergerà tanto meno profondamente, quanto più il fluido à di densità. Se dunque si vedrà l’areometro ad immergersi meno nell’acqua, che nell’ alcool, si dirà che l’acqua sotto un dato volume è più densa dell’alcool. (Lezioni di fisica moderna. §. 1765.)» Lo spirito di vino avrà dunque meno acqua, e meno flemma, quanto più l’areometro si approfonderà in esso, e viceversa. Il celebre Cadet de Vaux coi principj del pesa liquori a inventato il Gleucometro per misurare il mosto. Immergendolo in esso si conosce quanta materia zuccherina manchi per ottenere un buon vino. Due grossi di zucchero, riferisce il C. F. Re (Elementi di agricoltura T. III. p. 73 Ed. terza. ) per ogni pinta di mosto fanno alzare un grado il gleucometro. — Interessano a questo proposito le osservazioni dell’ab. Angelo Bellani sull’uso del gleucometro, enometro, e galactometro inserite nel t. VIII della Biblioteca di Campagna, che il sig. G. B. Gagliardo stampa a Milano per associazione. — Il trad.