Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro decimo – Cap. VI

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Libro decimo – Cap. VI

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De lo uso de le acque, quali sieno più sane, et migliori, et cosi quali sieno più cattive.

cap. vi.


TRovate le acque, io vorrei che elle non si accommodassino a caso a bisogni de gli huomini. Ma desiderandosi per le Città gran copia di acqua non tanto perche e’ ne possino gli habitanti bere; ma perche e’ possino lavarsi ancora, et perche elle sopperischino abbondantissimamente agli orti, a coiai, a purgatori, alle fogne, et accioche con esse si possa riparare in un subito [p. 257 modifica]alli impeti delle arsioni; nondimeno si ha da eleggerne una, che sia ottima, che serva per berne; l’altre di poi accommodinsi in quei modi secondo ch’elle giovano più a ciascun bisogno. Teofrasto diceva che quanto l’acqua era più fredda, tanto era migliore alle piante, et che la fangosa, et torbidiccia, quella massimo, che scorre da terreno fertile, rende il terreno più gagliardo. I cavagli non si dilettano di acque purissime, et ingrossano per le acque, che tenghino di mustio, et tiepide. I purgatori stimano assai le acque crudissime. Truovo che i Fisici dicono che la necessità de le acque per mantenere la vita, et la sanità de gli huomini, è di due sorti; una che estingua la sete, et l’altra che come carro porti i nutrimenti nelle vene de cibi che saranno con essa cotti, acciò purificato quivi, et cotto il sugo di quelli, lo applichi alle membra. Et dicono che la sete è un certo desiderio, che si ha principalmente de lo humore freddo; et pensino che le acque fredde, et massimo dopo cena, a quelli che sono sani, ingagliardischino lo stomaco, ma quelle che sono alquanto troppo fredde a quei che si sentano ancor bene, induchino stupore, percuotino spesso le intestine, scuotino i nervi, et con la crudezza loro spenghino quella virtù, che cuoce il cibo nello stomaco. Il Fiume Oxo per esser sempre torbido, perciò non è sano a berne. Gli habitatori di Roma si per la spessa mutatione dell’aria, si per i vapori notturni del fiume, si ancora per i venti, che vi traggono dopo mezo dì, sono occupati da gravi febbri. Perciocche questi venti nella estate su la nona hora del giorno, nella quale i corpi sentono il gran caldo, tirano freddi, et fanno ostupefationi nelle vene. Ma al parer mio et le febbri, et la maggior parte di tutte le infermità cattive, in gran parte nascono da le acque del Tevere, beute da la maggior parte sempre quasi torbidiccie. Nè sia fuor di proposito, che i Medici antichi nel curare le febbri Romanesche, ne comandano che noi usiamo lo aceto squillitico, et gli incisivi. Torno a proposito. Andiamo investigando una acqua, che sia ottima. Celso Fisico disse questo delle acque, che la piovana era leggerissima, nel secondo luogo poi era quella de le Fontane, nel terzo quella de’ Fiumi, nel quarto quella de’ pozzi, nel quinto et ultimo luogo, quella che si liquefaceva o de la neve, o del diaccio. Più grave di nessuna di queste era quella del lago, et la pessima sopra tutte l’altre quella de le paludi. La Città di Mazzara sotto il Monte Argo abonda di buone acque, ma perche la state elle non hanno dove scorrere, diventano mal sane, et pestifere. Tutti questi, che sanno, sono di questo parere, che e’ dicono che l’acqua di sua natura è un corpo non mescolato, et semplice, che ha in se et frigidità, et humidità. Diremo adunque esser ottima quella che non sia punto aliena, et depravata da la natura di se stessa. Perilche se ella non sarà purissima, et netta da ogni mestione, et da ogni sapore, et da ogni difetto d’odore, senza dubbio ella nocerà molto alla salute, faccendo ostupefationi come e’ dicono, per i pori intrinsechi de li intestini, riempiendo o ristucando le vene, et riserrando, et suffocando gli spiriti, ministri de la vita. Et di quì aviene che e’ dicono che la pioggia quando ella è minuta di vapori sottilissimi, è la migliore che sia di tutte, pur che ella non habbia quel difetto che serbata, facilmente si corrompa, et puzzi, et diventata più grassa induca durezze ne corpi. Hanno detto alcuni che questo aviene perche elle sono attinte da nugoli di troppo varie et diverse mescolanze d’acque insieme, non altrimenti che interviene del Mare, nel quale sbocca, et si aduna ogni sorte di acque, et che e’ non è cosa nessuna più atta, nè più pronta a potersi presto corrompere, che uno confuso mescuglio di cose dissimili: il sugo di molte uve, messo confusamente insieme, non dura mai troppo. Appresso gli Hebrei era una legge antica, che nessuno poteva seminare semi alcuni, se non simplici, et scelti, giudicando, che la natura aborrisse del tutto il mescuglio de le cose dissimili. Ma coloro, che seguitano Aristotile, i quali pensano, che i vapori levatisi di terra, saliti in quella parte dell’aria, che è fredda, per il freddo principalmente si [p. 258 modifica]serrino insieme, come nugoli, et dipoi si risolvano in gocciole, la intendono altrimenti. Diceva Teofrasto che i frutti coltivati, et domestici cadevano più presto in infermità, che i salvatichi: Et che questi essendo rigidi, et di durezza non domata, resistono più gagliardamente alle impressioni che gli vengono di fuori, et quelli altri per la loro tenerezza non sono gagliardi a poter resistere per esser domati, secondo il voler tuo con la tua disciplina. Et cosi simili malattie si inducono nelle acque: quanto più l’harai a tenere (per usar il detto suo) tanto più saranno atte ad alterarsi, et di qui dicono che accade che l’acque cotte, et mitigate dal fuoco, si freddono prestissimamente, et prestissimamente di nuovo si riscaldano. Ma de la pioggia sia detto a bastanza. Dopo queste ciascuno loda le fontane, ma coloro, che antepongono i fiumi alle fontane, dicono cosi: Che diren noi, che il fiume sia altro, se non una esuberantia, et un concorso di più fonti congiunti insieme, maturato dal Sole, et da venti, et dal moto? Dicono ancora che il pozzo è una fonte, ma profonda. Et se noi non neghiamo, che i raggi del Sole giovino in parte all’acque; quale di queste fonti sia la più cruda si vede manifesto, se già noi non acconsentiamo che nelle viscere de la terra sia uno spirito di fuoco, dal quale le acque sotto terra sieno cotte. Le acque de pozzi, dice Aristotile, che la state dopo mezo dì diventano tiepide. Sono alcuni, che affermano che le acque de pozzi nella state non sono fredde, ma che le ci paiono a comparatione de la caldezza dell’aria. Ma per il contrario si puo vedere la antiquata oppenione di molti, che l’acqua subito attinta non appanna il vetro, nel quale ella si mette, se quel vetro sarà pulito, et non unto; Ma essendo infra primi principii, da i quali tutte le cose hanno lo essere secondo il parere massimo de Pittagorici, due le cose mastie, il calore, et il freddo, et la natura, et forza del calore sia il penetrare, il risolvere, il rompere, il tirare à se, et succiarsi ogni humore: Et la natura del freddo sia serrare, ristrignere, et indurire, et confermare: Da l’uno, et da l’altro nondimeno, in qualche parte, et massimo nelle acque, nasce quasi il medesimo effetto, se ei saranno immoderati, o più assidui che il bisogno; percioche l’uno et l’altro inducono uguali consumamenti de le parti sottilissime. Onde ne diventano per la aridità adulte. Et di qui interviene, che noi diciamo, che i frutti sono diventati abruciati per i gran caldi, et per i gran freddi ancora. Et questo perche noi veggiamo che consumate, et spente le parti più tenere dal gelo, et da il Sole, i legnami diventano più scabrosi, et più abruciati. Si che per le medesime ragioni le acque per i Soli diventano viscose, et per il freddo cenerognole. Ma infra le acque lodate ci è ancora un’altra differentia. Percioche egli importa molto in che stagione dello anno, in che hora del giorno, quai pioggie, et tirando quai venti tu raccoglierai le acque piovane, et in che luogo ancora tu le riporrai, et quanto tempo tu ve l’abbia tenute. Pensano che le acque piovane dopo il cuore de lo inverno venghino più gravi di Cielo. Le raccolte nella invernata, dicono che sono più dolci, che quelle, che sono raccolte nella state. Le prime pioggie dopo i dì Caniculari sono amare, et pestifere, percioche elle si corrompono mediante il mescuglio del terreno adulto, et dicono che la terra percio è amara, perch’ella è fatta adulta da gli ardori del Sole. Et di quì nasce ch’e’ dicono ch’egli è migliore quella che si piglia da tetti, che quella che si piglia dal terreno, et di quella che si piglia da tetti, pensano che la più sana sia quella, che si piglia dopo che i tetti son lavati da la prima pioggia. I Medici, che scrissono in lingua Cartaginese, dicono questo: La pioggia, che cade la state, et massimo tonando, non è pura, et è, per la salsedine nociva. Teofrasto pensa che le pioggie di notte sieno migliori che quelle di giorno. Et di queste pensano che sia più sana quella, che cade tirando Aquilone. Columella pensa che la acqua piovana non sia cattiva s’ella si conduce per doccioni in cisterna coperta, percioch’ella facilmente allo scoperto, et à Soli si [p. 259 modifica]corrompe, et serbata in vaso di legno si guasta presto. Le acque de le fontane ancora sono infra loro differenti: de le quali Hippocrate pensava che quelle che nascevano alle radici de colli, fussino le migliori. Ma de le fontane gli Antichi dicevan questo: infra le fontane lodavano primieramente quella, che fusse volta à Settentrione, o che guardassi verso il levare del Sole, nello Equinottio; et tenevano che la più cattiva fussi quella, che fusse a mezo giorno: Et le più vicine alle migliori, quelle che sono a Levante d’inverno; et non biasimano però anco del tutto quelle, che sono ad Occidente, il qual luogo suole essere molto humido di molta rugiada, et leggieri, che ne suol prestare acque suavissime; perche la rugiada non casca se non in luoghi quieti, puri, et di aria temperata. Teofrasto pensa che l’acqua pigli del sapore del terreno, non altrimenti che interviene del sugo de frutti, de le viti, et de li alberi, i quali tutti, sanno di quel terreno dal quale pigliano l’humore, et di tutte quelle cose, che si congiungono con le loro radici. Gli Antichi dissono che egli era tante sorti di vini, quante eran le sorti de terreni, dove si piantavano le vigne. I vini di Padova (diceva Plinio) sanno di Saliconi, a quali eglino maritano le viti. Catone insegna dove si medicano le viti con lo elleboro, herba per muovere il corpo senza pericolo, gittando fascetti di questa herba alle barbe de le viti quando elle si scalzano. Et di quì nasce, che e’ pensano, che quelle acque, che escono dal sasso vivo, sieno migliori che quelle, che escono dal fangoso. Ma pensano che quella sia di tutte le altre migliore, la quale nasce di quel terreno del quale se tu ne metterai in un catino mescolato con acqua per farne loto, subito che tu resterai di rimenarlo, ei se ne vadia al fondo, et lasci l’acqua di colore, di sapore, et di odore purissimo. Per la medesima ragione pensava Columella che le acque, che si rivoltavano per i precipitii sassosi, fussino ottime, perche elle non si guastano per i mescolamenti che di fuori gli venghino. Ma non ogni acqua, che corra infra sassi, è tale, che io la lodi assai, percioche se ella corresse per un letto profondo, che havesse le ripe molto ombrose, et affonde, ella diventeria cruda, et se ella correrà per un letto troppo aperto, allora facilmente consento da Aristotile, percioche per lo ardore del Sole consumatesi le parti più sottili, diventa più grassa. Gli Scrittori preferiscono a tutti gli altri fiumi il Nilo, per queste cagioni; prima perche egli hà molto gran corso, et perchè e’ fende terreni purissimi, non difettosi d’alcuno vitio di putredine, o vitiati da la contagione di nocivo secco, et perche e’ corre à Settentrione, et perche il letto suo, è sempre pieno d’acque, et purgate: Et non si può negare che le acque, che hanno più lungo corso, et più tardo, non sieno manco crude, et non sieno per la fiacchezza più estenuate, et però diventano ben purgate, lasciata la soma de le brutture nel lungo corso. Oltra questo convennero ancora tutti gli Antichi in questo, che le acque non solamente son tali, quali sono i terreni, come poco fà dicevamo, nel qual luogo elle si mantengono come in grembo di lor madre, ma diventano ancor tali, quali sono i terreni per i quali elle correndo passano; et quali sono i sughi de le herbe, che elle lavano, non solamente perche nello scorrere esse le vadino leccando; quanto per questo conto massimo, che la pestifera herba mescolerà in esse i sudori di quello pestifero terreno, nel quale ella è cresciuta. Di quì avviene che e’ dicono che le cattive herbe ne danno acque mal sane. Sentirai alcuna volta la pioggia che puzzerà, et forse sarà amara. Et questo dicono che avviene da la infettione di quel luogo, donde quel sudore primieramente svaporò fuori del terreno. Et dicon che il sugo del terreno, dove egli è di natura smaltito et maturo, produce le cose dolci, et per il contrario dove egli è indigesto, produce et fà tutte le cose amare alle quali si applica. Quelle acque, che corrono verso Settentrione, dirai forse che sieno più commode, perche elle saranno più fredde, percioche le fuggono velocemente i raggi del Sole, et da lui son più tosto visitate, che abbruciate; per il contrario son quelle, che corrono [p. 260 modifica]verso Austro, percio ch’elle si gettano da per loro quasi nelle fiamme. Aristotile diceva che il spirito focoso, che da la natura è mescolato ne corpi, era ributtato dal vento Borea, essendo esso freddo, et si riserrava dentro, accio non se ne andasse in fumo, per il che le acque ne diventano più cotte. Et è manifesto che questo stesso spirito si disgrega, et si disunisce da lo ardore del Sole. Servio con la autorità di quei che sanno diceva che i pozzi, et i fonti de le acque sotto i tetti non mandano fuori vapori, et questo avviene perche quello alito sottile uscito del pozzo non può fendere, ne penetrare, ne rimuovere quella aria raccozzata insieme et grossa, che si è adunata infra il muro et il tetto. Ma esposto al Cielo scoperto, et libero, penetra più facilmente, et quasi vapore si risolve, et si purga. Et di quì avviene che e’ lodano il pozzo, che stà allo scoperto molto più che quello, che è al coperto. Nelle altre cose si desiderano quasi tutte quelle cose ne pozzi che si ricercano nelle fontane. Percioche il pozzo, et la fontana sono quasi congiunti di affinità insieme, ne sono in cosa alcuna differenti, salvo che nel moto del correre dell’acqua, anchor che si trovino molti pozzi ne quali vi corre, et si muove grossa vena. Et affermano che quelle acque, che durano assai, bisogna che habbino moto. Ogni sorte d’acqua, che non si muova, sia ove si voglia, è inferma: che se e’ si attignerà di un pozzo continovamente di molta acqua, sarà certamente quello tornato et diventato come una bassa fontana. Et per il contrario se essa fontana non traboccherà, ma starà ferma et quieta, sarà questo certo un pozzo poco profondo, più tosto che una fontana. Sono alcuni, che pensano che e’ non si truovino acque alcune che sieno continove et eterne, le quali non si muovino di moto simile quasi al corso d’un fiume, et di uno torrente: Il che certamente credo. Appresso à Iurisconsulti si fa differentia infra il lago et lo stagno; che il lago hà le acque continove, et lo stagno le hà per a tempo et ragunate ne lo Inverno. Il lago è di tre sorti; uno, che stà fermo per dirlo cosi, che contento de le acque sue stà sempre à un modo, ne sbocca mai in alcun luogo; l’altro che come padre di un fiume sbocca in alcun luogo; et l’ultimo è quello, che riceve le acque d’altronde, et quelle, che gli avanzano ancora le manda via a guisa di fiume. La prima sorte di si fatto lago è simile ad uno stagno. Il secondo è somigliantissimo ad una fontana: il terzo se io non m’inganno, è un fiume allargatosi in quel luogo. Si che non si hanno à ridire quelle cose che noi dicemmo de fonti, et de fiumi. Aggiugnecisi questo che tutte le acque coperte per la ombra sono più fredde, et più chiare, ma sono piu crude, che quelle, che sono battute da Soli, et per il contrario le acque cotte dal molto Sole sono salse et viscose: lo esser fonde giova a l’una sorte, et all’altra, perche a queste per la profondità si leva via lo esser troppo calde, et a quelle si ripara senza incommodità che non diaccino. Ultimamente non giudicano che lo stagno sia però da esser totalmente biasimato. Percioche dove nascono le anguille, pensano che le acque non vi sieno però cattive del tutto: più di tutte l’altre acque di stagno dicon quella esser cattiva, che genera le mignatte, et quella, che stà ferma come se vi fusse sopra disteso un panno, che offenda per il puzzo il naso, che harà colore nero et livido, et che in un vaso si manterrà grossa gran tempo, et che diventi viscosa et grave per molto muschio, et quella, con la quale se ti laverai le mani, tardi si rasciughi. Ma per fare un sunto di quelle cose, che si son dette de le acque, e’ bisogna che l’acqua sia leggierissima, limpida, sottile, et trasparente. A queste cose si hanno ancora ad arrogere quelle, che noi toccammo leggiermente nel primo libro. Oltre a queste cose farà a proposito se tu vedrai che le pecore, che ne habbino beuto parecchi mesi, et lavatesi più volte in quella acqua, che noi dicemmo, che era miglior dell’altre, stieno bene del corpo et de la sanità loro per tutto; et che le stien bene et sieno sane, lo conoscerai da la qualità de fegati. Percioche e’ dicono che tutto quello, che nuoce, nuoce in tempo, et [p. 261 modifica]non è gran fatto che quelle cose, che si sentono più tardi, possino nuocere più gravemente.