Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro secondo – Cap. IV

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Libro secondo – Cap. IV

../Libro secondo – Cap. III ../Libro secondo – Cap. V IncludiIntestazione 13 novembre 2015 75% Da definire

Della architettura - Libro secondo – Cap. III Della architettura - Libro secondo – Cap. V
[p. 31 modifica]

Che cose si habbino a provedere per l’edificio. Quai Maestri si habbino a eleggere, et in che tempo, secondo il parere delli Antichi, si debbino tagliare i legnami.

cap. iv.


LE cose, che si hanno da apparecchiare son queste certamente, Calcine, Legnami, Rene, Pietre: oltra queste Ferro, Bronzo, Piombo, Vetro, et [p. 32 modifica]simili. Et sopra tutto giudico che e’ sia da eleggere Maestri, che sappino, che non fieno leggieri, nè inconstanti; a quali tu habbi a dare in commessione et a raccomandare che ti faccino subito il bene disegnato edificio, et che lo conduchino dandoli perfezione con prestezza. Et nello approvare tutte queste cose, ti gioverà argomentare, et conietturare dalle altre opere più vicine che sono in essere, mediante le quali, avertito, ti delibererai di ciò che tu habbi a fare nel caso tuo. Percioche notando tu in quelli, le lodi, et i difetti, potrai pensare che nell’opera tua vi possino accadere cose simili. Nerone Imperatore havendo disegnato di dedicare in Roma una statua grandissima in onore del Sole di sessanta braccia, mediante la quale egli superasse la grandezza, et la magnificentia delli suoi passati, secondo che scrive Plinio, volle prima che egli allogasse tal opera a Zenodoro in quei tempi celebrato, et eccellente Scultore, vedere quanto ei valesse, et sapesse, in fare tali opere, il quale in Onvernia di Francia haveva fatto un Colosso di peso maraviglioso. Et cosi deliberate queste cose passiamo alle altre. Noi veramente nel trattare quello che sia commodo alle opere delli edificii, ridiremo quelle cose, che ci hanno insegnate i nostri più dotti antichi, et massimo Teofrasto, Aristotile, Catone, Varrone, Plinio, et Virgilio; percioche per una lunga osservatione, molto più che per alcune arti d’ingegno, si conoscono, accioch’elle si piglino da coloro, che con somma diligentia l’hanno osservate. Seguiteremo adunque raccogliendo quelle cose, le quali gli approvatissimi antichi in più et varii luoghi trattarono, et aggiugneremoci ancora, si come è il nostro solito, quelle che dalle opere de nostri maggiori, et dalli avertimenti delli huomini esercitatissimi, haremo avertite, se alcune ce ne saranno, le quali in parte alcuna conferiscano alle cose, che dire si debbono. Et io certo credo che e’ si farà molto bene, se seguendo essa natura delle cose, cominceremo da quelle stesse cose, le quali furono primieramente usurpatesi da gli huomini, per servirsene a quella arte dello edificare; che furono, se noi non ci inganniamo, gli Arbori da tagliarsi, et i Legnami delle Selve; ancor che appresso de gli autori io truovo alcuni, che sopra di ciò sono di varii pareri. Alcuni dicono che gli huomini da principio habitarono nelle spelonche, et che essi, et i bestiami loro furono difesi da una medesima copertura, et per ciò credono quel che dice Plinio, che Gellio Tassio fosse il primo, che ad imitatione della natura, si facesse uno edificio di loto. Diodoro dice che Vesta figliuola di Saturno, fu la prima, che truovò le case da habitare. Eusebio Pamphilo eccellente investigatore delle cose antiche, da testimonii de passati, dice che i Nipoti di Protogene, furono i primi che pensarono di far le case a gli huomini, le quali si tessessero di foglie di canne, et di giunchi. Ma torniamo noi al nostro proposito. Gli antichi adunque, et prima Teofrasto, dice che gli Arbori si debbono tagliare, et massimo lo Abeto, la Picea, et il Pino, subito che eglino han cominciato a mandar fuori, et spuntare certe vermene; accioche per la sopra abbondanza dello humore tu possi levarne più facilmente la scorza. Ma che e’ sono alcuni Alberi, come lo Acero, lo Olmo, il Frassino, il Tiglio, che tagliati dopo la Vendemmia, saranno più commodi: et se le Roveri si tagliano di State, dicono che si intarlano; ma se si tagliano di Verno, non pigliano diffetto alcuno, nè si aprono. Et faccia a nostro proposito, che eglino avertirono che i Legnami, che si tagliavano nello Inverno, mentre tirava Tramontana, ancora che fussero verdi, ardevano benissimo, et quasi senza fumo; la qual cosa dà manifesto inditio, che e’ son sugosi di humore non crudo, ma digesto. A Vitruvio piacque che i legnami si tagliassero dal principio dello Autunno, insino a tanto che non cominciava a tirare Zeffiro. Et Esiodo dice che quando il Sole con maggiore impeto pende sopra del capo nostro, et gli huomini diventano di colore più bronzino, che allora si faccia la ricolta; ma quando a gli Arbori cascano le foglie allora si tagliano i Legnami, Catone modera tutta la cosa in [p. 33 modifica]questo modo: vuole che le Roveri si taglino quando sarà il Solstizio, però che l’Inverno è sempre fuori di tempo: gli altri Legnami che hanno seme, taglinsi quando ei sarà maturo; quelli che non hanno seme, quando ti pare. Quelli che lo hanno maturo, et verde a un tratto, etaglinsi quando ei casca, ma li Olmi quando li cascano le foglie. Et dicono ch’egli importa grandemente, a che Luna si taglino; percioche e’ pensano tutti, et massimo Varrone, che nel toccare simili cose con il ferro i lunari possino tanto, che coloro ancora che si tagliano i capelli a Luna scema, subito ne diventino calvi. Et per questo dicevano che Tiberio osservava i giorni da tagliane i capelli. Gli astrologi dicono che tu harai sempre lo animo malinconico, se tu ti taglierai le unghie, o i capelli essendo la Luna oppressata, o mal conditionata. Questo faccia a proposito che e’ dicono che le cose che hanno a essere mobili per l’uso nostro, doveriano esser tagliate, et fabricate quando la Luna è nella Libra, o vero nel Granchio; Et quelle che hanno a stare salde, o vero immobili, si debbon cominciare, et trattare, quando la Luna è in Leone, o in Toro, et simili. Ma che i Legnami si debbino tagliare a Luna scema, tutti i savi ce ne avertiscono; percioche ei tengono per fermo, che allora sia molto risecca quella flemmatica grossezza, che è pronta ad empierli di presta putrefattione, et tagliati a questa Luna è certo che non sono molestati dallo intarlare. Di qui è che tu debbi mietere a Luna piena, le biade che tu vuoi vendere; percioche allora son molto piene: Ma quelle che tu vuoi serbare, mietile a Luna scema. Egli è chiaro ancora, che le frondi de gli Arbori, colte a Luna scema, non si corrompono. Et Columella pensa che per tagliare gli Alberi, sien buoni quei giorni che son da i venti a trenta dì che la Luna s’invecchia: a Vegetio piace che e’ si taglino da quindici a ventiduoi dì. Et di quì pensa, che nascesse la osservanza che quanto a la eternità, celebrano solamente questi giorni; percioche tagliati in questi giorni, durano grandissimo tempo. Aggiungono che e’ si debbe osservare la Luna che vadia sotto. Ma Plinio pensa che sia bene tagliare gli Alberi quando la Canicula nasce, et che la Luna è congiunta con il Sole; il qual giorno si chiama Interlunio; et dice che egli è bene aspettar la notte del medesimo giorno, fino a tanto che la Luna sia sotto terra. Gli Astrologi dicono che la ragione di questa cosa è che per vigore della Luna lo humore di tutte le cose si commuove: Tirato adunque, o lasciato lo humore inverso la Luna alle più basse radici, il resto de Legnami rimane più purgato. Aggiugni a questo, che e’ pensano che e’ sieno per essere molto più fedeli, se e’ non si getteranno cosi di subito in terra: Ma se si andranno intaccando a torno a torno talmente, che restandosi in sul ceppo si secchino. Et dicono che se lo Abeto (non però al tutto fermissimo contro alla contagione dell’humore) si scorteccia a Luna scema, gli aviene che mai si corrompe per le Acque. Sono alcuni, che affermano che se la Rovere, et la Quercia, Legnami gravissimi, che per lor natura nell’acqua vanno al fondo, di primavera si intaccheranno intorno, et si getteranno a terra dopo che le haranno perdute le foglie, diventeranno in modo, che per novanta giorni noteranno sopra le acque. Altri vogliono che li Alberi cosi lasciati in su lor ceppi, si intacchino intorno insino a mezo il midollo; accioche distillandosi la marcia, et il cattivo sugo, se ne esca via. Et aggiungono a questo, che gli Alberi che tu hai a segare, o a piallare tu non gli mandi a terra, insino a tanto non habbino fatti i loro frutti, et maturati i loro semi; gli Alberi cosi tagliati, et massime quelli che fanno frutti, ne ammoniscono che si debbino mondare, perche facilmente, mentre stanno coperti dalla scorza, si guastano sotto la buccia.