Della dissimulazione onesta/III. Non è mai lecito di abbandonar la verità

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III. Non è mai lecito di abbandonar la verità

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III. Non è mai lecito di abbandonar la verità
II. Quanto sia bella la verità IV. La simulazione non facilmente riceve quel senso onesto che si accompagna con la dissimulazione

Non tanto la natura fugge il vacuo, quanto il costume dee fuggir il falso, ch’è il vacuo della favella e del pensiero: "dicere enim et opinari non entia, hoc ipsum falsum est, et orationi et cogitationi contingens", dice Platone. Non si può permetter che della menzogna (considerata secondo se stessa) appena un neo si lasci veder nella faccia dell’umana corrispondenza; e di piú, quando il vero non par di esser vero, convien di tacere, come afferma Dante:

<...> a quel ver(o) c’ha faccia di menzogna
dee l’uom chiuder le labbra quant’ei puote,
però che senza colpa fa vergogna.
Bisogna dunque di volger gli occhi alla luce alla luce del vero prima di muovere la lingua alle parole; ma come fuor del mondo si concede quello che da’ filosofi è nominato vacuum improprium, dove si riceverebbe lo strale che si vibrasse da chi fusse nell’estrema parte del cielo, cosí l’uomo, ch’è un picciol mondo, ha talora fuor di sé un certo spazio da chiamarsi equivoco, non già inteso come semplice falso, a fine di ricever in quello, per cosí dire, le saette della fortuna, ed accommodarsi al riscontro di chi piú vale ed anche piú vuole, in questo corso degli umani interessi; e dico che ciò avviene fuor di sé, perché niuno, il qual non abbia perduto il bene dell’intelletto, ha persuaso se stesso al contrario del suo concetto che sia da lui appreso con la ragion in atto; onde a questo modo non si può far inganno a se medesimo, presupposto che la mente non possa mentire con intelligenza di mentire a se stessa, perché sarebbe veder e non vedere; si può nondimeno tralasciar la memoria del proprio male, per qualche spazio, come dirò; ma dal centro del petto son tirate le linee della dissimulazione alla circonferenza
di quelli che ci stanno in-
torno. E qui bisogna il ter-
mine della prudenza che,
tutta appoggiata al ve-
ro, nondimeno a luo-
go e tempo va ri-
tenendo o di-
mostrando il
suo splen-
dore.