Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro I/CAPO XX

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XX. Dell’amore alla solitudine, ed al silenzio.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XX. Dell’amore alla solitudine, ed al silenzio.
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CAPO XX.


Dell’amore alla solitudine, ed al silenzio.


1. Cerca tempo opportuno d’attendere a te, e pensa frequentemente i benefizj di Dio. Lascia le cose curiose. va leggendo di tali materie, che ti dieno più compunzione, che occupazione. Se tu ti rattenga dal parlare superfluo, e dallo scioperato vagare, come anche dall’udir novelle e romori, troverai tempo bastante ed acconcio da occuparti in buone meditazioni. I primi de’ Santi quanto poteano più, schivavano la conversazione degli uomini, ed amavano meglio di servire al Signore in segreto.

2. Disse un tale: Quante volte io sono stato fra gli uomini, tante ne son tornato men uomo. Questo noi [p. 44 modifica]sperimentiamo sovente ne’ lunghi ragionamenti. Egli è più facile il tacere del tutto, che il non trasandare nelle parole. è più facile lo stare in casa nascosto, che non è il sapersi custodir di fuori tanto che basti. Quegli adunque, che intende di giugnere al raccoglimento, ed alla spiritualità, bisogna che si cessi con Gesù dalla moltitudine. Nessuno si fa vedere con sicurezza, salvo chi volentier vive occulto. nessuno parla con sicurezza, salvo chi volentieri si tace. messuno con sicurezza soprasta, salvo chi sta volentieri soggetto, nessuno con sicurezza comanda, salvo chi imparò a bene obbedire.

3. Nessuno ha sicura allegrezza, s’e’ non abbia buon testimonio dentro dalla coscienza. Egli fu però sempre la sicurezza de’ Santi piena del timore di Dio; nè per questo furono in sè men solleciti ed umili, che per grazia e per grandi virtù risplendessero. Ma la franchezza degli empi procede da superbia e da presunzione, e infine va ad ingannar se medesima. Non ti prometter mai sicurtà in questa vita, quantunque ti sembri essere buon monaco, o divoto romito. [p. 45 modifica]

4. Molte volte coloro, che dagli uomini eran creduti migliori, caddero con maggiore stroscio per troppa loro fidanza. Per lo che a molti torna meglio, ch’e’ non vadano affatto liberi da tentazioni, anzi che ne sieno spesso infestati; acciocchè non si tengano troppo sicuri, e non si levino per avventura in superbia, nè anche troppo sfrenatamente si abbandonino alle consolazioni esteriori. Oh! chi non cercasse mai passeggera allegrezza! oh! chi mai non s’impacciasse col mondo! in quanto buona coscienza non si manterrebbe egli! Oh! chi ogni vana sollecitudine recidesse da sè, e solo delle cose utili e divine si desse cura, e tutta in Dio riponesse la sua speranza: quanto gran pace, e quiete possederebbe!

5. Nessuno è degno della celeste consolazione, s’egli non siasi esercitato con ogni studio nella santa compunzione. Se vuoi nel cuore compungerti, entra nella tua stanza, e ne schiudi i tumulti del mondo, siccome è scritto: Compungetevi ne’ vostri letti. Nella cella tu troverai ciò, che fuori ne perderesti. La cella di continuo abitata diventa dolce, e [p. 46 modifica]malamente guardata partorisce fastidio. Se fin dal principio della tua conversione l’avrai bene abitata e guardata, ella ti diverrà poi diletta amica, e gratissima ricreazione.

6. Nel silenzio, e nella quiete ne migliora l’anima divota, ed apprende i segreti delle divine scritture. Ritrova quivi ruscelli di lagrime, con le quali tutte le notti si lavi, e si mondi; per divenir al suo creatore tanto più familiare, quanto da ogni tumulto del secolo più vive lontana. Chi dunque si dilunga dagli amici, e da’ conoscenti, a costui si farà Iddio vicino con gli angeli suoi. Meglio è vivere sconosciuto, e tener cura di sè, di quello che, trascurato se stesso, far de’ miracoli. ÈFonte/commento: 1815b lode per l’uomo religioso, uscir fuori di rado, schifare d’esser veduto, anzi non voler pure veder persona.

7. Or che vuoi tu vedere di quelle cose, che non t’è dato d’avereFonte/commento: 1815b? Passa il mondo, e la sua concupiscenza con lui. Gli appetiti della sensualità allettano allo spassarsi: ma come sia in questo un’ora passata, che ne riporti tu, altro che angustia di coscienza, e svagamento di cuore? Una [p. 47 modifica]lieta partenza frequentemente fa un tristo ritorno; e un’allegra veglia notturna un tristo mattino. Così ogni carnale diletto entra dolcemente, ma in fine morde ed uccide. Qual cosa puoi tu altrove vedere, che qui non vegga? eccoti il cielo e la terra, e tutti gli elementi; ora di questi pure son fatte tutte le cose.

8. Qual cosa puoi tu in alcun luogo vedere, che possa lungamente durare sotto del sole? Tu credi forse di poter in queste saziarti; ma ciò non ti verrà fatto giammai. Se tutte le cose tu vedessi presenti, che sarebbe egli ciò, se non se una vana visione? Leva gli occhi tuoi a Dio in alto, e prega per le tue colpe e negligenze. Lascia a’ vani le vanità; e tu attendi a quelle cose, che il Signore t’ha comandate. Chiuditi dietro l’uscio tuo, e chiama a te il tuo diletto Gesù. Rimanti in cella con essolui; poichè tu non potresti altrettanta pace trovare altrove. Se tu non ne fossi uscito giammai, in più bella pace saresti rimaso. Da che ti piace alcuna volta sentir novelle, egli t’è forza di sostener quindi turbamento di cuore.