Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro I/CAPO XIX

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XIX. Degli esercizi del buon Religioso.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (XIV secolo)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XIX. Degli esercizi del buon Religioso.
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CAPO XIX.


Degli esercizi del buon Religioso.


1. La vita del buon Religioso dee esser fornita d’ogni maniera di virtù, acciocchè nell’interno sia tale, quale nell’esterno apparisce alla gente. Anzi meritamente molto più vi dee esser di dentro, che non apparire di fuori: perciocchè nostro riguardatore è Iddio, il quale dobbiamo avere in altissima riverenza, dovunque noi siamo, e nel cospetto di lui mondi al par degli angeli camminare. Si dee ciascun dì rinnovare da noi il nostro proposito, e noi stessi eccitare al fervore, come se oggi la prima volta venuti fossimo a conversione, e dire: Ajutami tu, o Signore Iddio, nel buon proponimento, e nel santo servizio tuo, e dammi ora, ch’oggi perfettamente cominci: perocchè niente è quello, ch’io ho fatto fino a quest’ora.

2. Secondo il nostro proposito procede il nostro profitto: e di molta diligenza è bisogno, chi vuol bene avanzarsi. Che se colui, il quale stabilmente alcuna cosa propone, [p. 40 modifica]manca più volte; che farà colui, che il fa di rado, o men fermamente? Ora avviene in varie maniere il venir meno al nostro proposito, e una lieve ommissione de’ nostri esercizi appena è che vada senza qualche discapito. Il proponimento de’ giusti anzi che dal proprio sapere, dipende dalla grazia di Dio, nel quale sempre si fidano, checchè si mettano a fare. Imperciocchè l’uomo propone, ma Dio dispone, nè sta in mano dell’uomo la propria via.

3. Se per cagion di pietà, o a fine di giovare altrui, si interrompe alcuna volta il consueto esercizio, agevolmente si potrà ristorare di poi. ma se per noja d’animo, o per negligenza leggermente si lascia, non è picciola colpa, e ce ne sentirem dello scapito. Sforziamoci a tutto potere; e noi tuttavia in molte cose mancherem di leggieri. Si vuol nonpertanto propor sempre qualche cosa determinata, e massime contra di ciò che ne dà impedimento maggiore. Le cose nostre interiori, ed esteriori si debbono egualmente disaminare ed acconciare, perchè le une, e le altre conferiscono all’avanzamento. [p. 41 modifica]

4. Se tu non puoi stare raccolto di continuo, fa di potere almeno di quando in quando, e per lo meno una volta il giorno, la mattina cioè, o la sera. La mattina proponi, la sera esamina i tuoi portamenti, quale oggi se’ stato nelle parole, nelle opere, e ne’ pensieri: che in questi forse offendesti Dio ed il prossimo frequentemente. Apparecchiati da prode contra le malizie del diavolo. Raffrena la gola, e con maggiore facilità ti verrà domato ogni appetito di carne. Non esser mai affatto ozioso; ma o ti sta leggendo, o scrivendo, o pregando, o meditando, o lavorando in altro, che serva al comune. I corporali esercizi però si debbono discretamente usare, nè pigliar da tutti ad un modo.

5. Le cose che non sono comuni, non è da farle in pubblico: poichè le cose singolari più sicuramente si praticano in segreto. Ti dei per altro guardare, che tu non sii pigro agli uffizi comuni, ed a’ particolari più pronto; ma fornite interamente e fedelmente le cose debite e ingiunte, se tempo t’avanza, renditi a te, secondo che desidera la tua divozione. Non [p. 42 modifica]possono tutti fare un medesimo uffizio; ma uno per questo, un altro fa meglio per quello. Anche, secondo che porta il tempo, piacciono diversi esercizi: perciocchè altri ne’ festivi, altri ci vengono più dilettevoli ne’ dì di lavoro. D’alcuni abbisognamo in tempo di tentazione, d’altri in tempo di pace e di quiete. Altro godiam di pensare, quando siam tristi; altro quando nel Signore ci stiamo allegri.

6. Intorno alle principali festività si vogliono rinnovare i buoni esercizi, e con più di fervore impetrare l’intercessione de’ Santi. Di festa in festa dobbiamo fare i proponimenti, come se allora fossimo per passare di questo secolo, e alla festa eterna dovessimo pervenire. E però sollecitamente abbiamo da prepararci ne’ tempi santi, e vivere con più divozione, ed ogni ordinazione più sottilmente osservare, come fossimo per ricever fra poco il premio dell’opera nostra.

7. E se egli ci sia differito, crediamo d’esservici meno acconciamente preparati, e tegnamoci tuttavia indegni di tanta gloria, la quale sarà in noi manifestata nel tempo predestinato, e diamo opera a meglio [p. 43 modifica]apparecchiarci per la partenza. Beato il servo (dice l’Evangelista Luca), cui il padrone, quando sia venuto, troverà vigilante. in verità vi dico, che egli il costituirà sopra tutti i suoi beni.