Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro I/CAPO XVIII

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XVIII. Degli esempi de’ santi Padri.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XVIII. Degli esempi de’ santi Padri.
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CAPO XVIII.


Degli esempi de’ santi Padri.


1. Guarda a’ luminosi esempi de’ santi Padri, ne’ quali vera perfezione e religione rifulse, e conoscerai quanto sia poco, e quasi nulla che noi operiamo. Deh! che cosa è mai la vita nostra, posta allato alla loro? I Santi, e gli amici di Cristo servirono a Dio in fame e sete, in [p. 36 modifica]freddo e nudità, in travaglio e stanchezza, in vigilie e digiuni, in preghiere e sante meditazioni, in molte persecuzioni ed obbrobri.

2. Oh quante, e quanto gravi tribolazioni patirono gli Apostoli, i Martiri, i Confessori, le Vergini, e tutti gli altri, che vollero seguitare le pedate di Cristo! Imperciocchè eglino odiarono le anime loro in questo mondo, acciocchè le possedessero in vita eterna. Oh quanto ristretta e sequestrata vita nell’eremo condussero i santi Padri! quanto lunghe e moleste tentazioni sostennero! quanto spesso furono travagliati dall’inimico! quanto frequenti e fervide orazioni porsero a Dio! in quanto rigorosa astinenza sono vivuti! quanto gran zelo e fervore ebbero del lor profitto spirituale! quanto dura guerra si diedero in domar le passioni! quanto pura e diritta intenzione ritennero a Dio! Lavoravano i giorni, ed insistevano in lunghe orazioni le notti: quantunque pur lavorando, niente interrompessero l’orazion della mente.

3. Tutto il tempo spendevano utilmente; ogni ora sembrava loro corta per attendere a Dio: e per la troppa [p. 37 modifica]dolcezza della contemplazione usciva loro di mente il bisogno del corporale ristoro. Rinunziavano ad ogni ricchezza, dignità, onore, amico, e parente: niente desideravano avere del mondo: a gran pena prendeansi il necessario alla vita; e loro doleva di dover servire al corpo infin nelle necessità. Erano dunque poveri d’avere, ma di grazia ricchissimi e di virtù. di fuori erano bisognosi, ma dentro dalla grazia, e dalla consolazion divina riconfortati.

4. Erano stranieri al mondo, ma prossimi a Dio, ed amici familiari di lui. A se medesimi sembravano un nulla, ed erano a questo mondo in dispregio; ma negli occhi di Dio pregevoli e cari. Stavano in vera umiltà, viveano in semplice obbedienza, camminavano in carità, ed in pazienza; e però ogni dì più s’avanzavano nello spirito, e assai grazia acquistavano presso Dio. Eglino furon dati in esempio ad ogni religioso; e più ci debbono provocar essi a ben profittare, che la moltitudine de’ tiepidi ad allargarci.

5. Oh quanto fu grande il fervore di tutti i religiosi nel cominciamento [p. 38 modifica]della loro santa instituzione! Oh quanto grande la divozione dell’orare! quanto l’emulazione della virtù! in quanto vigore stette la disciplina! quanta riverenza ed obbedienza sotto la regola del maestro in tutti fiorì! Ne fanno testimonianza le vestigie infino ad ora rimasteci, ch’essi furono uomini veramente santi, e perfetti; i quali combattendo sì virilmente, sotto a’ piedi si tennero il mondo. Oggimai grande è stimato, chi non è trasgressore, ovvero sappia portare pazientemente quel peso, che si addossò.

6. Oh tiepidezza e negligenza del nostro stato! che così presto vegnamo cadendo dal primo fervore; e omai ci dà noja il vivere, per lo rilassamento, e per la freddezza. Volesse Dio, che al progresso nelle virtù affatto non ti rallentassi tu, il quale più volte hai veduto molti esempi di persone divote.