Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro III/CAPO XIX

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XIX. Della sofferenza delle ingiurie; e chi sia provato vero paziente.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XIX. Della sofferenza delle ingiurie; e chi sia provato vero paziente.
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CAPO XIX.


Della sofferenza delle ingiurie; e chi sia provato

vero paziente.


1. Che è quello, che dici, o Figliuolo? cessa di lamentarti, considerata la mia passione, e degli altri Santi. Tu non ti sei fatto forza ancora fino a dar sangue. Picciola cosa è quello che soffri tu verso di quelli, che tante ne hanno patito, e sì duramente furon tentati, sì gravemente tribolati, e in sì diverse maniere esercitati e provati. Bisogna dunque, che tu ti rechi a mente le pene più gravi tollerate dagli altri, acciocchè tu porti le tue leggieri con più pazienza. E se elle non ti sembran leggieri, vedi bene, che ciò nol faccia la tua insofferenza. Ma o elle sieno [p. 161 modifica]picciole, o grandi, ingegnati di soffrir tutto pazientemente.

2. Quanto meglio tu t’acconci a patire, tanto adoperi più saggiamente, e n’avrai maggior merito: in oltre tu ne sentirai minor pena, essendoti col forte animo e coll’esercizio a ciò apparecchiato. Nè voler dire: Io non posso soffrir ciò da cotale: nè queste son cose da doverle io tollerare: inmperciocchè egli mi fece di gravi danni, e mi rinfaccia cose, ch’io non ho pure pensato mai: ma nondimeno da qualche altro soffrirei ciò volentieri, a quel modo per altro ch’io giudicassi doverlo fare. Cotesta tua è una matta immaginazione, che non guarda al pregio della pazienza, nè da cui debba essere coronata; ma alle persone piuttosto, ed alle ingiurie a sè fatte pon mente.

3. Vero paziente non è colui, il quale non vuol patire, se non se quanto gli pare, e da chi più gli piace. Laddove il vero paziente non bada da chi, se dal suo Prelato, o da alcuno suo pari, o minore; se da persona dabbene e santa, o da rea ed indegna egli sia travagliato: ma indifferentemente da qualunque [p. 162 modifica]creatura, quanto e quante volte si voglia gli avvenga nulla di avverso tutto riceve di buon grado dalla mano di Dio, e l’ha in conto di gran guadagno; poichè niente appo Dio, per quantunque picciola cosa sia, s’ella sia sofferta per amore di lui, potrà andarne senza mercede. </noinclude> ra, quanto e quante volte si voglia gli avvenga nulla di avverso, tutto riceve di buon grado dalla mano di Dio, e l’ha in conto di gran guadagno; poichè niente appo Dio, per quantunque picciola cosa sia, s’ella sia sofferta per amore di lui, potrà andarne senza mercede.

4. Sta dunque apparecchiato alla pugna, se vuoi riportar la vittoria. Senza lotta, non t’è possibil di giungere alla corona della pazienza. se tu non vuoi niente patire, e tu non vuoi adunque essere coronato. che se pure il brami, combatti generosamente, sopporta pazientemente. Non si può andare al riposo senza il travaglio, nè senza la pugna giungere alla corona.

5. Deh! fammi, o Signore, possibile per la tua grazia quello, che m’apparisce impossibile per natura. Tu sai bene, che poco io vaglio a patire, e che presto rimango abbattuto allo insorgere di lieve contrarietà. Diventimi qualunque esercizio di tribolazione per lo tuo nome, amabile, e desiderabile: poichè patire, ed essere travagliato per te è troppo gran giovamento all’anima mia.