Della pittura e della statua/Avviso degli editori

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Avviso degli Editori

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Leon Battista Alberti - Della pittura e della statua (1804)
Traduzione dal latino di Cosimo Bartoli (1568)
Avviso degli Editori
Della pittura e della statua Lettera dedicatoria
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GLI EDITORI.


Il Trattato della Pittura e della Statua di Leonbatista Alberti per la specie stessa ed importanza della materia, e per moltissimi altri pregi vuol quasi a suo diritto andarne immediatamente aggiunto al Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci. Così fra gli altri fece Rafaello du Fresne nella magnifica sua edizione del Vinci, che pubblicò in Parigi l’anno 1651. Noi ancora abbiamo dunque creduto di far cosa sommamente aggradevole a’ nostri Associati, non meno che a’ Dilettanti, e Professori dell’Arte del disegno, coll’aggiungere al Trattato di Leonardo quello altresì di Leonbatista. È cosa però ad ogni erudito notissima, che Leonbatista scrisse in latina favella il suo trattato, che fu poscia trasportato nella toscana, da Cosimo Bartoli. Quanto al merito del Traduttore chiarissimo per molte altre sue opere, basterà che venga qui [p. iv modifica]recato il giudizio Appostolo Zeno (Annot. al Font. t. i. p. 25.) Il Giambullari, così egli, il Gelli, Carlo Lenzoni, e i due fratelli Cosimo e Giorgio Bartoli... hanno dato gran nome, e splendore alla nostra Accademia Fiorentina sino nel suo nascimento, essendosi adoperati bravamente a ridurre a perfezione essa lingua (la toscana) co’ loro insegnamenti ed esempj. Di ciò non possono essere a misura del merito commendati ec. ec. ec.

Il Conte Mazzuchelli non è lontano dal credere che lo stesso Leonbatista fatta ne avesse una traduzione Italiana, cui dice trovarsi in Verona nella libreria dell’eruditissimo Sig. Marchese Scipione Maffei. «Questo codice, soggiunge egli, è in 4.o di carattere antico, ed il singolare di esso si è ch’è in lingua volgare , e che la traduzione appare fatta dal medesimo Alberti; perciocchè dopo la prefazione ed alcune geometriche proposizioni alla pittura appartenenti in lingua latina, segue la traduzione dell’Opera, in fronte alla quale si legge: Elementa Picturæ vulgaria per antedict. D. Leonem Bapt. de Albertis: ed in fatti questa traduzione da noi confrontata con quelle del Domenichi, e del Bartoli è molto da queste diversa».

Noi lasceremo che il tempo, e la diligenza di qualche erudito rendano pubblica quella traduzione, e frattanto ci faremo un dovere di avvertire i nostri Lettori, che [p. v modifica]forse da noi pure verrà a miglior occasione pubblicata l’Opera di Leonbatista, che suol essere riputata la più bella e la più famosa, i dieci libri cioè d’Architettura, coi quali, come avverte il già lodato Co. Mazzuchelli si vuole, ch’egli desse tanto lume agli ammaestramenti di Vitruvio, che per opera di lui unicamente divenisse intelligibile quest’antico Scrittore; che anzi, non solo si vede egli soprannomato il Vitruvio Fiorentino, ma alcuni si avanzano ad affermare ch’egli superasse il medesimo Vitruvio.


Giusti, Ferrario, e C.o


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