Eh! La vita/L'amico Ramaglia

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L'amico Ramaglia

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La tragedia che L'«Omo selvaggio»
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L’AMICO RAMAGLIA

[p. 273 modifica]Da qualche tempo in qua Edmondo Peretti, in quella stanza d’ufficio dove avrebbe dovuto lavorare assieme col suo collega Taranzi, si distraeva a leggere gli avvisi economici del Giornale d’Italia ed a protestare contro l’immoralità di certe corrispondenze private.

— Che te n’importa? — gli disse un giorno Taranzi. — Costano, sai? Vuol dire che c’è gente che può spendere quattro, cinque lire e anche dieci, e che le risparmierebbe se fosse in caso di servirsi del mezzo ordinario della posta. Io, con cinque centesimi, mando alla mia sartina un letterona di due fogli. Vuol dire...

— Vuol dire — lo interruppe Peretti — che è uno scandalo e che il Governo dovrebbe impedirlo! [p. 274 modifica]

— Chi ti obbliga a leggere quelle corrispondenze? Io non le leggo mai. Bado ai fatti miei.

— Come sei bestia! Non capisci che è una gran tentazione per certe donne?... «La signora bianco-vestita incontrata, ecc.». «La signora a cui nel tram ho mostrato questo giornale, ecc.». E poi: «Sono ancora sotto l’infuocata impressione delle tue labbra!...» quando non c’è peggio, con dei puntini che dovrebbero far arrossire fin la carta!

— Ripeto: che te ne importa?

— Ah!... Tu non hai moglie, nè figlie! — lasciò scapparsi di bocca Peretti.

Taranzi diè in una gran risata.

— Non parlo per me — si corresse Peretti. Non ho figlie... ma non sono un egoista. Penso a tante brave persone che non sospettano l’insidia che portano a casa col giornale.

— Eh, via! Accadevano le stesse cose quando gli avvisi economici e le corrispondenze private non erano ancora inventati! Le donne! Ne sanno più del diavolo. Tu, intanto, per cautela, non portare a casa nessun giornale.

— Non ho bisogno di questa precauzione! — pretestò dignitosamente Peretti. — Non parlo per me. [p. 275 modifica]

Invece, appunto in quei giorni, era roso dal sospetto che certa corrispondenza — Tre garofani — fosse indirizzata proprio a sua moglie. Egli aveva notato che la sua Letizia era andata fuori, o era tornata a casa, con tre garofani in mano. Nè lo aveva tranquillato la risposta: «Non mi seguite più, ve ne prego», ripetuta due volte, nè il vedere che la sua Letizia, invece di garofani, ora portava in mano un bel mazzolino di rose. — Le donne! Ne sanno più del diavolo! — aveva detto Taranzi.

— Non mi seguite più!

Questa volta non c’era il «ve ne prego!» Dunque colui insisteva a perseguitarla!

Senza dir niente a nessuno, Peretti aveva chiesto ed ottenuto quindici giorni di permesso. Con la moglie fingeva d’andare alla solita ora all’ufficio, e si metteva in agguato per tenerle dietro, non visto, e scoprire se mai... Chi sa che quell’imbecille non avesse l’ardire di fermarla!... E se Letizia si fosse già lasciata lusingare? Fremeva da capo a piedi... Avrebbe fatto uno sterminio!

Era, per dir così, in servizio d’ispezione da parecchi giorni, pedinando la moglie che pareva, in certi momenti, tentasse di sviarlo. Molti si [p. 276 modifica]voltavano a guardare la bella donnina che passava a testa alta, con quel gran cappellone bianco torno torno fiorito di mammole, e sostava davanti a tutte le vetrine dei negozi di stoffe, di modiste, di calzature. Nessuno la seguiva... o almeno nessuno dava a vedere che la seguisse con qualche intenzione. E Peretti un po’ se ne rallegrava, un po’ ci si arrabbiava, pensando che i giorni di permesso stavano per terminare, senza che egli fosse riuscito a scoprir niente.

L’ultimo giorno, Peretti non ne poteva più. Non già che sua moglie lo avesse costretto a camminar molto; lo aveva stancato con le lunghe attese in vedetta davanti ai negozi, quasi si divertisse a farlo smaniare indugiando nella scelta, spesso finendo col non comprar nulla, uscendo da un negozio per entrare in un altro non molto distante, e ripetere le stesse lungaggini di sosta che dovevano, certamente, far spazientire i commessi... Compassionava anche i commessi.

Si sentì chiamare:

— Peretti! Sei tu?

— Ramaglia! È vero?

— Sì; siamo un po’ invecchiati...

— Pur troppo!... Non tanto però! [p. 277 modifica]Peretti stava per abbracciarlo.

— Scusa!

E guardò i due lati della via, lontano...

— Attendi qualcuno? fece Ramaglia.

— No... Che piacere! E come mai sei qui?

— Dovrei domandarlo a te. Sono a Roma da sei mesi. Ti credevo ancora a Firenze.

— Sempre alla Banca d’Italia?

— Sempre. E non ci siamo mai incontrati!

— Roma ha questo di particolare: uno può vivervi ignorato senza cercare di nascondersi.

— Scapolo?

— Impenitente!

— Donnaiolo come prima?

— Si fa quel che si può. Tu devi avere due o tre figli.

— Nemmeno uno, per fortuna!

— Se avessi moglie non direi così. Muoviamoci; accompagnami.

Peretti esitò un istante: fece una lieve spallucciata visto che sua moglie s’era immobilizzata in quel negozio di modista, e prese il braccio di Ramaglia per dimostrargli la vivissima gioia di averlo incontrato.

Erano amici d’infanzia, educati nello stesso [p. 278 modifica]collegio; poi, sempre insieme, all’Università di Pisa... Laureati nello stesso anno, uno in Lettere, l’altro in Legge; e ora Peretti era segretario di seconda classe al Ministero della Pubblica Istruzione; Ramaglia non so che cosa alla Banca d’Italia.

— Le lauree ci son servite bene! — disse Ramaglia, ricordando quelli ch’egli chiamava i bei tempi! — Mah! Tu avresti potuto farti nominare professore, ora che hai le mani in pasta.

— Sto meglio dove sono. Che t’immagini?

Scesero per via Nazionale, infilarono il corso Vittorio Emanuele, rievocando allegramente il passato, tornarono indietro, sempre discorrendo come due scolari in vacanza.

— Domenica, vieni a far penitenza da me: ti presenterò a mia moglie. Trovati davanti al portone del Ministero alle dodici precise. Ti piacciono tuttora i gnocchi?

— Più di prima! — fece Ramaglia, ridendo.

La signora Letizia era molto seccata di quell’invito a desinare, specialmente di quei gnocchi che non le sembravano piatto delicato da offrire a uno che veniva per la prima volta in casa loro. [p. 279 modifica]

La curiosità di conoscere quest’intimo amico, di cui suo marito le intronava gli orecchi da due giorni, l’aveva fatta affacciare alla finestra, dietro le persiane di quel secondo piano di via Sardegna dove essi abitavano.

— Oh, Dio! — ella esclamò, portando una mano al cuore.

Suo marito, in pieno sole, era apparso in capo alla via accompagnato da... Le pareva impossibile! Aveva creduto a un’allucinazione! Ma che! Era proprio lui! E parlavano tranquillamente, ridendo... forse di lei che aveva preso sul serio la corrispondenza privata Tre garofani!

Fece lo sforzo di ricomporsi; e, alla scampanellata, del marito, corse a rifugiarsi in camera per velare con un po’ di cipria rosea il pallore che si sentiva sul volto.

Vedendola apparire su la soglia dell’uscio del salotto, Ramaglia era rimasto interdetto. Gli balenò in mente l’assurdo sospetto di un tranello, ma si rassicurò sùbito, vedendo con quale affettuoso sorriso Peretti lo presentava alla moglie:

— Edmondo Ramaglia — si chiama Edmondo come me — l’amico d’infanzia di cui ti ho tanto parlato! [p. 280 modifica]

Ramaglia fece un grande inchino.

Letizia gli porse la mano guardandolo fisso negli occhi.

— Ti stupisce che mia moglie sia così giovane? — fece Peretti.

— No — rispose Ramaglia. — Notavo una strana rassomiglianza... con la sorella di un mio collega.

— Può darsi — e Peretti rideva un po’ grossolanamente di quel che stava per dire — può darsi che la debolezza ti faccia travedere. Io, quando ho fame....

— La signora è servita — annunciò la cameriera.

Ramaglia diè il braccio alla signora, che vi si appoggiò leggermente con la mano che le tremava. Egli non sapeva come comportarsi in quella strana circostanza. Distratto, stava per commettere la balordaggine che la vita di trattoria rende abituale agli scapoli, quella cioè di ripulire col tovagliolo il bicchiere e la posata. Si arrestò in tempo e guardò rapidamente la signora che non gli sembrava meno impacciata di lui.

Intanto Peretti diceva:

— Ti tratto alla buona, senza cerimonie. A tavola faccio le parti io; non è elegante; ma mia [p. 281 modifica]moglie non se ne trova male.... Troppi? Via! So che i gnocchi ti piacciono ancora... me lo hai confessato ieri l’altro. Li ho ordinati a posta... Mia moglie s’è ribellata. Come se ci fossero pietanze aristocratiche e pietanze volgari!... Per me, tutto è buono quel che piace e che vien digerito facilmente... secondo gli stomachi. Non badare a mia moglie; mangia quanto un uccellino; ha paura d’ingrassare.

— Quante sciocchezze ti scappano dalla bocca!

— Vedi? Letizia vorrebbe che io ti trattassi come una persona... seria. Non è un capo-ufficio, un commendatore... Non è neppure cavaliere: è un altro me stesso.... Oggi mi sembra di essere tornato addietro di quindici, diciassette anni... Ringiovanito addirittura. Tu, confessalo, hai un po’ di soggezione di mia moglie. Sai? Le ho raccontato certe tue prodezze... Hai riso! Hai riso!

— Signora, la prego; sua marito esagera...

— Ho detto metà della metà!

— Sarebbe enorme!

La signora Letizia sorrise; e, quasi improvvisamente rinfrancata, soggiunse sùbito:

— Io sono indulgente. Compatisco gli scapoli... fino a un certo punto. [p. 282 modifica]

— Sentiamo: fino a che punto?

Peretti aveva fatta questa domanda perchè sì era accorto che la conversazione languiva.

— Il signor...

— Ramaglia — suggerì il marito.

— ... non ha bisogno che io gli spieghi fin dove possa arrivare la mia indulgenza.

— Io, invece, con gli scapoli, se stesse a me, sarei feroce — disse Peretti. — Passato un limite d’età, sono imperdonabili; diventano un pericolo sociale... Non hanno grattacapi di famiglia; non sanno come passare il loro tempo... Tu, per esempio, sei più pericoloso ora che non a vent’anni.

— Che c’entro io?...

— Mangia intanto; ne ragionaremo dopo.

Così il ghiaccio fu rotto. La signora Letizia volle scusarsi pel desinare.

— Mio marito ha voluto farla rivivere vent’anni addietro come quando desinavano a non so quale trattoria...

— Un giorno lo inviterai tu — la interruppe Peretti, piccato — e potrà fare il confronto. Nei pranzi moderni accade di levarsi da tavola con più appetito di prima di sedervisi. Tutto è delicato, idealizzato... Questione di stomachi. Io divoro... all’antica. [p. 283 modifica]

Erano andati nel salotto pel caffè, quando la cameriera portò il Giornale d’Italia. Peretti se ne impadronì e corse sùbito con gli occhi alle «Corrispondenze private».

— Ancora!... Cretino!

Non aveva potuto trattenere questa esclamazione, leggendo: «Tre garofani. Perchè si è rifugiata in quel negozio? Seguivola umilmente. Nessuna imprudenza da parte mia. Invoco. Attendo».

— Che c’è? — domandò Ramaglia, che stava per avvicinarsi a Letizia e susurrarle qualche parola di scusa.

— Niente... — rispose Peretti. — Da un mese e mezzo mi diverto a seguire un’imbastitura di romanzetto nelle «Corrispondenze private» del Giornale d’Italia. Sono sempre là: non vanno avanti. Tre garofani tien duro; non ne vuol sapere.

— E ti diverti a queste stupidaggini?

— Spesso le stupidaggini sono quelle che più attirano.

— Meno male se tu facessi come Righini.... Ricordi? Quel matto di Righini! Rispondeva lui; dava appuntamenti; la rompeva, insomma si divertiva a imbrogliare quei poveri innamorati... E chi sa che non sia responsabile di qualche tragedia! [p. 284 modifica]Perchè spesso quelle corrispondenze sono più serie che tu non immagini. S’incontra per via, si vede in teatro, una persona che ti lascia nel cuore un solco di fuoco. Tu non conosci chi sia, non sai come poter avvicinarla e ricorri agli avvisi economici... Economici per modo di dire. Parecchie volte non ricevi risposta. Quando ti si risponde anche con una repulsa, tu non sai come intenderla. Giacchè la signora si è scomodata, può significare... Che ne dice lei?

— Non so... — fece la signora Letizia. — Non mi è accaduto mai. Dico soltanto che mi sembra una bella imprudenza, una bella sfacciataggine quella di mettere sul giornale una signora...

— Ma come deve fare un povero diavolo che ha la disgrazia d’innamorarsi perdutamente?...

— Perdutamente! Sono cose che si dicono.

— Sì, signora, perdutamente. Io conosco qualcuno...

— Ripenso a quel che faceva Righini! — esclamò Peretti. — Doveva essere un gran divertimento!

— Che gli costava parecchio. Ma lui era ricco e poteva permettersi...

— Via! La spesa di due, tre lire, può permettersela chiunque. Ecco: non so perchè, questo Tre garofani mi dà ai nervi. Che dici? [p. 285 modifica]

— Io?...

— Mi è parso che tu abbia fatto una mossa e... che volessi parlare.

— Signor Ramaglia, non badi alle fissazioni di mio marito.

— Lasciamoli divertire... Divertiamoci un po’ anche noi. Che tiro vorresti fare a quel povero Tre garofani?

— Dargli un appuntamento... in piazza del Popolo, attorno all’obelisco. Noi dalla terrazza del Pincio staremmo a vederlo passeggiare su e giù, a guardare di qua, di là... Così scopriremmo...

Mentre Peretti, infatuato di quest’idea, andava a prendere carta e penna per formulare la corrispondenza, Ramaglia, concitatamente, diceva alla signora Letizia...

— Mi perdoni... Se avessi saputo!...

— Mio marito deve avere qualche sospetto!

— Bisogna sviarlo... Sia buona, sia compiacente, mi scriva ferma in posta.

— Ma...

Quantunque la signora Letizia lo guardasse severamente,

Ramaglia non si sentì punto scoraggiato. [p. 286 modifica]

Due giorni dopo Peretti leggeva, con gran sodisfazione, nel giornale, la sua corrispondenza privata. Rideva, si stropicciava le mani. Taranzi, dal tavolino di faccia, lo guardava meravigliato.

— Hai vinto un terno al lotto?

— Lo vincerò, domenica.

— Sabato, vuoi dire.

— Il mio terno esce domenica.

Domenica, alle 10, Peretti, sua moglie e Ramaglia erano già al loro posto su la terrazza del Pincio che guarda in Piazza del Popolo. A farlo apposta, attorno all’obelisco non c’era anima viva. Poi si vide arrivare uno zoppetto, giovane, ben vestito, che si mise a far la ronda; si fermava, squadrava le donne che passavano, riprendeva a passeggiare.

— È lui! Zoppetto per giunta!

Peretti rideva, rideva!

— Sei stato crudele! — gli disse Ramaglia.

— Eh. sì! Ora che lo vedo arrancare a quella maniera... sarei capace di andare laggiù e dirgli: — Smetta... non si affatichi; è uno scherzo!

— Ti salterebbe agli occhi, e avrebbe ragione. [p. 287 modifica]

Ramaglia aveva dato cinque lire al figlio di un usciere della Banca d’Italia perchè rappresentasse la parte dell’innamorato che attende; e aveva scelto apposta lo zoppetto.

Ma quella mattina egli non era allegro, quantunque avesse ricevuto dalla signora Letizia una letterina che diceva e non diceva, e lasciava perciò campo a fantasticare, a cercar d’indovinare, specialmente per un uomo così esperto, come lui, delle faccende d’amore.

La signora Letizia stava su la sua, resisteva. Forse, ora, se Ramaglia non fosse stato intimo amico di suo marito, ella avrebbe presa un’attitudine assai più dura ancora. Da quella lettera infatti s’intravvedeva che l’amicizia di Ramaglia poteva essere una circostanza da dare più squisito sapore all’avventura, una tentazione acre, raffinata. La signora Letizia mostrava di paventar ciò e di voler difendersene a ogni costo.

E fu questo che spinse Ramaglia a riflettere. La moglie del suo amico gli piaceva moltissimo. Probabilmente essa era alla sua prima avventura, anzi all’inizio della sua prima avventura, e non pareva donnina da rinunziare a cavarsi, un giorno o l’altro, il capriccio di un’escursione fuori dei [p. 288 modifica]limiti del contratto nuziale. Aveva dovuto provare un po’ di gusto nel rispondere: «Non mi seguite più, ve ne prego!» Perchè non aveva finto di non essersi accorta della corrispondenza Tre garofani?

E quel Peretti! Sospettoso, geloso, e inutilmente furbo, come tutte le persone destinate a far parte della categoria dei mariti ingannati!

Dopo la farsetta con lo zoppetto di Piazza del Popolo, Peretti, rassicurato, diventato espansivo, aveva confidato a Ramaglia il vano sospetto da cui era stato tenuto in grande agitazione per più di un mese.

— Quando si dice: Pare impossibile! Non c’è niente d’impossibile al mondo. Certe coincidenze fanno strabiliare. Tre garofani! E mia moglie appunto, in quei giorni, usciva di casa e tornava con tre garofani... Che avresti pensato tu? Pensa male ed opra bene: è una gran norma nella vita! E lo zoppetto? Ci vuol coraggio a far il galante con quella cianca!

Ramaglia provava fastidio e insieme compassione del buon umore chiacchierino di Peretti. Gli voleva bene davvero, ma ciò nonostante... pensava.

Le teoriche di lui intorno alle donne degli altri [p. 289 modifica]erano molto scettiche: — Ogni lasciata è persa. Se non sarò io, sarà un altro; e allora perchè? — E questa riguardava le mogli degli amici.

Ma altro è dire, altro è fare. Ramaglia, per quanto scapolo impenitente com’egli amava di qualificarsi, non mancava di essere una persona onesta, un galantuomo. Le sue avventure amorose non erano poi state tante, nè così straordinarie da meritargli davvero la reputazione che godeva presso conoscenti ed amici.

Ora, ecco, quella donnina bellina, elegante, con un misto d’ingenuità e di furberia che la rendeva più attraente dopo di averla praticata da vicino, lo teneva da più giorni in grande perplessità. Egli capiva che se si fosse lasciato prendere, sarebbe potuto arrivare troppo oltre. In certe avventure amorose si sa come si comincia, e non si sa mai come si potrà finire. — Se non sarò io, sarà un altro. E allora.... — Ma se lo ripeteva fiaccamente. Non gli sembrava una bella ragione riguardo all’amico Peretti.

Avrebbe dovuto rispondere alla lettera della signora Letizia che portava in tasca da tre giorni e che aveva riletto più volte per indovinare il vero significato. Le ripugnava o non le ripugnava di tradire il marito col suo più intimo amico? [p. 290 modifica]

A traverso qualche piccolo errore d’ortografia e qualche periodo rimasto per aria, Ramaglia non era riuscito ad afferrare il senso preciso. Non importava niente l’atteggiamento austero che la signora Letizia assumeva davanti a lui in presenza di Edmondo. Aveva scritto: dunque... Tanto più che le lettere buttate giù a quel modo gli piacevano assai più di quelle stilizzate o copiate da qualche Segretario galante.

Non gli era avvenuto mai di esitar tanto.

— Che ti accade? — gli domandò Peretti. — Sei di cattivo umore. M’inganno?

— Indovini. Sono... mezzo innamorato.

— Al solito!... C’è qualche ostacolo?

— Nessuno, tranne quello che la donna appartiene a.... un mio superiore ed amico.

— Se è destino! Perchè in questi casi, credo che ci entri il destino.

— Che mi consigli?

— Tira via!

— Com’è feroce l’uomo — stette a riflettere Ramaglia — quando non si tratta personalmente di lui! Quasi, quasi! E se un giorno dovesse rimproverarmi, potrei rispondergli: — Non mi hai detto: Tira via? [p. 291 modifica]

Ramaglia però si trovava in un buon quarto d’ora; in un cattivo quarto d’ora, com’ebbe a correggersi da lì a due giorni, dopo che la onesta azione di rinunzia ottenne questo bel risultato: La signora Letizia, alla lettera di lui che le chiedeva scusa di sacrificare il proprio cuore all’amico, rispose soltanto con una parola: Imbecille! Peretti, certamente messo su da la moglie chi sa con quale scaltra perfidia femminile, cominciò a trattarlo freddamente, fino a voltarsi dall’altra parte per non salutarlo incontrandolo.

— Com’è buffo questo mondo! — concluse Ramaglia. — Ho commesso tante... non belle nè buone azioni in fatto di donne, e me la son passata sempre liscia! Ho fatto una veramente buona azione in pro dell’onore di un amico, e mi sono buscato l’imbecille! dalla moglie e la inimicizia del marito! È proprio buffo questo mondo!