Elogio alla celebre italiana Maria Gaetana Agnesi/Elogio

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[p. 5 modifica]Le cose quanto sono più impossibili a prevedersi, e tanto più stupore e meraviglia arrecano allorchè realmente si manifestano: cosicchè, Voi gentili progressiste di Europa stupefatte e meravigliate rimarrete, nel leggere le virtù sublimi che adornarono Una del vostro gentil sesso, intendo dire dell’Agnesi, onore non solo delle Femmine Italiane, ma del mondo civilizzato.

Nacque questa donna illustre nella bella e dotta Città di Milano, patria degli Ambrogi, dei Manzoni, dei Cantù, ec. il 16 marzo 1718. Sino dai primordi di sua vita si dette a coltivare con ardore le facoltà dell’intelletto, in guisa che toccava appena il terzo lustro; allorquando spiegava in modo sorprendente, i passi i più oscuri degli autori latini. Non paga la giovinetta Maria delle profonde cognizioni dei [p. 6 modifica]due patri idiomi, apprese con pari facilità; il franecese; l’inglese; lo spagnuolo; l’ebraico; il greco; ec.

Ma queste felici disposizioni, che sogliono sovente attribuirsi alla facoltà della memoria, se riputazione acquistarono alla giovinetta Maria, non certo bastanti sarebbero state, onde elevarla a quel grado al quale la storia l’ha innalzata per altre ben più sublimi concezioni.

La giovane Agnesi, con una fermezza e costanza che sembra interdirsi al suo sesso, si dette allo studio della filosofia razionale, ed in questo studio veramente diè prova della sublimità di suo ingegno; dappoichè compiva appena 19 anni, allorché sostenne 191 tesi pubbliche sui punti i più controversi della Metafisica e Psicologia, le quali per via di stampa si resero di pubblico diritto.

Nè alle lingue, nè alla filosofia razionale arrestossi l’ingegno dell’Agnesi. Ella, con tutto ardore, volle dedicarsi alle concezioni le più sublimi dello ingegno umano, intendo dire alle matematiche, nelle quali vi riuscì in modo prodigioso, ed ebbe a precettore il di Lei padre, che con molta riputazione occupava una cattedra nell’Archiginnasio di Bologna. Se stupore arrecava l’Agnesi nelle pubbliche conferenze di Milano e Bologna, che vi concorreva con modestia e colla pienezza del candore, senza comprendere il vivo entusiasmo che suscitava; stupore arrecò eziandio a tutta Europa allorchè diè a luce [p. 7 modifica]le sue Istituzioni analitiche ad uso della gioventù italiana: questo parto di suo sublime ingegno le fece acquistare una reputazione europea; codesto suo lavoro, quasi del tutto originale, fu tradotto in francese, poscia in inglese. In occasione che il padre di questa donna sublime cadde malato, Ella succedette alla cattedra di Lui, che disimpegnò in modo sorprendente, non solo per le profonde cognizioni che avea acquistate nelle scienze esatte; ma eziandio per la facilità nel comunicarle. Immaginatevi, o elette del sesso gentile, con quanta anzietà i discepoli di questa donna illustre saranno concorsi alle sue lezioni! Ma in questa donna, la natura avea concentrate tutte le virtù; Ella dotta, Ella affabile, quanto bella, Ella timida; Ella non avea che un solo affetto che nudriva per le scienze e per l’umanità. Non disgradiva gli elogi, ma ne manco se ne insuperbiva: i suoi concittadini Le decretarono onori popolari, che anche nei tempi d’influenze barbariche, nostra Italia ha saputo tributare ai grandi talenti.

L’Agnesi ardeva di santo amor patrio, anelava la indipendenza della propria Nazione, e tali nobili tendenze con intrepido e civile coraggio apertamente dichiarava. Ma nell’epoca in cui viveva questa donna sublime, la civiltà non era di gran lunga generalizzata, onde non potè veder compiuti i suoi voti: ma i tempi d’indipendenza delle Nazioni or son maturi, e la infelice Italia per la prima dopo tanti secoli di lutto e di servaggio risorgerà! Intanto la Francia, [p. 8 modifica]quella civile ed eroica Nazione, ha impugnato le armi in difesa di nostra indipendenza, ed insieme ai nostri fratelli, diretti da prodi e magnanimi Generali, hanno riportato nei campi della Lombardia le più splendide vittorie: e questa bella parte di nostra Penisola, mercè la Dio grazia, ed il valore delle armi Franco-Itale, con a capo i due grandi e gloriosi Monarchi costituzionali, Napoleone III, e Vittorio Emmanuele II, nostro Re e padre affettuoso, è già sottratta dal comando straniero. E voi, voi donne leggiadre della Lombardia, che per amor patrio non siete inferiori all’Agnesi, siccome or ne date una non dubbia prova nell’associarvi per erigere un monumento in marmo alla prima Progressista d’Europa, l’imperatrice Maria-Eugenia. Il titolo è bello quanto il pensiero — La riconoscenza e la speranza; si, siamo grati e riconoscenti ai difensori di nostra santa causa; ed assicuratevi che se la Francia sarà ricolma di gloria sotto l’Imperio di Napoleone III per aver sacrificati uomini e tesori per la nostra indipendenza, lo che innalza quella eroica Nazione al più alto grado di civiltà, dovremo essere grati eziandio ad altri Governanti, respettivi Ministri e Parlamentari, che mossi da santo zelo, e dagli stessi principii di civiltà e progresso, e anche per l’equilibrio europeo, concorreranno per la definitiva indipendenza di nostra Nazione, e vorremmo sperare senza ulteriore spargimento di sangue; perchè, se l’Imperatore Francesco Giuseppe avrà consiglieri [p. 9 modifica]antiveggenti, ben gli faranno rilevare quali catastrofe si preparano al suo Imperio se più indugia ad occupare violentemente una terra, a dispetto delle leggi umane e divine, e dell’Europa che da tutte parti esclama che la indipendenza d’Italia debb’essere un fatto compiuto1. Infatti interrogate i popoli, p. e. della civile Inghilterra, e unanimi vi esterneranno la simpatia che nutrono a pro’ dell’Italia: il Parlamento, la Camera de’ Comuni e la Regina stessa, pari in virtù all’Imperatrice Eugenia, hanno le medesime tendenze; e quando la forza brutale non vorrà dileguarsi al lume della ragione, l’Inghilterra al pari della Francia sarà pronta ad imbrandire le armi. Riunite tutte le simpatie di coteste civili Nazioni, cosa ne sarà dell’Imperio Austriaco non fa d’uopo di essere profeti, ne grandi calcolatori per prevederlo.

Da ciò argomentate gentili Lombarde, che le nostre speranze sono a piè dritto fondate, e che i disegni di Paolo I; di Enrico IV e di Giulio II della celebre famiglia della Rovere, saranno per intiero compiuti: d’onde le Città, le Nazioni si abbracceranno siccome sorelle, il bisogno della gradazione civile sarà anche più sentito, e questa in più solide basi fondata.

[p. 10 modifica]Se nel parlarvi dell’Agnesi, o dilette Progressiste di Europa, ho dovuto fare una digressione, rivolgendo il mio discorso alle cortesi Lombarde, non certo saravvi riuscito discaro, avvegnachè è del tutto conforme alle vostre nobili tendenze.

Ora con lutto tornovi a parlare dell’Agnesi, dappoichè questa donna portentosa, non avea neppur tocco il confine di sua gioventù, allorchè dettesi in preda di una profonda e secreta melanconia, per cui abbandonò quei studi che resero sì notabile la sua infanzia e celeberrima la sua gioventù. Quanto perdette la scienza da questo suo volontario abbandono, non può disconoscerlo chi si è addentrato nelle opere sublimi sortite dal suo ingegno! Ma intanto l’Agnesi toccava appena il settimo lustro, allorquando pose in non cale, e libri e penna e carta; e a guisa delle rispettabili figlie del gran Padre de’ Miseri, consacrò tutto il resto di sua vita alla cura degli ammalati e de’ poveri! Cosicchè tutto grande; tutto straordinario; tutto sublime dovea essere in questa donna, che la calunnia, sì fatale ai sommi talenti non potè colpirla in verun modo!!!

Post’anco nel santuario del vero che l’Agnesi avesse nudrito nell’animo suo una passione, che le si poteva essere suscitata negli esercizi suoi magistrali, e che la delicatezza del suo mandato non le avesse permesso di manifestare, chi potrebbele attribuire ciò a colpa? Non sarebbe questa una prova di dupla virtù? sentire un affetto potente e aver forza di [p. 11 modifica]tenerlo occulto per un mero sentimento di delicatezza, è un dar prova di avere un’anima piuttosto angelica che umana! Ad un Petrarca non gli fu possibile di occultare il cocente amore che nudriva per donna Laura: Dante, benchè possa chiamarsi il gigante della potenza di spirito, non potè velare l’amore che l’infiammava per la bella Beatrice. Le smanie, i deliri e le alterazioni di spirito che straziarono il cuore dell’infelice e sublime cantore della Gerusalemme Liberata, suscitate da un violento trasporto di amore per Donna Eleonora, non evvi chi possa disconoscere.

Se le passioni pel sesso gentile hanno tanta potenza da farvi soccombere il viril sesso, che meraviglia dovrebbe arrecare se l’Agnesi avesse contratto una passione amorosa anche per un suo discepolo? Non è forse legge di natura per cui i due sessi scambievolmente si attraggono e si vincolano col più caldo amore?

Noi poi non abbiamo positiva certezza della causa che indusse l’Agnesi ad abbandonare le scienze; quindi ci resti solo il cordoglio del danno immenso che desse soffrirono da quel suo volontario abbandono, senza che per nulla resti offuscata la virtù di questa donna sublime, allorchè tralasciò di coltivare l’intelletto per darsi tutta nella pratica della bontà del suo cuore in sollievo dell’umanità; e che volle continuare, finchè, deposte le sue sue spoglie mortali, volossene colla sua bell’anima nel regno de’ [p. 12 modifica]giusti, lasciando nell’angoscia e nel lutto non solo la Patria, ma tutta Europa!

E Voi gentili progressiste di Europa, immedesimate delle virtù sublimi dell’Agnesi, se non potete giungere a raccorre quei frutti che non ponno emergere se non dall’albero della sapienza, la quale si acquista con ingegno e studio profondo, cercate almeno d’imitarla nelle morali e civili virtù onde a buon diritto possiate essere appellate degne figlie del progresso.

Infiammate il vostro cuore di santo affetto per la indipendenza delle Nazioni; corroborate o suscitate questo sacro principio ai vostri amici, parenti e congiunti, onde giungere a quella meta di pace e concordia che unirà in sacro vincolo di amore principi e popoli, sotto il regime il più fermo, il più sicuro, il più potente per la guarentigia degli uni e degli altri; per il progresso della morale, delle scienze, lettere ed arti, intendo dire sotto il regime non larvato, ma essenzialmente costituzionale, che è il vero baluardo contro il dispotismo e l’anarchia.

E siamo lieti che questi nostri principii sono quegli stessi che professano e caldamente sostengono tutti gli uomini culti e probi di Europa, e di tutto il mondo civilizzato; tra i quali ci è cosa gradevole poter citare i due grandi nomi Lacordair e Ventura, che tanto sanno insinuarsi colla loro sublime filosofica eloquenza; con franca e leale politica, anche in quelli infelici spiriti ritrosi a qualunque progresso.

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Di questo opuscolo si è ritardata di un anno la
pubblicazione per averne l’Autore avuto divieto.

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Note

  1. L’Imperatore d’Austria, se volesse rendersi, se pure è in tempo, ben tetragono nel suo imperio, dovrebbe sgombrare affatto dall’Italia, e dare la Costituzione a’ suoi Sudditi: così farebbe la causa di se, di sua dinastia e dalla civiltà; in caso opposto un Re galantuomo di Germania, già forte per i suoi principii, più che per la vastità del suo Regno, addiverrà potentissimo Re di Alemagna, e l’Impero attuale d’Austria crollerà.