Geografia (Strabone) - Volume 3/Libro VII/Capitolo IV

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CAPITOLO IV

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Strabone - Geografia - Volume 3 (I secolo)
Traduzione dal greco di Francesco Ambrosoli (1832)
CAPITOLO IV
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CAPO IV.


Imboccatura della Palude Meotide o Bosforo Cimmerio. - Piccola Scizia. - Fertilità del Chersoneso. - Sciti coltivatori e Sciti nomadi. - Fortezze del Chersoneso. - Animali del paese degli Sciti e dei Sarmati.

La bocca della Meotide chiamasi Bosforo Cimmerio: comincia da una larghezza1 di circa settanta stadii (dov’è il tragitto dai dintorni di Panticapea a Fanagoria, ch’è più vicina di tutte le città dell’Asia), e finisce in uno stretto molto più angusto. Questo [p. 206 modifica]passaggio divide l’Europa dall’Asia, e serve con esso a questa divisione anche il fiume Tanai2, il quale scorre dalle parti settentrionali verso quella palude e proprio nella sua bocca; dove poi ha due foci distanti fra loro circa sessanta stadii. Avvi anche una città3 che porta lo stesso nome del Tanai, ed è il massimo emporio dei barbari dopo Panticapea.

Chi naviga nel Bosforo Cimmerio trova a sinistra la piccola città di Mirmecio4 a venti stadii da Panticapea. Due volte tanto è lontano da Mirmecio il borgo Partenio; dove il tragitto è solo di venti stadii, ed ha rimpetto a sè un borgo nell’Asia detto Achilleo. Di quivi navigando in linea retta al Tanai, ed all’isola situata sulle sue foci si contano due mila e due cento stadii; ed a poco più di questo numero ascende la navigazione lungo la spiaggia dell’Asia. È poi tre volte maggiore, per chi navighi a mano sinistra lungo quella spiaggia dov’è anche l’istmo: ma questa spiaggia, la quale appartiene all’Europa, è tutta deserta. Tutto quanto poi il circuito della Palude Meotide si dice che sia di nove mila stadii5.

Il gran Chersoneso somiglia al Peloponneso nella figura e nella grandezza6. Lo posseggono i principi del Bosforo, ed è tutto condotto a male dalle guerre [p. 207 modifica]continue. Da prima i tiranni del Bosforo possedettero soltanto il piccolo Chersoneso, quello vicino alla bocca della Meotide ed a Panticapea fino a Teodosia: la maggior parte poi fino all’istmo ed al golfo di Carcinite possedevanla i Taurii, schiatta scitica: e tutto quel territorio, e qualche cosa anche fuori dell’istmo fino al Boristene, chiamavasi Piccola Scizia. Ma poi per la moltitudine di coloro che di quivi partendosi attraversavano il Tira e l’Istro, e mettevansi ad abitare il paese vicino a que’ fiumi, non poca parte anche di questo7 ricevette la denominazione di Piccola Scizia, e i Traci se ne ritrassero, in parte costretti dalla forza, in parte per la cattiva qualità del terreno quasi tutto paludoso.

Tranne la spiaggia montuosa fino a Teodosia, il restante del Chersoneso è tutto una fertile pianura, e vi fa molto bene il frumento; perocchè in qualunque modo si sommova il terreno, rende trenta volte la seminagione. Quindi que’ popoli insieme cogli Asiani abitanti i paesi vicini a Sindice pagavano a Mitridate un tributo di cento ottanta mila medimni, e due cento talenti d’argento. Che anzi ne’ tempi antichi soleva di quivi mandarsi il frumento agli Elleni, come dalla Meotide si mandavano i salsumi: e dicono che Leucone mandasse da Teodosia agli Ateniesi due milioni e centomila medimni di grano. Però a questi popoli fu dato particolarmente il nome di Georgi (Agricoli); mentre quelli che stanno più sopra son Nomadi (Pastori, Erranti), e [p. 208 modifica]si nutrono di carni principalmente di quella dei cavalli: e fanno uso anche di latte e di cacio cavallino; oltrechè adoperano il latte acido, il quale apparecchiato a un certo loro modo serve ad essi anche per companatico. D’onde poi Omero denominò Galattofagi tutti i popoli di quella regione.

I Nomadi pertanto sono guerrieri più che ladroni, e guerreggiano pei tributi: perocchè commettono le proprie terre a coloro che amano di coltivarle, contentandosi di riceverne certi tributi, che si stabiliscono moderati, e non già per accumulare ricchezze, ma per avere di giorno in giorno le cose che sono necessarie: e quando poi non si dà loro ciò ch’è pattuito, vengono alla guerra. Perciò il poeta chiama cotesti uomini e giusti ed abii8; siccome quelli che, se loro fosse ben osservato il patto dei tributi, non si metterebbero forse in guerra giammai. Ma gli altri mancano ai patti perchè confidano di potere colla propria forza o resistere facilmente quando costoro andassero loro addosso, od anche vietar loro di assalirli. Così dice Ipsicrate che fece Asandro, il quale murò l’istmo del Chersoneso vicino alla Meotide, per lo spazio di trecento sessanta stadii con dieci torri ogni stadio.

I Giorgi poi sono creduti più mansueti e più inciviliti; ma per essere dati al far roba, e a contatto del mare non sanno trattenersi dal ladroneccio, nè da [p. 209 modifica]altre somiglianti ingiustizie per secondare la propria cupidigia.

Oltre ai luoghi del Chersoneso già mentovati v’erano anche delle castella fabbricate da Sciluro e da’ figliuoli di lui, i quali se ne valsero nella guerra contro i generali di Mitridate. Tali erano Palacio, Chavo e Neapoli. E v’era inoltre Eupatorio9 fatto erigere da Diofante generale di Mitridate stesso. Avvi poi, a circa quindici stadii dal muro di Chersoneso, un capo che forma un golfo di ragguardevol grandezza volto verso quella città: e al di sopra è un lago marino con cava di sale. E quivi finalmente è anche il porto Ctenunte. I generali regii pertanto10 per tenere fronte ai barbari ond’erano assediati, collocarono sopra il Capo già detto un presidio, munendo quel luogo di muro, ed empieron di terra la bocca del golfo sino alla città, sicchè si potesse facilmente andarvi a piedi, facendo in certo modo una sola cosa del forte e della città: e così poi agevolmente poterono ributtare gli Sciti. E poichè i barbari assaltavano anche il muro che chiudeva l’istmo presso Ctenunte, e tendevano ad empir di stoppie la fossa, i generali del re incendiavano la notte quel tanto ch’era stato empiuto nel giorno, e così resistettero finchè poi conseguirono una piena vittoria. Ed ora tutti que’ luoghi sono soggetti ai re del Bosforo, i quali sogliono eleggersi dai Romani. [p. 210 modifica]

Tutta quanta la nazione degli Sciti e dei Sarmati ha questa usanza sua propria di castrare i cavalli per averli più ubbidienti; perocché questi animali appo loro sono piccoli, ma fieri assai ed indocili. Nelle selve poi hanno caccie di cervi e di cinghiali; e nelle pianure di asini e di damme. E questo pure è proprio di que’ luoghi che non vi si nasce aquila alcuna. fra i quadrupedi hanno quel ch’essi chiamano Colo, di color bianco, e di grandezza fra il cervo e l’ariete, ma più veloce d’entrambi nel corso. Esso assorbendo dalle narici l’acqua nella testa, la tien quivi in servo per parecchi giorni, sicché poi può vivere facilmente anche in aride regioni. Tale adunque è tutto il paese al di fuori dell’Istro fra il Reno ed il Tanai, fino al mar Pontico ed alla Meotide.

  1. Lo Stretto delle Zabacche.
  2. Il Don.
  3. Azof.
  4. Yenikalè. Al Partenio corrisponde ora Casan-dip. (Edit. fran.)
  5. Alcuni leggono otto mila.
  6. Osserva però il Gossellin che la Morea è più luna e men larga della Crimea.
  7. Trattasi della Tracia.
  8. La voce ἄβίος s’interpreta (da α e βίος) uomo che non ha in serbo l’occorrente per vivere, ovvero (da α e βία) uomo che non fa ingiurie nè violenza a nessuno.
  9. Eupatoria o Koslow.
  10. I generali di Mitridate.