Geografia (Strabone) - Volume 3/Libro VII/Capitolo V

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CAPITOLO V

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Strabone - Geografia - Volume 3 (I secolo)
Traduzione dal greco di Francesco Ambrosoli (1832)
CAPITOLO V
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CAPO V.


Dell’Europa al di qua dell’Istro. - L’Illiria. - Diversi popoli della Pannonia. - Spiaggia dei Japodi e loro città. - Costa dei Liburnii. - Isole adiacenti alla costa dell’Illiria. - Della Dalmazia. - Degli Ardiei o Vardei. - Dardanii, ed altri popoli. - Città d’Epidamno e d’Apollonia. - Dei golfi Ionio ed Adriatico. - Natura del suolo d’Illiria. - Autariati. - Scordisci. – Diversi popoli della Tracia.

Rimane ora l’Europa al di qua dell’Istro col mare che la circonda, cominciando dall’ultimo fondo dell’Adriatico fino alla bocca Sacra dell’Istro; dove comprendonsi l’Ellade, e le nazioni della Macedonia e dell’Epiro, e i popoli situati al di sopra di esse verso [p. 211 modifica]l’istmo e verso i due mari Adriatico e Pontico: cioè verso l’Adriatico i popoli illirici; verso l’altro fino alla Propontide ed all’Ellesponto i Traci, e alcuni Sciti e Celti ad essi frammisti. E conviene far principio dall’Istro a parlare de’ luoghi che tengono dietro a quelli pei quali siam venuti finora aggirandoci: tali sono quelli contigui all’Italia, alle Alpi, ai Germani, ai Daci ed ai Geti. E si potrebbe forse dividere in due questa parte d’Europa, quando i monti d’Illiria, Peonia e Tracia sono in qualche modo paralleli all’Istro, e formano quasi una sola linea che attraversa il paese dall’Adria fino al Ponto: sicchè dalla parte settentrionale trovansi i luoghi fra l’Istro ed i monti predetti; dalla parte di mezzogiorno stanno l’Ellade e le regioni circonvicine, abitate da barbari sino ai luoghi montuosi.

Vicino al Ponto è il monte Emo1 ch’è il più vasto e il più eccelso di quanti ne sono colà, e divide quasi pel mezzo la Tracia. Da questo monte dice Polibio che possono vedersi tutti e due i mari, ma non dice il vero; perocchè di quivi all’Adria v’ha una grande distanza, e molti impedimenti si frappongono alla vista.

Presso al mare Adriatico è quasi tutta l’Ardia e metà della Peonia2, la quale è anch’essa tutta elevata; [p. 212 modifica]e dalla parte della Tracia ha per confine il Rodope3 che dopo l’Emo è la più alta montagna; e dall’altra parte verso il settentrione ha l’Illiria e il paese degli Autariati e la Dardania. E noi cominceremo dall’Illiria contigua all’Istro ed alle Alpi, che sta fra l’Italia e la Germania, principiando dal lago intorno a cui abitano i Vindelici, i Reti e gli Elvezii4. Una parte di questo paese lo desertarono i Daci debellando i Boj e i Taurisci, celtiche nazioni soggette a Critariso, il quale affermava che quel paese era suo, quantunque ne fosse escluso dal Pariso, fiume che dalle montagne della Dacia scorre nell’Istro passando per gli Scordisci denominati Galati. Perciocchè anche costoro abitarono un tempo frammisti cogl’Illirici e coi Traci: ma i Daci poi distrussero questi popoli e spesse volte giovaronsi degli Scordisci come di alleati.

Il restante del paese l’occupano i Pannonii fino al territorio di Segesta5 ed all’Istro verso il settentrione [p. 213 modifica]e il levante; e verso le altre parti si stendono anche a maggiore ampiezza. La città di Segesta è dei Pannonii, posta sul confluente di parecchi fiumi tutti navigabili, ed è opportuna a valersene per fare guerra ai Daci. Essa è situata sotto quelle Alpi le quali si stendono fino ai Iapodi, nazione celtica insieme ed illirica; e da quelle discorrono anche alcuni fiumi portando a Segesta le produzioni di altri paesi e principalmente d’Italia. Perciocchè da Aquilea, superando l’Ocra6, v’hanno trecento cinquanta stadii (e alcuni dicono cinquecento) per giungere a Nauporto colonia de’ Taurisci, dove le merci sono condotte sui carri. Ed è l’Ocra la parte più bassa delle Alpi stendentisi dalla Rezia fino ai Iapodi, appo i quali s’innalzano nuovamente que’ monti e chiamansi Albii. Così parimenti da Tergeste, borgo della Carnia7, avvi per l’Ocra un passaggio al lago detto Lugeo. Vicino a Nauporto è il fiume Carcora che riceve sopra di sè le merci già dette, poi va a metter foce nella Sava: questa sbocca nella Drava, la quale alla sua volta entra nel Noaro vicino a Segesta. Quivi il Noaro diventa navigabile, e dopo aver ricevuto in sè il Colapi8 che scorre dal monte Albi a traverso dei Iapodi, gettasi nel Danubio sul territorio degli Scordisci. E la navigazione su questi fiumi va per lo più verso il settentrione: da Tergeste poi al [p. 214 modifica]Danubio avvi una strada di circa mille e duecento stadii. Vicino a Segesta sono anche il forte di Siscia e Sirmio posti sulla strada che conduce in Italia.

I Breuci, gli Andizeti, i Dizioni, i Pirusti, i Mazei, i Disiziati, dei quali fu condottiero Batone, sono tutti popoli pannonii; e così anche altre piccole genti e di poca fama: giacchè la Pannonia si stende fino alla Dalmazia, e quasi anche fino agli Ardiei9 andando verso il mezzogiorno. Tutta quella parte che dal fondo del mare Adriatico va al golfo Rizonico ed al territorio degli Ardiei è montuosa, e si trova fra il mare e le nazioni Pannonie. E di qui presso a poco ci convien fare principio alla descrizione che ci rimane, ripetendo per altro alcune delle cose già dette.

Dicemmo pertanto nel discorrer l’Italia che gl’Istrii sono i primi popoli della spiaggia illirica i quali tengano dietro all’Italia stessa ed ai Carnii; e però coloro che presentemente governano producono i confini d’Italia sino a Pola, città dell’Illiria, sicchè poi si trovano a circa ottocento stadii dal fondo del golfo già detto. Altrettanti se ne contano dal capo che sta dinanzi a Pola, fino ad Ancona, tenendosi a destra il territorio Eneto10. Tutto poi il littorale dell’Istria è di mille e trecento stadii. A questo tien dietro il littorale dei [p. 215 modifica]Iapodi, lungo il quale la navigazione è di mille stadii; perocchè questi Iapodi hanno la loro sede sul monte Albio ch’è l’ultimo delle Alpi e molto elevato. Da una parte di questo monte si stendono essi fino ai Pannonii ed all’Istro, dall’altra fino all’Adriatico; e sono gente bellicosa, ma all’ultimo poi furono domati da Cesare Augusto. Le loro città sono Metulo, Arupeno, Monettio e Vendo11. Sterile è il loro territorio, sicchè per lo più si nutrono di zea e di miglio. La maniera delle loro armi è celtica; ed hanno il corpo variegato da punture a somiglianza degli altri Illirii e Traci.

Dopo la spiaggia dei Iapodi viene la Liburnica più lunga dell’altra ben cinquecento stadii12. Su questa spiaggia trovasi un fiume navigabile con legni di trasporto fino ai Dalmati; e poi Scardona città della Liburnia.

Lungo tutta la spiaggia della quale ho parlato vi sono delle isole, come a dire le Apsirtidi13, presso le quali si dice che Medea uccidesse il proprio fratello Apsirto da cui era inseguita14. Poi è l’isola Cirettica [p. 216 modifica]presso i Iapodi. Quindi le Liburnidi, in numero di circa quaranta; poi altre isole, fra le quali le più conosciute sono Issa, Tragurio fondata dagl’Issei, Faro che prima dicevasi Paro fondata da’ Parii, d’onde fu nativo Demetrio Pario.

Appresso viene la spiaggia dei Dalmati con Salona loro arsenale. Questa è una di quelle nazioni che guerreggiarono lungo tempo contro i Romani; e possedette ben cinquanta ragguardevoli abitazioni, alcune delle quali erano vere città, per esempio Salona, Priamona, Ninia, Sinotio la nuova e la vecchia che Augusto incendiò: ed avvi anche Andetrio, piazza forte; e Dalminio, grande città con cui la nazione ha comune il nome. Ma Nasica15 la impicciolì, e ne convertì il territorio in pascolo di pecore per gastigare la rapacità di quegli uomini. I Dalmati hanno in costume di fare ogni ottavo anno una nuova distribuzione del loro territorio: quanto poi al non usare monete è un costume lor proprio rispetto agli altri abitanti di quella spiaggia, ma è invece comune a molti altri barbari.

Il monte Ardione divide pel mezzo la Dalmazia, sicchè una parte di essa è bagnata dal mare, una parte è posta dall’altro lato di quel monte. Segue poi il fiume Narone16 coi Daorisii, Ardiei e Plerei abitanti lungo la sua corrente. A questi ultimi è vicina l’isola detta Corcira la Nera17 con una città dello stesso [p. 217 modifica]nome fondata dai Gnidii: agli Ardiei è vicina l’isola di Faro che prima dicevasi Paro, perchè la fondarono i Parii. I moderni poi chiamarono Vardei18 gli Ardiei; i quali furono dai Romani cacciati dal mare nelle parti mediterranee, perchè cessassero d’infestarlo coi loro ladronecci, e li costrinsero a coltivare la terra. Ma il paese a cui trasferironsi era sterile ed aspro e non acconcio ad essere coltivato; sicchè quel popolo fu distrutto per modo che ne rimasero solo alcuni pochi. Questo medesimo accadde anche alle altre nazioni che avevano stanza in que’ luoghi; perocchè di potentissime che furono un tempo, caddero in estrema bassezza e disparvero. Tali furono tra i Galati i Boj e gli Scordisci; tra gl’Illirii gli Autariati, gli Ardiei e i Dardanii; fra i Traci i Triballi: i quali primamente si rovinarono guerreggiando fra loro, poi furono debellati dai Macedoni e dai Romani.

Dopo la spiaggia degli Ardiei e de’ Plerei s’incontrano il golfo Rizonico colla città detta Rizona19, poi altre piccole città, poi il fiume Drilone20 navigabile contro il corso della sua corrente fino al territorio dardanico: il quale è contiguo alle nazioni macedoni ed ai Peoni dalla parte di mezzogiorno, come anche gli Autariati ed i Dasarezii in diverse parti sono contigui fra loro e cogli Autariati21. Sono poi Dardaniati [p. 218 modifica]anche i Galabrii, presso i quali avvi un’antica città; ed anche i Tunati che dalla parte orientale confinano coi Medi nazione di Tracia. Sebbene i Dardanii fossero pienamente selvaggi, tanto che scavandosi delle spelonche sotto mucchi di letame, quivi passavano la vita, nondimeno davan opera alla musica, ed usarono sempre stromenti e di fiato e con corda. E questi sono i popoli mediterranei, dei quali noi parleremo anche più sotto.

Al golfo Rizonico seguitano Lisso, Acrolisso ed Epidamno22 fondata da’ Corciresi, la quale ora si chiama Dirrachio con nome comune anche alla penisola sulla quale è situata: poi trovansi i fiumi Apso ed Aoo, lungo il quale è Apollonia23 città fornita d’ottime leggi e fondata dai Corintii e dai Corciresi, distante dieci stadii dal fiume e sessanta dal mare. Ecateo chiama Ea l’Aoo; e dice che da uno stesso luogo vicino a Lacmo24, anzi da una sola sorgente discorrono l’Inaco verso il mezzogiorno ad Argo, e l’Ea verso il ponente a metter foce nell’Adriatico.

Nel paese degli Apolloniati v’ha un luogo nomato Ninfeo, ed è una pietra ch’esala fuoco. Sotto questa

[p. 219 modifica]pietra scorrono ruscelli di tiepido asfalto, provenienti a quanto si congettura da bitume liquefatto dal fuoco: giacchè avvi una cava di questo bitume in un colle vicino, dove rintegrasi sempre quel tanto che se ne toglie, convertendosi col tempo in bitume la terra di cui s’empiono le fosse, come Posidonio asserisce. Lo stesso autore poi afferma che la terra detta ampelite la quale si cava a Seleucia Pieria25 è un rimedio contro la rosicatura delle viti; perciocchè quando sia bagnata di olio uccide il verme prima che arrivi alla parte vitale della radice: e soggiunge che una terra consimile fu trovata a Rodi quando egli n’era pritano, se non che avea d’uopo d’una quantità d’olio maggiore.

Dopo Apollonia sono Billiace ed Orico con Panormo sua stazione di navi, e poi i monti Cerauni26: e quivi comincia la bocca del golfo Ionio e dell’Adriatico. Questa bocca è comune ai due golfi; i quali così si distinguono, che il nome di Ionio viene attribuito alla prima parte di quel mare, e il nome di Adriatico si dà al restante fino all’ultimo seno; sebbene poi ora siasi esteso a tutto intiero. E dice Teopompo che il primo di questi nomi viene da colui che condusse i Ionii in que’ luoghi, ed era nativo d’Issa27, l’altro dal fiume Adria. [p. 220 modifica]

Dai Liburni ai Cerauni contansi poco più che due mila stadii: e Teopompo dice che tutta la navigazione cominciando dall’ultimo seno è di sei giorni; e che può viaggiarsi in trenta dì a piedi tutta l’Illiria. A me par nondimeno che questo autore esageri; oltre di che egli asserisce anche altre cose incredibili: come a dire che i due mari comunichino fra di loro, argomentandolo dall’essersi trovato qualche vaso di Taso o di Chio nel fiume Narone; che amendue questi mari si possano vedere da una certa montagna; che la posizione delle isole Liburnidi sia tale da formare un cerchio di cinquecento stadii; e che l’Istro con una delle sue bocche entri nel mare Adriatico. Alcune di siffatte dicerie popolari si trovano anche in Eratostene, come nota Polibio parlando di lui e di altri scrittori.

Tutta la spiaggia illirica è provveduta di porti assai comodi, e così parimenti anche le isole vicine; all’opposto della spiaggia italica che le sta di rimpetto e che n’è priva. Entrambe poi sono tiepide e fruttifere, sicchè vi allignano bene gli ulivi e le viti, tranne alcuni luoghi dove il terreno eccessivamente s’indura. Ma sebbene sia di tal fatta, nondimeno la spiaggia illirica fu anticamente negletta; forse perchè non s’ebbe contezza della sua bontà, ma senza dubbio assai più per la salvatichezza degli abitanti e pel costume che avevano del ladroneccio.

Il paese superiore a questa spiaggia è tutto montuoso, freddo, nevoso, e la parte che accenna al settentrione più che il restante: sicchè quivi sono scarse le viti così ne’ luoghi elevati come nei piani. E sono tutte [p. 221 modifica]pianure montane occupate dai Pannonii, le quali verso il mezzogiorno si stendono fino ai Dalmati ed agli Ardiei, verso il settentrione finiscono all’Istro, e verso il levante congiungonsi cogli Scordisci, presso le montagne dei Macedoni e dei Traci.

La gente degli Autaríati fu la più grande e la più valorosa fra tutti gl’Illirici; e già tempo era continuamente in guerra cogli Ardiei per le saline che si formavano sui confini di questi due popoli coll’acqua che nella stagione di primavera scolava da una certa vallata: la quale acqua cavata e riposta per cinque giorni stringevasi in sale. Or avevano pattuito che di queste saline i due popoli dovessero alternativamente godere; ma ponendo poi le convenzioni in non cale, se ne contendevano il possesso.

Una volta avendo gli Autariati vinti i Triballi, che dagli Agriani28 fino all’Istro occupavano il cammino di quindici giorni, divennero padroni anche degli altri popoli Traci ed Illirici: ma furono poi debellati prima dagli Scordisci e appresso dai Romani, i quali soggiogarono loro e gli Scordisci medesimi, dopo che per gran tempo erano stati potenti. Questi Scordisci abitavano lungo l’Istro divisi in due parti: e gli uni stavano fra due fiumi che sboccan nell’Istro, ciò sono il Noaro che scorre presso Segesta, ed il Margo che altri chiamano Bargo: gli altri abitavano un poco al di là di questo fiume, contigui ai Triballi ed ai Misii. Gli [p. 222 modifica]Scordisci ebbero anche alcune isole, e crebbero a tanto da recare i proprii confini sino agl’Illirii, ai Peonii ed ai Traci: e assoggettaronsi allora anche la maggior parte delle isole che sono nell’Istro. Le loro città poi erano Eorta e Capeduno29.

Dopo il paese degli Scordisci30 vicino all’Istro avvi quello dei Triballi e dei Misii dei quali abbiamo già fatta menzione, e le paludi di quella che dicesi piccola Scizia, cioè di quella al di qua dell’Istro, di cui pure abbiamo già fatta parola. Costoro e i Crobizi e quelli che diconsi Trogloditi abitano al di sopra de’ luoghi circonvicini a Calati, a Tomis e ad Istro31. Quindi seguon coloro che abitano intorno all’Emo, e quelli che stanno al di sotto di loro, fino al Ponto, cioè i Coralli, i Bessi, alcuni dei Medi e dei Danteleti32. Tutte queste nazioni sono date onninamente al ladroneccio: anzi i Bessi che abitano la maggior parte dell’Emo dal loro ladroneggiare sono soprannomati ladroni, e vivono in nascondigli e duramente. Essi confinano col monte Rodope, coi Peonii, e fra gl’Illirii cogli Autariati e coi Dardanii. Fra costoro poi e gli Ardiei sono i Dasaretii, gl’Ibriani ed altre ignobili nazioni che gli Scordisci travagliarono finchè n’ebbero desertato il paese, lasciandolo pieno di boschi inaccessibili per lo spazio di parecchie giornate di viaggio.

Note

  1. Il Balkan.
  2. L’Ardia era una parte della Dalmazia presso il fiume Narenta: la Peonia poi era la parte settentrionale della Macedonia (G.).
  3. Despoto-Iag. - Gli Autariati abitavano la parte della Dalmazia vicina al fiume che ora dicesi Kerka: la Dardania stendevasi lungo le montagne che limitano al mezzodì il paese della Servia moderna. (G.).
  4. Le edizioni comuni leggono καὶ Τοινίους, e i Tinii. Ma sulla fede di antichi manoscritti e col confronto di altri luoghi di Strabone i recenti editori sostituiscono τοὐς Έλυητίυς. Il lago poi di cui qui è parlato dovrebb’essere quel di Costanza; ma non pare (dice il Gossellin) che l’Illiria siasi mai estesa fin là. Però vorrebbe leggere non già contigua all’Istro ed alle Alpi, ma all’Istria ed all’Albi.
  5. Pare che questa città si trovasse sul confluente del Kulp e della Sava, dove ora è Sizsek. (G).
  6. Le montagne al nord di Trieste. (G.).
  7. Trattasi di Trieste e della Carniola. Il lago Lugeo dicesi ora di Zirkniz.
  8. Il Kulp.
  9. Le edizioni ordinarie leggono: Σαρδιαίων dei Sardi. Il Casaubono propose pel primo la correzione adottata poi anche dal Coray, ma soggiunse: Non est autem haec sententia omnino sana.
  10. Il paese dei Veneti.
  11. Anche il Gossellin confessa d’ignorare la situazione di queste città.
  12. Qui le edizioni ordinarie segnano una lacuna: ma nè il senso la esige, nè il manoscritto seguitato dal Coray ne dà indizio.
  13. Le isole di Cherso e d’Ossero.
  14. Secondo la tradizione comune Medea fece in brani il fratello Apsirto ch’essa avea seco, e ne sparse le membra lungo la via, perchè coloro ond’era inseguita soffermandosi a raccoglierle le dessero opportunità di fuggire.
  15. P. Scipione Nasica. V. Aurel. Vitt. de Vir. Ill.
  16. Narenta.
  17. Curzola.
  18. Il testo ordinario dice Varalii, Οὐαραλίυς.
  19. Il Golfo di Cattaro e la città di Rizona.
  20. Il Drino.
  21. È manifesta l’oscurità o l’interpollazione di questo luogo; ma non così come si possa correggerlo. - I Dardaniati che l’autore nomina subito dopo sono una stessa cosa coi Dardanii già mentovati.
  22. Cioè Alessio, il Forte d’Alessio, e Durazzo.
  23. Polina.
  24. Una delle cime del Pindo, ora Metzovo che divide l’Epiro dalla Tessaglia. – La città d’Argo menzionata subito dopo è Filoquia all’estremità orientale del golfo Arta.
  25. Città fondata nella Siria da Seleuco Nicatore a’ piedi del monte Pierio.
  26. Pare che Balliace ed Orico fossero nel golfo dell’Aulone. I monti Cerauni od Acrocerauni diconsi ora Monti della Chimera.
  27. Così il Coray. Il testo comune dà la lezione evidentemente guasta ἐξ ὦν τὸ γένος.
  28. Gli Agriani occupavano quasi tutto il paese fra l’Adriatico e il mar Nero.
  29. Non conosco (dice il Gossellin) la posizione di queste città.
  30. Abitavano fra la Drava e la Sava. (G.).
  31. Mangalia, Tomiswar e Kargolk.
  32. Questi popoli abitavano la Tracia e la Bulgaria de’ nostri giorni. (G.).