Geografia (Strabone) - Volume 3/Libro VII/Capitolo VI

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CAPITOLO VI

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Strabone - Geografia - Volume 3 (I secolo)
Traduzione dal greco di Francesco Ambrosoli (1832)
CAPITOLO VI
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CAPO VI.


Costa del Ponto Eussino dall’Istro sino a Bisanzio. - De’ Cianei. - Golfo e città di Bisanzio; e della pescagione ch’ivi si fa. - Dei Calcedonii.

Della spiaggia fra l’Istro ed i monti dell’una e dell’altra parte della Peonia resta ora la Pontica, la quale va dalla bocca Sacra del fiume predetto sino al monte Emo e sino allo stretto presso Bisanzio. Siccome poi discorrendo la spiaggia illirica ci siamo spinti fino ai monti Cerauni, come quelli che sebbene cadano fuori delle montagne d’Illiria, segnan per altro un naturale confine; poi con que’ monti siamo venuti determinando le nazioni mediterranee, stimando che siffatte descrizioni dovessero avere grande importanza alla materia presente, ed anche per l’avvenire: così parimente rispetto alla spiaggia della quale ora ci facciamo a parlare, sebbene vada a cadere oltre la linea del monte Emo, nondimeno perchè essa termina in un naturale confine, cioè nella bocca del Ponto, giova alla trattazione presente non meno che a quello onde avremo a parlare di poi.

Chi dunque movendo dalla bocca Sacra dell’Istro si tiene a destra la spiaggia, incontra dopo cinquecento stadii una piccola città detta Istro1, fondata già dai Milesii: poi Tomis altra piccola città distante dalla [p. 224 modifica]prima duecento cinquanta stadii; e poi Calati dopo altri duecento ottanta, colonia degli Eraclei; ed a mille e trecento stadii da Calati trova Apollonia, colonia de’ Milesii. Questa città è fondata per la maggior parte sopra un’isoletta dov’è un tempio d’Apollo, da cui Marco Lucullo portò via il colosso, opera di Calamide, e lo consacrò in Campidoglio.

Nell’intervallo da Calati ad Apollonia avvi Bizone di cui una gran parte fu rovinata dai tremuoti; poi Cruni ed Odesso2 colonia dei Milesii, e Nauloco, castello de’ Mesembriani. Vien poscia il monte Emo che si stende fino al mare; poi Mesembria3 colonia de’ Megaresi, che anticamente fu detta Menebria o città di Mene (perchè il suo fondatore chiamavasi Mene, e nel linguaggio de’ Traci una città dicesi Bria), siccome anche la città di Seli dicesi Selimbria, e quella che or nomasi Eno chiamavasi prima Poltiobria4. Seguita poscia Anchiale castello degli Apolloniati, ed all’ultimo Apollonia stessa. Su questa spiaggia medesima avvi anche il promontorio Tirizis, luogo forte, del quale una volta Lisimaco si valse per mettervi in serbo i tesori.

Da Apollonia alle Cianee sono circa mille e cinquecento stadii; e nello spazio frammezzo stanno Tienia, paese degli Apolloniati, Anchiale che ad essi ugualmente appartiene, poi Finopuli ed Andriace contigue [p. 225 modifica]a Salmidesso, spiaggia deserta e sassosa; senza porti e molto battuta dai venti boreali, che per circa settecento stadii si estende fino alle Cianee, e se qualcuno vi è gettato, gli Astii nazione di Tracia stanziata al di sopra di quella spiaggia, lo spogliano. Le Cianee poi sono due isolette presso alla bocca del Ponto, l’una delle quali appartiene all’Europa, l’altra all’Asia, e sono disgiunte da uno stretto di circa venti stadii: e altrettanto sono lontane l’una dal tempio di Bisanzio, l’altra dal tempio de’ Calcedonii ch’è nel punto dove la bocca dell’Eussino è più angusta. Perciocchè procedendo ancora dieci stadii trovasi un capo che riduce a soli cinque stadii lo stretto, poscia il mare si allarga assai più e comincia a formar la Propontide5.

Da quel capo che angustia lo stretto a soli cinque stadii andando al così detto Porto del Fico sono trecento e venti stadii, e di quivi al Ceras di Bisanzio, cinque. Ed è il Ceras un golfo congiunto col muro di Bisanzio ed esteso circa sessanta stadii verso occidente, somigliante nella figura al corno di un cervo, perciocchè si divide in parecchi seni quasi come in altrettanti rami, nei quali poi entrando le pelamidi6 prendonsi facilmente, sì per la quantità di que’ pesci, e sì per la forza della corrente che le sospinge, come anche per essere quei seni cotanto stretti che i pesci si possono pigliar colle mani. Questo animale si genera negli stagni della Meotide, e quando s’è invigorito alcun [p. 226 modifica]poco, esce a frotte dalla bocca di quella palude, e lungo la costa asiatica se ne va fino a Trapezunte ed a Farnacia7, e quivi poi ha luogo la prima pescagione; ma non è di molto rilievo, giacchè fino a quel tempo le pelamidi non sono ancora venute alla grossezza loro conveniente. Procedono quindi fino a Sinope, dove trovansi adatte ad essere prese, e tenute nella salamoja. Quando poi sono giunte alle Cianee e se le hanno anche lasciate addietro, una pietra bianca la quale dal lido Calcedonico si spinge addentro nel mare le spaventa per modo, che in un subito si voltano verso la riva opposta: dove strascinate dalla corrente, per essere que’ luoghi disposti in modo, che la corrente del mare trae a Bisanzio ed al golfo Ceras, vengono trasportate in quest’ultimo somministrando così ai Bizantini ed al popolo romano un ragguardevol provento. Ma i Calcedonii che pur hanno stanza ivi presso lungo la riva opposta, non partecipano di cotesto vantaggio, perchè le pelamidi non si avvicinano punto ai loro porti. Dicono pertanto che Apollo a coloro i quali volevan fondare Bisanzio dopo che i Megaresi avevano già fondata Calcedonia, e però consultarono il Dio affinchè indicasse loro il luogo opportuno, rispose: Rimpetto ai ciechi; chiamando ciechi i Calcedonii, perchè essendo stati i primi a navigare in que’ luoghi, negligentarono di occupare una spiaggia fornita di tanta ricchezza, e s’impadronirono invece della più sterile. [p. 227 modifica]

Così dunque noi siamo proceduti fino a Bisanzio, perchè questa città per essere molto vicina allo stretto, segnava un limite più conosciuto d’ogni altro a quella spiaggia c’ha il suo principio dall’Istro. Al di sopra poi di Bisanzio abita la nazione degli Asti, appo la quale è la città di Calibe8 dove Filippo figliuolo di Aminta pose ad abitare i malandrini.

Questi pertanto fra i popoli circondati dall’Istro e dai monti d’Illiria e di Tracia sono quelli che meritano d’essere mentovati: essi occupano tutta la spiaggia Adriatica, e quella che dicesi spiaggia sinistra del Ponto dal fiume Istro fino a Bisanzio.

Note

  1. Kara-Kerman; Tomiswar; poi Mangalia; poi Sizebali.
  2. Baltchik e Varna.
  3. Misevria.
  4. Stefano da Bisanzio la chiama Poltimbria, da Polti re della Tracia contemporaneo alla guerra di Troia. (Edit. franc.).
  5. Il Mare di Marmara.
  6. Pesce somigliante al tonno, se non che n’è più piccolo.
  7. Trebisonda e Keresona.
  8. Il Coray crede che debba leggersi Cabile.