Gli scorridori del mare/12. Il pirata

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12. Il pirata

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12.

IL PIRATA


La notte era oscura e minacciosa; dense nubi nere coprivano il cielo, mentre dei lampi lividi e tremolanti brillavano sull'orizzonte. Nessun vento spirava, ma tutto indicava l'avvicinarsi di una procella.

Mentre i sordi muggiti dell'oceano, raddoppiavan l'orrore della notte, a bordo della Garonna regnava la più pazza allegria.

Una quarantina di torce, legate lungo i bastingaggi, rischiaravano la tolda del barck, mentre i marinai, seduti alla rinfusa attorno a una decina di barilotti di rhum e di arak, bevevano sfrenatamente, per festeggiare la vittoria e fors'anche per calmare i rimorsi del delitto commesso.

Nessuno più aveva osato avvicinarsi all'albero maestro, alla cui base giacevano ancora i cadaveri del disgraziato comandante e dei suoi due valorosi compagni. Perfino il secondo erasi rifugiato sul cassero e assieme a cinque o sei suoi compatrioti, beveva a garganelle come se cercasse di stordirsi e di dimenticare l'accaduto.

L'intera notte l'equipaggio stette in coperta, continuando a bere e lasciando che la nave si dirigesse a suo capriccio. Verso l'alba però, il secondo, fattosi animo, comandò di gettare in mare i tre cadaveri, di lavare il ponte poi di radunarsi tutti sul cassero, avendo da fare loro delle importanti comunicazioni e per procedere alla nomina dei nuovi ufficiali.

Il capitano ed i suoi due compagni, rinchiusi in tre amache contenenti alcune palle di cannone, furono calati in mare assieme a quattro altri marinai caduti nel combattimento, poi con alcuni secchi d'acqua furono fatte sparire le numerose macchie di sangue che lordavano la coperta.

Il secondo, schierati i suoi uomini sul cassero, procedette tosto alla nomina d'un nuovo luogotenente e di due terzi ufficiali, avendo cura di sceglierli fra i più esperimentati lupi di mare ed i più valorosi, quindi espose i suoi progetti.

Il campo delle loro gesta non doveva essere l'Atlantico, oceano troppo frequentato dalle navi da guerra e che non poteva offrire alcun porto sicuro, bensì il Pacifico, più ampio, meno battuto dagli incrociatori e più ricco di rifugi.

Avendo, anni addietro, scoperta una roccia isolata in mezzo all'immenso oceano e fornita d'un comodo porto, voleva condurre colà la Garonna, onde quell'isolotto servisse di rifugio e come base alle loro future imprese.

Sua intenzione era di costruire una solida rocca, tale da poter resistere anche ad un bombardamento e da poter contenere, con piena sicurezza, i tesori che predavano.

Il progetto fu approvato ad unanimità dall'equipaggio, tanto avevano tutti completa fiducia nel nuovo capitano, anzi fu salutato con grida entusiastiche di:

– Viva il capitano Parry!... Viva la pirateria!...

L'adunanza stava per sciogliersi, quando il boccaporto di poppa tutto d'un tratto fu bruscamente sollevato e due uomini, uno bianco e l'altro nero, si scagliarono in coperta, mandando urla di furore.

Tutti i marinai si rifugiarono a poppa, ma il secondo, che non aveva perduto il suo sangue freddo, aveva armato rapidamente una pistola, gridando:

– Qui Banes! Qui Bonga!

I due uomini, che erano riusciti, ma troppo tardi, a forzare la botola della sentina, a quella chiamata si fermarono.

Poi Banes avventandosi verso il secondo, coi denti stretti ed i pugni chiusi, gridò:

– Dov'è il capitano?

– È morto – rispose Parry.

Un grido terribile di rabbia e d'orrore sfuggì dal petto del brasiliano.

– Morto! Morto!

Bonga aveva fatto un balzo gigantesco e come un leone ferito si era scagliato addosso al secondo, ma Banes, afferrandolo rapidamente per le braccia, lo aveva arrestato, sussurrandogli all'orecchio, con voce soffocata dalla rabbia:

– Calmati: è troppo tardi. A suo tempo lo vendicheremo.

Bonga si arrestò, però i suoi occhi, luccicanti come due carboni ardenti saettavano il pirata. Banes incrociò le braccia e affettando la massima calma salì sul cassero, dicendo:

– Ed ora, signor Parry?

E si piantò a due passi dal secondo, il quale non tenendosi punto sicuro aveva impugnato una pistola e l'avea armata.

– Cosa avete intenzione di fare, signore? – riprese il gigante.

– Banes vuoi diventare pirata? – domandò il secondo, con voce melliflua.

– E perché no? – disse il colosso, forzandosi a sembrare calmo.

– Accetti?

– E perché non volete fare il negriero?

– Perché il pirata è un mestiere più avventuroso e più lucroso.

– Ah! Io ignoravo che fare il ladro fosse bel mestiere – disse Banes, con voce ironica.

– Bando alle parole e veniamo alle corte. Se accettate ci sarete assai utile, se rifiutate un colpo di pistola vi manderà a raggiungere il vostro capitano – disse il secondo, togliendolo freddamente di mira.

Il brasiliano non rispose: guardava il secondo con due occhi che mettevano paura.

– Dunque decidete o faccio fuoco! – gridò Parry.

Un sorriso comparve sulle labbra del brasiliano, poi con voce lenta, disse:

– Accetto la vostra offerta.

– Bravo, camerata! – esclamarono i marinai.

Banes lanciò una rapida occhiata a Bonga, il quale vi rispose con un moto impercettibile del capo, poi andò a confondersi fra l'equipaggio.

Allora il secondo, riponendo la pistola nella cintola, con voce alterata gridò:

– A noi due ora, canaglia di negro! Avvicinati.

Bonga, che fino allora era rimasto immobile, udendo quelle parole, si scosse e venne a mettersi a quattro passi dal secondo.

Questi lo guardò per alcuni istanti in silenzio.

La sua faccia lasciava intravedere un odio violento, appena frenato.

– Ti rammenti il giorno in cui tu mi applicasti un pugno in mezzo alla faccia?

Il nero si strinse nelle spalle e non aprì bocca.

– Quel giorno, – continuò il secondo con violenza, – tu trovasti un protettore nel capitano Solilach, ma oggi le parti sono cambiate. Colui che per tua disgrazia ti protesse dorme in fondo al mare e non verrà di certo a difenderti dalla mia rabbia.

Bonga fissò sul pirata uno sguardo terribile.

– Non mi conosci adunque? – gridò il secondo fuori di sé pel silenzio sprezzante del negro. – Trema vecchia pelle!

– Giammai – rispose sordamente Bonga.

– Dannazione! Vuoi adunque che ti faccia ardere vivo, che i miei marinai ti vedano all'estremità di un pennone? Vuoi infine che ti mandi a raggiungere il capitano Solilach?

Così dicendo lo aveva preso per un braccio scuotendolo con violenza.

– Non toccarmi! – disse il negro con voce minacciosa.

– Ah! Indemoniato nero! Credi tu di trovare ancora un protettore? Oggi son io il capitano, oggi sono io il padrone e ora a noi due.

– Vi dissi un'altra volta di non toccarmi – gridò il negro, tendendo ambe le braccia.

– Guardati! – esclamò il secondo, raccogliendo da terra un grosso staffile dal manico ferrato e agitandolo vivamente.

Bonga alzò fieramente il capo e la sua faccia si contrasse per la collera. Con voce stridente gridò:

– Provati!

Il pirata alzò lo scudiscio e lo lasciò cadere.

Prima però che avesse toccato il negro, questi con mano rapida glielo strappò di mano e spezzandolo in due, lo gettò in mare.

Il secondo mandò un'imprecazione, mentre i marinai accorrevano per ridurre Bonga all'impotenza, ma Banes con un salto si gettò innanzi a loro, impugnando una scure e agitandola minacciosamente.

– Ai vostri posti, voi! – gridò, e si mise di guardia, acciocché nessun portasse soccorso al secondo.

Quest'ultimo senza perdersi d'animo aveva fatto un passo indietro ed aveva estratta una pistola, ma Banes lo prevenne, strappandogli l'arma.

– È così, signor Parry, che trattate i vostri uomini? Vivaddio, la cominciate male! Lasciate in pace questo negro od io non rispondo più della mia sottomissione.

– Banes! – gridò il pirata, stupito da tanta audacia.

– Vi consiglio, signor Parry di non irritare di più quest'uomo. Credete a me: è meglio avere degli amici a bordo, anziché dei nemici. Non si sa mai quello che può accadere.

Il signor Parry parve che riflettesse per alcuni istanti sulle gravi parole del brasiliano, poi raccogliendo la pistola e rimettendosela alla cintura, disse:

– Accetto il tuo consiglio e grazio il negro, a condizione che tu sia un buon camerata.

– Grazie, capitano – rispose Banes. – Voi avete conquistato il mio cuore.

Chi però lo avesse meglio osservato, avrebbe veduto un lampo di rabbia e d'odio implacabile balenare negli occhi di lui.

– Sta bene, Banes; ora siamo amici come lo eravate col capitano Solilach. Qua la mano; io non voglio che un robusto e valente marinaio come voi, serbi rancore a me.

Banes non senza fremere porse la mano al pirata, poi se ne andò nella sua cabina assieme a Bonga e appena accertati di esser soli, il brasiliano, con voce cupa, disse:

– Bonga tu unirai le tue forze alle mie per vendicare il defunto capitano?

– Sì, sono pronto a tutto pur di vendicarlo, dovessi anche far saltare in aria la nave e seppellirmi fra le sue rovine.

– Benissimo, amico Bonga. Siamo in due soli, mentre di fronte a noi abbiamo cinquanta miserabili sempre pronti a trucidarci al minimo sospetto. Come vedi è impossibile vendicarci per ora ma verrà il giorno anche per noi e allora sarà l'esterminio completo di questa banda di pirati.

– Sarà lontano quel giorno? – chiese Bonga.

– Non lo credo. Per ora, fingiamo di esser amici di tutti.

– Ebbene aspettiamo adunque – e Bonga uscì dalla cabina e salì sul ponte.

Banes lo seguì in silenzio e andò a confondersi coll'equipaggio, il quale stava bracciando le vele.

Pochi minuti dopo la Garonna riprendeva la navigazione dirigendosi verso il capo Horn.