I commentari, secondo libro

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Lorenzo Ghiberti I Indice:Vasari - Vies des peintres - t1 t2, 1841.djvu storia dell'arte/biografie letteratura I commentari, secondo libro Intestazione 4 maggio 2019 100% Da definire

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[p. 88 modifica] Cominciò l’arte della pittura a sormontare in Etruria in una villa a lato alla città di Firenze la quale si chiamava Vespignano. Nacque un fanciullo di mirabile ingegno, il quale si ritraeva del naturale una pecora; in su passando Cimabue pittore per la strada a Bologna vide il fanciullo sedente in terra e disegnava in su una lastra una pecora. Prese grandissima ammirazione del fanciullo essendo di sì piccola et à fare tanto bene, domandò veggendo aver l’arte da natura domandò il fanciullo come gli aveva nome. Rispose e disse: Per nome io son chiamato Giotto: e ’l mio padre ha nome Bondoni, e sta in questa casa che è appresso disse a Cimabue, andò con Giotto al padre, aveva bellissima presenza, chiese al padre il fanciullo, e ’l padre era poverissimo. Concedettegli el fanciullo a Cimabue, menò seco Giotto et fu discepolo di Cimabue. Tenea la maniera greca, in quella maniera ebbe in Etruria grandissima fama, fecesi Giotto grande nell’arte della pittura. Arrecò l’arte nuova, lasciò la rozzezza de’ Greci, sormontò excellentissimamente in Etruria, e facionsi egregissime opere, e specialmente nella città di Firenze ed [p. 89 modifica]in molti altri luoghi ed assai discepoli furono tutti dotti al pari delli antichi Greci. Vide Giotto nell’arte quello che gli altri non agiunsono, arrecò l’arte naturale e la gentilezza con essa non uscendo delle misure. Fu peritissimo in tutta l’arte, fu e inventore trovatore di tanta dottrina la quale era stata sepulta circa d’anni 600. Quando la natura vuole concedere alcuna cosa, la concede senza veruna avarizia. Costui fu copio in tutte le cose, lavorò in muro, lavorò a olio, lavorò in tavola, lavorò di mosaico la nave di S. Piero in Roma, e di sua mano dipinse la capella e la tavola di S. Piero in Roma. Molto egregiamente dipinse la sala del re Uberto di uomini famosi. In Napoli dipinse nel castello dell’Uovo. Dipinse nella Chiesa cioè tutta è di sua mano della Rena di Padova e di sua mano una gloria mondana. E nel palagio della parte una storia della fede cristiana, e molte altre cose erano in detto palagio. Dipinse nella chiesa di Ascesi nell’ordine de’ Frati minori quasi tutta la parte di sotto. Dipinse a santa Maria degli Angeli in Ascesi, a santa Maria della Minerva in Roma un Crocifisso con una tavola. L’opere che per lui furon dipinte in Firenze. Dipinse nella Badia di Firenze sopra all’entrare della porta in un arco una mezza nostra Donna con due figure dallato molto egregiamente. Dipinse la Capella maggiore e la tavola nell’ordine de’ Frati minori. Quattro capelle e quattro tavole molto excellentemente dipinse in Padova ne’ Frati minori. Dottissimamente sono ne’ Frati umiliati in Firenze era una capella e uno grande Crocefisso e quattro tavole fatte molto [p. 90 modifica]eccellentemente, nell’una era la morte di nostra Donna con Angeli e con dodici Apostoli e nostro Signore intorno fatta molto perfettamente. Evvi una tavola grandissima con una nostra Donna a sedere in una sedia con molti Angioli intorno. Evvi sopra la porta va nel Chiostro una mezza nostra Donna col fanciullo in braccio. E in san Giorgio una tavola perfettissima di sua mano, ancora vi sono molte altre cose. Dipinse a moltissimi signori. Dipinse nel palagio del Podestà di Firenze, dentro fece el comune come era rubato e la capella di santa Maria Madalena. Giotto meritò grandissima lode. Fu dignissimo in tutta l’arte ancora nell’arte statuaria. Le prime storie sono nell’edificio il quale fu da lui edificato del campanile di santa Reparata furono di sua mano scolpite e designate. Nella mia età vidi provvedimenti di sua mano di dette storie egregiissimamente designati. Fu perito nell’uno genere e nell’altro. Costui è quello a cui sendo da lui resultata e seguitata tanta dottrina, a cui si de’ concedere somma loda, per la quale si vede la natura procedere in lui ogni ingegno condusse l’arte a grandissima perfezione. Fece moltissimi discepoli di grandissima fama. E discepoli furono questi. Stefano fu egregissimo dottore. Fece ne’ Frati di sant’Agostino in Firenze nel chiostro primo tre storie. La prima una nave con dodici Apostoli con una grandissima turbazione di tempo e con grande tempesta, e come appare loro nostro Signore andante sopra all’acqua, e come san Piero si getta a terra della nave, e con moltissimi venti questa è eccellentissimamente fatta e con grandissima [p. 91 modifica]diligenza. Nella seconda la trasfigurazione; nella terza è come Cristo libera la indemoniata a piè del tempio con dodici Apostoli, molto popolo a vedere le quali storie sono condotte con grandissima arte. E ne’ Frati predicatori alla porta va nel cimeterio uno santo Tommasso d’Aquino fatto molto egregiamente pare detta figura fuori del muro rilevata fatta con molta diligenza. Cominciò detto Stefano una cappella molto egregiamente, dipinse la tavola e l’arco dinanzi ove sono angeli cadenti in diverse forme e con grandissimi..... son fatti meravigliosamente nella chiesa d’Ascesi. E di sua mano cominciata una gloria fatta con perfetta e grandissima arte, la quale farebbe se fosse stata finita marivigliare ogni gentile ingegno. L’opere di costui sono molto mirabili e fatte con grandissima dottrina.

Fu discepolo di Giotto Taddeo Gaddi fu di mirabile ingegno fece moltissime cappelle e moltissimi lavorii in muro fu dottissimo maestro fece moltissime tavole egregiamente fatte. Fece ne’ Frati di santa Maria de’ Servi in Firenze una tavola molto nobile e di grande maestro con molte storie e figure eccellentissimo lavorio, ed è grandissima tavola. Credo che a nostri dì si trovino poche tavole migliori di questa. Fra l’altre cose e’ fece ne’ Frati minori uno miracolo di san Francesco d’uno fanciullo cadde a terra d’uno verone di grandissima perfezione: e fece come il fanciullo è disteso in terra, e la madre e molte altre donne intorno piangenti tutte il fanciullo, e come santo Francesco el resuscita. Questa storia fu fatta con tanta dottrina e arte e con tanto ingegno [p. 92 modifica]che nella mia età non vidi cosa pitta fatta con tanta perfezione. In essa è tratto del naturale Giotto e Dante, e’l maestro che la dipinse, cioè Taddeo, in detta chiesa era sopra alla porta della sagrestia una disputazione di Savi e’ quali disputavano con Cristo d’età d’anni dodici fu mandata in terra più che le tre parti per murarvi uno concio di macigno per certo l’arte della pittura viene tosto meno.

Maso fu discepolo di Giotto. Poche cose si trovano di lui non siano molto perfette. Abbreviò molto l’arte della pittura; l’opere che sono in Firenze ne’ Frati di sant’Agostino in una cappella perfettissima era la porta di detta Chiesa la storia dello Spirito Santo era di grande perfezione e allo entrare della piazza di questa Chiesa è uno tabernacolo ve dentro una nostra Donna con molte figure intorno con maravigliosa arte fatte fu eccellentissimo. Fece ne’ Frati minori una cappella nella quale sono istorie di santo Silvestro et di Costantino imperatore, fu nobilissimo e molto dotto nell’una arte e nell’altra. Sculpì meravigliosamente di marmo e una figura di quattro nel campanille. Fu dotto nell’uno e nell’altro genere. Fu uomo di grandissimo ingegno. Ebbe moltissimi discepoli furono tutti peritissimi maestri.

Buonamico fu eccellentissimo maestro: ebbe l’arte da natura, durava poca fatica nell’opere sue. Dipinse nel monistero delle donne di Faenza, è tutto egregiamente di sua mano dipinto con moltissime istorie molto mirabili. Quando metteva l’animo nelle sue opere, passava tutti gli altri pittori, fu gentilissimo maestro. Colorì freschissimamente. Fece in Pisa [p. 93 modifica]moltissimi lavorii. Dipinse in Campo santo a Pisa moltissime istorie. Dipinse a santo Pagolo a Ripa di Arno istorie del testamento vecchio, e molte istorie di vergini. Fu prontissimo nell’arte, fu uomo molto godente. Fece moltissimi lavori a moltissimi signori per insino all’Olimpia 408. Fiorì Etruria molto egregiamente, fece moltissimi lavorii nella città di Bologna. Fa dottissimo in tutta l’arte. Dipinse nella Badia di Settimo le storie di s. Jacopo e molte altre cose. Fu nella città di Firenze un grandissimo numero di pittori molto egregii; sono assai i quali io non ho conti. Tengo che l’arte della pittura in quel tempo fiorisse più che in altra età in Etruria molto maggiormente che mai in Grecia fosse ancora. Fu in Roma uno maestro el quale fu di detta Città; fu dottissimo infra tutti gli altri maestri fece moltissimo lavorio, e ’l suo nome fu Pietro Cavallini, e vedesi della parte dentro sopra alle porte 4 Evangelisti di sua mano in san Piero di Roma di grandissima forma molto maggiore che ’l naturale e due figure uno s. Piero e uno s. Pagolo, e sono di grandissime figure molto eccellentemente fatte e di grandissimo rilievo, e così ne sono dipinte sulla nave dal lato, ma tiene un poco della maniera antica cioè Greca. Fu nobilissimo maestro dipinse tutta di sua mano santa Cecilia in Trastevere, la maggior parte di san Grisogono fece istorie sono in santa Maria in Trastevere di musaico molto egregiamente, nella Cappella maggiore 6 istorie. Fu molto perito in detta arte. Dipinse tutta la Chiesa di san Francesco, in s. Pagolo era di musaico la faccia dinanzi, dentro nella Chiesa tutte [p. 94 modifica]le parieti delle navi di mezzo erano dipinte storie del testamento vecchio. Era dipinto el capitolo tutto di sua mano egregiamente fatte.

Fu l’Orcagna nobilissimo maestro perito singularissimamente nell’uno genere, e nell’altro. Fece il tabernacolo di marmo d’orto san Michele e cosa eccellentissima e singolare cosa fatto con grandissima diligentia. Esso fu grandissimo architettore e condusse di sua mano tutte le storie di detto lavorio evvi scarpellato di sua mano la sua propria effigie maravigliosamente fatta fu di prezzo di 86 migliaja di ff. Fu uomo di singolarissimo ingegno, fece la Cappella maggiore di Santa Maria Novella e moltissime altre cose dipinse in detta Chiesa. E ne’ Frati minori tre magnifiche istorie fatte con grandissima arte, ancora in detta Chiesa una Cappella e molte altre cose pitte di sua mano. Ancora sono pitte da sua mano due Cappelle in santa Maria de’ Servi, e dipinto uno Refettoro ne’ frati di s. Agostino. Ebbe tre fratelli, l’uno fue Nardo ne’ frati Predicatori fece la Cappella dello inferno, che fece fare la famiglia degli Strozzi, seguì tanto quanto scrisse Dante in detto inferno, è bellissima opra condotta con grande diligenza. L’altro ancora fu pittore, e ’l terzo fu scultore non troppo perfetto. Fu nella nostra Città molti altri pittori che per egregii sarebbon posti, a me non pare porgli fra costoro.

Ebbe nella Città di Siena eccellentissimi e dotti maestri, fra quali vi fu Ambrogio Lorenzetti fu famosissimo e singularissimo maestro fece moltissime opere. Fu nobilissimo componitore fra le quali opere è ne’ Frati minori una storia la quale è [p. 95 modifica]grandissima et egregiamente fatta, tiene tutta la pariete d’uno Chiostro come uno giovane diliberò essere Frate; come il detto giovane si fà Frate, e il loro maggiore il veste, e come esso fatto Frate con altri Frati dal maggior loro con grandissimo fervore addimandano licenza di passare in Asia per predicare a Sarrayni la fede de’ Cristiani; e come i detti Frati si partano, e vanno al Soldano: come essi cominciarono a predicare la fede di Cristo, di fatto essi furon presi e menati innanzi al Soldano, di subito comandò essi fussono legati a una colonna e fosseno battuti con verghe. Subito essi furon legati e due cominciarono a battere i detti Frati, lui è dipinto come due gli hanno battuti e colle verghe in mano, e scambiati altri due essi si riposano co’ capelli molli gocciolanti di sudore, e con tanta ansietà e con tanto affanno pare una meraviglia a vedere l’arte del maestro ancora, e tutto el popolo a vedere cogli occhi adosso agli ignudi Frati. Evvi il Soldano a sedere al modo moresco e con variate postature e con diversi abiti, pare vedere essi essere certamente vivi, e come esso Soldano dà la sentenzia essi siano impiccati a uno albero. Evvi dipinto come essi ne impiccano uno a uno albero manifestamente tutto el popolo che v’è a vedere sente parlare e predicare el Frate impiccato all’albero, come comanda al giustiziere essi siano dicapitati. Evvi come essi Frati sono dicapitati con grandissima turba a vedere a cavallo e a piede. Evvi lo esecutore della giustizia con moltissima gente armata, evvi uomini e femmine, e dicapitati i detti Frati si muove una turbazione di [p. 96 modifica]tempo scuro con molta grandine, saette, tuoni, terremuoti, pare a vederla dipinta pericoli el cielo e la terra, pare tutti cerchino di ricuoprirsi con grande tremore vengonsi gli uomini e le donne arrovesciarsi i panni in capo, e gli armati porsi in capo i palvesi, essere la grandine folta in su i palvesi, pare veramente che la grandine balzi in su palvesi con venti meravigliosi. Vedesi piegare gli alberi insino in terra, e quale spezzarsi, e ciascheduno pare che fugga, ognuno si vede fuggente. Vedesi el giustiziere cadergli sotto il cavallo e ucciderlo, per questo si battezzò moltissima gente. Per una storia pitta mi pare una meravigliosa cosa. Costui fu perfettissimo maestro uomo di grande ingegno. Fu nobilissimo disegnatore, fu molto perito nella teorica di detta arte. Fece nella facciata dello spedale due storie, e furono le prime l’una è quando nostra Donna nacque, la seconda quando ella andò al tempio molto egregiamente fatte. Ne’ Frati di Santo Agostino dipinse el Capitolo, nella volta sono pitte le storie del Credo; nella faccia maggiore sono tre istorie, la prima è come Santa Caterina è in un tempio, e come el tiranno è alto, e come egli la domanda pare che sia in quello di festa in quello tempio evvi dipinto molto popolo dentro e di fuori. Sonvi e sacerdoti all’altare come essi fanno sacrificio. Questa istoria è molto copiosa e molto eccellentemente fatta. Dall’altra parte come ella disputa innanzi al tiranno co’ savi suoi e come e pare ella gli conquida. Evvi come parte di loro pare entrino in una biblioteca e cerchino di libri per conquiderla. Nel mezzo Cristo crocifisso co’ [p. 97 modifica]ladroni e con gente armata a piè della croce. Nel palagio di Siena è dipinto di sua mano la pace e la guerra, evvi quello s’appartiene alla pace e come le mercatanzie vanno con grandissima sicurtà, e come le lasciano ne’ boschi, e come ei tornano per esse. E le storsioni si fanno nella guerra stanno perfettamente. Evvi una cosmografia, cioè tutta la terra abitabile. Non c’era allora notizia della cosmografia di Tolomeo, non è da maravigliare se la sua non è perfetta. E tre tavole nel Duomo molto perfette di sua mano. E a Massa una grande tavola e una Cappella. A Volterra una nobile tavola di sua mano. In Firenze è il Capitolo di Santo Agostino. In Santo Brocolo in Firenze è una tavola, e una Cappella. Alla scala dove si ritengono i gittati è una Nunziata meravigliosamente fatta.

Maestro Simone fu nobilissimo pittore e molto famoso. Tengono i pittori Sanesi fosse il migliore; a me pare molto migliore Ambruogio Lorenzetti et altrimenti dotto che nessuno degli altri. Torniamo a maestro Simone di sua mano è nel palagio in su la sala una nostra Donna col fanciullo in collo e con molte altre figure intorno molto meravigliosamente colorita. E in detto palagio una tavola molto buona, e nella facciata dello Spedale due storie, fatte come nostra Donna è isposata, l’altra come è visitata da molte donne e vergini molto adorne di casamento e di figure. E nel Duomo due tavole di sua mano. Era cominciato sopra alla porta che va à Roma una grandissima istoria d’una incoronazione. Vidila disegnata colla Cinabrese. Ancora è sopra la porta dell’opera [p. 98 modifica]una nostra Donna col fanciullo in braccio, e di sopra è uno stendardo con agnoletti volanti, che lo tengono e con molti altri santi intorno fatta con molta diligenza, e stette al tempo della corte d’Avignone, e fe molte opere. Lavorò con esso maestro Filippo, dicono che esso fu suo fratello, furono gentili maestri e loro pitture furono fatte con grandissima diligenza molto delicatamente finite; feciono grandissima quantità di tavole, i maestri Sanesi dipinser nella città di Firenze uno maestro el quale fu chiamato Berna, costui fu eccellentissimo fra gli altri, e due cappelle ne’ Frati di santo Agostino con moltissime fra l’altre istorie et uno giovane va a giustiziarsi, và con tanto tremore della morte, e collui uno Frate lo conforta. Con molte altre figure e riguardar l’arte usata per quello maestro e molte altre istorie in detta arte fu peritissimo. A san Gimignano molte istorie del testamento vecchio e ne a Cortona assai lavorò fu dottissimo. Fu in Siena ancora Duccio il quale fu nobilissimo, tenne la maniera greca, è di sua mano la tavola maggiore del Duomo di Siena e nella parte dinanzi la incoronazione di nostra Donna, e nella parte di dietro il testamento nuovo. Questa tavola fu fatta molto eccellentemente e dottamente è magnifica cosa e fu nobilissimo pittore. Moltissimi pittori ebbe la città di Siena, e fu molto copiosa di mirabili ingegni. Molti ne lasciamo indietro per non abondare nel troppo dire.

Ora diremo degli scultori furono in questi tempi. Fu Giovanni figliuolo di Maestro Niccola. Maestro Giovanni fece il pergamo di Pisa di sua mano, [p. 99 modifica]il pergamo di Siena, e ’l pergamo di Pistoja. Queste opere si veggono di maestro Giovanni e la fonte di Perugia di maestro Andrea da Pisa fu buonissimo scultore fece in Pisa moltissime cose, a santa Maria a Ponte fece nel Campanile in Firenze sette opere delle misericordia, sette virtù, sette scienze, sette pianeti. Di maestro Andrea ancora sono intagliate quattro figure di quattro braccia l’una. Ancora vi sono intagliati grandissima parte di quelli i quali furono trovatori dell’arti. Giotto si dice che scolpi le prime due storie. Fu perito nell’una arte e nell’altra. Fece maestro Andrea una porta di Bronzo alla chiesa di san Giovanni Battista nella quale sono intagliate le storie di detto san Giovanni e una figura di san Stefano che fu posta nella faccia dinanzi a s. Reparata della parte del Campanile. Queste sono l’opere si trovano di questo maestro. Fu grandissimo statuario, fu nell’Olimpia 410.

In Germania nella città di Colonia fu uno maestro nell’arte statuaria molto perito fu di eccellentissimo ingegno, stette col duca d’Angiò fecegli fare moltissimi lavorii d’oro fra gli altri lavorii fè una tavola d’oro la quale con ogni sollecitudine e disciplina questa tavola condussela molto egregiamente. Era perfetto nelle sue opere era al pari degli statuarii antichi greci fece le teste maravigliosamente bene et ogni parte ignuda, non era altro mancamento in lui se non che le sue statue erano un poco corte. Fu molto egregio e dotto et eccellente in detta arte. Vidi moltissime figure formate delle sue. Aveva [p. 100 modifica]gentilissima aria nelle opere sue, fu dottissimo. Vide di sfare l’opera la quale aveva fatta con tutto amore et arte pe pubblici bisogni del Duca, vide essere stata vana la sua fatica, gittossi in terra ginocchioni alzando gli occhi al cielo e le mani parlò dicendo: O Signore il quale governi il cielo e la terra e costituisti tutte le cose, non sia la mia tanta ignorantia ch’io segui altro che te, abbi misericordia di me. Di subito ciò che aveva cercò di dispensare per amore del Creatore di tutte le cose. Andò in su uno monte, ove era uno grande Romitorio, entrò et ivi fece penitenzia mentre che visse fu nella età finì al tempo di Papa Martino. Certi giovani i quali cercavano essere periti nell’arte statuaria mi dissono come esso era dotto nell’uno genere e nell’altro, e come esso dove abitava aveva pitto, era dotto, e finì nella Olimpia 438 fu grandissimo disegnatore e molto docile. Andavano i giovani che avevano volontà d’apparare a visitarlo pregandolo esso umilissimamente gli riceveva dando loro dotti ammaestramenti. E mostrando loro moltissime misure e facendo loro molti esempli, fu perfettissimo con grande umiltà finì in quel romitorio. Con ciò sia cosa che eccellentissimo fu nell’arte e di santissima vita.

Di Teofrasto seguiremo la sua sententia confortando più gli ammaestrati che e confidenti della pecunia. Lo ammaestrato di tutte le cose solo e ne pellegrino nell’altrui luoghi: e perdute le cose familiari e necessarie bisognoso d’amici e esservi in ogni città cittadino alli difficili casi della fortuna senza paura potere dispregiare. Et quello il quale non dalli [p. 101 modifica]presidii ma in inferma vita essere confitto. Et Epicuro non differenzatamente dica poche cose alli savi tribuire la fortuna le quali o vero massime e necessarie sono con pensieri dell’animo e della mente essere governate. Et ancora dissono questo più filosofi. Non meno li poeti scrissono in greco le antiche comedie, et esse medesime sentenzie nelle scene pronunziorono in versi come Eucrates, Chyonides, Aristophanos, et massimamente ancora questo Alexo disse bisognare imperò laudati li Ateniensi che le leggi di tutti li Greci costringono ubbidienti dalli figliuoli delli Ateniesi non tutti se non quelli li quali li figliuoli ammaestrasson dell’arti: imperocchè tutti li doni della fortuna quando si danno da essa agevolmente si ricolgono, e le discipline congiunte colli animi per niuno tempo mancano ma rimangono stabilmente alla somma uscita della vita. E così massime e infinite grazie fò io alli parenti che provanti la legge delli Ateniesi me curarono ammaestrare me nell’arte, et essa la quale non può esser provata senza disciplina di lettera e fiducia di tutte le dottrine. Conciossiacosa dunque che per cura delli parenti e delle dottrine delli comandamenti avere accresciute l’opere delle lettere ovvero delle discipline nelle cose filologi e filocine, et nelle scripture delli commentarii me dilettare et esse possessioni nell’animo ho apparecchiate delle quali questa è la somma de’ fruti nulla necessita essere più d’avere essa essere proprietà di ricchezza. Massimamente nulla desiderare, ma per avventura assai giudicanti queste cose leggieri pensano quelli esser savi [p. 102 modifica]che di pecunia siano copiosi, e pieni a questo proposito contendenti con audacia aggiunta colle ricchezze la notizia sono seguiti e io o eccellentissimo non o a ubbedire la pecunia diedi lo studio per l’arte la quale da mia puerizia ho sempre seguita con grande studio e disciplina. Conciosiacosachè io abbia sempre i primi precetti ho cercato d’investigare in che modo la natura procede in essa, et in che modo io mi possa appressare a essa come le specie venghino all’occhio e quanto la virtù visiva a opera e come... visuali vanno et in che modo la teorica dell’arte statuaria e della pittura si dovesse condurre. Nella mia giovenile età negli anni di Cristo 1400 mi partii dasiprella corruzione dell’aria da Firenze e sì pel male stato della Patria con uno egregio pittore il quale l’aveva richiesto il signore Malatesta da Pesero mi partii il quale ci fece fare una camera la quale fu da noi pitta con grandissima diligenza, l’animo mio alla pittura era in grande parte volto.

Erane cagione l’opere le quali il signore ci promettea: ancora la compagnia con chi io ero sempre mostrandomi l’onore e l’utile che e’ si acquisteremo, nondimeno in questo istante da miei amici mi fu scritto come i Governatori del tempio di S. Giovanni Battista mandano pe’ maestri i quali siano dotti de’ quali essi vogliono vedere prova. Per tutte le terre d’Italia moltissimi maestri vennono per mettersi a questa prova et a questo combattimento. Chiesi licenza dal Signore e dal compagno. Sentendo il Signore il caso subito mi diè licenza insieme cogli [p. 103 modifica]altri scultori. Fumo innanzi agli operai di detto tempio. Fu a ciascuno dato quattro tavole d’ottone, la dimostrazione vollono i detti operai e Governatori di detto tempio ciascuno facesse una istoria di detta porta, la quale storia elessono fusse la immolazione d’Isaac, e ciascuno de’ combattitori facesse una medisima istoria. Condussonsi dette pruove in uno anno, e quello vinceva doveva esser dato la vittoria. Furono i combattitori questi. Filippo di ser Brunellesco, Simone da Colle, Niccolò d’Arezzo, Iacopo della Quercia da Siena, Francesco di Valdombrina, Niccolò Lamberti. Fumo sei a fare detta pruova la quale pruova era dimostrazione di gran parte dell’arte statuaria. Mi fu conceduta la palma della vittoria da tutti i periti e da tutti quelli si provarono meco. Universalmente mi fu conceduta la gloria senza alcuna eccezione. A tutti parve avessi passato gli altri in quello tempo senza veruna eccezione con grandissimo consiglio et esaminazione d’uomini dotti. Vollono gli operai di detto governo il giudizio loro scritto di loro mano furono uomini molto periti tra pittori e scultori d’oro e d’argento e di marmo. I giudicatori furono 34 tra della Città e delle altre terre circustanti. Da tutti fu dato in mio favore la soscrizione della vittoria e consoli et operai e tutto il corpo dell’arte mercatoria la quale ha in governo il Tempio di S. Giovanni Battista. Mi fu conceduto e determinato facesse detta porta d’ottone pel detto tempio, el quale condussi con grande diligenzia, e questa è la prima opera: montò collo adornamento d’intorno circa a ventidua migliaja di [p. 104 modifica]fiorini. Ancora in detta porta sono quadri ventiotto; ne’ venti sono le storie del testamento nuovo, e da piè quattro Evangelisti e quattro Dottori con gran quantità di teste umane intorno a detta opera è condotta con grande amore diligentemente con cornici e foglie d’edera, e gli stipidi con grandissimo adornamento di foglie di molte ragioni. Fu il pondo di detta opera migliaja trenta quattro. Fu condotta con grandissimo ingegno e disciplina. In detto tempo si fece la statua di S. Giovanni Battista la quale fu di braccia quattro e un terzo, puosesi nel 1414 d’ottone fine. Della Comunità di Siena mi fu allogato due istorie sono nel battesimo, la istoria quando S. Giovanni battezza Cristo, l’altra istoria quando S. Giovanni è menato preso innanzi a Erode. Ancora produssi di mia mano la statua di S. Matteo, fu braccia quattro e mezzo d’ottone. Feci ancora d’ottone la sepoltura di Messer Leonardo Dati generale dei Frati predicatori, fu uomo dottissimo il quale trassi del naturale, la sepoltura è di poco rilievo, ha un epitaffio a piedi. Eziandio feci produrre di marmo la sepoltura di Ludovico degli Obizi, e Bartolommeo Valori i quali sono sepolti ne’ Frati minori. Ancora apparisce una cassa di bronzo in S. Maria degli Agnoli e quali v’abitano Frati di S. Benedetto: in detta cassa sono l’ossa di tre martiri Proto, Jacinto e Nemesio; sono scolpiti nella faccia dinanzi due agnoletti tengono in mano una grillanda d’ulivo nella quale sono scritte lettere de’ nomi loro. In detto tempo legai in oro una corniola di grandezza d’una noce colla scorza, nella quale erano scolpite tre figure [p. 105 modifica]egregissimamente fatte per le mani d’uno eccellentissimo maestro antico: feci per picciuolo uno Drago coll’alie un poco aperte e colla testa bassa, alza nel mezzo il collo, l’alie faceano la presa del sigillo, era il Drago e ’l Serpente noi vogliamo dire era tra foglie d’edera, erano intagliate di mia mano intorno a dette figure lettere antiche titolate del nome di Nerone, le quale feci con grande diligenza. Le figure erano in detta corniuola uno vecchio a sedere in su uno scoglio, era una pelle di leone, e legato colle mani dietro a uno albero secco, a piedi di lui v’era uno infans ginocchioni coll’uno piè e guardava uno giovane il quale aveva nella mano destra una carta, e nella sinistra una citera pareva lo infans addimandasse dottrina al giovane. Queste tre figure furono fatte per la nostra età. Furono certamente o di mano di Pirgotile, o di Policleto, perfette erano quanto cose vedesi mai celate in cavo. Venne papa Martino a Firenze, allogommi a fare una mitria d’oro, e uno bottone d’uno piviale, nel quale feci otto mezze figure d’oro, e nel bottone feci una figura d’uno nostro Signore che segna. Venne papa Eugenio ad abitare nella Città di Firenze, fecemi fare una mitria d’oro la quale pesò l’oro di detta mitria libre quindici, pesarono le pietre libre cinque e mezza; furono stimate dai gioiellieri della nostra terra trentotto migliaja di ff.; furono balasie, zaffiri, e smarradi e perle, furono in detta mitria perle sei grosse come avillane; fu ornata con molte figure, e con moltissimi adornamenti, e nella parte dinanzi un trono con molti angioletti intorno è un nostro [p. 106 modifica]Signore in mezzo dalla parte di dietro similmente una nostra Donna co’ medesimi agnoletti intorno al trono sono in compassi d’oro e quattro Vangelisti, e sono moltissimi agnoletti nel fregio và da piè, e fatta con grande magnificenza. Tolsi a fare dai governatori dell’arte della lana una statua d’ottone di braccia quattro e mezza la quale statua puosono nello oratorio d’Orto S. Michele, la quale statua è fatta per santo Stefano martire la quale secondo l’opere mie fu fatta con grande diligenza. Allogorommi a fare gli operai di S. Maria del Fiore una sepoltura d’ottone pel corpo di S. Zenobi di grandezza di braccia tre e mezzo, nella qua le sono scolpite istorie di detto S. Zenobi. Nella parte dinanzi è come e’ risuscita il fanciullo il quale la madre gli lasciò in guardia tanto ch’ella tornasse di pelligrinaggio. E come il fanciullo essendo la donna in cammino mori, e tornando lo addimandò a S. Zenobi; e come esso lo risuscita, e come un’altro fu morto dal carro. Ancora v’è come risuscita l’uno dei due famigli gli mandò S. Ambrogio mori in sull’Alpe, e come il compagno si duole della morte sua, e S. Zenobi disse, và che dormi tu lo troverai vivo, e come esso andò e trovollo vivo. Nella parte di dietro sono sei agnoletti tengono una grillanda di foglie d’olmo, evvi dentro uno epitaffio intagliato di lettere antiche in onore del Santo. Fummi allogata l’altra porta cioè la terza porta di san Giovanni, la quale mi fu data licenza io la conducessi in quel modo ch’io credessi tornasse più perfettamente e più ornata e più ricca. Cominciai detto lavorio in quadri, i quali [p. 107 modifica]erano in grandezza d’uno braccio e terzo, le quali istorie molto copiose di figure erano istorie del testamento vecchio, nelle quali mi ingegnai con ogni misura osservare in essa cercare imitare la natura, quanto a me fosse possibile, e con tutti i liniamenti che in essa potessi produrre e con egregii componimenti e doviziosi con moltissime figure. Misi in alcuna istoria circa di figure cento, in quali istorie meno e in qual più condussi detta opera con grandissima diligenza e con grandissimo amore. Furono istorie dieci tutti i casamenti colla ragione che l’occhio gli misura e veri in modo tale stando remoti da essi appariscono rilevati. Hanno pochissimo rilievo, et in su piani si veggono le figure che sono propinque apparire maggiori, e le rimote minori, come ci dimostra il vero. Et ho seguito tutta questa con dette misure; le storie sono dieci. La prima è la creazione dell’uomo e della femmina, e come essi disubbidirono al Creatore di tutte le cose; ancora in detta istoria come e’ sono cacciati dal Paradiso per lo peccato commesso, contiene in detto quattro istorie cioè effetti.

Nel secondo quadro è come Adamo e Eva hanno Cain e Abel creati piccoli fanciulli: evvi come e’ fanno sacrificio, e Caino sacrificava le più triste e le più vili cose egli aveva, e Abel le migliori e le più nobili egli aveva, e ’l suo sacrificio era molto accetto a Dio, e quel di Caino era tutto il contrario. Eravi come Caino per invidia ammazza Abel in detto quadro Abel guardava il bestiame, e Caino lavorava la terra. Ancora v’era come Iddio apparisce a Caino [p. 108 modifica]domandalo del fratello ch’egli ha morto, così in ciascuno quadro apparisce gli effetti di quattro istorie. Nel terzo quadro è come Noè escie dell’arca co’ figliuoli e colle nuore e la moglie e tutti gli uccelli e gli animali: evvi con tutta la sua brigata fa sagrificio; evvi come e’ pianta la vigna e come egli inebria e Cam suo figliuolo lo schernisce, e come gli altri due suoi figliuoli lo ricuoprono. Nel quarto quadro è come Abraam apparisce tre angeli e come n’adora uno: ecome i servi e l’asino rimangono a piè del monte: e come egli ha spogliato Isaach e vuollo sacrificare e l’angiolo gli piglia la mano del coltello e mostragli il montone. Nel quinto quadro è come Isaach nasce Esaù e Giacobbe, e come mandò Esaù a cacciare e come la madre ammaestra Giacobbe e porgeli il capretto e la pelle e pongliele al collo e dicegli chiegga la benedizione a Isaach e come Isaach gli cerca il collo e trovalo peloso: dagli la benedizione. Nel sesto quadro è come Joseph è messo nella Cisterna da fratelli e come lo vendono e come gli è donato a Faraone Re d’Egitto e pel sogno che rivelò la gran fame doveva essere in Egitto il rimedio che Joseph diede a tutte le terre e provincie scamparono: ebbono il bisogno loro; e come ei fu da Faraone molto onorato. Come Jacob mandò i figliuoli e Joseph li riconobbe: e come ei disse loro che tornassero con Beniamin esso fece loro il convito e fece metter la coppa nel sacco a Beniamin e come fu trovata e menato innanzi a Joseph e come ei si diè a conoscere a’ fratelli. Nel settimo quadro è come Moyses ricevè le tavole in sul monte: e come a mezzo [p. 109 modifica]il monte rimase Josuè e come il popolo si meraviglia de’ terremuoti e saette e tuoni. E come il popolo stà appiè del monte tutto stupefatto. Nell’ottavo quadro è come Josuè andò Gierico venne e posevi Giordano e posevi 12 padiglioni. Come andò intorno a Gierico sonando le trombe, e come in capo di sette dì caddono le mura e preson Gierico. Nel nono quadro è come David uccide Golia e come rompono quelli del popolo di Dio i Filistei e come ei torna colla testa di Golia in mano e come gli viene innanzi il popolo sonando e cantando dicendo «Saul percussit mille et David decem millia.» Nel decimo quadro è come la regina Saba viene a visitare Salomone e con gran compagnia: è adornata con molta gente intorno sono figure 24. Nel fregio va intorno a dette istorie. Vanno tra l’uno fregio e l’altro una testa. Sono teste 24 condotta con grandissimo studio, e disciplina delle mie opere. E la più singolare opera che io abbia prodotta: e con ogni arte e misura et ingegno è stata finita. Và nel fregio di fuori il quale è negli stipidi e nel cardinale un adornamento di foglie e d’uccelli e d’animali piccoli in modo conveniente a detto ornamento. Ancora vi ha una cornice di bronzo. Ancora negli stipidi dentro è un adornamento di poco rilievo fatto con grandissima arte. E così è dappiè la foglia detto adornamento e d’ottone fine. Ma per non tediare i lettori lascerò indietro moltissime opere per me produtte. Sò che in detta materia non si può pigliar diletto. Nondimeno a tutti i lettori io addimando perdono; e tutti abbino pazienza. [p. 110 modifica]

Ancora a molti pittori e scultori e statuarj ho fatto grandissimi onori ne loro lavorii. Fatto moltissimi provedimenti di cera e di creta e a pittori disegnato moltissime cose: eziando chi avesse avuto a fare figure grandi fuori della naturale forma: dato le regole a condurle con perfetta misura. Disegnai nella faccia di Santa Maria del Fiore nell’occhio di mezzo l’assunzione di nostra Donna, e disegnai li altri sono allato. Disegnai in detta chiesa molte finestre di vetro. Nella tribuna sono tre occhi disegnati di mia mano. Nell’uno come Cristo ne va in cielo: nell’altro quando adora nell’orto: il terzo quando è portato nel tempio. Poche cose si sono fatte d’importanza nella nostra terra non siano stato disegnate e ordinate di mia mano. E specialmente nell’edificazione della tribuna furono concorrenti Filippo ed io 18 anni a un médesimo salario: tanto noi conducemmo detta tribuna. Faremo un trattato d’architettura e trattaremo d’essa materia. Finito è il secondo commentario.