Il Dio dei viventi/XXVII

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Parte XXVII

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XXVI XXVIII

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Rosa si mise a correre in avanti senza gridare. Mai aveva provato un terrore simile, neppure al momento dell’incendio; il cuore le saltava in testa e le pareva di correre a cavallo tanto correva.

Si riebbe appena si trovò in mezzo a un gruppo di donne in fondo al paese.

— Ho veduto il diavolo, — disse ansando.

— Non avete sentito il suo urlo?

— Dove, dove!

— Là.... là.... vicino alla casa di Lia.

Lo donne si misero a ridere.

— Sarà stato Sant’Antonio, invece.

Ridevano ma con brivido di paura; qualcuna propose di tornare indietro per vedere il diavolo, ma Rosa ricominciò a correre in avanti esagerando adesso il suo terrore.

Altre donne e molti ragazzi si trovavano già nel sentiero che attraversa i campi dopo la chiesetta rovinata. [p. 142 modifica]

In un attimo la notizia che la serva dei Barcai aveva veduto il diavolo si sparse nel prato; i ragazzi attorniarono subito Rosa tirandola per il grembiale e per le vesti finchè non seppero tutti i particolari; allora tornarono indietro di corsa tutti spavaldi ma uniti in gruppo per farsi coraggio.

Nella strada investirono Bellia che se ne veniva, verso il prato; anche lui era allegro; gli pareva di aver cacciato via di corpo coi suoi urli qualche cosa di malefico.

Arrivato in fondo alla strada ormai deserta perchè le donne erano tutte andate in avanti vide una bambina che piangeva: sulle prime la credette un bambino, perchè aveva i capelli corti e un viso maschio, ma fermatosi a chiederle cosa faceva lì sola e come si chiamava la sentì rispondere fra i singhiozzi:

— Ella Bella. Fratellini lasciato Ella. Correre. Diavolo. Paura Ella.

— Vieni con me, — egli disse prendendola per mano, — non devi star qui sola. E tua madre ti lascia andare così? [p. 143 modifica]

— Uscita Ella. Fratellini lasciata.

— Ma tua madre dov’è?

— Casa.

— Ah, sei scappata? Eh già, e io non sono scappato? Anche mamma è in casa e non sa dove sono.

La bambina si lasciava condurre, anzi aveva smesso di piangere e trascinava i suoi piedini nella polvere prendendo gusto all’avventura.

E Bellia le stringeva la manina calda e umida di lagrime e gli sembrava di stringere nel pugno un uccellino.

— Adesso troveremo qualche donna che ti riconduca a casa; chi sa quante ne prenderai stasera di sculacciate. Ma tante!

Ella approvava, pronta a tutto.

— Sculacciate Ella tante.

E d’un tratto si fermò, si chinò, diede un piccolo grido di gioia; raccoglieva qualche cosa di meraviglioso.

— Fammi vedere: cos’hai preso?

Ella fece vedere con diffidenza, con paura che l’oggetto prezioso le venisse portato via, un pezzettino di vetro. [p. 144 modifica]

— Buona notte, zio Michele, — salutò Bellia davanti alla tettoia del fabbro. — E che fate? Siete lì in agguato aspettando il passaggio di un cinghiale? Venite a bagnarvi i piedi.

Il vecchio quella sera non lavorava, seduto tranquillo come un eremita col rosario in mano, sullo sfondo lunare della sua tettoia, con la bottiglia del vino sul piano d’argento dell’incudine.

Guardò Bellia, poi guardò la bambina che a sua volta lo fissava incantata.

— È tua sorella?

— Magari! — esclamò sinceramente Bellia, — almeno mi divertirei con lei.

— Figlio di chi sei?

— Di mio padre e di mia madre; — poi si pentì: — non mi conoscete? Sono Giovanni Maria Barcai, figlio di Zebedeo.

— Cos’hai a quella mano?

— Un male. — E Bellia si meravigliò che da qualche momento non pensasse più alla sua mano.

— E questa bambina di chi è?

— Non lo so; credo dei Bellei. Era sola [p. 145 modifica]nella strada e l’ho presa con me: cercherò qualche donna che la riconduca a casa.

— A casa, — ripetè Ella già un po’ stanca e impaurita, e lo tirò per la mano.

Allora egli la prese in braccio, sul braccio sinistro, e stette incerto se andare nel prato o tornare al paese.

— Dice ch’era coi fratellini, che l’hanno lasciata in mezzo alla strada.

— E i genitori la lasciano andare così? — Se non ci lasciano andare andiamo lo stesso, — egli disse facendo saltare sul braccio la bambina: ed Ella ricominciò a divertirsi; rideva e i suoi dentini e i suoi occhi parevano di perla. Due fossettine profonde le scavavano le guancie rotonde dorato. Era bella come un frutto, e non ostante le vestine sporche odorava di ciliegia. Bellia sentiva voglia di morderla appunto come si morde un frutto, per voluttà.

Perchè i genitori non gli avevano dato fratellini e sorelline? Gli davano solo terre e terre, e lui si sentiva sperso nel loro deserto. [p. 146 modifica]

Cominciò a giuocare davvero con la bambina; si sfioravano la guancia con la guaucia, si morsecchiavano, volgevano il viso fingendo di guardar lontano, di non vedersi più, e poi lo rivolgevano l’un verso l’altra con un grido di sorpresa, per spaventarsi a vicenda.

Il vecchio li guardava.

— Quanti anni hai? — domandò a Bellia.

— Sedici.

— La creatura ne avrà tre. Sei troppo vecchio per poterla sposare.

E Bellia provò un senso misterioso di gioia, come per una rivelazione. Sì, poteva un giorno sposarsi, aver figli anche lui: ci aveva pensato già qualche volta ma vagamente solo per calcolo o per uno stimolo sensuale; adesso era altra cosa. Gli sembrava di abbracciare nella bambina una donna ch’era insieme sua moglie e sua figlia; che gli destava piacere e tenerezza assieme.

— La sposerò lo stesso, — gridò. — Vero che ci sposiamo? Mi vuoi, Ella? Ti piaccio?

— Piace, Ella. [p. 147 modifica]

— Va bene; allora manderò zio Michele a chiederti in isposa per me. Intanto, che facciamo? Andiamo al fiume?

— Sta qui, — disse il vecchio, quasi diffidasse a lasciarli andar soli, — torneranno i fratellini a cercarla. Ecco due ragazzi laggiù; forse son loro.

— Io non voglio dargliela più; l’ho trovata ed è mia.

Ella già profittava della sua potenza; gli tolse il berretto e se lo mise in testa.

— Rimettimi subito il berretto in testa!

— Noe.

— Subito! Altrimenti ti metto giù e ti faccio mangiare da zio Orco; vedilo lì l’Orco; lo vedi?

Allora Ella reclinò la testina sulla spalla e lo guardò lusinghiera.

— Regali berretto Ella?

— Ah come sei furba! E prendilo pure. Tanto tutto quello che è mio sarà tuo.

Due ragazzetti intanto s’avanzavano, ma non erano i fratellini di Ella; e non avevano l’aria di monelli; s’avanzavano con calma discutendo di cose astruse; ed erano [p. 148 modifica]vestiti bene ben calzati composti come se andassero a scuola.

Bellia strinse a sè la bambina come per farsi riparo di lei contro un pericolo indefinibile; perchè nel più piccolo dei due amici riconosceva Salvatore.