Il risorgimento d'Italia/Parte I/Prefazione

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Prefazione

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Parte I Parte I - Introduzione
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AMICO CARISSIMO,



Poichè non solamente voi dimostrate un desiderio sì vivo, e sì cortese de’ miei scritti sopra la storia italiana, ma ve ne fate eziandio mallevadore incontro al pericolo della pubblica luce io ve gli confido, e consegno. Ed in vero qual cosa potrei negarvi, ove intervenga nella vostra richiesta un’amicizia sì dolce, e sì costante, qual mi serbate tuttora, e la memoria sempre cara, e onorata di quegli anni felici, che nella gara passammo d’affetti, e di studj or poetici, ed ora storici, ne’ quali a prò vostro, ed altrui logorando si venne, senza che io me ne avvedessi, la mia sanità, e il fior della vita? Ma chi potea, non che d’altro, aver di [p. 6 modifica]se, e della salute pensiero, vedendo a noi confidati dalle più illustri famiglie d’Italia, e d’alcuna eziandio d’oltre monti cento, e più, giovani elettissimi, che con tanto valor l’ingegno, ardor di ben fare, emulazione in ogni genere di virtù, e di gentilezza già così largamente all’industrie moltiplici, ed incessanti rispondevano de’ lor cultori? Io non penso giammai senza un intimo senso di tenerezza a que’ giorni, e compiacciami dolcemente nel mirar oggi per tutta Italia, e ancor fuori di lei un sì gran numero di quei giovani per cariche illustri, e magistrati, nella milizia, e nelle leggi, tra i letterati, e i professori risplendere nobilmente. E tra questi pensieri, ed affetti non temo ripetere spesso per una quasi onesta elevazione dell’animo, e per un ardente entusiasmo del cuore le belle parole sopra il pregio scritte della buona educazione dal sig. Formey, delle quali v’ho fatto cenno altra volta1. E [p. 7 modifica]tanto più volentieri le ricordo, quanto veggo molti dei vostri compagni d’allora, siccome voi fate, mantener viva la grata memoria delle nostre sollecitudini a prò loro adoprate, e tra pochi ingrati, che mai non mancano, assaissimi confessare, e conoscere l’utilità di quella primiera istituzione non meno, che la forza soave negli animi loro sentita per le amichevoli, e dolci maniere da noi con essi usate in vece del sopracciglio, e del rigor pedantesco, che non lascia giammai nè una tenera rimembranza, nè una gratitudine sincera in cuor gentili, ed in anime generose.

Or eccovi adunque, poichè il volete, il [p. 8 modifica]frutto de’ miei studj di storia, che per2 sette anni allor venni dettando, e che ancor oggi vorrei consecrata non solo al diletto, ma all’utile vostro, e di tutta la gioventù studiosa, secondo il fine medesimo, che tutte l’altre fatiche mie letterarie ha fatte uscir dalle tenebre, e dal segreto ritiro, ov’erano condannate. E senza più rivolgo a voi quel discorso, che a molti allor dirigevasi con la medesima introduzione allo studio di storia, che ai giovani si conviene, il qual farà testimonio a delle nostri non comuni industrie nell’educare la gioventù, e del valore de’ giovani nel rispondere ad una educazione tutta rivolta non ad arricchir la memoria di termini, o di avvenimenti, non a lusingare l’immaginazione con poetiche bizzarrie, ma a stendere di buon’ora, e a confortare i lumi della ragione, il discernimento della verità, il talento del vero filosofare. Il che ben conveniva a’ miei discepoli nella storia [p. 9 modifica]3già, nelle fisiche, nelle matematiche, e in altri studj più serj addestrati.

Dopo d’aver dunque voi veduto nel saggio dell’Entusiasmo una ricerca attenta de’ nostri interni principe, cognizioni, disposizioni per le lettere, e l’arti; vedete oggi l’esterne pruove di fatto, per le quali il raziocinio, e il sentimento dell’anima accordisi colla storia, e colla esperienza in quel modo, che in fisica gli sperimenti comprovano i sistemi, e dan valore alle congetture filosofiche. Questa pietra di paragone dovrebbe applicarsi ad ogni studio, se fosser gli uomini men nemici della fatica e amanti meno dei vani loro pensieri. Ma chiunque ama sinceramente la verità non fugge fatica, e non lasciasi preoccupare dalle opinioni imbevute nella volgare educazione, o nel suo capo trovate. Dovrebbe ognuno persuadersi, che v’ha una filosofia sperimentale in ogni professione [p. 10 modifica]e facoltà, per cui la meditativa intellettuale confermasi, o si disinganna; e come gli esperimenti meccanici, o fisici hanno atterrati gli aerei sistemi tanto tempo fatti tiranni delle menti e delle scuole, così le pruove di fatto ancor nella storia farebbono discoprire gl’inganni di molte opinioni assai radicate, e porrebbono la verità nel suo possesso legittimo.

Modena 24. Gennajo 1773.

  1. Dès là que nous savons, comment on fajt les honnêtes-gens, comment on corrige les vicieux, tousacronts-y nos soins, & notre application. Par à nous serons d’excellens citoyens, nous deviendrons des Dieux en terre. Que cetre image se prèsente sans cesse à notre esprit, qu’elle nous plaise, qu’elle se reproduise souvent: c’est la marque la plus certaine, que notre entendement est bien cultivè, & que nous sommes propres à cultiver celui des autres à les exciter, à les instruire, à les rendre capables de vaqner eux-mêmes à cette culture. M. Formey sur la culture de l’entendement. Tom. XV. Acad, Royale de Prusse.
  2. Dal 1752. fino al 1759. nel Collegio di Parma.
  3. Si suppongono letti prima di questa operetta gli annali d’Italia del Muratori, che qual fondamento la devon precedere, o accompagnare.