Il risorgimento d'Italia/Parte I/Introduzione

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Introduzione

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Parte I - Prefazione Parte I - Prospetto generale d'Italia


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INTRODUZIONE

SOPRA

LO STUDIO DELLA STORIA.


Chiunque parla di lettere, e di scienze non lascia mai di parlar della storia, siccome di cosa utilissima, e da tenersi in gran pregio; ma chiunque parla della storia non lascia di porla sopra tutte le arti, e le scienze umane secondo quel costume propagato tra gli uomini di magnificare la cosa, che trattano, deprimendone cgni altra. Il vero è, che la storia ha molti pregi, e può recare moltissima utilità, se debitamente se ne conosca il valor vero; sicchè quando vediamo, che per l’ordinario ella riesce inutile, e senza pregio, dobbiamo incolparne coloro, che a legger si fanno le storie, e molto più a scriverle.

Perchè ho pensato, amico carissimo, di soddisfare al desiderio vostro, e all’amicizia, quelle cose mostrandovi brevemente, che ponno la storia rendere fruttuosa; [p. 12 modifica]mi assai di ragionare con voi di questa materia, il quale avete nella vostra città gli esempi più chiari, e in voi genio e talento per tale, studio. Tutti gli uomini affermano, che la storia insegna maravigliosamente, e rischiara le pruove della religione, le regole de’ costumi, e delle virtù morali, o cristiane, e i modi più acconci di un perfetto governo politico. Ma pure avviene, che rari sieno coloro, i quali leggendo trovino nella storia tanti beni. Chi mette l’animo, e lo studio nello stile; chi vuol solamente sapere i nomi degli uomini illustri, o i costumi delle genti, o le vicende dei regni; e chi correre d’ uno in altro avvenimento per curiosità oziosa, e fanciullesca: in somma vogliono i più passare il tempo, e trattenersi. Questo è vano uso di storia. L’ uso1 più saggio di quella consiste nel conformare

la

[p. 13 modifica]la nostra condotta agl’insegnamenti degli scrittori. Questi intendono di dar leggi per condurre ia vita, e per invaghire della virtù, rappresentando ne’ loro scritti coloro, che la possedettero nel più alto grado; o almeno di mettere orror de’ vizj, color descrivendo, che per essi hanno avuta l’infamia, e il nome di scellerati. Sicchè giova soprattutto di riconoscere nella storia le massime, i fatti illustri, i consigli de’ saggi che ponno esserne utili nelle medesime circostanze, in che il furono ne’ tempi andati, essendo il mondo una scena, che cangia i personaggi, ma non le cose. Le immagini, che ne lasciaron gli storici degli uomini eccellenti, debbonsi principalmente considerare per ricopiarle in noi stessi, e farci simili a loro, dove e meglio, e per fuggire il contrario. Il riscontrare cogli esempli degli antichi l’esperienza de’ presenti è il frutto della storia. Dunque per dirittamente conoscer quelli è mestieri entrar addentro de’ fatti narrati, e spiarne l’origine i progressi l’esito i morivi le cagioni e le circostanze, per cui prudenti appaiono, o imprudenti gli an-

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tichi, e secondo ciò fuggire il male, imitare il bene rispetto a quanto leggiamo. Del che procede una verità, che la storia deve studiarsi secondo lo stato nostro, e scegliersi quella, che alla condizione della nostra vita più rassomiglia, non dovendo un soldato quella abbracciare, che ammaestra nelP arti della corte, e ne’ viluppi del gabinetto, né un’ uomo di repubblica quella prefiggersi, crie fa memoria di monarchie. Ma perciocché ho sempre conosciuto nel lungo uso de’ libri, e degli uomini, che lo scrivere,- e il favellare, come lo dicono i Veneziani, in massima, cioè dar regole generali d’alcuna cosa, siccome non è difficile, così non è Utile, quanto l*è il discendere ai particolari, e agli esempi; per questa ragione io penso, o amico, che dello studio della storia volendo per cagione d’utilità favellare, buonissimo consiglio sia venire alle cose singolari, che in tal materia più denno sapersi.

E perchè gli umani costumi, come vedete, sono 1’ oggetto di questa scrittura sopra la storia, e rare volte s’incontrano storici,

che particolarmente gli mostrino, e cerchino [p. 15 modifica]

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no, essendo essi d’ ordinario occupati a ripetere

le battaglie, gli assedi, l’ambasciate, e le risposte, in somma le piccole vanità, e sempre le stesse dei sovrani, e dei privati; così mio studio sarà di farvi assai considerare le usanze varie degli uomini, e le loro sorgenti intorno alle arti, al commercio, agli studj, alle invenzioni, e agli uomini inventori, che sono i veri benefattori del genere umano, i fondatori delle nazioni più colte, e quindi esser debbono i nostri esemplari, e i nostri eroi. Conciossiacche molto più caro mi deve essere l’ inventor dell’ aratro, e degli orologi, che il più celebre conquistatore, o devastatore; e la mia patria, e la vostra saran sempre molto più obbligate a chi loro insegnò l’arte di regolar i fiumi, e d’asciugar le paludi, o d’allagarle secondo il bisogno, che non a coloro, i quali pretesero d’illustrarle con molte stragi, e con profondere molto denaro in guerre non necessarie. Eppur ditemi per fede vostra, se negli storici ancor più famosi avete incontrate di queste istruzioni, o se non vi annoiate sempre tra le stesse politiche, arti, ed

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inganni di gabinetti, tra le stesse inumanità di stragi, di saccheggi, ed incendi, tra Je stesse infine ambizioni, invidie, perfìdie, e rapine feroci, e ree, che noi per lo stile ancor più i eo degli storici adulatori, e per la stolidezza de’ creduli leggitori chiamiamo accorgimento, valore, conquiste, vittorie, trionfi, e virtù d’eroi.

Io non nego, che essendo gli nomini per lor colpa in questo crudel sistema venuti ài combattersi, o d’ ingannarsi metodicamente, non sia necessario parlare, e scrivere delle lor barbare, o sia eroiche virtù per governare, o per guerreggiar con profitto. Dapv poiché la gran repubblica del genere umano parve ad alcuno una repubblica veramente di fiere or astute, or sanguinarie, bisogna sapere i lor costumi, e il lor sistema per poter vivere in mezzo a loro men male, che far si possa. Ma parmi ciò convenire principalmente a coloro, che son destinati a maneggiare gli affari pubblici, e a condur gfi altri uomini alla preda, o ài macello, come gregge senza ragione, e senza libertà. I privati frattanto 3 che hanno la sorte di poter

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pensar qualche volta liberamente, e ragionevolmente, perchè vorranno affliggersi, o infastidirsi tra l’ orrore di quegli oggetti, che per natura abbcriscono, e per dovere non hanno bisogno di riconoscere ? Quindi si fa manifesto ciò, eh’ io vi dicea talvolta, che pochissime sono le storie, e gli storici, i quali possan da noi leggersi, o proporsi ad esem> plari profìcui di studio nel caso nostro.

Parlo principalmente degli storici italiani, i quali ( come nell’altre parti della letteratura ) sono stati più solleciti dello stile, e de’ pensieri ingegnosi, che della comune-utilità, e della buona filosofia scrivendo. E siccome i nostri posti, ed oratori, i romanzieri, e scrittori di novelle sono per la più parte copie degli antichi, o degl’ imitatori degli antichi; così lo furono anche gli. storici per loro, e nostra disgrazia, senza avve dersi mai, che prendevano dagli antichi la sola veste, e il colorito per dilertare, ed esser lodati; trascurando il corpo, e il disegno per istruire, e giovar dilettando ’:. laddove gli antichi sono pieni di massime, di riflessioni, e di morale, e dipingono i lo:

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ritratti degli uomini, e delle cose grandi, mirando all’ utile, e all’ esempio dell’ uomo, e della patria per formar uomini, e cittadini. Ma molti nostri sembrano aver solo in vista la pompa delle parole, e la proporzion de’ periodi, o la minuzia de’ fatti, e degli accidenti, quasi scrivano per formare degli scrittori. Gli storici antichi inoltre son mancanti in alcuna parte, e i nostri hanno presi tutti i loro difetti; come giova, amico mio, farvene accorto per darvi in questo stesso una miglior istruzione in tal facoltà. (a)

Prima però rendiam giustizia all’ Italia maestra anche in ciò dell’ Europa. Noi ebbi-

£0 Non moltiplicarono i libri francesi che al decimo sesto secolo, non essendone stati stampati che pochissimi prima dell’ anno 1500. II gusto della lettura lungi dalla sua perfezione mancava di due gran punti, essendo quasi tutti i libri di materie frivole, e scritti di uno stile grossolano, con digressioni importune, con citazioni ridicole &c. Vedi f 0fera stampata a Parigi di fresco ~ De l a lefture

des ’ivres francois. [p. 19 modifica]

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bimo storici, e storie prima assai, che gli

altri sapesser leggere, e gustare le antiche * e al secolo decimo quarto, e decimo quinto forse altre storie moderne non si conoscevano in Europa fuorché le nostre. Pure non tacerò le critiche da me udite talvolta intorno agli autori di quelle più chiari tra noi. Eccone un cenno. Lasciando stare i primi nostri Malaspina, Compagni j e i tre Villani del 15O0. che furono troppo rozzi, perchè senza bastevole idea di buon gusto, e cognizione degli antichi: quc’del 1400. scrissero latinamente quasi tutti, e furono scrittori servili nello stile, e nel genio di favorire uri partito, o un protettore. Nel 1500. quasi tutti si volsero all’ eleganza, o alla facondia > scrivendo in volgar lingua, poich’ ella giunse ad onor finalmente. Ma imitarono ( anche cambiato il linguaggio ) greci, e latini ^ Guicciardini e tutto Liviano’; Macchiavelli or Cesare, or Tàcito segue, e presane V aria, non cura del resto; altri or maligni, or parziali, or mal informati; quegli per eloquenza divieti prolisso, e profuso; questi per vibratezza acuto, e

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inviluppato. Due tra’ più preclari Davila, e Bentivoglip Iscrivono anch’ essi con giro oratorio, benché più diligenti a cercare il vero, e più sinceri nel dirlo. Paruta, che. forse è il migliore di tutti, pecca di parzialità per la patria, come tutti que’di repubblica. Bembo poi) Varchi, Segni (a) più grammatici, e rettorici, che altro ne senibrano. Infiniti occupati a scrivere di una città, o provincia, d’una guerra, o d’un uomo non dipingono i grand’ oggetti, i quar dri più necessari, e più grati all’ universale per le pennellate di filosofia, di politica, di

CO ^a) Non si negano molti pregi a queste istorie, né a quelle dell’Ammirato. del Pigna, del Giovio, e d’altri moltissimi. Più ancora si pregiano i nostri scrittori di vite d’uomini illustri, le quali da dotte penne dell’ aureo secolo ci furono tram.211.. date, e avrem sempre la gloria d’ essere stati gli storici primi dell’altre nazioni; l’Emilj della Francia, il Marineo della Sragna, e Polidoro Virgilio dell’Inghilterra, oltre a quella dello stile all’antrf a maniera, che è proprio degl’ Italiani, come dicemmo

nell’ Entusiasmo. [p. 21 modifica]

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costumi i Veniamo a qualche particolare per maggiore utilità.

i. Gl’italiani pertanto imitarono gli eserri* plari di storia greci y e latini, ommettendo un’ esatta cronologia, cioè le date dei secoli j e degli anni, la qual, come sapete, è ufi de’ due occhi della storia. Non solo lasciarono di segnar l’anno in ogni pagina, come si deve, o ad ogni nuovo principio d’anno in fronte a’ capitoli; ma giungono ancora a far volumi t senza che il lettore possa mai sapere a qual anno, o a qual/mese, e gKH> no abbia a porre quegli avvenimenti, se non ritorna addietro ad ogni momento cercandolo dal principio.

2. Non citano mai né autori, né monumenti, da’ quali han prese le Jor notizie, come se dovesse credersi alla lor sola parola, e così fecer pure gli antichi. Ma quelli forse eran creduti da’ lor coetanei più facilmente, mentre noi vogliam pruove, e testimonianze, massimamente dove 1’ autore non e stato presente, e narra cose lontane da lui.

3. Gli antichi raccontano facilmente prodigi; e il gran Tito Livio è credulo assai,

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e scrive a creduli più di lui le pioggie 41 sangue, di sassi, di biade, i sudori de’ bronzi e de’ marmi, e cento altre inezie, come portenti sovrumani e divine minacce. I nostri del pari, e più vergognosamente per la religione, che professano sono superstiziosi per imitar que’ maestri,

4. La rettorica poser gli antichi nella storia in quelle allocuzioni, o ragionamenti., che a’ lor capitani, o ambasciadori fan recitare, come lor piace; e gl’italiani sono egualmente prolissi in ciò, benché meno eloquenti.

$. In fine (per esser breve ) trovo il difetto della parzialità, che è il pio nemico della verità, anima della storia, ne’ moderni, e negli antichi. Ma questi scrivevano per la lor patria quasi unicamente, e però meritan scusa, laddove i nostri ben sanno, che devono esser letti da tutte le nazioni per la comunicazione divenuta generale tra i popoli a questi giorni. Ed ecco, perchè non abbiamo in Italia molte storie lodevoli. Ma già si comincia a vederne alcune d’ottimi ingegni, che sfuggirono que’ difetti

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scrìvendo ia storia principalmente con penna filosofica, cioè tacendo l’inutile, e narrando ciò, che importa, e con fondamenti, e con ispeditezza, e sopra tutto con mira di far pensar il lettore, applicando a se stesso, e a’ suoi tempi le cose narrate, onde facciasi dotto, e saggio al tempo stesso. Dopo queste mie brevi osservazioni sopra la storia, e gli storici in generale, avviciniamoci un poco al soggetto presente del mio scrivere, e alla mia storia d’Italia, che vorrei pur immune dai sopraddetti difetti, e non vuota d’ utilità per la mia patria, e pe’ miei concittadini, pe’ quali scrivo principalmente.

Se l’ Italia è pur quella parte d’ Europa, che sembra aver colla Grecia più gloria ottenuta nelle cose d’ ingegno per tutto il corso de’ tempi, e se da lei riconosce l’ Europa ne’ tempi estremi la sua letteraria cultura, niun argomento, o trattato deve ad uomo italiano esser più caro, quanto quello in cui trovi chiaramente descritta una tal gloria patria, o per compiacersi da buon cittadino de’ pregi di lei, o per emulare i maggiori, e farsi degno figliuolo della comune madre

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gloriosa. Ho scelta adunque la patria storia

non solo, ma quella de’ secoli a noi più vicini, che può dirsi moderna. L’antica è di curiosità, o d’ erudizione serve all’ intelligenza della poesia, del teatro, delle medaglie, delle statue, e di simili monumenti d’antichità; ma non è fuor di ciò, se non se pompa di memoria, e spesso ancor d’ impostura. Laddove la storia moderna appartiene a noi, e parla d» cose nostre, poiché per essa troviam le origini de’ principati, e governi presenti, delle famiglie più illustri, delle leggi, dell’arti che tutte rinacquero dopo il mille, e presero poco a poco la forma, che serbano anc’ oggi. Io credo però non poter meglio occupare il mio amor per la patria, e per gì* italiani, a cui scrivendo ho sempre mirate, quanto studiandomi di por sotto i lor occh; nel modo più luminoso insieme, e più facile un generale prospetto dell’ italiana letteratura, qual sinora non s’ è veduto, benché assai libri, ed autori n’ abbiano scritto; perchè alcuni sol d’ uomini illustri, altri solo delle città, altri d’ un tempo solo,

ed altri scrissero di materie soltanto particolari [p. 25 modifica]

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lari in questo argomento. Non già, ch’io

pretenda abbracciare o tutti i tempi, o tutti gli uomini, o le materie tutte, e le genti d’ Italia, che troppo gran peso su gli omeri mi porrei. La presente letteratura italiana propongomi a rappresentare, e poiché tutta quanta e non altri principi, e non più lontani aver può, che dall’ epoca del suo rinascimento, perciò dal mille in qua mi prefìggo carriera, e confine.

E provvedendo non meno alla debolezza del mio talento, che al maggior comodo, ed utilità de’ leggitori, qnesto vasto argomento ristringerò per maniera, che la sostanza quasi esprimendone, e l’ intime cause, e ragioni, i principali fatti, ed epoche, le vicende importanti, gli uomini classici vi campeggino prima, poi vi venga ombreggiato secondo opportunità qualunque altro oggetto, che possa contribuire al fin propostomi; ma così remperandp i colori, e le figure, che un quadro riescane ben ordinato insieme, ed assai circoscritto, perchè da persone eziandio non letterate si vegga, e comprendasi senza fatica; sperando con ciò dar ono

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sto intertenimento, e offrire uno studio sotto immagine di giocondità a chi passerebbe il suo tempo nell’ ozio, e tra i romanzi dell’ ozio talvolta peggiori. Gli è ben vero, che ancor per ciò mi terrò ad ordine cronologico, senza cui non si sfugge confusione; ma quanto attento sarò nel prefigger le date degli anni, e dei secoli, tanto lontano sarò dal farne inciampo, e legame al pensiero. Mio scopo primario, scrivendo, egli è far pensare, e però l’anima, a dir così, della storia più che il corpo considero, e tento. Con la critica filosofica da un lato, e colla storica verità dall’altro metto pie nel viaggio di sette secoli trapassati sopra l’ Italia; e dall’origine prendo a seguire i passi degl ingegni italiani, del genio loro, del gusto, dell’indole predominante in letteratura e nell’ arti e costumi: dai primi languidi raggi delle tenebre, e della barbarie tengo die_ tro a quel lume crescente sino a giungere al pieno giorno, se mai Io trovo venuto. Tra miile incertezze, contrasti, e varietà di costumi e di usanze, di politiche e di legislazioni,

di guerre e di tregue, di scoperà [p. 27 modifica]

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perte e d’errori, di beni e di mali m’in noltro sempre a destra volgendomi ed a $U nistra, e meditando. Tutto contribuì al destino degli studj, e degli studiosi, e da tutto proccuro mostrare cagioni ed effetti, legami e opposizioni, affrettamenti e ritardi, viz; e virtù, prosperità e sventure, e sin capricci accidenti e stravaganze, che giovino al mio scopo primario, cioè all’ istruzione per mezzo della curiosità. Istruzione io dico, o quella, che guida l’ ingegno dall’ orror degli esèmpi contrari, e. perniciosi ai buoni studi, ai metodi saggi, all’ utili applicazioni; o quella, che dalla pietà di tanti inganni, travolgimenti, e pregiudizi funesti cotanto agl’italiani principalmente dal mille in qua, condur potrebbe al disinganno, al buon giudizio, alla comodità, alla pace, alIaVirtù. E s’egli è vero, che l’uom tanto solo è virtuoso, quanto e culto, ed instrutto, sicome certo egli è stato ognora più vizioso, quanto più ignaro, mi fo una dolce lusinga di concorrere con quest’opera alla felicità de’ miei concittadini, se vorranno trar frutto da’ miei deboli sforzi. Ma qui

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pur come altrove sinceramente ptotesto ài non altro pretendere, fuorché animar coli’ esempio d’ un tentativo alcun ingegno preclaro a compiere quest 5 idea, sicché sia de* gna del grande obbietto, e del fine eccellente. Naturai propensione mi rivolse sino da gioventù a gustar le memorie della patria letteratura, e l’ esercizio de’ buoni studi non mai interrotto per favore di mia condizione in tal genio mi confermò; ma la fievole sanità, e P ingegno non grande, e non paziente lenti fecero, e brevi i miei passi; onde facile ad altri sarà il superarmi con più no* bil lavoro, e più profìcuo agi’ italiani,. che sinor sembrano abbisognarne, e aspettarlo.

Non io però quasi negligente, e prosontuoso quest’opera mia vi presento senza studj prolissi, ed esami, e ricerche eziandio più minute, potendo darvi certezza d’aver letti, e riletti quanti libri ancor noiosi per poca critica, e rozzo stile intorno a ciò nell’ Italia, o fuor d’ essa incontrai; oltre ai grandi maes^L 4h tai materie antichi, e moderni, de’ quali nomino a onore, e difesa gl’immortali scrittori Apostolo Zeno, Abate

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Cresci mbeni, Proposto Muratori, Cardinale Quirini, Doge Fosca ri ui, Abate Quadrio; per nulla dire de’Mazzucchelii, Agostini, Gori, MafFei, e di molti altri assai noti(*). Ho studiato pertanto di rendere questa storia più manifesta, più luminosa, più somigliante, a così dire, a un vero specchio nel quale ognuno mirando, vegga raccolti in una presente immagine i beni, e i mali d’ altrui, corra sempre col suo pensiero a farne co’ propri confronto, e a trarne lumi, e ..,. dire -— - — ~

O} Molti altri eccellenti scrittori delle cose italiane son venuti di poi, che alle fonti stesse attinsero, onde non è maraviglia se con loro m’ inr contrerò in questa storia già son presso a venti anni intrapresa; oltre all’eccellente opera or ora uscita in luce, e fin dal suo primo uscire fatta famosa del valentissimo Tiraboschi, il qual però batte altra via, sicché non e’ incontriamo fuor che ncll’ argomento. Che anzi in guesta mia ristampa essendo già compiuta la storia di lui, rimetto a quella le particolari notizie de’ letterati italiani, che nella prima edizione io poste aveva specialmente nel X4C0., siccome da lui guidato ho corretti imìef

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direzioni per là sua vita. Le storie particolari o generali, le politiche o militari, straniere o nostre sono iti mano di tutti, e già quella d’Italia più tarda dell’altre, perchè più difficile, comincia qfia, e là propagandosi ad ordinarsi fruttuosamente per le fatiche di molti eccellenti scrittori. Ma non so poi quanto sieno i lettori addestrati, o solleciti a trarne lor documenti, e nudrendo la curiosità a gustar l’amore della sapienza, e lo studio della virtù.

Or questo appunto è lo scopo della fatica mia, e a questo ho dirizzato il metodo del mio lavoro in due modi. Primo mi sono proposta la storia dell’ uomo, e de’ suoi talenti, estraendo dagli avvenimenti, e dal corso delle vicende degli ultimi secoli la dottrina e l’ignoranza, le usanze e gli abusi, la rozzezza e l’ urbanità, e grado per grado seguendo lo svilupparsi, e il crescere de’ primi germi sino ai frutti maturi. Secondo ho dipinto in grande prospettiva or gli uomini, or le vicende, non trascurando di accompagnate colle note più estese, e con circostanze minute poste vicino gli oggetti

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primari, che per tal modo risaltano, e son più chiari a vibrar luce più viva, ed imprimerla ne’ leggitori.

Né ciò sarà senza stimolo vivo di curiosità. Perchè quale spettacolo più curioso per questi tempi illuminati, urbani, operosi il veder da quai tenebre, da qual fierezza, da quale ignavia noi Siam pervenuti sin qua, e il veder per qual modo sieno state sgombrate tante tenebre, e vinta cotanta satvatichezza? Nel che una giusta compiacenza per noi esser deve, cioè novo sprone a sostenere l’onor d’Italia col nostro, il trovarla prima maestra d’ogni coltura, e d’ogni virtù all’Europa rimasta più lungo tempo nell’ ignoranza, e rozzezza, benché poi le più nazioni di lei abbiano con usura compensato il ritardo. Ma un’altra gravissima utilità quindi deriva.

E’ divenuto problema gran tempo disaminato, e non ancor ben deciso, se miglior sia la condizione degli uomini a’ tempi nostri, o a que’ più rozzi de’ nostri maggiori. E quantunque ogni persona nelle storie alquanto versata, e nella filosofìa de’ costumi

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non abbia^slubbio su questo, e sia contenta

di viver nel secol nostro, nulladimeno il più degli uomini son tanto ingegnosi a lor danno, tanto proclivi a crucciarsi di tutto, e tanto inquieti naturalmente, che qualor senton gì’ incomodi, e veggono i mali del tempo loro, gli abborrono senza più, come i più gravi di quanti mai fossero, e se chiamano sventurati d’aver vissuto a così sciaurata stagione. Odiano essi il governo della loro patria, le provvidenze de’ lor magistrati, i costumi de’ cittadini pensando sempre migliori i passati. Le vicende or del commercio, or delle lettere’, e quelle degli usi de 1 diritti delle leggi de’ tributi e d’ ogni altra cosa son sempre pessime a lor giudizio, e sempre implorano un cambiamento, che sempre veggon migliore del loro stato presente.

A questi uomini disgustati di loro esistenza, e quindi praticamente miseri, ed importuni, inutili a se e alla patria per cotal loro funesta indegnazione, anzi disperazione, io vorrei quanto è in me recar disinganno, e dar mano ajutatrice, ed amica, Né me»

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glio ho creduto potere in ciò adoperarmi, quanto col presentar loro queilo specchio fedele de’ tempi andati, nel qual ravvisando in un colpo gli antichi mali della lor patria, o maggiori d’ assai, o sempre egualmente distribuiti ne’ popoli, e nell’età, vengano a giudicare più giustamente col paragone, ed a togliersi i pregiudizi, secondo i quali fanciullescamente decidesi e alla ventura di tutte le cose, e si crede al solo amor proprio per incolpare a torto i contemporanei a fronte de’ precedenti sempre migliori, e perfetti, come se noi fossimo privilegiati, il tempo nostro dovesse più rispettarsi, e fosse obbligato il secolo ad esser quello dell’oro, che mai non fu. Se un disinganno sì necessario può propagarsi alcun poco tra noi, sarà uà gran dono di filosofìa, e sarà frutto eccellente di storia, l’ uffizio di cui principale si è disingannar dagli errori, ed insegnare la paziente moderazione delle passioni, cioè la virtù più necessaria alla vita. A questo scopo mira la storia presente, e mirò sempre il mio studio. Per questo ho scelta la storia, italiana, perchè intima a noi j ho ptefe-,

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riti i secoli a noi più vicini; ho sparso lumi per tutto, che richiamano sempre, ed invitano ì paragoni, e le conseguenze di quelli. E ancor non basta, se io prima di entrare nella carriera aperta di questa storia non vi presento un ristretto di comparazione, e di differenza tra i nostri padri, i lor tempi, ed i nostri. Per poco uditemi ancora mentre prendo da più alti principi il discorso»

0O9

PRO .

  1. Hoc illud est præcipuum in cognitione rerum salubre ac frugiferum, omnis te exempli documenta in illustri posita monumento intueri: inde tibi tuaæque reipub. quod mittere, capias, inde fædum incepiu, fædum exitu quod vites Tit. Liv. Praef.