Indulto quaresimale per la diocesi d'Asti nell'anno 1872 (Savio)

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Carlo Savio

1872 Indice:Indulto quaresimale per la diocesi d'Asti nell'anno 1872 (Savio).djvu Cristianesimo Cristianesimo Indulto quaresimale per la diocesi d'Asti nell'anno 1872 Intestazione 4 marzo 2015 100% Cristianesimo

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CARLO SAVIO

PER LA GRAZIA DI DIO E DELLA SANTA SEDE APOSTOLICA

VESCOVO D’ASTI e PRINCIPE

PRELATO DOMESTICO DI S. S. PAPA PIO IX

ASSISTENTE AL SOGLIO PONTIFICIO


AL SUO DILETTISSIMO CLERO E POPOLO

SALUTE E BENEDIZIONE








Se per avventura voi Ci chiedeste, o V. F. e F. D., quale, a nostro credere, sia la cagione principale di quel disordine morale, che allargandosi spaventosamente a’ nostri giorni per ogni ramo della società, minaccia di scioglierne i legami, e di condurci all’anarchia, Noi senza temer di errare vi risponderemmo; ciò provenire dall’allontanarsi che fa la società da G. C. — Fin dai tempi primi del Cristianesimo l’Apostolo s. Paolo metteva in avvertenza i fedeli, affinchè si guardassero ben bene dalle seduzioni di certi avversari di G. C. e nemici della sua croce; questi non mancarono ne’ tempi seguenti, e ne’ tempi nostri più che mai si agitano per istrappare dal seno della Cattolica Chiesa e dal servizio del Signore quanti più possono; e pur troppo non [p. 4 modifica]pochi vi sono tra i fedeli, che, o per ignobili fini, o senza ben saperne il perchè, stoltamente si lasciano trascinare dove la loro coscienza stessa ripugna. Siate prudenti, D. F., non lasciatevi ingannare dalle sottili arti dei primi, e dal mal esempio dei secondi: siate coraggiosi; non invilite per rispetti umani, e tenete per fermo che chi non ista fortemente unito a G. C. suo Salvatore, gravi danni ne avrà a soffrire in questa e nell’altra vita.

Gesù Cristo è verità sostanziale infinita: la sua dottrina è verace e santa, che illumina di purissima luce le nostre menti, riempie il cuore di dolcezza, e dà norma sicura al viver nostro. I nemici di Cristo e delle anime vostre vorrebbero allontanarvi dalla scuola della Chiesa, dove questa dottrina da diciannove secoli s’insegna; non oseranno però dirvi rotondamente, Disprezzate la dottrina del Vangelo, perchè sanno pur bene, che questa dottrina non si può d’un tratto cancellare ne’ cuori cristiani; perciò più astutamente operando cercheranno di rendervene malagevole la cognizione, e di farvela avere in conto di superflua negli usi della vita, non più acconcia ai tempi, e perciò da mettersi in dimenticanza appena altri sia uscito di fanciullo. — Siate prudenti, vi ripetiamo, o D. F.; ricordatevi, che la dottrina di G. C. ripurgò il mondo dalle sozzure, e lo liberò dalle prepotenze del paganesimo; la dottrina di G. C. civilizzò barbare genti, e fece grandi le nazioni che l’accolsero. Chi ruppe le catene della schiavitù, che inceppavano la parte maggiore degli uomini? chi rese onorato il lavoro, rispettabile la povertà non viziosa? chi santificò il dolore, consolò le umane agonie? Non si possono numerare i benefizi, che questa dottrina recò [p. 5 modifica] all’uman genere. Ma senza uscir di noi stessi, la stessa coscienza vostra non vi dice come questa dottrina corrisponda ai bisogni del nostro cuore, come dolcemente illumini la nostra mente, e c’inviti al ben operare? Quanto più essa vien considerata, tanto più se ne scorge la divina bellezza. — E potrete dunque permettere che in voi se ne cancellino le traccie; vorrete che non imparino a ben conoscerla i figliuoli vostri?

Affinchè i suoi insegnamenti con sicurezza e facilità potessero per ogni luogo diffondersi, il divino Maestro elesse gli Apostoli, li mandò ad ammaestrare tutte le genti, loro promettendo la sua continua assistenza sino al fine del mondo: Euntes docete omnes gentes... et ecce ego vobiscum sum omnibus diebus, usque ad consummationem saeculi (Matth. xxviii, 19, 20). Per lo stesso fine costituì Pietro suo Vicario e Maestro infallibile di questa dottrina da Essolui rivelata. Il successore di Pietro, ed i successori degli Apostoli, coadiuvati dall’opera zelante de’ sacerdoti, sempre tennero e tengono aperta la scuola della dottrina di G. C. Questa compendiano ne’ catechismi per i giovanetti, questa spiegano in varie guise nelle parrocchie agli adulti. Se si cercasse d’impedirvi dal frequentare questa scuola cristiana, guardate di non lasciarvi cogliere al laccio; ricordatevi che G. C. è venuto al mondo per salvarci, ed è a salute nostra, che insegnò le sante dottrine del suo celeste Padre, e che volle si avessero sempre ad insegnare in suo nome. Tolte di mezzo le dottrine del Redentore, quale sarà la nostra regola nell’operare? Seguiremo le nostre inclinazioni, ci lascieremo spingere dalle passioni? Ma le inclinazioni nostre pur troppo sono per [p. 6 modifica]lo più viziose: le passioni poi sono febbri che recano delirio. Prenderemo norma dalle massime del mondo? Dio buono, quale norma! pesatele voi stessi a mente tranquilla queste massime mondane, e ne conoscerete l’erroneità e l’ingiustizia. In fede vostra amereste voi meglio incontrare la morte colle massime del mondo in capo, oppure con quelle di Gesù, che subito dopo morte vi avrà a giudicare? Cercate pertanto, cercate tutti, ve ne scongiuriamo, di conoscere sempre meglio le dottrine di G. C. coll’assistere attenti alle parrocchiali istruzioni, che nei giorni festivi mattina e sera vi vengono fatte dai vostri venerandi parrochi, nostri zelanti e benemeriti cooperatori; procurate diligentemente che i vostri figliuoli e dipendenti frequentino i catechismi e ne imparino bene le lezioni. Il miglior patrimonio che possiate lasciar loro si è il conoscimento e l’amore di G. C. e delle sante sue dottrine.

Ma a ben vivere non basta conoscerne le regole: è inoltre necessario che forti ragioni ci muovano ad atti virtuosi, principalmente perchè noi siamo tardi e ritrosi al ben operare per naturale difetto. La virtù per noi, di natura debolissimi, ha molto del difficile, e se qualche forte motivo non ci spinga, noi marciremmo nell’inerzia, contenti a sapere che la virtù è bella, senza curarci di praticarla; od anche peggio discenderemmo per le facili vie del vizio, che conducono all’abisso. — Vi diranno i mondani maestri, che l’amore del proprio onore, la nobiltà d’animo, le nostre convenienze sono mezzi bastevoli a tener l’uomo lontano dal vizio, ad indurlo ad operare virtuosamente. — Abbiano pure, diremo Noi, qualche valore gli addotti motivi, ma vengono superati di gran lunga dalla forza contraria [p. 7 modifica]delle passioni. Chi opera il male internamente ed occultamente, non teme di perdere l’onore, ma non lascia perciò d’essere malvagio: parlate di nobiltà d’animo al ladro, che bramoso stende la mano sulle cose vostre: dite al disonesto che è disconveniente il lasciarsi trascinare a lussuria; che vi risponderanno? si asterranno dal vizioso operare al nome d’onore, di nobiltà d’animo, di convenienze? — Viziosi sinceramente convertiti sempre ve ne furono, e tuttora ve ne sono: ma essi non per umani motivi si convertirono, sibbene perchè presero giusto timore dei terribili giudizi di Dio, da G. C. minacciati; perchè considerarono la bontà generosa del Redentore crocifisso, l’amabilità e maestà infinita di Dio benedetto: si pentirono, piansero, ed in riparazione de’ passati disordini praticarono costantemente atti stupendi di virtù.

Affinchè poi questi potenti motivi valgano a trattenerci dal male ed a portarci alla pratica della virtù, è necessario che ci siano presenti allo spirito. La pia lettura, le pratiche religiose, e specialmente la frequente orazione servono molto a mantenere vivi in noi questi salutari pensieri. Guardatevi dunque, o D., dalla divagazione, dall’ozio, dagli smoderati e pericolosi divertimenti che li farebbero svanire. Oh persuadetevi, che chi fermamente crede e sovente pensa al paradiso ed all’inferno, e sovente con affetto si rivolge alla croce di Gesù, opererà da saggio, vivrà tranquillo, morrà nel bacio del Signore.

Alle cose dette sin qui, aggiungete, o D., che per fuggire il male, e per operare il bene, è affatto necessaria la divina grazia. Voi non ignorate, che G. C. manifestamente c’insegnò, che senza di lui, ossia senza la [p. 8 modifica]grazia sua nulla possiamo fare: Sine me nihil potestis facere (Joan. xv, 5); e questa sentenza la Chiesa cattolica sempre ripetè fedelmente in tutti i secoli, ed in tutti i luoghi. Questa grazia ce la meritò G. C. vero Dio e vero uomo colla sua passione e morte; volentieri Egli ci mette a parte di questo preziosissimo tesoro, ma vuole che ne lo preghiamo; mostrando così di riconoscere proveniente da Lui ogni nostro bene, e disponendoci coll’umiltà e colla fiducia del chiedere a ricevere il grazioso dono. Ed i Sacramenti istituiva il buon Redentore, i quali, come canali, a noi le comunicassero. Ora da quanto disse e fece Gesù non dobbiamo noi conchiudere, che a voler essere noi prudenti dobbiamo amar molto la preghiera, che unisce gli spiriti nostri a Dio, e secondo le promesse di G. C. fa discendere su di noi la grazia di Dio? Si quid petieritis Patrem in nomine meo dabit vobis (Joan. xvi, 23). Noi dobbiamo andar ben persuasi, che conviene accostarci ai Sacramenti con frequenza, per ricevere la divina grazia in noi, diventare forti della forza stessa di Dio per fuggire il male e fare il bene, rivestire le anime nostre di celestiale bellezza, ed arricchirci di meriti per la vita futura. Così stando le cose, badate ben bene, o D., a non lasciarvi ingannare. Chi cerchi di staccarvi dall’esercizio della preghiera, e dall’usare con frequenza a’ Sacramenti, vi vuole separare da Gesù Cristo vostro Salvatore, ed è perciò nemico delle anime vostre. — «A che tanto pregare?» v’andranno dicendo: «Dio conosce i nostri bisogni, senza che noi glieli indichiamo.» — Sì, Dio conosce le vostre necessità, e vuole soccorrervi; ma Egli pose la condizione che noi umilmente e con fiducia ne invocassimo i necessari soccorsi. [p. 9 modifica] E la Chiesa che vive dello spirito di C. G., e che da lui è assistita, avrà dunque veramente esortato i suoi figliuoli, che cotanto ama, a fare cose inutili? Ed oh! con quanta cura e zelo questa santa Madre fin dai tempi apostolici radunava a frequenti preghiere i suoi figli! quanto studio pose in ogni tempo a regolare la pubblica preghiera, accompagnandola con maestosi riti! Quanto amore alla preghiera non portarono sempre i migliori de’ membri di essa, i Santi! Quanta copia di benedizioni non fece discendere sulla terra questa preghiera! E l’animo nostro, ditelo voi che lo sapete a prova, quanta forza non riceve pregando divotamente! come la nostra mente, il cuor nostro si avvicina a Dio; oh! come nella preghiera sminuiscono e divengono comportabili le pene di questa vita! oh! come pregando si conosce la vanità delle cose terrene, come si ravvivano i desideri e le speranze d’una vita migliore! O voi che poveretti vivete in umile condizione, logorando le vostre forze in duri lavori, ditemi, non è bello e consolante per voi, mentre nessuno di voi si prende pensiero, il rivolgere la vostra mente a Dio, il parlare affettuosamente a Lui, che numera le goccie del vostro sudore, per premiarle se le versate per suo amore in compagnia di Gesù, che tanto sangue versò per amor nostro? Non è di grande conforto il poter invocare il dolce nome e la preziosa tutela di Colei, che Madre di Gesù è anche madre nostra? Così faceva coltivando gli orti un s. Foca; così un s. Isidoro lavorando i campi, così una s. Germana, umile pastorella francese, custodendo il suo gregge. — Ed alla preghiera accoppiate l’uso frequente dei Sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, senza de’ quali vanamente sperereste [p. 10 modifica] d’essere veramente buoni cristiani. Chi crede ed in qualche modo prega, ma non usa a’ Sacramenti è cristiano solamente a metà, cristiano di parole più che di opere, e volontariamente si priva degli aiuti indispensabili a correggere i nostri difetti, e ad acquistare le virtù che sono al tutto necessarie per piacere al Signore, e meritarsi il premio di vita eterna. Facili come siamo a cadere se non ricorriamo spesso al sacramento della penitenza, in cui lo spirito si rinnovella, in breve tempo l’anima nostra diverrà come campo selvaggio, ricoperto di cardi e di spine, deforme agli occhi di Dio; e guai a noi se in tale stato ci cogliesse la morte! — E se noi non ci nutriamo con qualche frequenza del cibo dei forti, che è l’Eucaristia, necessariamente languiremo nella nostra inerzia. Ne’ tempi difficili delle persecuzioni la santa Eucaristia rendeva i cristiani superiori ad ogni tormento; l’Eucaristia innalzava a nobiltà più che umana tanti abitatori de’ deserti; l’Eucaristia sollevava la mente ai Dottori; l’Eucaristia rendeva dolci le lagrime ai penitenti; l’Eucaristia santificava innumerevoli anime poste nelle più svariate e difficili condizioni. — Nel secolo decimosesto i giorni correvano avversi alla Religione di Cristo, e pericolosissimi pei fedeli: con quali mezzi s. Pio V, s. Carlo, s. Filippo Neri, gli Ignazi, i Camilli, i Calasanzi ed altri santi di quei tempi riuscirono a correggere i costumi, a rimettere in onore la pietà, ed a far fiorire la più bella virtù del Vangelo? Non è forse col condurre i fedeli ai piedi dell’altare eucaristico, e renderli frequenti all’adorazione di Gesù sacramentato, frequenti a riceverlo in santa Comunione? Così è, o D.: l’avvicinarsi affettuosamente a Gesù fu in ogni tempo il mezzo sicuro [p. 11 modifica]per correggere e santificare le cristiane generazioni. Ed anche la presente nostra generazione, se vuole sottrarsi agli spaventosi disordini che la minacciano, e ricomporsi a più tranquilla e virtuosa vita, è indispensabile, che chiudendo una volta risolutamente l’orecchio ai tristi consiglieri, faccia ritorno al Salvator divino, studiandone con amore e riverenza le preziose dottrine, movendosi ad operare con santo timore ed amore di Lui, ed a Lui stringendosi con figliale affetto nell’ardore della preghiera, e nella sacramentale Comunione.

Se taluno di voi, o F. D., riconosca d’essersi alquanto discostato da Gesù Cristo, umiliato ritorni al suo Signore in questi giorni di compunzione, di penitenza, e di preghiera. La Quaresima, voi lo sapete, è ordinata siccome a ricordare il mirabile digiuno di Nostro Signore nel deserto, così ancora a disporre le anime nostre alla celebrazione della Pasqua coll’esercizio della mortificazione, colle frequenti preghiere, e colle opere di carità. — Ad esercizio di mortificazione la s. Chiesa impone, a chi ne è capace, l’obbligo del digiuno quotidiano (eccettuate le Domeniche), e dell’astinenza delle carni. La bontà però del nostro santo Padre, per le eccezionali condizioni in cui ci troviamo, anche in quest’anno ci permette il mangiar carne a pranzo, però senza promiscuità di carne e pesce. Sono eccettuati, siccome negli anni decorsi, oltre il venerdì e sabbato d’ogni settimana, il primo e gli ultimi quattro giorni di Quaresima, ed i tre giorni dei Quattro Tempi: la qual dispensa S. Santità estende eziandio ai Regolari dell’uno e dell’altro sesso non astretti da voto speciale. È pure permesso, secondo la consuetudine, l’uso delle uova e dei latticini: ma per [p. 12 modifica]le persone obbligate al digiuno, nei giorni feriali solamente nell’unico pasto. A nome poi del medesimo nostro S. P. vi raccomandiamo l’esatta osservanza del digiuno quaresimale, e mentre vi esortiamo a compensare l’Indulto con altre pie opere, fra queste, secondo il desiderio del Sommo Pontefice, vi ordiniamo la visita della Parrocchia in ogni settimana; autorizzando i Rev. Sigg. Parrochi a designare altre Chiese a coloro, a’ quali conoscessero riuscire troppo incomoda la visita della parrocchiale. In riguardo agli ammalati, od altrimenti impediti legittimamente, il Parroco od il Confessore potranno sostituire alle visite quelle pratiche religiose, che crederanno più opportune. Vi raccomandiamo ancora di aggiungere alle solite quotidiane orazioni qualche particolare preghiera per i gravi bisogni della s. Chiesa. — Finalmente, secondo la vostra possibilità, abbondate in questo sacro tempo nelle opere di misericordia e di carità. Ed in quest’occasione non possiamo trattenerci dal raccomandarvi di prender parte all’Opera della Propagazione della Fede, e di far ascrivere a quella della s. Infanzia di G. C. i piccoli vostri figliuoli; Opere benefiche a coloro che sono ancora fuori della Chiesa, non meno che vantaggiose a coloro che ne sono parte attiva.

Queste cose avevamo a dirvi, V. F. e F. D. Ora preghiamo di tutto cuore il Signore, affinchè benedica le Nostre parole, e le renda utili alle anime vostre, secondo il desiderio Nostro. Voi intanto in questi sacri giorni pregate molto; pregate fervidamente per il nostro S. P. per tanti titoli venerando. Ritirato nel Vaticano Egli nobilmente soffre, ama e benefica dando a tutti noi i più splendidi esempi di cristiana virtù. Il [p. 13 modifica]Signore consoli la sua grand’anima! Pregate per i Pastori, e Ministri della Chiesa, che in questi tempi hanno difficilissima missione a compiere. Pregate il Signore perchè nella sua pietà susciti buoni allievi del Santuario, che valgano a riempiere le file de’ sacri ministri, che pur troppo si vanno diradando paurosamente. Pregatelo per l’augusto nostro Re, e per tutta la reale Famiglia; non che per tutte le autorità dello Stato. Pregatelo finalmente per Noi, che vivamente desideriamo, ed a Dio chiediamo di vedervi tutti in perfetta unione con G. C. nostro Salvatore, nostro bene, nostro tutto. L’Immacolata Vergine Maria sua Madre santissima faccia colla potente sua intercessione che le divine benedizioni cadano copiose su voi tutti. Gratia cum omnibus qui diligunt Dominum nostrum Iesum Christum in incorruptione. Amen.

Asti, li 28 Gennaio, Domenica di Settuagesima, 1872.


CARLO VESCOVO


Sac. Giuseppe Marello, Segretario.





I RR. SS. Parrochi leggeranno e spiegheranno questa Lettera al popolo nella prima Domenica dopo che loro sarà pervenuta, e quindi la lascieranno affissa in Sacristia per tutto il tempo della Quaresima.