La Colonia Eritrea/Parte II/Capitolo X

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Capitolo X

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Parte II Parte II - Capitolo XI
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CAPITOLO X.

(1892-1896)




Oreste Baratieri governatore civile dell’Eritrea — Arimondi comandante delle truppe — Riforme e provvedimenti interni — Meccanismo governativo — Bilancio unico — Ordinamento militare e giudiziario — Altri provvedimenti — Indemaniamento — Colonizzazione — Risultati.


Il colonnello Oreste Baratieri, che con regio decreto delli 28 febbraio 1892 veniva eletto a successore del generale Gandolfi era destinato dalla sorte a lasciare nella storia della Colonia delle traccie indelebili.

Trentino d’origine, antico garibaldino della spedizione eroica dei Mille, deputato al Parlamento da parecchie legislature, lodatissimo scrittore di cose civili e militari, membro della Società Geografica Italiana, ed in relazione d’amicizia cogli uomini più eminenti del nostro paese, la sua elezione fu accolta con universale simpatia, massimamente nella Colonia, ove, tanto nel 1887-88 sotto San Marzano, quanto e più specialmente nel 1890-91 sotto il generale Gandolfi, aveva lasciato gratissimi ricordi di sè.

Però ai pregi superficiali dell’uomo non [p. 82 modifica]corrispondeva pur troppo l’intrinseco suo valore e l’Italia doveva ben presto amaramente pentirsi della scelta fatta.

Il lungo governatorato di Baratieri oltre che per le imprese ed avvenimenti guerreschi, andò segnalato per un fecondo lavorìo di riforme e di provvedimenti interni che si svolsero su tutti i rami dell’amministrazione coloniale.

Secondando i suoi disegni ambiziosi e la sua disposizione a legiferare propria dell’uomo parlamentare, egli si diede a tutto modificare, tutto correggere, tutto impiantare su nuove basi che avessero l’impronta sua, che legassero il suo nome alla Colonia, e che ne accentrassero nelle proprie mani l’intera ed assoluta autorità.

Cominciando dalla propria carica egli volle esaltarla circondandola di un fasto viceregale. Il Governatore ebbe titolo d’Eccellenza, pomposo seguito e contorno nelle riviste nei ricevimenti e nelle feste; dalle truppe e dai coloni in tutte le occasioni pubbliche e private le più grandi manifestazioni d’onore.

Ma prima ancora che alla dignità della sua carica, Baratieri mirò ad integrarne l’autorità, alquanto menomata dal regio decreto 1 ottobre 1891, che aveva istituita l’altra immediata di Comandante delle truppe, affidata al colonnello Arimondi; e con regio decreto delli 10 marzo 1892 otteneva la facoltà di poter assumere il comando delle operazioni militari in caso di bisogno, lasciando in tal caso al predetto ufficiale la carica di Capo di stato maggiore. [p. 83 modifica]

Anche il Comando locale marittimo di Massaua, che viveva quasi autonomo alla dipendenza del proprio ministero, fu attratto nell’orbita e sotto la suprema autorità del Governatore, cambiando nome con quello di Stazione Navale del Mar Rosso (regio decreto 8 dicembre 1892).

Ma ciò che più importava a Baratieri era di avere a sua disposizione un bilancio unico speciale per la Colonia, onde poter esplicare la propria azione governativa senza aver bisogno di ricorrere ad ogni momento pei relativi fondi a tre ministeri (esteri, guerra e marina), e dal 1 luglio 1894 ebbe anche quello (regio decreto 18 febbraio 1894).

Con tale nuova creazione il Governatore assumeva la gestione diretta di tutti i proventi e le spese di carattere coloniale, con facoltà di disporne a proprio talento secondo il bisogno e sotto la esclusiva dipendenza del Ministero degli Esteri.

Concentrata così in sè ogni autorità politica e militare sulla Colonia, ed emancipatala quasi amministrativamente dalla madre patria, Baratieri si diede a coordinarne ai propri intenti tutto il funzionamento.

Per la diramazione del potere governativo, oltre all’ufficio del governatore donde emanava la suprema volontà, furono istituiti un Ufficio Politico Militare sopraintendente a tutti i servizi politici e militari della Colonia; specie di Gabinetto dell’interno, degli esteri, e della guerra, ed al quale fu preposto il capitano Salsa; un Ufficio Centrale Amministrativo [p. 84 modifica]incaricato della compilazione dei bilanci, di sopraintendere ai servizi di cassa, e di tutti gli altri provvedimenti amministrativi in genere; un Ufficio degli Affari Civili incaricato di dirigere i servigi di dogana, porto, posta e telegrafi, stato civile, igiene, sanità, culto ed istruzione pubblica; un Ufficio Demaniale incaricato del’indemaniamento e della gestione dei territori spettanti allo stato; ed un Ufficio del Consulente legale funzionante da avvocato erariale per la Colonia.

Quali organi secondari per l’esplicazione del potere governativo furono mantenuti i RR. Commissari preposti alle Zone e Sottozone e gli Ufficiali Residenti distaccati presso le tribù soggette o protette, i quali ebbero per missione di tenersi in diretta comunicazione coll’ufficio politico militare, di far sentire l’opera del governo tra le popolazioni, di estendere e dirigere il servizio d’informazione, di sorvegliare l’opera dei Capi nativi, di studiare le regioni e le loro risorse ed anche all’occorrenza di assumere il comando delle bande armate.

A questo riordinamento del meccanismo governativo si accompagnarono e seguirono i provvedimenti militari, giudiziari ed amministrativi.

Le truppe coloniali con regio decreto 11 dicembre 1892 furono ordinate sul piede seguente:

Italiani — 1 battaglione cacciatori, 1 sezione operai d’artiglieria, 1 sezione di sanità, 1 sezione di specialisti del genio.

Indigeni — 4 battaglioni, 2 squadroni di cavalleria, 2 batterie da montagna. [p. 85 modifica]

Truppe miste — 1 compagnia cannonnieri, 1 compagnia treno, 1 compagnia sussistenza.

In tutto 6561 uomini dei quali 2115 italiani ed il resto indigeni.

Furono modificate ancora, sebbene con poca variazione di forza, col regio decreto 18 febbraio 1894, che le metteva in armonia colle esigenze del bilancio coloniale; venne istituita pel caso di guerra la milizia mobile indigena che diede un contingente istruito e disciplinato di oltre 2000 uomini pronti ad accorrere ad ogni chiamata del governo, ed aumentate e riordinate le bande la cui forza fu portata ad oltre 1200 uomini con speciale cura per quelle del Seraè e dell’Okulè Kusai1, il cui comando venne infine affidato a valorosi ed esperti ufficiali italiani. Fu pure istituita una speciale milizia mobile europea composta di tutti i bianchi residenti nella colonia destinati in caso di bisogno alla difesa della piazza di Massaua.

I risultati ottenuti da questi ordinamenti militari, finchè l’opera delle truppe si contenne nei limiti del ragionevole e del possibile furono addirittura splendidi, e più volte la storia ebbe a registrare dei successi e delle vittorie che levarono ben alta la fama delle nostre armi coloniali.

I provvedimenti d’ordine giudiziario vennero a stabilire sulle seguenti basi il relativo ordinamento.



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A Massaua, e con giurisdizione civile e penale sugli europei ed indigeni della rispettiva Zona distretto, il conciliatore, il giudice unico, un tribunale civile e penale, ed un altro militare; nonchè un tribunale speciale penale funzionante da Corte d’Assise per tutta la colonia, compreso il territorio d’Assab.

Nelle zone di Asmara e di Keren per le cause religiose e civili funzionarono le assemblee dei notabili o dei Cadì o dei capi tribù, secondo le consuetudini in uso, col concorso degli Ufficiali Residenti come conciliatori; talune cause civili furono affidate a speciali tribunali d’arbitrato, e quelle penali di una certa importanza devolute ai rispettivi tribunali militari di zona.

Baratieri cercò inoltre di dare una spinta al commercio della colonia favorendo lo smercio dei tessuti di cotone che sono l’unica industria delle popolazioni indigene, ed abolendo il dazio della madreperla che è la più importante delle poche industrie locali e ne ritrasse, specialmente nella madreperla, dei sensibili vantaggi. Procedè inoltre al riordinamento dei tributi tra le popolazioni indigene dai quali potè ricavare la somma annua non disprezzabile di oltre 250000 lire.

Sempre in relazione ai mezzi consentiti del bilancio, che sulla somma complessiva oscillante quasi sempre intorno agli otto milioni, ne devolveva un paio solo a favore di tutti i rami dell’Amministrazione civile, comprese 300000 lire di sovvenzione per la costa del Benadir, furono eseguiti alcuni lavori pubblici e specialmente [p. 87 modifica]stradali che riuscirono di grande utilità per la Colonia. Tra questi va specialmente noverato il così detto triangolo stradale Saati-Asmara-Keren che, già iniziato precedentemente, fu condotto a termine sotto il governo Baratieri, e nel quale, più che gli operai indigeni e italiani, ebbero merito le truppe coloniali e specialmente quelle del genio.

È pure da ricordarsi il largo impianto telegrafico che avvinse con una fitta rete di fili tutte le principali località della Colonia e che fu di grande aiuto in tutte le operazioni militari.

Ma tra i provvedimenti e gli studi d’indole economica compiuti sotto il governo del generale Baratieri, i più importanti e di maggiore interesse per l’Italia e per l’avvenire della sua Colonia, furono gli indemaniamenti territoriali e gli esperimenti di colonizzazione agricola, eseguiti prima per cura del deputato Franchetti, e proseguiti poscia per cura dell’Ufficio del Demanio detto anche Ufficio di Colonizzazione.

La proprietà fondiaria in Abissinia fu sempre considerata di spettanza assoluta dei Sovrani che, sotto la sorveglianza dei rispettivi Ras, Degiacc e Scium ne cedevano l’uso e la coltivazione collettiva alle stirpi o tribù riunite nei comuni (gulti) o comunelli (addi). Ciò avvenne quasi sempre senza formalità di sorta ed anche senza stabilità, specialmente in causa delle frequenti guerre e dei continui cambiamenti nei Capi.

A queste stirpi o tribù furono annessi gli obblighi di fedeltà al Sovrano, del pagamento [p. 88 modifica]di un certo tributo ai Capi e al Negus (Ghebri), del mantenimento delle truppe di guarnigione o di passaggio (Fasas) di accorrere alla chiamata per la guerra (Chitet), di abitare e coltivare il territorio concesso.

Il Governo italiano invece, per non irritare le popolazioni indigene e per mantenersele buone ed affezionarsele, lasciò che esse continuassero tutte a fruire mediante lievi tributi ed obblighi quasi identici o meno gravi degli antichi, dei loro territori, limitandosi a indemaniare ed a rendere proprietà dello stato tutti quegli altri che erano abbandonati o di incerta e mal definita proprietà,2 e destinò questi territori pei suoi esperimenti di colonizzazione agricola.

Per cura del deputato Leopoldo Franchetti, oltre ai tre poderi sperimentali governativi di Asmara, Godofelassi e Gura, furono tentati nell’altipiano degli altri esperimenti di colonizzazione privata conducendovi dall’Italia alcune famiglie di contadini, arruolati con atto notarile, alle quali furono concessi dal governo sovvenzioni di denaro, vitto, strumenti e semi e la facoltà di diventare proprietari del terreno, il tutto da rimborsarsi coi suoi prodotti.

Questi coloni furono stabiliti intorno a Godofelassi, ove fu per loro costituito apposito villaggio; e secondo la relazione che il Franchetti fece poi al Parlamento, ottennero dalla loro opera tale risultato da ritenere possibile il moltiplicarsi dell’immigrazione in ragione geometrica.



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Ciò venne desunto dal fatto che ciascuna famiglia in un anno di lavoro raccolse non solo prodotti agricoli pe’ suoi bisogni e per la nuova semina; ma anche in tale quantità esuberante da provvedere al vitto di un’altra nuova famiglia di coloni durante il suo primo anno di esperimento.

Rimpatriato il Franchetti, l’incarico di dirigere e sorvegliare la colonizzazione agricola e di regolare le concessioni di terreno ai coloni, fu affidato all’Ufficio del Demanio, e ne seguirono altre disposizioni e decreti, tutti intesi a facilitare che gli emigranti coloni nell’Eritrea vi divenissero contadini proprietari, secondo le idee già manifestate dalla commissione d’inchiesta del 1891.

Se non che i gravi avvenimenti guerreschi che agitarono in seguito le Colonia vennero a portare un profondo turbamento ed un ristagno nella sua colonizzazione agricola, sicchè finora non se ne poterono poi trarre tutti gli sperati vantaggi.

Dai pochi esperimenti fatti però nei poderi governativi, in quelli privati dei coloni, e degli stessi ascari si potè conoscere che molte plaghe del territorio eritreo sono feconde di produzioni agricole ed atte alla colonizzazione. Il frumento, l’orzo, la dura, le fave, i ceci, le patate ed altre piante erbacee, diedero già dei prodotti sufficienti fin dalle prime semine; e se molte piante arboree come la vite, il gelso, il melo ed il pero, il fico, il ciliegio, ed altri frutti, considerato il breve tempo della loro coltivazione, non poterono [p. 90 modifica]ancora appagare l’opera del colono, non è esclusa la speranza che, col progresso del tempo e del lavoro, anch’essi diano risultati proficui da compensare le spese e la fatica di coloro che vi si dedicarono3.

Complessivamente si può dire che i vari provvedimenti di amministrazione o di politica interna emanati sotto il governo di Baratieri, se anche prestarono il fianco a molte critiche non riuscirono in massima infecondi di bene: così che se i loro frutti non fossero poi stati compromessi dalle folli e temerarie ultime imprese contro l’Abissinia, l’Eritrea avrebbe potuto col tempo risentirne senza dubbio dei notevoli vantaggi.





Note

  1. Quella dell’Amasen fu sciolta perchè funestata da continue ribellioni, in una delle quali fu vittima il povero capitano Bettini.
  2. Furono indemaniati circa 4500 Ettari di terreno produttivo.
  3. Negli ultimi tempi per iniziativa del Senatore Rossi si stabilì un’altra Colonia Agricola a Keren nei terreni già appartenenti alla Missione lazzarista francese.