La Croce (Pellico)

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Silvio Pellico

1837 L Indice:Poesie inedite di Silvio Pellico I.djvu Poesie Letteratura La Croce Intestazione 18 settembre 2012 100% Da definire

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta Poesie inedite (Pellico)


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LA CROCE.





Confidite: ego vici mundum!

(Ioh. c. 16.)



E chi ingannato non sariasi quando
     All’inesperto giovane intelletto
     Tal si volgea drappello venerando
     4Per alta fama ed eloquente affetto,
     Che virtù promettendo, ed appellando
     A sublimanti indagini ogni petto,
     Dicea: « Siam nati a illuminar la terra,
     8A tutte ipocrisie movendo guerra! »

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Qual età vide mai zelo cotanto
     D’ardenti ingegni, or concitati all’ira
     Contro menzogna, or concitati al pianto
     12Sulle stoltezze in che il mortal delira?
     Sì che spesso il lor dir quel grido santo
     Parea che il cielo a’ suoi profeti ispira,
     Onde riscosse da letargo indegno
     16Movan le genti di giustizia al regno!
  
Tonerà in quanti secoli fien dati
     Alla palestra degli spirti umani,
     Tonerà il giusto contro i danni oprati
     20Da’ fratelli perversi e dagl’insani;
     E quel tonar perenne i cor bennati
     Da ignobil opra tener può lontani,
     E più li infiamma od infiammar dovria
     24A sacrifizi, a onore, a cortesia.
  
Ma sciagura sui popoli e sui regi
     Quando frammisti a nobili pensieri
     Potentissima scuola alza dispregi
     28Sovra la fonte degli eterni veri!
     Sciagura sugli stessi animi egregi
     Che allor di luce esser vorrian forieri!
     Del vaneggiar d’illustre scuola tersi
     32Arduo a loro medesmi è rimanersi.

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Ed in simile tempo io son vissuto!
     Famosi audaci avean deriso l’are,
     E affascinata dallo scherno astuto
     36Prendea quelli la turba a idolatrare;
     Bello parve ostentar disdegno arguto
     Verso chi preci a Cristo osasse alzare,
     E più d’un per viltà vituperava
     40Quell’Evangel ch’ei pur nel cor portava.
 
Io dentro al cor portava l’Evangelo,
     Nè bestemmie contr’esso unqua avventai;
     Ma perchè s’irrideano e preci e zelo,
     44Non curanza di Dio spesso mostrai,
     E agguagliato agli immemori del cielo,
     Plausi e piaceri e vanità anelai;
     E pur nell’alma ognor udia una voce,
     48Che dicea: «Dove vai? Riedi alla Croce!
 
» Riedi alla Croce! mi dicea; si sforza
     Calunnia indarno di tenerla a vile:
     La Croce sol gl’indegni fochi ammorza,
     52La Croce sol fa l’uom grande e gentile,
     La Croce sol dà all’intelletto forza
     Di diventare all’Uomo Iddio simile;
     Se ipocriti talor stanno a’ suoi piedi,
     56Non fuggirla perciò: gemine, e riedi!

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» La Croce altro non è ch’alta dottrina
     Di generosi e giusti sacrifici;
     La forza d’affrontar doglie e rovina
     60Per giovare a’ tuoi cari e a’ tuoi nemici;
     L’ardir congiunto ad amistà divina;
     La virtù che nel cielo ha sue radici.
     Chi per la Croce, ov’ei non sia demente,
     64Meraviglia ed ossequio e amor non sente?

» E se tu vedi ciò ch’ell’è, se l’ami,
     Perchè di lei vilmente arrossirai?
     Perchè, se il travïato empia la chiami,
     68All’impudente voce arriderai?
     Di lui spregia e compiangi i ghigni infami,
     Nè incodardir, sotto agli obbrobrii mai:
     Della Croce magnanimo seguace,
     72Dimostra quanta in abbracciarla hai pace.

» Dimostra che la Croce a chi davvero
     Suoi pregi indaghi, scema ogni amarezza;
     Dimostra col tuo oprar, non esser vero
     76Ch’ella guidi a torpore ed a fiacchezza;
     Dimostra che alto fa l’uman pensiero,
     Che a tutti i grandi e forti atti lo avvezza;
     Dimostra che se ride all’ignorante,
     80Pur del nobil sapere è sempre amante!

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» Pari ad ogni miglior vantata scuola
     La Croce insegna dignità ed amore;
     Ma in lei sol v’è possanza di parola
     84Che inforzi, e persüada, e appuri il cuore;
     Unica le angosciate alme consola,
     Unica abbellir puote anco il dolore:
     Ogni scuola miglior tituba e illude,
     88Dubbii ed error la Croce sola esclude ».

Tal mi sonava in cor voce gagliarda,
     Or è gran tempo, e s’io non l’obbedìa,
     Del mio spirto esitanza era infingarda,
     92E di rapidi, lieti anni malìa;
     La retta via scernendo, io la bugiarda
     Con secreti rimorsi ognor seguìa:
     Mesto or che tanto resistessi al vero,
     96Miro la Croce — e in sue promesse io spero!


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