La capitana del Yucatan/26. La morte del cubano

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26. La morte del cubano

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CAPITOLO XXVI.


La morte del cubano.


Lasciata l'isola, la scialuppa abilmente guidata da Cordoba si cacciò in mezzo alle alte scogliere, inoltrandosi nel tortuoso canale che doveva condurre alla caverna marina.

Ormai non vi era da temere alcun pericolo da parte del mulatto e dei suoi negri e nemmeno da parte degli insorti, almeno pel momento. Anzi i negri, rassicuratisi che nessuno aveva tentato di sbarcare, pareva che fossero ritornati alle loro capanne, poiché gli spari erano cessati.

I soli rumori che si udissero erano i sordi muggiti delle onde, frangentesi contro le pareti esterne delle scogliere. Nel canale invece regnava una calma assoluta in quel momento ed era una vera fortuna per la scialuppa che era tanto carica.

La traversata del canale si operò rapidamente ed in silenzio ed alle undici la baleniera si trovava dinanzi alla caverna marina. Apertosi il varco fra le fitte piante che la nascondevano, entrò sotto l'immensa vôlta.

Subito in mezzo alla profonda oscurità si udì una voce a gridare con tono minaccioso:

– Chi vive?

– Cordoba – rispose il tenente. – Accendete i fanali.

Delle grida di gioia echeggiarono a bordo, mentre si accendevano rapidamente delle lampade. Mastro Colon era subito risalito in coperta, gridando:

– Siete proprio voi, tenente?

– Sì, vecchio mio, assieme a donna Dolores.

– È impossibile!... Non credo a tanta fortuna!...

– Buona sera, Colon!... – gridò la marchesa.

– Voi signora!... Ragazzi, la Capitana è salva!...

L'intero equipaggio era salito precipitosamente sulla tolda. Domande, risposte, esclamazioni s'intrecciavano; se si fossero trovati in alto mare, quei bravi marinai avrebbero salutata l'ardita loro Capitana con un urrah formidabile.

La baleniera era già giunta sotto il tribordo della nave, presso [p. 225 modifica] [p. 226 modifica] [p. 227 modifica]la scala. Donna Dolores, sbarcò e salì a bordo, dicendo ai marinai che le si affollavano intorno:

– Silenzio, ragazzi!... Buona sera a tutti, grazie a tutti, ma non mandate nessun grido. Il pericolo non è ancora cessato.

– Signora marchesa – disse il vecchio Colon, con voce commossa e stringendole la mano che ella gli porgeva. – Ora che vi abbiamo fra noi non temiamo più alcun pericolo; con voi e col signor Cordoba noi siamo pronti a sfidare la morte.

– Grazie, vecchio mio – rispose donna Dolores. – Conosco il mio equipaggio e so quanto vale. Se Dio ci aiuta, noi compiremo la nostra missione a dispetto degli insorti e degli americani. Con dei coraggiosi come siete voi, so di poter fare dei miracoli.

– Disponete interamente delle nostre vite, signora.

– Cercherò anzi di risparmiarle, mio bravo Colon – rispose la marchesa sorridendo.

– Signor Cordoba, partiremo subito?... – chiese il mastro volgendosi verso il tenente.

– No, Colon; sarebbe un'imprudenza, con questa oscurità. Cosa dite, donna Dolores?...

– È conosciuta questa caverna?...

– Non lo credo – rispose Colon.

– Nessuno vi ha veduti entrare qui?...

– No, nessuno di certo – disse Cordoba. – Siamo qui giunti un po' prima dell'alba, quando le tenebre non si erano interamente dissipate.

– Allora io credo che convenga fermarci qui per alcuni giorni. Forse a quest'ora gl'insorti si sono accorti del brutto tiro che abbiamo giuocato loro, e vegliano lungo le spiagge. Tu sai, Cordoba, che dispongono di una batteria di cannoni e di numerosi fucili. Cosa dite voi, capitano Carrill?...

– Approvo il vostro consiglio – rispose lo spagnolo. – Colle munizioni che vi sono nella stiva, non credo prudente esporsi ad un combattimento con delle palle esplodenti. Io so che gl'insorti hanno un buon numero di granate.

– Allora noi rimarremo qui fino a quando gl'insorti si saranno convinti che noi abbiamo abbandonata l'isola – disse Cordoba. – Questo asilo è sicuro e nulla avremo da temere, almeno lo spero. Donna Dolores, andate a riposare ed anche voi, capitano. Vi cedo la cabina attigua alla mia. Affido la vigilanza del Yucatan a Colon.

La marchesa, Cordoba ed il capitano scesero nel quadro, mentre i marinai si ritiravano nella camera comune di prora, non rimanendo in coperta che il vecchio mastro e gli uomini di quarto.

Fatti spegnere tutti i fanali, Colon accese la pipa e andò a sedersi a prora in compagnia d'un quartier-mastro artigliere, volendo [p. 228 modifica]sorvegliare in persona l'entrata della caverna. Quantunque fosse certo che gli abitanti di San Felipe ignorassero l'esistenza di quel nascondiglio, pure non si sentiva interamente tranquillo.

Specialmente la scomparsa misteriosa del cubano che gli era stata raccontata da Quiroga, gli aveva messo indosso certi sospetti che non riusciva a vincere.

Nel capitombolo, si era forse sfracellato sulla scogliera, ma poteva anche aver simulata la disgrazia ed essersi invece salvato a nuoto per vendicarsi di Cordoba e di tutte le paure provate.

– Hum!... – mormorava il vecchio lupo di mare, crollando il capo e fumando con maggior furia. – Quel dannato cubano ci giuocherà forse un brutto tiro, conoscendo il nostro nascondiglio.

Ad un tratto, incapace di dominare i suoi timori, si alzò bruscamente, dicendo al quartier-mastro:

– Vieni con me, amico.

– Dove volete andare, mastro?... – chiese l'artigliere.

– A dare uno sguardo al canale.

– Temete qualche cosa?...

– Lo saprai poi. Va' a prendere due fucili e mettili nella scialuppa.

Il quartier-mastro andò a prendere le armi poi scese nella baleniera che era stata ormeggiata presso la scala di babordo. Colon scambiò alcune parole cogli uomini di guardia, poi lo raggiunse.

– Andiamo – disse. – Cerchiamo di non far rumore.

Presero i remi e manovrandoli con precauzione, si diressero silenziosamente verso l'uscita della caverna, arrestandosi dietro al panneggiamento vegetale.

Essendosi diradata la nebbia che offuscava le stelle, l'oscurità era meno intensa, sicché si poteva scorgere anche una persona ad una distanza di cinquanta o sessanta metri.

Colon si era alzato e stava per aprirsi un varco fra i vegetali, quando ai suoi orecchi pervenne un leggero tonfo.

– Hai udito? – chiese al compagno.

– Sì – rispose l'artigliere. – Pare che qualcuno abbia lasciato cadere in acqua un oggetto.

– Non credi che possa essere stato un pesce?...

– No, mastro.

– E nemmeno io – mormorò il vecchio.

Con un legger colpo di remo spinse innanzi la scialuppa spostando i vegetali che in quel luogo radevano, colle loro estremità, l'acqua e si curvò innanzi, gettando un rapido sguardo al di fuori.

Una sorda esclamazione gli uscì dalle labbra.

– Cosa avete, mastro? – chiese l'artigliere, che gli stava dietro.

– Corna di narvalo!... – borbottò il vecchio. – Ho veduto [p. 229 modifica]una scialuppa allontanarsi rapidamente e sparire allo svolto del canale.

– Siete certo di non esservi ingannato?...

– L'ho veduta distintamente.

– Era montata da parecchi uomini?...

– Da cinque, mi parve – rispose Colon.

– Che siano venuti a spiarci?...

– Di certo.

– Cosa facciamo, mastro?...

– Andiamo a svegliare il signor Cordoba.

Tornarono rapidamente a bordo e Colon, sceso nel quadro, avvertì il tenente di ciò che aveva veduto e del tonfo che aveva udito.

– Mille fulmini! – esclamò Cordoba, scendendo a precipizio dal suo lettuccio.

Si vestì rapidamente e salì in coperta, dicendo:

– Ciò che mi hai narrato è talmente grave, Colon, che comincio a temere un tradimento. Andiamo a visitare il canale per vedere se è libero e lasciamo subito questa caverna che può diventare, da un momento all'altro, una vera trappola.

– Non fidatevi con questa oscurità – disse Colon.

– E perché, vecchio mio?

– Vi ho detto che ho udito un sordo tonfo.

– E cosa vuoi concludere?... – chiese Cordoba con ansietà, immaginandosi cosa voleva dire il mastro.

– Che qualche cosa devono avere immersa dinanzi alla caverna. Supponete che sia una torpedine; cosa accadrebbe del Yucatan!...

Cordoba, non ostante il suo coraggio, provò un brivido.

– Una torpedine!... – esclamò. – Mi fai paura, Colon. Chi può aver guidato gl'insorti nel canale?... Nessuno conosceva il nostro rifugio.

– Chi?... Volete saperlo, tenente?... Quel cane di cubano.

– Del Monte!...

– Sì, signor Cordoba, non può essere stato che lui. Io non ho creduto alla sua morte.

– Ancora quel miserabile!... – esclamò Cordoba coi denti stretti. – Ed io che lo aveva risparmiato!...

– Dovevate appiccarlo con una funicella doppia.

– Sì, – mormorò il tenente, come parlando fra sé, – deve essere stato lui a condurli qui, poiché nessun altro poteva sospettare la presenza del Yucatan fra questi scogli.

– È vero, signor Cordoba – disse Colon. – E poi l'idea di farci torpedinare non può essere venuta che a quel briccone. Egli vorrebbe tentare contro di noi ciò che voi avete fatto nella baia di Corrientes.

– Ah!... Vedremo se riuscirà. Credi, innanzi a tutto, che abbiano deposta una torpedine nel canale?... [p. 230 modifica]

– Lo sospetto, signor Cordoba.

– Bisognerebbe accertarsi.

– Ed in qual modo?...

– Cercando di provocare lo scoppio. Suppongo che si tratti di qualche torpedine galleggiante, forse di una mina Boyant o una torpedine Sines-Edison. Gli americani hanno una varietà non piccola di quei tremendi congegni ed avranno provvisti anche gl'insorti. Scende la marea?...

– Da un'ora, signor Cordoba.

– Fa il caso nostro. Se si tratta d'una torpedine trattenuta all'àncora, come sospetto, la faremo scoppiare.

Cordoba scese nel quadro e bussò alla porta di donna Dolores, pregandola d'alzarsi, ed a quella del capitano Carrill.

Quando la Capitana e lo spagnolo uscirono, Cordoba li mise al corrente della situazione.

– Cosa pensi di fare, Cordoba? – chiese la marchesa, che era diventata pensierosa. – Noi non possiamo rimanere eternamente in questo rifugio.

– Ho un progetto che spero riuscirà a sbarazzare il canale di quei pericolosi ordigni di distruzione, ma io non rispondo della resistenza che opporranno gl'insorti. È certo che vedendoci uscire faranno grandinare su di noi palle e granate in gran numero. Le coste sono alte e si prestano ad una difesa e senza che noi possiamo rispondere con successo.

– Tutto bisogna tentare, amico mio.

– Lo tenteremo, donna Dolores. Approfittiamo delle tenebre e della marea calante.

Risalì in coperta, chiamò Colon ed alcuni marinai ed impartì loro delle istruzioni.

Tosto il boccaporto maestro venne aperto ed alcuni uomini scesero nella stiva, portando con loro delle lanterne. Per dieci minuti si udirono a martellare come se sfondassero qualche cosa, poi risalirono portando sulle spalle delle casse e delle botti.

In breve una quarantina delle une e delle altre si trovarono accumulate presso la poppa dove Colon, aiutato da alcuni marinai stava calando in acqua due tronconi, due pezzi d'albero di ricambio.

– Basteranno? – chiese il mastro, additando a Cordoba le botti e le casse.

– Sì – rispose l'interrogato. – Sbrighiamoci, vecchio mio; bisogna approfittare dell'oscurità.

I marinai che sapevano ormai di cosa si trattava, gettarono in acqua casse e botti, dopo però di averle legate le une alle altre, quindi alcuni di loro, scesi nella baleniera, si misero a costruire rapidamente una specie di zattera, di grandi dimensioni.

– Ma cosa vuoi fare? – chiese la marchesa a Cordoba. [p. 231 modifica]

– Lo vedrete, donna Dolores – disse il lupo di mare, con un sorriso misterioso.

– Io so di cosa si tratta, signor Cordoba – disse il capitano Carrill. – Invece del Yucatan sarà la zattera che salterà.

– È vero, signore. Ehi, Colon, siamo pronti?

– Abbiamo terminato.

– Scende sempre l'acqua?

– La bassa marea continua.

– Benissimo: la zattera navigherà verso l'uscita del canale. Due uomini con me e vieni anche tu, Colon. Donna Dolores, la mia assenza sarà breve.

– Sii prudente, Cordoba.

– Non temete.

Il bravo lupo di mare scese nella scialuppa la quale subito si mosse, rimorchiando la zattera verso l'uscita della caverna.

Giunta presso il panneggiamento vegetale, Cordoba e Colon spinsero innanzi la catasta delle casse e delle botti, poi tagliarono la fune che aveva servito a rimorchiarla.

Il galleggiante, abbandonato a se stesso, stette un momento immobile, poi trascinato dal movimento delle acque si mise lentamente in marcia, passando sotto i vegetali.

– Sì – mormorò Cordoba. – La cosa andrà. Hai unito i due tronconi d'albero, Colon?

– Sì, tenente.

– Credi che la loro lunghezza sia eguale alla larghezza del canale?

– Poco meno.

– Speriamo, Colon.

La scialuppa ad un cenno del tenente fu spinta innanzi di alcuni metri, tenendosi però in parte riparata sotto l'arcata della caverna. I quattro uomini, confusi fra le erbe pendenti, si misero in osservazione.

Il galleggiante aveva cominciato ad allontanarsi, seguendo la bassa marea.

Girava lentamente su se stesso, toccando colle estremità dei due tronconi che servivano di perno a quell'ammasso di casse e di barili, le pareti del canale.

Si era già allontanato di alcuni passi, quando tutto ad un tratto si udirono delle grida.

– Ehi! Guarda! – aveva gridato un uomo.

– In piedi! – aveva urlato un altro. – Essi si preparano a fuggire!...

Poi seguirono dei comandi, delle domande e delle risposte, quindi rimbombarono parecchi colpi di fucile, poi una scarica di tromboni.

Gl'insorti, che si erano radunati in buon numero sui macigni delle scogliere, vedendo quella massa nera scendere il canale, avevano aperto il fuoco, credendo probabilmente che fosse montata [p. 232 modifica]dall'equipaggio del Yucatan o credendo forse che si trattasse della piccola nave.

– Si sfogano – disse Cordoba, volgendosi verso Colon. – Tirate pure, miei cari; non otterrete altro successo che quello di mandare a fondo qualche barilotto.

– Hanno occupate tutte le alture dominanti il canale, signor Cordoba – osservò il mastro.

– Lo so.

– Ciò significa che siamo stati traditi.

– Sì e da quel cane di cubano. Ormai non ho più alcun dubbio.

– Come faremo a uscire, signor Cordoba?

– Come siamo entrati, vecchio mio. La nostra nave se ne ride dei tromboni e dei fucili. Erano le granate che mi facevano paura; ora che non vedo alcuna a caderne, vuol dire che gl'insorti o non ne hanno più o si sono dimenticati di portarsene con loro. Orsù!... Che musica indiavolata! Crivelleranno quella povera zattera.

Gl'insorti vedendo che quella massa enorme invece di arrestarsi o di ritornare precipitosamente nella caverna, continuava ad allontanarsi, raddoppiavano le fucilate e le trombonate, formando un fracasso assordante. Ad un tratto si udì una voce a gridare con voce tuonante.

– Stanno per saltare!... Indietro tutti!...

– Mille pescicani!... – urlò Cordoba. – La voce di Del Monte!...

– Sì, la sua!... – confermò Colon. – Ve lo aveva detto che non doveva essere morto.

– Ah!... Se potessi scorgere quel cane!... Colon, prendiamo il largo!...

– No... guardate!

Un lampo era balenato, illuminando la notte, poi una colonna d'acqua si era slanciata in alto, fino all'altezza delle rupi, mentre una sorda detonazione rimbombava in fondo al canale.

La zattera fu veduta sollevarsi tutta intera per parecchi metri, sotto la violenza dell'esplosione, poi disgregarsi e strapiombare in acqua con sordi tonfi.

Un urlo immenso, un urlo di trionfo, si udì in alto: gli insorti, credendo che fosse saltato l'Yucatan, manifestavano la loro gioia, senza preoccuparsi, a quanto sembrava, del carico che andava perduto.

Cordoba intanto si era volto ai due marinai, dicendo:

– Presto, a bordo!... Bisogna approfittare dell'entusiasmo degli insorti per ingannarli.

In quattro colpi di remo la scialuppa giunse sotto la scala di babordo della piccola nave. Cordoba salì rapidamente sulla coperta, gridando: [p. 233 modifica]

– Partiamo!...

– Subito? – chiesero la marchesa ed il capitano Carrill.

– La torpedine è scoppiata ed il canale è libero.

– E se gl'insorti ne avessero collocate più d'una?... – chiese la marchesa. – Hai pensato a questo, Cordoba?

– Sì, donna Dolores ed ho pure pensato che se noi non usciamo ora, forse non lo potremo più mai. Mettiamoci nelle mani di Dio e confidiamo nella nostra fortuna. Macchinista!...

– Signore!...

– Abbiamo la massima pressione?...

– La macchina è pronta.

– Sgombrate tutti il ponte!... Qui, fra poco, grandineranno le palle. Donna Dolores, capitano, nel quadro!...

– E tu, Cordoba?... – chiese la marchesa.

– Io sarò nella torretta con Colon per guidare l'Yucatan.

– Io voglio essere al tuo fianco, Cordoba.

– No, donna Dolores.

– Si tratta di guidare la mia nave, Cordoba.

– Non posso permetterlo, d'altronde non vi è spazio per tre persone e solo Colon conosce il canale. Via, sgombrate!

In un lampo tutti obbedirono. Cordoba prese un fucile che aveva prima deposto contro la murata poppiera e si cacciò nella torretta, dove già si trovava Colon, tenendo in mano la ruota del timone.

– Avanti!... – gridò, curvandosi sul portavoce che metteva capo nella sala delle macchine. – A dieci nodi!...

L'elica si mise tosto in movimento, facendo spumeggiare le acque della caverna e l'Yucatan si diresse arditamente verso l'uscita dell'ampia caverna, slanciandosi bruscamente nel canale.

Non producendo la sua macchina fumo ed essendo stati spenti tutti i fanali, subito nessuno s'accorse della sua uscita. Il fragore prodotto dalle eliche che mordevano le acque non doveva però tardare a tradirlo.

Difatti era giunto a metà del primo canale, quando sull'alto di uno degli scogli si udì a gridare:

– Ohe!... Non vedete laggiù un'altra nave che fugge?...

A quelle parole tenne dietro un breve silenzio, poi scoppiarono improvvisamente delle vociferazioni spaventevoli. Solo in quel momento, ma forse troppo tardi per pensare ad arrestarlo con qualche altro formidabile ordigno di distruzione, gl'insorti si erano accorti d'aver torpedinata una zattera o qualche cosa di simile, invece del Yucatan. Resi furiosi da quell'inganno, si misero a sparare all'impazzata, scaricando fucili e tromboni, mentre altri loro compagni facevano piovere nel canale una grandine di sassi.

La nave, quantunque bersagliata, continuava la sua corsa senza rispondere. Le palle non potevano produrre alcun danno, arrestandosi [p. 234 modifica]contro le piastre metalliche della coperta o rimbalzando contro la torretta di poppa, entro la quale si trovavano Cordoba ed il vecchio Colon.

Già non distava che mezza gomena dallo svolto del canale, quando Cordoba vide apparire alcune fiaccole.

– Mille tuoni!... – esclamò. – Vi sono delle barche che ci muovono incontro!... Che quest'isolani vogliano tentare un abbordaggio?...

– È impossibile che osino tanto, tenente – rispose Colon. – Forse credono che la nostra nave sia stata sventrata dalla torpedine ed accorrono a raccogliere i naufraghi.

– Speroniamo, Colon!...

– Le manderemo a picco, signor Cordoba.

Due barcacce montate da parecchi insorti ed illuminate da alcune fiaccole fumose, erano comparse presso la curva del canale e s'avanzavano frettolosamente.

Trovandosi improvvisamente dinanzi all'Yucatan gli uomini che le montavano si misero a urlare disperatamente, poi si videro balzare precipitosamente in acqua, cercando di salvarsi sugli scogli.

La nave continuò la sua corsa. Con un colpo di sperone sventrò le due barche poi virò rapidamente di bordo seguendo la curva del canale, salutata da un'ultima e più formidabile scarica di fucili e di tromboni.

Alcuni insorti, più risoluti ed anche più cocciuti degli altri, abbandonate le creste delle alte scogliere, scesero verso la spiaggia e si misero ad inseguire la nave, sparandole contro qualche colpo di fucile, mentre altri si erano radunati presso l'uscita per tentare d'uccidere almeno il timoniere della torretta.

Avendo portato con loro alcune fiaccole, Cordoba poté scorgerli a tempo. Erano dieci o dodici negri, armati di tromboni e guidati da due meticci o bianchi che fossero.

– Guarda quei due uomini che puntano verso la nostra torretta i loro fucili – disse Cordoba a Colon. – Conosci il più basso di statura?...

– Sì, signor Cordoba!... – esclamò il vecchio mastro. – È quel cane di cubano!...

– E l'altro è quel bravo signor Guaymo, il mio eccellente amico. Grazio l'uno perché mi ha offerto un delizioso pranzetto, ma l'altro lo mando diretto a casa di messer Belzebù!... Attento alla ruota, Colon!...

– Non temete!...

In quell'istante i negri scaricavano i loro tromboni con un fracasso assordante. I proiettili di quelle mostruose armi scrosciarono sulla lamiera d'acciaio della torretta senza alcun risultato, essendo quelle lamine a prova di palle di cannone.

Cordoba era subito balzato fuori, tenendo in pugno il fucile che aveva portato con sé: [p. 235 modifica]

– Ecco il tuo conto, Del Monte!... – urlò.

Poi rimbombò una detonazione.

Il cubano, colpito dall'infallibile palla del lupo di mare allargò le braccia, poi stramazzò pesantemente al suolo, come fosse stato fulminato.

– Non l'ho appiccato, ma il risultato finale è stato identico – disse Cordoba, con voce calma. – Macchinista, a quindici nodi... Colon, la prora all'est!...