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La chioma di Berenice (1803)/Considerazione I

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Considerazione I. Epistola di Catullo ad Ortalo

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Gaio Valerio Catullo - La chioma di Berenice (I secolo a.C.)
Traduzione di Ugo Foscolo (1803)
Considerazione I. Epistola di Catullo ad Ortalo
Nota sulle altre traduzioni Considerazione II

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CONSIDERAZIONI

considerazione i

Epistola di Catullo ad Ortalo.

Tre elegie abbiamo di Catullo per la morte del fratello. Questa; l’altra, assai più lunga ( carmen lxvii), a Manlio, giustamente celebrata dal Mureto per la più bella di tutta la latinità; ed una, brevissima, ma piena di amore ( carmen xcix), tentata in un sonetto dal Parini (vol. iii, p. 189) non con l’usata felicità. Da quest’ultima pare che il poeta abbia viaggiato sino a Troia per fare l’esequie al fratello. Il promontorio Reteo, ove fu seppellito, sporge nel Bosforo tracio dalla città dello stesso nome, ov’era il sepolcro d’Aiace Telamonio, un tempietto a quell’eroe, e la statua rapita da Marc’Antonio, restituita poi a’ retei da Augusto (Strab., lib. xiii, * p. 892, ediz. Amst., 1807*). Virgil., Eneid., iii, v. 107:

          Maximus unde pater, si rite audita recordor,
          Teucrus, Rhoeteas primum est advectus ad oras.

— Ortalo a cui fu dedicata la chioma di Berenice’, se s’ha a credere al Vossio, è quello di cui scrisse Tacito, annali ii, cap. 37. Magis mirum fuit quod preces M. Hortali nobilis iuvenis in paupertate manifesta, (Tiberius) superbins accepisset. Catullo nacque, secondo la cronaca eusebiana, verso l’anno di Roma dclxiii. Ortalo pregò l’anno terzo di Tiberio, di Roma dcclxix. Se fosse stato dedicato il poemetto al nobile giovine di Tacito, egli avrebbe avuta l’età di un secolo. Ond’io credo con gli altri cementatori che l’Ortalo sia Q. Ortensio oratore, da Cicerone (de Claris orat., cap. 88) lodato altamente, e [p. 160 modifica] morto l’anno dcciii, tre anni prima di Catullo. Ortalo per Ortensio vedilo in Cicerone, epist. 25 ad Attico, lib. ii. — Dal carme cxiv appare che Catullo vigilasse sempre sopra Callimaco, il quale al discorso iv, num. 6 s’è mostrato maestro di molti poeti di quell’età. Dicesi chiamato Battiade, pel fondatore di Cirene, Aristotele Batto, di cui puoi vedere nell’oda splendida di Pindaro (Pitica iv), la quale trovo senza pari in tutta la lirica sublime, e solo felicemente la siegue l’oda inglese (il Bardo) di Giovanni Gray, esemplare anche questo di lirica, in gran parte imitato nell’atto v della Maria Stuarda dall’Alfieri, ove Lamorre va profetando. Inesattamente congettura il Volpi che Callimaco si chiami Battiade pel nome di alcuno degli avi suoi. Per me trovo probabile la derivazione da Batto, padre di Callimaco, nominato da Suida, illustre per armi; e di cui il figliuolo lasciò scritto (epigram. xxvii): praefuit armis patriae:

                    ...Ὁ μέν ποτε πατρίδος ὅπλων
               Ἤρξεν.

— Cirene è città libica, fondata da una colonia di lacedemoni nell’olimpiade xli. Fiorì per molti ingegni: Aristippo filosofo cortigiano, fondatore della setta cirenaica, che tutto riponeva il sommo bene nella voluttà; Eratostene poeta, astronomo e filosofo eminente; e Carneade principe degli accademici, sono i più illustri. Il regno di Cirene era celebrato per feracità di pecore; e molto più pe’ suoi fiori. Teofrasto lib. vi, cap. 6: Odoratissimae quae apud Cyrenas rosae; unde etiam unguentum rosaceum illis suavissimum: violarum etiam et reliquorum florum odor ibi eximius ac divinus; maxime autem croci.