La piazza universale di tutte le professioni del mondo/Discorso Sesto

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
../Discorso Quinto

../Discorso Settimo IncludiIntestazione 16 febbraio 2015 25% Da definire

Discorso Quinto Discorso Settimo
[p. 103 modifica]
DE' FORMATORI DE KALENDARII.
Discorso. vj:


DIscorrerò succintamente intorno alla materia de i Klendarij, benche oggidì le regole loro son tanto note, quasi per cagione de' Breviarij Romani, et altri ufficij, che poche persone restano adietro, nelle quali possa una tal notitia meritamente desiderarsi. Basta che i formatori de' Klendarij hanno da saper tutte le cose che dirò brevemente, cioè primieramente che cosa sia tẽpo, che non è altro secondo Aristotile, che numero del moto del supremo corpo celeste, che chiamiamo primo mobile, col qual moto il sole è rapito da oriente in occidente, et di novo da occidente in oriente, ove compisce un giorno naturale, et le sue parti sono molte: cioè l'anno: che cõtien dodici mesi, ò cinquãta due settimane, et un giorno, overo trecento sessanta cinque giorni: et sei hore quasi: il mese, che cõtiene quattro settimane, ò poco più: la settimana, che hà vintiquattro hore: il Quadrante, che contien sei hore: l'hora, che si divide in sessanta minuti: il minuto, che si divide, secondo gli Astrononmi, in sessanta secondi; il secondo, che si divide in sessanta terzi, et così in infinito si può procedere per la divisione sessagenaria, benché altri dopo l'hora pongono il punto, che contien dieci momenti; dopo il punto il momento, che contien dodici oncie; dopo il momento l'oncia, che contien quarãtasette atomi, dopo l'oncia l'atomo indivisibile, Di più hanno da sapere, che l'anno è di tre sorti, Solare, Lunare, et Magno. L'anno Solare, ò Romano, ch'è detto anno naturale, è Divisioni dell'anno. quel spatio di tempo, nel qual il Sole circonda i dodici segni del Zodiaco, e torna al pũto onde s'era partito; il che si fa, secõdo il cõputo d'Alfonso, in giorni trecẽtosessanta cinque, et hore cinque, e minuti quarantanove, et quasi sedici secondi. L'anno Lunare è quel spatio di tẽpo, nel quale la Luna col proprio moto secondo il suo corso eguale circuisce tutto il Zodiaco, il che si finisce, secõdo Alfonso, in giorni vintisette, hore sette, minuti quarantaquattro, et quasi cinque secõdi; overo che l'anno Lunare è quel spatio di tẽpo che s'interpone fra l'una et l'altra cõgiõtione della Luna col Sole, il qual spatio cõtiene giorni vintinove, hore dodici, minuti quarãtaquattro, et secondi tre; Overo che l'anno Lunare è lo spatio di dodici Lunationi nell'anno commune, e tredici nell'Embolismale; e tale anno Lunare che contiene dodici Lune, cõtiene trecento cinquanta quattro giorni. Onde l'anno solare commune viene a superare quest'anno d'undeci giorni quasi. Ma l'anno Embolismale contiene trecentottanta quattro giorni, et però eccede l'anno solare di diecinove giorni. et alcuni dicono che tal'anno fu rivelato a Moysè da Iddio. Ma nel nostro Klendario si seguita l'anno Solare, e nõ altri. L'anno Magno è quell'anno Platonico, che si cõpisce in quarantanovemila anni Romani, overo in trentoseimila, come altri dicono. V'è un altro anno detto Diseretto, che non è altro che quel spatio di tẽpo che ciascũ pianeta in particolare compisce di circõdare il Zodiaco tutto. All'ultimo v'è un'anno detto Emergente, ch'è oltra l'anno usuale, et comune, quando per qualche caso notabile si computa il tẽpo susseguente; si come i Greci computarono il tẽpo della prima Olimpiade, et i Christiani dalla prima Domenica della Incarnatione. E da sapere ancora, che l'anno del Bisesto cõsta di trecẽto sessata sei giorni, aggiõgẽdosene uno all'anno comune, che cõsta di trecẽtosessãtacinque, et che quest'anno comune si divide in quattro tempi, cioè Primavera, Està, Autữno, et Inverno. La prima quarta è detta calida, hùmida, vernale puerile, e sanguina; et significa la prima età, cioè la puerile, secõdo il cõputo de' Mathematici fino ai vintiuno anni compiti, deve [p. 104 modifica]il sangue piglia vigore. La seconda quarta è detta calida, secca, estiva, colerica, et giovenile, pche significa la giovẽtù, che comincia dal principio de' vintidue fino ai quarãtanno, dove la cholera scema. La terza quarta è chiamata frigida, secca, autunale, et melancolica: et significa quella età ch'è dal principio de' quarantadue anni fino ai sessanta, dove la melancolia s'augaumenta. L'ultima quarta è detta frigida, humida, hiemale, flemmatica, senile, e defettiva; et significa l'estrema vecchiaia, ch'è dai sessanta fino alla morte. Il principio di queste quarte, secondo la Chiesa, si trahe da questi versi.

Festum Clementis hiemis caput est orientis.
Cedit hiemis retro Cathedrato Simone Petro.
Ver fugat Urbanus: æstatem Symphorianus.
Id tibi quod restat, autumni tempora prestat.

Ma secondo gli Astronomi si cava dalle quarte del Zodiaco, secondo quei versi.

Zodiaci caput est Aries, et Veris, et anni,
Aestatis Cancer, Autumni pendula Libra,
Incipit ex imo plunialis Hiems Capricorno.

Ma in quai mesi, et in qual giorno ciascuna di queste quarte cominci, si comprende da quei versi.

Sextoidus Martis Versurgit, pridie Idus
Iuni Festas. ipsi Septembribus Idibus almus
Profer se Autumnus, Bis sena luce Decembri
Mortales stringunt hiemalia frigora prima.

La primavera adunque, et l'Autuno cominciamo, quando il Sole comincia agirare per il circolo equinotiale; il che avviene due volte l'anno: cioè a tempi nostri ai dieci di Marzo, dove principia la Primavera, et ai tredici di Settembre, dove hà principio l'Autuno. Ma l'Està, et l'inverno principiano subito che il Sole tocca i punti de' Tropici; il che avviene ai dodici di Giugno, et ai dodici di Decẽbre, et quei punti del Zodiaco son detti Solstitij, uno Solstitio estivo, et l'altro solstitio brumale. Ma in quali segni avenghino Solstitij et equinotij quãdo avẽghino. i Solstitij, et gli equinotij, lo dichiarano i seguenti versi.

Solstitia efficiunt duo, Cancer cum Capricorno.
Sed noctes æquant Aries et Libra diebus.

Bisogna anco sapere, che in queste quattro parti dell'anno si celebrano quei digiuni, che chiamiamo le quattro tempora, et quando avenghino questi digiuni, Le 4. Tẽpora quãdo. lo mostra il seguente verso.

Post pen, cru, ci fiunt Ieiunia trina.

Il che si dichiara cosi, che nell'està dopo la Pentecoste il primo Mercore è uno di questi digiuni nell'autunno la quarta feria dopo Sãta Croce di Settembre, nell'inverno la quarta Feria dopo Santa Lucia di Decembre. nella Primavera la quarta Feria dopo le Ceneri. Son anco da sapere i gioni, ne' [p. 105 modifica]quali si chiudono le nozze; il che succede dall'advẽto del Signore fin all'Epifania dalla Settuagesima fin dopo l'Ottava di Pasca dai tre giorni delle Rogationi fino al settimo giorno dopo la Pentecoste. Et così in quei giorni non sia lecito, ò cõveniente dimandare il debito coniugale; il che avviene nei giorni di festa, nei giorni de' digiuni, nei giorni delle processioni, tre giorni almeno innanzi alla sacra communione, al tempo della gravidanza s'è pericolo d'aborso, al tempo della purificatione dopo il parto, et al tempo del menstruo naturale. Bisogna anco saper le feste, et le vigilie commandate; ma questo agevolmente si trova in tutti i Breviarij, et Ufficij Romani, segnandosi queste cose particolarmente. Di più stà bene sapere i giorni Canicolari, così detti da una stella (per usar le parole d'Arato) posta Giorni Caniculari quãdo. Arato. nel mezo del centro del cielo, alla quale arrivando il sole, si duplica il calore: et però molte vole è rabbiosa, et pestifera come un cane: il che s'ottiene per quei versi degli Astronomi.

Incipiunt Iuni pridie idus Caniculares,
Et pridie novas Septembris fine resultant.

Benche oggidì vi sarà qualche differenza in questi versi per causa dell'aggiunta de dieci giorni fatta dal kłendario Romano. Non è se non buon fatto sapere ancora gli anni della Creatione del mondo fino à Christo, i quali Anni della creatione del modo fino a Christo. Naason Rabbino. secondo il Rabbino Nauson in Cyclo paschali, son tre mila settecento sette. Secondo il Rabbino Abraam in Cabala, son tre mila settecento cinquanta quattro, secondo le Croniche vulgate de gli Hebrei tre mila settecento sessanta secondo Hieronimo, et Beda Abraam Rabbino. L'Abbate Vispergẽse. tre mila nove cento cinquãta due. Secondo Giovanni Pico Mirandolano tre mila nove cento cinquanta otto. Secondo Giovanni Lucido 3960. Secondo l'Abbate Vispergiense 3692. Secondo Theofilo ad Antolico 3974. Secondo Carlo Bovillo 3989. Secondo Gioseffo figliuol di Mathathia 4103. Secondo Odiatone Astronomo 4320. Secondo Cassiodoro 4697. Secondo Origene sopra San Mattheo 4830. Secondo Epifanio Vescovo di Salamina 5029. Secondo Paolo Orosio 5049. Secondo Filone giudeo 5195. Secondo Isidoro Ispanense 5196. Secondo Eusebio 5192. Secondo Giovan Nauclero 5201.Secondo Albumasar Astrologo 5328. Secondo Agostino 5353. Secondo Iornando 5500. Secondo Suida 5600. Secondo Lattantio 5800. Secondo Philastrio Vescovo di Brescia 5801. Secondo Alfonso Rè di Spagna 6984. Non è men necessario d'ogni cosa detta sapere gli accidenti della Luna col Sole. Il primo giorno adunque della Luna, cioè quando la Luna si congionge col Sole, si chiama congiontione, coito, novilunio, interlunio, primatione, congresso, silente, Luna intermestre, overo intermestrio il primo dì ch'ella comincia ad apparere, ò secondo altri, quando proviene al sestile del Sole, si chiama cornuta, falcata, e non ando semipiena. il settimo si dimanda semipiena, ò mezza. L'undecimo gobba, [p. 106 modifica]o gonfia. La quintadecima è il plenilunio, ò totilunia. Hora quando la Luna è in augumento diventa cornuta, mezza gonfia, et piena, ma quando scema, muta l'ordine suo, finche diventa intermestre, o silente. Et presso a noi altri la Luna è detta communemente di quel mese dove fornisce, secondo quel verso, In quo completur mens luntaio detur. Ma, e due Lune terminano in un mese, la prima di Embolismale, e l'altra, che termine in fine del mese, susseguente si deputarà al seguente mese, et sarà detta Luna di quel mese perciò che la congiõtione della Luna col Sole non è quel mese, nel quale essa vien celebrata, ma del mese seguente; come si fa la congiontione in Genaro, questa tale non è di Genaro, ma di Febraro, et quella che si fa di Febraro si riferisce à Marzo et così dell'altre, come dimostra il precedente versetto. Bisogna saper di più, che la settimana è detta hebdomoda overo sabbathum, et contiene giorni sette denominati secondi i gentili da i sette pianeti: il primo dal sole e Prencipe di tutti i pianeti, il secondo dalla luna; il terzo dalla stella di Marte: il quarto da Mercurio: il quinto da Giove: il sesto da Venere: il settimo da Saturno: i quali giorni presso a gli Hebrei son denominati dal sabbato, chiamando il Lunedì prima sabbathi, il Martedì secunda sabbathi et la domenica semplicemente sabbato. Ma la Chiesa Christiana chiama il primo Domenica, il secondo seconda feria, il terzo terza feria, fino all'ultimo del sabbato detto settima feria. Così il giorno si divide in naturale di vintiquattro hore et in artificiale di dodeci cioè dall'oriente del sole fino all'occaso, chiamandosi il versante notte. Et le parti del giorno son tre. la mattina, la sera, e il mezzodì. Ma la notte si divide in sette parti in vespro, crepuscolo conticinio, intempesto, gallicinio, matutino, e diluculo, overo aurora. Il vespro è subito dopo il tramontar del sole, il crepuscolo è così sù le ventiquattro hore. il conticinio è così alle tre ò quattro hore, quãdo tutti tacciono. l'intempesto è quando non si può far niente, così sù la mezza notte, il gallicinio è quando canta il gallo. il matutino è così un poco innanzi l'aurora et questa è l'hora propria del matutino de' Religiosi. l'aurora è avanti il sole un poco; et così poi principia il giorno, il qual giorno, secondo le varie notioni del mondo hà varii principii. come dice Giovanni Padovanio nel suo Kalendario, perche secondo i Romani comincia dal punto della mezza notte sino all'altra mezza notte, secondo gli Egittii Italiani et Boemi dall'occaso del sole fino all'altro occaso, secondo i Persiani, Echilanii, Greci et Noribergensi dal nascimento del Sole. Secondo gli Atheniesi, Arabi, Theutonici, et Astronomi, dal punto di mezzo dì. Secondo il vulgo nostro dalla prima hora del Sole sino à sera. Et questo giorno è variamente imitato in molte occasioni; perche quanto alla celebratione de' divini ufficii, il giorno comincia da vespro quanto all'osservatione delle tregue, comincia dal nascer del sole, quanto al digiuno, et quanto al mangiar della carne, comincia [p. 107 modifica]nel punto della mezza notte, come è manifesto per la ghiosa alla centosettima, questione prima, sopra il capitolo Nihil. ma secondo la Chiesa il giorno comincia da mezza notte, perche la luce del mondo, ch'è Nostro Signore, ci venne à illuminare in tal hora. Et di questi giorni, alcuni son nominati dalle kalende, altri da gli Idi et altri dalle none. Il primo giorno adunque di ciascun mese si dice Klendis dapoi seguon le none, et dapoi gli Idi: et quante none, et idi habbia ciascũ mese, lo mostrano i seguẽti versi.

Sex novas Maius October Iulius, et Mars.

Quattuor at reliqui, tenet idus quilibet octo.

Et passati gli Idi si torna à nominar Klende, sotto il nome del seguente mese, come da uno essẽpio solo si vede tratto da Agostin Datho. verbigratia il primo di Marzo, è detto Klendis Martij il secondo sexto nonas Martij, il terzo quinto nonas, il quarto quarto nonas, il quinto tertio nonas, il sesto, non secondo nonas, ma pridie nonas. et cosi gli idi, et klende. al settimo nonis Martij l'ottavo Ottavo Idus Martij, il nono septimo Idus Martij, e il quinto decimo Idibus Martij, il sestodecimo sextodecimo klẽdas Apriles perche si piglia il mese seguente, il decimosettimo Septimo decimo, Klendas Apriles il decimo ottavo quinto decimo klendas Apriles, et cosi di mano in mano calando fino à trentauno ch'è l'ultimo, ove si dice pridie Klendas Apriles et questa regola si serva in tutti secondo quel che posto habbiamo. E da avvertir pur anco, che 'l giorno ha stranij nomi, secondo diversi effetti, perche alcuni si chiamano giorni di stella perche in tali giorni gli huomini sono esclusi da navigare, altri si chiamã perliari, perche i re soglion mover le guerre in tali giorni, come il Turco per S. Giorgio, altri intercalari, ò bisesti, che son quelli che sopravanzano à dodici mesi dell'anno, altri solstitiali, che son quelli quando il ole è nel Tropico di Cancro, ò Capricorno, nè quali crecono i dì, et le notti, altri equinotiali, quando il sole è nel circolo equinotiale, altri caniculari, quando la canicola dimora sotto i raggi solari altri Fasti quãdo la ragione stà aperta. altri Nefasti, quãdo sta chiusa et serrata. altri festi, cioè deputati a Iddio la mattina, et il restante giorno a diversi ufficii. altri Comitiali, ne' quali il popolo Romano si cõgregava à creare i Magistrati. I giorni Egittiaci sono i giorni infelici, de' quali ciascũ mese n'ha due et son detti Egittiaci, perche in quei giorni Iddio percosse l'Egitto con diece piaghe, et sono cattivi all'effetto perchè, secondo l'opinione d'alcuni (benche la cosa habbia poco del sincero) se alcuni s'infermasse in tali giorni, ò mai, ò a pena camparebbe, et per le loro cattive cõstellationi era riputato cosa pessima cominciare impresa alcuna [p. 108 modifica]in tali giorni, et le piaghe d'Egitto on notate in questi dui versi seguenti.

Sanguis, rana, culex, muscae, moriens pecus, vulcus,

Grando locustae, nox, mors prius orta necans.

Et così in quai giorni de' mesi venghino i giorni Egittij con le sue hore si sà per la seguente tavola molto chiara.

Tavola de' giorni Egittij, et delle sue hore.
Genaro gior. 1.h.11. et g.25. hor.6 Luglio gio.13.h.11. et g.22. h.11
Febraro gior. 4. h. 8. et g. 20. h. 10. Agosto gio. 1. h. 1. et gior. 31. ho. 7.
Marzo gior. 1. h. 4. et gio. 28. hor. 2. Settembre gio. 3. h. 3. et g. 21. h. 4.
Aprile g. 10. h. 20. et g. 10. ho. 11. Ottobre gi. 3. h. 8. et gior. 22. h. 9.
Maggio gior. 3. h. 6. et. gi. 25. ho. 0. Novembre gi. 5. h. 8. et g. 28. h. 5.
Giugno g. 10. h. 20. et gi. 16. ho. 4. Decembre g. 7. h. 1. et gio. 21. h. 9.

Bisogna saper fra altre cose quando vêghi l'anno del bisesto, il che si impara per questa regola, che si debbono pigliare gli anni del Signore, come verbi gratia cinquecento ottanta quattro dove siamo hora, et questi anni si partono per quattro, ogni volta che si può, et nessuno ne rimane, venendo giusti, all'hora è bisesto, ma senz'avanza uno, o due, o tre, all'hora non è bisesto. onde s'assegnano questi versetti per regola.

Anni divisi domini per quatuor aque

Monstrat bisextum qua ratione scias.

Ma per nõ lasciare alcuna occasione d'errare, Chirio Fortunatiano nelle sue regole dice, che per ogni computo che tu facci non te ne avanzando alcuno, dei avvertire, che tal computo è il giorno del bisesto. Verbigratia se vai cõputãdo per il decinove, et che nessuno te n'avãzi all'hora il decimo nono, è il giorno del bisesto, se per quindi, all'hora è il quintodecimo, se per il sesto, all'hora è il settimo et Giovanni Padoavinuo aggionge, che se l'anno sarà bisestile, all'hora s'accresce un dì dell'anno ma in che luogo del kalendaro si debbe porre quel dì accresciuto, si contiene ne' seguenti versi.

Bissextum sextae Martis tenuere Klendae,

Posteriore die celebrantur sesta Matthiae

Cioè che in quella lettera ove si dice sexto klenda Martij, si deve porre il giorno del bisesto, e sopra quella sopraseder due giorni, et la sesta di San Matthia, che in quel giorno si devria celebrare, si celebra l dì seguente. Di più fa di mestiero sapere il Ciclo dal Sole insieme con la lettera dominicale, le quali cose si conoscono per le seguenti avvertenza. Nota secondo che dice Giovanni Lucido che alli giorni della settimana deffiniti secondo il numero de' sette pianeti, nel Klendario Romano s'assegna per ciascuno [p. 109 modifica]una lettera dell'alfabetto, cominciando dall'A sino al G. et quella lettera che serve al giorno della domenica si chiama lettera dominicale, overo solare, della quale lettera si fa mutation ogn'anno per due cagioni, come dice Giovanni Stoflerino nel suo klẽdario: prima perche l'anno cõmune solare contien 365 giorni, i quali se tu dividi per sette, trovarai 52. settimane, et un giorno residuo. essendo adunque i caratteri delle ferie sette, cioè. A.B.C.D.E.F.G coi quali più volte replicati cõpiamo, et numeriamo le predette settimane, finalmente ci resta un giorno, per cagione del quale nel klẽdario Romano la lettera A vien posta nel fine dell'anno, cioè l'ultimo dì di Decembre. onde è necessario, che, fornito l'anno, la lettera dominicale si muti:et indi si fà palese ancora, che tali lettere s'enumerano con ordine retrogrado. La seconda causa di tal mutatione procede dall'anno del bissesto, perchè l'anno solare di Caio Giulio Cesare consta di 365. giorni, et hore sei, le quali raccolto quattro anni di lungo, constitutuiscono un giorno, perche sei quattro volte multiplicato rende vintiquattro; et esso giorno ai 14 di Febraro, dove si dice sexto Kalendas Martij, nella sesta di S. Matthia Apostolo è intercalato nella lettera corrente in tal giorno replicata, et per conseguenza, si fa mutatione della lettera dominicale. Eti di qui ha origine il Cyclo solare, il qual Cyclo solare nõ è altro che lo spatio di 28. anni solari, et Cyclo in Greco si dimanda latinamente Orbis, overo Circulus; et solare poi, non perche il Sole in tal spatio di tempo, fornisca il suo corso, circondãdo il suo orbe tutto, ma perche in spatio di 28. anni, tutte le varietà che posson nascere dalla lettera dominicale, et dal bissesto, fanno ritorno a i suoi debiti principii; et la ragione ( come dice Giovanni Lucido) è tale, che essendo i giorni della settimana sette, et avvenendo il bissesto solo nel quarto anno, se per il quattro multiplicaremo il sette, ci riuscirà il numero di anni vintiotto, nel qual tempo tutte le mutationi, et varietà tornaranno alla pristina forma. Se tu vuoi dunque trovare Quotus sit, cioè quanto sia il Cyclo solare, aggiongi à gli anni del Signore nove, et poi partisci il numero raccolto per vintiotto; se niente ti resta, piglia l'ultimo numero del Cyclo solare, cioè il 18. pro Quoto Ma, se te ne resta alcuno, quello ti dimostra il numero del Cyclo predetto, e tale operatione si esplica per gli seguenti versi.

Annis adde novem Domini, partire per octo

Viginti Cyclus sic tibi untus erit

Dal Cyclo del Sole nasce poi la lettera Dominicale, per l'inventione di cui si forma la seguente tavola, con la sua dichiaratione, cominciando dall'anno 1568. [p. 110 modifica]

D B A G F D C B A F E D C A
C E G B
G F E C B A G E D C B G F E
D F A

Nella qual tavola sopradetta la lettera dominicale ogn'anno si trova à questo modo, che la prima lettera, che è D. s'attribuisce all'anno 1568. La seguẽte ch'è B., s'attribuisce all'anno 1569. et così perche la lettera, sopra la quale casca il numero di quell'anno, sarà la lettera dominicale, la qual lettera se sarà una sola, l'anno s'intẽde esser commune, ma s'è doppia s'intẽde esser bissesto et allhora la prima, cioè la superiore, servirà fino alla festa di S. Matthia Apostolo, et l'inferiore s'accomodarà alla parte restãte dell'ãno. E cosa debita sapere ancora l'inditione, l'aureo numero, ò Cyclo Lunare, l'Epatto, il Novilunio, e il modo di trovar quanti giorni hà la Luna, con altre particolarità pur assai. Hor quãto al primo, l'inditione è uno spatio di quindeci anni, et a ciascun anno s'attribuisce qualche numero dell'Inditione da uno sin à quindeci per ordine, et di poi si replica da principio ancora. Nell'anno adũque 1568 verbigratia corre il numero undeci dell'Inditione, talche l'anno seguẽte ch'è il secõdo correrà 12. L'altro ch'è terzo 13. l'altro che è quarto 14. L'altro che è quinto seguẽte 15. L'altro ch'è il sesto, correrà uno, et così nel seguente due fino à quindeci, et poi si torna di nuovo all'uno, come di sopra, et à trovar l'Inditione s'osserva questo, che si pigliano gli anni dell'Incarnatione di Christo, et à questi s'aggionge tre, et poi questi si partiscono per quindeci, e quel che rimane è il numero della Inditione; e se nienti resta, allhora l'inditione è la quintadecima. L'aureo numero, ch'è detto Cyclo Lunare, et dà nostri Cyclo, ò circolo decem novennale è quello, che si pone nel klendario et in ciascun mese dimostra la prima Luna, cioè il Novilunio. Et è detto Cyclo decem novennale, perche deputando à ciascun anno un numero, s'estende sino à diecinove anni e poi si torna al suo principio, et di questo fù l'inventione, secõdo Giovãni Padoannio, Methone Atheniese figliuol di Pausania. Se tu vuoi dũque trovare l'aureo numero, à gli anni di Christo che ti si offeriscono avãti, aggiõgi l'unità, et questi divideli per diecinove, et fatta la divisione, quel che ti resta, tielo pro Quoto Cycli decẽ novẽnalis; et se niẽte ti rimane, all hora piglia il cõpimento di tutto il circolo, cioè il numero diecinove. Trovato adũque lo aureo numero di quell'ãno se tu gl'aggiõgi uno, subito ti nasce l'aureo numero dell'ãno seguẽte; et cosi di nuovo aggiõgendo uno, ogn'anno ti resulta lo aureo numero sino a decinove anni, i quali finiti, di nuovo si torna all'uno. Onde con l'esperienza trovasi, che l'anno 1563. l'aureo numero è 6 talche l'anno [p. 111 modifica]seguente sarà sette. et sic de singulis. L'Epatta non è altro che un nunero di undeci giorni perche nell'anno commune solare la Luna fa dodici cõgiõtioni col Sole et sopravanzano undeci giorni della terzadecima, et questi undeci sopravanzati sono l'Epatta, il cui ordine precede cosi nll'anno 1568. L'Epatta è uno, nel seguente anno al numero dell'uno della Epatta precedente aggiongendo undeci sarà l'Epatta 13 il quarto anno aggiõgẽdo al 13 undeci, risultarà il numero 24. i quali superano una luna dai quali tolyi, e levati trenta rimangono quattro a Epatta, et cosi sempre prõcedẽdo cõ l'undeci si trovarà l'Epatta dell'anno seguente. Questa Epatta dunque (come si vede) non è altro che un numero variabile concesso all'anno per trovare ogni giorno quanti dì habbia la luna. Et ha da avvertire, che in quell'anno che l'Epatta sarà 19 allhora solamente s'aggionge dodici di modo oche rimanga l'Epatta undeci. Il Novilunio, poi si trova per l'Epatta così che trovato il numero dell'Epatta, se a questo aggiongi inclusivamẽte il numero delle Klende de i mesi che son trascorsi et produtto questo numero, lo levi dal trẽta subito ti resta il numero del giorno nel quale si fa la congiontione de luminari. Ma se tal numero prodotto eccede il trẽta, allhora leva il trenta da quello, et quello che rimane levalo di nuovo dal trenta, et subito ti resulta il giorno del Novilunio.et di questa cosa pongo tale essempio. Nel mese di Genaro 1563. in tal'anno il numero dell'Epatta è 15. a questi aggiongo undeci, per il numero delle Klẽde di undeci mesi trascorsi e passati, et cosi fò uno aggregato di trentasei, da qualio levo trẽta, et a me restan sei, i quali finalmẽte detratti dal trẽta, mi riman vintiquattro, et cosi pronontio il Novilunio farsi ai 24. di Genaro 1563 et cosi del resto. Ma per trovar quanti giorni ha la Luna aggiongi al numero dell'Epatta dell'anno corrẽte tãti giorni quanto sõ le klẽde ne i mesi precedenti dalle klẽde di Marzo sino al mese, di cui si ricerca il numero de' giorni c'ha la Luna et di poi aggiongi tãti numeri, quãti sono i giorni dell'istesso mese, et cõputati tutti i numeri insieme si trovarà quãti giorni ha la Luna in quel mese. Et se il numero aggregato dai sopradetti superasse il trẽta gettato via il trẽta, quellli che avãzano sono i giorni della Luna. Ma in che modo si trovi hora la Pasca, e tutte le feste mobili, si può vedere tanto agevolmẽte da i klendarij nuovi, c'hò riputato quasi soverchio il metter cose tali. Per maggior cognitione però de klendarij, ha da sapersi, che i Romani, o Latini (secõdo che recita Giovãni Stoflerino nel suo Klẽdario, alla Propositione trigesima quarta) posero fuori tre klẽdarij diversi tẽpi, et lo prova per autorità di Macrobio nel primo de Saturnali, et di Solino nel lib. De mirabilibus mund.. Il primo fu messo fuori da Romulo qual cõpì l'anno cõ 364 giorni, secõdo i predetti auttori, et nel suo klẽdario nõ scrisse dieci mesi et a questo proposito dice Macrobio che l'anno fù stabile solamente presso à gli Egittij, ma presso all'altre genti fu molto vario. [p. 112 modifica]Conciosia che gli Arcadi (come Giovanni Lucido) lo facevano di tre mesi, gli Acarnani di sei i Greci di 354. giorni i Romani al tempo di Romolo di 34 et Ovidio nel primo de Fasti fa mentione di Romolo, formatore del Klendario ove dice.

Tempora digeret cum conditor Urbis in anno

Constituit menses quinque bis esse suo.

E d'egli dedicò l'anno di Marte suo genitore, il secõdo Klẽdaro fu instituito da Numa Põpilio, trovãdo esso, che l'anno di Romulo nõ s'uguagliava bene al corso solare ma che li mãcavano due mesi, et gli aggiõse 50 giorni, credẽdo di uguagliarlo, al corso della Luna. Onde Ovidio nel de Fasti disse.

At Nume nec Ianum, nec avitas praeterit umbras.

Mensibus antiquis addidit ille duos.

Et con che ragione se lo facesse, lo manifesta Giovanni Lucido copiosamẽte nel trattato che fa de Vero Die Passionis Christi. Il terzo Klendario fu ordinato da Caio Giulio Cesare Dittatore, riducendo al vero corso del Sole, per veder quel di Numa diminuto, essendo egli peritissimo dell'Astronomia come afferma Giulio Firmico. Et vogliono Appiano, e Macrobio, che quando Cesare, andò in Alessandria d'Egitto, allhora imparasse la vera quantità, dell'anno, il qual fù da lui ridotto a 365 giorni aggiongendo dieci giorni all'osservanza vecchia, et riformando l'anno della consessione di 444 giorni, che son mesi quindeci, per causa della intercalatione de gli Egittij, i quali in ogni ottavo anno restituivano giorni 90. al nuovo anno et Cesare, levato il mese intercalario, che s'interponeva tra gli mesi ogn'anno volle che ogni quattro anni al mese di Febraro vi s'aggiongesse un giorno, che bissesto chiamasi, et fece l'anno di dodeci mesi, come hora habbiamo. L'ultimo Klendario è stato composto per opra del Sommo Pontefice Gregorio terzodecimo corretto, et riformato secondo il corso hodierno del pianeta solare. Ma chi vuol veder più cose di queste, legga Giovanni Padoannio Giovanni Lucido, Giovanni Stoflerino, Francesco Maurolico, Gioseffo Zerlino, il Cardinal Cusano nel suo Klendario, et altri infiniti c'hanno trattato della reformatione dell'anno, et del nuovo Klendario. Hor questo.

Annotatione sopra il vj. Discorso.

Una dottissima, et curiosissima Annotatione sopra i sette giorni della settimana, cosa pertinente alla materia de klendarij, che fa Giovan Battista Egnatio nelle sue Raccomandationi, al cap. vigesimo primo. Ma Giovan Thomaso Erigio aboandantissimo per quella materia nel quartodecimo libro mutuato, de Theorica Iolis et pel quattrodecimo mutuato de Theurgia.